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giovedì 18 aprile 2013

Padfone2 Asus: il mio #padfonemamma

Questo post è sponsorizzato da Asus.


Nonostante io mi consideri una persona tecnologicamente avanzata dipendente, non ho mai posseduto un tablet. Quando mi hanno proposto di testare il Padfone2 di Asus ho quindi accettato con entusiasmo, per due motivi:
1. scoprire finalmente COSA CI TROVA LA GENTE NEI TABLET
2. capire se avevo fatto bene ad aver fin ora schifato il sistema Android

No, perché il mio primo computer è stato un Apple, di quelli ancora beige e quadrati, con lo schermo piccolissimo e la mela arcobaleno. Poi è arrivato un altro Apple, ancora un altro Apple, poi l'iPod e infine l'iPhone.
Steve Jobs sarebbe fierissimo di me.
Quindi, ecco, all'inizio ho pensato: lo testo per provare finalmente a me stessa la superiorità della mela uber alles.

Ma partiamo dall'inizio: il Padfone2 è uno smartphone che diventa tablet.
E' un 2-in-1 dall'estetica impeccabile che però non diventa 2-e-basta perché il tablet non funziona senza il telefono. Lo smartphone è infatti il cuore tecnologico del Padfone: infilato nell'apposita slot sul retro del padfone lo 'anima'.

lunedì 15 aprile 2013

Via dall'Italia, per sentire la rabbia e imparare a fare.

Questa volta tornare è stato più difficile. A Roma il cielo era azzurro pastello, l'aria profumava di sole, i prati erano coperti di margherite. Sono andata a fare l'aperitivo con le amiche guidando con la musica, il finestrino abbassato e quella luce arancione che fa brillare gli alberi del lungoTevere, ed è una sensazione unica al mondo. Porpi ha sostituito il colorito giallino tipico dei bambini inglesi con due belle guance rosse. Ci siamo - tutti - scofanati etti di pasta e verdure, arrosti delle nonne e pizze appena sfornate. Abbiamo colto fiori, messo le maniche corte. Sembrava un altro pianeta, di una bellezza sconfinata e incredibilmente lontana dal fascino insalubre di Londra. Eppure, è proprio quando noti la meraviglia e i doni che la natura e la storia hanno concesso al tuo Paese, che ti sale una rabbia infinita per quello che potrebbe essere, e non è. L'altro giorno ho linkato su Facebook questo articolo ed è iniziata una piccola discussione con alcune amiche.
Lo sostengo anche io, che bisognerebbe andare via dall'Italia, ma non per abbandonare il Paese a sé stesso, piuttosto per tornarci con occhi nuovi. Spirito nuovo. Con la consapevolezza di cosa sia il senso civico, il rispetto della comunità, l'interesse per ciò che si condivide ogni giorno.
Si dice spesso che chi emigra sia più propenso a 'sputare nel piatto dove ha mangiato', quando si tratta di Italia, ma il discorso è diverso. Non è disprezzo ma rabbia, perché abitando nei Paesi del Nord, dove le cose funzionano, la meritocrazia esiste, i soldi circolano e la gente vive bene, ti rendi conto che l'Italia è una nazione che potrebbe essere prima al mondo come qualità della vita, perché davvero non le manca nulla - posizione geografica, clima, natura, cultura, cibo, tradizioni, arte - e invece è impantanata, corrotta, rovinata.
(in fondo alla classifica europea per la qualità della vita dei bambini, tra le altre cose).
Sembra che i suoi cittadini non la rispettino.
E ora non venitemi a dire che l'Italia è fatta di tante brave persone oneste, che si fanno il culo dalla mattina alla sera per mandare avanti la baracca a dispetto di tutto, perché lo so e io credo molto in queste persone perché ne conosco davvero tante, come immagino anche voi. E' solo che credo che siano in minoranza, e che il non-Governo che ci ritroviamo sia lo specchio degli italiani medi.

giovedì 11 aprile 2013

Un video che sa di sole

Torno presto, perché ho un po' da raccontare.
Ma intanto siamo scappate a Roma per una fugace overdose di sole, margherite e vitamina D.

giovedì 4 aprile 2013

Pallori e tremori

Mi passa la voglia di uscire, non tanto perché il freddo mi punge fin dentro alle ossa ma perché è iniziato Aprile ma qui non è mai finito Ghiaccembre.
Guardo le vetrine, dove sono esposti sandali e abitini estivi, e mi verrebbe da prendere le inglesi per quelle loro camicette coi gatti, coi bassotti o con le rondini e dire: "allora, potete anche smetterla di far finta di avere una bella stagione e addirittura un'estate perché NON E' VERO. Non ce l'avete! Avete un clima di merda, rassegnatevi e levate quei cazzo di sandali dalle vetrine e soprattutto quelle vetrofanie con scritto 'Spring is here!' perché fa tre gradi. TRE-GRADI. Capito?"
No, scusate, sono un po' esaurita.
Sogno i prati verdi e venti gradi, le magliette a manica corta e quell'odore di sole, fiori e pizza bianca che ha Roma quando inizia la primavera (e anche a Novembre, a volte).
Credo sia colpa anche del meteo se in questi giorni sono talmente giù che l'unica posizione a me consona è appallottolata a terra vicino al termosifone, e non mi alzerei mai.
Ho iniziato ad andare in palestra perchè il mio fisico sta pericolosamente prendendo la deriva budiniforme anglosassone, ma poi la sera quando esco per stare al passo con questi ubriaconi (diGiamolo) finisco con l'adottare la loro amabile dieta di birra e patatine fritte e va tutto in vacca.
Parentesi: ieri ho visto una pubblicità dell'ente turistico inglese e raffigurava una grossa mucca - More:"Look daddy, a cow!" c'era scritto, e sottinteso che l'Inghilterra sa sorprenderti mostrandoti cose meravigliose e uniche, come appunto le vacche.
Io quelli che hanno fatto questa pubblicità manco a mungere li manderei. Reparto concimi senza passare dal via.

venerdì 29 marzo 2013

Il timer

Tra le cose che non ti dicono prima di riprodurti, c'è la regola del timer.
I bambini, infatti, sono dotati di un timer interno capace di individuare i momenti importanti della tua esistenza - che so, le vacanze, i traslochi, le feste e gli eventi di vario tipo - ed ammalarsi il giorno prima.
Porpi si è ammalata oggi.
Ho twittato la notizia per capire in quanti fossimo, noi sfigati coi figli dal timer attivo e - come volevasi dimostrare - siamo un sacco.
Yeah.
Per disperazione sto bevendo del thé senza zucchero, perché mi mette tristezza anche solo abbandonare questa posizione anestetica davanti al computer per andarlo a prendere.
Lei guarda Diego, Lui dorme.
E vi ho detto che avevamo finalmente degli inviti mondani per questa Pasqua?
Ci sono quei giorni che niente, è proprio faticoso.
Solidarietà a chiunque si trovi nella mia situazione.

lunedì 25 marzo 2013

Il mese di Ghiaccembre

Il mese di Ghiaccembre era finalmente arrivato.
Dopo il freddo Gennaio, il ventoso Febbraio e la metà di un surgelato Marzo, Ghiaccembre arrivò con il suo carico di venti del Nord, fiocchi di neve, chicci di grandine e porcadiquellatroiamaèMarzo.
Perfino l'affatto primaverile Albione si stupì della sua portata, titolando i giornali con severi giudizi sulle settimane più fredde del periodo da cinquant'anni a quella parte.
Gli indigeni iniziarono a coprirsi. Per la prima volta si iniziarono a scorgere cappotti al posto delle giacchine di pelle, sciarpe in cotone a dispetto del coppino che le inglesi amano scoprire con crocchie disordinate, e l'imponderabile: calze coprenti!
Ma sempre con le ballerine, eh.
Nel mese di Ghiaccembre, certe case inglesi senza doppi vetri diventarono simili alla torre sgemba e bucherellata che il padre adottivo di Semola dà a Mago Merlino nel film 'La Spada nella Roccia' - se non sapete di cosa sto parlando, avete avuto un'infanzia infelice (recuperate subito).
Iniziarono a scorgersi pinguini e trichechi, che forse abitavano solo nella mente surgelata degli inquilini o forse no, si erano davvero stabiliti a Londra dal Polo Nord a causa del clima più favorevole.
Lo scaldino, quello che usa in un'ora l'energia elettrica solitamente consumata in una settimana, diventò il miglior amico dell'uomo. Specie in bagno, vai a capì perché (...).

venerdì 22 marzo 2013

Robot aspirapolvere e gatti nella spazzatura

Questo post è sponsorizzato da HomBot Square LG.

Quando Lui ha detto 'vado una settimana in US' ho detto: OK. Quando Porpi si è ammalata ho detto: BENE. Quando la tata mi ha chiamato dicendo che aveva l'influenza intestinale ho detto: MOLTO BENE.
Praticamente, come molti di voi sanno perché non ho lesinato in aggiornamenti disperati via Twitter, siamo rimaste circa cinque giorni chiuse in casa a fare un virus-party, tra i fumi dell'aerosol e le pasticche di paracetamolo.
Oltre alle attività che vi avevo già elencato - face painting, dipingere etc. - si è aggiunta la visione compulsiva della filmografia di Miyazaki, giochi di costruzioni, craft pasquali tipo pittura di conigli di cartone preventivamente e saggiamente acquistati nel negozio di arte, biglietti pasquali per le nonne, varie ed eventuali.
Giocare con tua figlia un pomeriggio è bello. Giocare con tua figlia sei giorni negli stessi dieci mq del salotto conduce alla follia.

giovedì 21 marzo 2013

Perché amo Londra

Anche questa volta, come l'altra (che, per inciso, resta uno tra i miei post preferiti) ci siamo avventurate all'altro capo della città per un secondo consulto con la pediatra francese, che nuovamente si è dimostrata molto professionale e scrupolosa.
Appello: se siete medici specialisti, pediatri o dentisti e avete mai pensato di aprire un centro di medici italiani a Londra, ecco, fatelo. C'è mercato. Io e altre amiche italiane alla fine, gira che ti rigira, dopo le varie sòle del Servizio Sanitario Nazionale finiamo sempre a fare pellegrinaggi nei centri medici francesi.
Comunque volevo dire.
A volte, quando sei da sola in un Paese straniero, è facile inveire contro le differenze e le difficoltà. Pensare: è meglio il MIO, di Paese, questi non sanno fare niente.
E invece no.
Ci sono cose molto positive dell'Italia, e cose molto positive qui. Idem per le negative. Ogni Paese ha i suoi pro e i suoi contro, il luogo perfetto non esiste, conta forse solo il modo in cui ti fa sentire, le capacità e i progetti che tira fuori da te.
Nonostante vivere qui sia difficile, costoso, a volte deprimente per via del tempo.
Ecco... io Londra la amo.

 La amo proprio.

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