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lunedì 5 ottobre 2009

Non fa una piega (di lavoro e felicità)

Questa veste di datrice di lavoro mi si addice fino a un certo punto.
Primo perchè una disoccupata che da' lavoro non si può sentire, e secondo perché sotto sotto ho il cuore tenero mentre il datore di lavoro è uno sporco cinico per definizione.
Tutto ciò mi ha portata ad una riflessione che, per quanto banale, non fa una piega.
Quando si presentano queste donnine dalla faccia appesa, lo sguardo che corre sopra alle mensole da spolverare invece che su mia figlia, la mano a cotoletta (come la definisce Lui), la voce monocorde, ci tengo subito a precisare una cosa:
"Devi essere felice di fare questo lavoro. Felice di stare con mia figlia. Se tu sei felice, lei è felice e se lei è felice sono felice anche io, quindi siamo tutti felici."
Pensiero stupido? Può darsi.
Può darsi anche che sia stupido accertarsi che stia bene anche solo se fa una prova di poche ore, che se ha sete possa avere Coca fredda nel frigo, che se ha voglia di imparare meglio l'italiano io possa prestarle dei libri.
Forse è solo ingenuo, ma mi ha sorpresa un pensiero: non lo fa quasi nessuno.
La soddisfazione del dipendente dovrebbe essere il primo, supremo dictat di ogni azienda. Perchè il discorso felicetu-feliceio-felicitutti, è traducibile chiaramente in termini di produttività e qualità del lavoro. Chi è felice di fare il proprio lavoro lo fa bene, questo porta qualità e guadagno all'azienda, questo in termini assoluti fa migliorare l'economia.
Mi stupisce che, in tempo di crisi (oh! ho detto crisi! l'ho detto! denunciatemi!), si sprechino tante parole su mille argomenti disparati e così lontani dalle persone che lavorano e si fanno il culo ogni giorno, e così poche intenzioni siano dedicate a quel piccolo particolare che fa la differenza: la felicità sul posto di lavoro.
Il problema è che, come per tutte le cose storte di questo paese, siamo ormai talmente assuefatti da non accorgercene nemmeno più. Più di un'amica ha un contratto a progetto per trecento euro al mese, lavorando dalle otto alle dieci di sera senza straordinari pagati, spesso anche durante i weekend, spesso trattata come un asinello da soma soltanto perchè "quel nome" è uno di quelli che "fa curriculum". Non sono felici ma non dicono nulla semplicemente perchè è normale che sia così, perchè è un tacito accordo tra noi precari e la grandi aziende. Non credo che, durante i pochissimi contatti con l'amministratore delegato o il direttore di turno, questo abbia mai chiesto ad una di loro "sei felice di lavorare qui?"

Se non fossi mai entrata nei panni della datrice di lavoro, se non avessi realizzato quanto sia importate che una persona ami quello che fa, probabilmente questo pensiero così semplice sarebbe rimasto inespresso una volta di più.

Consiglierei ad un'ad di pensarla per un attimo in questi termini: se la mia azienda fosse mia figlia, come tratterei chi si prende cura di lei?

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42 commenti:

M. ha detto...

parli di un argomento su cui ultimamente faccio parecchie considerazioni. che ci sia gente che lavora dalle otto di mattina alle dieci di sera per trecento euro al mese è qualcosa di criminale, punto e stop. inutile stare a girarci intorno, secondo me: è una china irreversibile che il mondo del lavoro ha preso quando hanno dato via libera ai famigerati stage e le aziende e i datori di lavoro hanno improvvisamente scoperto che, ullallà, potevano avere decurie di forza lavoro brava e competente a costo zero, semplicemente utilizzando l'escamotage del "fa curriculum". e ovviamente dal loro punto di vista ci hanno lucrato su. ci vorrebbe una legge, un regolamento (ah!ah!ah! in Italia?) che impedisca tutto questo, che stabilisca un compenso fisso per tutti, inderogabile e imprescindibile. anche perchè poi hai dimenticato che c'è chi lavora perfino gratis pur di fare curriculum, e ce ne sono a bizzeffe. personalmente, quando mi viene richiesto un lavoro con un compenso palesemente inadeguato alla mole di lavoro stessa e alle mie capacità e curriculum, rifiuto. ma è perchè fortunatamente posso permettermi di farlo. c'è invece tanta gente che suo malgrado è costretta ad accettare, e questo circolo vizioso non finirà mai. quello che dici è verissimo, ma credo che ormai la situazione sia veramente andata alla deriva e non saprei proprio ipotizzare una possibile via d'uscita.

detto questo, io ho abbandonato la strada del "fa curriculum" per abbracciarne un'altra, quella della ricerca, che è ancora più folle. per la serie, al masochismo non c'è limite.

in bocca al lupo, per la ricerca della tata e per tutto il resto!

cowdog ha detto...

quando stavo ancora in italia, mi sono sentita dire dal mio capo che tizia* era stata promossa anche perche' era sempre sorridente, mentre io** no.

*la tizia si sco#ava il capo
**io ero stata messa a fare un lavoro di me##da frustrante e annichilente

post scriptum:
-io vivo felice e contenta all'estero da quasi quattro anni.
-la tizia si sco#a sempre l'ex-capo, il quale l'ha fatta assumere nella sua stessa azienda estera. certe zoccole so' dure a morire.

post post scriptum:
I due erano sposati. Non l'una con l'altro.


fine della telenovela da quattro soldi. e non fatemi parlare piu' del passato italico che' mi viene la carogna.

Igraine ha detto...

I vari ad prendono stipendi da follia, dovranno pur risparmiare su qualcosa, no?

:-)

lorenza ha detto...

quando si dice che le mamme potrebbero gestire un'azienda...

monica - pontitibetani ha detto...

è un bel tema.
per fortuna una esperienza così l'ho fatta e l'ho costruita (cioè ho contribuito a costruirla), i prerequisiti erano che per lavorare bene occorreva uno stipendio sicuro (sul decente non mi esprimo trattandosi del sociale in ogni caso è uno stipendio bassino), un orario di lavoro vivibile, dignità e possibilità di partecipare e co-costruire il futuro, co-progettare, possibilità di crescere professionalemente.

forse non parlerei di felicità, ma di possibilità di dare un senso al lavoro nella sua interzza. Ovviamente la cooperazione sociale e il fatto di lavorare sull'aiuto e la crescita di altri aiuta a orientrasi in quesro modo.
è stato bello.
non mi sono mai sentita un datore di lavoro stronzo, ma una che cercava di costruire un senso comune che avesse in oggetto il lavoro, i collaboratori e i fruitori del servizio...

certo in quell'ambito la qualità ha una diversa accentazione ...

ma in fin della fiera ciò che da senso è l'occuparsi della cura di qualcuno, e se la cura è reciproca il rislultato è passabilmente di qualità.

come poi fare passare il concetto ad aziende profit .. è altro paio di maniche


ciao monica

My ha detto...

quoto lorenza e tutto quello che il suo commento implica.
ti dirò che probabilmente molti datori di lavoro hanno chiesto "sei felice di lavorare qui?" un po' come dire: non ti lamentare, hai l'onore di lavorare QUI!

Pinkdaisy ha detto...

Ahimè sfondi una porta aperta, mi hanno richiamato dalla bella azienda che a giugno aveva mandato a casa tutti i contratti a progetto e i consulenti... e indovina un pò?! Stesso stipendio, stesso contratto di me**a. E sai qual'è stato il commento generale? Di questo periodo ci si deve accontentare ANZI che ti hanno richiamata!
Poi dici che vai a lavorare con una certa scontentezza...

Per la cronaca, la tata di mia figlia ha uno stipendio nn ai massimi livelli ma di tutto rispetto e avendo un contratto a tempo indeterminato ha molti più vantaggi di quanto nn ne abbia io e alla domanda "ma tu qui con noi stai bene?" risponde "si benissimo" e nn solo per gli yogurt ai suoi gusti preferiti nel frigo, le bibite e un suo spazio personale in casa, ma perchè è trattata con rispetto, onestà e cortesia (anche quando attacca sulla schiena della microcicciola lo stick antizanzara che andrebbe messo sui vestiti!).

Cmq Wonder sono dell'opinione che anche il lavoratore si debba meritare la felicità in un luogo di lavoro. Se il tuo capo ti da un lavoraccio da smazzare lo devi fare bene lo stesso e se vai a casa di qualcuno devi essere una presenza gradevole in famiglia soprattutto se ci sono bimbetti con cui poter interagire (e poi Porpy è un tale tesoro che per nn essere carina con lei devi essere proprio uno zombie)

Wonderland ha detto...

My: hai assolutamente ragione, è successo anche a me ma non era una domanda, era un'affermazione!!!!!

Pinkdaisy: l'unica autorizzata ad essere zombie sono io... e per ovvi motivi.. hehehe

Monica: sono d'accordo. quando parlo di felicità è chiaro che mi riferisco al concetto applicato alla situazione. se per una tata che sta tutto il giorno a casa è una bibita in frigo o una conversazione gentile, per un lavoratore è chiaramente una partecipazione che lo realizzi, che lo coinvolga e lo formi a livelli diversi. spesso emotivo ed emozionale, anche.

Lorenza: ben detto ;)

M: grazie della tua riflessione e crepi il lupo!

Bietolina ha detto...

questa cosa la vivo di riflesso, il mio ragazzo lavora per un progetto messo in piedi da una grande multinazionale americana, durante uno stage texan si è accorto di quanto l'azienda ci tenesse a fare felici i propri dipendenti, tra questi alcuni italiani...
Una volta che il progetto è entrato definitivamente in terra italiana, con capi paganti italiani è scattato il malcontento inquanto quelli che stanno suduti in ufficio hanno come unico scopo quello di risparmiare sulla pelle altrui creando una catena di malcontenti assurdi, nonostante i soldi ci siano, anche per questo il progetto barcolla...

M & A ha detto...

hai pienamente ragione,ma prutroppo al gg d'oggi si prende il lavoro che c'è e magari non si è felicisimi di farlo,lo si fa comunque al meglio...bisogna campà...
ma quando si sta a contatto con dei bambini piccoli,il discorso cambia,bisogna amarlo davvero questo lavoro,anche se per quanto sia felice di lavorare con te e tua figlia,nessuna tata la amerà quanto la ami tu,e nessuna sarà mia felice di stare con lei come lo sei tu...è normale...
in bocca al lupo e buona ricerca..
ps. io ho fatto il primo "colloquio" con una sig oggi ed è andato bene,domani inizia,(solo per le pulizie pero)speriamo in bene...

M&A

Anonimo ha detto...

sei fortunata..puoi dare lavoro senza averne uno ..e non è poco...

t.b.

Wonderland ha detto...

Oh, magari. Lo sto cercando il lavoro, e intanto spendo quello che avevo tenuto da parte in questi anni. Sono fortunata perchè Lui mi aiuta, ma sto rinunciando a tante, tante cose.

Hoshi ha detto...

Pochissimi in Italia, hanno il privilegio di poter scegliere il proprio lavoro ed esserne soddisfatti/felici, il più delle volte, dobbiamo pregare ripetutamente per trovarlo, a quel punto non ti puoi lamentare, ti senti già MOLTO fortunata.

galadriel74 ha detto...

io ti potrei dire la mia sia da un lato che dall'altro.
l'anno scorso ho fatto come secondo lavoro di notte la banconista (chi rimette gli articoli sugli scaffali) in un mega magazzino e dopo avermi spremuto da matti chiedendomi di andare a lavorare anche con la febbre "perché serve" e avermi promesso un contratto a tempo indeterminato, mi hanno offerto un contratto a chiamata dicendomi che volevano mettermi alla prova per vedere se messa sotto pressione lavoravo ancora di più, perché gli ultimi 15 gg. (con febbre e sotto antibiotici) ero sembrata un pò fiacca!!!
facevo un secondo lavoro perchè nella piccolissima ditta familiare di mio padre non sempre ci son soldi per poter prendere lo stipendio.
invece da "pseudo datrice di lavoro" nell'azienda di mio padre, quando il lavoro era troppo e serviva un aiuto abbiamo sempre chiamato qualcuno, negli ultimi 5-6 anni una mia amica che aveva già un part-time e l'altra mezza giornata (circa 3 ore e 1/2 al giorno, 5 giorni la settimana) la passava da noi a orari sempre stabiliti da lei in base ai turni che le davano di là.
pagata sempre regolarmente (anche quando noi di soldi non ne prendevamo) e senza scalare un euro se per caso doveva andare via prima o chiedava un permesso.
poi è arrivato il mio matrimonio e circa 1 anno prima le ho chiesto se la settimana che io passavo in crociera poteva cortesemente stare in ufficio lei e lei mi ha detto che avrebbe chiesto le ferie dall'altro lavoro.
circa 8 gg dalla mia partenza mi comunica che parte per le vacanze e che torna 2 gg dopo che io sono partita e che per ottenere le ferie ha dovuto promettere di lavorare full time la famosa settimana.
di conseguenza l'ufficio è rimasto chiuso con "grande felicità" di mio padre che se avesse potuto mi avrebbe strozzato.
bella luna di miele mi son fatta.
e per di più quest'anno si è ripresentata per poter rilavorare con noi.
ho lavorato anche a pranzo e per circa 11 ore al giorno, ma lei non l'ho fatta tornare.
è cattiveria la mia?
siamo forse dei cattivi datori di lavoro?
in effetti si, penso di aver guardato solo la felicità dei vari dipendenti che sono passati di qui negli ultimi 20 anni senza mettere dei paletti, le regole ci vogliono, ma è vero che un dipendente felice lavora meglio (sempre che non se ne approfitti)
scusa per la super lungaggine, non credo che in molti siano arrivati fino qui. ; )
un abbraccio
ele

Anonimo ha detto...

vaglielo a dire a france telecom!

Wonderland ha detto...

Ho letto solo ora e mi si è accapponata la pelle.

la Mite ha detto...

E' l'effetto del capitalismo moderno...sembra una frase da marxista leninista ma è così. l'attenzione al denaro invece dell'attenzione all'uomo. Se riesci a farlo nel tuo piccolo, ritieniti una bella persona, perchè c'è molta gente che neanche nelle piccole cose riesce a mettere attenzione per il prossimo.
ps ecco, adesso sembro una papa girl, però :)

Wonderland ha detto...

la Mite: no, non credo: è questo il punto! Io non do attenzione all'essere umano solo perchè sono "buona"! Io so che se lei è felice lavora meglio. C'è molto meno buon cuore e molta più convenienza in un comportamento del genere, da un certo punto di vista.

la Mite ha detto...

Non la vedo così negativa, credimi..C'è un comportamento interessato, ma si parla di una bambina, mi pare normale. Fa parte del gioco. Non intendevo mero buonismo, ma semplicemente la considerazione che un altro ha una dimensione personale, che deve essere serena per funzionare al meglio.

Anonimo ha detto...

sorry ma "queste donnine" non se po' senti'.

Wonderland ha detto...

Sono mediamente alte uno e trenta... come le devo chiamà? :)

TuttoDoppio ha detto...

Come accenna My, io ho lavorato per dieci anni in un'azienda facendo praticamente di tutto e versando periodicamente il sangue. Lo stipendio non era male, ma l trattamento umano (questo sconosciuto) qualcosa di assai discutibile. Nella sostanza noi dovevamo far fior fior di inchini per avere il privilegio di lavorare in questa piccola impresa che si dava però un pò di arie di troppo. Ho conosciuto tra i miei docenti un consulente per varie aziende che per prima cosa cercava di intervenire proprio alla radice, creando un dialogo costruttivo tra piani alti e bassi. Peccato lo facciano in pochi, questo percorso, e generalmente quando l'azienda sta andando a ramengo e c'è bisogno di qualcuno di esterno che dica cosa fare e perché.

D'altra parte, per quanto riguarda la tata, io posso riportare un'esperienza che ho avuto. La mia non era una tata ma una collaboratrice domestica. Era così efficiente che dopo ogni servizio le lasciavo l'euro per il caffè, era veramente in gamba. Le mettevo su la musica che sapevo piacerle. La invitavo a riprendere fiato una volta ogni tanto, poiché aveva tra l'altro una certa età. Con sommo dispiacere dopo diversi mesi ho dovuto lasciarla a casa: era una brava persona ma aveva calato non di poco le sue prestazioni, aveva iniziato a darmi buca all'ultimo momento, quando non arrivava con due ore di ritardo, e la volta che non le potevo dare quell'euro in più ci restava male. Con la persona che viene ora, nonostante il rispetto e la gentilezza che non dovrebbero mai mancare, ho messo alcuni paletti alla mia generosità. Così, a scanso in equivoci.

piattinicinesi ha detto...

più che di felicità parlerei di corettezza e di soddisfazione, di amore per il lavoro, di gratificazione e dignità.
con i bambini bisogna avere poi qualcosa che non c'è in tutti i lavori, ovvero la passione per i bambini, il senso di responsabilità e la testa sulle spalle.
attenta a non confondere il rapporto di alvoro con l'aggettività che si crea con una persona che si prende cura di tua figlia, sono due cose che vanno insieme solo nel lungo periodo. le basi vanno poste sulla professionalità.
riguardo alla mancanza di rispetto sul luogo di lavoro in generale, credo che le storie si sprechino. ne ho appena sentita un'altra allucinante, e mi viene tanta rabbia

Anonimo ha detto...

scommetto che non avresti piacere se il tuo interlocutore dopo un colloquio di lavoro ti definisse "questa donnina" solo perche' indossi una taglia 38.
ma e' ovvio che "queste donnine" sono tali perche per lo piu' immigrate-non-italianizzate.
that's it.

Wonderland ha detto...

Non mi sembra sia contestualizzato o usato come parola per sminuire, ma per descrivere la taglia fisica di una persona. sono piccole, bassine, magre. that's it.

Anonimo ha detto...

Hai ragione, condivido ogni singola parola, da dipendente che lavora ormai da 10 anni nella stessa azienda, che fa un lavoro che le piace un sacco..anche se ultimamente la felicità è in crisi, nel senso che si arriva ad un punto in cui oltre alla gratificazione personale conta anche e sopratutto quella che si riceve (mica lavoriamo x la gloria, no?), o meglio, che si dovrebbe ricevere..e se gli anni passano e vedi che nn cambia nulla, puoi metterci sempre tutto il tuo entusiasmo e la tua volontà..ma certi giorni ti viene proprio voglia di indossare la faccia appesa, di essere scazzata, di avercela col mondo e con te stessa..
detto ciò...io ti ripropongo il mio consiglio di qualke post fa:
Ma perchè non la mandi all'asilo?
Sarebbe felice lei in primis, tu in secuindis, ecc, ecc, ecc
Pensaci!
Un abbraccio
Anto G ^_^

Elena ha detto...

è che quando è importante anche il dinero in qualche modo questo condiziona il rendimento.. cioé.. perché mi devo sbattere e ammazzarmi di lavoro se alla fine prendo due lire? se invece anche dal punto di vista economico il lavoro è soddisfacente (non si parla di fare i milioni) naturalmente un lavoro che già piace lo fai ancora meglio..
secondo me un datore di lavoro, dopo aver valutato le capacità professionali, attitudini, curriculum e tutto quello che serve, dovrebbe anche cercare di venire incontro al lavoratore anche da questo punto di vista e non trattarlo come una m@rd@ come la tua amica.... naturalmente nel paese dell'Utopia!!

tobina ha detto...

A proposito di fare il proprio lavoro bene, di qualunque lavoro si tratti... proprio ieri mi sono sparata 4 ore di viaggio in auto guidando sempre io (incinta all'ottavo mese) e ad un certo punto sono arrivata all'autogrill che quasi me la facevo addosso... sono entrata nel bagno e mi è sfuggito ad alta voce un: "Oddio, non ce la posso fare!" quando ho visto la coda che c'era.
Be', si è immediatamente materializzata la signora del bagno (quelle che di solito stanno sedute limitandosi a guardare quanta moneta lasci nel piattino...) e mi ha detto: "Non si preoccupi e mi segua!" Ha fatto retrocedere tutte, mi ha disinfettato il water e mi ha fatta accomodare con un grande sorriso... Posso esagerare dicendo che ha lasciato un segno nella mia vita?
Quando l'ho ringraziata quasi con le lacrime agli occhi (ogni donna che è stata incinta può capirmi) lei mi ha detto, sempre sorridente: "Signora, è mio dovere!". Ma... il valore aggiunto della sua gentilezza, energia e disponibilità non ha prezzo!
E si può proprio dire che faccia un lavoro di m****! Eppure... anche se sembra assurdo, lo fa con PROFESSIONALITA' e in più ci mette tanta tanta umanità.
Credo che non la dimenticherò mai e la citerò come esempio ogni volta che ne avrò l'occasione.

Ciao Wonder, anch'io faccio il tifo per il nido (io 2 figli al comunale e mi sono trovata benissimo, il terzo in arrivo quasi quasi è già in lista...).
Tobina

Mamma Cattiva ha detto...

Wonder, questo post è assai stimolante. E proverò a dirti la mia. Piuttosto ti dirò cosa ho deciso di fare io sul mio fronte. Fronte è la parola giusta perché questa è una specie di battaglia personale per fare le cose diversamente da "così fan tutti". E non sempre è possibile. Quando mi sono trovata, quasi quattro anni fa, a dover "assumere" non per un'azienda ma per i miei affetti personali, mi sono fatta milioni di domande su come avrei gestito quella persona: devo mantenere le distanze o l'accolgo come parte della famiglia? come farò a farmi rispettare? come le farò capire che deve fare quello che voglio io, per il bene dei miei bambini e non perché devo sfogare un'ansia di riscatto sociale? Come farò ad evitare gli/le scansafatiche? Amerà i miei bambini?
Sono alla quarta tata. Con tutte, indipendentemente dall'esperienza e dalla conoscenza diretta della persona, ho chiarito, guardandole negli occhi, che la priorità erano i bambini, che mi piace la pulizia e l'ordine ma che prima di ogni cosa venivano i bambini. Che sarei passata sopra ad ogni granello di polvere ma non sulla scoperta che i miei bimbi non l'amassero. La prima è durata poco perché era una gran paracula e ci è voluto poco a scoprirlo. Non a caso quando l'ho sostituita, il g che è venuta a prendersi dei documenti, Leo non se l'è neanche filata. La seconda sarebbe durata per sempre, se non fosse che è rimasta incinta e non ce la faceva per motivi di salute a seguire due bimbi. Era assunta in regola e quindi ha avuto tutte le garanzie di una gravidanza a rischio. Oggi entrambi i miei bimbi la cercano e la vedono volentieri. La terza, una gran lavoratrice ma di quelle più appropriate per una casa che per seguire dei bimbi, anche se buona e dolce. Quando le ho spiegato che avevo bisogno di una persona per più ore mi ha detto che mi avrebbe trovato la soluzione e mi ha trovato la quarta. E' talmente ben referenziata che non avrà problemi a trovare un altro posto…anche se quello che fanno tante persone è esattamente quello che dici tu…non regolarizzano. Sapessi quante conversazioni mi tocca subire di persone che mi consigliano su come "fare i furbi": paga in nero, niente contributi. Quando la seconda è rimasta incinta ho sentito persone suggerirmi modi per liberarmene. Ecco questo è quello che faccio: se devo assumere qualcuno lo faccio in regola. Mi costa un po' di più ma dormo sonni tranquilli. Le competenze affettive le verifico su un altro fronte e quando vedo che le cose funzionano, che si crea una buona relazione le cose procedono bene.
Alla lunga tutto torna. Può sembrare un approccio "materiale" alla relazione ma sono convinta che sul posto di lavoro la serenità, la soddisfazione si basano sulla sicurezza, sulla continuità, sulle prospettive, sull'appartenenza, Questo i nostri amici del precariato e del non contratto non lo capiscono. Baci Wonder. Io penso che tu abbia un gran talento e, superata la stanchezza di questo primo anno, troverai una strada.

Ondaluna ha detto...

Lo hai detto, non fa una piega.
Forse un giorno dirigerai una grande azienda...

(sei giovane, tutto può ancora succedere!)

Mikela ha detto...

Hai messo un posto molto interessante.... però io al tuo posto mi cercherei un bel nido ! La mia terza bimba inizierà la settimana prossima (ha 8 mesi), mi sento molto più tranquilla lì che con la nonna, pensa come sto....

Calamity Jane ha detto...

ahimè, che tristezza leggere questo bellissimo post proprio oggi, che con il mio lavoro stiamo per passare ai letti separati. e purtroppo non parlo della scrittura.
CJ

Anonimo ha detto...

http://www.cercatata.it/index.php

Magari può esserti utile :o)

Anonimo ha detto...

Io sono ''una donnina '' al contrario.
Nel senso che sono alta 1 e 52 e do' lavoro ad una specie di granatiere che ogni 15gg viene a stirare.
Non so dove viviate voi ma un coca in frigo è il minimo.
Angela

MammaNews ha detto...

Io sono felice del lavoro che faccio. Ho una piccola azienda e la gestisco da dieci anni con uno dei miei migliori amici come socio.
Fortunata?... certo.
Lo ripeto sempre, anche se a volte non possiamo pagarci lo stipendio, anche se spesso si fa fatica, i clienti non pagano e vanno inseguiti eppure scocciano e pretendono, anche se lo Stato ci salassa e i prossimi mesi dovremo pagare costose rate per una pensione che non avremo mai.
fortunata lo stesso, perchè felice.
Ma anche intraprendente.
Ho scommesso su di me: non volevo timbrare il cartellino, non volevo datori di lavoro e volevo fare il lavoro che mi piaceva, che mi avrebbe resa felice. e così ci siamo rimboccati le maniche (in fondo è stato facile, eravamo appena laureati e avevamo 25 anni) e abbiamo messo su un'agenzia.
Fare un lavoro che ci piace e ci rende felici è, per me, indispensabile. è aria.
Capisco che quando non si può scegliere, quando le priorità sono altre la questione della felicità finisca un po' in secondo piano, ma se c'è anche solo un pizzico di possibilità di sognare un lavoro che non sia una sofferenza bisogna inseguire questo sogno. Perchè se siamo felici produciamo meglio, siamo più ricettivi alle novità, gestiamo meglio le ansie e lo stress eccetera eccetera

la.stefi ha detto...

Io penso che in Italia esista troppo poca meritocrazia, in tutti i lavori. Mia sorella operaia mi racconta di "capette" (o kapò?) che controllano quanto tempo ci metti a far pipì. Una mia amica, mamma di due bambini, lavora in un posto in cui ha DIECI minuti di pausa pranzo. DIECI minuti.
Io stessa ho lavorato in posti dove contava di più la presenza fisica in ufficio che il rendimento.
Essendo una che rende molto perché mi piace lavorare (anche se mi prendo le mie pause), io alle 6 avevo l'ardire di andarmene a casa. Non sia mai, eh?
Per le aziende "dal bel nome" devi essere sempre disponibile e stare sempre in ufficio, per poter far carriera. L'ultimo posto dove ho lavorato mi ha assunto dicendo che eravamo in una 15ina e poi mi sono ritrovata in un ufficio dove eravamo solo 4 e dovevo pure rispondere al telefono per il titolare facendogli da segretaria e interpretando il suo stato d'animo. Metti che non voleva rispondere al telefono e io gli passavo il cliente... sai come si arrabbiava?
Un deficiente, insomma.
Alla fine sono rimasta a casa, perché non mi trovavo più bene in quell'ambiente troppo carrierista dove però non si valutava la bravura, ma altro.
Non ho trovato più niente, nemmeno ai call center. Si può?
Sono fortunata perché ho potuto mettermi a studiare e ho un marito che mi può mantenere, ma chi non può deve abbassare la testa e tirare avanti.
Aggiungo anche che molto è colpa di certi stakanovisti che per far bella figura non escono mai dall'ufficio e fanno sembrare te anormale. Te, che hai anche una vita privata.
I primi anni di lavoro, invece, sono stati belli. Nonostante ci mettessi DUE ore ad andare e DUE ore a tornare, mi trovavo bene coi colleghi e mi divertivo.
Bisogna anche fare dei sacrifici, non si può pretendere la comodità ad ogni costo.
Il guaio è che io vedo solo situazioni estreme da una parte o dall'altra: il datore di lavoro che vuole lo schiavo VS il neolaureato che non ha voglia di sbattersi perché le 9 del mattino sono troppo presto per lui.
La giusta misura?

Anonimo ha detto...

Ciao!
Sai,io sono una delle rare TATE italiane.Dopo il diploma di maestra d'asilo nido,decisi di non entrare in una scuola comunale,ma di andare a Londra per un po' per fare la Nanny :D poi,tornata in Italia,ho continuato qui,e ora sono 4 anni che sono con la stessa famiglia :D
Detto questo...come ti capisco!!!
C'è una gran confusione in questo ambito...ma da ciò che scrivi...sarai un'ottima datrice di lavoro! :D
La ricerca è difficile,ma sono certa che ce la farai ;D
Perchè non provi con le agenzie di Nanny?Ce ne sono di molto serie,e ti danno la certezza della serietà di chi assumi ;D
Un abbraccio.
Nessy

zauberei ha detto...

Wonder wonder wonder! braverrima!
Ah come mi piace questo post sia per i contenuti che per la sorveglianza psichica sulla wonder medesima.
Sprizza saggezza et salute sto post. Lo condivido appieno nei contenuti, e nella metafora su altri posti di lavoro e sull'econimia lavorativa. Certo la metafora della manina a coppa non mi piace granchè la trovo sgradevole - ahò ma mica è tua eh - però le intenzioni sono ottime, e poi insomma, si allarga lo sguardo. Che fa bene alla salute.
Ma eh... non glielo dire che devono essere contentone. Ecco è un'obbiettivo da perseguire. Ma se penso a una che è ingegnera, e si deve tenere tre lavori per mandare i soldi a casa,lavori consistenti per lo più nello smacchiamento dei cessi... e tu gli dici che deve essere contenta. E' solo l'asimmetria del rapporto che le impedisce di darti un destro. Io dico, persegui òl'obbiettivo, e sarete tutti più contenti. Ma muta:)

CloseTheDoor ha detto...

lavorare dalle 8 alle 22 pero' facendo un lavoro di concetto, giusto? perche' quello e' l'importante. ci si umilia pur di non andare a lavorare in stireria, che uno guadagnerebbe di piu'.

forse il ciclo di suicidi di massa a France Telecom fara' riflettere qualcuno sulla felicita' sul posto di lavoro. spero.

Anonimo ha detto...

Wonder, questa lettera mi ha fatto pensare al tuo post!

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-10-04/02.spm

sononera ha detto...

Concordo, concordo, concordo..
sarà perchè fino a tre mesi fa ero felice di avere un misero lavoro e un misero stipendio e ora non lo sono più...c'è qualcosa che non va...

Anonimo ha detto...

benvenuta nel mio mondo..ho la tua stessa filosofia ed è per questo che sto studiando per diventare formatrice..proprio domani inizio il tirocinio e farò affiancamento alla formazione di giovani manager..il mio sogno è di insegnargli come fare del posto di lavoro un ambiente cordiale o come dici tu: felice :)

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