il blog di una mamma per caso

martedì 27 gennaio 2009

V come Viola Viulenza



(quello, per la cronaca, è il famoso gingillo)

domenica 25 gennaio 2009

Di sveglie, papa' e canzonette un po' gay

Stiamo cercando di abituare Viola a saltare la poppata notturna.
Questa affermazione dividera' i lettori del blog, lo so.
Un 50% gongolera' felice pensando "ha! mio figlio di 4 mesi dorme 10 ore per notte.. ma guarda sti poracci". (a voi vi odio, sappiatelo)
L'altro 50% cerchera' un terapista su Google perche' la sua nana si sveglia ancora ogni 2 ore, tutte le notti.
Diciamo che io sto nel mezzo, per fortuna.
Lei mangia ancora verso mezzanotte poi cerchiamo di farla tirare fino alle 7 o alle 8 di mattina, questo per abituarla ad avere degli orari in vista dello svezzamento.
(si! avete capito bene! siamo in vista delle pappe, diosialodato!)
Come facciamo?
Semplice: se si sveglia di notte, la riaddormento.
Questo significa un tot di microsveglie per notte in cui lei inizia a fare mm'eh, io la ignoro. Poi inizia col lamento, e io fingo di ignorarla. Poi attacca col pianterello dimostrativo, e io dopo un veloce check del tipo "ha vomitato? e' coperta? puzza? si sta strangolando con il lenzuolino?" sporgo rantolando un braccio dal letto e dondolo la culletta finche' lei non si riassopisce.
5 volte su 10 funziona.
Le altre 5 c'e' un teatrino pietoso che non sto a raccontarvi, ma alla fine riesco quasi sempre a centrare l'obiettivo: sonno fino alle 8.
Ora.
Questo lo faccio io, perche' il papi - dovendo lavorare la mattina - se la dorme alla grande dall'altro lato del letto.
Stanotte ho ribaltato i ruoli.
"Ma si, che vuoi che sia cullarla due minuti?" mi ha risposto spavaldo "Di che ti lamenti, se poi dorme fino al mattino?"
Lei s'e' svegliata le sue canoniche due/tre volte e io in silenzio sentivo di lui accidenti tra i denti mentre la zittiva, godendoci anche un po'.
A un certo punto le e' preso un momento di rogna seria, cullarla non e' piu' bastato, e il papi si e' mestamente rassegnato a dondolarla qualche minuto in braccio.
Lo sento mormorare qualche estemporanea ninna nanna (di solito e' Grazie Nana, la versione storpiata di Grazie Roma). Niente. Continuo a sentire il lamento.
Prova qualche altra versione e, alla fine, imbrocca la canzone giusta: Gino e L'Alfetta di Daniele Silvestri.
A Viola piace da morire, tanto che in pochi attimi si lascia andare al sonno.
Io, incredula, vado a vedere.
Trovo una nana in coma tra le braccia del mio ragazzo che, con le occhaie blu e un'aria incazzatissima canta:
"Sonogay sonogay, nonsonogay nonsonogay, sonogay sonogay..."
"Eh, te piacerebbe!" gli ho risposto.

venerdì 23 gennaio 2009

Le favole di nonna L. : "Pulce e pidocchio"

Vi avevo già parlato di nonna L., esempio di forza fisica e sprezzo del pericolo per tutta la famiglia.
Bene.
Giusto stamattina mi è tornata in mente una delle favole che nonna L., tra un rally in moto e un viaggio al Polo Nord, usava raccontare ai nipotini nei rari momenti in cui interrompeva il suo moto perpetuo.
L'ho ripetuta oggi a Viola - con qualche omissione di dettagli, insomma, sono passati 20 anni! - mentre la cambiavo.
In realtà l'ho raccontata quasi in automatico a me stessa, stupita dalle mie stesse parole.
Questa è la storia, a grandi linee.
Sentitevi liberi di usarla per inquietare e deprimere i vostri nani.

C'erano una volta Pulce e Pidocchio.
Pulce era la femmina, ovviamente, perché il nome è femminile. PidocchiO - maschiO - era suo marito.
Vivevano in una casetta sgangherata ed erano poverissimi. Così poveri che non mangiavano quasi mai.
Un giorno Pidocchio tornò a casa tutto eccitato: "Pulce! Pulce! Mia adorata! Ho trovato un soldino per terra! Evviva! Compriamoci da mangiare!"
Pulce, dopo aver insultato il marito - "se tu lavorassi altro che soldo trovato per terra brutto figlio di un acaro che non sei altro e blablabla" - si prese il soldo e si preparò per andare a fare la spesa al mercato.
Prima di uscire, mise l'acqua sul fuoco e raccomandò a Pidocchio di controllarla di tanto in tanto.
Il povero Pidocchio, represso e sottomesso, obbedì.
Pulce andò al mercato e, dopo aver girato un po' per i banchi, trovò finalmente quello che cercava: un pisello.
(e qui, i più maliziosi potrebbero pensar male.. che dire, anche le pulci nel loro piccolo hanno dei pruriti)
Fiera della sua spesa, si mise in cammino per tornare a casa.
Era ormai a pochi passi quand'ecco che... incontrò un moscone.
Nemmeno a dirlo, lo sporco moscone si portò via in volo la preziosa spesa di Pulce.
Lei, disperata, corse a casa per sfogare le sue frustrazioni su Pidocchio.
"Pidocchio!" chiamò.
Nessuno rispose.
"Pidocchioo!" chiamò di nuovo.
Niente.
Intanto sentiva il rumore del pentolone che ribolliva. Pensò che forse Pidocchio si era addormentato e sicuramente non aveva nemmeno dato un'occhiata alla loro cena.
Sbagliato!
Si avvicinò al pentolone e... indovina un po' chi galleggiava stecchito nel brodo?
Il povero Pidocchio! Che si era sì addormentato, ma mentre lo girava in attesa di Pulce.
Pulce non resse il colpo: senza marito, senza cena e soprattutto senza nessun succube su cui sfogare le proprie frustrazioni.
Stirò le zampe sul colpo.

Fine.

Ah no: il moscone cattivo nel frattempo s'era strozzata col pisello.
Cose che capitano.



Ora capite perchè io sono cresciuta così?

giovedì 22 gennaio 2009

Beep

Beep.

"Ciao..."

Abbasso la radio, mi giro e tiro giù il finestrino della macchina. A parlare è una specie di Taricone a 16 anni con uno showroom di brufoli sulle guance. E' blindato in una microcar nera coi vetri rossi a specchio e ascolta musica house a palla. Ha occhialoni neri, un amico accanto, il gomito di fuori e... oddio. Ce l'ha con me.

"Ciao" rispondo un po' perplessa.
"Senti che sai come s'arriva a viale Mazzini?"
"Dunque, sempre diritto poi al semaforo giri a sinistra."
"Ah grazie"
dice ridacchiando insieme al suo amico.
Io rialzo la musica e faccio due metri in avanti, c'è una fila spropositata.
Mi si riaccostano.

Beep.

"Ciao senti..."
"Dimmi"
"Mi serve un'altra indicazione... il tuo numero di telefono."
"Ma non te vedi? Stai dentro a una microcar! Potresti essere mio nipote!"
(e sei pure un cesso, avrei aggiunto)
"Mi piacciono quelle mature."
"Matura a tua sorella."
"Eddai fai la simpatica...poi quanti anni avrai? 23? 24?"
"..ntotto..."
"Ammazza sembra di meno. Vedi, pure Michele dice che sembrano di meno." l'amico a fianco annuisce.
"Grazie."


Altri due metri in fila.

Beep.

"Ciao senti... ma che altro mi dici di te?"
"Che non mi piacciono i minorenni?"
"Dai fai la seria."
"Ok allora: mi piaci da morire e penso che potresti essere l'uomo della mia vita. Con te prenderei il primo volo per sposarmi a Las Vegas MA purtroppo sono impegnata. Peccato."
"Michele dice che non sarà questo a tenerci lontani."
"Ok. Allora. Lo vedi quel manico nero che spunta dal sedile posteriore?"
"Che è, na borsa con un cadavere? Mi piacciono quelle violente, tipo...che girano coi coltelletti."
"Peggio: è la navicella con dentro mia figlia di 4 mesi. Ti piacciono quelle tipo...che girano coi pannolini?"


Pausa di silenzio.
Scambio di sguardi con Michele.

Vrooooooooooooooooooooooooaaaaaam.

lunedì 12 gennaio 2009

E' morto Polpetto: un minuto di mm'eh.

Un giorno di Luglio, quando ero all'ottavo mese e non sapevo nemmeno cosa fosse un eritema da pannolino, il mio ragazzo torna a casa con un pacchetto:
"Mi hanno regalato un gioco per la nana."
"Bene! Cos'è?"
"E' un bruco con la faccia da imbecille."

Cosi' Polpetto entrava nelle nostre vite.

In realtà il suo vero nome e' Gloworm, o "Bruco Dolcenanna" (per chi ama le imbarazzanti traduzioni italiane di prodotti infantili), ed è la cosa più vicina al miracolo che io abbia mai visto.

Su Viola, Polpetto ha sempre avuto un effetto più che ipnotico: direi oppiaceo.
Merito probabilmente dei suoi forti contrasti interiori: mentre intonava tranquillizzanti melodie neonatali, la faccia tonda del vermaccio si illuminava di un inquietante color arancione, lasciando però gli occhi nero pece come nella migliore tradizione delle bambole assassine.
Probabilmente mia figlia ha sempre pensato "meglio star zitta piuttosto che essere divorata viva da un bruco verde con la faccia da imbecille".
Grazie Polpetto.
Grazie per aver salvato le nostre cene, per aver fatto sopportare a Viola un vaccino, per avermi permesso spesso e volentieri di postare su questo blog mentre tu, amichevole e rubicondo, terrorizzavi mia figlia inducendola al silenzio.

Ieri Polpetto è spirato sotto al getto del lavandino del bidè.
Accadeva che la sottoscritta lo prendeva per metterlo a posto e invece se lo dimenticava poggiato sul ripiano del bagno.
E' bastato un attimo, mentre stavo stranamente pulendo e il rubinetto era aperto.
"Uh ma guarda dove avevo messo Pol..PLUF."
A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione. Polpetto si è illuminato a intermittenza come l'albero di Natale che non ho ancora smontato, e ci ha lasciato.

Adesso si che sarà dura.

venerdì 9 gennaio 2009

Affittasi

"..e il garage è molto grande, pensi che la Bentley di mio marito ci entra comodissima!"
"Questa carta da parati l'ha scelta la suocera e nemmeno a me è mai piaciuta."
"Abbiamo anche una cantina. Cantina abitabile. Ci abita la nostra filippina."
"Noi non usiamo la lavapiatti."
"Giovedì non va bene, ho le amiche a casa per giocare a Burraco. Sono tre volte che perdo, le devo rovinare."
"Scusi il disordine, il proprietario non è molto ordinato. Ops. Sono inciampata nel suo pigiama, credo."
"Visitate la casa in silenzio, per favore. Sto cercando l'ispirazione."
"Questo gatto l'ho trovato sul pianerottolo quando ho traslocato. L'ho tenuto. Se vuole glie lo posso lasciare."
"Come può intuire dalle medaglie, qui ci abitava un militare di alto grado."
"Non mi aveva assolutamente detto di avere dei bambini. Io abito qui sopra e a me non piacciono."
"Ah, non le sembra in buone condizioni? Doveva vederla un mese fa allora!"
"No il proprietario vorrebbe lasciare qui tutti i mobili. Si, anche il cavallo a dondolo di pelouche a grandezza naturale."


E' incredibile quante informazioni raccontino quattro mura.
Sto cercando casa. Fin ora ho trovato soltanto un sacco di storie interessanti.

venerdì 2 gennaio 2009

Buoni propositi

Per il 2009 spero di diventare una perfetta mamma e una casalinga meno disperata. Voglio imparare a stirare le camicie, a cucinare i risotti senza poterli riciclare come cemento armato, a rammendare calzini, a lucidare i fornelli. Voglio essere una di quelle donne che ha cassetti ordinati, che impila le magliette in ordine di colore, che sa appendere i vestiti in modo da non ritrovarli due anni dopo appallottolati in fondo all'armadio.
Voglio lasciare il bagno ordinato dopo la doccia, non lanciare la biancheria ovunque quando mi spoglio, non far finta di non avere niente da lavare per non mandare la lavatrice.
Voglio prendere un pesce rosso e non farlo schiattare di fame perche' mi dimentico il mangime. Voglio smetterla di ignorare la pila di roba da mettere a posto sul comodino. Voglio imparare a cucire copertine patchwork.
Voglio stare il piu possibile con mia figlia. Voglio portarmela dietro in ogni spostamento. Voglio fare delle cene a lume di candela io, lui e lei (il triangolo no...). Voglio continuare a immolare le mie camicie al suo reflusso e la mia vita sessuale ai suoi risvegli. Voglio spendere un sacco di soldi in giochi che assaggera' una volta sola per poi spargere sul pavimento. Voglio avere il frigo pieno di mordicchietti per i dentini. Voglio imparare a farmi bastare 6 risicate ore di sonno. Voglio conoscere tante altre mamme e andare il sabato pomeriggio a chiacchierare ai giardinetti mentre i nostri nani piagnucolano insieme qualche centimetro piu in la'.

...



Oddio.
Salvatemi.

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