
Non so se sono degna delle loro confidenze, degli sfoghi che puntualmente richiamano qualcuno dei miei.
Forse è che io, semplicemente, dico quello che molte (non tutte) pensano ma ancora non riescono ad ammettere, e quindi è più semplice iniziare a parlare con chi ti capisce.
Ascolto e leggo racconti di gioia ma anche di spiazzamento, di solitudine, di fatica, di rimpianto.
Che dire, io un piantarello al giorno ancora me lo faccio.
Quando cambio un pannolino e vorrei essere altrove.
Quando vorrei uscire a fare una passeggiata e invece mille piccole cose da fare mi incatenano ai muri della mia casa.
Quando penso a quando potevo fare del mio tempo ciò che volevo, coltivare le mie passioni, viaggiare, vedere gente, essere sempre in costante movimento, sempre dove succedevano delle cose.
E' dura stare in un posto dove non succede niente, o meglio, tutto quello che succede è già successo mille altre volte e i progressi sono così lenti che da vicino non puoi vederli.
Sto leggendo un libro bellissimo che parla proprio di questo: della Solitudine delle Madri.
Lo inserirei tra le letture obbligatorie post-partum, per capire che una percentuale di senso di soffocamento è quasi fisiologica, che bisogna semplicemente affrontarla e superarla. Mi verrebbe spontaneo usare il termine "face it", che in inglese vuol dire piu' o meno la stessa cosa ma che ha anche il senso figurativo di mettersi faccia a faccia con qualcosa. Guardarla negli occhi senza abbassarli, per quanto possa essere scomoda.
A volte provare questi sentimenti di amore-odio nei confronti della maternità è uno shock, non si riesce assolutamente ad accettarlo, lo si nega.. però è difficile fare i conti con qualcosa che non esiste.
Io ho capito, ho iniziato a digerire la cosa, la affronto con l'arma che mi è più congeniale: l'ironia.
A volte sclero, e la mia personalita' bipolare senz'altro non aiuta. Sono quei 5 minuti (diciamo 5 per comodita'...ehmmm) in cui se non fossi legata a lei dall'allattamento salterei letteralmente sul primo volo per ovunquesia.
Poi passa, certo. I suoi sorrisi sono soffi di aria fresca sulle ferite e la fortuna di avere accanto una persona paziente e meravigliosa mi fa sentire fortunatissima anche quando sono chiusa in bagno alle sei di mattina a tirarmi il latte e mi addormento sul lavandino.
Come ogni cosa, va guardata in prospettiva. Ci sono donne che amano i neonati, che si sentono realizzate e felici perche' sono capaci a prendersi cura col massimo amore e la totale pazienza di questi esserini piagnucolosi che chiedono senza interagire, che piangono senza spiegare, che guardano senza vedere. Altre, come me, stanno solo stringendo i denti e aspettando il momento in cui inizieranno a conoscere il proprio figlio per davvero. Quando un sorriso sara' un espressione felice e quando un pianto potra' essere confortato con un abbraccio. Quando si potra' giocare, raccontare, far scoprire, emozionare, divertirsi insieme.
E io respiro.
Inspiro.
Espiro.
Faccio tutto quello che devo per far star bene Viola, cercando nel frattempo di rubare attimi, istanti, magari ore. Tutte per me.
Per ricordarmi chi sono. Cosa voglio fare.
Cosa non sono disposta a sacrificare.
Come ora.
Che sono qui in casa da sola anche se fuori c'e' il sole.
Lei e il papi sono fuori a fare una passeggiata. Io avevo bisogno di me.
Adesso mettero' i Pixies e i Franz Ferdinand a palla e mi faro' una doccia lunghissima.
Con il bagnoschiuma al Ginger.
Ecco..ora che ci penso...
Magari riesco pure a depilarmi!
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