il blog di una mamma per caso

lunedì 30 marzo 2009

Come diceva Freud: "n'do cojo cojo*, è sempre colpa della madre"

Ultimamente, Viola si sveglia una decina di volte a notte con pianti improvvisi che ci fanno saltare di mezzo metro dal letto.
"E' che tu avevi un sacco di coliche" afferma mio padre "saranno tornate anche a lei."
"E' che tu sei nervosa e le trasmetti il nervosismo" sentenzia mia madre.
"E' che tu facevi un sacco di incubi, mi ricordo, li farà anche lei" spara mia zia.

Ultimamente, Viola rogna in continuazione. Ovunque la metti, in qualsiasi modo tu la intrattenga. Si mette lì e si lamenta di gusto.
"E' che tu eri una rompipalle, avrà preso da te" incalza mia madre.
"E' che si annoia, anche tu ti annoiavi sempre" aggiunge mio padre.
"E' che tu non le dai abbastanza attenzione" conclude mia sorella.

Ultimamente, Viola ha poco appetito e ogni pasto è un dramma.
"E' che tu sei sempre stata inappetente e magrolina: vedi? Lo è anche lei" dice mia madre.
"E' che tu le dai troppa roba" butta lì mio padre.
"E' che quello che le dai le fa schifo, evidentemente" fa mia zia.

Ultimamente, Viola si mette in bocca tutto. Non puoi lasciarla vicino a nulla, nemmeno al tavolino, perchè è capace di piegarsi a novanta gradi e limonare furiosamente l'angolo.
"E' che tu...." hanno iniziato i parenti.

Rassegnata, parlo con un'amica con un nano unenne.
"Sai ultimamente Viola si sveglia... blabla... inappetente.... blablabla... tu che dici?"
"E' che tu..."
ha iniziato.
"Eh no, eh! Mo' basta dare le colpe alla povera madre imbecille!"
"No, volevo dire: è che tu le devi mettere un ditino in bocca."
"Si."
"Senti qualcosa?"
"Una puntina."
"E' bianca."
"Si..."
"E' un dente, tranquilla."


Ho odiato i miei parenti.
Mi stavo già inziando a fare le pare mentali: oddio, sto crescendo una figlia nevrotica, anoressica, aggressiva, rompipalle, noiosa e, soprattutto, che si limona la prima cosa che passa.

* espressione romana che in questo caso sta per "qualunque situazione io vada ad indagare"

giovedì 26 marzo 2009

G.

"Stasera faccio tardi, prendo un aperitivo con G."
"E chi è G.?"
"G. dai, te ne avevo parlato, quella mia ex compagna di scuola..."
"Ah quella di Facebook."
"Eh. Quella."
"Ah. Ma non era sempre G. che avevi incontrato a quella reunion?"
"Si."
"E come mai ci prendi un aperitivo?"
"Eh, mi ha mandato una mail e mi ha detto che mi vuole parlare. Sai, cose di lavoro. Lei è in AziendaX, potremmo fare delle cose insieme..."


Il "potremmo fare delle cose insieme" non è che m'è tanto piaciuto, ma vabbè.
Immaginavo una G. con spessi occhiali da vista, occhio cadente e capello crespo. Così, tanto per stare più tranquilla.

Lui va a quest'aperitivo e a un certo punto mi chiede se voglio passare.
Non ne ho molta voglia, ma passo con passeggino a seguito.
(dopo correre per il corridoio, passare col passeggino è un altra di quelle cose che ti spiega un po' il senso della vita...)

E' stata una specie di trauma improvviso.
Io, che mi ero sempre illusa di essere rimasta quella di prima anche dopo una nana, improvvisamente scopro che forse non è così.

G. e' una donna sui 34 molto gradevole, capelli castani lunghi, molto magra, molto curata, niente figli, in carriera. Mi sembra la classica donna che, se non sta con qualche gran pezzo di dirigente, ci si e' appena lasciata.
Ci parlo qualche secondo. Cazzo. E' simpatica!

Io sono semistruccata, vestita al limite del casual, capelli autogestiti e mi vergogno un po'. Cioe', G. e il mio compagno a guardarli da fuori, porca miseria, sembrano una coppia. Io sembro boh, forse la vecchia amica che si e' data alla maternita' precoce.

Una volta non sarei mai uscita cosi'. Una volta se ero a rischio di passare al locale fighetto da aperitivo, mi sarei messa in tiro.
E quindi ecco, ho realizzato che la maternita' mi ha inconsapevolmente resa indulgente con me stessa, soprattutto per mancanza di tempo ed energie da dedicare alla causa.

Nel quarto d'ora seguente G. ha parlato del suo recente viaggio in Birmania, di quel locale figo a Londra che sia lei che il mio compagno conoscevano, di "ma quant'e' odioso il direttore marketing di AziendaY?".
Parlava e sorrideva. Parlava spostando lo sguardo lateralmente. Parlava sbattendo le ciglia.
Ecco.
Io non sono scema, cara G.
Tu te la stavi tirando davanti a me!
Ok che sono una neomamma e indosso vestiti comodi, ho pensionato i completini di Intimissimi fino al termine dell'allattamento, mi dimentico di depilarmi, l'ultimo posto interessante dove sono stata era RoccoToys e mi addormento prima di formulare qualsivoglia pensiero sul sesso, ma... come minchia ti sei permessa?

Ti ho beccata, G.
Fingevi di parlare del piu' e del meno e invece gongolavi nella certezza che il mio uomo, in quel momento, ti trovava piu' attraente di me.
Non so se era vero o no. Gli ho fatto un terzo grado senza estorcere nulla...
Ma poi non e' questo il punto.
Non è che non mi fido di lui.
E' che non mi fido delle donne, perché sono una donna.

Cara G.
grazie.
Mi hai messo una gran voglia di tornare quella che ero.
Quella che ti avrebbe fatto nera :D

p.s. ho trovato l'icona di una brunetta che più rende l'idea di G.

martedì 24 marzo 2009

Un anno di MCD! (party, ricchi premi e cotillons)

1 APRILE 2008
Incinta di 4 mesi, terrorizzata e incredula come poche, aprivo un blog....
Questo era il primo post (senza nemmeno un commento... che sfigata!)

1 APRILE 2009
"Ma Che Davvero?" è ancora online, io sono sempre più incredula e questa volta insieme a me c'è una polpetta di sei mesi.
Per ringraziarvi di avermi letto, commentato, sostenuto, criticato, scritto nei mesi della mia gravidanza e in questa nuova avventura come mamma, ho pensato di trovare un modo per festeggiare con voi.

Dove posso ospitarvi? Ovviamente.. qui!
Vi aspetto quindi su MCD

IL 1 APRILE ALLE ORE 21.00

Forse non ci saranno stuzzichini, fiumi di alcol e musica a palla come vorrei... però il blog ospiterà una chat aperta dove potremmo scambiare quattro chiacchiere "live" proprio come fosse una festa tra amici.

In più, per l'occasione vi presento il primo Blog Candy di MCD:



Come funziona un Blog Candy?
Le regole sono semplici e paraculissime, ma non l'ho inventate io.
1. dovete lasciare un commento a questo post
2. dovete possedere un blog
3. dovete mettere il candy nel vostro blog, linkandolo al mio.
Per farlo, copiate e incollate questo codice html:



Tra tutti quelli che avranno preso il mio Candy verrà estratto un fortunatissimissimo vincitore (yuppi!) che riceverà - a sua scelta -uno di questi splendiderrimi regali scelti tra i nuovi prodotti del mio shop online:

La tshirt:


Il mousepad:


La tazza:


Il termine per la partecipazione al MCD Birthday Blog Candy è Lunedi 30 Marzo 2009.
Come si dice in questi casi?
Ehm..
Partecipate numerosi!
Yeeeeee!

(si, mi vergogno un po')

p.s. Potrei chiudere banalmente questo post chiedendovi "ma poi, che so sti cotillons?"... invece voglio stupirvi con effetti speciali: io sono una delle TRE persone al mondo che SA cosa sono i cotillons!
Chiamasi cotillons i farfallini/cappellini/coriandolini e quant'altro, distribiuti gratuitamente alla gente per sentirsi ancora più triste a quelle feste tristi tipo Capodanno al ristorante "Da Zia Maria", età media 75.
Sono o non sono una persona di gran cultura? Ihihihih....

lunedì 23 marzo 2009

Teorema

Prendi una nana
legala male
lascia che t'aspetti seduta
mentre ti lavi e sei distratta
s'è buttata dalla sdraietta


O_O'

venerdì 20 marzo 2009

Feticista





Special thanks: Cecilia per la bellissima photosession! (Altro che le foto mie....)
Style: body Petit Bateau; body BlueKids; body ZaraBaby, scamiciato BabyGAP, calze JohnLewis, shoes H&M*
Guest star: Viola, i suoi quattro capelli

*mi sono arrivate richieste per i vestitini di Viola... :)

p.s. Se avete in mente un servizio fotografico per il vostro baby (o la vostra coppia. o voi da soli. o voi e il cane. o voi e la nonna.) non posso non consigliarvi Cecilia. E' una fotografa esordiente bravissima, intuitiva e pure economica, che di sti tempi...

giovedì 19 marzo 2009

Gustosissimo

Apro il frigorifero, ormai colonizzato da vasetti di brodo vegetale, parmigiano stagionato e omogeneizzati lasciati a metà.
Eccolo là: il solito vasetto giallino di mela-banana che Viola puntualmente schifa a metà del secondo cucchiaino.
Chissà perchè, poi. E' così buono.
Una mamma fa anche questo: si mangia gli avanzi della figlia per non buttarli.
Rassegnata, infilo in bocca una grossa cucchiaiata di omogeneizzato.

Era coniglio.

martedì 17 marzo 2009

Una cosa a tre

Da quando sono ma.
Mam.
Da quando sono quella parola con la m. sono cambiata, o meglio, una parte di me è cambiata.
No, anzi, ritratto: si è aggiunta.
E' difficile dire che io - anzi, la me stessa di un anno fa - sono cambiata. Non è così.
Io sono proprio la stessa, quella potenzialmente in carriera, che vuole andare in vacanza all'estero ed esplorare l'Europa in dieci weekend, che ama l'alcool e la cioccolata - meglio se insieme, che mischia intimo sexy e calzini di Hello Kitty, che è capace di salire su un aereo con un minimo preavviso, che sculetta mentre si asciuga i capelli anche se non sente più che musica ha messo, che "il tavolo l'ho pagato, quindi ci posso anche ballare sopra", che impreca come un camionista laziale che sente il derby alla radio (ha ha).
E' solo che, parallelamente a questa me stessa, ne è nata un'altra.
Quella che amoredimamma, quella che fantastico c'è il sole andiamo al parco, quella che si alza presto e fa le pappe, quella che sta imparando come curare sua figlia, quella che si addormenta con il dito nella sua manina, quella che si fottano i locali quando si tratta di starle vicino, quella che mi basta vederla sorridere.
Incredibilmente, queste due me stesse (me stessE?) convivono.
Si scannano, intendiamoci, e questo provoca dentro di me delle continue guerre civili psicologiche. Ma non posso dire che la seconda abbia sostituito la prima, nè che si siano ancora amalgamate.
Sono tante cose.
Tra queste, sono anche mamma.
Una concezione che la generazione dei miei genitori non capisce.
"Ora sei mamma" continua a dirmi mia madre ad ogni mio cenno di insofferenza.
Suona come una condanna senza appello, un radere al suolo tutto il resto per fare spazio a questo enorme compito così ingombrante da non poter lasciare spazio ad altro.
E' vero, le priorità cambiano, e mia figlia viene prima di tutto.
Ma ci sono anche io.
Con le mie due Wonder interiori, quella di prima e la mamma.
Ora che ci penso.
Essendo tendenzialmente bipolare, adesso dentro il mio cervello c'è una specie di cosa a tre.
Ecco cos'è sto mal di testa.

p.s. la domanda è: ma sono l'unica che si sente così?

venerdì 13 marzo 2009

Postatio non petita rosicatio manifesta

"Scusa ma tu sei...F???"
Quella F? Quella che si è messa col ragazzo che mi piaceva al liceo? Quella che ha sempre pesato KateMoss+3grissini? Quella che ha i boccoli naturali di un biondo che il mio parrucchiere non ha ancora scoperto?
"Si, ciaao Wonder! So che hai avuto una bimba, sai, anche io!"
"Accidenti, che sorpresa...quanto ha la tua?"
"Due mesi."
"Due me.. accidenti F., sei in forma perfetta!"
"Ah, grazie. E' che sono già tornata in palestra. Aiuta, sai?"
"A me hanno vietato lo sport per tre mesi...sai, ho fatto un cesareo."
Esiste alibi migliore per latitare dallo step?
"Anche a me: cesareo d'urgenza. Ma stavo così bene che non ho resistito..."
Segnarsi: imparare a cedere alla palestra e non ai Ferrero Rocher.
"Ah. Ecco. Si."
"Wonder ma tu con chi sei sposata? Lo conosco?"
"Non sono sposata."
"Ah, vabbè al giorno d'oggi... io sai con chi mi sono sposata?"
E se non lo volessi sapere?
"Con G."
"G.? Quello... cioè, lo sportivo?"
"Siii, ma guarda è una persona molto diversa nel privato. Stupenda, davvero."
"Ah. Senti, cambiando argomento... ma la tua dorme?"
"Oddio siii, è un tesoro: da quando ha 3 settimane dorme tutta la notte."
Ma perchè avevo dubbi? Perchè?
"E mangia?"
"Di gusto! Io sono passata subito all'artificiale perchè col mio lavoro, sai, sempre in giro per il mondo... E infatti dopo un mese io e G. ce ne siamo andati un weekend a Dubai. Non sai che favola!"
"Immagino. Senti F, io devo proprio andare..."
"Ah, ok. E' un vero peccato. Va bene salutami la tua piccola... come si chiama a proposito?"
"Viola."
"Uh, che bel nome."
"E la tua?"
"Penelope."

Marito sportivo: boccoli biondi e una quarta di reggiseno (con Mastercard).
Forma perfetta: anoressia congenita e relazione con il personal trainer (anche senza Mastercard).
Una figlia che tutti i bambini chiameranno amichevolmente Pene: non ha prezzo.

martedì 10 marzo 2009

Il sesso dopo un nano

"Amore, vieni qui...ho una cosa da farti vedere."
"Hmm. Finalmente."
"Ti piace? E' un giubbino taglia 12 mesi, era in saldo!"

"Amore, vieni qui...ho bisogno di te."
"Hmm. Finalmente."
"Senti che mi fai un massaggio? C'ho il collo incriccato. Ecco, si. Un po' piu'a destra."

"Amore, vieni qui...ho tolto il reggiseno."
"Hmm. Finalmente."
"No, ao' aspetta che tocchi? Passami la polpetta che deve mangiare."

"Amore, vieni qui...stanotte ho sognato di fare sesso."
"Hmm. Finalmente."
"...e non hai capito quanto m'ha fatto strano. Cioe': io non ho voglia per niente."

"Amore, vieni qui..."
"No, guarda. Lascio perdere."
"No, dai... vieni qui.... ho cambiato idea. E sono nuda."
"Hmm. Finalmente."
"Mmm'eh."

sabato 7 marzo 2009

Prendi la macchina fotografica!

"Corri, corri!"
"Eccola. Che e' succ..ooooooh! Polpetta! Ma stai seduta da sola!"
"Dai accendila, aprila, scatta! Corri!"
"Eccoecco. Allora Viola: uno, due e... e... TRE!"


giovedì 5 marzo 2009

Ospiti di MCD: VereMamme. "Mamme di tutte le età: unitevi!"


Prendi due mamme, una fra i 20 e i 30 anni, una di dieci anni più grande.
Mettile un giorno a discutere di com'è dura avere un figlio quando sei giovane, ma anche di com'è complicato mantenere gli equilibri quando diventi mamma a più di 35 anni.
Io e Flavia ci siamo conosciute tramite i rispettivi blog, e abbiamo discusso un po' sulle due diverse generazioni di mamme alle quali apparteniamo.
Questa è la riflessione di Flavia sulle giovani neomamme.
Trovate la mia, sulle mamme vecchie che fanno buon brodo, sul suo.
Abbiamo scoperto che siamo molto diverse, ma in fondo anche molto simili.
Che mai, come in questo caso, l'unione fa la forza.
Fateci sapere cosa ne pensate!

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"La cosa migliore è diventare Direttore, prima. A quel punto nessuno potrà dirti niente.”

La mia amica milanese-bene, dalle cui labbra pendevo ad ogni pausa pranzo, da cui dipendevo completamente essendo da sempre allergica all’arte del pettegolezzo, predisse così, involontariamente, il mio futuro di primipara attempata: davanti ad un panino, in una di quelle tipiche giornate grigie che solo Milano può “vantare”. Avevo 28 anni e neanche un fidanzato serio all’orizzonte, avevo una moto che di lì a poco avrei venduto per incompatibilità metereologiche con quella città, lavoravo fino a sera tardi ma mi godevo le feste e i brunch nei week end e pensavo con una certa dose di orgoglio che un marito non sarebbe stato strettamente necessario alla mia auto-realizzazione (mentre notavo che all’avvicinarsi dei trenta le mie amiche single impazzivano e si lanciavano nella “caccia”, e questo non mi piaceva per niente)... ma un figlio, o una figlia? quello sì!, prima o poi l’avrei proprio voluto.

Avevo la stessa età di Wonderland. Un bambino era un desiderio proiettato in un futuro tutto da costruire, ma nel presente era solo, puntualmente, quell’esserino diabolico che prendeva a calci il mio sedile in aereo. Oddiomio che cosa insopportabile. Sempre uno seduto dietro, me ne doveva capitare.

Accolsi la saggia sentenza della mia amica con un sorriso distratto, come di solito accolgo tutte le sagge sentenze degli altri, e anche con un pizzico di ribellione verso il suo ostentato cinismo. Non avrei mai immaginato che un giorno, per insondabili casualità, mi sarei trovata molto (ma molto) d’accordo con lei. Non per mie particolari doti di pianificazione, ma solo perché il mio percorso professionale con l’azienda giusta si trovò a precedere di qualche anno il percorso personale con l’uomo giusto, e così tutti questi misteriosi percorsi giusti mi donarono il primo figlio a 35 anni, tra una promozione ad Atene e quella successiva a Londra, tra valigie e traslochi e residence, e il secondo al rientro in Italia, in un’azienda diversa, nel bel mezzo di un’acquisizione con tutto il suo carico di caos che ho scansato con grande piacere, rientrando poi in circostanze leggermente più tranquille. Mi era andata bene in tutti e due i casi: convinta che tanto a dar retta al lavoro un momento giusto non ci sarebbe stato mai, mi sono concessa il lusso di fregarmene (molte altre non riescono mai a farlo). Fortunata, forse incosciente, mi dico oggi, ora che ascolto tante altre storie diverse dalla mia.

E una di quelle storie, quella che più mi ha colpita, è proprio quella di Wonderland: quel beffardo “ma che davvero?” che mi costringe ad interrogarmi continuamente: cosa avrei fatto se fosse capitato a me, a 28 anni? Sì, l’avrei voluto quel bambino, di questo sono abbastanza certa. Ma poi, come me la sarei cavata? Sarei stata abbastanza forte? E quali altre direzioni avrebbe preso tutto il resto?

Le mamme giovani, 20qualcosa, le immaginavo ragazzine romantiche perse nel sogno di una maternità ideale, inebetite dai pucci-pucci-micio-micio, succubi del mito della abnegazione totale. Ora leggo la quotidianità di Wonder mettendomi nei suoi panni, partecipando al suo sgomento, facendo sempre di più il tifo per lei, identificandomi completamente nei suoi flashback, ricordando i miei baby blues e immaginandoli in lei moltiplicati per dieci. Ammiro quella sua testa sveglia e le auguro di formulare chiaramente e poi realizzare tutti i suoi desideri.

Mi rendo conto che in fondo ho concepito VereMamme proprio per quelle come lei, sempre sul filo, per sostenerle, per esortarle a lottare, e mi chiedo se riesco a comunicare efficacemente con loro o se interesso solo le quarantenni come me (sì..ci siamo quasi ormai), che hanno conosciuto già da un po’ le acque tempestose e i tanti scogli della maternità...

Poi leggo tutti i commenti delle sue lettrici con avidità, per capire gli stati d’animo di una generazione di mamme più giovane di me ormai di dieci anni, che si ritrova da lei e cerca supporto nella sua ironia. Certe volte vorrei urlare alle più timide: non cedete! Lottate per voi stesse! Non fatevi riportare indietro di decenni da un modello di maternità che non avete scelto e costruito voi! Non mollate il vostro lavoro o quello che vi piace fare, non tradite voi stesse, non funziona così, avere un figlio non è questo! Altre volte vorrei rispondere alle ottimiste che dicono “vedrai, passerà tutto, tornerà tutto come prima, andrà tutto bene” che ecco, in effetti no, secondo me non è esattamente così. Non si torna mai indietro quando si diventa mamme, si va solo avanti, e per farlo consapevolmente e felicemente, per diventare persone migliori e non un grumo di rancori inespressi occorre lavorare sempre su noi stesse, darci degli obiettivi, fare dei piani, agire, e non basta stare ad aspettare fiduciose che tutto volga al meglio, mettendo tutto in standby e “pensando solo ai bambini”. Scopriremo altrimenti che il prezzo da pagare è altissimo: dimenticarsi di vivere e poi magari infelicitare anche la vita di qualcun altro.

E’ un pessimo paese questo, e un pessimo momento per le neomamme. Vedo tendenze reazionarie, retrograde, che stanno riportando le donne a casa, stanno distorcendo la loro consapevolezza al punto da far passare come “scelte” fatte per il bene dei figli e della famiglia delle vere e proprie violenze psicologiche. Si tratta di farsi sentire, di non arrendersi alla precarietà, di non cedere ai ricatti morali, di lottare per le cose che si amano, lottare perché quei padri che ancora non vedono tutto questo, quelli che prima ti sembrano così progressisti e poi di fronte a un neonato regrediscono al medioevo, lo capiscano, ed anche tutti gli altri. Lottare per maggiori servizi alle famiglie e rifiutare l’idea ridicola tutta italiana che “siccome sei la mamma” è giusto che sia tutto sulle tue spalle.

Pensavo che tra la mia esperienza allo stesso tempo fortunata e disincantata e quella delle tante giovani mamme come Wonder, che oscillano tra la celestialità e i baratri della depressione, ci fosse un abisso, ma la magia dei blog è che mondi apparentemente distanti possono parlarsi, capirsi, e lavorare insieme. Quindi grazie, Wonder, perché ci sei. Anch’io ci sono, per te e per tutte voi, per porci tutte le nostre domande più scomode, dire tutte le cose che le “mamme per bene” non dovrebbero dire, e anche, perchè no, per prenderci un po' in giro.

Per la cronaca, ultimo viaggio in aereo con Pezzetto: il malcapitato passeggero seduto davanti, all’ennesimo scossone, si gira. Senza dargli il tempo di fiatare gli faccio “ I told him to be quiet. Now, what do you want. I cannot kill him.”

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p.s. SI, per scrivere tutti questi complimenti l'ho pagata profumatamente...

mercoledì 4 marzo 2009

Sei.

Ti sei svegliata alle cinque strillando come uno Pterodattilo, ci hai intrattenuti fino alle 8 con versi degni dei mercati generali, hai avidamente ciucciato per cinque minuti poi di colpo hai smesso e non c'è stato verso di farti ricominciare, hai scartato il regalino del papi che è un abitino estivo taglia 9-12 mesi che vestirebbe anche me, hai vomitato sul mio pigiama, hai tentato di uccidermi con una puzzetta chimica, hai fatto cadere il lemure che sbaciucchia dentro al cestino dei pannolini prendendolo a calci, hai preso a calci anche me, hai voluto che ti cantassi per circa 10 volte la canzone della zanzara mentre facevo colazione, hai intenerito un passante, hai visto la nonna, hai scartato il suo regalino, hai mangiato la pappa, hai fatto casino mentre pranzavo, hai finalmente preso sonno venti minuti fa, ti stai già risvegliando =_=

Ma oggi dai, oggi ti si perdona tutto.

Oggi compi 6 mesi!

Da piccola nana a grande polpetta.
AUGURI!

martedì 3 marzo 2009

Dopo il ruggito del coniglio...

"...e poi, cara Wonder, io preparo il brodo ogni giorno."
"Ogni giorno??? Noo, io ogni due giorni, ma anche ogni quattro... metto nei contenitori e surgelo!"
"Come surgeli? Anche la patata?"
"No, quella se ne sta a spasso in cucina finchè non le faccio un fischio. CERTO, anche la patata!"
"Ma non lo sai che la patata fa i nitriti?"
"No, la mia abbaia."
"Dai Wonder, sii seria per un momento. La patata fa i nitriti: sono pericolosi per i bambini! Non si surgela la patata!"
"Senti, scusa, io visto il periodo di magra.. ecco, non me la sento di parlare di patate surgelate."
"Vabbè. Mi prometti che non surgeli più il brodo?"
"Ci proverò."
"Una patata nuova al giorno."
"Ok. Mi hai convinta: una patata al giorno."
"Ah, ecco. Ora mi spiego tante cose..."
commenta il mio ragazzo, passando.

Non voglio prendere in giro la povera G., che tentava pazientemente di spiegarmi i capisaldi elementari del brodo vegetale.
Ma a me 'sta cosa del nitrito della patata m'ha fatto morire.

domenica 1 marzo 2009

Pink is my favourite colour

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