il blog di una mamma per caso

sabato 29 agosto 2009

Cazzate

Il prossimo che mi dice:
"i figli uniscono la coppia"
torna a casa senza i denti.

venerdì 28 agosto 2009

La prima estate

Cosa mi è rimasto di queste prime vacanze con Viola?

Per prima cosa, un sonno della madonna. L’immagine più rappresentativa è la nonna paterna, che poco ha a che fare con lei nei mesi invernali, la quale si offre spontaneamente – quasi a prenderci per i fondelli “non è possibile che sia come dite voi” – di dormirci una notte. Al mattino ritroviamo la pia donna, tanto abitualmente moderata nei toni e nelle parole, con l’occhio iniettato di sangue e la chioma ribelle. “Ma questa è il demonio! Ripijatevela.” Dichiara, lanciandocela quasi a distanza.

Mi sono rimasti i suoi primi passetti. Che fa solamente se tenuta per entrambe le mani - mia nonna di novantatre anni c’ha più equilibrio. Non avendo mai gattonato le manca il fondamentale passaggio in ginocchio, che poi è quello che ti serve per alzarti in piedi, piegarti a prendere le cose, ritrovare il baricentro. Ma dallo scarrafone al passetto c’è un abisso, e noi abbiamo festeggiato l’evento come se si fosse fatta la maratona di New York.


Mi è rimasta la prospettiva del coniglio: ora che ha due denti sotto e le stanno spuntando i due simmetrici sopra, sembrerà in tutto e per tutto il coniglio pasquale. E poi è rimasta – e rimarrà per mooolto tempo ancora – la straordinaria capacità della polpetta di fare le pernacchie. Il brutto è che quando le fa, noi le andiamo dietro con un entusiasmo idiota. Al pranzo di ferragosto, dieci persone spernacchiavano all’unisono insieme a lei.


Mi sono rimaste le cose sceme che durano un’estate: i braccialetti “di smarties” e le girandole sbrilluccicanti. E poi il canottino di Disney e la ciambella con il volante e le papere.


I suoi vestitini adorabili che, approfittando di viaggi e saldi, amici e parenti ci hanno portato in dono come i Re Magi, e soprattutto le sue primissime scarpine vere (massantocielo, quanto costano le scarpe da bambino?!).


Mi sono rimasti gli aperitivi con lei e Lui. Quei momenti di decompressione tra la spiaggia (Vesti! Svesti! Lava! Prendi! Porta! Bagna! Asciuga! Rilava!) e la notte insonne, in cui brindavamo con Spritz e patatine e chiedevamo culi di pane o tocchetti di parmigiano per lei.


Mi sono rimaste le nostre serate da soli. Lasciarla qualche volta ai nonni e riscoprire quanto sono diverse le nostre parole alla luce di una candela, i nostri sguardi nel buio. A volte la bellezza è ritrovare la forma di una scapola così familiare eppure così persa nelle cose, nella fretta. Che la memoria è sotto le dita, qualsiasi cosa dicano.

Mi rimangono i progetti. Li nutro e li curo con ogni energia, sperando che questa volta il destino non sia così arbitrario tra merito e successo. Covo questa certezza zen nel vedermi temporaneamente superata da chi può permettersi di più: più tempo, più risorse, più conoscenze, più fortuna. La certezza che quando tornerò operativa saranno tutti presto in vista, e altrettanto presto alle spalle. E’ quella strafottenza infantile che ti racconti, che serve da scintilla per riaccendere il motore e insieme l’ottimismo.

lunedì 24 agosto 2009

Steps

giovedì 13 agosto 2009

Say goodbye to the sea



E dopo un hello, ci stava il goodbye.
Dal mare, passiamo alla montagna. Sabbia sale e vento non sono servite a stordire la polpetta, quindi si tenta con passeggiate, alberi, cavalli e altitudine. Anche un po' di grappino non guasterebbe.
Intanto. Paradossalmente queste vacanze mi hanno connesso a lei in modo più profondo. Sarà che essere in due a tenerla dimezza la fatica e quindi permette di vedere meglio le cose belle. O forse saranno stati i sorrisi sdentati delle sette di mattina, quelle dopo una notte insonne, che ti fanno comunque alzare il culo dal letto - il che è un miracolo. Non so.
Non credo di avere internet, su per i monti, ma se capita non mancherò di aggiornare il blog.
Nel frattempo, statemi bene. E, se potete, dormite pure per me.

martedì 11 agosto 2009

Alcune madri

Alcune madri "implodono" il loro mondo intorno al figlio. Diventa un alibi perfetto per non-vivere - o meglio - per smettere di faticare a costruirsi un'identita' che presuppone un superamento dei limiti, una violenza della routine, un perdersi cosciente. Mettere in discussione alcune certezze e altre, dimenticarle.
Alcune madri, se non parlano dei figli non sanno di che parlare. Se non vivono i figli, non sanno di che vivere. Girano in tondo appese ai fili di giostre serene e sughi profumati, felici.
Con alcune madri vorrei riuscire a parlare ma non riesco mai a trovare quella gioia nelle mie parole.
A volte sono sicura che i limiti non siano i loro ma, a questo punto, i miei.
Altre volte, quello che mi tiene lo stomaco in piedi e le dita strette intorno a me stessa, e' affogare ad occhi chiusi nella certezza che vedo ancora tutto quello che c'e' da inseguire.
E sapere che, un giorno,io e lei lo sapremo vedere insieme.

Ci sono tanti modi di essere madri, e forse nessuno e' giusto o sbagliato.

domenica 9 agosto 2009

Undici mesi e non sentirli

Ci sono tre bimbi modello 0.11 sulla spiaggia. Li chiameremo Viola (ma va?) Giulia e Paolo.
Giulia scorazza per gli asciugamani traballando sui piedi cicciotti. La velocita’ con cui muove i passi compensa l’incertezza, il risultato e’ che parte in quarta e si rialza immediatamente dopo le inevitabili culate.
Paolo ancora non cammina ma sta in piedi senza vacillare. Si tira su aggrappandosi a una sdraio, alla mamma, a un giocattolo o alla gamba di qualche vecchia di passaggio e guarda il mondo fiero dai suoi 70 centimetri.
Viola e’ seduta. Il massimo della sua mobilita, per prendere un oggetto lontano, e’ spiaccicarsi sulla pancia finche’ non cade di lato. A quel punto, rotolare e ritrovarsi a pancia sopra. Come nella migliore tradizione degli scarrafoni, agita braccia e gambe per rivoltarsi, ma senza successo. Si incazza come una biscia e piange.
Giulia gioca un po’ con tutto quello che ha sotto mano, dai sassi alle palette.
Paolo e’ specializzato nel togliere dalle mani degli altri bambini qualsiasi oggetto, per poi annoiarsi e passare al successivo.
Viola sta seduta e osserva. Se Giulia la travolge, piange. Se Paolo le toglie un gioco, piange. Se viene leggermente urtata con qualsiasi oggetto, piange. Se vuole prendere un giocattolo lontano, fa lo scarrafone e piange.
Giulia per merenda mangia una banana intera. Paolo divora uno yogurt. Viola assaggia del latte, uno yogurt, della frutta, e sputa tutto. Non per niente, se vista da sola sembra una bimba tondina, in confronto a loro sembra arrivata direttamente dall’africa nera.
E' troppo disarmante il modo in cui si gira disperata, come se le fosse passato sopra un treno, e chiama "MEEEEEME!" tendendo le braccine verso di me (o piu' spesso arpionandomi i polpacci con le unghiette). E' una piccola timida e incerta, come lo ero io, ma so che e' solo questione di tempo.
A Settembre, oltre a Estivill, stiamo valutando anche il nido.
“Qui imparera’ ad essere un po’ autonoma, ad interagire con gli altri bambini, ad avere orari stabiliti, a dormire con tutti gli altri” ha detto la proprietaria qualche tempo fa.
Io vorrei che imparasse a deambulare per imitazione, a smettere di fare la femminuccia frignona, e – possibilmente – a menare come un fabbro i bambini prepotenti. Se le venisse pure un po’ di panza, non guasterebbe.

venerdì 7 agosto 2009

Flower power


Viola indossa: abitino artigianale Barbara Giacobini

martedì 4 agosto 2009

Fate la nanna (si, mi piacerebbe)

Ho ceduto.
Ho comprato “Fate la nanna”, del mefistofelico Estivill.
Il metodo è al limite del nazismo, ma ha il suo perché. Inizia a scuoterti al primo capitolo, con queste testimonianze strappalacrime di madri che hanno recuperato la loro vita perduta dopo essere riuscite a far dormire il pupo. E tu, che ti ritrovi in ogni singola parola, giù a piangere su questo volumetto scemo di cento pagine.
Poi c’è la testimonianza del papà che racconta di come la coppia sia rifiorita dopo la catalessi della pupa. E giù a piangere.
Poi quella dei genitori rinati dopo due anni con un insonne di professione. Ogni parola di sconforto sembra la tua. Nel libro non c’è nessuno che ti dice “ma dai, passerà, i bambini sono così”. Estivill capisce e fomenta la tua visione drammatica delle notti col pargolo senza giudicare nemmeno i tuoi istinti omicidi. Sto gran paraculo.
Ho letto avidamente il libro con la speranza che contenesse qualche massima illuminante a parte la nazi-tecnica del sonno tra le lacrime, ma niente. Anzi, ad essere del tutto onesta, leggere “per un bambino dai 6 mesi in poi dovrebbe essere normale dormire 11/12 ore filate” non è stato proprio un toccasana per il mio già malandato sistema nervoso. Sono corsa da lui indicando la pagina e dicendo: “lo vediii? Siamo due sfigatiiii!” Essere poi appena arrivati in un luogo dove i figli dei suoi amici sembrano dormire come angeli non ha contribuito a mitigare la frustrazione, devo dire.
Se devo scegliere tra il Nopron e Estivill, comunque, al momento do la mia preferenza al nazispagnolo miliardario. Con grande delusione ho scoperto che il metodo non si può iniziare ad applicare mentre sei in giro per ferie, q uindi non vedo quasi l’ora di rientrare dal mare per sperimentare il presunto miracolo.
Nel frattempo, ho delle visioni. Ogni volta che cullo mia figlia, la prendo in braccio, la dondolo col passeggino e le do l’acqua quando si sveglia, vedo il fantasma di Estivill che mi imbruttisce pesantemente.
La polpetta, per aggiornarvi, ormai si sveglia per quelle che mio nonno definirebbe “bazzecole e pinzillacchere”: uno starnuto, un rigiramento di troppo nel lenzuolo, mi sono dimenticata di prendere la pillola fammela prende. Re. Ma anche casualmente ogni venti minuti durante la notte. La differenza tra noi e uno zombie, al mattino e per le ore successive, è ancora da dimostrare.
Scrivo con un residuo sarcasmo che tenevo di scorta per i momenti bui, ma vi giuro che se mi incontraste mi trovereste così incazzata che girereste alla larga.
Sto spremendo le meningi perché devo – DEVO – trovare una soluzione a questo problema. Possibilmente, che non sia ne’ il Norpon ne’ la puericultrice consigliata da un amica: Anna, che ti risolve il problema per 1200 euro a settimana.
Estivill, ci vediamo tra un mese.

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