il blog di una mamma per caso

martedì 29 settembre 2009

Londra, la suina e la stronza

"Com'è andata a Londra?"
"Bede. Bedissimo."
"Lo sapevo che ti prendevi la suina."


Il che è più o meno vero, perchè ho un raffreddore forza nove e le energie fisiche di mia bisnonna. Oggi sono stata dal medico di famiglia, detto négnente per le sue scontate diagnosi a fronte a qualsiasi malessere. Mi ha imbottito di antibiotici e consolata amabilmente: "signorina, se è la suina tanto prima o poi le passa. se l'attacca alla bambina pazienza, se la prenderà pure lei. io quand'ero piccolo mi sono preso l'asiatica!"
Di fronte a cotanta deficienza mi consolo pensando che:
a. sono ipocondriaca, quindi le vere e realistiche possibilità che io abbia qualcosa di serio sono spesso nulle
b. sono partita già raffreddata e comunque non ho febbre
c. se questa roba non mi passa entro un paio di giorni andrò a farmi il tampone per la suina in qualche ospedale, come i monatti seri.


Londra è la solita stronza: è bellissima (ma non quanto crede di essere), se la tira incredibilmente e te le fa scontare tutte.
Londra è tutto e anche il brutto. E' una frase con una pessima rima, e forse ha senso solo per me, che mi sono chiesta molte volte se ci andrei a vivere. E' una città affascinante, individualista e caotica, rituale e sconvolgente.

E' il casino di Camden e lo squallore di certe zone a nordest contro le stradine piene di loft tra Chelsea e South Kensington (dove ho pranzato al sole).

E' spaccarsi un po' lo stomaco perchè, oltre a concludere la giornata con pinte di birra per tradizione autoctona, in tre giorni mangi libanese, argentino, greco e cinese più varie ed eventuali schifezze locali, e la colazione con quei muffin deliziosi, o pancakes, o yogurteria varia con granola. Praticamente, stai sempre a magnà. Andassi a Londra a vivere, credo che il fegato lo lascerei qui per la scienza, tanto cirrosi pe' cirrosi.


E' le contraddizioni palesi: gruppi al pub dopo l'ufficio e gli stessi in metro isolati dalle cuffiette dell'iPod. I tavolini per due degli Starbucks occupati da single e computer. Una quantità imbarazzante di zoccolette in supertiro - coi vestitini a canottiera anche con diciotto gradi - e una quantità evidente di fantastici gay, vestiti fichissimi. Ok: ndo stanno l'omini?
E' le occasioni, gli stimoli. I college con master che stanno avanti, con vetrine scritte a pennarello che inneggiano alle tue mille potenzialità. Gli uffici di acciaio e vetro che si affacciano sul Tower Bridge, lì si che andare a lavorare ti prende bene.
E' l'eccesso. Ubriachi per strada e sopra il party esclusivo sulle terrazze, e fuori città quello underground nel casale diroccato con zombie strafatti di ketamina (questo me l'hanno raccontato però).
E' la mamma con due nannies per una bimbetta di due anni vestita come una signora francese e la ragazza africana che si deve incollare il passeggino su e giu per le scale della metro, o scendere alla stazione sbagliata che ha l'ascensore. (A proposito, hanno tutte il Bugaboo! Ma che è, li regalano???).
E' i prati verdissimi dei parchi, quelli che non somigliano proprio per niente a quelli dove vado io. Quelli dove ti puoi sdraiare e - volendo - rotolare.

E' questi negozi meravigliosi per bambini: Gap Kids, Mamas&Papas, The White Company, Hamleys, senza contare i reparti fornitissimi dei dept store tipo John Lewis.
E' l'atmosfera un po' gotica e un po' intima che si arrampica sull'architettura contrastata delle case, alle cime dei caminetti, alle finestre illuminate dei pub. Quella che trova il suo momento migliore nelle atmosfere natalizie, o nei libri di Harry Potter - per quanto mi riguarda.

E' anche il freddo, quello vero, quello che sferza la città sotto un cielo grigio lattiginoso. Quel tempo che mette di cattivo umore, non abbastanza brutto da starsene a casa, non abbastanza piacevole da godersi l'uscita.
Qualsiasi cosa tu voglia fare, a Londra c'è. Però onestamente preferisco quelle giornate di ottobre caldo, quella luce arancione del pomeriggio, l'odore del mare, i dintorni pieni di colori e di profumo. Quello che c'è qui, insomma.
Sono andata in aeroporto col raffreddore e insieme una grande pace nel cuore: al mio ritorno mi avrebbe attesa Anamaria, la tata prescelta. La chiamo così, giusto per stare più tranquilla.

"Allora Anamaria, ci vediamo domani mattina?"
"Ai segnora! Io le debe dire..."
"Che c'è Anamaria?"
"Io mentra che lei en Londres, io trovvato otro lavoro che paga de più. Aii segnora, me dispiace io no viene!"

Alè. Ci sono rimasta di merda come quando chiami uno con cui sei uscita, uno con cui ovviamente non ti sei promessa nulla ma che in fondo speri che stia lì ad aspettare te, e questo ti dice sereno che sta uscendo con un'altra.
Ecco, che delusione.
Adesso vado, che devo fare due cose fichissime: telefonare a un'ucraina e fare l'areosol.
A presto.

Dimenticavo: here's the shopping. Come potete vedere... quel body c'è.

Left to right: bandierine decorative (TheWhiteCompany), abitino a pois con maniche fuxia (Gap Baby), tshirt "Too Cute" (Gap Baby), piattino (Cath Kidston), minicappotto di lana (Gap Baby),Calzini Antiscivolo (Gap Baby), body (David&Goliath)

giovedì 24 settembre 2009

Blog rivelazione dell'anno!?

Posso solo dire: ma che davvero?
Grazie alle vostre segnalazioni sono in nomination come "blog rivelazione dell'anno" ai Macchianera Awards, i premi della BlogFest.
Adesso, se vi va, vi chiedo un altro piccolo sforzo: votatemiiiiiii!
Sia nella colonna a destra che cliccando qui trovate il link per dare il vostro voto.

Essere buonista solitamente non è il mio ruolo, però è chiaro che il merito di tutto questo è in parte mio e in gran parte vostro. Vi ringrazio di leggermi, di commentare, di rendere vivo questo blog, di condividere con me un'idea di maternità finalmente fuori dagli stereotipi.

Adesso viene il bello: pensate a tutti quei gentili e propositivi webnaviganti che, vedendomi nominata, oggi si faranno un giro sul blog. Che ti beccano? Questo post. Il più inutile, informativo e penosamente autocelebrativo (se notate, ho aggiunto un apposito tag) della mia carriera di blogger.
A mia discolpa vi prego di leggere almeno i precedenti :D
Sono una blogger, non sono una santa.

Alcune noiose precisazioni:
1. Eh si, dovete votare tutte le categorie per rendere valido anche il voto per me. Cheddupalle, ve? I blog non li conoscete (molti sono ignoti anche a me), la lista è lunga e blablabla. Dai, penso che nessuno si offenderà se usate il principio dell'ad minchiam. Fatelo per me, giovane madre disoccupata (et paracula, in vero).

2. Ouch, ho appena scoperto che tra gli altri candidati c'è il blog di un quotidiano, uno di quelli con millemila commenti a post. Uff, così non vale :( Mamme, fatevi sentire! Sguinzagliate parenti e amici se necessario. Reclutate gli amici della sorellina, il circolo di bocce del nonno, i colleghi geek, le mamme del parco... Sostenete la causa! ;D

lunedì 21 settembre 2009

Quel gennaio

Il 10 gennaio 2008 ero a Londra per qualche giorno.
Avrei dovuto essere abbronzata e rilassata - qualche mese prima avevo prenotato 7 giorni alle Mauritius con Lui - e invece ero bianca come un cadavere e avevo più o meno la stessa verve.
L'anno era iniziato in modo sorprendentemente difficile: avevo appena scoperto di aspettare un bambino. Per questo motivo, forse uno dei pochi che rientra di diritto in quelle che chiamano "cause di forza maggiore", Mauritius era stata disdetta all'ultimo momento. Avevo invece mantenuto il weekend a Londra. Per pura illusione, forse. Per cullarmi in una normalità fatta di "va tutto bene".
Avevo appena compiuto 27 anni e appena firmato il terzo e ultimo dei miei contratti a progetto, della sadica durata di tre mesi.
Ero in Uk per raggiungere Lui, nella capitale inglese per lavoro. Sono arrivata un venerdì di pioggia forte. Camminavo intorno a Carnaby con un ombrello minuscolo, senza riuscire ad evitare il fiume d'acqua che in pochi attimi aveva invaso i marciapiedi. Ok: non era pioggia, era temporale.
Sono entrata in un TopShop a comprare un paio di calze da mettere sotto ai jeans perché la temperatura era polare, e gli unici jeans che potevo mettere - vista la pancetta che iniziava a far tirare i bottoni - erano un vecchio paio con gli strappi. Ci entrava dentro tutto il gelo di questo mondo.
Solitamente amo viaggiare, soltanto entrare in un areoporto di mette di ottimo umore - saranno i geni di mia mamma hostess.
Quel giorno invece avrei potuto essere a Londra o in qualsiasi altro posto, non aveva molta importanza. Ho qualche foto scattata col cellulare, le mani infilate per gioco in un'installazione a forma di crepa della Tate Modern. L'espressione assente.
Succede, quando la notizia di aspettare un figlio ti leva la terra dai sotto i piedi e non riesci nemmeno a pensare, figurati a decidere se tenerlo o meno. Io avevo pochi giorni per la scelta. Una settimana al massimo.
Quello stesso pomeriggio ho fatto un giro nel mio posto di Londra preferito, un posto per turisti, un posto che tutti conoscono. Io ne rimasi affascinata a quindici anni, la prima volta che visitai la city. L'architettura, i negozietti, quel gruppo di musicisti che suonava il tango di Scent of a woman - e che lo suona tuttora.
Ho fatto un giro a Covent Garden.
Ho mangiato un panino biologico che sapeva di cartone e poi sono entrata da David&Goliath. Un negozietto scemo di tshirt costosissime e gadget di vario genere. Non sapevo che avesse anche un reparto baby. L'ho trovato in cima alle scale, al secondo piano.
E c'erano questi body, in particolare questo.
E il mio primo istinto è stato "lo compro".
E poi "cazzo compro, che magari nemmeno lo tengo".
Ed è curioso, che io l'abbia comunque rigirato tra le mani per minuti. Ed abbia fatto la scala su e giu verso la cassa, per poi risalire e lasciarlo lì dov'era.
Ed è curioso, che sia un body da femmina.

Venerdì torno a Londra*.
E, non è curioso ma ovvio, io comprerò quel body.

*specifico: per un weekend...non mi trasferisco. non ancora almeno.

venerdì 18 settembre 2009

Olga e le risorse umane

Olga si è affezionata molto a Viola ed è anche una persona capace.
Peccato abbia due figli in italia e altri due lavori che non intende lasciare, cosa che l'ha a malincuore eliminata dalla mia lista di possibili candidate a babysitter.
Nonostante la scelta di non lasciare gli altri lavori sia sua, non riesce a non subire attimi di rosicatio acuta quando qualche ragazza si presenta per un colloquio. I miei colloqui sono ridicoli, non sono assolutamente portata a ciò. Inizio col chiedere se sanno cambiare un pannolino e termino parlando di aneddoti sulla vita locale dei rispettivi paesi.
Le ragazze escono e io sono più confusa di quando sono entrate, anche se credo nelle sensazioni a pelle e ancora di più nelle prove pratiche di qualche giorno.
Olga non è dello stesso avviso: lei le cassa con scientifica freddezza e piglio da Ss.

"Io te deve dire..."
"Dimmi Olga."
"Questa qui troppo giovane. Lei dice di sapere ma con bambini non sa niente, io pensa."

"Scusa se ti dice..."
"Dimmi Olga."
"Questa qui troppo vecchia. Lei non abastanza forza per correre dietro a Viola quando camina."

"Ma tu vuole prendere questa qua?"
"Non so, deve fare una prova."
"Io prima vista che se scacolava."

"Olga, ma scusa perchè non lasci i tuoi lavori e vieni qui?"
"Io non può, una famiglia me sta facendo permesso di sogiorno. Altra me paga benisimo. No conviene."
"E allora perchè mi stai sabotando?"
"No io solo dice quel che pensa."


Qualche giorno fa è arrivata una ragazza peruviana di bell'aspetto, apparentemente dolce e con una discreta esperienza. Mi sembrava perfetta, e anche Viola le è quasi subito andata in braccio senza problemi. Quando ha terminato il colloquio, ho cercato lo sguardo di Olga. Era al limite della pena.
"Che c'ha questa?"
"No io non dice più niente."
"Olga, te lo leggo negli occhi. A me comunque sembra a posto: gentile, dolce, con esperienza..."
"Si si."
"Ma?"
"No niente."
"Olga."
"Lei smalto rosso. Tuti sanno che smalto rosso è de zoccola."
ha concluso scuotendo la testa e sospirando rumorosamente.

mercoledì 16 settembre 2009

Il momento migliore



So sweet.

lunedì 14 settembre 2009

Amore e follia

E' mai possibile che l'amore ti salti addosso con questa forza, così, inaspettatamente un lunedi mattina.
Tanto da doverti far postare qualche frase, anche se ti senti assolutamente scema a farlo.
Patetica.
Così, solo per dire.
Che non l'avevi mai scritto.
Che la ami incredibilmente.

domenica 13 settembre 2009

God save the Saarinen

Lo aveva comprato da pochissimi giorni e, come le sedie e il tavolo, lo chiamava per nome: ti piace il mio Saarinen?
Per lungo tempo ho pensato fosse: a.una presa per il culo, b.un capo indiano che non riuscivo ad identificare, c.un elettrodomestico. Ho dovuto dargli un calcio e sentire 'attenta al Saarinen!' per capire cosa fosse.
Se la tirava estremamente, quando ancora era nel pieno della fase scapolone d'oro, a mostrarmi con un certo compiacimento i suoi pezzi d'arredamento. Se avesse saputo che presto la sua alcova immacolata sarebbe stata intasata da seggiolone a pallini, sdraietta a quadretti e girello fosforescente, forse sarebbe stato meno convinto di farmi salire a casa sua.
Comunque.
Il nostro amico Saarinen è un tavolino da thé - o forse esiste una definizione migliore che io ignoro - in marmo nero con venature bianche. La sua caratteristica, oltre ad essere irragionevolmente costoso per un tavolino, è la sua plumbea pesantezza. Solo Olga, monolite ucraino, riesce a incollarsi cotanto tavolino per pulire il pavimento.
Ci teneva, Lui, al Saarinen. Era un po' il simbolo di quella giovinezza finalmente indipendente, un po' come per me il primo stipendio.
Venerdì scorso, dopo aver festeggiato la Porpi coi nonni e qualche parente, siamo scappati in Toscana per un matrimonio (che è finito con un tutti-in-piscina-vestiti, sposa compresa, come avrete potuto apprendere dal mio twitter).
Questo è il motivo per cui non ho potuto dare a Viola una degna festa di compleanno, con qualche amichetto e un po' di casino.
Bene: ci abbiamo pensato ieri.
Gli amici sono stati i pochi(ssimi) intimi che abbiamo e il tutto era previsto in terrazzo per ovvie ragioni di sopravvivenza del Saarinen.
Chiaramente, ha diluviato.
Gli amici sono arrivati e si sono stipati in salotto, e non che la festa sia riuscita male: anzi. Ci siamo divertiti tutti, famiglie con gemelli, madri single e amiche alcolizzate che si sono corrette la Fanta.
Quello che si è divertito un po' meno è stato il Saarinen.
Dove mettere tutti i giochi? Era lui, il marmoreo e bicolore menhir perfettamente a portata di nano nei suoi trenta centimetri, a prestarsi più di qualsiasi altra superficie. E quindi.
Il povero Saarinen, abituato a sorreggere lussuriosi pesi quali bicchieri di Morellino e Nero D'Avola, tavolette di fondente al 70%, coppette piene di ripieni alla nocciola e candele aromatiche, si è visto costretto all'insostenibile e umiliante Gattino Rotolino, seguito dal Telefono Milleluci, il Magico Volante, Orso l'orso, piramidi di formine, Pinkie la cavallina, il Vaso di Miele di Winnie Pooh e tutti Gli amici del mare.



A un certo punto è stato anche preso d'assalto da due quindicimesenni che, avendo colto il suo punto debole, si divertivano a farne rotolare la base. Lui li fissava buttando giù succo d'ananas come fosse whiskey.
Io lo capisco, il povero Saarinen.
Ma c'è crisi. Bisogna riciclarsi.
Io glie l'avevo detto, a Lui, che avrebbe fatto meglio a comprare un bel Lack.
Anche quello in fondo lo puoi chiamare per nome.

Per voi, qualche immagine dei preparativi.
Se vi fa sentire meglio, i festoni possono essere chiamati per nome anche loro.

Datemi una V.


Ciotola delle patatine e regalini finali per gli ospiti.


La torta... :)

giovedì 10 settembre 2009

Intolleranza al latte?

"Hmmm" ha detto la pediatra guardando la curva di crescita di Viola.
Non mi sono mai piaciuti gli hmm, soprattutto quando è un medico a pronunciarli.
"Siamo fermi" ha concluso "anzi stiamo precipitando".
Nemmeno questa frase mi è piaciuta particolarmente.
In sostanza, Viola non riesce a prendere peso. Siamo quasi sotto al decimo percentile, e partivamo dal settantacinquesimo.
Otto chili e quattrocento grammi.
Per fortuna la pediatra ha avuto la decenza di non chiedermi se le do da mangiare. Viola mangia, certo non ha un appetito entusiasmante, però si fa i suoi cinque pasti più qualche stuzzichino sporadico.
"Potrebbe essere intollerante alle proteine del latte" ha sentenziato la pediatra.
"Ma come? E perchè?"
"Beh, questa curva che inizia a scendere quando hai smesso di allattarla. E il sonno molto disturbato."
"Ma non dovrebbe avere bolle? Dissenteria? Eczemi?"
"Non necessariamente."

Mi iniziava già a prendere male. Viola adora il parmigiano e il latte vaccino, che avevo iniziato a darle da pochi giorni. Le piacciono la mozzarella e la ricotta. Era una bambina di cui potevo quasi vantarmi dicendo 'mangia tutto'. Quasi pensavo di fare un menu unico per la famiglia, uno di questi giorni, e mangiare tutti insieme le stesse cose. A casa e poi successivamente al ristorante, se un giorno capitava di stare fuori. Senza mille paranoie, così, con sportività.

La pediatra mi ha detto di provare un mese senza lattosio - quindi ne' latte ne' alcun derivato, una lista lunghissima devo dire - e di vedere come va.
Inoltre mi ha prescritto questo latte, il Neocate. Ha tentato di prescrivermelo con il ticket, ma ovviamente abbiamo saltato un passaggio a entrambe stranamente sconosciuto, quello della Asl. Senza timbro e certificazione di intolleranza della Asl il Neocate o qualsiasi latte speciale, te lo paghi intero.
Quando la farmacista mi ha detto il prezzo di due confezioni - centonove euro e trenta - a momenti svenivo.
Sono rimasta immobile mentre sentivo esplodere di fatica, stanchezza, senso di ingiustizia e rabbia ogni cellula del mio corpo.
Mi ha chiesto se mi sentivo bene.
Avevo voglia di dirle che no, non mi sentivo un cazzo di bene perchè sono mesi che non dormo e non si trova una soluzione e se non abbiamo altri problemi sembra che ce li fabbrichino su misura.
Mi sono arresa a un latte di riso della Plasmon meno costoso.

Non so più cosa pensare, quindi mi appello anche a voi, che il mio metro di giudizio vacilla per la stanchezza pure lui.
Magari qualcuna di voi ha avuto esperienza con intolleranze. Magari mi riesce solo a fare un incoraggiamento, che io tra un po' crollo.
Mi chiedo quando arriverà anche per me la parte facile, che è un po' come dire la parte bella.

martedì 8 settembre 2009

Risvegli

Due anni fa, la sera era dedicata ad attività piacevoli miste che includevano spesso e volentieri vino, cenetta preparata insieme, giro in centro o dvd, chiacchiere e quelli che mia nonna chiamerebbe atteggiamenti affettuosi di coppia. A mezzanotte crollavo sul letto a pelle di leone e rinvenivo il mattino dopo al suono della sveglia.
Dal momento che l'ufficio non era lontano dalla vecchia casa, mi alzavo alle otto e un quarto - e già mi sembrava indecentemente presto. Mi buttavo sotto la doccia calda indulgendo qualche minuto in più, riuscivo a trovare qualche minuto per spalmare la crema sulle gambe. Sceglievo i vestiti davanti all'armadio aperto permettendomi anche di cambiare idea.
Colazione con il caffè appena fatto da Lui, altri cinque minuti di relax e poi via. Cd preferito in macchina o iPod nelle orecchie. Per andare in ufficio attraversavo delle strade bellissime, lucide di mattina.

Ieri notte ho lavato i piatti, letto le bollette e controllato la posta fino alle undici. Una volta dentro al letto l'unico tipo di attività allettante era leggere un libro, ma non ho trovato la forza di aprirlo. Verso mezzanotte mi sono addormentata. Verso l'una si è svegliata una prima volta, e ho agitato un po' il lettino. Verso le tre l'ho ignorata e per fortuna ha smesso. Verso le cinque si è risvegliata con più convinzione, e l'ho trovata in lacrime con le manine tese stile prendimiprendimi.
Messa nel lettone, lei s'è riaddormentata poco dopo. Io no. Forse i suoi piedi tra le costole non conciliano.
Verso le sette e mezza - due ore e mezza dopo - ho ripreso sonno con una dose massiccia di valeriana. Alle otto mi ha svegliata in quel modo delicato che è aggrapparsi ai capelli, tirare molto forte e nel contempo sganciare un calcio a gambe tese nello stomaco.

Ovviamente adesso è nella fase: box no, seggiolone no, passeggino no, girello no, in braccio si.
Io se poco poco mi siedo mi addormento, infatti sto scrivendo in piedi. Non ha la minima intenzione di fare un pisolino, quindi credo che dovrò semplicemente farmi una pera di caffè e andare avanti così.
Mi sento come se avessi una colata di cemento a presa rapida all'altezza delle sopracciglia. Non so quanto tempo ci vorrà, ma è indubbio che a una certa - qualsiasi cosa io stia facendo - mi si chiuderanno gli occhi di botto e mi ritroveranno lì, beatamente addormentata, magari abbracciata al pelacarote e la bambina che, in girello, è arrivata al quartiere a fianco.

venerdì 4 settembre 2009

Uno

Solo per dire: tanti auguri, Polpetta.

Questi sono quei momenti in cui bisognerebbe radunare le idee, togliere i paletti al sentimentalismo e scrivere un accorato e commovente resoconto del primo anno di vita della Polpetta. Solo che non ci riesco, così, comandata da un calendario.
Prima o poi arriverà il giorno di quel post. Fino ad allora la sfida è trovare tutto quell'amore espresso anche in poche righe. In una risata o in una riflessione.
Per me la dimostrazione più grande è essere arrivata qui.
Passando per ostacoli che credevo insormontabili. Sacrificando cose che credevo essenziali. Cambiando alcune cose, tenendomi stretta altre.
Quando sono rimasta incinta credevo di essere l'ultima persona al mondo adatta ad avere un bambino.
Oggi, wow, sono mamma di una bambina di un anno! Un anno!
E lei è meravigliosa.

4 settembre 2008


4 settembre 2009


Grazie di essere stati con noi fin ora.

giovedì 3 settembre 2009

Come passa il tempo (signora mia)

Io mi ricordo di questo giorno.
Di questo.
E anche di questo qui.
Sono questi i momenti in cui avere un blog mi da più soddisfazioni.
Leggere e rileggere, e poter poi condividere con lei quando sarà più grande, le parole che scrivevo tre giorni prima che nascesse.
O la notte prima, a poche ore dal parto.

Domani Viola compie un anno.
Non è pazzesco?
Voglio dire, è stato durissimo e lo è tuttora ma da dove è passato quest'anno lungo tuttointero? Sotto la porta? Dalle finestre? No perchè da qualche parte dev'essere entrato e passato, e io non l'ho visto.
Ero distratta. Magari stavo cambiando un pannolino. O riaddormentandola dopo il mm'eh. O tentando il suicidio col gas dopo la novantatreesima notte insonne, chi lo sa.
Fatto sta che domani un cerchio si chiude, quello del suo primo anno di vita.
E siamo sopravvissuti, questo è già qualcosa.
E siamo insieme, siamo una famiglia, e questo nella mia mente di quindicenne disillusa sarebbe stato qualcosa di idilliaco e in un certo senso lo è', magari appannato dalla stanchezza.
E domani festeggiamo un anno da quel giorno.
Quello in cui mi hanno aperta come una cozza e hanno tirato fuori quei cinquanta centimetri di altra-vita. A volte ancora non ci credo, che l'ho fatta io. E dirlo fa Pippobbaudo.

Questa è solo un'anticipazione. Domani potrei scrivere il post più melenso della mia carriera. O postare una foto. Oppure non scrivere che poche righe: i bilanci non mi vengono bene e le riflessioni serie non hanno bisogno di appuntamenti ma di ispirazione.
A domani, quindi.
E non fateci auguri prima della mezzanotte.. che la polpetta è superstiziosa.

martedì 1 settembre 2009

Sos Tata

Stanotte non abbiamo toccato il fondo: lo abbiamo ravanato dopo averlo egregiamente raggiunto in poche bracciate.
Quindi anche basta.
L'autocommiserazione non va più di moda, lo sticazzi è così 2008 ed è presto per l'autocelebrazione. Quindi: passiamo all'azione.

Qualche giorno fa s'è deciso di trovare un aiuto per le mie stanche braccia e le mie palle girandoline: una babysitter a ore.
La ricerca della fantastica TataPoppins che entusiasmerà la polpetta con balli, musica e giochi (?) - e che vista la mia condizione precaria verrà pagata con quello che avrei speso per la palestra, il parrucchiere e lo shopping invernale - è iniziata ieri.

La prima, mandata da una cara badante ucraina, si chiamava Elsa ed è venuta conciata come Hannah Montana.
"Quanti anni hai, Elsa?"
"Diciannove."
"Sei un po' giovane..."
"Ah ma io tanta esperienza con bambini! Io in casa ha otto fratelli!"
"Otto? Dev'essere stato faticoso!"
"Eh si, bambini grande rottura di palle. Ops, forse non doveva dire..."

La seconda, Evelyn, era filippina.
"C'è qualcosa che vuoi chiedermi?"
"E' lavoro con orario fisso mensile? Tu paga contributi? Ferie pagate? Tu iscrivere Inps? Tu paga se io un giorno andare via prima?"
"Cosa stai cercando di dirmi?"
"Io lavora bene se tu paga bene."
"Fuori!"

La terza si chiama Teresa ed era italiana.
"Io adoro i bambini, sono stata insegnante di asilo nido, so tutto di puericultura e volendo faccio anche le notti."
"Ah che bello Teresa, e quanto vuoi?"
"La tariffa giornaliera è di dodici euro l'ora, notturna sono diciotto."
"Ti faccio un bonifico direttamente sul conto alle Cayman, Teresa?"

La quarta si chiamava Enzo.
"Ciao so Enzo."
"E che vuoi?"
"So'r fidanzato de Martina, la ragazza peffà bebisitte."
"E perchè non mi ha chiamato lei?"
"Perchè le questioni de lavoro je le curo io. Pure le questioni de sordi."
"Ah. Graazie, gentilissimo ma ho già trovato."

La ricerca continua. Oggi pomeriggio viengono in visita Mimma, amica di Olga, e Dolores, dall'ecuador.
Sembra impossibile trovare una persona amante dei bambini, non esosa, competente e senza parenti nella mafia locale.
Ma [ottimismo mode: on] noi ci riusciremo!

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