
"Bede. Bedissimo."
"Lo sapevo che ti prendevi la suina."
Il che è più o meno vero, perchè ho un raffreddore forza nove e le energie fisiche di mia bisnonna. Oggi sono stata dal medico di famiglia, detto négnente per le sue scontate diagnosi a fronte a qualsiasi malessere. Mi ha imbottito di antibiotici e consolata amabilmente: "signorina, se è la suina tanto prima o poi le passa. se l'attacca alla bambina pazienza, se la prenderà pure lei. io quand'ero piccolo mi sono preso l'asiatica!"
Di fronte a cotanta deficienza mi consolo pensando che:
a. sono ipocondriaca, quindi le vere e realistiche possibilità che io abbia qualcosa di serio sono spesso nulle
b. sono partita già raffreddata e comunque non ho febbre
c. se questa roba non mi passa entro un paio di giorni andrò a farmi il tampone per la suina in qualche ospedale, come i monatti seri.

Londra è la solita stronza: è bellissima (ma non quanto crede di essere), se la tira incredibilmente e te le fa scontare tutte.
Londra è tutto e anche il brutto. E' una frase con una pessima rima, e forse ha senso solo per me, che mi sono chiesta molte volte se ci andrei a vivere. E' una città affascinante, individualista e caotica, rituale e sconvolgente.
E' il casino di Camden e lo squallore di certe zone a nordest contro le stradine piene di loft tra Chelsea e South Kensington (dove ho pranzato al sole).

E' spaccarsi un po' lo stomaco perchè, oltre a concludere la giornata con pinte di birra per tradizione autoctona, in tre giorni mangi libanese, argentino, greco e cinese più varie ed eventuali schifezze locali, e la colazione con quei muffin deliziosi, o pancakes, o yogurteria varia con granola. Praticamente, stai sempre a magnà. Andassi a Londra a vivere, credo che il fegato lo lascerei qui per la scienza, tanto cirrosi pe' cirrosi.


E' le contraddizioni palesi: gruppi al pub dopo l'ufficio e gli stessi in metro isolati dalle cuffiette dell'iPod. I tavolini per due degli Starbucks occupati da single e computer. Una quantità imbarazzante di zoccolette in supertiro - coi vestitini a canottiera anche con diciotto gradi - e una quantità evidente di fantastici gay, vestiti fichissimi. Ok: ndo stanno l'omini?
E' le occasioni, gli stimoli. I college con master che stanno avanti, con vetrine scritte a pennarello che inneggiano alle tue mille potenzialità. Gli uffici di acciaio e vetro che si affacciano sul Tower Bridge, lì si che andare a lavorare ti prende bene.
E' l'eccesso. Ubriachi per strada e sopra il party esclusivo sulle terrazze, e fuori città quello underground nel casale diroccato con zombie strafatti di ketamina (questo me l'hanno raccontato però).
E' la mamma con due nannies per una bimbetta di due anni vestita come una signora francese e la ragazza africana che si deve incollare il passeggino su e giu per le scale della metro, o scendere alla stazione sbagliata che ha l'ascensore. (A proposito, hanno tutte il Bugaboo! Ma che è, li regalano???).
E' i prati verdissimi dei parchi, quelli che non somigliano proprio per niente a quelli dove vado io. Quelli dove ti puoi sdraiare e - volendo - rotolare.

E' questi negozi meravigliosi per bambini: Gap Kids, Mamas&Papas, The White Company, Hamleys, senza contare i reparti fornitissimi dei dept store tipo John Lewis.
E' l'atmosfera un po' gotica e un po' intima che si arrampica sull'architettura contrastata delle case, alle cime dei caminetti, alle finestre illuminate dei pub. Quella che trova il suo momento migliore nelle atmosfere natalizie, o nei libri di Harry Potter - per quanto mi riguarda.

E' anche il freddo, quello vero, quello che sferza la città sotto un cielo grigio lattiginoso. Quel tempo che mette di cattivo umore, non abbastanza brutto da starsene a casa, non abbastanza piacevole da godersi l'uscita.
Qualsiasi cosa tu voglia fare, a Londra c'è. Però onestamente preferisco quelle giornate di ottobre caldo, quella luce arancione del pomeriggio, l'odore del mare, i dintorni pieni di colori e di profumo. Quello che c'è qui, insomma.
Sono andata in aeroporto col raffreddore e insieme una grande pace nel cuore: al mio ritorno mi avrebbe attesa Anamaria, la tata prescelta. La chiamo così, giusto per stare più tranquilla.
"Allora Anamaria, ci vediamo domani mattina?"
"Ai segnora! Io le debe dire..."
"Che c'è Anamaria?"
"Io mentra che lei en Londres, io trovvato otro lavoro che paga de più. Aii segnora, me dispiace io no viene!"
Alè. Ci sono rimasta di merda come quando chiami uno con cui sei uscita, uno con cui ovviamente non ti sei promessa nulla ma che in fondo speri che stia lì ad aspettare te, e questo ti dice sereno che sta uscendo con un'altra.
Ecco, che delusione.
Adesso vado, che devo fare due cose fichissime: telefonare a un'ucraina e fare l'areosol.
A presto.
Dimenticavo: here's the shopping. Come potete vedere... quel body c'è.

Left to right: bandierine decorative (TheWhiteCompany), abitino a pois con maniche fuxia (Gap Baby), tshirt "Too Cute" (Gap Baby), piattino (Cath Kidston), minicappotto di lana (Gap Baby),Calzini Antiscivolo (Gap Baby), body (David&Goliath)


























