il blog di una mamma per caso

lunedì 30 novembre 2009

29

Cosa dovrei scrivere, esattamente.
Cos'ho imparato e poi disimparato, e tutte le persone che mi hanno insegnato varie cose in vari modi, quelle che ci sono ancora e quelle che si sono perse per strada, e quello che invece ho perso io. O deliberatamente lasciato indietro con un respiro al passo successivo. Le paure che si contorcono ancora nello stomaco e le consapevolezze che arrivano soltanto dopo e fanno quasi ridere. Com'era prima, con i palloncini e le canzoni e i pacchetti, e com'è adesso con i fiori e un po' di solitudine che si posa sulle pareti dello stomaco come un cane alle gambe del padrone. Che mi appartiene. Si rischia di cadere nello psicologico, quando si compiono gli anni e sei una come me.

Ho percorso i miei primi dieci anni con una leggerezza invidiabile, i successivi dieci con le catene ai piedi, gli ultimi dieci correndo sopra alle cose.
I trenta non sono arrivati e sono una scommessa, per quanto non si possa puntare sulla vita. Sono 29 e mi sento più ricca ma per certi versi meno completa - "Mi aspettavo qualcosa in più da te" - il perfezionismo è stato il primo a farmi gli auguri. Ho delle carte in mano che non ho ancora tirato, i giocatori sono molti e la mano è così lunga. E' noiosa ed elettrizzante al tempo stesso. Scambio spesso l'esistenza con la noia, è un vizio di forma.
E scopro paure che non mi appartengono e chissà come riescono a dominarmi, ma anche momenti di una delicatezza assoluta, di quelli che a guardarli si incrinano e vorresti fotografarli con una macchina speciale. Che ne riporti per sempre gli odori e i rumori, e il tuo esatto respiro in quell'istante, o il modo in cui muovevi i piedi.
E in fondo ci si sente fortunati ad avere, a quest'età strana che non sono più venti e non ancora trenta, ben due cose da proteggere. Tre, se conti te stessa - contro te stessa, ma a quello ci pensa l'abitudine alla sopravvivenza.
Più di ogni altra cosa, voglio imparare a continuare la storia come un gioco.
Che mentre aspetto di tirare le carte, sotto al tavolo sto giocando a qualcos'altro e la testa canta una canzone.

sabato 28 novembre 2009

MCD Christmas Shopping Guide and... surpirse!

L'unica volta che ho preso a botte qualcuno era sotto Natale, e lo spirito buonista della festa mi aveva chiaramente ignorata. Immaginatevi la scena: è il 24 mattina e, come tutti gli anni, manca ancora il regalo per mio padre. Non è una cosa strana se ci penso, perché lui oltre il suo kit di sopravvivenza base (camicie, scarpe, accessori da calcetto, pigiami) non necessita di ulteriore assistenza.
Qualche Natale fa ho litigato pesantemente con una signora per l'ultimo set da giardinaggio rimasto in negozio. Visto che la tizia in questione era particolarmente convinta di aver ragione e anche piuttosto fumantina, l'ho provocata fino a farmi spintonare, sono caduta su un allestimento e il commesso ha chiamato la security. Risultato: ci hanno mandate a casa senza il set da giardinaggio e, per disperazione, ho regalato a papà una rana di pelouche. Giustificazione: ah, ti somigliava tanto.

Vista la crisi, per cui se dobbiamo spendere tanto vale non regalare quella roba che la scartano e sembra abbiano visto un topo morto, mi sembrava carino scambiarci dritte e consigli sui regali da fare.
Nel dettaglio, vorrei iniziare con post settimanali fino alla vigilia segnalando siti che mi piacciono, dove acquistare tranquillamente online alla faccia delle vecchie spintonatrici, o prodotti che mi hanno colpita.
Il target dei mie regali sono: VIOLA, LUI, PARENTI e certo, ovviamente.... IO IO IO! Se nei commenti indicate anche voi qualche regalo che avete adocchiato per Natale ne verrebbe fuori una gift guide fantastica...
Inizio io :D

Io le amo, le lettere in legno che ho comprato per la stanza di Viola. Qui le fanno non solo da appendere, ma anche free-standing, che secondo me sono bellissime e che ho in mente di regalare a mia sorella (che non legge il blog).
Declinazione ancora più figa e originale, ma ahimè costosa, è questa. Che altro non sono che le vecchie lettere delle insegne dei negozi. Fosse per me gli dedicherei una parete. Non ho un loft, che sarebbe la morte loro, però le adoro.

Questo è un marchettone, ve lo dico, ma mi è sembrata una cosa - come direbbe mio fratello - speciale, è per questo che ho deciso di regalarla a lui e segnalarla a voi. Si tratta di un numero di Topolino personalizzabile: scegli le storie che ti piacciono, con protagonisti i personaggi che preferisci, e "customizzi" copertina e dedica. Praticamente, un numero unico. Per uno che, come lui, ha sempre saltato le storie del topo per leggere solo quelle di Paperino, fargliene uno dove il roditore appare giusto in copertina mi sembra il massimo.

Questo negozio io lo comprerei tutto. In tutte le varianti di colore. Per il momento ho preso un poster (rosso) e l'ultima tshirt blu. Oltre ad avere una veste grafica troppo figa, lo trovo un ottimo consiglio.

Per Viola sto cercando un "cavalcabile", e sono fortemente indecisa tra questo e questo. Il primo sembra molto safe, il secondo - già segnalato da MdP - fa chic e non impegna. Ovviamente, potrei anche in extremis optare per il ronzino molleggiato che vedo in tv, ma non mi convince troppo. Avete esperienze al riguardo?

Questa era una piccola anticipazione. Se volete segnalare qualche idea regalo particolare lasciate un commento o mandatemi una mail, magari la inserisco nel prossimo Christmas post.

Inoltre..
*Surprise Surprise*
Stay tuned!
Prossimamente vi aspettano non uno, ma ben due giveaway.
Per chi legge questo blog, uno dei premi potrebbe essere un vero must... :)
(siii, siiiii! è quello che pensateeee!)

giovedì 26 novembre 2009

Poi dici che non glie la dai

Ok, e quindi eccomi qui, alle nove e tre quarti di un giovedì della minchia qualsiasi col bicchiere di vino rosso. Da sola, come in quei filmacci anni ottanta dove ancora lei si alcolizzava in solitudine, non si metteva a chattare su Feisbuc.
Ovviamente, Lui ha qualcos'altro da fare, e ci sta pure.
Oggi sono a Milano per lavoro, torno tardi.
Eokkei.
Stasera ho quell'aperitivo di lavoro che ti ho detto, torno tardi.
Evabbè.
Non ti ho detto che stasera ho quella cena di lavoro?
Eccheccazz.
La prossima settimana da lunedì a mercoldì sono a Londra, giovedì a Napoli e venerdì a Trento.
Elimortà.

No, perchè è QUI che io sento questa disparità di trattamento madre-padre, che poi giustifica tutti quei "vuoi più bene alla mamma o al papà?" idioti che ti vengono chiesti nel corso della vita. Quasi tutti vogliamo più bene alla mamma, su, diciamolo. Che il papà - bello papone, papino, ponzo (da paponzo) nel mio caso - è tanto caro e porta sempre un sacco di regali, ma chi chiami quando hai mal di pancia? Eh, la mamma, che il papà mica può scendere da Trento a fare un massaggino. Chi ti prende a suppostate nel sedere quando hai la febbre? No, avete mai visto un padre fare una cosa simile? Nemmeno io. Chi ti si incolla in braccio per due ore di fila giocandosi la balera a settant'anni per gravi scoliosi quando non ti va di stare giù? Eh, mica quello con la cravatta. Solitamente, quella con le scarpe basse.
Le scarpe basse, porcatroia, ecco: parliamone.
Oggi sono andata a comprare degli stivali, che all'inizio volevo quelli zoccolissimi che vanno adesso, a mezza coscia. Duecentodieci euro, anche no, grazie, mi fa vedere quelli lì, quelli neri col risvolto e il tacco dodici? Cazzo quanto sono scomodi, non mi ricordavo che un tacco dodici...si, no, non me lo dica, sono due anni che il tacco dodici è bandito. Prima la panza, poi il passeggino, poi la stanchezza. Non cho manco trent'anni eh, se lo segni, magari mi manda i servizi sociali a casa che è grave. Però mi faccia provare anche quelli lì in alto, quelli da fighetta. E quelli lassù da segretaria con le voglie. Si, quelli col risvolto. Eh, vabbè, si, anche quelli bassissimi in vetrina.
Indovinate quali ho comprato?
Tadàààn: quelli da zoccolaccia.
Non è vero.
Quelli bassi.
Che piata a male - scusate, quando sono stressata il romano che è in me prende il sopravvento, bella pe tutti.
E niente, era un esempio di quanto è cambiata la vita a me e quanto a lui.
Io avevo un lavoro mezzo figo, un sacco di amiche, una vita sociale graziosa, una serie di must tipo l'uscita il weekend e l'aperitivo della domenica, interessi che spaziavano dalla fotografia al cinema al disegno alla danza al carciofo indiano alla zuppa di pinna di pescecane, e all'improvviso mi ritrovo agli arresti domiciliari prima e a una responsabilità poi, che lui si sogna. Che io se latito per due settimane ci pensano in quattro a farmi il culo a quadretti: la Porpi, lui, mia madre e sua madre. Almeno eh.
E invece, eccolo lì. Lui che prima aveva il suo lavoro, un po' di amici, una vita sociale graziosa e una serie di must come la mezz'ora in bagno a fingere bisogni per leggere la Gazzetta in pace - che è ancora lì: col suo lavoro, un po' (meno, ma non troppo) di amici, una vita sociale graziosa e porca miseria oh, uscisse dal bagno prima della mezz'ora.


Per la cronaca: ora sono le dieci, e di lui ancora nessuna traccia.
Secondo bicchiere di rosso.

lunedì 23 novembre 2009

Dancing queen



Qui immortalata la Porpi in uno dei rari momenti di quiete, sul nuovissimo tappeto natalizio Ikea che tuttavia allieterà la sua stanzetta in qualsiasi stagione.
La nuova mania di Viola è il ballo. Stanca di vederla sculettare sulle note di qualche jingle pubblicitario idiota, le ho fatto un cd con le musiche dei cartoni, quelle che ascoltavo io da piccola, più qualche roba recente.
Il risultato è:
"Zero to hero" della colonna sonora di Hercules batte "Il ballo del qua-qua" dieci a zero.
Facchinetti mi scusi, ma "La canzone del capitano" è al quarto posto dopo "Mickey Mouse Clubhouse".
"Pensa pensa pensa" è il ritornello di un cartone di Winnie the Pooh. Dura circa dieci secondi e Viola ha imparato a schiacciare il tasto (rewind) per sentirla a raffica. Dev'essere un nuovo lavaggio del cervello inventato da Disney.
"Il caffè della peppina", risentendola, sembra una canzone anteguerra. In generale, ora che ci penso, lo Zecchino d'Oro di per sè non riscuote grande successo.
La colonna sonora del film a cartoni Robin Hood, che a un primo ascolto è di una noia mortale, rivela profondità stilistiche inaspettate.
"Bella. Ma che è, De Andrè?" ha detto Lui entrando nella stanza polpetta.
"No. Urca urca tirulero" ho risposto io, ridendoci per la mezz'ora successiva.

Volevo immortalare la Polpetta mentre sculettava basculando come le ballerine di hula da cruscotto, ma appena ha visto la mia digitale ha pensato bene di staccare il coperchio, sedersi e provare a distruggerlo in 101 rapidi modi.
Questa era la foto migliore della giornata, per capirci.

Domandone: qual è la canzone preferita dai vostri nani? Vorrei fare un altro cd, possibilmente che non sia una palla, divertente e ballabile. Qualche idea?

(visto che questo in fondo è un weekly style: tshirt Prenatal, pantaloncini e calze ZaraBaby)

venerdì 20 novembre 2009

Del diritto di lasciare i pupi a casa

Ieri era il compleanno di mia madre e aveva organizzato una piccola cena a casa.
Abbiamo fatto mangiare Viola intorno alle 8 sperando che cascasse dal sonno prima che uscissimo.
Di solito, visti i suoi problemi di sonno, sono contraria a portarla fuori la sera. Cerco di farlo solo se strettamente necessario, perché in realtà è soltanto uno stress. Per lei in primis, perchè se vede persone nuove o luoghi nuovi la sera si eccita, si incuriosisce e non riesce a dormire, e più non dorme più si sovraccarica e si innervosisce.
Per noi, perchè quand'è così starle dietro è una fatica immane. Se siamo al ristorante vuole camminare per i tavoli, se siamo in una casa vuole esplorarla, se ha troppa gente intorno inizia a infastidirsi, e noi dietro. Ogni volta che abbiamo portato Viola fuori la sera abbiamo trascorso la cena digiuni, a farci trascinare da lei che non voleva stare ne' seduta ne' in passeggino ne' chiaramente da sola. Cacchio glie ne frega a una bambina di 14 mesi di una conversazione tra amici? Che le importa di una cena fuori? Come può interessarla stare in mezzo a dieci adulti che ridono e parlano e sforchettano nei piatti con quel classico insopportabile brusio, mentre lei vorrebbe solo la tranquillità necessaria per dormire?
Ogni volta amici e parenti si lamentano con me.
"Facciamo una cena per lo zio Gino/l'amica D., porti la piccola vero?"
"Beh, anche no."
"MA COOOME! NOI LA VOGLIAMO VEDERE!"
E allora fate un pranzo. Ma che volete da me. Ma che volete da lei, soprattutto. Non è il nano da compagnia, per quanto possa sembrarlo (porella).
E' una bambina che ha dei ritmi che vanno rispettati.
E io li rispetto per far piacere a lei, ma anche per mio intoccabile e supremo egoismo.
Che io, quando esco la sera, voglio staccare.
Voglio mangiare quello che ho nel piatto senza ritrovarlo di gomma perchè sono stata tutto il tempo in piedi dietro a lei.
Voglio conversare coi miei amici o parenti senza urla e pianti di insofferenza in sottofondo.
Voglio poter vedere le undici sull'orologio senza il terrore di pensare: oddio, ancora non dorme, ora si stranisce e non dorme più tutta la notte (già successo).
Voglio parlare di altro che non sia comecresce, chemangia e soprattutto quantodorme.

Non giudico quelli che trascinano i figli al ristorante fino all'una, io parlo della mia personalissima esperienza con una bambina sensibile, che si storce se all'ora di andare a letto, invece della tranquillità della sua casetta trova il casino e mille persone diverse. Forse se avessi un nano-dormens che dove lo metti sta e che non fa una piega se intorno a lui ci sono due orsacchiotti o venti adulti con una ciucca canterina di quelle storiche, la penserei diversamente.
Ma per ora rispetto lei, e rispetto il mio diritto a staccare la spina.

Certo poi succede, come ieri, che in un impeto di coraggio decido di lasciarla a Mariela, giusto perchè già dorme e solitamente ha i primi risvegli intorno alla mezzanotte. Giusto perchè casa di mia madre è a cinque minuti da qui. Giusto perchè le ho lasciato cinque numeri di telefono nel caso ci fossero problemi.
Torno a casa alle dieci (alle die-ci. dopo essere uscita alle 8.30) e me la ritrovo sveglia, in braccio a Mariela, con due occhi come una rana che si fa di crack.
"Mariela, che è successo?"
"EEse ha sveliado."
"Ma ha pianto tanto!"
"No poco."
"E da quanto è sveglia?"
"Diez minudos."
"Da dieci minuti?"
"No. Diez minudos dopo che te ha andado."
"E perchè non mi hai chiamato?"
"E."
"E?"
"Avavene." (ah, va bene. in effetti avrei dovuto.)

Ci ho messo un ora a controllare che mia figlia fosse ok e a rimetterla a letto. Poi si è svegliata alle 5 e non ha più dormito fino alle 8.

Sono ancora dell'idea di lasciare i pupi a casa.
Ma non a Mariela.

giovedì 19 novembre 2009

Che oggi mi sento un po' PI-AR

Un post che è un pout-pourri di roba, ma come si fa a dire tutto se non con quel metodo aziendalissimo che sono i bullet point?
Ora che ci penso, su blogspot non li so fà, quindi accontentatevi degli scialbi trattini:

- ogni tanto, quando mi sento particolarmente in vena o quando - come in questo caso - una storia mi fa pensare a mia figlia e a quanto si dia per scontato quel minimo sindacale di serenità che molti non hanno, dedico un post del mio blog alla solidarietà. C'è stato Nikolaj, la cui storia si è fortunatamente risolta per il meglio, e oggi c'è la piccola Giorgia, di 15 mesi. Ho scoperto questa storia su Facebook e mi ha stretto il cuore, soprattutto perchè lei è una bambina bellissima e più o meno della stessa età della Porpi. In realtà è una raccolta fondi un po' scalcagnata, niente sito, niente banner, solo la pagina su FB. Ho quindi creato un banner per lei e se volete metterlo anche voi sul vostro blog linkandolo a FB siete chiaramente i benvenuti.
E questa era la solidarietà.

- Monica D'Ascenzo, che è' una giornalista, una mamma, una blogger e che ho avuto il piacere di conoscere al MaM, il 24 novembre alle 16.30 presenta il suo libro a Roma alla Camera dei Deputati, e mi sembrava interessante segnalarlo. Il titolo è Donne sull'orlo di una crisi economica, parla di donne in bilico tra lavoro e organizzazione familiare e personale, con consigli per gestirla al meglio. Sembra molto interessante.
Tra l'altro, visto che io sono vipps e ve posso mettere in lista, se volete venire scrivetemi una mail e ci vediamo li. Ora che ci penso, potevo fare questo anche per le altre interessanti presentazioni di Paola e Sigrid, ma ovviamente ci ho pensato solo adesso. Sono un peeeeeessimo (peeeeeeeeessimo -> belate mentre lo dite) ufficio stampa.
E questo era il libro.

- io Sabato sono qui. Sempre per la storia del volemosebbene-incontriamoci-famoconosceipupi, se qualcuna fa un salto (ha-ha) me lo faccia sapere.
E questi erano i cazzi miei.

martedì 17 novembre 2009

Era ora!

Quando ero incinta di nove mesi il massimo del preparativo per la nana è stato la valigia rosa in pelle umana. Vi ricordo che non solo non potevo tornare a casa (quarto piano senza ascensore) per problemi di contrazioni, ma anche volendo non avrei avuto la cameretta da preparare perché, semplicemente, non c'era la stanza.
Durante i suoi primi mesi di vita Viola ha dormito con la culla incassata tra il nostro letto e il muro, in una posizione fantastica sotto la finestra e a dieci centimetri dal termosifone, roba che se veniva in casa un pediatra mi arrestava.
Abbiamo cambiato casa a Maggio e fino a più o meno una settimana fa Viola ha usufruito della sua quasi-stanza soltanto per dormire, dal momento che non avendo i mobili la usavamo come appoggiatutto degli oggetti non ancora sistemati dopo il trasloco (si, sono passati sei mesi, vabbè...).
Quando mister Ikea ha finalmente fatto la grazia di consegnarci i tre metri d'armadio e la piccola libreria richiesta, la stanza di Viola ha iniziato ad avere un aspetto umano.
Abbiamo aggiunto un tappeto (sempre Ikea, collezione natalizia), un tavolino con sedia (Mammut di Ikea, ovviamente), un tavolino adibito a fasciatoio (di che marca era? Ah... Ikea) una cassapanca in vimini rosa (Zara Home) e - finalmente - tutti quegli inutili ammennicoli che avevo accumulato in quattordici mesi. Giocattoli, libri ma anche le bandierine inglesi, un carillon, un paio di quadri, un veliero balinese e le lettere del suo nome in legno colorato.

Adesso la stanza di Viola è il mio posto preferito della casa. C'è qualcosa di più rilassante che sdraiarsi sul tappeto rosso mentre lei barcolla per tutta la stanza tirando giù oggetti dagli scaffali della libreria e sculettando al ritmo di "it's the Mikey Mouse Clubhouse"?
D'ora in poi, quando dico di avere una giornata nera, è lì che mi dovete cercare.

giovedì 12 novembre 2009

Io vedo troppo X-Factor


Quando Lui è tornato a casa con un pupazzo di Ponyo, ho notato subito l'incredibile somiglianza con la nuova musa degli incazzati di tutto il mondo: Mara Maionchi.
Dal momento che il suddetto pupazzo è una marionetta, pochi attimi e la facevo muovere e parlare per distrarre la Polpetta durante la pappa, con tonalità anniottanta (di età, chiaramente):
"Brava, hai mangiato bene, mi sei piaciuta."

Ora, l'effetto collaterale di ciò è che mia figlia alla parola "maramaionchi" corre a prendere il pupazzo.


Mia figlia AMA maramaionchi, ci gioca, se la spupazza, la trascina per casa. E ormai il suo nome è quello, inevitabilmente.
Vorrei che la povera donna televisiva sentisse le telefonate tra me e mia madre:
"Ti prendi Viola oggi pomeriggio?"
"Si ma solo se mi dai anche maramaionchi."
"Dov'è maramaionchiiii?" urla Lui mentre Viola fa i capricci per mettersi il pigiama.
"Attento, hai pestato maramaionchi."
"Maramaionchi s'è sporcata di nuovo di omogeneizzato al coniglio porcatroia."
"Oddio! Ho lasciato maramaionchi in macchina da ieri sera."
"Ma che sta roba? Eccheccazzo c'è maramaionchi nel letto!"

Ieri, che c'era X-Factor, stavamo in quattro - io, lei, Lui e maramaionchi - a guardare la tv in religioso silenzio.
So' momenti.

martedì 10 novembre 2009

Buzz marketing e blog: la mia opinione

Oggi parliamo di un effetto collaterale del blog. Non mi riferisco ai parenti che possono riconoscersi nei racconti e ripensare alle quote dell'eredità, nè a una tizia che ti riconosce per strada e ti chiama Wonderland davanti a un tuo possibile datore di lavoro, nè all'amica che ti ha tolto il saluto dopo essere stata definita così.
Parlo del famigerato (spalancate gli occhi e agitate le manine) Buzz Marketing.

Che poi è quella cosa per cui un'azienda X ti dice:
"Ehi Wonder, io ho un prodotto che potrebbe interessare a chi ti legge e chi ti legge è interessato a te, non lo trovi un triangolo perfetto?"
"Il triangolo no, non l'avevo considerato" rispondi tu.
"Che ne dici di ricevere a casa un sample del nostro prodotto e poi di parlarne sul blog?"
"Ma mi hai mai letto? Ti sembro una che di palo in frasca inizia a dire wooow che fico il prodotto Y, massaie, compratelo subito! Eh no eh, qui di cazzate se ne sparano tante, farlo addirittura a comando mi sembra eccessivo."
"No Wonder, non hai capito, non devi dire che il prodotto ti piace per forza."
"Cioè se fa veramente cagare posso scriverlo senza aspettarmi un sicario dell'azienda che mi secca appena esco a buttare la monnezza?"
"Esatto."
"Hummm, è quasi interessante. Non devo alzare un dito, ricevo a casa qualcosa di utile e posso dire la mia con totale libertà. E' giusto?"
"Giusto."
"Non c'è trucco non c'è inganno? Guarda che io non sono una marchettara. Cioè, potrei diventarlo ma solo per cifre che voi non potete permettervi."
"Totale libertà di opinione, Wonder. Ci interessa cosa ne pensi e che se ne parli."

Ve lo dico, perchè nel web trovate due tipi di blogger.
Trovate i puristi, quelli che il blog non va contaminato, che guai se scappa fuori un banner, che recensire un prodotto nemmeno se mi glassano d'oro, che voi i vostri prodotti ve li potete tenere, non mi avrete!
E poi ci stanno quelli come me. Che se un'azienda che ritengo compatibile con le mie idee vuole pagarmi per mettere un piccolo banner sul mio blog ma ben venga, che qui di stipendio ce n'abbiamo solo uno.
Che se vuole mandarmi un prodotto e chiedermi di scrivere cosa ne penso, perchè no? Dov'è il problema, davvero, io non lo vedo.
Se ne parla e se ne discute tanto, i puristi s'indignano e si mettono di traverso, ne fanno una sorta d'orgoglio. A cosa serve borbottare anatemi sul buzz, se basta dire NO GRAZIE?
Nessuna azienda per il momento mi ha puntato una pistola o ricattato con le foto delle medie per farmi accettare un'offerta. Nessuna azienda (almeno per la mia esperienza attuale) mi ha chiesto opinioni forzatamente positive di un prodotto. Nessuna azienda mi ha chiesto di pubblicizzare un prodotto non compatibile con questo blog.
E quindi.
Sono una mamma senza lavoro, con un blog che può monetizzare qualcosina, nel rispetto di chi lo legge e delle mie idee, nel modo meno invasivo possibile.
Questo non significa che da domani ci sarà un banner (magari!) o che troverete un post-marchetta su un detersivo, ma ad esempio mi hanno chiesto opinioni su prodotti che potreste incontrare sugli scaffali di un supermercato o su programmi che i vostri figli potrebbero vedere in tv, e perchè non dirvi cosa ne penso? Lo trovo utile, come lo troverei utile leggendolo su altri blog.

Volevo condividere con voi il mio punto di vista, sperando che lo troviate sensato.
Ci ho pensato tanto, prima di prendere posizione, avevo paura in qualche modo che anche il più piccolo bannerino "inquinasse" quello che in fondo è e rimarrà sempre un blog personale. Ma poi ho pensato, personali e sincere saranno anche le opinioni. Totalmente incondizionate.
Quindi: Buzz Marketing, eccomi qui.

lunedì 9 novembre 2009

Mariela e la forchetta

Mentre la nostra microfamiglia è soggetta a sbalzi umorali e guerre dei Roses per futili cazzate esistenziali come "stavomeglioprima" "vojodormì" e "vojomorì", la cara donna Mariela - che si, per il momento ho tenuto per cause di forza maggiore - ha risollevato l'atmosfera casalinga producendosi in numeri da tata circense quali:

- far giocare Viola con la pallina che sta dentro il tappo delle bolle di sapone. Questo presuppone che Mariela, con una certa abilità manuale, abbia aperto almeno quattro tappi di bolle (avanzati dalla festa della Porpi, ricordate?) e disperso palline grandi come una perla in giro per casa, per la gioia delle narici o dell'esofago della bambina. Credo che questa cosa sia annoverata tra i crimini contro l'umanità.

- lavare la mia chiavetta USB, che era accanto a un biberon. Si è caricata tutto, ha fatto un bell'ammollo nel detersivo e l'ho ritrovata sullo scolapiatti. Quando le ho chiesto perchè (anzi: perchèèèèè???) l'avesse lavata ha sorriso docilmente e ha risposto:
"Forchetta"

Non so se sopravviverò a questo Novembre, tantomeno a Mariela: l'unica tata che ha bisogno di una tata.

giovedì 5 novembre 2009

Tradotto: quando cresco voglio essere uguale a mamma



Non avrei mai pensato di dirlo ma a grande richiesta torna l'appuntamento con Weekly Style, che riapre i battenti dopo la pausa estiva (ce la prendiamo comoda) con questa foto. Detto tra noi: Dio me ne scampi e liberi, che mia figlia prenda da me. Però il body è una favola, viene da Brasile e la marca è Patimini.
Il resto dell'abbigliamento, che come nei servizi di moda seri dovete immaginare, oltre alla visibilissima felpa OriginalMarines è composto da pantaloni in ciniglia viola NameIt (fichissimi perarltro, perchè non li ho inquadrati? magari poi li posto) e Sneakers Chicco.

mercoledì 4 novembre 2009

Il meditato acquisto d'impulso (M.A.I.) e 14 mesi

Oggi sono quattordicimesi.
Stanotte Viola ha deciso che l'evento era assolutamente eccitante, quindi se n'è rimasta sveglia dall'una alle cinque di mattina come niente, e poi alle otto è partita la sveglia e il caos e il caffè e oddio la visita medica e Lui che per magrezza e occhiaie sembra sempre più un personaggio di Nightmare Before Christmas piuttosto che un essere umano e io che boh, ormai non so più nemmeno come afferrare la situazione, ci ho rinunciato.
E quindi ho deciso che era ora di risollevarsi con un po' di shopping - chiaramente non per me, almeno finchè non mi pagano - e ho deciso di fare un meditato acquisto d'impulso. Che dovrebbe essere un controsenso e invece no, è semplicemente il modo in cui più o meno acquistano tutti, pure voi. Vi spiego: dovete comprare una cosa importante e fate una sorta di ricerca di mercato chiedendo alle amiche, guardando i siti internet, informandovi nei negozi. Magari dedicate all'obiettivo un pomeriggio e non riuscite a prendere niente. Magari andate apposta a fare a botte al centro commerciale la domenica mattina e niente nemmeno lì. Poi capita una giornata del kaiser qualunque, dove magari come me siete uscite da uno studio medico incazzate come bisce, e vi capita di passare davanti a un negozio che vende il prodotto che volete, ne osservate un paio e trenta secondi dopo siete fuori con l'acquisto. Ecco, questo è un meditato acquisto d'impulso - o M.A.I., per me.
E io oggi ho comprato questo passeggino leggero dell'Inglesina.
Se qualcuna sta cercando un modello simile, vi spiego i perchè della mia scelta. Premetto che ho escluso tutti quelli che non si reclinano abbastanza per i miei standard.
Ultraleggeri Prenatal: totalmente basic e assolutamente plumbei, li chiamano ultraleggeri perchè "il pesantissimo Prenatal" suonava male.
Maclaren: è fichissimo, leggerissimo e maneggevolissimo. E costa duecentoventi eurissimi.
PegPerego Aria e Grillo Brevi: ben recensiti su internet ma non pervenuti in nessuno dei negozi dove sono stata.
Liteway Chicco: ero indecisa tra questo e l'Inglesina, e questo era leggermente più pesante e costoso.
Risultato: Inglesina Trip color melone.
Non. Dite. Niente. Sto ancora cercando di convincermi che il melone è un colore meraviglioso, il colore della mia vita, e che rosa era troppo confettoso. In realtà in negozio era disponibile soltanto melone isteria e beige depressione, quindi ho scelto il primo. No, non potevo ordinarlo, sarei andata contro la filosofia del M.A.I.
Fatto questo, ho pensato che un passeggino come regalo di compimese era come l'enciclopedia nei pacchetti di Natale: na bella presa a male, quindi ho comprato anche un librettino e una camicetta.
E vai.

Questa era soltanto l'introduzione a quello che nella reale realtà volevo dire in questo post, ovvero le mirabolanti imprese della neo-quattordicimesenne Porpi:

1. BACI - ne abbiamo già parlato ma la profusione continua, ad esseri animati e soprattutto inanimati, per terminare con una limonata a Morgan su una vecchia copertina di XL. Tale madre...

2. CENTO COLPI DI SPAZZOLA - la Porpi prende la sua spazzolina e se la passa in testa (rigorosamente dalla parte senza setole), poi fa lo stesso con me. Ieri le ho presentato il suo primo spazzolino da denti, e mi ci ha pettinato.

3. VERSI E SIMILI - Viola come fa la mucca? Mmmmm. E il gattino? Miiii. E il maiale? Non emette alcun suono, ma inizia a respirare arricciando il naso e giuro che sembra veramente un porcellino.

4. GNO' - Ha iniziato a indicare le cose che vuole. Le punta col ditino e si tende e si lamenta finchè non le prendi. Ovviamente indica l'orizzonte, quindi potenzialmente qualsiasi cosa, quindi noi chiediamo. "Viola vuoi la palla?" "Gnò" (con annesso movimento della testa) "Vuoi la bambolina?" "Gnò" "Vuoi il delfino?" "Gnò" "Vuoi mica il telecomando della tv?" "Eh"

5. AAAAALLELUJAH! Viola CAMMINA! Ovvero, fa circa cinque o sei passi prima di schiantarsi, ma è inequivocabilmente un essere deambulante. Cosa dite? A quest'età dovrebbe già correre? Come siete puntigliosi.

6. Oh... dimenticavo. DICE PAPA'. Cioè, io mi sono sbattuta per quattordici mesi, e la sua prima parola indica l'altro genitore, quello che non c'è mai. Se non è una presa per il culo questa...

lunedì 2 novembre 2009

Nulla di grave

Odio il linoleum e i suoi colori melmosi.
Odio l'aria di sufficienza di alcune infermiere.
Odio i maglioni sopra il camice.
Odio aspettare ore in uno stanzone affollato, accanto ai lavori in corso da cui ancora si alza polvere.
Odio lo sguardo dei medici quando vanno di fretta e non vogliono risponderti.
Odio chi risponde al cellulare mentre ti visita o, peggio, mentre ti sta facendo un esame con qualche apparecchiatura e tu pensi: ecco, adesso scoppia, ma tanto a lui che gli frega.
Odio i CUP, porca troia, c'è sempre il mondo ai CUP.
Odio il burocratese che ti rimbalza per sei reparti prima di trovare quello giusto.
Odio avere qualcosa che non va e non potermi andare a comprare un pezzo di ricambio, che hanno inventato il coniglio che balla se qualcuno ti messaggia ma non le rotule o i denti o le tibie o gli occhi di scorta, e non è assurdo?
Odio tornare a casa dopo aver trascorso sei ore in ospedale e non aver concluso altro che dover ritirare delle analisi tra qualche giorno, che stavo mezza rotta quando sono entrata e ugualmente rotta quando sono uscita.
Odio gli ospedali, ecco.
E stare male.

Stare male è proprio una cosa che non mi va giù.
Ecco, come se ci fosse qualcuno a cui piaccia.

Anche questo post non mi sta tanto simpatico, ma era per spiegare una protratta latitanza.
Comunque, nulla di grave, solo tanta rogna.
Ma tanta, eh.

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