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martedì 26 gennaio 2010

Pink Stinks? So I do stink!

Se ne sta parlando, anche se è una campagna uscita qualche mese fa.
Parlo di Pink Stinks, ovvero il movimento inglese contro la "pinkification" dei modelli e dei giocattoli offerti alle bambine. In sintesi, c'è troppo rosa, troppe principesse, troppi cucinini giocattolo. La teoria è che si offre alle piccole un modello sbagliato e preconfezionato, "Barbieficato", a cui sono in un certo senso costrette ad aderire.
Ok.
Vi dirò la mia.
A me questa cosa del Pink Stinks pur partendo da ottimi presupposti ancora non mi convince, per una serie di ragioni.

Primo: gli "statement" come prese di posizione li odio. Ogni scelta a mio parere dev'essere frutto di un percorso, a maggior ragione una che va contro un modello diffuso.

Secondo: prima di negare qualcosa, devi conoscerla. Solo in seguito, disconoscerla. Come frutto di un percorso, appunto. Questo PinkStinks è una cosa delle mamme, non certo delle bambine. Per quanto sbagliate (che poi questo è tutto da vedere) in sintesi bandire quell'universo è negare un'alternativa. Vietare. Per non far sì che le bambine prendano l'universo pink a modello serve semplicemente misura. Ma vietare non è una misura, è un eccesso.

Terzo: le alternative al pink ci sono! Non è vero che non esistono. Certo, i reparti sono meno ampi delle interminabili scaffalature di bambole e bambolotti, ma...it's the massification, baby. Gira l'angolo, giuro che ci sono i Lego, le costruzioni, i giochi intelligenti, i puzzle, i libri, e anche le giornate all'aria aperta, il fai da te, i disegni. Poi se continui a stanziare nel reparto Wynx, non ti lamentare.

Quarto: ok, dov'è la controparte? Dov'è il Monster Stinks per i maschietti? Quando proporranno l'alternativa a mostri, supereroi e attrezzi da lavoro per lanciare la parità dei sessi anche su cucinini e ferri da stiro giocattolo? Ma forse la vera domanda da farsi è: perché i maschi stanno comodi nei loro stereotipi e noi no? Forse perché se ne sbattono un po' di più. Il genitore di un bambino che gioca al meccanico non credo abbia paura che da grande il figlio si sposi con la cassetta degli attrezzi. La mamma che racconta la favola ha paura che la figlia passi l'esistenza a cercare il principe azzurro. Naif?

Quinto: Houston, qui parla una cresciuta a pane e principesse. A cartoni di maghette e giocattoli rosa. So a memoria le canzoni dei cartoni e per un periodo ho adorato il rosa in tutte le sue gradazioni. Nonostante ciò, ritengo una persona mediamente intelligente, ne' ossessionata dallo stereotipo ne' plagiata dal mio cestino da picnic giocattolo o dalla casa di Barbie. Ho avuto la mia fase pink, poi l'ho messa in discussione, poi ne ho tenuta la parte che desideravo.

Sesto: mi pare che intorno ai 4-5 anni (correggetemi se sbaglio!) una bimba è nel pieno della fase imitativa della mamma, quella che la aiuta a distinguere la sua femminilità a confronto col mondo dei maschietti. Non è in un certo senso innaturale toglierle strumenti di gioco che la aiutino in questo? Non è che la bimba cucina e dà la pappa al bambolotto perché ha visto Martha Stewart in dvd. Le piace copiare la mamma, la fa avvicinare al suo mondo, la gratifica. Non veste la bambola coi vestiti carini perché è una fashion victim, solo perché è così che vede la mamma. E sticazzi se la cucinetta è rosa e i vestiti sono da principessa, scusatemi. Non gioca mica solo a quello. Come in tutte le cose, serve equilibrio, no? Questo punto è una mia deduzione, potrei sbagliarmi quindi se c'è qualche psicologa all'ascolto mi dia un parere.

E' che siamo sempre alle solite, un discorso da "festa della donna", se vogliamo. Dobbiamo dichiarare che siamo superiori alle modelle tg.40. Dichiarare che siamo intelligenti. Dichiarare che siamo pari agli uomini. Dichiarare che siamo per la bellezza autentica. Mi includo nel mucchio, perché anche io dichiaro un sacco di cazzate, forse per sentirmi meglio.
A volte ne vale la pena, le restanti mi sembra solo l'ennesimo motivo per fare pollaio.
Chi è davvero superiore allo stereotipo non ha bisogno di dimostrare niente.

Ecco, io più che a indossare una maglietta con scritto "il rosa puzza", e farla indossare a mia figlia, aspiro a non sentirne il bisogno.
Dovrei forse indossarne una con scritto "I believe in utopia"?

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89 commenti:

Verba80 ha detto...

Mi trovi perfettamente daccordo con le tue riflessioni!..solo che scritte da te mi fanno scompisciare :)

Anonimo ha detto...

D'accordo con te in tutto. Secondo me chi pensa a ste robe di bandire il rosa, ha proprio tempo. E' poi è proprio vero, se giri l'angolo non c'è solo il rosa...

Chiara e Viola...

Francesca ha detto...

e se fosse una mera strategia di marketing?

Wanna ha detto...

Ti correggo leggermente sulla storia dei 4-5 anni..in realita dai 4 ai 6 anni i bambini sono nella piena fase di Edipo, quindi le bambine più che imitare la mamma, in teoria, la respigono, poi verso i 6 anni, i bambini capiscono che la loro "storia d'amore" con il genitore del sesso opposto é impossibile e vietata, ed é li allora che vedono i genitore dello stesso sesso come un idolo, un mito e, appunto, da imitare! Quindi il tuo ragionamento é giusto, solo l'età che citi é leggermente sballata.
Per il resto, mi trovi d'accordo per quanto riguarda sta storia del PinkStinks...un po' inutile...e poi le mamme possono anche scegliere altri colori, altri giochi, ecc , per le loro bambine..nessuno le obbliga a vestirle di rosa..
Per la parità dei sessi io ho un'opinione molto personale, che differisce da quelle delle altre persone solitamente: credo che per arrivare ad una vera parità, ci sia bisogno di un periodo di vero femminismo. Cioé...non saremo MAI pari, finché gli uomini non passano, almono un po', di quello che hanno passato le donne, ossia discriminazioni, divieti, giudizi..ecc. Quindi la parità é solo un'utopia per adesso! O forse lo é la mia idea di parità...chi lo sa..

Wonderland ha detto...

Verba ma come? Una volta che provo a essere seria :)))

Francesca si, sicuramente, ci hanno già fatto pure i gadget. Non mi stupirei se facessero anche i bollini da mettere sui giocattoli, tipo: ehi, questo è certificato da pinkstinks, non è rosa! MA VA???

cris ha detto...

Anche io sono del tutto d'accordo con te! Mi sembra solo l'ennesima "americanata", se una bambina gioca con le pentole non è detto che sarà una caslinga frustata e disperata, e se si veste solo di rosa, non sarà quello a fare di lei una velina.

Sere ha detto...

sì ma io non capisco perché una bambina debba giocare con le pentole, con lo straccio o con la lavatrice per imitare la mamma. Voglio dire, i vostri compagni/mariti/fidanzati non usano le pentole? secondo me il problema non è solo il pink, ma tutto il resto...
e quoto wanna...dobbiamo passare per un periodo di vero femminismo... ma tanto, a chi gliene importa più niente del femminismo?^!

Wonderland ha detto...

Le pentoline sono un esempio, cita pure ciò che vuoi, dalle ali da farfallina al kit ballerina... Io lo prendo ad esempio xke noto Viola che già adesso adora prendere una bambolina e far finta di darle il biberon come faccio io con lei!

Pamen ha detto...

In fatto di abbigliamento, però, l'alternativa è davvero difficile da trovare. I vestiti per puffi sono STRA differenziati: rosa/lilla/merletti/stelline/cuoricini per lei, azzurro/aviatore/meccanico/giocatore di basket per lui.
Non esistono abiti unisex!!
Nasce una bimba e tutti ti regalano deliziose inutili vestine che si sporcano solo a guardarle, nelle quali la puffa non sarà mai comoda a gattonare o rotolarsi in giro...
Eppure vestita da top gun con la tuta del fratello e le mollette rosa in testa (provate voi a trovarne di beige)....è un pò ridicola!

Quando il mio maschietto aveva un anno
gli regalai il passeggino delle bambole, che lui usava come deambulatore, tutto orgoglioso. Sapeste quanta gente mi ha guardato male dicendomi: ti diventa gay!

Comunque il punto è un altro, a mio avviso: i figli vanno un pò assecondati. Conosco bambine manesche e selvagge, e maschietti posati e tranquilli che non disdegnano i pupazzi e la cucina...E all'asilo vengono incoraggiati a provare di tutto...

Anonimo ha detto...

Secondo me e' sbagliato precludere ai maschi di giocare con determinate cose e quindi venderli solo di colore rosa. A Natale mio figlio (3 anni) voleva l'aspirapolvere. Ho girato parecchi negozi e centri commerciali senza trovare un'aspirapolvere giocattolo che non fosse rosa. Alla fine l'ho presa. Rosa. Perche' lui ancora questi preconcetti non li ha. E neanche noi. Ma il messaggio e' chiaro. L'aspirapolvere e' rosa perche' la usano solo le donne. Il che forse poteva valere 60 anni fa ma adesso? Idem per la cucinetta. Perche' la maggior parte di quelle in vendita tendono al rosa oppure sulla scatola c'e' una bambina? Non sono forse uomini i cuochi piu' bravi nel mondo? E cosi' per tanti altri giocattoli.
Comunque, sul discorso "festa della donna" consiglio di leggere "Dalla parte delle bambine" e "Ancora dalla parte delle bambine" della Belotti il primo, della Lipperini il secondo.
Ciao!

VmnP - Design per Bambini ha detto...

Posso capire che gli slogan infastidiscano, però è oggettivamente vero che *i bambini* sono bombardati da stereotipi di genere, rosa/celeste femmina/maschio e simili. Quando io ero piccola Hello Kitty era vestita di rosso, oggi è vestita di rosa! Questa di Pink Stinks è un'iniziativa interessante, che cmq aiuta a discutere, qui per esempio!

Tinky81 ha detto...

oddioooooooooooooo la bambola che abbiamo comprato alla nana per Natale è tutta completamente vestita di rosaaaaaaaaaaaa!! ora vado a buttarla nel camino!!!!
ghghghggh! :DDD

Wonderland ha detto...

Anonimo: è vero! Ma questa è una battaglia che dovrebbero fare i maschietti, non le femminucce (vedi punto quarto).
VmnP: mi piace discuterne in modo intelligente, perché non è detto che io abbia ragione. Non sono contro il pensiero in se', ma mi lascia perplessa il modo lapidario in cui è formulato. Come in ogni cosa, serve equilibrio.
Tinky: bruciala!

Anonimo ha detto...

Una mia amica ha da poco avuto una bambina, e ricordo il mio shock quando sono entrata in una boutique per prenderle una tutina e la parte dei maschietti era tutta azzurra e quella delle bimbe rosa, mi sono chiesta: "oddio, ma siamo ancora a questo punto?". Che tristezza.
Per quanto riguarda i giochi io non ho mai amato i regali da babymassaia, ma neanche le barbie, i bambolotti erano l'unica eccezione, per loro stravedevo, per il resto ho sempre trovato più divertenti i giochi "da maschio".
Credo comunque che la giusta soluzione sia offrire entrambe le alternative al bambino che seguirà quella che preferisce.

A.

Rita ha detto...

Sono assolutamente daccordo con te!!! avevo letto di questa lotta contro il "rosa" e avevo pensato... "che esagerazione!!!"
Io lascio mia figlia libera di esprimersi come meglio crede, sia quando gioca a fare la principessa che quando lotta con spada e pistola insieme ai suoi cugini, e da grande sarà chi deciderà essere.
Lei per esempio, già adesso è interessata a vestitini e trucchi ma io vesto sempre in jeans e non mi trucco mai, quindi non si tratta nemmeno di emulazione è proprio il suo modo di essere. E' tanto simile a me quando gioca a fare la mamma ma tanto diversa quando gioca a fare la "femminuccia" ed è bellissima in ognuna delle sue molteplici sfaccettature

Anonimo ha detto...

Ti chiedo scusa dell'intrusione, ma c'è una blogger che ha perso il compagno ieri in un modo tremendo e che era una tua lettrice molto affezionata..
spero che tu e tutte voi possiate passare da lei per un saluto..
grazie di cuore, Wonder.
C.

Vi lascio il link
http://www.gattiemisfatti.blogspot.com/

Wonderland ha detto...

Ciao C.
la storia di Mamit mi ha sconvolta. Le ho lasciato un (inutile) commento. Non so se la conosci personalmente o solo tramite blog, io posso fare poco, tu mi sembri più vicina a lei, se puoi stalle vicino. Dev'essere una cosa orribile, non riesco ad immaginarlo tanta è l'angoscia al solo pensiero.

Anonimo ha detto...

Io penso la cosa opposta..pensa che io ho un maschio..per il compleanno gli ho regalato la cucina giocattolo fatta dal papà, tempo fa gli avevo regalato un mini aspirapolvere, e ora ha un carrello della spesa tutto rosa..e qui per fortuna per ora i mostri sono banditi, fanno paiuia..
E sono felice cosi, come non avrei problemi se una mia futura figlia adorasse il rosa..certo magari se non adorasse hello kitty sarei contenta..
Elena

Anonimo ha detto...

Wonder, un abbraccio e grazie di cuore ancora..
E il commento, vedrai, non sarà inutile..

C.

PaolaFrancy ha detto...

mio figlio smette di spaccare un trattore con il martello e poi si butta sul divano a guardare "la bella addormentata nel bosco".
forse è vero. i maschi fanno tutto con molta più naturalezza. già da piccoli se ne sbattono le palle. e fanno quello che vogliono, che sia stereotipato o no.

non per questo dobbiamo dichiarare che noi donne continuiamo a cercare il principe azzurro fino alla pensione, no?
ciao, paola

Anonimo ha detto...

Ciao Wonder, sono Diana, ti leggo da poco ma ho già letto tuti i tuoi post..e sulla maggioranza di essi mi trovi d'accordo. Io ho due puffi (o nani) un maschietto di quasi 4 anni ed una femminuccia di quasi 2. Beh..siccome anche io non sopporto gli stereotipi, mi diverto tanto a comprare bambole, peluches e macchinine e a metterle nel centro della stanza. Risultato? Mio figlio adora le bambole, mia figlia le macchinine..e siamo tutti felici perchè al mondo non c'è fortuna più grande che poter avere la possibilità di scegliere! Complimenti per il Blog
Diana

zauberei ha detto...

Mi sembra un po' ingenuo questo post - che ha il beneficio della coerenza, ma davvero mi pare ingenuo.
Alcune osservazioni a random scritte di corsa e che possono suonare aggressive per carattere che ho ma non perchè voglio aggredire te. Capisco la tua posizione.
1. Non si scappa dalla responsabilità materna nella proposizione di valori: in questo senso è fin troppo ovvio che il pinky sia un problema delle mamme: lo è in effetti. Sta a te proporre a tua figlia un modello di interpretazione di genere sofisticato e non arcaico. E' tua responsabilità. Sei tu il suo mediatore con il mercato.
2. Ergo se il mercato ha una tendenza che non condividi, sta fare in modo di mediare in modo da poterlo raddrizzare. Non è utopia si chiama coerenza e molte madri ci riescono brillantemente.
3. Con dei costi perchè la tendenza omologante, e ancora più grave precocemente sessualizzante dell'infanzia, per cui si vedono delle pubblicità con delle bambine già seducenti a undici anni è molto forte: non ne scrivono mamme: ne scrivono sociologi nè scrivono psicologi e certo anche mamme.
4. in psicologia la salute psichica passa per una cosa che si chiama "flessibilità di genere". La rigida interpretazione di genere argina la libertà e fa solo male.
5. Tra l'idiozia e l'utopia ci corre. Tranne nel caso in cui l'utopia è scelta dagli idioti. Tuttavia trovo poco onesto dire che l'utopia non ti interessa. Se tu dicessi che sei reazionaria lo troverei un po' meglio.
Nun t'arabbià Wonder - non si può essere d'accordo su tutto:) Ma su sti temi mi scaldo.
:)

zauberei ha detto...

Mi sembra un po' ingenuo questo post - che ha il beneficio della coerenza, ma davvero mi pare ingenuo.
Alcune osservazioni a random scritte di corsa e che possono suonare aggressive per carattere che ho ma non perchè voglio aggredire te. Capisco la tua posizione.
1. Non si scappa dalla responsabilità materna nella proposizione di valori: in questo senso è fin troppo ovvio che il pinky sia un problema delle mamme: lo è in effetti. Sta a te proporre a tua figlia un modello di interpretazione di genere sofisticato e non arcaico. E' tua responsabilità. Sei tu il suo mediatore con il mercato.
2. Ergo se il mercato ha una tendenza che non condividi, sta fare in modo di mediare in modo da poterlo raddrizzare. Non è utopia si chiama coerenza e molte madri ci riescono brillantemente.
3. Con dei costi perchè la tendenza omologante, e ancora più grave precocemente sessualizzante dell'infanzia, per cui si vedono delle pubblicità con delle bambine già seducenti a undici anni è molto forte: non ne scrivono mamme: ne scrivono sociologi nè scrivono psicologi e certo anche mamme.
4. in psicologia la salute psichica passa per una cosa che si chiama "flessibilità di genere". La rigida interpretazione di genere argina la libertà e fa solo male.
5. Tra l'idiozia e l'utopia ci corre. Tranne nel caso in cui l'utopia è scelta dagli idioti. Tuttavia trovo poco onesto dire che l'utopia non ti interessa. Se tu dicessi che sei reazionaria lo troverei un po' meglio.
Nun t'arabbià Wonder - non si può essere d'accordo su tutto:) Ma su sti temi mi scaldo.
:)

Wonderland ha detto...

Figurati, zaub, ho molta stima di te ed essere messa in discussione non mi infastidisce, anzi mi stimola.
Vorrei solo precisare che qui, ne' sul mio blog ne' sul manifesto di pinkstinks, si parla si "mignotteria" del giocattolo, che è un altro discorso. Merita un trattamento decisamente a parte, che a me quando uscirono le Bratz mi caddero le braccia e anche un po' di capelli.
Sono d'accordo che sia la madre a mediare, è ovvio, però a 4-5 anni hai anche una capacità di scelta (anzi, spesso di capriccio!) che va ascoltata un minimo. Per questo dico che basta cambiare reparto. Dallo scaffale MiniPony a quello MiniGolf ci sono dieci passi, spesso. Basta fare quelli e proporre alla bambina uno stimolo diverso invece che bandire un modello, a mio avviso.
Sulla distinzione di genere ne sai sicuramente più di me, ma se serve flessibilità è vero che servono ANCHE giochi che collimano con il mamma-modello. Giusto?
Io non sono totalmente PRO-PINK. Dico solo che il PinkStinks mi sembra troppo estremo, e come tutti gli estremismi, sbagliato.

Arianna ha detto...

Osservazioni interessanti.

Cecilia ha detto...

sono abbastanza d'accordo.. anche a me gli estremi non piacciono: perchè costringere una bambina a NON giocare con certe cose?

e poi sembra come se "il mercato" sia un'entità inquietante dominata da loschi piani di conquista del mondo sottomettendo le donne... quando il mercato, per gran parte, dà al consumatore quello che il consumatore vuole (o non sa di volere ma è disposto a comprare).

come dice zaub, alla fine il pinky è un problema delle mamme.

se una bambina vede che la madre fa la schiava in casa e per prima si sottomette a dei ruoli imposti dalla società, ovvio che per imitazione e identificazione da piccola seguirà quel ruolo (poi magari cresce e diventa femminista hardcore, eh!).

penso che sta a noi "donne adulte" (ma chi oh? io? adulta? aiuto.) non cadere in certi ruoli, per prime. io mi incazzo quando Riccardo dice "cucina tu perchè sei brava". non sono femminista nel senso stretto, ma metto bene in chiaro con qualunque partner che non è che perchè sono donna è scontato che sia (solo) io a fare i lavori di casa, cucinare, semmai essere quella che rimane a casa in caso di figlio... a volte mi incaponisco anche troppo, lo ammetto. però sento sempre aleggiare certi stereotipi/convenzioni che mi fanno imbestialire.

detto ciò, su una cosa i miei son stati bravi: da piccola potevo fare qualsiasi attività e giocare con qualsiasi gioco, non ho mai avvertito pressioni di genere in un senso o nell'altro. tant'è che ero un maschiaccio (tutto il contrario di ora). ma soprattutto mi hanno instillato la nozione che se voglio posso fare qualsiasi cosa e non sono limitata dal genere di appartenenza.

(ups.. mi sono dilungata)

Lulù ha detto...

ciao wonder!
bhè che dire, tra ieri sera ore tre del mattino, pausa sonno e ripreso un'ora fa, mi sono letta tutto il tuo blog, dal primo aprile ad oggi. ci sono capitata letteralmente per caso, e mi ha affascinato il tuo modo di scrivere, similissimo al mio.
solo che io ho 22 anni, nessun figlio e una relazione di 1 anno e mezzo che mi ha sfiancata, finita la notte di capodanno. ( ! )
Rimarrò sintonizzata, e anche se si è sempre visto poco di Viola, secondo me dev' essere di una bellezza fuori dal comune, e fai bene a proteggerla.

solo che, te lo devo dire, ma comecacchiofai a lasciare che il tuo uomo vada a degli aperitivi da solo con una donna?!?!!?
vabè forse questo è un mio limite...

a presto,
una ragazza di roma nord

Letizia ha detto...

Ciao! Io ho una bimba di 3 anni e la faccio giocare con tutto, sia da maschi che da femmine...alterna bambole con macchinine...ha il periodo principessina tutta rosa ma sta bene anche ad impiastrarsi in giardino con mini escavatori, ruspe e roba varia con i suoi amichetti!!!!

alice ha detto...

wonder, dimentichi di far notare una cosa fondamentale: tu sei cresciuta a pane e maghette, e nonostante questo non mi sembra che tu sia diventata lo stereotipo di mamma-casalinga che molte temono!
baci

Aspirantemamma ha detto...

posso dire uan cosa? ho la vaga impressione che tutta questa polemica (non intendo sul tuo blog, dico in generale) sia un po' fuffa. Così, pourparler.
L'iumportante è educare i figli (tutti, non solo le demmine) con equilibrio e coerenza. Se poi amano il rosa e HK chissene.

bismama ha detto...

Io ho un pò seguito gli sviluppi del moviimento ma ne ho una visione un pò sermplicistica e cinica ma secondo me molto concisa: è un nuovo movimento femminista volto a sviluppare un bel giro di denaro frusciante :-))))
Poi se mia figlia vorrà giocare con la batteria L'agostinagiocattolo okkey....se vorrà farlo pure First...okkey...mm o dovrei preoccuparmi

Ecchettelodicoaffare.

Http://bismama.blogspot.com

cowdog ha detto...

ne ho sentito parlare sulla BBC.
mi sembra vi siano ben altre cose di cui occuparsi. ovviamente mi riferisco alle persone che hanno avuto 'sta grande idea.

mammaemigrata ha detto...

completamente OT: se hai tempo e voglia, passa dal mio blog, ti ho assegnato un premio...

Twinneris ha detto...

Ce ne fossero di bambine che giocano ancora con le cucinette, le pentoline, l'aspirapolvere e lo "stendi&stira"! Adesso giocano quasi tutte con quelle che definisco gentilmente come bambole "street style" (da battone per intenderci).
Lasciamo che i bambini giochino con quello che gli pare, noi non avevamo nulla di tanto rosa o di tanto mostruoso, facevamo anche dei giochi "pericolosi" tipo le fionde, dei carrettini fatti con le pedane di legno che a pensarci ora mi chiedo come sono sopravvissute le ns mamme allo spavento di rivederci tutti i pomeriggi pieni di ferite per le cadute prese...ma siamo ancora qui.
Certo la commercializzazione oggi è massacrante, ma tutto sta negli occhi di chi guarda non solo di chi propone..
Per fortuna che il mio pupo gioca con i pacchi della pasta, i coperchi delle pentole...a proposito: impazzisce per tutti gli elettrodomestici...devo preoccuparmi??? hihihihihi

MammainblueJeans ha detto...

allora, non mi piace molto il rosa come colore. ma è un problema mio.
Quando aspettavo il nano (e non sapevio fosse un maschietto) una commessa -alla mia affermazione "non so se voglio sapere il sesso"- esclamò "ma come, se è femmina come fa a metterle la prima tutina rosa?"
Perchè una bimba deve essere un fiorellino, vestita di merletti e trine, deve essere dolce delicata disponibile ingenua (e anche se è un pò "zoccoletta" chissenefrega). La bimba deve essere affettuosa, con lunghe ciglia, modi gentili...quindi il rosa è quello che fa per lei!
se questo è il significato del colore rosa...no, non mi piace.
questo Natale ho faticato a trovare un regalo per la mia nipotina (2anni): tutto, come molte hanno scritto, era basato sull'associazione femmina-casa enon sapevo quanto fosse giusto regalare un asse da stiro a una bimba così piccola.
Ho optato per il costume di Minnie,con orecchie, borsetta e collanine.
E la Pulce ha sgranato gli occhioni, per poi ordinarmi: zia, mettimi la collana che devo essere bella!
Forse era meglio l'asse da stiro.

S ha detto...

bravissima! sottoscrivo tutto

Cris, la mamma di Nicholas ha detto...

ne avevo sentito parlare anche io e sono della tua stessa opinione: il rosa non ha mai fatto dei danni, non vedo perchè prenderla così sul personale. io adoro il rosa. anche io ho avuto una fare più acuta in cui ero sempre vestitai di rosa da capo a piedi ora continuo ad usarlo ma co più moderazione ma forse perchè scelgo anche altri colori, niente a che vedere con la gente che pensa che sei svampita perchè ti piace il rosa (vedi legally blonde haha). che si fottano! e a tal proposito, ogni martedì su flickr è il pretty pink tuesday - c anche un topic nel gruppo anche se molteo nooooo rosa morte odio e vendetta buhahaha - posta una bella foto rosa alla faccia delle mamme bachettone hahahaha. baci

Kitiana ha detto...

ciao Wonder ti leggo sempre ma è la prima volta che lascio un commento: intanto ti saluto, il tuo blog è bellissimo :)

sono stata cresciuta da una mamma femminista (all'epoca esistevano eccome :D ) ma così in gamba da mettermi davanti sia le bambole che la pista per le macchinine
avendo un fratello finivo sempre per giocare con i giochi "da maschio" perché mi divertivo di più con le costruzioni e i robot che a far finta di far da mangiare con le pentoline

credo che come in tutte le cose ci voglia equilibrio, ovvero dare alle bambine la possibilità di vestire e giocare con tante cose diverse
quando ancora studiavo ho passato due estati a sorvegliare un branco di piccoli di asilo ed elementari alle colonie al mare: non c'era niente di più triste che vedere le bambine che invece di giocare libere sulla spiaggia e nell'acqua passavano ore a pettinarsi e spettegolare come fossero già alle medie o alle superiori :)
eppure quando riuscivamo a coinvolgere a giocare a palla insieme ai bambini si divertivano e mi sembravano più spensierate, mi pareva che avessero un atteggiamento più adatto alla loro età

se un giorno (come spero) avrò una figlia la lascerò libera lei di scegliere come essere e a cosa giocare.
un abbraccio!

serendipity ha detto...

bah ... io non so ... a me il rosa faceva abbastanza schifo, e quando vedo bimbe con le alette rosa che giocano a truccarsi, si imperetano e fanno le smorfiose rabbrividisco un po' ... ed è anche per quello che ho paura al pensiero che dalla mia pancia di tre mesi venga fuori una bambina (ma ancora non lo so eh) ... poi penso a me, a come sono cresciuta con mamma casalinga quindi avrei potuto cadere nello stereotipo della bimba tutta cucina e bambolotti ... il dolceforno mi faceva impazzire, giocare a cicciobello mi piaceva tanto, ma avevo due fratelli maschi, alle cui torture dovevo sottrarlo. Poi mi ricordo quando mi regalarono il "basic-tutor" piccolo computer per imparare a programmare in basic e a quanto ho amato "il piccolo chimico". Non sono stata felice sul momento come lo sono stata quando ho ricevuto al casa di barbie con l'ascensore, ma adesso che lavoro nel campo della ricerca chiamiamola bioinformatica ... riconosco in quei giochi un occhio molto lungo per due genitori che non erano due assi della tecnologia. Insomma io credo ... a noi ascoltare le nostre bambine e sentire cosa vogliono e cosa le farebbe bene per assecondare i loro desiderii e talenti: magari una borsetta rosa (ancora adoro la mia zia che per prima mi ha regalato una borsa) accanto a tanta aria aperta, tanti giochi creativi, tanta capacità di sognare. Perchè poi che i sogni siano rosa, azzurri o verdi chi se ne frega e sono loro a rendere speciale un/una futuro/a uomo/donna

Mela ha detto...

Io ti appoggio in pieno, soprattutto perchè, come dici tu, se uno non ha la coda di paglia se ne frega di prendere posizioni estreme. Se ci si mette a dare addosso al pink, allora si dovrebbe abolire anche tutto il post-pink, dalle veline alle cubiste, dalle fashion victim alle orride ragazzine louis-vuitton-munite..Insomma sta all'intelligenza di ognuno saper dare al figlio anche le altre alternative, che poi alle generazioni passate il vecchio e caro Walt Disney non ha mai fatto altro che bene...
Concludo dicendo che mia mamma aveva la mania di vestirmi coi costumi tipici dei posti che visitavamo durante i viaggi, e più di una volta mi sono ritrovata ad andare in giro con giacchetta in lana verde con spilla a stella alpina...E odio lo sci!

Serena ha detto...

Il rosa che questa campagna si pone come nemico non è un colore. E' un simbolo. E mentre è vero che le alternative esistono, è anche vero che sono più difficili da trovare. Anche se in famiglia si può cercare di dare un'impronta diversa e spingere fuori dal coro, la pressione dei coetanei è molto forte. E' difficile essere femmina e voler giocare a giochi da maschi ( ne so qualcosa io che da bambina non mi volevano far giocare a calcio), ed è forse ancora più difficile essere maschi e voler giocare con giochi da femmina. Non parlo del riparo delle mura domestiche, ma quando si sta dagli amici o a scuola. Se un bambino inizia a giocare con le bambole allora è facile che le bambine inizino a ridere di lui. Il rosa ha assunto una connotazione speciale. E' un colore che racchiude un'identità sessuale. E non credo che fosse la stessa cosa ai nostri tempi in cui la mercificazione del corpo femminile non era arrivata a tanto.

Come forse sai wonder, ho scritto un post proprio sull'argomento giochi da femmine in cui esprimo la mia opinione, ma come mamma di due maschi.
Grazie per l'opportunità di riflessione!

La Bellegique ha detto...

Innanzitutto mi scuso per la brevità del commento e prometto di riscrevere quando i miei due neuroni saranno in grado di produrre un pensiero di senso compiuto.

Intanto consiglio a tutte la lettura di "Ancora dalla parte delle bambine" di Loredana Lipperini perchè il discorso è molto più complesso.

Non c'entra tanto "aboliamo il rosa per le bambine" quanto i modelli che vengono loro raccontati, le "convenzioni sociali" che anche involontariamente vengono loro insegnate (il fatto che certi giocattoli siano solo rosa o che di tutti quei giochi unisex - tipo il nintendo ds - ci sia sempre une versione diversa per bambine, come se loro non potessero giocare a quello normale) o i ruoli che dovranno ricoprire per essere delle "vere donne".

Alice

Castagna ha detto...

Io la maglietta me la faccio con scritto

"Chi è davvero superiore allo stereotipo non ha bisogno di dimostrare niente."

e me la metto a giorni alterni con quella
"non sono una donna a disposizione" by Rosy Bindi

e quella
"io non mi voglio sposare perchè ho paura del buio" by una delle gemelle cinquenni di una mia amica

la.stefi ha detto...

Non so... da una parte hai ragione perché gli estremismi sono esagerati da entrambe le parti. Dall'altra, però, per cambiare ci vogliono delle rivoluzioni e quindi quella di boicottare il rosa, ad esempio, mi sembra una bella idea, un modo di far valere le proprie opinioni di consumatori.
In effetti è ridicolo che nel 2010 siamo ancora qui a far giocare le bimbe col cicciobello e i maschi col minitrapano. Un po' di flessibilità, no?

Anonimo ha detto...

Secondo me conta di più l'esempio che dai a tuo figlio che un giocattolo.
Se sei una mamma stile Barbie cosa vuoi pretendere?
Nihal

Alem ha detto...

la mia nana va in giro per casa con la gonna di tulle rosa e va in giro pensando di essere una ballerina (ho fatto bene a portarla all'asilo in vede di lasciarla a mia madre AMICI-ADDICTED). Si traveste con le orecchie di topolino e vuole mettere il vestito di cenerentola anche per andare a dormire.
Non l'ho spinta io a farlo, e tanto meno mio marito, non l'ho mai vestita da bambola o comprato tutto rosa.
Smetterà come tutte, prima o poi. Sono fasi.
Se le vietassi il rosa e poi mi diventa una punk con i capelli blu?
Non mi piacciono le costrizioni, non mi piacciono le generalizzazioni, e le campagne forzate.

Anonimo ha detto...

non sono convinta che il problema del rosa e dello stereotipo dei ruoli riguardi solo le mamme.
sono mamma di una femminuccia di quasi 4 anni, e di un maschietto di quasi 2.
abbiamo cercato di crescerli entrambi nell'ottica della libertà di pensiero, di scelta e pure di capriccio.
lei non è mai stata una bimba da bambolotti, ne ha parecchi (regali di amici) ma non li guarda, esattamente come i peluches, adora i kit da piccolo carpentiere, e giocare con la fattoria degli animali, i lego, disegnare, e ogni tanto tira fuori i pentolini e propone degli insoliti accostamenti giocando a chef. suo fratello passa dalle macchinine al passeggino con sopra la bambola, dai cubi colorati ai pentolini pure lui.
fino a qui mi sembra tutto ok, libertà di giocare con quello che vogliono, senza distinzioni tra giocattoli da femmina e da maschio.
allo stesso modo la grande è libera di pensare a se stessa come meglio crede (il piccolo gioca per 30secondi con un gioco per poi passare a quello successivo).
ma non è così per gli altri.
faccio un esempio: quest'estate è entrata in una piccola commovente e meravigliosa crisi perchè un bambino le ha detto che lei non può essere spiderman perchè spiderman è un maschio.
l'ho rassicurata dicendole che se vuole essere spiderman può farlo, perchè le sue storie se le inventa lei.
però continua a scontrarsi con un piccolo mondo antico fatto di rosa e "cose da femmine".
anche se a lei non piace.
per carnevale ha fortemente voluto il costume di spiderman. l'ha comunicato all'asilo e le sue amiche le hanno detto che dovrebbe vestirsi da winx o da principessa perchè spiderman è da maschi. lei era già corazzata dall'esperienza estiva e ha fatto spallucce dicendo che le principesse non le piacciono.
(continua.. scusate)

Anonimo ha detto...

ma di episodi così ce ne sono tanti: entra in un negozio di giocattoli con le amiche e si fionda a vedere il camion di saetta mc queen (cars) di cui è un'orgogliosa fan e portatrice sana di 4 o 5 macchinine della serie (che costano un botto solo perchè brandizzate pixar).. le sue amiche le hanno detto di non andare nel reparto dei maschi ma di andare con loro a vedere il forno di hello kitti.
allora mi chiedo: sono l'unica a comunicare a mia figlia di sentirsi libera di giocare con ciò che vuole? che se volesse il forno di hello kitti andrebbe benissimo, ma se vuole un trenino per quanto mi riguarda va altrettanto bene.
allo stesso modo non stigmatizzo il gioco del piccolo che adora i pentolini e che mi segue con una scopina giocattolo mentre pulisco casa.
però mi chiedo perchè non esiste il mocio vileda dei gormiti, mentre esiste quello di barbie?
c'è un po' una tendenza a cristallizzare dei ruoli che sono da fine 800, e il rosa c'entra poco.
ognuno poi è libero di adeguarsi o meno: non sarò certo io a fare dei distinguo di genere nella mia casa, ci penserà già la società a dire ai miei figli cosa potranno fare e cosa no (purtroppo è ancora così, soprattutto in certi ambienti: mio marito dice che nel suo ufficio le donne, ingegnere come lui, sono relegate a un ruolo di segretarie, e a me piange il cuore a pensare ai genitori di queste donne che le hanno fatte studiare, e tanto, e trovarsele a fare da passacarte ai loro colleghi uomini). in casa mia, mi impegnerò sempre perchè ci sia quella parità che non è facile trovare fuori. il piccolo non verrà esentato da niente (riordinare, rifare il letto, dare una mano in casa) solo alla luce del fatto che sia un maschietto. sembrano cose ovvie ma non è così. ce ne sono ancora tante di persone che credono in queste distinzioni e sono i genitori degli amichetti dei nostri bambini.
quelli che ti chiedono se il kit del carpentiere è un giocattolo del piccolino, e sgranano gli occhi quando rispondi che invece è proprio un giocattolo della grande.
quest'estate la bimba mi ha chiesto "mamma ma gli uomini cucinano, sanno cucire i vestiti, e sanno pettinare i capelli?" la mia risposta, vagamente acidina e più rivolta al papà che a lei è stata "ma certo cara: solo che quando cucinano gli uomini li chiamano chef, le donne massaie, quando fanno i vestiti sono stilisti, le donne sarte, quando fanno i capelli li chiamano hair stylist e le donne sciampiste. ho esagerato? sì, vero?
vabè.
L

ALCHEMILLA ha detto...

Quoto in pieno quello che dici.
In casa mia ci sono tutti gli ingredienti e i colori e non abbiamo paura del rosa!

Complimenti per il blog, ti ho appena scoperta grazie ad un suggerimento di mia sorella.

A presto!

Anonimo ha detto...

io non sono d'accordo,questa volta. perche' il punto non e' cambiare scaffale nel negozio ma pretendere che sullo scaffale creativo e intelligente, con i lego e i giochi creativi, non siano raffigurati solo maschietti.perche' i nostri figli vivono nel mondo e dal mondo assorbono modelli,non solo da noi.perche' e' giusto che si lasci spazio al rosa e alla leziosita' ma non affiancare solo queste alle bambine. e poi che importa se esiste il monster stinks?intanto iniziamo da qiu,no?io ho due maschi,che hanno i trenini e la cucinagiocattolo (in legno,non rosa),le bambole e le macchinine,mostri no,per ora.
che noi si sia cresciute bene anche se tutte rosa non significa molto,chissa' come saremmo se non fosse stato cosi'! e poi oggi e' molto peggio,per esempio esiste la versione femminile dei fumetti di topolino,rosa e idiota. tra l'altro,ma probabilmente gia' lo conosci, ti suggerisco di leggere lipperini "ancora dalla parte delle bambine",poi altro che pink stinks!
anna

Brigantia ha detto...

Woder! ambigua questa faccenda!
premesso che il problema c'è anche secondo me vietare non ha senso, ha senso però colpire l'opinione pubblica e farla parlare (e qui ci sono riusciti sti anti-pink)
premesso che a me mi si accende la vena su questi argomenti, penso che in termini di genere siamo lontani anni luce da equilibri sensati (non solo per quanto riguarda le donne, avete visto i quindicenni? io prendo l'autobus, da un paesino al centro di Bologna, ed è un bell'osservatorio, sembrano tutti gay da quanto solo rileccati...).
Io da piccola giocavo con le Barbie (anni 70, in effetti, di mia sorella molto maggiore, e i colori dominanti erano tutti marroni, giallo e arancione, avevano pure i pantaloni a zampa e c'era una barbie thailandese in mezzo...), a una barbie bionda più nuova, diciamo anni 80, tagliai i capelli a caschetto. poi giocavo coi minipony e altre cose del genere, ma anche con le costruzioni e i mitici Playmobil.
Ma soprattutto mi lasciavano correre, arrampicare, e questo mi ha dato una gran libertà.
Perciò penso che si possa far giocare i bambini con quello che gli pare, ma soprattutto con cose diverse tra loro, e perciò anche con qualcosa di "pink" (ma non troppo "bitch" forse, ecco).
Mia suocera, con tre figli maschi (poveretta ;) ha tentato di farli giocare con le bambole, anche costruite da lei,perché è sempre stata "alternativa", ma loro le usavano per picchiarsi e fare la lotta!
Penso che gli stereotipi di genere vadano distrutti da entrambe le parti, anche per i maschietti...
hai sollevato un bel polverone!!
sto connessa
saluti a tutte/i
anche io ho letto "Ancora dalla parte delle bambine", ottimo consiglio

Wonderland ha detto...

Grazie dei vostri commenti, sono un confronto prezioso e intelligente. Leggerò sicuramente il libro della Lipperini che in più d'una avete citato, poi vi saprò dire. :)

mammina ha detto...

Pink stinks? E stica!!
Sono una primipara attempata, anzi bollita: ho 46 anni e mia figlia ha 18 mesi. Classe 1963vs.2008.
Sono cresciuta nel periodo in cui il pink non esisteva proprio. C'erano i vestitini a nido d'ape, Cicciobello, la Barbie, Sapientino e il Lego. I maschi avevano Big Jim.
Erano gli anni in cui se un maschietto si metteva a giocare con la Barbie la mamma piangeva, però grazie al femminismo puro e duro nessuno si sognava di commercializzare il mini-mocio e tantomeno di regalarlo ad una bambina.

Verso il pink ritengo di avere un atteggiamento veramente equilibrato: la stanza di mia figlia è un' orgia di rosa. Lei per ora preferisce il trattore gigante avuto con i punti esselunga, un cavallo a dondolo unisex, le costruzioni a tutto il resto, ma e' una fan assoluta di Hallo Kitty. Mi pare che vada bene così. Eh, si... passa anche lo straccio sul piano del seggiolone per imitarmi

Anonimo ha detto...

si ok...ma le hai viste le bimbe inlgesi?
cris

marty ha detto...

ahahaha,adoro i racconti di vita di questo blog!

penso a me,cresciuta con una madre tutt'altro che femminista ma anzi tendente al bigotto ma fortunatamente in una società meno intrinsecamente maschilista di quella italiana. sono cresciuta con gonnelline e merletti,ma con quelle gonnelline correvo e mi sbucciavo le ginocchia. avevo le bambole e l'album panini,ricordo ancora con i brividi la prima volta allo stadio così come con affetto le imprese per provare il rossetto e le scarpe con i tacchi alti. e nonostante tutto sono rimasta così,come mi sono ''auto-formata'' : capelli a posto e trucco -discreto,non da mignottone- anche allo stadio. senza eccessi da un lato (le già citate ragazzine che a 15 anni girano col bauletto luis vuitton) nè nell'altro (le borette più rozze di uno scaricatore di porto).

sono più giovane di tutte voi,ben lontana dall'essere madre - ma mi spupazzo con grande affetto il nipotino,che per inciso come giochi preferiti ha la cucina ed il kit da carpentiere - con i miei 22 anni,ma vedo come sono e come sarò. quando capita cucina il mio ragazzo,che ama cucinare e ama cucinare per me - sperando che così rimanga :P - e di fronte all'ennesima richiesta di aiuto per la lavatrice quando è rimasto da solo gli ho preparato un mini compendio,altro che le corse a richiesta. vedo i tanti progressi delle ragazze della mia generazione,ma ho tanta paura a veder crescere quegli estremi citati più su.

frantola ha detto...

ciao a tutte,
mi viene voglia di consigliare un libro che ho letto: "Dalla parte delle bambine.
l'influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita"
Di Elena Gianini Belotti . è un libro di pedagogia un po' datato... è stato scritto negli anni 70 e quindi parla di una situazione un poco diversa. Però fa comunque un analisi interessante, spiega come i bimbi e le bimbe, tra uno e due anni di vita, imparino a seguire un modello di comportamento maschile o femminile, solo in risposta agli stimoli che gli poniamo. tralaltro possiamo tranquillamente traslare il ragionamento e fare un po' di autocritica per vedere come anche i comportamenti di noi grandi siano spesso dettati dalle aspettative che la società ha su di noi...
sono d'accordo con Zauberei quando dice che si deve essere mediatori del mercato... però non dimentichiamoci che i media, sono una presenza piuttosto ingombrante, sopratutto per i più grandicelli, e che spesso neppure noi adulti riusciamo a liberarci di certi modelli. l'importante è che le nostre piccole trovino un loro modo, la loro strada, per essere donne in un modo nuovo.
:-)
franci

marty ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=1ZmhKfjt3As

ecco,questo concetto di rosa mi inquieta.

Hoshi ha detto...

Non è il " Pink " il vero problema ma il voler educare le bimbe al " lavoro " di mamma o casalinga, sin dai primi anni. E' vero, giocare con determinati giochi non è detto che influenzi il loro percorso mentale ma se posso scegliere tra puzzle, peluches, videogames, bici, bambole, non vedo perché dovrei regalarle un mocio vileda, una scopa o una lavatrice! Però, come dici tu, non è nemmeno giusto che io le debba vietare la libertà di giocare con ciò che le pare, stessa cosa per i maschietti, quindi diciamo che in futuro, se proprio vorrà un cucinino o un ferro da stiro, cercherò di equilibrare il tutto, comprandole anche tanti altri giochi educativi ;)

Mamma Cattiva ha detto...

Come dici le cose tu, pochi riescono e il fatto che le scrivi tu è importante ed efficace perché le persone ti leggono e porti le persone a pensare. Sono sensibile al tema perché sono circondata dagli integralisti del rosa. In bocca alle persone che ho intorno sento sempre i maschi così, le femmine colà e la famosa tata/suocera se vede Leo giocare con Picca con le bambole (sono fratello e sorella, cosa vuoi che facciano...) va lì di nascosto e toglie le bambole di mano a Leo... quindi tendo ad infiammarmi facilmente perché sono esasperata. Hai obiettivamente ragione. Sono d'accordo con i punti e lì farò miei per gestire questi discorsi con più calma e riappacificarmi con le bambole rosa.

Un piccolo passo in quel percorso di cui parli sarebbe quello di cambiare i termini nelle conversazioni.

Ondaluna ha detto...

Vorrei sempre commentare, ma quando leggo "59 commenti" (nella migliore delle ipotesi) ... non so dirti, mi blocco. Ed era solo per dirti che sono d'accordo in tutto e per tutto. Un pò banale. Ma era tanto per conversare. Con te.
Baci...

Mammolitta ha detto...

A me il rosa piace molto!
e cmq sono molto d'accordo con te!

A parte la questione colore, che è un fatto personale, ho una figlia femmina e una seconda in arrivo e anche dal punto di vista economico sono felice che sia tale visto che se fosse stato maschio come avrei potuto reciclare milioni di tutine rosa?!?! Dai si sa, è una questione di mamme... se hai una figlia femmina neonata che male c'è nel vestirla di rosa?!Anche perchè rischi che qualche acuto osservatore ti dica "che bel maschietto!" anche se è una bomboniera tutta rosa...
Ora che la mia ha 2 anni, le avrò messo la gonna forse tre volte nella sua vita...mi pare scomoda per giocare, all'asilo va rigorosamente in tuta, di qualsiasi colore, le codine mi piacerebbe fargliele, ma non le vuole, gioca indifferentemente con bambole, lego, trenino, minicucina, palla, triciclo, colori... basta offrirle alternative! Le piace aiutarmi a svuotare la lavastoviglie e la lavatrice e a cucinare, così come ama aiutare il papà nei lavori più maschili! Certo ogni tanto quando la vesto da "signorina" con un vestitino e una bella pettinatura va davanti allo specchio tutta orgogliosa, così come quando ci mettiamo entrambe gli stivali, o come quando le permetto di mettersi il burrocacao o lo smalto! Ma è questione di desiderio di imitazione... credo... e non vedo dove stia il problema!!!!

Lanterna ha detto...

Fino a quando i figli sono piccoli, è facile dire: io non credo in questo, propongo quest'altro, mi seguiranno. L'ho fatto anch'io, quindi non voglio farti una critica.
Il "problema" si pone quando i nostri figli entrano nel branco e cominciano ad essere nel mezzo tra omologazione ai compagni e abitudini della famiglia.
Esempio: a Ettore piacciono le bambole e in casa nessun problema. Anche al nido nessun problema, perché a quell'età i bambini non sono ancora in grado di giudicare i loro coetanei (se non sentono giudizi da adulti che assistono alla scena). Ma alla materna cominciano a prendere in giro autonomamente chi si discosta dal loro stereotipo, anche se le maestre disapprovano. Non mi illudo che, dopo i 3 anni, Ettore giocherà ancora in pubblico con le bambole.
Un'iniziativa come Pink Stinks non fa tutto, ma fa qualcosa: da qualche parte bisogna cominciare (poi son d'accordo che bisognerebbe anche lavorare sull'altro fronte: io nel mio piccolo lo faccio tutti i giorni). Qui in Italia invece non si comincia nemmeno: si fa una fatica porca a non vestire i figli da minizoccola o miniteppista, e purtroppo questo è lo specchio della cultura del nostro Paese.

Anacronista ha detto...

Mi trovo d'accordo con Zauberei. Comunque il problema non è nuovo, già non pochi decenni fa Elena Gianini Belotti ci ha scritto un libro sul tema, e poi la Lipperini lo ha ripreso di recente. Io diffido sempre da chi, per discutere un problema di vasta portata, usi un approccio che fa leva sulla semplice responsabilità individuale: bisogna avere "equilibrio", io "non sono venuta su male", ecc; perché eludono il problema formazione, che è determinante appunto nella genesi e nella struttura stessa della responsabilità individuale.
Oggi bisogna fare i conti non tanto con gli stereotipi nudi e crudi, ma col marketing che li inculca con più forza e CE LI VENDE. Cosa significa che le bambine vestono rosa? Cosa significa che nello scomparto giocattoli "bambine" è tutto un dilagare di pentoline, bambolotti, passeggini mignon? Non è forse replicare, in forma "selling", i vecchi modelli che relegavano e relegano le donne al semplice ruolo di cura? Se sei femmina devi essere madre, altrimenti hai una menomazione. Se sei femmina sei buona e ti occupi degli altri. Se sei femmina stai in cucina. Se sei femmina sei seducente (Winx). Eccetera.
Si vabè dirai! Roba vecchia! In realtà è attualissimo. Ti insegnano sin da piccola cosa desiderare e cosa no, ti insegnano a delimitare il tuo raggio d'azione in funzione del genere.
Sul discorso maschi concordo in pieno. Anche lì dilaga lo stereotipo della virilità, dell'aggressività. Mai viste pentoline per maschietti.
PErché non far emergere il problema? Io trovo ottima questa sensibilità che, piano piano, sembra diffondersi sulla questione di genere: mi sembra che lentamente si stia capendo che non bastano i diritti formali: c'è un sostrato culturale che perpetra i vecchi modelli che si credevano sepolti con gli anni 60.

La madre, come dice Zaub, è la mediazione: io lo so, sono sensibile al problema, ed eviterò, per quanto mi è possibile, di riproporre gli stereotipi a mio figlio, eviterò di comprargli pistolette e supereroi cattivoni, cercando di incoraggiare un approccio al gioco meno standardizzato.

Layla ha detto...

Mi ritrovo nella sintesi di la.stefi + due gocce di frantola per completezza ("possiamo tranquillamente traslare il ragionamento e fare un po' di autocritica per vedere come anche i comportamenti di noi grandi siano spesso dettati dalle aspettative che la società ha su di noi")

Zauberei e Anacronista hanno lasciato riflessioni sacrosante... :)


"se fosse stato maschio come avrei potuto reciclare milioni di tutine rosa?!?"

Infatti purtroppo non si può... (? almeno credo ma esulterei per una smentita mammesca)
Sarà perché è ancora un mezzo tabù che gli uomini che usano il rosa mi piacciono moltissimo. O forse è semplicemente perché ho adorato quel colore per molti decenni. Non vedo l'ora che certi tabù inutili spariscano :)

Layla ha detto...

P.S. grazie per l'info sul negozio ita! ;)

Mammamsterdam ha detto...

Scusate, ho capito l'imitazione della mamma (io ho due maschi e altre grane), però la bambina sta madre la vede solo a cucinare, spazzare, stirare e truccarsi?

E il padre, cosa lo vede fare? inutile stigmtizare, ma i bambini fanno quello che vedono fare a noi, infatti noi dobbiamo mediare e compensare e io ho appena stabilito che a partire dagli otto anni in questa casa chiunque cucina una sera alla settimana e il padre a sto punto nel weekend fa le frittelle per colazione.

Perché sennò mi vengono mammoni e poi pare sia colpa mia.

Il Pink Stinks svolge bene la sua funzione che è quella di sottolineare una situazione di fatto e convincere la gente a rifletterci e discuterne ed eventualmente comportarsi come gli pare. Esattamente quello che stiamo facendo noi.

Io il rosa l'ho sepre odiato come cosa de femmina, a me piaceva fare a botte con i maschi. E i miei figli lo sanno, ma non menano, peccato.

Hoshi ha detto...

Voglio raccontare un mio aneddoto infantile, che ho appena ricordato.

Estate, avevo 9 anni o giù di lì, sono sempre stata una bimba molto libera, passavo dalle bambole alla pista automobilistica di mio fratello, dalla casa di Barbie alla pistola ad acqua, insomma, massima libertà. Adoravo andare in bici e spesso avevo le gambe piene di lividi per questo, ma non me ne curavo. Un giorno, caddi davanti ad una madre con una figlia della mia stessa età ma moooolto diversa da me. Sembrava già una piccola donna, immobile, curata, discuteva amabilmente con altri adulti. Ecco, non potrò mai dimenticare lo sguardo di disgusto nei loro occhi, quando mi videro. E nonostante fossi piccola, mi fece molto male, mi sono sentita sbagliata. Farò di tutto perché mia/o figlia/o non subisca nulla del genere.

Troppi pregiudizi, troppe regole.

Wonderland ha detto...

Anacronista: mi ridurrò di nuovo al riferimento personale, perché è questo che faccio qui sul blog di solito, ma con grande umiltà e voglia di mettermi in discussione... Nonostante la mia infanzia, nonostante io abbia giocato con pentoline e mi sia sorbita lo stereotipo della cura... mmm.. sembra che lo abbia assorbito? Per me ANCHE QUELLO è stato un modo per reagire-contro, però non voglio condannare in toto principesse et similia.
Detto ciò ti ringrazio per l'interessante punto di vista.
Vorrei essere chiara su un punto ancora una volta: il fatto che io non sia d'accordo con PinkStinks non significa che accetti il modello dominante... Semplicemente, prendere di esso quello che mi va, senza fare una caccia alle streghe contro un universo proposto che non sarà il massimo, ok, ma non stiamo mica parlando del neonazismo! Ce ne sono così tante di cose che ci fanno male, così tanti modelli che, dopo l'infanzia, ci vengono proposti. Magari fossero sempre bamboline e cucinine.

M. ha detto...

quando ero mocciosetta (born in 1983) ritenevo i giocattoli da "maschi" molto più divertenti e appassionanti di quelli da "femmine", ma mica per partito preso, perchè era un dato di fatto già allora. poi ci avevo anche la cucina finta e la stirella ma non è che mi ci divertissi da pazzi, più che altro ci giocavo con le amiche dell'asilo quando venivano da me, da sola non le usavo quasi mai. le prime Barbie le ho avute a sei/sette anni ma solo perchè a scuola le avevano tutte e io non volevo essere da meno, ma con loro inventavo storie pazzesche di esploratori e avventure perchè dopo i primi dieci minuti il metti-e-togli il vestitino e come-è-bello-pettinarle-i-capelli non era mica più così entusiasmante. per me, sottolineo. va anche detto che da quando ho scoperto la lettura ho sempre preferito un libro a qualsiasi giocattolo. i miei genitori però non mi hanno mai proibito nulla nè in un senso nè nell'altro, avevo la Barbie così come il nerboruto He-Man (che idolatravo!), il Piccolo Chimico così come la Stirella. ho sempre mal sopportato le mamme che volevano le bimbe carine-tranquille-leziose, ma trovo altrettanto insopportabili quelle che se la figlia manifesta il desiderio di giocare con le Barbie si mettono le mani nei capelli pensandola già futura vittima del sistema maschilista e concorrente del Grande Fratello. ci vuole equilibrio, anche se immagino non sia facile.


per quanto mi riguarda, il rosa non mi è mai piaciuto troppo e mi sta anche male nell'abbigliamento, per cui lo boicottino pure se gli va. più che questa battaglia, però, mi aveva scioccato quella che voleva l'abolizione delle fiabe tradizionali (che oltretutto sono opere di grande valore antropologico) per evitare che le bambine si confondessero con la figura del principe azzurro, quasi che credere nell'amore e sperare in un futuro con qualcuno sia diventato qualcosa di cui vergognarsi (cosa dovremmo metterci nelle fiabe, un "papi" sessantenne pluridivorziato che palpa il sedere alla segretaria?)povero mondo.

e la frase di Castagna: "chi è davvero superiore allo stereotipo non ha bisogno di dimostrare niente." è mitica e quasi quasi me la faccio tatuare sulla schiena :)

Gina ha detto...

Da psicologa: continua a pensarla così Wonder. Ogni limitazione totale è sbagliata. La cosa buffa è che nessun adulto si è domandato cosa vorrebbero davvero le bimbe. I bambini sognano animali che parlano, bacchette magiche che fanno magie, sognano di saper volare e vivere in un posto fantastico. Sanno benissimo badare a se stessi, se lasciati scegliere.

Morgaine le Fée ha detto...

Hai scritto un post che mi tocca perché ne ho scritto uno simile pochi giorni fa dopo che ho cercato vestiti per mio figlio di un anno e mezzo. Io incontro lo stesso problema con le cose per maschi. Allo stesso modo in cui si vogliono ingabbiare le bimbe in certi stereotipi, mi dá fastidio che lo si faccia anche coi maschi. Mio figlio é ossessionato da aspirapolvere, pentoline, scopette (che gli abbiamo comprato volentieri, visto che gli piacciono), e non mi piace l'idea che siano considerati 'giochi da femmine' Perché poi? Mi rompe che ogni volta gli debba comprare una maglietta ci siano solo colori cupi seriosi e mostri.
Noi gli prendiamo i giochi che gli piacciono (che appartengono a entrambi i generi se ha senso scriverlo cosí, a riprova che i bambini non nascono con preferenze di genere innate), e gli prendiamo vestiti il piú unisex possibile (anche perché non si sa mai che si possano riciclare in futuro se avessimo una bambina).
A me il rosa non dá fastidio in sé, ma mi dá fastidio il fatto che si cerchi di imporlo come unica alternativa possibile alle bambine, e non mi piace il significato che gli é stato appiccicato: quello della bambina principessina, vezzosa, che aspetta il principe azzurro, che 'deve' essere carina, passiva e a disposizione con la sua bellezza.
Vorrei che le cose non stereotipate esistessero nella stessa misura di quelle rosa o quelle coi mostri e i palloni, e non fosse ogni volta una caccia all'ago nel pagliaio cercare una maglietta neutrale o un giocattolo non sessualizzato.

la.stefi ha detto...

Io da bambina ho letto "Extraterrestre alla pari" di Bianca Pitzorno.
E' un libro per bambini, ma secondo me va benissimo anche per gli adulti, perché affronta appunto la questione degli stereotipi di genere.
Attuale anche 30 anni dopo, purtroppo.
Ve lo consiglio!

bebe ha detto...

beh, la mia nipotina, 2 anni e mezzo, per Natale ha chiesto espressamente il Ciccio Bello Bua e una ruspa. e gioca indifferentemente con bambole, coccini, macchinine e trenini. giusto per non farsi mancare nulla ;)

Anonimo ha detto...

Non posso fare a meno di commentare: hai un blog coloratissimo e che mette il buonumore, ma ci sono argomenti su cui non mi pare il caso di scherzare, perché le tematiche che affrontano non sono affatto superate... e in questo post ne hai toccato uno. Quindi, permettimi di farti notare che:
Primo: anche "odiare" mi sembra un po' forte... sei caduta anche tu in un estremismo, vedi com'è facile?
Secondo: non mi pare che conosci bene i motivi dietro pinkstinks... fai sempre in tempo a farlo, oppure, come ti suggerivano potresti farti un'idea leggendo il libro della Lipperini (che è il seguito ideale di quello scritto negli anni '70 dalla Gianini Belotti per far vedere quanto POCO da allora è cambiato)
Terzo: le alternative al pink inteso sia come colore che come sistema di valori (se mi consenti quest'espressione così altisonante) ci sono, ma in misura ridottissima, e bisogna andarsele consapevolmente a cercare! Al contrario, i vestiti di colore rosa e tutto quello che c'è dietro vengono proposti e riproposti fino alla nausea.
Quarto: i maschi stanno comodi nei loro stereotipi perché i loro stereotipi SONO comodi, come sono comode le loro scarpe, i loro vestiti... E' questo il punto!!! Il bimbo giocando impara a fare e a esplorare, la bimba impara a farsi bella e rendersi gradevole. E questo (con buona pace di Gina la psicologa!) non è "carattere" o "scelta" del bambino, ma influenza degli stereotipi della società che a 3 anni già sono stati assorbiti e riproposti.
Quinto: negli anni 70 e 80 il rosa non era, come adesso, colore unico e esclusivo per bambine nel settore abbigliamento e nemmeno nel reparto giocattoli, se ti ricordi bene ce n'era molto, molto di meno! Per non parlare del fatto che le femministe sessantottine tenevano ancora alta la guardia...
Sesto: ancora con lo stereotipo che è la mamma che fa da mangiare!? E' questo che vuoi davvero insegnare a tua figlia (e a tuo figlio, se ne avrai uno un giorno), che le donne cucinano, puliscono e si fanno belle per i loro uomini che invece sono impegnati in lavori importanti?
Sulla "festa della donna", non si tratta di dichiarare: pensaci bene... ma ti sembra davvero che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini? Ti sembra che non ci sia più discriminazione tra uomini e donne, per esempio sul lavoro? (Che le donne non siano pagate di meno solo perché donne? Che non vengano ancora licenziate perché incinte, o che la loro carriera non venga stroncata perché hanno avuto un figlio? Che, se raggiungono una qualunque posizione, non debbano fare salti mortali per dimostrare che valgono e che riescono a fare quello che fanno come farebbe un uomo? Spero che tra quelle che conosci non ci sia nemmeno un esempio, ma tra le mie amiche ce ne stanno, eccome!) Personalmente non vedo l'ora che diventi davvero inutile festeggiare la festa della donna, perché sarà davvero raggiunta una parità di opportunità, ma allo stesso tempo non mi sembra che ci siamo. Almeno, non ancora!
Il punto non è essere superiore allo stereotipo, è cercare di superarlo. Ma per farlo bisogna rendersi conto che è uno stereotipo, uno stereotipo culturale, per cui non è "la natura" che ci vuole così, è la nostra cultura. Aprire gli occhi e cercare di farli aprire agli altri!
PS Quando al mio maschietto per il suo primo compleanno gli hanno regalato una maglietta rosa e bordeaux (a quanto ho scoperto dopo, di una marca molto trendy, e da maschi!) gliel'ho messa perché mi piaceva... e anche se ho avuto qualche "che bella bambina!"... non me ne è importato, e ho continuato a mettergliela ;)

Anonimo ha detto...

Sono sempre la logorroica di sopra: per Bebe e Mammolitta: come dice anche Lanterna, vedrete che anche le vostre bimbe saranno condizionate dalla società e dai suoi stereotipi, a meno che l'ambiente familiare intorno a loro non si opponga a questo stereotipo, proponendo un altro modello. E se per le piccole c'è il rosa, la bambola, le pentoline, Hello Kitty (che piace anche a me, ma avete fatto caso che a quella micetta così tenera e graziosa non hanno disegnato la bocca? Della serie: zitta e mosca!), per le grandi ci sono le modelle, le veline, oppure la casalinga-mamma che si sacrifica e accudisce.
Per Alem: non è questione di vietare il rosa, (e nemmeno di vietare il look punk con i capelli blu), ma di rendersi conto che il rosa è il simbolo di qualcos'altro; solo prenderne coscienza, poi ognuno agisce come meglio crede soprattutto per quanto riguarda come crescere i propri figli.

ALCHEMILLA ha detto...

Io sono una casalinga mamma ma non mi sacrifico per niente anzi ringrazio mio marito per il dono che mi ha fatto di poter fare questa scelta due anni or sono.
Non sono mai stata così felice in vita mia!!!

x anonimo: anche il tuo è uno stereotipo quello di credere che la donna possa realizzarsi solo nel lavoro fuori casa.

la.stefi ha detto...

D'accordo con anonimo soprattutto sul punto 6!
Quante di quelle che dicono di non essere condizionate invece sotto sotto lo sono?
Quante di voi non escono di casa se non sono truccate (e non mi parlate di "essere a posto"), o depilate fino all'ultimo pelo o abbigliate secondo i dettami della moda?
Quante di voi se ne sbattono di avere le unghie pitturate? O i colpi di sole?
Poi è chiaro, la scusa tipica delle donne che son sempre lì a farsi belle è che loro si curano per se stesse (come a dire: mica come te che vai in giro al naturale!).
Io dubito.
A me aveva colpito, ad esempio, una frase di Wonder quando fece l'estrazione di un premio qui sul blog. Si vedevano le sue mani, ma appena appena. E lei ha scritto "Scusate la manicure" o qualcosa del genere. Io manco avevo notato se aveva tutte e cinque le dita :-)
Ho riguardato il filmato e le mani mi sembravano normalissime, mica quelle di un muratore coi calli e le unghie schiacciate.
Eppure lei si è sentita in dovere di evidenziare che non erano perfette (secondo quali canoni?), come se poi fosse un problema, come se la gente potesse notare che mancava la french, su quelle mani.
Ecco, secondo me questo è condizionamento o insicurezza, imposti dal nostro modello di società che vuole la donna sempre curata e al top.
Poi magari son seghe mentali mie.
Mi piacerebbe sapere se qualcun altro ci aveva fatto caso!

Maddalena ha detto...

per quanto riguarda il lavoro dentro o fuori casa, tralasciando tutti i discorsi sulla realizzazione personale, il mettere in pratica quello che si è studiato per tanti anni, le soddisfazioni, il fatto che il mondo del lavoro perderebbe tantissimo in qualità e bravura se le donne facessero "solo" le mamme(l'ho messo tra virgolette, perchè non è affatto mia intenzione sminuire la cosa, anzi!) facendo un discorso prettamente terra terra riguardo all'economia e all'indipendenza, io sono cresciuta con l'idea fissa che una donna (anche se in coppia o felicemente sposata) DEVE avere la possibilità, alla bisogna, di mantenersi da sola. per me l'idea di dipendere economicamente totalmente da mio marito/compagno è qualcosa di assurdo e fuorviante. ripeto, PER ME, non voglio di certo dire che sia una verità assoluta. ogni persona ha desideri e attitudini diverse, questo si sa ed è sacrosanto e va rispettato in ogni caso (sia che una donna voglia diventare supermanager in carriera, sia che voglia fare la mamma e occuparsi della casa e dei suoi interessi senza lavorare) ma sul discorso dell'indipendenza non riesco a cedere.

Mammolitta ha detto...

Ma mi stavo chiedendo Mammamsterdam e Anonimo, a casa mia, io finisco di lavorare alle 15 e mio marito invece alle 19.30/20.00 ( e io sono ben contenta di poter avere il PT)... ovvio che mia figlia mi veda stirare, cucinare, stendere più spesso di quanto non faccia suo padre... però sa anche che vado in ufficio a guadagnarmi la pagnotta! poi sì, io mi metto il rossetto, suo padre no, però si fa la barba, lui monta i mobili dell'ikea, io se posso no, perchè non mi piace... io mi metto la crema idratante dopo la doccia, lui no... ma non ci trovo nulla di sbagliato nel curarsi e nell'insegnare ai propri figli a farlo. Ma mica imparano solo dalle madri appunto... Ok l'unisex... ma trovo altrettanto inquietante negare che maschi e femmine siano diversi per alcuni aspetti, e complementari! E non venitemi a dire che le donne possono fare tutto ciò che fanno gli uomini e viceversa, perchè non è vero, e a volte ci fa pure comodo! Ok il femminismo, ma non l'estremismo!
Poi Vi do ragione sul fatto che i ns figli vivranno gran parte del loro tempo fuori dalle mura di casa per cui forse si adegueranno ad altri stereotipi...
Per Hello Kitty, un'altra versione dice, che la gattina piace molto, proprio perchè ha un'espressione neutra (senza la bocca) "tipo bambola waldorf" tale per cui i bimbi e le bimbe (ecco perchè piace anche ai maschietti)possono attribuirle lo stato d'animo che vogliono...

Gina ha detto...

Anonimo, posso concordare con gran parte delle cose che hai detto ma credo che tanti si dimentichino una cosa fondamentale che invece ha ricordato Mammolita: i maschi e le femmine sono diversi. Accetto il discorso sugli stereotipi ma sono biologicamente, ormonalmente e fisicamente diversi. Un maschio non saprà mai in tutta la sua vita cosa vuol dire imparare e vivere con gli sbalzi ormonali che sono invece per una donna quotidianità. L'equità è una cosa, il voler essere uguali un'altra (con buona pace di Anonimo!)
In secondo luogo Anonimo non ho mai parlato di "carattere" (argomento così vasto da non essere trattabile in un commento).

Wonderland ha detto...

Grazie Anonimo (ma un nome, anche finto, no eh?) del tuo pensiero, molto interessante.
Di certo la mia intenzione, ne' la mia indole, se hai letto altro di questo blog, tendono ad avere la visione della donna come casalinga e solo-mamma... ci mancherebbe!!!! Io a malapena riesco a farla, la mamma. La casalinga non ne parliamo.
Mia figlia per imitarmi si mette la borsa e saluta, t'ho detto tutto.
Ho fatto l'esempio delle pentoline perché non nel mio caso, ma per tante mamme è così, spesso anche per scelta, ed è anche uno degli esempi preferiti da PinkStinks.
Mi scuso per il termine odiare, ma io non ci ho messo su un movimento :)
Grazie comunque per la lucida analisi del mio post, alcune cose non le condivido, altre sono intelligenti e degne di nota.

la.stefi ha detto...

Oddio, qui però scadiamo in altri stereotipi, cvd. Quello del curarsi, e quello degli sbalzi ormonali, e quello del "ci fa comodo".
Scusate, ma voi che sbalzi avete durante il ciclo?
Perché allora capisco come mai gli uomini dicano "Ma hai le tue cose?" quando una è nervosa.
Peccato che nessuno ha preso in considerazione il mio commento :-)

Mammolitta ha detto...

...e allora la prox volta che vado in spiaggia mi lascio le gambe pelose e le ascelle con le liane... (però pulite eh!)e vediamo cosa mi dicono quelle libere dagli stereotipi!!! :-P
io gli sbalzi d'umore quando ho il ciclo ce li ho, il baby blues mi è venuto, e mo' mi infervoro perchè sono incinta e c'ho gli ormoni impazziti perchè partorisco io e non mio marito! Magari si volesse prendere lui l'onere e l'onore!!! Adesso sto esagerando ehhhh... abbiate pazienza...:-)

CloseTheDoor ha detto...

Il mio ultimo post sembra una risposta al tuo, anche se l'ho letto solo ora... O.o

Beh, in sintesi, come mamma di una bimba di 1 mese e 1/2, mi sento come Shirley Mac Laine nel film "La signora e i suoi mariti", quando Gene Kelly ammattisce e la fa vestire tutta di rosa, e fa verniciare tutta la casa di rosa, finche' l'operaio dipintore vedendo che Shirley ha ancora i capelli neri, la rincorre per dipingerle pure quelli !!! AAAAAAAAAAAAAAAAARGHHHHH !!!!

Non credo che per il blu ci sia la stessa avversione, non so perche', ma diciamocelo, gli oggetti rosa sono di un lezioso che (mi?) fa venire il diabete :-(

CloseTheDoor ha detto...

Mi riconosco nella mamma in difficoltà sui vestiti da minizoccola e miniteppista, sintesi del clima culturale italiano.

A chi può, consiglio di guardare la tv satellitare canali tedeschi e austriaci. A me fa una grande impressione vedere donne... non senza trucco, ma non-colorate, accollate, sorridenti senza ammiccare. Insomma curate ma naturali. Le pubblicità mostrano squadre di pallavolo con donne non belle che si divertono, senza testimoni maschi. Mi sembra una grande libertà, rispetto al nostro modo di essere donne, sempre "seducenti".

redgirl ha detto...

Ho letto tutti i commenti a questo post (una bella faticaccia!) e ci tengo ad esprimere la mia opinione.
Ad un anno e mezzo non permettevo a mia madre di mettermi un paio di pantaloni. Le avrebbe voluto mettermi jeans, salopette, indumenti comodi ma io non appena ho imparato a parlare sapevo già benissimo che cosa volevo indossare: gonne, volants, scarpe di vernice (anche quando ormai mi stavano strette). E. Basta.
Non potrete certo dirmi che ad un anno e mezzo io soffrivo del condizionamento esterno, tanto più con una mamma come la mia che ama vestiti pratici e senza fronzoli.

Personalmente ritengo che la cura della propria persona, il voler essere belle, curate venga sopratutto da dentro. Alla mattina se mi trucco e mi vesto in un certo modo lo faccio per sentirmi bene, perchè la mia immagine riflette il mio stato d'animo, l'amore che ho per me stessa.

- dire che maschi e femmine sono uguali è falso e fuorviante. Siamo diversi dal punto di vista biologico, ragioniamo in modo diverso e ci esprimiamo in modo diverso
-ciò detto ogni persona ha la sua individualità, non è detto per forza che le stesse cose debbano piacere a tutti
- ciò nonostante è vero che le preferenze sono spesso condizionate dal sesso.
Quanto al libro che continuate a ciare tutti, Dalla parte delle bambine, mi dispiace dirvi che utilizza un modello dell'apprendimento piuttosto datato e superato da tempo.
L'idea, infatti, che i bambini siano solo dei contenitori vuoti, che noi possiamo manipolare e influenzare a nostro piacimento (come l'autrice suppone facciano i giocattoli/cartoni/colori genderizzati) è assolutamente vecchia e poco aderente alla realtà. Oggi si sa che la persona è un prodotto non solo dell'ambiente esterno ma anche delle caratteristiche personali uniche ed irripetibili che fanno parte del carattere. Caratteristiche che si possono individuare già a pochissimo tempo dopo la nascita.

Non credo che vestire le bambine di rosa influenzerà più di tanto quello che saranno da adulte, piuttosto lo faranno tutte le imposizioni che vanno contro al loro carattere, come pizzetti se vogliono correre ma anche pantaloni se desiderano gonne e alucce da principesse.

Concludo dicendo che il senso di appartenenza al proprio sesso è un elemento molto importante nella crescita degli individui, li aiuta a riconoscersi e ad imparare confrontandosi con dei modelli chiari.

Poi scusate, ma a me piace cucinare e anche mangiare bene. E odio trapanare i muri. In virtù di cosa dovrei mangiare male perchè lui DEVE cucinare o sbattermi a sistemare prese di corrente per dimostrare la mia "indipendenza"?

Darthy ha detto...

Io, da gentile pulzella quale sono, ho sempre giocato con le Lego e a pallone giù in cortile, e con orgoglio posso affermare di non aver mai condiviso la stessa stanza con una qualsivoglia bambola!

m@w ha detto...

Ciao, è la prima volta che commento. Sono una parca commentatrice. Per chi non mi conosce dal mio blog mi presento brevemente: ho due figli, una femmina di quattro anni ed un maschio di 20 mesi, una laurea in un ambito prettamente maschile, un lavoro full time "da vero uomo" e un vero uomo con cui divido equamente le incombenze domestiche.
Non credo di essere un cesso. Forse per qualcuno lo sono. Non lo so, non mi pongo il problema.
Non guardiamo la TV.
Per scelta ho proposto a mia figlia solo giochi "neutri" (strumenti musicali, costruzioni, ecc...) oppure di colore neutro ma tradizionalmente associati ad un genere, con cui adesso giocano entrambi.
Per scelta, ho comprato prevalentemente vestiti "neutri" (ed è stato difficilissimo e a volte costosissimo), ma naturalmente ci sono stati regalati o prestati vestiti molto femminili o troppo maschili che ho usato perché erano comunque in mezzo ad altri e perché vorrei che il rosa fosse solo un colore.
Ma non è così.
A quattro anni mia figlia vorrebbe tutto rosa e a me tocca spiegarle che no, la bicicletta/la tuta da sci/la cameretta rosa non gliele comprerò perché le userà anche suo fratello e a quattra anni, se saranno rosa, non le vorrà perchè saranno "da femmina" (pronunciato con una smorfia di disgusto).
A quattro anni mia figlia mi chiede se è vero che le donne possono pilotare un aereo, perché i suoi compagni d'asilo sostengono di no.
Il motivo per cui non c'è una controparte maschile è che ai maschi fin dall'infanzia viene proposto un ruolo dominante.
E che il rosa, con tutto quello che si porta appresso, fa schifo soprattutto a loro.

CloseTheDoor ha detto...

Amica su Facebook: "Mi indicate una palestra dove posso iscrivere mio figlio di 4 anni a un corso di ginnastica artistica?"
Commenti degli amici: "Ginnastica artisticaaa?! Ma non è uno sport da maschi! Ma tuo marito è d'accordo? " (E meno male che nessuno ha detto "ti diventa gay")

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