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giovedì 7 ottobre 2010

Voglio un ufficio, ovvero: la vita della freelance con figli(a)

"Allora, puoi mandarci tutto entro le 17? Mi raccomando, siamo già in ritardo..."
"Certo, certo. Devo solo finire una parte e rileggere e..."
"Siamo d'accordo allora? Alle 17 sharp."
"Sharp."
Questo accade alle 14. Il piano era: mettere a nanna la Porpi, accogliere festosamente i suoceri alle 16 in tempo per il suo risveglio e riuscire a mandare tutto dopo attenta rilettura per le 17 meno-qualche-minuto.
Era il piano.
Il piano mio, non quello della Porpi evidentemente.
Che alle 14 non ne voleva sapere di dormire, alle 14.10 si contorceva di pianti e grida, alle 14.20 era in braccio alla sottoscritta e cantava (lei, non io), alle 14.30 giocava con le costruzioni, alle 14.40 chiedeva "come si chiama tella signora?" "quale amore?" "tella y!" (indicava la finestra) "non lo so, forse la Madonna" "è lama donna?", alle 15.10 finalmente crollava dopo un biberon di latte e una nenìa infinita dove Noè dopo aver fatto salire sull'arca i vari animali passava ai suppellettili della cucina ("e portava le pentole, lo schiacciapatate, il coltello da bistecca, i coperchi, le teglie, le forchette... ecc ecc"). Aò, che volete, dopo un po' gli animali finiscono.

Alle 15.15 mi rimettevo al computer.
Alle 16 arrivavano i suoceri e facevano conversazione.
"Scusate, vi dispiace se parliamo dopo perché... sto lavorando, ho una consegna urgentissima."
"Ah ma un altro libro?"
"Ehm, no no, tranquilli."
"Ah no, perché lo sai che ha detto la zia del tuo libro?"
"No, che ha detto la zia?"
"Ma su, caro, lasciala stare che sta lavorando..."
"Ci metto un momento: allora, la zia ha letto il libro e ha detto... (seguivano 20 minuti di racconto)"
Alle 16.10 si svegliava una stortissima Polpetta e iniziava a palesare la sua presenza con urla e lamenti.
Alle 16.15 tentavo inutilmente di calmarla.
Alle 16.20 interveniva la suocera, causando crisi di pianto irrefrenabile.
Alle 16.30 finalmente svelato l'unico modo per calmarla: in braccio a me come un koala.
Dalle 16.30 alle 17.30 così lavoravo: Polpetta abbarbicata addosso, piangente. Computer davanti, su cui ogni tanto la sopracitata sbatteva le mani cancellando righe di testo random. Suocera a cinque centimetri che tentava di calmare la pupa a suon di "vuoi un mandarino? vuoi l'acqua? ti canto una canzone? andiamo da Winnie Pooh?". Tv accesa con Dvd Disney. Ad un certo punto la suocera iniziava a raccontare una favola a mia figlia.
Il microclima del mio lavoro contemplava un sottofondo di: musica di dvd + favola della suocera + grida e lamenti della Porpi + commenti di disappunto del suocero.
Faceva più o meno:

eccolo là, è proprio luuui, è l'amico Winnie Poooh...
e allora Raperonzolo prese la sua lunga treccia e la gettò dal balcone, e il principe..
"lo vuoi un po' di mandarino?"
...è tondo e peloso e lo amo perchè lui è...
NOOOO! NOOOO! BIAAA! NO LO VOJO Y'MADDALINO! 
...quando la vide, pensò che era la ragazza più bella che avesse...
ma lasciatela lavorare, quella poraccia! non vedete che le date fastidio?
...Winnie, l'amico Winnie! Corri con me! Giochiamo insieme, dai...
"andiamo in camera tua amore? lascia stare la mamma, dai.."
NOOOO! MAMMAMAMMAAAA! BIA NONNAAAA! MAMMAAAA! 
...mai visto in tutto il regno.
che hai del succo di frutta? magari col succo di frutta si calma...
Winnie, l'amico Winnie...sempre con te, mi troverai..

"Pronto? Non abbiamo ancora ricevuto la mail, tutto a posto?"
"Ehm, sì, adesso mando, subito. Solo un attimo, che..."
Cosa rispondere, esattamente? Che hai una figlia, col rischio che ti bollino come "quella inaffidabile perché ha la bambina piccola"? Che hai avuto dei contrattempi? Che vorresti disperatamente un ufficio, perché ti manca un posto che sia solo per il lavoro, dove concentrarsi, senza sentire casino continuo e vedere cartoni? Che il lavoro da freelance per certi versi è bellissimo e per altri è una maledizione? Che vorresti una ragione per vestirti bene ogni mattina e abbandonare jeans e AllStar per un po'? Che ti piacerebbe partecipare alle riunioni, vedere gente, scambiare due chiacchiere alla macchinetta del caffè? Che le persone non capiscono che farti anche solo tre domande ti deconcentra da morire? Che a parità di impegno, una che siede in un ufficio lontano qualche km è molto più rispettata di una che siede al tavolo della cucina?
E' sempre la solita storia.
Io lo so benissimo che le donne con figli che lavorano full time fanno tre volte i miei sacrifici, gli orari sono incompatibili con la vita da genitore e vedere i figli al mattino quando si svegliano e la sera quando vanno a dormire è davvero ingiusto. Ma io continuo a mandarli, i cv alle aziende. Anche se non rispondono, anche se non concedono il part-time manco se t'ammazzi, anche se è un periodo di merda per cercare lavoro.
Perché non è tanto facile essere una freelance senza ufficio e senza orari, che a volte non esce di casa se non per fare una spesa-lampo e parla con le persone soltanto per telefono. Manca una quotidianità che ti definisce in una dimensione che sia oltre la casa, oltre la famiglia, oltre il ruolo di genitore. Perché lavorare da casa significa che lo spazio del lavoro si fonde con gli altri, e finisci per fare tutto, sempre.
Lavori e sei mamma alle 8, come alle 15, come alle 23. Non si stacca mai.
E non ti senti e non sembri altro che "una che sta a casa".
E gli stimoli devi andarteli a cercare, e a volte tieni le persone un po' troppo al telefono, o scambi per chiacchierate le chat su Facebook.
Poi un giorno vedi una ex collega che ha continuato a lavorare nel settore dove eri tu, e ti rendi conto che ti stai perdendo qualcosa: hai meno prontezza nelle risposte, meno cose da raccontare, meno smalto nella conversazione.
Ti viene sete di mondo, di cose, di parole, di persone.
Non si può fare il lavoro che faccio io chiusi in casa, è incompatibile.

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107 commenti:

Castagna ha detto...

Guarda, hai ragione. Adesso ti sgrideranno sicuramente ricordandoti che tu hai nonni, donna di servizio, nido, sei giovane, lavori da casa e fai una cosa che ti piace. Ti contrapporranno donne che si alzano alle cinque per fare le cose prima che si alzino i figli e vivono sul filo del rasoio correndo, cucinando e pulendo di notte, etc. E hanno anche ragione. Però una cosa è innegabile. Se un uomo è a casa e sta lavorando, lui non può essere disturbato perchè sta lavorando. se una donna è a casa e sta lavorando, sta anche badando alla cena, ascoltando con la coda dell'orecchio se la lavatrice finisce la centrifuga, dando lo sciroppo al bambino e rispondendo a una chilometrica telefonata di lamentele di sua madre. Minimo.
Siamo noi che non siamo capaci di mandare gli altri affanculo, secondo me.
Comunque io bambini non ne ho e faccio un mestiere in cui alle due sono a casa. Sono otto anni che mi sono iscritta alla seconda laurea e ho dato un esame. Ho preso un ufficio apposta per poter correggere i compiti e fare i conti dell'amministrazione, ma ovviamente lo divido con altre quattro persone. E ci vado pochissimo. in questo momento lo sta usando mio cugino come pied à terre. T'ho detto tutto.

UnNickname ha detto...

MI sono chiesta speso che lavoro è che fai... Ma al di là della curiosità, hai ragione, lavorare da casa è più un tormento che una delizia, e dipende molto dalle condizioni in cui ti trovi e soprattutto da che tipo sei. Il tipo ME non lo potrebbe mai far, perchè semplicemente non farebbe niente. MIo marito lo fa, lo fa anche bene ma soffre la mancanza di spazi e tempi anche lui.
Però Wonder la risposta numero 1 la sai... si chiama asilo nido almeno la mattina (ma Viola ci va già, no?). La 2 si chiama trovarsi un posto fuori casa in un andare a ripararsi. Anche la biblioteca, guarda... E sì, si è sempre visti un po' inferiori perchè è vero, non c'è niente da fare: quella col figlio piccolo che lavora da casa E' inaffidabile per cause di forza maggiore.

UnNickname ha detto...

Ps. velocissima risposta a Castagna. Eì che gli uomini sono diversi: mio marito sta a casa E guarda la bambina, ma lo fa come io non sarei in grado di fare perché sa dividere le cose in compartimenti stagni.

MarinaM ha detto...

Ciao Wonder,
non sono mamma ma ti leggo sempre perché mi piace come scrivi e le cose che racconti. Commento poco o zero appunto perché non mamma, ma stavola ci sono dentro appieno. Sono free anche io e lavoro da casa. Praticamente io e la sedia Ikea (quella con lo schienale con sei buchi tondi) siamo tutt'uno dalle 9 del mattino alle ... della notte. In mezzo, lavaggio piatti, lavatrici, telefonate ai miei che sono anziani e malandati, visite ai miei che sono anziani e malandati e abitano a 200 metri da casa mia e necessitano di tutto dalle inizioni al servizio catering pranzo e cena, spese veloci, uscite per posta e banca. A volte mi viene da piangere, come te mi sento isolata, dimenticata, abbandonata, come te vorrei avere un motivo per vestirmi bene e non viaggiare sempre in tuta e Birkenstock. Come te mi deconcentro se mia mamma mi chiama per fare due parole o per raccontarmi qualcosa e non ho cuore di chiudere il telefono in malo modo. Se sto dosando l'insulina e mi chiama il capo servizio del giornale faccio finta di nulla e parlo tenendo telefono con spalla contro orecchio, fiala en siringa, perché come te temo che dire "scusa c'ho un momento da fare" possa farmi sembrare quella sulla quale non si può contare. Fino all'anno scorso avevo altri incarichi, sempre da free, la uscivo di più, adeso per dire il sindaco della mia città manco sa che faccia ho, mentre con quelli precedenti il contatto era quasi quotidiano. Non so cosa dire e cosa fare e se a Roma le aziende non rispondono a te che sei giovanme e rampante, figurati e me nelle Marche che non sono né l'una cosa, né l'altra.
Soluzioni io da qua non ne vedo. Spero che tu nella metropoli possa vederne invece e anche presto.
Un abbraccio
Marina
ps un mio collega anche lui free dice che invece sta benissimo a casa, ma lui ha la mamma che gli fa da schiava-badante e cammina in punta di piedi per non disturbare.
ps 2 e per non piangere cerco di non pensare al periodo meraviglioso in cui ho lavorato in un ente pubblico, sempre come free lance ma con ufficio mio e ... quanto sono stata bene.

Ciboulette ha detto...

ti dico quale sarebbe il mio lavoro ideale: lavoro a casa per 3-4 giorni alla settimana, in ufficio 1 o 2 gg, cosiì magari metti il taileur (tanto io ci vado con i jeans in ufficio).
Invece siccome ho la fortuna (e non è assolutamente ironico) di avere un lavoro a tempo pieno in azienda, ci passo 9 ore della gironata, più quasi due per andare e tornare, non vivo nella stessa città di genitori e suoceri (in questo momento neanche di mio marito a dire il vero), e se dovessi avere un figlio...non ci voglio pensare. Non è una critica a te, capisco benissimo le tue difficoltà. Dico che in un modo o nell'altro la società attuale rende la vita di noi donne assurda e impossibile.

country life ha detto...

ciao wonder... comprendo benissimo il tuo stato d'animo. da agente di viaggio con la valigia sempre pronta mi sono ritrovata con due gemelle a 27 anni e tanta ma tanta voglia ancora di viaggiare. per non sentirmi solo "mamma" abbiamo trasferito parte dello studio grafico di mio marito in casa, ho iniziato a tenere un pò di contabilità, ordinare le scartoffie... poi mi sono messa al computer... la mia vita passava dalla colazione delle pargole, al lavoro al pc, una lavatrice e una lavastoviglie qua e là... un salto al supermercato nel fine settimana... :-P...
come in tutte le cose c'è il rovescio della medaglia... il lato positivo è che ho avuto modo di crescere le mie pargole senza delegare ad altri, di giocare con loro e di curarle quando stavano male. non cambierei il mio stato nè con un part-time tanto meno per un full. goditi tutto e di più di tua figlia che sono momenti che non torneranno più, e volano via più velocemente di quello che si possa immaginare.
commento troppo lungo??? ops...
baci da mamma-full-time in carriera

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione. In questo modo non riesci a ritagliarti nemmeno un piccolo spazio per te, c'è solo la tua bellissima bimba, la casa, la spesa e, negli avanzi di tempo, fare qualche lavoretto. Penso che sia fondamentale per una donna uscire per andare al lavoro, vestirsi bene, truccarsi, poter parlare anche solamente coi colleghi per fare quattro risate. E' rompere la monotonia che ti assale quando si sta sempre in casa. Anche se da un lato sembra più facile, perchè si ha più tempo per gestire la famiglia e la casa, dall'altro lato uccide un po'. Perchè una donna non è solo figlia-casa-marito. Si finisce di invecchiare dentro prima del tempo. Vedrai che sicuramente riuscirai a trovare presto un lavoro e, magari, con l'aiuto di mamma/suocera/marito riuscirai a riottenere i tuoi spazi.

Un caro saluto,

Ila

pencil ha detto...

ciao Wonder! io ti seguo e ti ammiro da tanto. Ora ho 26 anni e faccio l'illustratrice. A fasi alterne (a seconda che io lavori per studi in loco o da casa) io ho lavorato da casa, senza una bambina quindi con molta più calma e tranquillità di te. la prima volta mi sono depressa alla grande.la seconda volta ho cercato di organizzare le mie giornate, la terza volta ero più in grado di gestire il tutto!
devi trovare i tuoi tempi e spazi ed essere molto organizzata! cerca di avere sempre un po' di anticipo e (a parte i giorni delle ocnsegne micidiali) cerca di uscire, di fare smepre qualcosa fuori.
Io ad esempio col lavoro da freelance ho notato il contrario rispetto a te! In certe cose sono molto più sveglia delle mie amiche che magari hanno a che fare sempre con le stesse persone...Non so...sennò puoi cercare qualche freelance come te e affittare insieme un luogo dove lavorare se ne hai la possibilità economica,ma gari organizzandoti un part-time...forza che sei piena di risporse!
con affetto
ilaria

Ylenia ha detto...

Ciao, ho letto tutto d'un fiato, e ti capisco un sacco.
Anche se sono soltanto una ragazza, vivo la stessa situazione con mio padre, freelance da casa!
Trovo il tuo sfogo così carico e sincero, mi è piaciuto un sacco e chissà che così ti farai sentire!
Bisogna alzare la voce ogni tanto. :)
Buona serata!

Anonimo ha detto...

Lavoro a casa da circa 12 anni e abito all'estero. Una coppia di nonni in Italia, l'altra a 150 km. E quando ci sono, come hai descritto benissimo tu, non aiutano, anzi.

Il mio bambino compie due anni a dicembre, l'anno scorso l'ho dovuto mettere per forza al nido, ha cominciato a 9 mesi. E l'anno scorso ho fatto la cazzata di iscriverlo solo per mezza giornata... quest'anno non mi sono fatta fregare. Entra alle 9, esce alle 17.00. Mangia a scuola, dorme a scuola, fa merenda a scuola... tutta un'altra dimensione di bambino. Dalle 5 che esce fino alle 9 che va a dormire diventa un piacere stare con lui, e non un tormento... Viola è più grande di Ramon, perché l'asilo non da subito?
È l'unica via di uscita, sperimentato sulla mia pellaccia.
Anto

romì ha detto...

Incommensurabilmente e incondizionatamente d'accordo.
Ti auguro di uscire da quella casa al più presto. E quando lo farai ricordati che non sarà facile all'inizio. Sappi che un sacco di equilibri andranno ricalibrati. Anche e soprattutto con lui. Sappi che ti ritroverai a rimpiangere la possibilità di farti un caffè a casa tua in jeans e allstar. Ma ti morderai la lingua e non lo dirai a nessuno. Perchè è giusto cosí. E piano piano tutto andrà a posto. Ogni familiare con le sue cosine da fare e con il suo mondo. Anche la porpi! E sarà bello ritrovarvi a casa tutti insieme. A fare famiglia. Te lo aguro di cuore. Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

Cara Chiaea,
ti capisco, ho un bimbo anche io, va al nido da quando aveva sei mesi. Io un ufficio ce l'ho, ma i miei genitori e i miei suoceri non vivono nella mia stessa città e ti lascio immaginare le mille volte che l'anno scorso si è ammalato i salti mortali che ho dovuto fare.
Tra l'altro faccio un lavoro dove se manchi non ti sostituiscono, anzi ti dicono che non c'è problema a lavorare da casa...peccato che si accumula il lavoro da consegnare. Immagina che bello rientrare a lavoro dopo una settimana di malattia di tuo figlio e sapere che devi cercare di produrre il doppio per recuperare (facendo più di una volta le tre di notte a casa per mettermi alla pari.).E' dura in tutti i casi.
L'unico consiglio che ti posso dare è cercare di trovarti un luogo, un posticino per lavorare, che sia la biblioteca o un bar, ma che ti lascia la possibilità di vivere quella quotidianità di cui parli nel tuo post.
Ammetto, senza sensi di colpa, che quando vado a lavorare mi fa piacere e mi godo anche di più mio figlio quando rientro.
Hai ragione a volere un ufficio tutto tuo, ti appoggio completamente!

Un caro saluto

L.

P.S. Ovviamente per scrivere questo commento mio figlio mi ha interrotta almeno una decina di volte...come ti capisco!!

Anonimo ha detto...

io capisco soprattutto quando dici che ti stai perdendo qualcosa. perchè sono convinta che con il parto ho perso metà del mio cervello e trequarti del vocabolario che avevo prima.
in ogni caso, mi piace essere propositiva piuttosto che aggiungermi al sacrosanto elenco di chi ti dice quanto hai ragione, perchè certo che hai ragione..
dicevo? ah sì, propositiva.
una soluzione c'è, si chiama THE HUB. lungi da me fare pubblicità a qualcosa, soprattutto perchè non mi riguarda neanche lontanamente, praticamente si tratta di uno spazio dove lavorano i freelance, condividendo le spese per il posto (in genere molto grande, open space, in zona carina - a milano è in paolo sarpi), dove incontri persone creative, che fanno i lavori più disparati, ma che a volte per la legge dei sei gradi di separazione si trovano a collaborare più di quanto avrebbero mai creduto. In generale, anche senza andare su uno spazio così "famoso" puoi cercare un ufficio in condivisione, così pur rimanendo freelance con relativa gestione di tempi porpi-compatibili, risolveresti i problemi: dell'inquinamento acustico familiare, del vestirsi carine, dell'uscire di casa, del parlare di qualcosa che non sia un antibiotico per l'otite, e sediovuole con persone che non sanno neanche cosa sia un'otite.. la faccio troppo semplice? dai, tu non sei per le imprese semplici, puoi fare anche questa, triplocarpiando ad occhi chiusi, su.
NilaBlu (ti seguo su twitter).

Francesca ha detto...

Ti capisco perchè anch'io credo che avrei difficoltà a concentrarmi e lavorare bene da casa ma..... in questo momento pagherei per lavorare da casa, quegli stronzi dei miei superiori non li sopporto più... (e poi lo scorso inverno che il bambino era malato una settimana si e l'altra no l'ha portato dalla pediatra più mia madre che io :()

Wonderland ha detto...

Rispondo random: attualmente il mio lavoro è una sorta di tutto-ciò-che-ha-a-che-fare-con-la-scrittura, il che include articoli giornalistici, copywriting, web editing e quant'altro. Tutti brevi progetti solitamente.
THE HUB lo conosco, così come gli uffici COWO, ma purtroppo sono tutti piuttosto lontani da me. Spendere soldi per dovermi fare un'ora di traffico lo trovo un po' scemo. Se ne apre uno dalle mie parti... corro!
Nel frattempo se qualche freelance di roma che legge vuole unirsi e affittiamo un posticino... però bisogna essere almeno 3-4 per ammortizzare davvero i costi.

la.daridari ha detto...

riesco a malapena ad immaginare una che abbia la risposta più pronta di te e che ha più smalto nella conversazione.
Per il resto, credo di capirti, e condivido.

Flaminia ha detto...

Cara Wonder,
io sono al 3 mese, contratto a progetto neanche a dirtelo, e con scadenza dopo due anni che sono nella stessa azienda a dicembre....
domani ho l'incontro con i sindacati perchè quando scadrà il contratto sarò solamente al 5 mese di gravidanza...
Ho un po' paura, paura per il futuro...perchè se mi riuscissi ad immaginare una free lance di qualcosa non esiterei un attimo a mettermi all'opera...
lavoro da quando ho 16 anni, mi sono laureata e in tutta la mia vita ho sempre lavorato (pensa te mi alzavo alle 6 della mattina per vendere libri ad Oberdan....)
ed ora... con questo figlio tanto desiderato in arrivo ho paura di perdere la mia autonomia e la mia "libertà" di spazio tanto e sempre ricercato...

per stringere. capisco la tua voglia di ritrovare gli spazi che hai perso, la donna che eri e che andava in giro orgogliosa di quello che faceva...

ci sono tanti bei consigli... le aziende in questo momento sono spaventate, vedono che la situazione sta migliorando ma ancora non ci credono...dobbiamo aspettare gennaio 2011 per capire come stanno veramente le cose...
per il momento incrociare le dita e continuare a darci da fare come sempre abbiamo fatto..
Qualcosa salta fuori....sempre!!

Ps: una saggia persona diceva:"Fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono. I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi."

In bocca al lupo tesora...

mammamicia ha detto...

cara wonder, ti caspisco benissimo, capisco il bisogno di vestirsi, di uscire, di parlare con persone di età maggiore di 2 anni, capisco il bisogno di vivere nel mondo... comunque tu sei bravissima pensa che sei riuscita a scrivere un libro (e con grande successo) e solo tu sai quanti altri lavori hai finito, quindi anche se a casa è vero che non si combina niente e che la gente continua a vederti come una casalinga, sei talmente in gamba che le cose in qualche modo miglioreranno! io tifo per il nido, vedo che mia figlia, che ha la stessa età della Porpi, ci sta benissimo e si diverte un sacco... sabato scorso si è messa a piangere perchè l'asilo era chiuso...
baci da una che fino a una settimana fa si vestiva "bene" solo per andare a prendere la bimba al nido...

Claudia - La casa nella prateria ha detto...

Per me lavorare da casa è il massimo. Poter avere un piede in mille scarpe e poter gestire gli orari come meglio credo è fantastico.
Ma ci sono giorni... e oggi è proprio uno di quelli. Domani è un altro giorno. Ma oggi, in ufficio, ci sarei andata volentieri anche io.
Un abbraccio...

Anonimo ha detto...

Sì sì, guarda, davvero una cosa terribile dover stare a casa a lavorare... diciamo che mi accontenterei di metà stipendio pur di avere il privilegio di restare all'ovile. Attenta, perché prima o poi sconterai questo tuo non saper apprezzare le fortune che hai...
Una tua lettrice che ti credeva sincera e spontanea ed è rimasta assai delusa (sai a cosa mi riferisco!).

pinkmommy ha detto...

anche se sono una delle rare mamme col part time ti assicuro che ti capisco perché ci ho messo mesi a trovarlo e stare a casa non mi faceva per niente bene, capisco il tuo bisogno della dimensione sociale del lavoro (non parlo del riconoscimento del proprio lavoro, che quello cmq nn dipende da dove ti trovi)...la buona notizia è che le persone valide prima o poi riescono in tutti i loro obiettivi e tu sei validissima. Punto. Troverai sicuramente il modo di organizzare la Porpi (perchè è vero, già che sei a casa, perchè non fare 3-400mila cose contemporaneamente? come se dovessi "solo" lavorare...) in bocca al lupo!!!!!

Wonderland ha detto...

Anonimo - lettrice delusa: no, non so a cosa tu ti riferisca ma se vuoi scrivermi via mail sarò felice di capirlo. Questo post non significa che io non sappia di essere fortunata, LO SONO assolutamente e tra le righe mi sembra di averlo detto. E' solo che credo di avere tutto il diritto di sfogarmi sul mio blog se un giorno va tutto storto e questo "isolamento forzato" inizia a pesare troppo... tutto qui.

Katefox ha detto...

Hai ragione abbestia.
Ho già commentato questo argomento, quindi sarò breve.
Non amo eccessivamente il mio lavoro, ma devo dire che sono ore in cui sono "adulta", mi vesto e mi trucco..e sì..mi rilasso anche mangiando alla mensa aziendale (quindi senza pensare a cosa cucinare o comprare)o con la pausa caffè.

spero davvero tu trovi una soluzione a questa situazione..anche perchè sarebbero esilaranti i tuoi post sulla vita d'ufficio..che è decisamente una jungla piena di personaggi antropologicamente interessanti (il marpione, il lecchino, la pettegola, la sciantosa..)

elavantin ha detto...

Ciao Chiara. Io come te. Al computer solo e se LUI vuole. Lavorare con mezzo schermo, perchè sull'altra metà c'è mio&mao. E con una mano sola, perchè l'altra tiene ferme le sue che sulla tastiera sono peggio della coca-cola. E se vengono i nonni, forse è meglio star soli, perchè oltre che a LUI devi badare anche a loro. E se incontri gente non riesci quasi più a inserirti nelle conversazioni, troppe le cose che da tempo non condividi più. Mi viene da piangere.

Anonimo ha detto...

Cara Wonder, ti capisco perchè sono nella stessa situazione.
Io ho risolto, più o meno, grazie al nido (dalle 9 alle 13.30).
Ti cambia la vita. Cercane uno vicino a casa e vedrai che riuscirai a lavorare e magari a cercare con calma un lavoro, ufficio compreso...
Un abbraccio

silvia ha detto...

Eh vero e sacrosanto è proprio così. Ma è l'organizzazione di fondo che non va. A costo di andare a casa dei tuoi e di lasciare suoceri con pupa, non inseguire la chimera di lavorare da casa con bimba piccola, tanto più se è abituata a averti 24h su 24h e quindi altre modalità non le capisce...che ne sa lei di scadenze? sa solo che la sua mamma è lì e solo un poco più nervosa e distratta, nel senso di concentrata su qualcos'altro.
Emigra dai tuoi, in macchina, a casa di una amica, al bar sotto casa.
Ma non perseguire l'impossibile, causa solo infinita frustrazione
poi la consegna è andata bene? coraggio la prossima volta ti organizzerai meglio per avere il tuo spazio mentale e fisico.
silviaviola

F. ha detto...

Ciao!

Ti capisco perfettamente. E' un problema di concentrazione. Per fare qualcosa fatta bene, ci vuole concentrazione. Si deve dare la propria attenzione a una cosa, massimo 2, ma la seconda deve per forza essere meno importante della prima.

I bambini, per loro natura, hanno bisogno della nostra attenzione e il lavoro... idem!
Uno può dire "vabeh, studi-lavori quando il bimbo dorme" ma 1 volta su 3 c'è qualcosa che non va: fa storie perchè non vuole dormire, piagnucola, sta male etc. E quando succede così, la concentrazione va a farsi friggere allegramente. Oppure succede che le altre 2 volte su 3, che in teoria ti andrebbe bene perchè dorme, succede che c'hai l'ansia perchè hai paura che potrebbe: fare storie, piagnucolare, stare male etc. Esattamente come quando il bimbo ti fa una notte senza mai svegliarsi ma non dormi comunque perchè sei abituata a svegliarti 80 volte a notte e quindi stai con un occhio aperto e uno chiuso.

Senza contare che magari ce l'hai una tata e che in teoria potresti studiare-lavorare ma senti che il bimbo piange nell'altra stanza e il cuore di mamma ti fa andare di là a chiedere che succede; c'è la sòcera che viene a trovare il bimbo e tu ti senti obbligata ad andare a salutare e quella attacca bottone; la tata ti viene a cercare per chiedere la fesseria del giorno. E tu la concentrazione la perdi e ti ritrovi a guardare fuori dalla finestra le farfalline pensando a quando avevi la tua liberà e scopri che sono già le 7 e devi preparare cena-pappa-tavola e darti una sistemata perchè tra un po' torna l'uomo che vuole vedere la fidanzata/moglie e non una madre-tata.

eccheccacchio.

Ho 25 anni, una bimba di 1 anno e mezzo, una tesi da scrivere, 4 esami da dare, uno script da scrivere per un concorso e un paio di progetti da parte, pochi dindini e un fidanzato rompipalle.
malgrado la tata arrivo a sera con gli arretrati.
ti capisco e voglio un posto di lavoro fuori casa.
eccheccacchio.

Anonimo ha detto...

non sai quanto vorrei poterti dare un consiglio, perché sono nella tua stessa situazione e avere una risposta mi illuminerebbe un po'... io ho fatto/sto facendo entrambe le esperienze... sono tornata (mezzo costretta dall'azienda dove stavo) a lavorare full time dopo soli tre mesi dalla nascita di mia figlia. facevo un lavoro - ufficio stampa di eventi culturali - dove non solo capitava di stare magari in ufficio dodici ore e più, ma oltretutto ogni tre per due dovevo fare delle trasferte che mi tenevano giorni lontano dalla piccola, che veniva guardata dai miei suoceri (quando io non c'ero andava proprio a dormire a casa loro). non c'è un cavolo da dire, la cosa ha non dico minato ma senz'altro "complicato" il rapporto con la mia bambina, oltre a farmi soffrire moltissimo e crearmi paranoie e gelosie per i nonni che mi vergogno a raccontare. morale della favola, non c'è stato nessun modo di farmi venire incontro sul lavoro, io stavo malissimo, quindi a maggio mi sono ritrovata disoccupata o meglio free lance e ho iniziato a lavorare da casa, facendo traduzioni e altri piccoli lavori di editing ecc. per stare più vicina a mia figlia. tolta l'aggravante che il cammino che abbiamo davanti è lungo, che lei tuttora mi punisce evidenziando di preferire la compagnia di qualunque altro e soprattutto dei nonni a me, condivido ogni sillaba di quello che hai scritto: la mancanza di un contesto esterno in cui far respirare la testa e confrontarsi, il fatto che anche se fai i salti mortali per chi ti sta intorno sei quella che sta a casa, il senso di costrizione, tutto... insomma, io sta situazione l'ho scelta e per la mia piccola lo rifarei di nuovo, senz'altro, anche se non so se è stata la scelta più giusta... pare che uno come fa sbagli, non lo so... perdona la vaghezza, è che in questo periodo sono parecchio confusa su questo tema, tanti sentimenti contrastanti. Chiara

mamma (quasi) green ha detto...

Carissima, ti leggo spesso ma intervengo poco. Oggi mi sento di scriverti due righe perché sono nella tua situazione ma ne apprezzo ogni aspetto. Ho lavorato in azienda per 10 anni, con orari folli, trasferte di lavoro frequenti e tante soddisfazioni. Poi mi sono messa in proprio (per scelta, prima di diventare mamma). Ora lavoro da casa e mi sto godendo ogni momento di mia figlia, per questo mi sento una privilegiata...anche senza tailleur! Con questo non volevo criticare il tuo approccio, ma aiutarti a vedere l'aspetto positivo della tua situazione. Un abbraccio!

Anonimo ha detto...

Basta. ECCHECCACCHIO sarà il mio mantra per l'autunno inverno 2010!
Anzi fondiamo un movimento e chiamiamolo così.
baci a tutte

Anonimo ha detto...

ma siete diventate mamme! scusate, non voglio offendere nessuna. almeno fin che non sono in età da asilo vero (almento tre anni) dovreste voler godere dei vostri piccoli, altrimenti che senso ha farli e lasciarli tutto il giorno con altri, così stiamo più tranquille!?????!!!
io ne ho due, in arrivo il terzo. ho lasciato tutto, è vero, ti senti indietro delle volte, ho perso un po' di quello smalto e non ho sempre i capelli ben sistemati, quando incontro qualche vecchia conoscenza, ma ho due bimbe, le sto crescendo e so quanto sia importante la mia presenza, anche se ho i jeans, le all stars...
cmq vi capisco, vivo in svizzera, appena potrò tornerò a lavoro, ma solo 30 fino a 50% e questo in Italia è impossibile, purtroppo... non sopporto di sentire mamme stanche di essere mamme!! scusate se sono stata un po' dura.
mamma in allstars;)

Anonimo ha detto...

Mi capita di dover / poter lavorare da casa. E c'è una sola regola: chi si prende il bambino, se lo porta via (oppure glielo porto). IL connubio nonni / pargolo / pc è fisicamente e mentalmente ingestibile.

L'organizzazione deve essere massima: se lo mollo per un giorno, in quel giorno ci deve stare non solo il lavoro, ma anche spesa, banca, varie ed eventuali se necessarie. solitamente i miei giorni a casa iniziano alle 8 e terminano alle 23 e sono peggio di quelli in ufficio.

Una nota: il fatto che tu non ti senta più in sintonia con il mondo che ti circonda.

a- meno prontezza nelle risposte: ma di che genere sono le domande? magari sono solo ... domande stupide su cui tu non ti arrovelli più perché sei cresciuta...
b -meno cose da raccontare: talvolta (soprattutto in certi ambienti) capita che solo il 10% di quel che racconta la gente sia interessante... per il resto, è tutta roba autoreferenziante. magari è perché nn ti interessa più parlare di te... insomma, fai le tue cose e basta là...
c - meno smalto: non è che brillante = per forza pure intelligente (vedi punto a)...

Io in tutte ste chiacchiere lavorativo-goderecce ci credo poco... chi lavora bene parla poco, anzi, non parla affatto, né di se stesso, né degli altri, né del suo lavoro.
think about it.

ciao
Stefania

TuttoDoppio+1 ha detto...

E' così cara wonder, è così anche per me!
Devo preparare un post a tema e non mancherò di linkarti.

Antonella Peschechera ha detto...

noi mamme non siamo mai contente e comunque vada ci sentiamo in colpa. ho due bimbi di 4 e 2 anni e le ho provate tutte. L'ultimo anno è stato insopportabile, 10 ore fuori casa per me e i miei bambini sono troppe. Da l'altro ieri sono free lance, mi sono tenuta il mio lavoro a cui non rinuncerei, ho perso il posto fisso ma ho guadagnato la libertà. Almeno spero. non proverò a lavorare da casa con i bambini, lavorerò quando sono all'asilo, andrò in ufficio quando servirà, o in bilbioteca o al parco, lontano dalla lavatrice, dall'aspirapolvere ecc ecc, ma alle 16 sarò da loro. so già che lavorerò di notte, ma per ora va bene. Comunque l'anno prossimo la Porpi andrà alla scuola materna, e vedrai che sarà un'altra vita. Tieni botta. Un anno fa avevo scritto questo ;.)http://www.craftyroom.splinder.com/post/21621502/Supermamme

Semerssuaq ha detto...

che poi mica serve essere diventata mamma per non riuscire a lavorare da casa; io l'ho fatto: la cucina-salotto era il mio ufficio, bella la mia scrivania, un pezzo cinese del secolo vattelappesca, ma lavoravo in pigiama. Sveglia, colazione, telefonate, appunti, lavastoviglie, bozze, telefonate, pranzo, stendi una lavatrice, telefonate, uscire di corsa, intervista, di nuovo a casa, pezzo da scrivere, spedire... ore 21: cena? no, altro pezzo, di corsa: perché tu sei veloce. Tutti i giorni. Col pancione me lo sono tenuto stretto il lavoro a troppi metri da casa (impiego un'ora ad arrivare in redazione), sapevo che vita+casa+bambina per me sarebbero stati davvero troppo ho preferito lavoro+casa e bambina mattina e sera+vita nei ritagli di tempo, magari in vacanza

alice ha detto...

ciao wonder, anche io, come tante vedo, sono nella tua situazione. come sai viviamo in giappone e non abbiamo nessun nonno vicino. io continuo il mio lavoro di traduttrice ma ovviamente riesco a farlo solo quando yui dorme, cioè, complessivamente tra mattina prima che si svegli e sonnellino pomeridiano, tre ore al giorno scarse.
io non ho mai lavorato in un ufficio quindi non posso capire quello che ti manca, ma anche a me piacerebbe vedere gente, parlare... avere qualcos'altro da raccontare oltre ai pur interessantissimi progressi di mia figlia. mi piacerebbe tornare a fare interpretariato, ma chi me la tiene la puzzola? nessuno.
insomma, il succo è questo: a volte mi chiedo se non sia il caso di rinunciare, e cercare di farsi andare bene le cose come sono. non so.

Laura ha detto...

Anch’io lavoro da casa – sono una traduttrice – e la mia è stata una scelta molto pensata, voluta, perseguita con le unghie e con i denti. Anche perché io e mio marito abbiamo fatto una scelta di vita un po’ particolare, ci siamo trasferiti in campagna, ecc ecc.
Entro la fine del mese dovrebbe nascere la pupotta: non ho ancora idea di come riuscirò a gestire lavoro e bimba insieme, non so quando potrò riprendere a lavorare ma la cosa certa è che...devo lavorare!
Ribadisco che per me lavorare da casa è stata una scelta ben precisa e per ora non la rimpiango assolutamente, ma commento questo post solo e unicamente nella speranza che una “non lavoratrice da casa” lo legga. A questa lettrice vorrei infatti dire: i vantaggi di lavorare da casa sono innegabili, ma non state sempre a sottolinearceli! Pensate anche all’eventualità che lavori di questo tipo possano avere anche dei lati negativi, e non state sempre a dirci “Eh, beata te che lavori da casa!”.
E anche noi ogni tanto abbiamo bisogno di lamentarci un po’, ecchec….!
Tanto per fare un esempio: la maternità. Sì, l’inps prevede un sussidio, ma nel mio caso si tratta di ben 800 Euro LORDI per cinque mesi, e che con tutta probabilità finirò di ricevere solo al compimento di un anno di età della pupa. Indi: DEVO lavorare. Lavorerò fino all’ultimo giorno di gravidanza e, se quando non ero incinta il pensiero di ciò non mi disturbava affatto, ora ho invece capito che se gli assegni di maternità esistono…un motivo c’è! Come tutte le donne pesantemente gravide, infatti, anch’io di sera sono stanca, anche a me viene mal di schiena e mi gonfio come un palloncino (il tutto considerando che ho avuto una gravidanza perfetta, senza il minimo problema), in più ci sono le cose pratiche da preparare, quelle di cui – anche aspettando l’ultimo minuto – prima o poi bisogna comunque occuparsi! Dovrò pur prendere un body da far indossare alla bimba al momento della nascita! Ma quando vado nei negozi? Non sono nella posizione di poter rifiutare dei lavori, quindi lavoro anche di sabato e di domenica e nei momenti liberi mi riposo….
Insomma (oh mamma, che commentone prolisso)…Wonderland perché non scrivi il prossimo libro sui lati positivi/negativi di essere una mamma freelance che lavora da casa?
Un caro saluto a tutti

olandesinavolante ha detto...

come ti capisco...e come se avessi descritto la mia giornata di ieri, con la differenza che non avevo i miei suoceri qui. Lavorare da casa mi sembrava la soluzione per poter fare tutto. Eh invece, nonostante non manchi il lavoro mi sento sola e la vita da adultasenzafigliconunlavoroappagante mi manca da morire.Comunque io non credo che il nido sia la chiave al successo. Il mio ci va e si è vero che la mattina riesco a lavorare ma resta il problema di non vedere nessuno con cui confrontarmi o con cui fare quattro risate.Io l'ufficio l'avrei trovato vicino al nido e la cosa mi fa stare meglio. Spero che trovi presto IL lavoro da sogno oppure un bel ufficio! Per riassumere ;) ti capisco

pollywantsacracker ha detto...

un po' di tempo fa mi sa che hai scritto un post simile, e io mi sa che ho scritto un commento simile...forse mi ripeto...ti capisco perchè ho cominciato a scrivere quasi per caso: avevo tutte e tre le bimbe a casa e mandavo curricula a cani e porci, lo mandai anche a un periodico la cui redazione era di fianco a casa mia: mi proposero di provare a collaborare, e dopo poco nacque anche una collaborazione con un house organ "commerciale". però capitava che a casa nessuno si rendesse conto che stavo lavorando. mi chiudevo in camera a scrivere e loro urlavano, dovevo scomodare mezzo parentado per fare una telefonata senza sottofondo bambinesco. a volte andavo a sentire qualche conferenza stampa e me ne stavo lì come una rincoglionita ad ascoltare i giornalisti che parlavano delle elezioni nel comune vicino, e io manco sapevo che c'erano state. alla fine mi sono cercata un ufficio, qualunque cosa ci dovessi fare dentro (tieni presente che abito nella provincia della provincia, non è che ci siano grandi opportunità!e c'è anche da dire che le collaborazioni a rigaggio me le pagano talmente poco che non riuscirei mai a mettere insieme uno stipendio+assegni familiari!)...ora mi sento decisamente meglio, e con il tempo sono arrivati anche nuovi progetti, nuove conoscenze...ma mai buoni compensi per il mio impegno. quindi tengo il mio lavoro come impiegata e nel frattempo mi faccio un mazzo così a scrivere a destra e a manca. il tutto per dire che ti capisco, che è frustrante, che l'ho passato anch'io. con la differenza che tu hai un gran talento e che abiti in una grande città. abbraccio.

serenamanontroppo ha detto...

Ribadisco prima di tutto e ancora una volta che il blog è lo spazio per riflessioni e pensieri personali e per questo il contenuto è in qualche modo incontestabile.
Quando sono rientrata in ufficio dalla maternità (nonostante fossi inizialmente devastata dal pensiero di essermi separata dalla mia ciopola) ho iniziato a risentirmi un po' dentro al mondo e ne sono stata felice.
Qualche giorno fa ho visto un servizio in tv che descriveva il quotidiano di una madre che lavora da casa. La ragazza era molto orgogliosa della sua condizione (in effetti come biasimarla) e affermava che avrebbe lavorato da casa fino ai tre anni della piccola. Credo che l'ignara mamma-lavoratrice da casa, non abbia fatto i conti col fatto che la bimba crescerà e non sarà più una simpatica creatura che ti osserva sorridendo e vocalizzando dal box o dal passeggino. Vorrà i suoi spazi, tanta attenzione e forse sarà difficile conciliare lavoro e figlia a casa. In ogni caso in bocca al lupo.
In bocca al lupo anche a te Chiara, prima o poi magari qualcuno potrebbe prendere in considerazione il tuo cv (è un periodo di merda è vero, ma toccato il fondo si deve per forza risalire!)
Baci.

Lisa ha detto...

Ciao! Ti leggo ma in genere commento poco ma oggi volevo darti un consiglio, perché ho sperimentato quello che scrivi. Io ho provato entrambe le situazioni, tenuta fighetta in ufficio e ciabatte a casa. Ho due figli di 2 e 4 anni e oggi lavoro da casa. In camera mia, ad una scrivania attrezzata per questo e con la porta chiusa. Leonardo, con la tonsillite, è di là con la nonna. Ogni tanto mi alzo, quando IO faccio una pausa, sento come va, prendo un playmobil e faccio le vocine. Poi torno qui. Fortunatamente devo fare delle riunioni e questo mi aiuta, spingo sempre per farle fuori casa. Insomma, il tavolo della cucina no. No no e no. So che ti senti fortunata in fondo ma so anche cosa ti manca. So che te lo dicono in molti, ma è un periodo che passa. Certo, ci vorrebbe più equilibrio, un po' di questo e un po' di quello in ogni periodo della vita, ma con i figli si va a fasi e ce ne dobbiamo fare una ragione. Intanto la Porpi a due anni non torna, pensa a questo, e anche le stoviglie di Noè le ricorderai con piacere rileggendo il blog prima di andare in ufficio in tailleur e accompagnare per strada la tua figlia adolescente a scuola.

Babuska ha detto...

Ho qualche anno più di te. Una figlia un po' più grande - ma non troppo - della tua. Alle spalle esperienze di collaboratrice-schiava, di responsabile di redazione, di freelance, di inviata. Oggi, che il mio orario di "libertà" va dalle 9 alle 15.30, ho dovuto rivoluzionare tutto. Scientemente, consapevolmente. Prima ero in ansia quando mi chiamavano dai giornali con cui collaboravo, perchè quella scadenza delle 17 coincideva con la chiusura delle pagine che stavo facendo come redattore. Oggi, mia figlia avrebbe la febbre a 42° un giorno sì e un giorno no se io mi rimettessi a collaborare con quei ritmi. E' fisiologico. E' scritto. Solo che la pagina la passi a un collega, la ritardi di qualche istante, la pensi mentre scrivi altro. La figlia no. Soprattutto se non hai cuore di sentirla piangere mentre è di là con dei nonni un po' imbelli... Ho avuto una collega che faceva settimane di assenza per assistere il figlio piccolo con frequenti crisi epilettiche, e io a tamponare la sua assenza stando in redazione fino a notte inoltrata. Sarà per quello che, una volta mamma, ho deciso di cambiare la mia prospettiva, di scegliere solo lavori con scadenza luuuunga, anche semestrale. Di scrivere di cucina, accantonando la cronaca. Almeno finchè non va alle elementari. Poi ci siederemo vicine, lei a fare i compiti, io a scrivere, magari per un mensile. Spero.
ps detto questo, io ho presentato nel marzo 2009 il progetto di un libro a un editore. Siamo a ottobre 2010, l'editore mi ha fatto sapere che è sempre interessato. Ma è lontano dalla mia città e non riesco a trovare neanche mezza giornata per andare a discutere il contratto...

Claudia&Giorgia ha detto...

ciao Wonder, io ho avuto la fortuna di stare a casa con mia figlia fino a quando ha compiuto 1 anno poi sono rientrata in ufficio perchè, come dici tu, sentivo la necessità di riappropriami di una spazio mio e di fare conversazione parlando di qualche cosa di diverso da pannolini, pianti, nido e raffreddore...ma sai cosa ti dico, mi manca il tempo che avevo, mi manca il tempo che passavo con mia figlia e mio marito...mi manca..ed io sono fortunata perchè ho il part-time ed alle 15.30 vado aprendere mia figlia al nido....ma il tempo di gestire la mia giornata come prima non l'ho più. Ora esco dall'ufficio e vado a prenderla e passo la maggior parte del tempo con lei destreggiandomi con casa, spesa, cena e lavatrice.

Detto questo ti consiglio: nido fino alle 16.00 e poi dal prossimo anno asilo dell'infanzia e vedrai che il tempo per te lo ritroverai.

E, come diceva Rossella, domani è un'altro giorno :-)

Maria ha detto...

Guarda se ti può consolare, io non ho ancora partorito (mancano pochi giorni) e ho già ricevuto solleciti dai vari capi per sapere quando rientrerò in ufficio, ovviamente loro si aspettano che rientri al massimo dopo 3 mesi! E dato che faccio un lavoro in cui devo viaggiare, non so neanche se potrò prendere le 2 ore di allattamento giornaliere! So di essere fortunata perchè a differenza di te e molte altre mamme, ho un posto fisso a tempo ind. con ufficio ecc. però sarebbe bello avere la possibilità di organizzarmi come è meglio per me e il bimbo, al posto che mettere prima di tutto le "esigenze aziendali"...
PS complimenti per il tuo libro e il blog, scrivi con ironia e semplicità, continua così (-:

EffeEmme ha detto...

Wonder, ti capisco perfettamente solo perchè lavoro nel tuo settore.
E un po' t'invidio perchè trovi dei lavori da freelance, cosa che anch'io sarò costretta a fare tra un po' ma è durissima.

Io lavoro in agenzia, 5 giorni su 5, 8 ore al giorno e ogni tanto, mi prendo qualche mini lavoro come addetta stampa, che faccio da casa, extra...ma mia mamma mi viene a chiedere ogni volta se voglio un caffè, devo litigare con mio padre per avere il possesso del mio pc...un incubo.

Perchè non cerchi uno spazio da dividere con altre persone come te? Mi spiego meglio, un mio amico fa il geometra e ha preso uno studio in affitto con altre 3 persone, pagando davvero una cagata di affitto.
So che certi posti li puoi affittare solo per qualche giorno, tipo dividi lo spazio con qualcun altro e lo usi il lunedì e il giovedì.
Almeno hai uno spazio tuo dove concentrati, dove puoi avere una dimensione lavorativa.

ps: anch'io sto mandando cv su cv...è durissima anche qui a milano!
ci mettiamo in società? hihi

Paola ha detto...

Il part time?? Scordatelo, qui a Roma non te lo da nessuno, sono anni che ne cerco uno anche a costo di dimezzare il mio stipendio attuale di impiegata full time, ma niente, c'è la crisi...ecchedupalle!!Ora è la crisi, poi l'età, poi sei donna, poi pochi titoli, poi ne hai troppi, la verità è che viviamo in una realtà surreale e il lavoro che dovrebbe essere un diritto alla fine è solo una fortuna quando ce l'hai. Scusa sono andata off topic, ma capisco la tua frustrazione.

P.S. che lavoro vogliamo inventarci?? A me viene bene cucinare:))

Anonimo ha detto...

mia figlia ha 14 mesi. quando ne aveva 5 (alla fine dei mesi di maternità obbligatoria) io ho detto: "basta...io volgio VESTIRMI ogni mattina!" e sono rientrata al lavoro. quel "vestirmi" significava: parlare con persone che potevano rispondermi, uscire da quelle 4 mura, spezzare il circolo perpetuo di pannolino, pappa, vomitino, cambiati la maglietta, addormentala, dorme solo mezz'ora e poi tutto daccapo, e cose che conosci benissimo anche tu. son tornata al lavoro e tutti mi dicevano....mamma mia ma come fai chissà quanto ci stai male....io fino a mai imbarazzata: "no...veramente sto benissimo...." certo un part-time sarebbe oro...ma se non lo concedono vabbè...penso sempre di puntare sulla QUALITA' del tempo che passa con mia figlia piuttosto che sulla quantità (incazzata, annoiata, stanca...). io ti capisco perfettamente e ti direi di fare così la prossima volta (probabilmente te lo hanno già suggerito, ma non ho ancora letto tutto gli altri post): CHIAMA I NONNI E TU PRIMA CHE SI SVEGLI ESCI E VAI A SEDERTI AL TAVOLO DI UN BAR (proprio come Carrie).
fallo.

baci
Marta

ciNICamamma ha detto...

Hai ragione, il tuo lavoro è assolutamente incompatibile con il lavoro sempre e solo da casa: la comunicazione è un mestiere che più di qualsiasi altro vive di interazioni e scambi con il mondo esterno.
Fai bene a perseverare con i cv, questo periodo di merda dovrà pur finire no?! E poi mi sembra che tu ti stia creando una bella rete di contatti con tutto quello che hai costruito. Tieni duro e nel frattempo... la butto lì...
Un bel Nido? Almeno fino alle 15/16? Avresti tutto il tempo di lavorare serena anche da casa. Lo so, è un sacrifico economico non indifferente ma secondo me necessario.
Io sono tornata al lavoro quando mio figlio aveva 6 mesi (per fortuna avevo un lavoro a cui tornare) ma non perchè sia una cazzutissima manager o roba simile: mi occupo di comunicazione e pubblicità in una piccolissima azienda e al limite avrei potuto farlo per un po' da casa, ma sapevo che non avrebbe fatto per me. Adesso esco di casa la mattina alle 7.30 con il bimbo in auto, lo porto all'asilo, mi sparo 8 ore d'ufficio, esco, vado a riprenderlo, spesa, casa, pappa, bagnetto, coccole, nanna ecc... è sfiancante, a volte ti chiedi come accidenti tu faccia ad arrivare viva alle 22.30 ma non farei cambio con un lavoro da casa, mai.
E poi basta con sta storia "so di essere fortunata, non dovrei lamentarmi": tu puoi essere a persona più fortunata del mondo ma se non sei completamente soddisfatta o pensi di poter vivere ancora meglio, hai il dovere morale verso te stessa di lamentarti e impegnarti affinchè qualcosa cambi. Non chiedere mai scusa perchè ti prendi la libertà di buttare fuori le tue paranoie, è un tuo diritto... soprattutto qui, cazzo, sei a casa tua!
Ti abbraccio e tieni duro.

Anonimo ha detto...

Ciao,
scusa Wonder, ma che fine ha fatto la baby sitter inglese?

Secondo me dovresti organizzarti proprio come se facessi orario di ufficio, a prescindere dalla quantita' di "consegne" di un tal giorno piuttosto che un altro, regolarizzare questa situazione dal lunedi al venerdi anche se non hai nulla da fare, per intenderci. Prendere i nonni e spiegare loro che il tuo e' un lavoro come un'altro ma che hai la fortuna, per il momento, di svolgerlo da casa e quindi hai bisogno della loro collaborazione. Quindi pupa all'asilo la mattina e il pomeriggio con nonni o baby sitter. In un luogo diverso da quello in cui sei tu.
Magari i nonni non sono disposti a tenerla, non so com'e' la situazione ma, hai mai pensato che il giorno in cui dovrai andare in ufficio lei comunque con qualcuno dovra' restare?

Wonderland ha detto...

Grazie a tutte per le vostre risposte. Il vostro dialogo ha generato un po' di dibattito anche qui in casa: Lui non riesce molto a capire queste mie esigenze "sociali" e devo spiegargliele ogni volta.
E' vero, da una parte sono molto fortunata a riuscire a lavorare (un po') e stare a casa con la Polpetta, però non dimentichiamoci che spesso il tempo che le riesco a dedicare non è di gran qualità... A volte penso sia meglio una mamma che non è in casa piuttosto di una che a casa c'è ma non può darti retta, si allontana, ti molla a qualcun altro, ti chiude fuori dalla porta per fare una telefonata. Insomma, 9 volte su 10 la mia risposta alla Porpi è "amore: vai di là" e non è particolarmente bello...
Questo è uno sfogo dettato da una giornata faticosa, ma certamente mi spaventa l'idea che una delle aziende a cui ho mandato il cv mi chiami per un lavoro "8 di mattina-8 di sera" perché questa vita con tutte le sue difficoltà mi mancherebbe. L'ideale, ovvero il part-time o soluzioni di flessibilità che contemplino anche parte del lavoro da casa, o orari più morbidi, non esiste. Non te lo concede praticamente NESSUNO.
So che è un problema di tutte noi, non solo mio. Molte poche mamme sono felici della loro gestione lavoro-casa e molte poche realtà lavorative si preoccupano della loro qualità di vita. Loro, e dei loro figli.
CHe dire... so di aver toccato un nervo scoperto, e per alcune di voi più che per me.

Bene, a questo punto viste le offerte se siete a Roma e volete prendere un ufficio piccolo&gestibile da dividere con me... scrivetemi!!!

zauberei ha detto...

Ciccia senti a me, che sto messa come te uguale identica precisa.
Ammolli polpi a genitore, zi nonna e baby sitter e vai in biblioteca.
Immagino tu sia donna da chiavetta jumbojet, ma in assenza le biblioteche comunali ci hanno il wireless. So che forse non è fichissimo come un posto di lavoro fichissimo, so che i nerds ti procurano l'orticaria, ma si riesce a produrre e secondo me troveresti un sacco di cose da raccontare.

valepi ha detto...

che dirti? io il pc non lo posso nemmeno tirare fuori in sua presenza, perchè la Princi inizia subito la tiritera per vedere i teletubbies o ballare waka waka... ho dovuto lasciare una promettente futura e lontana chissà quanto carriera accademica per lei e la mia famiglia e ogni volta mi sento dare della fallita e di quella che ha mollato da chi invece è rimasto in quel balordissimo e distortissimo sistema che è l'Università... ora lavoro a progetto, come te invio maree di CV e riesco a lavorare di fatto ogni giorno non più di 3 ore, quando lei è al nido... ma in quelle 3 ore devo anche risolvere tutta una serie di incombenze legate all'essere mamma, moglie, padrona di casa ecc... e qando lavoro al pomeriggio la Princi deve andare dai nonni, che, per fortuna sua, almeno vivono in campagna... mi manca un ufficio, un gruppo di lavoro, un lavoro che possa essere definito con una parola sola e non ogni volta con giri di parole incomprensibili ai più... sto lavorando per costruirmi un futuro per me, ma anche per mia figlia... per non doverle dire un giorno che ho mollato perchè c'era lei...

Anonimo ha detto...

Wonder pure io sono freelance e lavoro da casa. Una cosa: scordati di lavorare in pace con Viola per casa, perchè se lei sa che ci sei vuole stare solo con te. Quindi quando devi lavorare di pomeriggio i casi sono due: o la porti dai nonni e tu lavori da casa, oppure chiami una baysitter a casa/i nonni e tu vai in biblioteca, dove stai certa che non avrai distrazioni e nessuno ti disturberà. Io la vedo come la soluzione migliore e in assoluto più economica. Alice al mattino va alla sezione primavera (2anni)della materna quindi posso lavorare in pace, se ho molto da fare al pomeriggio, la porto da mia mamma. Ho provato a lavorare in casa con lei + mia madre ma...ecco ci siamo già capite :-)

Francesca mamma di Alice

Mia ha detto...

Quanto ti capisco.
Sto cercando un lavoro da freelance (senza peraltro riuscirci!) perchè per me per svariate e infinite ragioni è l'unico modo di lavorare, e questa è la mia paura. Quella cioè di non staccare mai, di non vedere comunque un po' di gente, di farlo in cucina tra i biberon del puffo e pantaloni della mia tuta (si perchè la sottoscritta i jeans non li può portare sempre! Manco quello...)
Molti giorni mi trucco anche se sono in casa per darmi un minimo di tono...fai te come sto....

Bonzomamma ha detto...

Buongiorno Chiara,
sperando che oggi sia quell'altro giorno! Mi sa che ti avevo gia' commentato su un post simile. Sono una impiegata fortunata, ho il part time e la mia azienda adesso lo sponsorizza per tagliare i costi e vorrebbe mandarci tutti in part time. Ho un lavoro normale, un contratto a tempo indeterminato che mi ha permesso di prendermi le mie pause per accompagnare i gemelli in tappe importanti come l'inserimento alla materna. Rientrero' in ufficio il 18 ottobre. A agosto ho preso 30 euro di stipendio. Pero' ero con i miei figli e mio marito ha lavorato tantissimo per permettermi questo. Sono fortunatissima... pero' io al contrario di te non ho alcuna voglia di tornare in quell'ufficio, a fare quelle cose, a prendere il caffe' con i soliti colleghi... vorrei lavorare da casa, godermi i piccoli sempre, godermi i miei tempi, i miei spazi e le mie giornate. Sara' che non siamo mai veramente soddisfatte di quello che abbiamo, e che questo ci rende creative e piene di energia, certo anche lamentelle... ma chi non lo e'?

Mammabradipo ha detto...

Eccomi all'appello, altra mamma precaria con lavoro a chiamata!!...e siccome non sempre si lavora e comunque arrotondare fa sempre comodo, ho un altro lavoretto che svolgo da casa! Ho iniziato quando è nato il mio secondo figlio, ero a casa senza nessun contratto e paga, ad una ragazza che conoscevo serviva qualcuno che curasse quotidianamente l'inserimento di dati in un portale locale appena avviato ed ho colto la palla al balzo! La collaborazione prosegue tutt'ora, è comodo potersi gestire il lavoro come e quando si vuole, ma spesso mi trovo anch'io a dover lavorare con i nani che m'interrompono 100 volte, o la sera tardi quando non mi rendo neanche più conto di quello che sto facendo! So cosa vuol dire che il proprio lavoro non venga considerato come tale dalla gente solo perchè non ti rechi in un ufficio, lo considerano più come un hobby e per tanto può aspettare, sempre relegato a fanalino di coda delle attività quotidiane! Qualche tempo fa anche una mia amica (senza figli) collaborava da casa per un giornale e sua sorella la "sfruttava" come baby sitter perchè tanto lei era a casa che non faceva nulla, ed i suoi genitori a difendere la sorella e a dirle che dare una mano in casa era il minimo che potesse fare. Ha cambiato lavoro. Quando ti capitano giornate così prova a pensare che non sei l'unica, chissà quante altre mamme sono nella nostra situazione!

EffeEmme ha detto...

perchè sono a milano, se no potevano dividere la cameretta della mia futura casetta (è la camera destinata a dei futuri nani, ma molto futuri!)

sarebbe stato tr figo, davvero!

Anonimo ha detto...

Lavoro a 70 km da casa; mi alzo la mattina alle 6, faccio i mestieri e mi preparo; alle 7 sveglio marito e bimba di un anno; vesto e nutro la piccola finchè mio marito si prepara; alle 7.30 fuggo a spararmi i 70 km se no non arrivo in tempo causa traffico (io ho degli orari); finito in uffico (orario fisso) mi risparo i 70 km con il pensiero della mia piccola che mi aspetta con ansia al nido; la prendo e corro a casa a preparare la cena; mangiamo e giochiamo un po' ed è già ora di pigiama, tetta e nanna; faccio i mestieri o crollo a letto.
Oggi la piccola ha la febbre a 40 e sono a casa ma sono al pc perchè ho lavorato fino a 10 minuti fa al telefono col capo, con la piccola che dorme e ogni tanto frigna in braccio.
Non so raccontare le cose bene come te, ma la morale è: non ti lamentare, tutti facciamo fatica e noi siamo pure fortunate!

rocciajubba ha detto...

Quando ho cambiato lavoro sono stata per un po' in bilico fra il part-time dove lavoro ora e un full-time "delocalizzato" (nessun obbligo di ufficio, solo presenza lle riunioni settimanali e per il resto potevo fare quel che volevo) e meglio pagato.
Ho scelto il primo sia per la qualità delle persone che lavorano qui che per

Monna83 ha detto...

Non ho una figlia e questo cambia parecchio lo so (una sorella maggiore che si comporta da minore vale lo stesso?)
per tutto il resto del discorso, lavoro da casa eccetera, non posso che dire TI CAPISCO
due lavori, entrambi da casa...msn e fb spesso sono il mio unico contatto con il mondo di giorno, parlo agli specchi, faccio telefonate a destra e a manca quando sono in crisi nera, certi giorni faccio la doccia solo per infilare un altro pigiama...trovare gente disponibile anche solo per una birretta di sera durante la settimana diventa un'impresa, gli "altri" si alzano tutti presto e sono sempre stanchi...ci affittiamo una stanza in comune dove andare a lavorare :) ?

Anonimo ha detto...

Ma adesso Viola è a casa perchè sta male, giusto? E quando va a scuola, come ti organizzi con il lavoro? Non riesci a fare qualcosa mentre lei è via, e poi quando torna stare un pò con lei?
Riguardo al lavorare 8 ore al giorno, io personalmente credo che magari quando andrà all'asilo o alle elementari lo potrai fare...in fondo, lo fanno tutte, ci si deve adattare ma mi sembri una che non teme la fatica! ;)

Anonimo ha detto...

Forse è il caso di distinguere i due punti della questione. Punto 1. Lavorare con un bambino intorno. Non si può. Punto. E poiché al bambino delle tue scadenze non gliene frega niente, non è una grande idea organizzarsi consegne sul filo del rasoio contando sul fatto che dorma o giochi da solo. Perché se (come accade il più delle volte) lui decide che non dorme o non gioca, stai fresca. L’unica soluzione è che qualcuno porti fuori il pargolo e ti lasci tranquilla o, in alternativa, che sia tu ad andartene. In assenza di ufficio, quoto anch’io la biblioteca, salvo che tu non debba fare telefonate: ma in quel caso va bene anche restare in casa, chiudendosi in un’altra stanza, e poi filarsela per scrivere.
Punto 2. Uscire e socializzare. Capisco la necessità, ma onestamente mi sembra che tu mitizzi un po’ l’idea dell’ufficio. Magari hai avuto esperienze particolarmente positive, nel qual caso beata te. Io ho girato diversi ambienti di lavoro (università, redazioni, azienda con varie collocazioni) e francamente ho sempre trovato situazioni simili: ben che vada, in faccia grandi sorrisi, dietro grandi coltelli. Allora o sei il tipo che si adegua, o non reggi. Inoltre, lo sai bene, la comunicazione è un settore dove raramente ci sono orari, e in ufficio spesso la gara non è a chi fa meglio, ma a chi è più presente. E qui tra chi ha figli (e ogni tanto vuol vederli) e chi non ne ha non c’è partita. Infine, scordati che il part time possa coincidere con un profilo professione che abbia un minimo di “allure”: nel nostro illuminato paese, salvo che l’azienda non sia tua, part time vuol dire nel 99% dei casi mansioni impiegatizie di basso livello. A quel punto, meglio essere free lance.
Tieni duro un altro anno, quando tua figlia sarà all’asilo avrai quasi tutta la giornata a disposizione per lavorare in santa pace. Nel frattempo, visto che puoi contare su diversi aiuti, proponiti per seguire cose che almeno ogni tanto ti portino fuori: convegni, eventi, conferenze stampa. Non credo che a Roma le occasioni manchino.
ciao
Bianconiglia

LauraS ha detto...

Ok, sono l'unica che si è rotolata dal ridere quando hai raccontato dell'arca di Noè.
Evidentemente per me è troppo presto pensare alla maternità.

In bocca al lupo per tutto da una tua lettrice della prima ora.

Anonimo ha detto...

Ciao, mi chiamo Alice e lavoro da casa, non come free-lance ma impiegata in una ditta che però sta in un altro paese. Non ho figli, ma mi riconosco in molte delle cose che dici. Lavorare da casa, alla lunga, logora psicologicamente, a meno di non essere delle soldatesse prussiane superorganizzate e disciplinate. Secondo me un grave rischio è quello di sostituire la vita sociale con la vita virtuale, e poi sentirsi alienati quando si è con le persone "vere". Certo ci sono anche tanti lati positivi (soprattutto agli occhi di chi non lavora da casa..), ed è anche vero che ci si può alienare anche stando in un ufficio, però..

MAMMOLINA ha detto...

Il mio problema è completamente l'opposto del tuo Wonder, tanto da arrivare a gridare che "LE MAMME DOVREBBERO STARE A CASA", un urlo di amarezza, di provocazione (nel post http://mammolinemugello.blogspot.com/2010/10/le-mamme-dovrebbero-stare-casa.html)
La stora però è sempre la stessa, la storia della conciliazione difficile tra l'essere mamma e l'essere qualcosaltro, fuori o dentro casa...un abbraccio stretto

Elisa ha detto...

Allora, premesso che dovremmo tutti, UOMINI E DONNE, tenere bene a mente che LA SITUAZIONE PERFETTA NON ESISTE, soprattutto se si tratta di lavoro. La mia realtà è fatta di lavoro a tempo pieno, 5 giorni a settimana, 8 ore al giorno, più 2 ore di viaggio perchè abito e lavoro in due città diverse; ho una bambina di 19 mesi e un altro in arrivo! Ora, ammetto che leggere le lamentele di persone che hanno la "possibilità" (leggere: fortuna, non scelta di, obbligo, necessità...) di lavorare da casa, mi suscita un leggero fastidio se penso che io durante i giorni feriali vedo e vivo mia figlia sì e no 3 ore al giorno; se poi aggiungiamo il fatto che la sera quando la nonna (che la accudisce mentre io sono in ufficio) la saluta per la buonanotte lei piange e vorrebbe andarsene con mia madre invece di stare con me e il mio compagno...beh, il fastidio di cui sopra aumenta.
Ciò detto è ovvio che anche lavorare da casa ha tutta una serie di svantaggi, come il non relazionarsi con il mondo esterno, la non possibilità di uscire dai panni (intesi come vestiti) di casalinga disperata, di non riuscire a dividere famiglia e lavoro (problema prettamente femminile, perchè come già detto da altre sono profondamente sicura che un uomo che lavora da casa riuscirebbe benissimo a lasciarsi dietro una porta il figlio urlante)ecc ecc ecc...
Insomma, credo che la soluzione a tutto questo sia cercare il lato positivo della nostra realtà! La pace con i sensi è IRRAGGIUNGIBILE!

Sara ha detto...

Hai ragione, e ti capisco perfettamente. Quando ero a casa in maternità non vedevo l'ora di essere davanti alla macchinetta del caffé in ufficio o seduta alla scrivania, insommma, non vedevo l'ora di risentirmi viva e di smettere di parlare in bambinese.
Il fatto è che il ritorno (3 mesi fa) è stato traumatico. Non per l'aver lasciato a casa lei. Quello ci sta, quello capita. Per il fatto di essere ora una MAMMA in ufficio. Dopo anni passati ad essere la ragazza in carriera, destinata a chissà quale futuro, ora sono quella che alle 6.15, cascasse il mondo, deve staccare tutto, QUINDI quella che non può più fare, non dico carriera, ma nemmeno qualche passetto in più.
Prima avevo un lavoro iperinteressante, fatto di viaggi, sfide, negoziazioni, responsabilità. Ora ovviamente mi hanno spostata di ufficio. Ora ho le responsabilità che avevo 10 anni fa, da neolaureata. Oggi devo anche inserire dei dati a sistema, che è un compito che in 10 anni ho sempre fatto fare agli altri. Ora, se c'è un progetto interessante, io non posso seguirlo perché "sono molto impegnata anche a casa" (per favore, fatelo dire a me e fate decidere me se è il caso di trattenere la baby sitter fino alle 21.00 a casa). In Italia, soprattutto in certe aziende (grandi), chi sta più tempo in ufficio ha più ragione, quindi mi sento dare ordini da ragazze di 10 anni in meno di me.
Non avevo mai pensato nemmeno per un momento di voler rinunciare al lavoro per stare con mia figlia. Ora ci sto pensando. Vederla 45 minuti al giorno non era quello che volevo. Ma avrei potuto accettarlo per un lavoro non dico esaltante, ma almeno interessante, e per qualche soddisfazione e riconoscimento.
In ogni caso, Wonder, è sempre difficile. E spero davvero che tu possa trovare una via, perché è importante. In ufficio o a casa, credo che i nostri figli abbiano bisogno di mamme soddisfatte.
Ciao!

Libraia Virtuale ha detto...

Questo mi pare un post triste e consolante allo stesso tempo.
Triste perché è davvero ingiusto che ci si aspetti che una mamma faccia tutto questo da sola. Anzi, cos'altro dovrebbe fare, se non occuparsi del bimbo-farelalavatrice-stirare-lavareipiatti-passarel'aspirapolvere e ovviamente pure lavorare?
Da un altro punto di vista, mi consola vedere che sono tante le mamme in questa situazione.
Io ho cominciato a lavorare da casa quando il nanetto era piccolissimo (un mese o giù di lì): facevo poche ore, tre o quattro al massimo, e spezzettate. Poi dopo qualche mese mi sono ribellata, perché nella succursale brianzola di Wisteria Lane oggettivamente non puoi pensare di sopravvivere lavorando e badando a un bambino senza mettere il piede fuori casa. Nessuno mi poteva tenere il nanetto, mio marito è stato categorico ("l'asilo nido *assolutamente* no") quindi il piccolo viene al lavoro con me. Quando chiamano i fornitori/clienti/restodelmondo e lui urla a centoventimila decibel è un'esperienza che non raccomando a nessuno, però certo è meglio di prima.
Credo che tutto questo potrà cambiare solo se anche i signori uomini si renderanno disponibili a prendersi la loro parte del fardello dei figli e del lavoro domestico. Altrimenti non andremo avanti mai.
Comunque, lasciatemelo dire: grazie a Wonder e a tutte voi, perché adesso mi sento decisamente meno sola.

michela ha detto...

Il commento di CAstagna è quello che più si addice a come la vedo e la penso io....io non ho nonni, amici zero, essendo a 30 km da casa, a 65 dal lavoro, senza parenti se non i suoceri anziani( che a quel punto danno da fare...oltre gli 80 anni..)..in più ho 38 anni....e alla prima gravidanza. sennò abitavo ancora a 100 mt dal lavoro in un paesino e non in una maledetta città. <Fatto, egoisticamente, questo sfogo, preciso che preferirei un lavoro freelance che doverci rinunciare, coem sarà per me, descritta la situazione sopra. Mi chiedo perchè l'essere donna debba essere tanto un handicap, invece che un enorme valore aggiunto della soxietà..me lo ciedo retoricamente, le risposte le abbiamo tutte sotto al naso!

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara,
scusami se mi discosto dal coro del "ti capisco benissimo", io invece non ti comprendo affatto.
Cioè, non faccio fatica a pensare che passare da un'ambiente di lavoro stimolante ad una vita da freelance in casa con pargola al seguito sia una bella botta, ma non credo che tu possa annoverarti nel gruppo delle "forzate" a casa. Hai aperto un blog che ti ha dato tanta fortuna ed hai scritto un libro che ti ha fatto e sta facendo girare mezza Italia per la promozione. Immagino che alle presentazioni non andrai in jeans e scarpe da ginnastica (anche se non ci vedrei poi nulla di male), di persone interessanti ed in gamba immagino ne incontrerai... Hai poi una bimba sulla via dell'indipendenza (intendo dal pannolino ed "imboccate" di pappa) che mezza giornata va in una ludoteca vicino casa, nonne che ti assistono e la possibilità di poter fare quello che ami con un'autonomia di orario fuori dal comune. Chi ti scrive è una mamma di 32 anni. Laureata con il massimo dei voti ho iniziato subito a lavorare facendo quello che amavo di più: scrivere e tradurre. Ho lavorato per la TV di stato, agenzie di stampa, uffici stampa di multinazionali del lusso, holding mediche e mi sono presa tante soddisfazioni. Poi è arrivato il bimbo e con lui un vero stravolgimento di vita. Ho fatto quello che molte donne non avrebbero mai fatto: mi sono licenzata (l'azienda, devo ammetterlo, stava fallendo ma la decisione l'ho presa senza considerare questo aspetto) e mi sono ricreata una nuova identità: di madre, compagna (da poco moglie) e lavoratrice part time.Il lavoro che ho ora non c'entra nulla con tutto quello fatto finora, ma è appunto part time, vicino casa e posso gestirmi e godermi mio figlio che mi pare stia venendo su sereno e fiducioso. Certo, anche io ho momenti in cui penso alla "Sara di prima" (che poi in fondo è sempre la "Sara di adesso") e mi deprimo, mi sento diversissima e carente in "smalto e risposte pronte", ma anche più forte e completa di ciò che ero prima. Questo per dirti che, anche quando vedi nero, pensa sempre che poi viene il sole e che forse quel nero, tanto nero poi non è.
Un abbraccio,
Saretta

Silvia ha detto...

Ti capisco in tutto e per tutto...mi viene solo una triste curiosità: il tuo compagno in tutto ciò che ruolo ha? Non so se ometti volutamente (anche giustamente) riferimenti al tuo Lui ma mi pare che tutto sia sulle tue spalle e che l'unica a rinunciare ad una vita lavorativa "dignitosa e soddisfacente" sei tu. O sbaglio?Del resto è una situazione fin troppo comune in un Paese in cui si parla di politiche di genere solo in maniera superficiale e frammentata. Io ho una bimba di 11 mesi e tra mille peripezie riesco a mantenere il lavoro ma mi chiedo quanti anni ancora dovranno passare prima che a una donna sia garantito il sacrosanto diritto ad una maternità piena ma non esclusiva. Fatti forza. Silvia

Laura ha detto...

ah certo che ti capisco! Da 5 mesi ho ricominciato a lavorare e ho una polpetta di qualche giorno più grande di Viola. Quando ho iniziato il lavoro ero entusiasta perchè la mia capa (anche lei madre) mi aveva garantito che potevo anche lavorare da casa, in caso di necessità.
E così è stato.
Ma è stato un incubo.
La polpetta non permette nemmeno di tenere il Pc aperto senza poter dare il suo creativo contributo. Se squilla il telefono lei inizia a gridare, pensando che sono i nonni e che li vuole parlare... non ti dico che fine fanno le stampe o gli appunti che porto con me.
Morale? Prego, prego ogni giorno che la polpetta non abbia la febbre e non possa andare all'asilo. E io non debba lavorare da casa...

Un consiglio: se puoi fuggi al più vicino McDonald's con WiFi.. sicuramente è più tranquillo che da casa...

Antonsesfemmina ha detto...

Io a casa non ho un bambino. Ho un'anziana: Minonna.
Ed è a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e la stessa cosa, visto che Minonna non è pienamente autosufficiente, è incazzata pista col mondo e con la vita (anche se a sua discolpa devo dire che ne ha tutte le ragioni)e ha il pessimo vizio di lamentarsi per qualunque cosa. E di urlare addosso alla ragazza che l'aiuta e le fa da badante, trattandola in maniere indicibili, ai limiti dell'umano.
E' un continuo doverla redarguire/ripigliare, calmare le sue bizze, farla ragionare, organizzare pasti, scendere a comprare cose, rispondere al telefono, aprire la porta, mettere a posto spese...
Io non ho (ancora) un lavoro, ma ho avuto da scrivere una tesi di laurea triennale commplicatissima, e in poche settimane ne comincerò a scrivere una magistrale. Ah e poi vabbè, ho avuto anche 44 esami da preparare.
Se non avessi avuto le biblioteche sarei in coma allo Spallanzani con un esaurimento nervoso di quelli che vedi la Madonna, un'ulcera perforante e svariate peritoniti.
Ti capisco.
A casa non-si-può.

Aleooaleoo ha detto...

Ti capisco! Non ripeto cose già dette, il brutto è che ti senti sempre non-abbastanza-mamma e non-abbastanza-lavoratrice, e il massimo è questo sottile senso di colpa che ti accompagna perchè ti senti di non fare bene niente mentre in realtà stai facendo tata-colf-e lavoro.
anche io credo che la unica soluzione sia avere quel tempo in cui sei fuori di casa, non contattabile, che ne so anche al tavolino di un bar. è chiaro che, anche se ci sono i nonni, porpi preferisca te, per cui più che un aiuto spesso sono un impiccio.

ps
il tempo di scrivere questo commento e la mia topastra si è spalmata di crema solare e ha inventariato il contenuto della mia borsa

Anonimo ha detto...

Sono sempre Sara, causa "polpetto" vicino al PC ho scritto un'ambiente con l'apostrofo.... TERIBBBILE!!!!!

chiara ha detto...

Come ti capisco! ho passato un identico periodo e Matteo andava pure al nido, ma lavorare a casa è un carcere! coraggio che passa! sono sicura che date le tue capacità farai uno splendido lavoro che ti piacerà!

Anonimo ha detto...

eccerto che puoi sfogarti, è il tuo blog, è casa tua.
Ma se noi possiamo commentare lsciati dire che, sì un po' capisco il tuo bisogno di usicre, farti bella, parlare con qualcuno ecc ecc..
Ma credimi, non ti stai perdendo proprio niente.
Simao noi qui fuori che ci stiamo perdendo i nostri figli.
Io se il mio bambino sta male lo devo lasciare in lacrime emntre urla "mamma mammmaaaa" e andarmene, non me lo posso tenere appiaccicato addosso a koala. Non ci sono quando sta male, almeno dal lunedì al venerdì e fino alle 19.
E tutto questo per cosa? Per un lavoro che al momento non mi porta niente, nè in termini economici nè di soddisfazione, più di tanto. Sai quante volte mi maledico, pensando che se invece che lanciarmi in questo progetto mi fossi messa da sola, a casa, adesso avrei visto crescere mio figlio, e certo non sarei più povera, in ogni senso.
E, lo ammetto, letti da te questi sfoghi, fanno un po' rabbia, perchè sembri davvero avere tutto,come ha scritto la ragazza sopra, non mi sembri per nulla murata viva. io non vengo inviatta in giro per l'Italia spesata a fare eventi...

Margot ha detto...

Donne e lavoro
Mi ricordo che mia mamma quando ero piccola girava per casa con un cartello legato al collo "NON DISTURBARE" E ti dirò, mi pareva di capire già allora di cosa stava parlando.
La mia migliore amica ha due bambini piccolissimi e sta uscendo di testa. LETTERALMENTE, e il marito torna a casa dal lavoro e non vuole neppure tenerli in braccio perchè "pesano" e lui è stanco.
Dal canto mio da qualche mese cerco di avere un bambino, e mentre il tempo passa nell'attesa dell'attesa, penso al mio lavoro, un lavoro da libera professionista che ho costruito negli ultimi 7 anni , in un equilibrio tra sicurezza e libertà perfetto per me. Certo che se e quando dovrò assentarmi dal lavoro perderò tanti pazienti attuali e potenziali. Non sarà tanto il non avere lo stipendio quella manciata di mesì, sarà la sospensione del lavoro che mi ributterà daccapo, sperando di avere di nuovo la possibilità di ricreare un buon livello di lavoro.
E' un'angoscia (che un uomo non ha), e quando lo dico la gente (donne per prime!!ma perchè?) mi guarda male perchè questo sacrificio non è niente rispetto alla gioia di un figlio. Come diresti te, cara Wonder : E sticazzi?!

Anonimo ha detto...

io non ho figli però posso capire che la dimensio dell'ufficio è una dimensione tutta tua dove distaccarti dalla vita con la Porpi che, per quanto meravigliosa, sta diventando totalizzante.

Lavoro come impiegata con altre due ragazze e siamo tutte e tre d'accordo nel dire che non smetteremmo mai di lavorare perchè l'ufficio rappresenta una nostra dimensione individuale. Penso sia un desiderio più che legittimi Wonder e mi fa specie chi cerca di farti sentire in colpa per questo.

Senza voler offendere nessuno e a parer mio ovviamente.

lacionina

Laura ha detto...

Non ci conosciamo, ti avevo scritto una mail su FB tanto tempo fa, ma niente di che... Ti leggo da tanto...
Hai ragione, hai ragione in tutto.
Soprattutto per quanto riuarda le emozioni e quella pesantezza al petto che ti si appiccicano addosso.
Il fatto non è tanto lavorare da casa, in ufficio, otto ore, quattro, asilo nido, ecc...
Il fatto è che in tutto questo non c'è da parte del mondo, del lavoro, della società e delle persone altre il rispetto della nostra condizione di mamme!
Il fatto è che bisogna mentire sempre e costantemente a noi stesse e agli altri e fare le mamme disinteressate alla carriera davanti ai nostri figli e alla famiglia e le mamme disinteressate ai pargoli davanti ai datori di lavoro.
Non può essere giusta questa condizione e qualcosa va fatto a livelli più alti... Ma onestamente penso sia un'utopia qui in Italia!
Guarda, personalmente penso sia deprimente!
Laura
PS: piacere di conoscerti ;)

Anonimo ha detto...

in questo momento leggerti serve a capire me stessa meglio, e questo mi fa un pò bene e un pò male...stesse emozioni, stessa stanchezza, stessa tristezza, di chi ti dice ce l'abbiamo fatta tutti ma in realtà chi te lo dice aveva solo quello da fare, perchè ha fatto solo la mamma, e invece noi giovani donne laureate non ce la facciamo a stare a casa, dopo anni in cui siamo state a studiare perchè non volevamo fare solo le mamme nella nostra vita.
è dura, soprattutto per chi lavora da casa e non ha possibilità di mandare il figlio all'asilo come me, e non ha neanche i nonni vicini e cerca di farcela con le sue forze, ti capisco...
e capisco la voglia di mondo, di parlare, di gente, perchè è la mia stessa voglia, che pur di svagarmi da questa vita scambio 4 chiacchere con gli amici di mio marito via forum, immaginando che siano le mie amiche di sempre e in realtà non lo sono...
che per avere un pò di mondo in casa ho internet e skype ma che non colmano questo vuoto, anche se leggerti mi aiuta un pochino.
e in questo momento in cui la paura è tanta, quella di non sapere come sarò e non sapere come sarà la mia vita d'ora in poi, avere anche solo un piccolo sfogo aiuta
grazie
Mouaryl

supermamma ha detto...

la porpi è furba capisce quando ti vuoi "liberare" di lei perchè i tuoi suoceri non la portano in giro invece di cantarti le favolette nelle orecchie quando devi lavorare?

simplymamma ha detto...

la situazione ideale non esiste. è difficile e basta. non sai cosa darei in questo mio difficile momento per riuscire a lavorare almeno da casa. ho bisogno prima di tutto di un lavoro. arriveranno tempi migliori. si spera. tempi in cui potremo scegliere.

kikka ha detto...

se ti trovi a passare, sul mio blog c'è un "regalo" per te...

Neofanta ha detto...

Mi spiace Wonder... A me è capitato con lo studio, sia degli ultimi esami sia quest'estate per un concorso ("mi fai la spesa? Ho bisogno delle medicine....Vai alle poste? Dove è il gatto?" più le urla del vicino e del badante). C'erano degli orari in cui prendevo in mano il manuale e subito squillavano telefoni, si udivano passetti e lamentele o bussavano alla porta... E quel caldo, chi riposava la notte?
Un abbraccio, Neofanta

Francesca ha detto...

Ciao!
accidenti, io non ho figli ma la difficoltà di far capire a marito, amici e parenti (o anche soltanto a Colei-che-gestisce-la portineria-condominiale, per farti capire la situazione... agh) che io "SI' sono a casa", ma NO, non posso fermarmi a chiacchierare di quanta cacca lascia nel cortile il cane di quello del piano di sopra, NO, non posso farti lo stufato per pranzo se devo finire quell'illustrazione, NO, non posso venire con te a fare shopping e spetteguless se ho una consegna mastodontica tra due giorni. Mah. Comunque la libertà vale tutto questo. Avere di nuovo un capo-frustrato è peggio della visita pomeridiana della suocera, eh eh. Uh. Ciao!

M di MS ha detto...

Io con il lavoro da casa ci sto benissimo, ma tu hai detto una grande verità: chi sta immerso tutto il giorno nella vita d'ufficio (a fare un lavoro di contenuto chiaramente) è più allenato, ha una maggiore prontezza e proattività. Me ne sto accorgendo in questi giorni. Però- diciamo così - è un'area di miglioramento, se collabori anche da casa con qualcuno che fa andare il melone finisce che ti mettei in moto anche tu.

AnnadiMarco ha detto...

Che dirti! Io ci ho provato a chiedere il part time, perchè dopo solo 8 mesi (ho resistito pochissimo) mi sono scocciata di lavorare dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, dal lunedi al venerdi..non avrei voluto rinunciare al mio lavoro (un pò per sentirmi non solo una mamma e un pò perchè comunque non lavoro per la gloria), ma avrei preferito godermi mia figlia almeno al pomeriggio...bè, la risposta che te la dico a fare??? Pagherei per godermi di più la mia cucciola, anche quando mi fa arrabbiare, anche quando fa i capricci...ma mi manca, mi manca in ogni istante in cui non sono con lei. Anna

Rebecca ha detto...

Il fatto è che è sempre più bello il lavoro degli altri...Chiara io tifo per te, lavorare da casa è impossibile...io l'ho provato che la piccola avera 4 mesi...NON SI PUò!!! Ero pronta a rinunciare al lavoro, perchè mi sentivo in colpa per la piccola, poi forunatamente mia mamma ha continuato a rompermi le palle perchè tiornassi...Risultato??? 3gg alla settimana per 4ore al gg (so di essere super fortunata) bimba a casa con la nonna...e quando torno a casa sono una mamma super carica per dei pomeriggi pieni da passare con la piccola, ma soprattutto sono una "ragazza in carriera" ( forse qui ho esagerato un pò...ma è così che mi sento)!!! Chiara ti leggo da poco ma sei una grande. Creidici e tutto si avvererà! Un abbraccio.

MademoiselleBovary ha detto...

Sono te, ma senza porpi al seguito. Giornalista, freelance. Lavoro da casa. Sono al tavolo della cucina, in questo momento. In jeans e felpa E vorrei avere una quotidianità di lavoro 10-18 (o quello che ti pare) per poter staccare la testa dagli obblighi e non trascinermeli in guro per casa h24. E sono senza nani al seguito, lo ripeto. Figurati con. Ti stimo moltissimo ;)

Libraia Virtuale ha detto...

Vorrei commentare la risposta di Elisa. Scusate se non l'ho fatto prima, ma volevo lasciare un commento e non avevo molto tempo (pausa pranzo in inderogabile scadenza).
Sono d'accordo con lei sul fatto che non esista la situazione perfetta. E mi rivedo in alcune delle sue vicende. Alla fine mi porto il bambino al lavoro (cioè, me lo portavo: negli ultimi giorni ha pianto talmente tanto che devo per forza ricominciare a lavorare sul tavolo della sala, a Wisteria Lane)perché anche a me è capitato di lasciarlo dai nonni quest'estate: loro avevano tonnellate di ferie e io avevo un sacco di lavoro, per cui lo lasciavo da loro tutto il giorno. Quando andavo a prenderlo e lo sentivo piangere perchè sapeva bene che, una volta arrivati a casa, io avrei comunque dovuto occuparmi della casa-cena-brodo-pappa... mi sentivo morire. Mi faceva morire sentire i nonni che mi dicevano che con loro era stato un angelo mentre con me iniziava a piangere non appena metteva piede in casa. Del resto, non potevo fare altrimenti. E in questo, mi dispiace dirlo, io ci vedo una mancanza di mio marito. Perché è vero che mentre io faccio il bagno il nano lui prepara la cena, ma poi basta. Non appena mette in bocca l'ultimo boccone va in salotto e guardare il tg e il nano rimane con me. Che generalmente devo ritirare la tavola, lavare i piatti e preparare pappa e pranzo per il giorno successivo. Magari poi devo pure stirare o fare il bucato. E il marito niente. Si alzo a prendere il nano solo se piange come un ossesso. Oppure se glielo chiedo.
Ecco il perché della mia amarezza: perché devo sempre chiedergli se *per favore* si può occupare di suo figlio? Perché è un miracolo che mi cambi un pannolino? Perché tutte le volte che gli dico che non ho voglia di fargli il bagno lui non mi dice mai "dai, ti aiuto?" Perché non aiuta mai in casa, ma mai mai mai?
Bah.

frantola ha detto...

vista la quantità di commenti.
viste le difficoltà raccontate da tutte.
credo sia ora di fare la rivoluzione.
a quando lo sciopero delle mamme?

Come sottolineato da molte, dobbiam combattere sicuramente contro un muro "culturale" che non accetta di dare responsabilità e credibilità alle mamme e contemporaneamente pretende da loro ciò che non possono dare (il presenzialismo fine a sè stesso che in tanti uffici è l'unica moneta per ottenere fiducia).
Ma dobbiam anche combattere per avere una legislazione che ci protegga. Negli altri stati c'è.
echeccacchio!

ps: io mamma di bimba di 13 mesi, ingegnere. (io non la bimba).
Io 8 ore di lavoro + mezzora di pausa + 3 ore sui mezzi. Lei 11 ore di nido.
quando la vado a prendere alle 18 ci ritroviamo entrambe incazzate e ubriache di stanchezza.

Il post di wonder esprime bene quale sia il bisogno di una donna di avere ruolo attivo e PRESENTE nella società.

Ma bisogna farci posto!

Wonderland ha detto...

Grazie ancora a tutte per i vostri preziosissimi racconti, non solo mi aiutano a inquadrare (ed eventualmente ridimensionare alcuni aspetti) del problema, ma fanno luce su una situazione che non sono l'unica a vivere.
La proposta estrema di Frantola mi sembra perfetta, ma... si riuscirebbe a farlo secondo voi? E soprattutto, si otterrebbe qualcosa? (beh forse a casa sì: lo voglio vedere un papà che gestisce nani e casa non-stop dall'alba al tramonto... alla notte)

Murasaki ha detto...

Io lo vedo tutti i giorni un papà che gestisce nani e parte di casa quasi dall'alba al tramonto: da quando sono tornata a lavorare a tempo pieno (fuori casa dalle 7.30/8 alle 19) è Mr T - free lance - che, con un aiuto limitato da parte mia, prepara i bambini al mattino, li porta a scuola e nido, va a prenderli per portarli dalla nonna, prepara la cena alla sera e spesso si alza a consolare Sorellina di notte... Sì, mi hai fatto capire che merita un post, glielo devo ;-)

Anonimo ha detto...

ormai la bimba ha più di un anno, potresti mandarla al nido, così anche se lavori da casa, ci riesci meglio o no?
Ciao Carla (mamma lavoratrice da casa, ma con possibilità di andare in ufficio quando voglio o serve :) )

Anonimo ha detto...

Wonder non lo so...
posso dissentire? io lavoro 11 ore al giorno, la bimba passa da daycare a nanny, la vedo alle 8 la mattina quando la scarico al nido e la sera alle 7, per 2 ore fino a che non se ne va a letto...lo so che non mi troverai d'accordo, ma io ho un ufficio bello spazioso, con il mio nome fuori, riunioni, pranzi e la frenesia delle scadenze. e passo la giornata pensando a lei...
siamo diametricalmente opposte :-)
io fossi in te la manderei al nido la mattina. ti ritaglieresti uno spazio solo tuo, costante. lei socializzerebbe sempre piu' e tu saresti probabilmente meno frustrata dalla situazione

in bocca al lupo
anna

michela ha detto...

e l'oritteropo?
E' salito pure l'oritteropo?

chiaracqua ha detto...

Ahahahah! Mi viene troppo in mente la mia bimba di fronte alla scrivania: lei "è un tavolo?" io "quasi: è una scrivania" e lei "è la scriva-tua? ... E la scriva-mia oveé??"

Anonimo ha detto...

Premesso che il mito del lavoro che ti dà dignità è la più grande cretinata che ci abbiano inculcato (lavoratore = schiavo; la carriera e il successo sociale sono solo mistificazioni), e che quindi per prima cosa ti consiglierei di rivedere tutta questa struttura di idee secondo cui non riuscire a lavorare come dipendente ti penalizzerebbe come persona (chi lo ha detto? Che male c'è a fare la mamma? Chi dice che si debba essere per forza produttivi - e per forza fuori dalle mura domestiche?)

Secondo me lo spartiacque sta fra "scelte" e "scelte obbligate". Non prenderla a male, ma io (e la maggior parte delle donne che conosco) non possiamo scegliere: DOBBIAMO timbrare il cartellino. I figli, se siamo fortunate li lasciamo ai nonni, sennò c'è l'asilo che costa una fortuna (o, se è pubblico, è in condizioni igieniche su cui sorvolo).

Per noi il problema non è "la telefonata di mamma che mi fa perdere tempo", è la telefonata del capo alle 5 del pomeriggio, magari mentre stai uscendo per tornare a casa, che ti smolla qualche lavoro extra e ti obbliga a fare gli straordinari.
Conosco anche donne che figli non possono averne perché sono precarie e se resti incinta addio rinnovo.

Quindi, scusami, ma per quanto possa sforzarmi di comprendere la tua frustrazione, mi sembra di vedere una persona che vuole suscitare compassione perché per pranzo voleva il filetto invece della sogliola, mentre intorno c'è gente che muore di fame. Va bene, è il tuo blog e giustamente ci scrivi quello che ti pare... Ma è anche pubblico, e ti rispondo con sincerità.

Se non riuscire a stare dietro agli impegni perché la bimba vuole giocare ti fa soffrire, pensa a chi, oltre a tutta la mole di lavoro che hai tu, deve anche buttare via ogni singolo giorno della sua vita per servire il padrone e coi figli ci passa a malapena un'ora al giorno.

Lavorare a casa, magari potessimo tutti. Dici che dai figli non si stacca mai: beh, maledizione, quando sei dentro un ufficio non si stacca mai neanche da lì, e la differenza è che un figlio è un dono meraviglioso, mentre il caporeparto che ti rompe le palle 9 ore al giorno è un incubo orrendo. Se pensi che essere considerata "mamma che sta a casa" leda la tua dignità, aspetta di finire in pasto a qualche soffocante meccanismo aziendale.

Avere un figlio è una scelta (non obbligata, e lo dico da mamma), e anche molto impegnativa, con tutte le sue conseguenze. Chi lavora come dipendente deve giustamente reclamare dallo Stato tutto il sostegno del caso, se ha dei figli.
Ma se il problema è mettersi un bel vestito e la mamma che telefona, bah... Stacca il telefono, chiama una baby sitter, la lavatrice la fai fare al tuo compagno/marito (le sante manine ce le ha anche lui) e ti metti al lavoro. Facciamo tutti un milione di sacrifici per cercare di far stare tutto nelle misere 24 ore quotidiane... Puoi farlo anche tu. In bocca al lupo, un abbraccio e spero di rileggerti più serena e soddisfatta in futuro.

Marina78

serendipity ha detto...

ma come??? proprio oggi che ho scritto questo?
http://mostrofemminilecasalinga.blogspot.com/2010/10/con-una-mano-sola.html
il primo post che sono riuscita a scrivere dalla nascita del mio piccolo????

Anonimo ha detto...

Concordo con Marina.
a volte semplicemente non c'e' scelta.
suck it up...

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione sono nella tua stessa situazione,anzi lo ero visto che da quando mi è nata la piccola, un anno fa, hanno gentilmente deciso di non farmi più lavorare.
E' vero lavorare da casa ha tanti vantaggi ma anche a me mancano esattamente le stesse cose: parlare con qualcuno, vestirsi e truccarsi la mattina...
E comunuque per tutti sarai quella che "poverina ha preso una laurea ma adesso fa la casalinga".
D'altra parte so che significa lavorare fuori casa tutto il giorno e sono felice di poter vedere mia figlia crescere tutti i giorni... ma una mezza giornata di lavoro fuori casa ahhhh come sarebbe bello!

Loella ha detto...

E io... quanto vorrei poter lavorare, sia fuori casa sia a dentro casa... è vero che certi giorni con tua figlia non riesci a combinare gli orari e le scadenze, ed effettivamente la voglia di vestirsi per andare in ufficio è grande...
Ma io come (non so se) sai, ho un pancione di 4 mesi, quasi due anni di disoccupazione e la disperazione per avere anche un piccolo ingresso, sia dentro che fuori casa...
A me sinceramente una volta nata la mia bambina mi piacerebbe essere al tuo posto: lavorare da casa. Almeno te la godi finché è piccola. Fai i salti mortali? Certo, ma non hai i rimpianti di non averla visto crescere. Ci sarà il tempo dei tailleiur, le gonne e i tacchi!
Un saluto dalla Spagna (che in tema di conciliazione familiare è messo molto peggio)
Lx

Anonimo ha detto...

Chebbello sapere di non essere sola!!! (scusate la logica da "malcomunemezzogaudio!!!
Anche io lavoro da casa ed ho un nano di due anni...e non potevi esprimere in maniera migliore una grande verita'!

PS
ho appena finito il tuo libro, letto in 2 giorni di un fiato!! non mi capitava da anni di divorare un libro, 2 appunto!!!

✿ isa ✿ ha detto...

Ciao!
Sono Isabella, 32 anni, mamma di 2 bimbi (Chiara 30 mesi e Lorenzo di 12)...per quel che posso lavoricchio in casa. La soluzione che ho trovato io è quella di lasciare i bimbi per 2 giorni a settimana non consecutivi dai nonni così mi assicuro un 18-20 ore settimanali di lavoro in pace...e i piccoli vivono questi come momenti "speciali" da passare con nonni, senza che questi ultimi abbiano in mano la totale educazione dei piccoli o comunque tutti i giorni impeganti (visto che i bambini ti distruggono anche fisicamente !)

in bocca al lupo per il tuo lavoro
*isa*

smurzy ha detto...

commento..anche se con 105 commenti prima di me..non mi leggerai mai...
ti capisco sai...
io un "lavoro" ce l'ho,
un ufficio ce l'ho,
ho il mio pc, il mio telefono, la mia calcolatrice....tutto...
i miei sogni no: sognavo di fare la giornalista ma non free - lance e, dopo il tesserino, mi sono rotta di fare l'animatrice di feste per bambini con 1 laurea e ho cercato il "Lavoro".... anche fortunata l'ho trovato!
ora ho un bimbo di 2 anni quasi e tutte le mattine esco alle 7.25 (se lui dorme ancora) o alle 7.45 se si sveglia (e si attacca e mi ricatta di non prendere il latte, in mia assenza!) e torno dopo 10 ore di lavoro "matto e disperatissimo".
Ma ti assicuro che:"Ti viene sete di mondo, di cose, di parole, di persone" lo stesso. perchè la mia vita è tutta una corsa, a lavoro, lavoro intensamente...esco e mi chiedo:"Ma cosa cavolo mangiamo noi 3 stasera??" torno a casa e dovrei: svuotare lavastoviglie, cucinare per noi 3, fare o stendere la lavatrice e GIOCARE CON LUI, DEDICARMI AL MIO PUPAZZETTO LASCIATO PER 10 ORE!!! e quale sarebbe il tempo per me?????
...mica me la passo meglio, sai....

Anonimo ha detto...

i bambini hanno da subito bisogno del nido. il bimbo stando 24 ore su 24 con la mamma ne uscirà viziato fino al midollo, quindi non scrivetele "sei mamma devi fare la mamma" perchè fare la mamma non vuol dire non avere più vita sociale, fa male anche al proprio figlio vedere una mamma depressa!
soprattutto l'asilo è importante perchè il bambino ha bisogno del confronto con gli altri bimbi.. è molto importante che impari a socializzare e a vivere passo per passo sempre piu autonomamente.
non capisco perchè tu prenda in considerazione l'idea..

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