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mercoledì 17 novembre 2010

Quando il precario non stupisce più

Credo che ormai tutti o quasi conoscerete Paola, giornalista del Corriere della Sera che per portare alla luce la sua difficile vicenda di precaria ha deciso di prendere misure estreme: sciopero della fame (oggi fortunatamente interrotto dopo 5 giorni).
Al di là del metodo, sicuramente discutibile, Paola è riuscita a centralizzare l'attenzione della rete - e di qualche giornale, ma meno del previsto - su un problema che ormai ci riguarda tutti da vicino.
Paola è una precaria, io sono una precaria e, lo dico quasi come una certezza, anche molti di voi lo sono oppure lo sono stati.

Perché in Italia "è così". In Italia siamo talmente rassegnati da essere felici se ci propongono un contratto di collaborazione a 800 euro al mese. Siamo contenti se ci rinnovano il co.co.pro. trimestrale per la terza volta. Siamo sollevati se andiamo a sostituire una maternità per cinque mesi, o se al posto del solito titolo gratuito il nostro stage è a rimborso spese.
Ce lo buttano in quel posto, e non diciamo pure grazie.
Grazie: perché prima il lavoro non ce l'avevo, e allora sempre meglio così.
Ti pagano poco e ti spremono come un limone lasciandoti l'illusione che il tuo sia un investimento, che proseguirai nell'azienda, che crescerai, che in questi sei mesi a 500 euro lordi ti stai solamente facendo le ossa.
Ti offrono un contratto che di per sè non prevede orari per darti la libertà di avere altri progetti in corso, ma di fatto ti fanno lavorare 10 ore al giorno (e quasi mai solo sul progetto concordato).
Ti lusingo con un nuovo contratto alla scadenza del primo, e magari miglioro le condizioni, ma sempre precario rimani. Tanto cos'altro vuoi trovare, là fuori, di questi tempi?
Non importa quanto tu sia bravo. Il concetto che passa è che nessuno investe su di te.
Quelle due paroline "determinato" o addirittura "indeterminato", non sembrano una garanzia per avere - bilateralmente - le migliori condizioni per svolgere il proprio lavoro, ma diventano quasi un premio, un traguardo, la ricompensa che rende valide le 40? 50? 60? ore settimanali svolte nella modalità "disposto a tutto", come recitava la divertente e purtroppo realistica campagna teaser della CGIL.
A Paola, 7 anni da precaria non sono bastati per avere un contratto degno di questo nome. Se la situazione non fosse così drammatica direi che questo dovrebbe far riflettere, eppure sono convinta che nonostante il clamore, il caso di Paola non abbia stupito nessuno.
Io non sono stupita.
Voi sì?

Io ero stupita ieri, quando parlavo con un'amica trasferitasi a Londra, che dopo l'Università ha trovato subito un posto a tempo indeterminato con uno stipendio che è l'equivalente di 1400 euro qui, che le aumenteranno ogni anno. Che mentre faceva colloqui - pur non essendo mamma, attenzione! - le hanno offerto almeno un paio di part-time, perché esistono, sono veri, funzionano, e ti consentono di lavorare comunque a progetti interessanti, per aziende interessanti. Multinazionali che concedono part-time: da noi una specie di leggenda metropolitana come i coccodrilli nelle fogne.
Ero stupita quando un'altra amica che vive a Parigi mi ha raccontato che gli stipendi sotto un certo tetto non scendono, che per il primo figlio ha avuto per un anno un assegno statale di quasi mille euro al mese e che ha aiuti fiscali per la babysitter.

Il problema è che qui non mi stupisco. Che un caso come quello di Paola prima o poi sarebbe venuto fuori, perché il mondo del precariato non è una realtà sommersa e isolata: il mondo del precariato siamo noi.
Noi che oggi abbiamo un contratto e il mese prossimo boh. Noi che ci sorridono di pena se chiediamo un part-time o un tempo indeterminato. Noi che la giustificazione è sempre la crisi. Noi che in pensione se continuiamo così non ci andremo mai. Noi che facciamo un figlio e se prima ti offrivano il co.co.pro. adesso manco quello.
Ma soprattutto noi che, se rifiutiamo l'ennesimo contratto-inculata o proviamo a far valere le nostre ragioni in termini di retribuzione/orari/straordinari pagati, quella è la porta.
Perché ci sono almeno altri cinquanta noi che stanno in fila per lo stesso posto, pronti a dire di sì.

p.s. precisazione di servizio: l'hashtag che vedete nell'icona è cambiato, come precisa la stessa Paola: "da #iosonopaola a #iosonoprecario e invito la blogosfera a raccontare le tante esperienze di precariato."

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130 commenti:

PM ha detto...

Otto progetti in un mese e il mese prossimo nessuno: è la vita del freelancer, da non confondere con quella del precario (ovviamente esistono situazioni di precariato anche tra i freelancer, ma la questione di fondo è comunque diversa, secondo me).

Cristiana ha detto...

Posso raccontarvi la mia esperienza: Il Maritino, papà di due bimbe, ha 35 anni e contratti co.co.pro da 6 anni nella stessa azienda... eppure ci siamo dovuti tirar sù le maniche e abbiamo deciso lo stesso di sposarci e avere due bimbe - io sono in apprendistato... Matti? Forse sì, ma abbiamo deciso che la nostra vita non sarebbe stata scelta dai datori di lavoro ma da noi... E' folle che si debbano fare scelte di questo tipo o rinunciare a vivere!

Wonderland ha detto...

@PM hai ragione, è che io ho passato/passo tutte e due le situazioni. prima precaria "in ufficio", ora precaria freelance, con collaborazioni anche fisse ma senza regolamentazioni contrattuali valide.

@Cristiana verissimo.

simplymamma ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
simplymamma ha detto...

che bella riflessione...che realtà...io sono precaria della scuola ora casa con una piccola e a studiare ancora pagando fior di quattrini perchè continuano a inventarsi corsi che "vedrai ora che si sblocca la situazione ti servirà" e allora sono mamma moglie donna senza lavoro che fa qualche lezione privata per qualche spicciolo che cerca progetti nelle scuole dove ti massacrano di lavoro e studente con ansia di libri da studiare ed esami da sostenere. tutto questo dopo aver investito anni ed anni nello studio e nel lavoro. tutto questo perchè come dici tu l'Italia è così e al sud ancora peggio. grazie wonder non mi sento sola...non mi stupisco perchè quello sciopero della fame dovrei farlo anche io e mi stupisco di me che non lo faccio, di me che non urlo, di me che non protesto perchè tanto c'è la crisi e che vuoi ora è così e ci saranno tempi migliori in cui tutto tornerà ad avere un senso. sì, ma quando?
se hai voglia di conoscere meglio questa situazione vieni a dare un occhiata al mio blog in particolare il post di un mesetto fa http://appuntidimamma.blogspot.com/2010/09/figli-della-crisi.html
un abbraccio

Anonimo ha detto...

Proprio oggi riflettevo sulle ingiustizie della vita (in particolare, mi riferivo ad ex colleghe di lavoro incapaci che - grazie a conoscenze e "leccaculismi" vari- sono state assunte in aziende strafighissime con ruoli da urlo ed ora fanno pure carriera) ed ero un po' depressa.Ora leggo il tuo post e mi sento GIUSTAMENTE ed OGGETTIVAMENTE depressa, con ragion d'essere, insomma. Sapevo già (da amici) della diversa situazione all'estero, però mi chiedo: possibile che per poter crescere ed allevare i nostri figli (al momento ne ho uno di due anni)dobbiamo migrare mollando anche tutto quello che di bello (famiglia in primis) abbiamo qui? Ne usciremo??? Un forte abbraccio. Saretta (Roma)

simplymamma ha detto...

scusami wonder ho corretto il commento ma non appare. quindi lo ri postato!

UnNickname ha detto...

Cara Wonder, tu con questo post mi inviti a nozze.
Io dall'Italia sono scappata a gambe levate perche' tutto questo mi faceva SCHIFO. Sono scappata senza voltarmi indietro da una serie di contratti a progetto pagati la bellezza di 820 euro al mese, con un affitto mensile da pagare di 400. Sono scappata con in mano una professionalita' che qui mi viene riconosciuta e a casa mia no (sono restauratore), e che qui mi ha portato (per mia grande fortuna, diciamolo, perche' a tanti altri non e' andata cosi' bene) nel giro di un anno ad avere un lavoro pubblico a tempo indeterminato, con uno stipendio piu' che dignitoso e una casa mia.
Sono scappata, e ne sono felice. Sono scappata e la' non ci voglio tornare.

Hei, non e' il paese delle meraviglie questo, eh. Mettiamolo bene in chiaro. Ci sono un sacco di problemi e bisogna scendere a patti su molte cose. Ma a me oramai certe italianate fanno solo rabbrividire e in certi casi anche vergognare.

Il problema serio e' che non vedo la luce in fondo a questo tunnel. Io non ci credo che l'Italia si riprendera' mai. Io credo che continuera' ad arrangiarsi. Come ha sempre fatto.

elavantin ha detto...

E che dobbiamo commentare? Ho sempre sostenuto che bisogna rimboccarsi le maniche, che con la buona volontà si può arrivare ovunque, che ciascuno di noi deve contribuire a rendere il "sistema" migliore... ma ormai non ci credo più, ormai dal "basso" non si può più fare molto, devono esserci cambiamenti strutturali della società. E questi non possono che partire dall'alto. Ora, guardiamoci in faccia: chi c'è lì in alto? Lasciamo stare và, che depressione...

serenamanontroppo ha detto...

Io non sono una precaria, lo sono stata per un periodo tutto sommato breve (1 anno circa dopo la laurea), sono una fortunata che ha un posto fisso e tutto sommato ben retribuito (nonostante il lavoro non mi piaccia e l'ambiente non sia granchè).
Però mi guardo intorno e vedo tante ragazze dai 25 ai 30 anni, laureate, che per fanno le baby sitter al nero e non possono neppure permettersi altro che sognare un futuro (dato che sognare è gratis) ed è sinceramente molto avvilente e la cosa preoccupante.
Questo è un paese per vecchi.

PrecariaMamma ha detto...

Siamo una generazione stupefacente, ma non ci stupiamo... Io sono precaria da 10 lunghi anni, e ormai credo di aver capito che lo resterò per sempre. Perché non è una mia scelta. Perché sono altri che scelgono, mi scelgono, mi scartano. Precaria e mamma, come tanti che si ostinano a voler disporre della propria vita senza alcun potere sul proprio futuro.
Ogni tanto mi piace recitarlo, il mantra del precario: http://precariamamma.blogspot.com/2010/09/il-mantra-del-precario.html

valepi ha detto...

precaria, precarissima... laurea, dottorato, anni buttati all'università pensando che fosse tutto normale e tutto accettabile in vista di una futura possibile carriera... gravidanza a rischio e bimba (ora) di quasi due anni: fuori perchè non ho più la possibilità di stare lì tutti i giorni lì a tutte le ore... ero una delle brave, in pole position, ora sono una che ha mollato... per loro... a distanza mi rendo conto di quanto quel sistema sia assurdo e succhia sangue... ora sono una libera professionista e... lavoro a progetto... un altro modo per essere precaria!

davide ha detto...

io sinceramente sto ripensando di riciclarmi da ingegnere ad operaio.. le paghe sono molto più sostanziose, arrivano subito senza aspettare i 30 anni e si è tutelati in tutto e per tutto... alle 5.00 si stacca e chi si è visto si è visto.

Fla ha detto...

Precaria da 2 anni e mezzo in un'ente di formazione...altro che 10 ore al giorno di lavoro... ed ora che sono incinta mi tocca girare in provincia più di prima e chissà perchè sto lavorando più degli altri...e non per mia scelta, seppur non mi tiri indietro...
All'attivo ho 13 progetti da seguire da sola... contro quei pochi delle mie colleghe, che comunque pochi non sono...
Il mio contratto scade il 31/12 con la promessa (ovviamente non scritta) del rinnovo fino a marzo (si perchè ovviamente lavorerai fino all'ottavo mese!!!) ed io ad accettare perchè dopo 2 anni e mezzo con il contratto staccato ad agosto almeno l'Inps mi pagherà e coprirà il mese di agosto...

Prospettive? a settembre 2011 ricominciare a lavorare, perchè a noi precarie la maternità facoltativa è veramente un miraggio.... ma ricominciare con la speranza che il lavoro mi sia riassegnato...barcamenandomi con un pupo di appena 4 mesi!!
ce la farò? ce l'hanno fatta tutte..e chi peggio di me...

ma non voglio perdermi nessun istante di questa meraviglia che per il momento mi porto dentro e che mi regala ogni gioia mai provata prima....

prima o poi qualcosa succederà, ne sono convinta... ma la cosa che credo è che farà prima il Mondo ad implodere che lo stato a fare qualcosa per questo grande popolo di disperati/precari..
solidale con tutte!!

pollywantsacracker ha detto...

c'è peraltro da dire, visto che siamo tutte mamme, che il cocopro non ha diritto agli anf. ringrazio quel giorno che sono andata dal mio capo e ho avuto il coraggio di dirgli "o contratto da dipendente a tempo indeterminato o vado a fare le pulizie in cooperativa, a tempo indeterminato". lui grazie a dio è umano e ha capito che non è dignitoso, dopo 2 anni di onorato lavoro in un'azienda, essere ancora cocopro, separata con tre figli. solo cambiando contratto, il mio stipendio è più che raddoppiato (e lo stipendio base è sempre lo stesso). ora un cocopro non lo accetterei più. a meno che non vengano rispettate le clausole del contratto: esistenza di un vero progetto e flessibilità (mia) di orari. e stipendio doppio, in quanto lordo.
la legge biagi devo dire che è stata molto simpatica nel privarci tutti del futuro.
p.s. come cocopro avevo anche contributi pensionistici di molto inferiori a quelli di un dipendente. vorrei sapere a che titolo i datori di lavoro applicano questo trattamento. questa è roba da rivoluzione industriale.
scusa la prolissità, ma il cocopro è una delle cose che odio di più

fra.petwy ha detto...

laurea dottorato assegno di ricerca (secondo bando..) e va sempre peggio..anche perchè generalmente non basta più fare i lecchini..bisogna essere parenti o amanti o altre figure di tipo mitologico..

la soluzione ci sarebbe..tutti i precari dovrebbero essere uniti e fare una settimana di sciopero serio (se si riuscisse ad eliminare la paura/certezza di esser poi spediti a casa)..sarebbe da ridere..all'università non si muoverebbe nemmeno una foglia..perchè quelli che stanno "più in alto" nella piramide alimentare non fanno nulla, e troppo spesso non lo sanno fare..solo che c'è un sacco di manovalanza che gira..io in 3 anni di dottorato ho allenato il pollice su una pipetta e non ho imparato nulla..
per fortuna ora sono precaria ma in un ambiente NORMALE! :)

bismama 2.0 ha detto...

Io ho molte amiche in diversi paesi dell'UE. Germania, Svizzera, Svezia, e Inghilterra.
Che ti devo dire, conosco casi fortunati che hai elencato tu, ma conosco anche altri peggiori e quello che mi sento di dire è che non è sempre tutto oro ciò che luccica.
Che la situazione dei precari sia una realtà è un dramma, che uno sciopero della fame non la cambierà è peggio!

Anonimo ha detto...

Ti racconto anche la mia, che poi è la storia di quasi tutti, ormai…
Facevo il lavoro più bello del mondo: sai quello che immagini di fare da piccina?!? Ecco io l’avevo trovato.
Bene: inizio nel 2002, 650€ al mese, non meno di 10 ore al giorno… il tutto, ovviamente, come apprendista. Passano gli anni, i soldini aumentano un po’, le ore anche, la passione rimane e quindi che si fa?!? Ci provi, no??? Vado avanti così per parecchio, come apprendista (addirittura mi son fatta prendere in giro da un sindacalista che mi ha detto “manco un orafo fa un apprendistato così lungo!) e poi, un bel giorno, voilà: mi arriva il contratto a tempo INDETERMIATO!!! Gioia, gaudio e tripudio!!! Sono quelli i momenti in cui pensi: finalemnte la mia professionalità, la mia dedizione, l'impegno, il tempo libero sacrificato... tutto questo è stato riconosciuto!
Sennonché, scopro di lì a poco (15 gg dopo, mica me l'hanno fatto godere a lungo 'sto momento!!!), il contratto indeterminato era l’unico modo che avevano per LICENZIARMI, non potevano farlo se fossi stata ancora apprendista… dopo 8 anni nel 2009 ricevo il ben servito dall’azienda, il tutto non per miei demeriti, ma per ragioni POLITICHE (ovviamente celate sotto un bel “sai, c’è la crisi…) del tipo: tu fai parte del team di Tizio, Tizio mi è antipatico, lo faccio cacciare e mando via pure te!!!
Con la coda tra le gambe abbandono il mio lavoro, i miei colleghi e provo a cercare altro nel settore… incontro i peggiori farabutti del mondo: mi fanno lavorare 6 mesi praticamente gratis, dovendo persino anticiparmi i soldi delle trasferte… il tutto senza contratto.
ça va sans dire: un bel giorno arrivano e mi dicono che non hanno più bisogno di me, sai, c’è crisi e bla bla bla… promettendomi che entro 30 gg mi avrebbero almeno pagato le mie provvigioni… che da maggio ad oggi non ho ancora visto. Ovviamente trovare un lavoro non è così immediato, quindi… metti da parte l’orgoglio e chiedi aiuto a “mammà” che a 30 anni deve passarti perfino la “paghetta”… umiliante, davvero.
A luglio, per fortuna, ho trovato una sostituzione maternità: non è il mio lavoro, che mi manca terribilmente, ma mi pagano con puntualità, uno stipendio adeguato alle mie mansioni e faccio le mie otto ore e stop.
Alla fine, sarà pur vero che chi si accontenta gode, ma è talmente ingiusto… altro che crisi: quella la fanno venire a noi!
Possibile che io a 29 anni non possa decidere della mia vita, di avere o no un figlio, tutto perchè sono una PRECARIA?!?
Che rabbia...

Ciao ciao,
Elena.

rocciajubba ha detto...

Privilegiata. COntratto a tempo indeterminato con part-time fino a che voglio. E faccio il lavoro per cui ho studiato e che amo.
Perchè commento?
Per prima cosa perchè prima della mia prima assunzione a tempo indeterminato (questa è la seconda) mi sono smazzata 1 anno e 4 mesi in stage di tesi (facevo ovviamente tutt'altro che lavorare alla tesi ma almeno avevo un part-time che mi consentiva di finire gli esami), seguito da 2 contratti a tempo determinato di 4 mesi l'uno a cui è seguito il licenziamento per scarsità di lavoro (però gli interinali che non erano costretti ad assumere li hanno tenuti). Dopo di che un po' di libera professione insieme a due contratti interinali di 3 mesi e 4 mesi l'uno per due aziende diverse. NElla seconda poi mi hanno fatto un co.co.pro di 6 mesi. Dopo di che ho cambiato per un tempo determinato da un'altra parte di altri 6 mesi e finalmente dopo è arrivata l'assunzione.
QUindi me lo ricordo cosa vuol dire. Anche perchè tanti amici e tanti colleghi sono ancora messi così.
Hai ragione. In Italia stupiscono correttezza ed equità.

Elena ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
MarinaM ha detto...

Ho detto la mia qui, ma la storia è infinita.
Se la precarietà in generale è difficile, quella nel mondo della stampa è terrificante.
http://www.altezzareale.com/2010/11/14/giornalisti-precari-la-storia-di-paola/

Debora ha detto...

Precaria a rapporto. Io ora sono a casa perchè il contratto è scaduto e qualche giorno fa ho saputo che lo rinnoveranno a gennaio. E mi sono ritenuta fortunata. Mio padre è incredulo e non riesce a crederci che al giorno d'oggi è "normale" perchè quando lui era giovane le cose erano ben diverse.

Finalmentemamma ha detto...

vogliamo parlare dei miei 3 anni di contratti a progetto in 5 diversi asili nido per 400, max 600 euro al mese alla faccia della continuità educativa x i bimbi che x legge DEVE essere garantita? ma loro ti "assumono" così fai pratica...e intanto hanno qualcuno che lavora come uno schiavo e che non riesce nemmeno a godersi la gioia di lavorare coi bimbi come aveva sempre desiderato...e se per caso provi a ribellarti...ti senti rispondere (cosa che mi è succesa davvero) "pensvo nn ti servissero i soldi!" certo io vado a lavorare x la gloria..sarebbe bello....ma il mutuo la gloria nn lo paga! e poi mio zio che vive in olanda mi dice che li le educatrici le cercano come il pane e le pagano 1400 euro minimo perchè è considerato un lavoro necessario x garantire lo sviluppo della società...che tristezza...poi dicono che la gente scappa dall'Italia....

biancarosa ha detto...

Ciao Wonder, la mia testimonianza rattristerà ma te la racconto lo stesso:sono emigrata in Francia e vinto il concorso a cattedra; qui la cattedra te la danno a partire dal successivo anno scolastico, non te la fanno sognare per dieci anni. Ho avuto due bimbi : a partire dal secondo figlio, ti puoi fermare fino al compimento del suo terzo anno e percepire il 70°/o dell'ultimo stipendio; dal terzo al settimo anno, conservi il lavoro, senza stipendio. Le spese di baby - sitting sono in gran parte rimborsate. Ad inizio settembre, i redditi medio - bassi ricevono 250 euro per far fronte alle spese scolastiche. Gli affitti sono parzialmente rimborsati per chi percepisce stipendi - base. ... O.K., smetto - perché c'è da piangere pensando al mio paese. Ma come poter solo sognare di poterci tornare ?

EffeEmme ha detto...

Cocopro da tre anni, contratto in scadenza a fine marzo e non più rinnovabile: o apri la partita iva o ti trovi un altro posto.

Ovviamente sto cercando come una matta, ho fatto un colloquio per una grossa azienda due mesi fa e che non si è degnata neanche di dirmi "fai schifo, vogliamo un'altra persona".

Le aziende fanno il bello e il cattivo tempo, perchè trovano sempre qualcuno che possa svolgere il tuo lavoro a meno, con la promessa di una fantomatica assunzione che mai arriverà.

Annunci improbabili: cercasi stagista, due lingue, gradita esperienza nel settore, ottima conoscenza del pc ecc...è il profilo di una stagista?

Se poi sei laureata e ti vuoi candidare per figure meno qualificate, neanche ti prendono in considerazione perchè sei troppo formata per quel posto, ma per i posti per i quali hai competenze prendono stagisti o l'amico di o qualcuno interno dell'azienda completamente incompetente (parlo del settore marketing e comunicazione).

io e il mio ragazzo abbiamo deciso di rischiare e comperare lo stesso la casa perchè se no facevamo i fidanzati a vita se aspettavamo che io fossi assunta da qualche anima mia.
Lui è a tempo indeterminato, io sono figlia unica e i miei non stanno male, ma mi rode un sacco dover chiedere i soldi a loro per tirare avanti la baracca.

Ho rinunciato a tutto, pur di mettere via qualcosa: niente cinema, shopping, vestiti firmati, pizza, cene, week end, usciamo solo il sabato sera a bere una birra e stop.
Ho i soldi per sopravvivere, ogni mese sto attenta al cent perchè se no è la fine.

E nessuno fa niente, nessun politico ha le palle di fare qualcosa e noi giovani stiamo chiusi dietro la nostra precarietà, ci arrabbiamo su internet ma poi non scendiamo in piazza.

Siamo una generazione senza identità, senza valori, senza un'idea comune. Abbiamo in comune solo al disperazione, ma non ci uniamo per combatterla e fare qualcosa.

elena & fabiana ha detto...

anch'io sono Paola
ho 41 anni
sono a tempo determinato fino al 29 aprile
lavoro dalle 9 alle 18 per 1168 euro (13 mensilita')
mia figlia di 6 anni e' nomade per le case dei parenti
ero responsabile di filiale prendevo 1800 euro piu' altri 120 euro di buoni pasto
ed udite udite amavo il mio lavoro
andavo a lavorare serena
ora mi viene il vomito tutte le mattine
elena

alessandra ha detto...

wonder hai detto bene. dicono di investire su di noi , almeno a me era stato detto e davvero l'ho visto fare dai miei colleghi ma non dal mio datore. Purtroppo (per il datore) quando mi sono presentata da lui chiedendogli di trovare la soluzione per poterci mandare a casa in orario di legge ( facevo anche piu di 12 ore consecutive) mi è stato detto che bisognava tenere duro. Ecco, li ho capito che non mi vedeva come una piantina alla quale dare acqua per crescere ma come un limone da spremere e ho alzato i tacchi. Purtroppo per me il mio lavoro mi piaceva, non prendevo niente in confronto alle ore che lavoravo e in regola avevo solo un pezzo di carta, nessun fatto, nessuna certezza che in caso di incidente sul lavoro mi pagasse (a causa degli incredibili straordinari non menzionati in busta paga) e che in occasione di maternità mi pagasse quanto mi spettava. Ho preferito lasciare dei colleghi fantastici e un lavoro che mi piaceva per non farmi più pigliare per il deretano ecco. Certamente il mio lavoro continerò a farlo ma mica più come dipendente, infatti rimboccandomi le maniche sto mettendo su una bella impresa e a sorpresa ,col corso obbligatorio che ho frequentato, ho scoperto ulteriori irregolarità dell'azienda dove lavoravo! ma fatta la legge trovato l'inganno.
questa è l'italia, non mi stupisce più niente. L'unica cosa che mi viene da consigliare è seguire sempre i propri desideri, non perder mai la speranza di realizzare tutto quello che si ha in mente perchè solo chi è veramente determinato ce la fa ..va bene, non lo nego..ci vuole anche con un pizzico di fortuna.....

ele ha detto...

studentessa 24enne, sto terminando la specialistica in economia e intanto lavoro. ma non un lavoro che centra qualcosa con quello che studio. faccio la cassiera in una grande catena di supermercati del nord italia, ma non me la passo male 800 euro al mese x un part time di 24 ore, contratto apprendistato 4 anni che al 99% diventa indeterminato. sto cercando di ingraziarmi i miei superiori, sanno che studio e cosa studio e una possibilita di carriera negli uffici mi è stata ventilata piu volte, ma si sa che tra il dire e il fare c'è di mezzo un oceano!!però mi trovo discretamente bene,mi danno i permessi studio senza troppe lamentele e mi fanno quasi turni ad hoc (cosa poco ben vista dalle mie colleghe,ma come si dice, morte tua vita mia...).
cosa ne sara del mio futuro non lo so, ma di certo una volta presa la laurea specialistica ci pensero su 2 volte prima di abbandonare un lavoro certo anche se non è quello x cui sto studiando.
per chi parlava di operai.è vero avete ragione. il mio fidanzato, 29 anni, diplomato fa un lavoro manuale. lavora per un artigiano. loro la crisi non l'hanno sentita(grazie a dio),anzi hanno avuto un surplus di richieste, e spesso lavora 10/12 ore al giorno sabato compreso.ma lui ama il suo lavoro o non lo farebbe. e c'è da dire che il suo capo lo apprezza tanto da affidargli incarichi e viaggi in sud america per installare macchine costruite dal mio fidaznato stesso. la paga è alta, molto piu di quanto io stessa credo che mai arrivero a prendere pur con laurea triennale e specialistica. lui si è potuto permettere un mutuo individuale di piu di mille euro per una villa. io mi sa che faro la cassiera a vita!
c'est la vie...purtroppo

Sciroccata ha detto...

Mi risulta che Paola sia stata freelance per anni al Corriere della sera, e non precaria. perchè se ora definiamo precari tutti coloro che non hanno un contratto a tempo indeterminato, non ne usciamo piu.
Per cui la mia domanda è: perchè accettare di passare da una condizione di freelance, che cmq ti da la possibilità di fare piu lavori per piu clienti a quella di precario con orari da dipendenti?
Non sarà che a volte l'ossessione di lavorare per QUEL datore di lavoro ci distolga dall'obiettivo?
detto ciò, ovviamente il precariato è una piaga della nostra generazione, ma non credo sia Paola e la sua protesta a rappresentarla.

Barbara ha detto...

precaria anche io, dopo 8 anni di co.co.pro (40 ore settimanali, feste , notti non pagate ec) poi il licenziamento...nel frattempo resto incinta, che bello, mio figlio ora ha 3 anni e mezzo, io ho ripreso a lavorare e ho 2 lavori: uno scadrà il 31/12, l'altro a maggio 2011, poi ok si prospettano nuovi progetti, ma sempre con contratti a progetto appunto. mio marito idem, non possiamo chiedere un mutuo e "buttiamo" soldi in un affitto pur vivendo in un posto dove le case hanno ancora dei prezzi abbordabili, ma non senza un mutuo...e comunque oggi mi sento "fortunata ad avere un lavoro, perchè sono rimasta 5 anni disoccupata e non è un bel vivere...basta, ho voglia di gridare!

closethedoor ha detto...

Quando si dice che l'Italia non è una democrazia ma una "gerontocrazia" significa questo. I vecchi stanno sottraendo il futuro dei giovani.

Il discorso potrebbe essere ampliato, pensa appunto alla legislazione sulle coppie di fatto, alle mamme con figli a carico. Che si arrangino. Che vivano la loro vita fatta di paletti, privazioni e imposizioni imposte dalla maggioranza virtuosa.

Fatta di 60enni eterosessuali in pensione.

Il nostro paese ha smarrito il senso dell'empatia e della solidarietà.

Anonimo ha detto...

perchè "sicuramente discutibile"?
lo sciopero della fame è una forma non violenta per manifestare pacificamente.
oh, l'ha inventata gandhi, mica pannella!

kiki

p.s.
un assegno senza apostrofo

MarinaM ha detto...

@ Sciroccata, scusa se mi permetto, ma faccio anche io la giornalista, in un quotidiano (che si chiama Corriere ma non della sera) meno importante ma i meccanismi sono identici.
Si noi ci chiamano free lance ma ci sentiamo precari a tutti gli effetti e scusa se vogliamo essere tutelati.
Siamo precari perché lavorare in un quotidiano significa che è quasi impossibile fare altro perché il quotidiano, come dice la parola, esce tutti i giorni e i ritmi sono infernali se devi trovare notizie fresche e scriverti una pagina o più. Se tutto va liscio poi perché c'è sempre la cronaca in agguato e quindi la pagina e la caccia alle notizie può cambiare anche nel giro di cinque minuti.
Paola rappresenta in precari, eccome, rappresenta quelli che non riescono ad arrivare a fine mese, rappresenta quelli che non hanno diritti, perché lei è una collaboratrice a pezzo e se ti dico quanto vengono pagati i pezzi ti viene da ridere (non guardare il tabellario dell'Ordine, quello è una presa per i fondelli), rappresenta quelli che non hanno assicurazione, malattia, rimborsi spese. Io lavoro anche quando sono malata perché stare anche un solo giorno senza scrivere vuol dire guadagnare meno. Che dici siamo o noi precari? Anche se qualche volta ci chiamano free lance perché fa più fico. Per me il precario è quello che non riceve per il suo lavoro un compenso degno di questo nome. Punto. Ma se ci stiamo a fare la guerra allora si che siamo freschi. Ad ogni modo se vai sul mio sito, a destra c'è un piccolo articolo sulla vicenda e spiego anche i meccanismi del settore. Se ti interessa.
ciao
Marina

mammazzoetorno ha detto...

Ho le lacrime agli occhi... un anno ho avuto otto cud...

Anonimo ha detto...

http://cococoblog.splinder.com/

Wonderland ha detto...

Vi ringrazio per queste testimonianze.
Io sto passando faticosamente da precaria a freelance (freelance che lavora, s'intende) e non è facile. Mi sono espressa tante volte sulle difficoltà del lavoro da casa e su quanto vorrei poter almeno tentare di avere nuovamente un ufficio, ma le proposte sono sempre e solo quelle: ridicole, malpagate, precarie.
E allora....

Cristina ha detto...

36 anni, mamma di una bambina di sette.Per dieci anni ho lavorato prima con i co.co.co. e poi con i co.co.pro. Poi un giorno, qualche settimana fa, non sono "servita" più e..fine. Riconsegnate le chiavi dell'ufficio "grazie e arrivederci". Era un lavoro che avevo sognato, era quello che volevo fare. Ogni giorno aprivo quella porta, pensando che prima o poi sarebbe diventato un po' più stabile. Ci credevo davvero. Avevo studiato, avevo dato il meglio. Ero andata a lavorare fino a dieci giorni prima del parto e sono tornata tre mesi dopo. Con le stesse speranze, con gli stessi sogni. Ora non c'è più. Se chiamate là, vi diranno che non sanno dove sono. Non hanno nemmeno il coraggio di dire un semplice "non lavora più con noi". E' triste..Molto triste. Specie se guardo indietro e penso che sono rimasta incinta e l'ho vissuta con paure simili alle tue, Wonder, e che poi ho rischiato la depressione, perchè assieme ai fiori e alle congratulazioni mi avevano fatto capire già allora che la mia "carriera" era finita.Ma io non avevo voluto capire e ho continuato. Ora quella porta si è chiusa definitivamente, ma spero se ne aprano altre. Ho fiducia. Deve essere così.Guardo mia figlia crescere e spero che tutto cambi e che nel domani i sogni non siano costretti a rimanere solo sogni, o peggio che non si riesca nemmeno più a sognare. Sogno un'Italia in cui il merito sia riconosciuto, in cui la maternità sia tutelata con i fatti e non con le parole, in cui non ci siano stipendi bassissimi o altissimi, ma equi..Non sogno un mondo perfetto, sogno un mondo come dovrebbe essere.

zauberei ha detto...

Wonder - d'accordo su tutta la linea.

Anonimo ha detto...

Wonder ciao, ti leggo talvolta perché sono mamma anche io, e nell'elenco dei miei website preferiti c'è anche il tuo. Scusami, faccio la voce fuori dal coro. Hai 29 anni, non 45... 28 anni Wonder, sei brava, conosci il tuo ambiente. Ma sei GIOVANE, professionalmente, intendo. Non ti è mai venuto in mente che forse, c'è qualcuno più bravo di te? Proposte ridicole: ok, perché, ce lo spieghi? Malpagate e precarie: puo' darsi. Per la cronaca, io ci ho messo ben 10 anni a fare quello che volevo e sono ancora "malpagata". Perché? Ok, c'è crisi, va bene. Ci sono i raccomandati? Puo' essere. Ma la verità è spesso una sola.
La verità è che c'è ancora qualcuno (molti, ovviamente, non solo uno ;) ) piu' bravo di me nel mio mestiere.

Che cosa sogni? Fammi capire. Perché a 28 anni non puoi mica pensare di avere il corner office col pc ultimo modello, la scrivania carina e la serata al pub tipo AllyMcBeal eh... se ti va di fondo, o stai nel magazzino delle scope con l'ultimo pc disponibile scartato dalle 3 ragazze precedenti, o ti parcheggiano nell'open space, tra la palma finta e la toilette dei maschi, e per avere un apparecchio telefonico che funzioni ci metti tre settimane.
E se sei nella media, succede pure che o il tuo capo o uno dei tuoi collaboratori si vanti di fronte a tutti di aver seguito un progetto che invece avevi gestito tu.
Ma questa Wonder non è ingiustizia. E' la gavetta che devi fare. E' quella che hanno fatto i nostri genitori, è quella che fanno tutti. Serve a crescere, a migliorarsi, a divenire consapevoli dei propri limiti.

Attenzione a non confondere la precarietà disumana con la gavetta professionale. Cos'è che ti figuri Wonder? Come ti vedi, tu, integrata nel mondo del lavoro?

Io ho avuto esperienze internazionali. E ti assicuro, come qualcuno scrive sopra, che non è tutto oro quel che riluce. Anzi.

E con questo non dico che occorra "rassegnarsi". Solo, essere ben consci delle proprie capacità e delle proprie aspirazioni, ma anche dei propri limiti e delle proprie eventuali lacune professionali.

Con affetto
Katia

Cuordicarciofo ha detto...

Leggo solo ora, ma devo inserirmi anch'io perchè precaria lo sono da 10 anni. Settore pubblicità, contratti da 3 mesi a 1 anno. Ora in anticamera di licenziamento... Ho dovuto tenere a casa il mio bimbo dal nido per una brutta influenza e dovrei lavorare a casa... quindi A CASA e basta...

Romy ha detto...

Ciao Wonder, io non sono Paola, o meglio non sono precaria, sono una libera professionista, faccio l'avvocato. E lo faccio perchè non ho mai aspettato che qualcuno investisse su di me, ma l'ho fatto io da sola. Faccio l'avvocato in un mondo maschilista, dove se ti sposi o (ahimè) decidi di avere figli sei tagliata fuori, dove non esiste part-time, non esistono garanzie, ferie, permessi, maternità e nemmeno quelle 800 euro al mese..poche ma pur sempre "fisse"...nè tantomeno esistono sussidi statali. Se guadagni bene..altrimenti arrangiati!Ah dimenticavo..io la pensione me la pago da sola versando E. 2.000,00 all'anno di contributi alla Cassa Forense...e anche qui se non hai i soldi per la rata peggio per te...ti pignorano anche la sedia girevole dell'Ikea del tuo studio.
Lavoro circa 12 ore al giorno, combattendo con cancellieri, giudici e varia altra umanità, dovendomi sciroppare e risolvere gli infiniti problemi della gente, la quale, molto spesso, ti ripaga con un gratificante "Grazie avvocà..sei in gamba!".
Come vedi non solo i precari se la passano male...forse c'è chi sta peggio!!!
Il vero problema è che in Italia non esiste più la cultura del lavoro, la nostra massima aspettativa è un posto statale, soldi subito responsabilità zero!!Non sappiamo costruire, non cresciamo, siamo troppo impegnati a coltivare il nostro orticello per guadare oltre il muro di cinta.
Per questo ti dico che non ci sono solo i precari (e ti giuro che il primo che sento parlare di stabilizzazione dei precari nelle pubbliche amministrazioni lo prendo a testate...ma lo sapete quanto ci costa???), ci siamo anche noi...liberi professionisti che rosicchiamo ogni giorni un pezzetto di vita.
Romina

Maddalena ha detto...

io la penso un po' come Katia qui sopra, Wonder. Questo al di là dello sgomento e del cordoglio che la vicenda di Paola mi ha provocato, e al di là del fatto che quello che dici tu è sacrosanto e giustissimo. Ma vorrei esporre un mio punto di vista, che non vuole suonare irrispettoso verso le esperienze di nessuno: so bene cosa significhi essere precari in Italia, e ho letto ogni vostra storia con dispiacere e delusione.

La tua amica che a Londra ha trovato subito un buon lavoro da 1400 sterline dopo la laurea deve essere molto brava ma anche molto fortunata, dato che qui i casi come il suo sono davvero rari. Parlavo ieri con una ragazza inglese che lavora con me al museo e mi ha detto con testuali parole che a Londra è molto difficile trovare subito un lavoro pagato dopo essersi laureati, l'iter è fare 3 o 4 internship in posti diversi per costruirsi il CV e poi si approda, nella maggior parte dei casi, a un lavoro pagato più o meno inerente. Per loro questa è la normale gavetta e nessuno si sogna di lamentarsi: vuoi lavorare nella produzione? è logico che per i primi due mesi devi fare il tè per tutti ed essere il galoppino di turno, nessuno pretende di arrivare fresco di laurea e di trovare la scrivania già pronta col suo nome, e se ti presenti con questa attitudine ti fanno subito ciao ciao con la manina. Come si mantengono nel frattempo? Fanno i camerieri nei pub, le commesse nei negozi part-time, e nessuno lo giudica svilente, appunto perché è temporaneo.
Io, come ti dicevo, da quando sono arrivata qui due mesi e mezzo fa ho fatto solo internship con rimborso spese (molto più cospicuo che in Italia, ma sempre di rimborso si tratta, e Londra è carissima) e mi ritengo fortunatissima ad averli trovati in così poco tempo perché si tratta di lavori che amo e per cui ho studiato, e posso farli in enti di grande prestigio e importanza, e in Italia questo non era mai e dico MAI stato possibile, neanche sotto forma di stage. Rassegnazione italiana, gioconda scritto in fronte? Non penso, solo realismo. Ho ventisette anni appena compiuti, ho un buon curriculum ma non da professionista, parlo un inglese molto molto buono ma è imparagonabile a quello di un madrelingua, e in più devo competere con ragazzi che si sono laureati a ventitrè anni perchè qui il sistema universitario è estremamente più snello e rapido. Certo, l'obiettivo è quello di approdare finalmente a un lavoro vero, ma per ora mi sento già fortunata ad aver trovato queste opportunità (ho amici qui che hanno dovuto aspettare sei mesi o un anno per trovare anche solo un internship perché in periodo di crisi preferivano darli agli inglesi...) perché ho potuto fare cose e sperimentare situazioni che in Italia mi sarei solo sognata. Poi certo, qui l'ambiente di lavoro è molto più vivibile, ti senti molto più considerato anche se sei solo un intern, c'è un estremo rispetto per il lavoro di ognuno e per le sue esigenze e questo in Italia davvero manca. Ma ripeto, purtroppo come dice Katia qui non è tutto oro quel che luccica - sapevi per esempio che le donne inglesi non hanno maternità, o meglio, solo tre mesi in tutto?

Insomma, l'Italia fa davvero piangere, io ero depressa, demotivata, delusa e per questo sono scappata. Qui a Londra ho ritrovato energia, voglia di fare, entusiasmo e opportunità: ma ripeto, la strada per il contratto a tempo indeterminato è ancora tutta in salita. Lo stesso è per Susanna, per tutte: purtroppo anche l'estero ha le sue belle magagne :)

(ma ora dimmi: Viola è stata contenta? :D)

Maddalena ha detto...

io la penso un po' come Katia qui sopra, Wonder. Questo al di là dello sgomento e del cordoglio che la vicenda di Paola mi ha provocato, e al di là del fatto che quello che dici tu è sacrosanto e giustissimo. Ma vorrei esporre un mio punto di vista, che non vuole suonare irrispettoso verso le esperienze di nessuno: so bene cosa significhi essere precari in Italia, e ho letto ogni vostra storia con dispiacere e delusione.

La tua amica che a Londra ha trovato subito un buon lavoro da 1400 sterline dopo la laurea deve essere molto brava ma anche molto fortunata, dato che qui i casi come il suo sono davvero rari. Parlavo ieri con una ragazza inglese che lavora con me al museo e mi ha detto con testuali parole che a Londra è molto difficile trovare subito un lavoro pagato dopo essersi laureati, l'iter è fare 3 o 4 internship in posti diversi per costruirsi il CV e poi si approda, nella maggior parte dei casi, a un lavoro pagato più o meno inerente. Per loro questa è la normale gavetta e nessuno si sogna di lamentarsi: vuoi lavorare nella produzione? è logico che per i primi due mesi devi fare il tè per tutti ed essere il galoppino di turno, nessuno pretende di arrivare fresco di laurea e di trovare la scrivania già pronta col suo nome, e se ti presenti con questa attitudine ti fanno subito ciao ciao con la manina. Come si mantengono nel frattempo? Fanno i camerieri nei pub, le commesse nei negozi part-time, e nessuno lo giudica svilente, appunto perché è temporaneo.
Io, come ti dicevo, da quando sono arrivata qui due mesi e mezzo fa ho fatto solo internship con rimborso spese (molto più cospicuo che in Italia, ma sempre di rimborso si tratta, e Londra è carissima) e mi ritengo fortunatissima ad averli trovati in così poco tempo perché si tratta di lavori che amo e per cui ho studiato, e posso farli in enti di grande prestigio e importanza, e in Italia questo non era mai e dico MAI stato possibile, neanche sotto forma di stage. Rassegnazione italiana, gioconda scritto in fronte? Non penso, solo realismo. Ho ventisette anni appena compiuti, ho un buon curriculum ma non da professionista, parlo un inglese molto molto buono ma è imparagonabile a quello di un madrelingua, e in più devo competere con ragazzi che si sono laureati a ventitrè anni perchè qui il sistema universitario è estremamente più snello e rapido. Certo, l'obiettivo è quello di approdare finalmente a un lavoro vero, ma per ora mi sento già fortunata ad aver trovato queste opportunità (ho amici qui che hanno dovuto aspettare sei mesi o un anno per trovare anche solo un internship perché in periodo di crisi preferivano darli agli inglesi...) perché ho potuto fare cose e sperimentare situazioni che in Italia mi sarei solo sognata. Poi certo, qui l'ambiente di lavoro è molto più vivibile, ti senti molto più considerato anche se sei solo un intern, c'è un estremo rispetto per il lavoro di ognuno e per le sue esigenze e questo in Italia davvero manca. Ma ripeto, purtroppo come dice Katia qui non è tutto oro quel che luccica - sapevi per esempio che le donne inglesi non hanno maternità, o meglio, solo tre mesi in tutto?

Insomma, l'Italia fa davvero piangere, io ero depressa, demotivata, delusa e per questo sono scappata. Qui a Londra ho ritrovato energia, voglia di fare, entusiasmo e opportunità: ma ripeto, la strada per il contratto a tempo indeterminato è ancora tutta in salita. Lo stesso è stato per Susanna all'inizio, per tutte: purtroppo anche l'estero ha le sue belle magagne :)

(ma ora dimmi: Viola è stata contenta? :D)

Maddalena ha detto...

io la penso un po' come Katia qui sopra, Wonder. Questo al di là dello sgomento e del cordoglio che la vicenda di Paola mi ha provocato, e al di là del fatto che quello che dici tu è sacrosanto e giustissimo. Ma vorrei esporre un mio punto di vista, che non vuole suonare irrispettoso verso le esperienze di nessuno: so bene cosa significhi essere precari in Italia, e ho letto ogni vostra storia con dispiacere e delusione.

La tua amica che a Londra ha trovato subito un buon lavoro da 1400 sterline dopo la laurea deve essere molto brava ma anche molto fortunata, dato che qui i casi come il suo sono davvero rari. Parlavo ieri con una ragazza inglese che lavora con me al museo e mi ha detto con testuali parole che a Londra è molto difficile trovare subito un lavoro pagato dopo essersi laureati, l'iter è fare 3 o 4 internship in posti diversi per costruirsi il CV e poi si approda, nella maggior parte dei casi, a un lavoro pagato più o meno inerente. Per loro questa è la normale gavetta e nessuno si sogna di lamentarsi: vuoi lavorare nella produzione? è logico che per i primi due mesi devi fare il tè per tutti ed essere il galoppino di turno, nessuno pretende di arrivare fresco di laurea e di trovare la scrivania già pronta col suo nome, e se ti presenti con questa attitudine ti fanno subito ciao ciao con la manina. Come si mantengono nel frattempo? Fanno i camerieri nei pub, le commesse nei negozi part-time, e nessuno lo giudica svilente, appunto perché è temporaneo.
Io, come ti dicevo, da quando sono arrivata qui due mesi e mezzo fa ho fatto solo internship con rimborso spese (molto più cospicuo che in Italia, ma sempre di rimborso si tratta, e Londra è carissima) e mi ritengo fortunatissima ad averli trovati in così poco tempo perché si tratta di lavori che amo e per cui ho studiato, e posso farli in enti di grande prestigio e importanza, e in Italia questo non era mai e dico MAI stato possibile, neanche sotto forma di stage. Rassegnazione italiana, gioconda scritto in fronte? Non penso, solo realismo. Ho ventisette anni appena compiuti, ho un buon curriculum ma non da professionista, parlo un inglese molto molto buono ma è imparagonabile a quello di un madrelingua, e in più devo competere con ragazzi che si sono laureati a ventitrè anni perchè qui il sistema universitario è estremamente più snello e rapido. Certo, l'obiettivo è quello di approdare finalmente a un lavoro vero, ma per ora mi sento già fortunata ad aver trovato queste opportunità (ho amici qui che hanno dovuto aspettare sei mesi o un anno per trovare anche solo un internship perché in periodo di crisi preferivano darli agli inglesi...) perché ho potuto fare cose e sperimentare situazioni che in Italia mi sarei solo sognata. Poi certo, qui l'ambiente di lavoro è molto più vivibile, ti senti molto più considerato anche se sei solo un intern, c'è un estremo rispetto per il lavoro di ognuno e per le sue esigenze e questo in Italia davvero manca. Ma ripeto, purtroppo come dice Katia qui non è tutto oro quel che luccica - sapevi per esempio che le donne inglesi non hanno maternità, o meglio, solo tre mesi in tutto?

Insomma, l'Italia fa davvero piangere, io ero depressa, demotivata, delusa e per questo sono scappata. Qui a Londra ho ritrovato energia, voglia di fare, entusiasmo e opportunità: ma ripeto, la strada per il contratto a tempo indeterminato è ancora tutta in salita. Lo stesso è per Susanna, per tutte: purtroppo anche l'estero ha le sue belle magagne :)

(ma ora dimmi: Viola è stata contenta? :D)

ups, forse ho postato il commento tre volte perchè mi dava sempre errore: cancella tu gli altri :)

Lilly ha detto...

io l'anno scorso, durante il peggiore periodo di crisi inglese, non ho avuto migliore fortuna in questa terra però lavorando come barista guadagnavo più del doppio di uno stipendio in italia con la stessa mansione...sono laureata col massimo dei voti e ho quasi 30 anni e un mese fa mi hanno proposto uno stage come animatrice in un villaggio...forse a 18 anni sì, lo potevo fare e l'ho fatto quel tipo di lavoro, ma non mi si stupiscano i datori di lavoro della generazione che non ha sofferto tutto quello che noi stiamo patendo per la ricerca di un posto di lavoro..se dico "no,grazie"

Anonimo ha detto...

i precari purtroppo ci sono sempre stati. C'erano anche e ancor di più al tempo sei nostri nonni. Smettetela di lamentarvi e tiratevi su le maniche come hanno fatto e come faranno sempre tutti.

Angela ha detto...

precaria anch'io.
37 anni e senza stipendio da luglio 2009 ma guai a mollare l'osso perchè, come dici giustamente, se solo solo ti scansi un po' ce ne sono 50 dietro che dicono si e che prendono il tuo posto. Se consideriamo che con questa stramaledetta crisi i fondi destinati al mondo della ricerca, se possibile sono ancora meno di quelli (miserevoli) destinati a tutti gli altri settori, il quadro oltre ad essere terrificante è anche senza speranza.
Angela (mamma di Giorgia)

CosmicMummy ha detto...

non solo il caso di Paola non ha stupito nessuno, ma tanti - precari anche loro - hanno commentato con frasi del tipo "ma che pretende, ma che vuol dire sta storia, ma cosa crede di dimostrare, ci siamo passati tutti, c'è chi sta peggio, ecc.". ormai è talmente una guerra fra poveri che si fa a gara a chi sta peggio e si lamenta meno. all'università ti fanno lavorare gratis come se ti stessero facendo un favore perchè 'ti facciamo fare esperienza', o ti fanno lavorare in un laboratorio con una misera borsa di studio dove ti occupi oltre che della tua ricerca, anche di risolverti piccoli problemi tecnici che non sarebbero di tua competenza, o addirittura compri un pc di tasca tua perchè quello del laboratorio è vecchio e insufficiente per il tipo di lavoro che devi fare, fino a chiederti di pagarti da solo le conferenze. tutto questo perchè 'devi fare esperienza e noi ti stiamo dando l'opportunità'.
per rispondere a Katia, io non penso che si tratti di pensare che non ci sia nessuno migliore di noi, o che meritiamo chissà che cosa. io penso che ci sono dei diritti dei lavoratori che dovrebbero essere la regola e invece qui sono diventati dei privilegi. in altri paesi europei far lavorare qualcuno gratis è reato, qui invece c'è addirittura un decreto che regola i contratti di tirocinio che dice che il datore di lavoro può decidere se pagarti o meno lo stipendio, se versarti o meno contributi. e ti assicuro che contratti di tirocinio vengono stipulati anche con persone che hanno titoli di studio elevati e qualifiche professionali. io ho passato parecchi anni da precaria e ho visto con i miei occhi quanti diritti mi sono stati calpestati, ho riassunto la mia storia qui: http://cosmicmummy.blogspot.com/2010/07/il-curriculum-dei-diritti-mancati.html
la cosa che mi ha sempre fatto rabbia è che mie amiche non laureate che non avendo studiato erano entrate nel mondo del lavoro prima di me, avevano contratti a tempo indeterminato e hanno avuto maternità anticipate, maternità pagata al 100% senza nessun ritardo, congedi parentali e tutto ciò che *giustamente* era loro diritto avere. sulla base di quale principio a me tutto questo non spettava?

CosmicMummy ha detto...

non solo il caso di Paola non ha stupito nessuno, ma tanti - precari anche loro - hanno commentato con frasi del tipo "ma che pretende, ma che vuol dire sta storia, ma cosa crede di dimostrare, ci siamo passati tutti, c'è chi sta peggio, ecc.". ormai è talmente una guerra fra poveri che si fa a gara a chi sta peggio e si lamenta meno. all'università ti fanno lavorare gratis come se ti stessero facendo un favore perchè 'ti facciamo fare esperienza', o ti fanno lavorare in un laboratorio con una misera borsa di studio dove ti occupi oltre che della tua ricerca, anche di risolverti piccoli problemi tecnici che non sarebbero di tua competenza, o addirittura compri un pc di tasca tua perchè quello del laboratorio è vecchio e insufficiente per il tipo di lavoro che devi fare, fino a chiederti di pagarti da solo le conferenze. tutto questo perchè 'devi fare esperienza e noi ti stiamo dando l'opportunità'.
per rispondere a Katia, io non penso che si tratti di pensare che non ci sia nessuno migliore di noi, o che meritiamo chissà che cosa. io penso che ci sono dei diritti dei lavoratori che dovrebbero essere la regola e invece qui sono diventati dei privilegi. in altri paesi europei far lavorare qualcuno gratis è reato, qui invece c'è addirittura un decreto che regola i contratti di tirocinio che dice che il datore di lavoro può decidere se pagarti o meno lo stipendio, se versarti o meno contributi. e ti assicuro che contratti di tirocinio vengono stipulati anche con persone che hanno titoli di studio elevati e qualifiche professionali. io ho passato parecchi anni da precaria e ho visto con i miei occhi quanti diritti mi sono stati calpestati, ho riassunto la mia storia qui: http://cosmicmummy.blogspot.com/2010/07/il-curriculum-dei-diritti-mancati.html
la cosa che mi ha sempre fatto rabbia è che mie amiche non laureate che non avendo studiato erano entrate nel mondo del lavoro prima di me, avevano contratti a tempo indeterminato e hanno avuto maternità anticipate, maternità pagata al 100% senza nessun ritardo, congedi parentali e tutto ciò che *giustamente* era loro diritto avere. sulla base di quale principio a me tutto questo non spettava?

CosmicMummy ha detto...

non solo il caso di Paola non ha stupito nessuno, ma tanti - precari anche loro - hanno commentato con frasi del tipo "ma che pretende, ma che vuol dire sta storia, ma cosa crede di dimostrare, ci siamo passati tutti, c'è chi sta peggio, ecc.". ormai è talmente una guerra fra poveri che si fa a gara a chi sta peggio e si lamenta meno. all'università ti fanno lavorare gratis come se ti stessero facendo un favore perchè 'ti facciamo fare esperienza', o ti fanno lavorare in un laboratorio con una misera borsa di studio dove ti occupi oltre che della tua ricerca, anche di risolverti piccoli problemi tecnici che non sarebbero di tua competenza, o addirittura compri un pc di tasca tua perchè quello del laboratorio è vecchio e insufficiente per il tipo di lavoro che devi fare, fino a chiederti di pagarti da solo le conferenze. tutto questo perchè 'devi fare esperienza e noi ti stiamo dando l'opportunità'.
per rispondere a Katia, io non penso che si tratti di pensare che non ci sia nessuno migliore di noi, o che meritiamo chissà che cosa. io penso che ci sono dei diritti dei lavoratori che dovrebbero essere la regola e invece qui sono diventati dei privilegi. in altri paesi europei far lavorare qualcuno gratis è reato, qui invece c'è addirittura un decreto che regola i contratti di tirocinio che dice che il datore di lavoro può decidere se pagarti o meno lo stipendio, se versarti o meno contributi. e ti assicuro che contratti di tirocinio vengono stipulati anche con persone che hanno titoli di studio elevati e qualifiche professionali. io ho passato parecchi anni da precaria e ho visto con i miei occhi quanti diritti mi sono stati calpestati, ho riassunto la mia storia qui: http://cosmicmummy.blogspot.com/2010/07/il-curriculum-dei-diritti-mancati.html
la cosa che mi ha sempre fatto rabbia è che mie amiche non laureate che non avendo studiato erano entrate nel mondo del lavoro prima di me, avevano contratti a tempo indeterminato e hanno avuto maternità anticipate, maternità pagata al 100% senza nessun ritardo, congedi parentali e tutto ciò che *giustamente* era loro diritto avere. sulla base di quale principio a me tutto questo non spettava?

Wonderland ha detto...

@Maddalena Porpi è stata contentiiiiissima, anche se ci stiamo dosando i presents perché tutti insieme era veramente troppo :DDDD Seguiranno foto ^^ Per quanto riguarda quello che dici, non intendevo sminuire chi all'estero si fa il mazzo, ma ho respirato un'aria di meritocrazia - a Londra come a Parigi, esempi che ho fatto - che in Italia è impensabile. A parità di "mazzo" - internship gratuiti, lavori come cameriera ecc. - ci sono molte più probabilità di riuscita all'estero che qui. Come dicevate anche voi, è più facile quando burocrazia e raccomandazioni non si mettono di mezzo, o comunque ci sono nettamente meno rispetto a qui. Purtroppo è un discorso che torno sempre a fare quando mi confronto con amiche all'estero. Non dico che sia "più facile" e che a Londra ti regalano i lavori perché sei giovane e carina, anzi. Però sono sicura che la mia amica che sta in Uk se fosse rimasta qui, a parità di bravura, a quest'ora certamente non avrebbe 1400 euro al mese e un contratto a tempo indeterminato (sì, conosco le magagne che ci sono in Uk su questi tipi di contratto ma comunque avere delle tutele legali, sanitarie, pensionistiche e professionali è comunque sempre meglio di qualsiasi co.co.co). Tutto qui.

@Katia
Intanto io penso che la frase "Perché a 28 anni non puoi mica pensare di avere il corner office col pc ultimo modello, la scrivania carina e la serata al pub tipo AllyMcBeal eh.." sia l'emblema della rassegnazione di cui parlavo. La FELICITA' e la GRATITUDINE per un posto di merda, sapendo che quanto sopra non può essere alla tua portata, e visto che non chiedi un posto da CEO in un attico vista NYcity, mi domando perché. Ognuno deve perseguire i propri sogni, il posto giusto per sè e un bell'ambiente lavorativo. Lo trovo un sacrosanto diritto.
Ma poi scusa, la domanda è: se io NON SONO BRAVA, NON HO DIRITTO alle tutele di un contratto come si deve?
Ma che discorso è? Qui si parla di precariato e di contratti-sòla, non di begli uffici, di mondi patinati e di aperitivi alla moda. Qui si parla del minimo sindacale per svolgere il proprio lavoro con soddisfazione e tutele, per avere il riconoscimento di ciò che si fa. E questo deve essere valido senza distinzione di eccellenza, per il più umile degli spazzini come il più geniale dei ricercatori.

CosmicMummy ha detto...

non solo il caso di Paola non ha stupito nessuno, ma tanti - precari anche loro - hanno commentato con frasi del tipo "ma che pretende, ma che vuol dire sta storia, ma cosa crede di dimostrare, ci siamo passati tutti, c'è chi sta peggio, ecc.". ormai è talmente una guerra fra poveri che si fa a gara a chi sta peggio e si lamenta meno. all'università ti fanno lavorare gratis come se ti stessero facendo un favore perchè 'ti facciamo fare esperienza', o ti fanno lavorare in un laboratorio con una misera borsa di studio dove ti occupi oltre che della tua ricerca, anche di risolverti piccoli problemi tecnici che non sarebbero di tua competenza, o addirittura compri un pc di tasca tua perchè quello del laboratorio è vecchio e insufficiente per il tipo di lavoro che devi fare, fino a chiederti di pagarti da solo le conferenze. tutto questo perchè 'devi fare esperienza e noi ti stiamo dando l'opportunità'.
per rispondere a Katia, io non penso che si tratti di pensare che non ci sia nessuno migliore di noi, o che meritiamo chissà che cosa. io penso che ci sono dei diritti dei lavoratori che dovrebbero essere la regola e invece qui sono diventati dei privilegi. in altri paesi europei far lavorare qualcuno gratis è reato, qui invece c'è addirittura un decreto che regola i contratti di tirocinio che dice che il datore di lavoro può decidere se pagarti o meno lo stipendio, se versarti o meno contributi. e ti assicuro che contratti di tirocinio vengono stipulati anche con persone che hanno titoli di studio elevati e qualifiche professionali. io ho passato parecchi anni da precaria e ho visto con i miei occhi quanti diritti mi sono stati calpestati, ho riassunto la mia storia qui: http://cosmicmummy.blogspot.com/2010/07/il-curriculum-dei-diritti-mancati.html
la cosa che mi ha sempre fatto rabbia è che mie amiche non laureate che non avendo studiato erano entrate nel mondo del lavoro prima di me, avevano contratti a tempo indeterminato e hanno avuto maternità anticipate, maternità pagata al 100% senza nessun ritardo, congedi parentali e tutto ciò che *giustamente* era loro diritto avere. sulla base di quale principio a me tutto questo non spettava?

Anonimo ha detto...

la penso proprio come romina... Libera professionista pure io. Noi non abbiamo manco 20 euro di stipendio fisso al mese. noi i soldi ce li dobbiamo davvero guadagnare. basta con le lamentele! a lavorare!!!!

mamma&nuvole ha detto...

35 anni compiuti, non 25, laurea, 110 con lode, master specializzazione, gavetta, volontariato, borse di studio, altro volontariato altre borse (portamonete a dire il vero) un contratto LIBERO(come no!)Professionale offerto come se fosse un pacco di natale perchè "ma proprio perchè hai fatto la brava": pochi euro, su fattura-obbligo di aprire partita iva-, nessun rimborso, no ferie, non mensa, no permessi no niente solo un tot l'ora. A cottimo, come una volta.
35anni e una gravidanza (ora un bimbo per fortuna) presa malissimo "e adesso noi come facciamo??!" dopo 9 anni che mi facevo sfruttare.
Lavoro fino all'ottavo mese: dalle 8 alle 18 e 14 chili di pancia in giro per i vari reparti, poi distacco di placenta e cesareo d'urgenza. la ginecola ipotizza sia stato per lo stess...
Torno al lavoro dicono che dopo 5 mesi di assenza devo far vedere un po' di buona volontà, però il contratto L.P. me lo rinnovano solo per 2 mesi.
Faccio un lavoro di responsabilità, nell'ospedale della ia città.
E spero - lo ammetto- che non mi rinnovino, spero di poterli mandare a quel paese, perchè non so come, davvero non so come, tutta la passione che avevo per il mio lavoro se la sono masticata e sputata e io non ne ho più da nessuna parte e spero che non mi rinnovano così questo senso di fallimento non dovrò più leggerlo nello specchio ogni mattina e nello sguardo dei miei genitori che hanno fatto tanti sacrifici oper farmi studiare e che ho potuto ricompensare solo rendendoli nonni.
Non potevo andare via, sono figlia unica di genitori anziani, con suoceri anziani.
Non si poteva andar via così siamo rimasti, a morire un po' ogni girono. Almeno creato una vita... magra consolazione se si considera che dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo...

Wonderland ha detto...

@CosmicMummy esatto: una guerra fra poveri. quei 50 in fila dopo di te, quelli che alzano il sopracciglio alle tue lamentele e richieste. con tutto il rispetto, ma se continuiamo ad accettare certe condizioni, continueranno a proporcele. in questo leggi e sindacati non fanno praticamente nulla.

Mammabradipo ha detto...

Io non comparerei il precariato di oggi alla gavetta, la gavetta c'è sempre stata ed è giusto che ci sia, ma una volta dopo la gavetta avevi la possibilità di proseguire...oggi tendi a rimanere allo stesso punto di partenza dai 25 ai 50 anni...Quando ho iniziato a lavorare (18 anni) l'apprendistato durava fino ai 24 anni...oggi fino ai 29...Possibile che dopo 10 anni mi si propongano ancora degli apprendistati??? Il problema è che le aziende se ne approfittano alla grande di questi contratti a termine: assumono un giovane per 1 anno, poi quando sarebbe ora d'inquadrarlo lo lasciano a casa e ricominciano con un altro, comodo no? e le competenze? Mio marito lavora da 10 anni, è laureato, ha esperienza nel suo campo...sta cercando di cambiare lavoro ma la risposta più frequente che si sente dire è: "ottimo curriculm, però lei ci costa troppo, ora vediamo se troviamo un bocia da sottopagare che ci costa di meno e se in caso la ricontattiamo..." secondo voi l'hanno ricontattato...ovviamente no...

CosmicMummy ha detto...

@Wonderland: sono d'accordo con la frase "E questo deve essere valido senza distinzione di eccellenza, per il più umile degli spazzini come il più geniale dei ricercatori.", in questo paese succede anche che il più geniale dei ricercatori guadagna meno e ha meno prospettive e diritti del più umile degli spazzini!
riguardo al problema della libera professione, i vostri racconti li conosco, ho care amiche avvocato che mi dicono le stesse cose e penso che abbiano ragione. ma come dicevo prima, è una guerra fra poveri. a che serve fare a gara a chi è più sfigato? qui tutti abbiamo studiato, tutti abbiamo dei titoli, delle qualifiche professionali, e ci facciamo il mazzo. il problema non è volere il posto fisso ad ogni costo, ma poter svolgere un lavoro che è adeguato rispetto alle proprie competenze e capacità, che nel momento in cui quel lavoro non c'è più se ne possa trovare un altro di pari livello senza troppe difficoltà, che trovare un lavoro dipenda esclusivamente dalle proprie capacità e dal proprio curriculum, e infine che certe tutele e certi diritti siano per tutti, non solo per pochi privilegiati. questo vale per i professionisti tanto quanto per i co co pro o per gli stagisti. conosco tante persone che lavorano all'estero, in diversi paesi europei e non solo. quello che mi raccontano - almeno nel mio campo - è che c'è molto più rispetto del lavoro e dei meriti, allo stesso tempo se non sei bravo non vai da nessuna parte. il fatto che abbiamo la natalità più bassa d'europa, siamo ultimi nelle pari opportunità e l'età media in cui i figli lasciano la casa dei genitori è invece la più alta, la dicono lunga sul nostro sistema e sulla nostra economia.

Cecilia ha detto...

Certi commenti che leggo sono allucinanti.

Siccome sono l'"amica di Londra", mi sento in dovere di dire come vanno le cose qui in UK.

Perche' mai a 28 anni uno non puo' volere la scrivania figa col pc figo e le serate fighe? Premesso che poi sono cose che non dettano quanto e' buono un lavoro, uno puo' benissimo volerle e pretenderle anche, se le merita.

Siamo alla pazzia, a 28 anni in italia uno e' giovane e quindi deve fare gavetta?? Dipende. Se e' appena uscito dall'uni, si. Ma potrebbe anche avere 10 anni di esperienza, e quindi poter essere un business director e guadagnare 60,000 l'anno, per dire. Il CEO della mia azienda ha 31 anni.

Io a 26 ho 3 lauree e 3 anni di esperienza lavorativa, quindi se non mi danno quello che merito mi incazzo e pretendo di piu', e cerco un lavoro che me lo dia.

Non sono "fortunata" come ha scritto qualcuno. Per le mie condizioni, a Londra quello che ricevo e' standard. Anzi, poco. Tant'e' che ho mollato il lavoro e preso uno che pagava di piu'. E Londra, badate bene, non e' molto piu' cara di Roma (trasporti molto di piu' affitti un 20% in piu. il resto uguale).

Sicuramente ci sono gli internships anche qui. Non lo nego. E spesso sono pagati 50£ a settimana. Pero' li fai quando sei uscito dall'uni e non hai mai fatto NIENTE (e diciamocelo, uno potrebbe benissimo cominciare a racimolare esperienza mentre studia), e, come e' successo a un mio collega, se dimostri sei assunto. In questo caso, per dire, dopo 2 mesi. E non ha fatto il the per due mesi, ma ci ha aiutato e ha imparato vedendo come facevamo le cose.

Il mio ragazzo non aveva esperienza lavorativa. Ha trovato comunque lavoro a tempo indeterminato senza fare internships, cercando bene.

Poi siamo chiari: se sei fesso, se ne approfittano anche in UK. Devi lottare per emergere, farti valere, dimostrare che meriti l'assunzione. Se stai li a fare il the e basta grazie al cavolo che ti passi 3/4 interships.

Smettiamola di accontentarci di come vanno le cose in italia. Ci danno spazzatura, e dobbiamo pure ringraziare ed essere contenti???

Non sono una che dice "allora trasferitevi". perche' mi rendo conto che non e' la scelta per tutti e comunque e' un cambiamento di vita difficile.

Pero' smettiamola di essere piu'realisti del re. siamo nella cacca in Italia e ci prendomo per il sedere in tutta Europa. diciamo le cose come stanno e non prendiamoci in giro.

(scusate per il commento ultralungo... pero' certe cose mi fanno girare gli zebedei...)

Silvia ha detto...

che dire, 25 anni, laureata con lode, allo soglie del mio 4° anno di co.co.pro. Lavoro anche io le mie belle 9 ore al giorno, lo stipendio non è basso...e quindi devo sentirmi *grata*. Grata perché "c'è chi sta peggio di me", no? Grata perché sono giovane, comunque lavoro, comunque lunedì ho il rogito per comprarmi (grazie, ovviamente, all'aiuto dei miei gentitori, sia mai, che devo essere *grata* di chiedere la carità sulla liquidazione dei miei) una casa con il mio ragazzo (dopo 7 anni, sia mai, immagino di dover anche essere *grata* che lui abbia un contratto a tempo indeterminato).

Sono completamente d'accordo con Wonder: ci stanno uccidendo i sogni, le speranze, e anche il sanissimo arrivismo e la sanissima voglia di fare bene e avere una vita che sia meglio di quella dei nostri genitori. E a dirci che dobbiamo essere *grati* per quello che abbiamo, che è niente, rispetto ai sacrifici che abbiamo fatto per arrivarci, ma soprattutto rispetto alle nostre capacità e al DIRITTO che abbiamo di essere RICOMPENSATI per il nostro merito. Non un contentino, ma il giusto compenso per il nostro merito.

Dov'è il merito? Dov'è la nostra possibilità di scegliere? Sono gli altri che scelgono per noi.

Wonderland ha detto...

@Cecilia grazie della testimonianza :)

@Silvia d'accordissimo con te, riga su riga.

Anonimo ha detto...

Tu Wonder che parli tanto, come mai non cerchi un lavoro in un ambito diverso dal "voglio fare la giornalista/scrittrice?"
No perche', hai scritto tante belle parole ma di fatto stai a casa con mamma e papa' che ti mantengono. I call center cercano sempre persone (a tempo determinato ma sono pur sempre soldi che entrano invece di stare a casa tutto il giorno davanti al PC a fare...(?).
Io sono laureata, parlo due lingue eppure all'inizio mi sono accontentata di rispondere al telefono 8 ore al giorno, un lavoro che mi faceva schifo ma alla fine sono stata assunta a tempo indeterminato e ora faccio un lavoro che mi piace ed e' legato a cio' che ho studiato. Se avessi rinunciato a stare al telefono probabilmente anche io adesso sarei a casa mantenuta da mamma e papa' (e mi sentirei decisamente una merda).
Elisa

Wonderland ha detto...

"CON MAMMA E PAPA' CHE MI MANTENGONOO???????"
O_O
Elisa ma da dove vi escono fuori certe affermazioni? Io non ho parole. Mi mantengo da sola lavorando da quando ho 26 anni, e tuttora lavoro. Da casa, ma lavoro.

Silvia ha detto...

scusa, Elisa, ma invece che indignarti per il sacrificio che hai dovuto fare, ovvero fare finta di non aver investito nello studio e andare a fare un lavoro che non c'entrava nulla, lo prescrivi come giusta pena del contrappasso a tutti?
E' ben questo il problema, ci indichiamo l'un l'altro dicendo "c'è chi sta peggio di te" e alla fine siamo messi male tutti!

UnNickname ha detto...

Non posso che confermare quello che dice Cecilia, anche se vivo in un'altra nazione l'isola e' pur sempre la stessa.

A me viene tanto da ridere quando sento i miei colleghi lamentarsi di come vanno le cose qui! "questo e' il paradiso" gli dico io "voi non vi rendete conto!".

E' chiaro che nessuno ti regala niente manco qui, ma sapete qual'e' la vera differenza di fondo: il rispetto per le persone. In Italia il rispetto per le persone non c'e', ed e' pure ritenuto normale.

Mi verrebbe da sciorinare una serie infinita di esempi e di luoghi comuni... sono cosi' maledettamente veri :(

E permettetemi di mettere in chiaro, poi, che star meglio all'estero quasi mai equivale ad emigrare a Londra, a Parigi o a New York, ma in posti piu' vivibili con alta qualita' della vita e costi molto molto ma molto piu' bassi.

Anonimo ha detto...

mi sono laureata, ho inizato subito con un contratto a tempo indeterminato in uno studio di consulenza del lavoro. I ns. clienti erano le aziende, mi relazionavo con loro ogni giorno e quello che ho capito da tutte loro (che ovviamente non sono tutte quelle esistenti in italia, ma erano molte!) è che non è loro interesse continuare ad assumere con contratti parasubordinati da rinnovare continuamente, non gli conviene. conviene a loro trovarsi una persona che formino come vogliono loro e che si fidelizzi all'azienda per non dover perdere una marea di tempo in colloqui e formazione di persone nuove che cambiano continuamente. le aziende poi hanno paura ad assumere perchè è diventato complicatissimo licenziare i fannulloni e quelli che si approfittano dei loro diritti. E vi posso assicurare che ho dovuto fare più pratiche di annullamento di assunzioni A TEMPO INDETERMINATO perchè il futuro dipendente non si è presentato al primo giorno di lavoro che pratiche di assunzioni co.co.pro. vissuto. ora lavoro in una società commerciale, a t. indet. fin dall'inizio, ho fatto una maternità obbligatoria (5 mesi) e lavoro cercando di pensare molto anche all'interesse dell'azienda in cui mi trovo, per dimostrare la mia voglia di "fare" per loro, che hanno scelto me.
Marta

laceci ha detto...

io pure, precaria da due anni ormai. però ecco. ci tengo a dire che personalmente non mi sento rappresentata da paola, che mi pare abbia usato lo scudo e il tema, terribile, che da tutti i commenti qui sopra stiamo vivendo ogni giorno sulla nostra pelle, della precarietà per una propria battaglia personale (che per carità, magari è anche legittima, però per i termini e le accuse nei confronti del nuovo assunto -che poi sembra non sia stato realmente assunto- mi è sembrata quanto meno sopra le righe).
detto questo d'accordissimo su tutto il resto. un paese in cui mi devo ritenere fortunatissima dei miei 1000 euro al mese senza contributi, senza tutele, senza possibilità di progettare il futuro, è un paese bruciato. e ha ragione polly, ci vorrebbe la rivoluzione.

Wonderland ha detto...

@la ceci ho preso Paola e il suo logo come spunto. inizialmente ero molto a favore della sua protesta, pur non condividendone le modalità. ora la prosecuzione e la conclusione della sua vicenda mi lasciano molto perplessa. senza entrare troppo in merito, volevo cogliere l'occasione per un discorso e una riflessione più generali.

Penelope ha detto...

Sono d'accordo con la frase di Cecilia

Poi siamo chiari: se sei fesso, se ne approfittano anche in UK. Devi lottare per emergere, farti valere, dimostrare che meriti l'assunzione.

Questo, però, secondo me è la chiave di tutto. Anche in Italia.
Io penso che se uno ha le palle, in italia ce la fa.
I liberi professionisti (presente) devono lottare per cercarsi il lavoro...e sopravvivere!
Io lo faccio ogni giorno e, oltre a questo, ho ottenuto altri lavori concomitanti e che mi fanno fare altre cose che mi piacciono!
Non pretendo di vivere come Briatore e sono felice. Non rassegnata FELICE!

Secondo me sono le donne come Barbara /Mammafelice, come Jolanda Restano che ci insegnano che se una si rimbocca le maniche, ce la fa! Investe su di sè e ce la fa!!
E tanto per precisazione: Jolanda ha investito 10 anni sul proprio sito prima di vedere i risultati. Ergo il tutto è subito è il mantra delle persone presuntuose e viziate che non sanno sudarsi le cose con i sacrifici!
Non giudico (non mi riferisco a nessuno in particolare) ma odio le lamentele. Piangersi addosso serve solo ad appendersi al collo un'etichetta con su scritto PERDENTE.
In quanto al caso specifico, tu wonder, a mio parere, puoi lamentarti di poco. Da quello che scrivi eh!
Hai comunque la babysitter, la donna delle pulizie e un lavoro che ti permette di fare ciò che ti piace!
Hai appena pubblicato un libro e se ci lavori su, con le clausole di esclusiva e rivalsa, che mettono ora le case editrici nei contratti, sai di poterne tirare su un secondo in breve tempo.
Pensi veramente di poter dire che hai un lavoro precario?

Scusate se ci sono andata giù dura, ma non amo censurarmi!

Silvia ha detto...

io non dimenticherei, riguardo a Paola, che è una giornalista, e che lavora in un sancta sanctorum della stampa. i precari del giornalismo, così come i precari della scuola, formano comunque una categoria riconoscibile, a differenza di "tutti gli altri precari"

MammaMaggie ha detto...

Precaria anche io, seppure al momento mi godo il precariato migliore (se così si può dire) con un co.co.pro part time, fatto di orari flessibili e di un datore di lavoro con cui mi trovo bene e da cui, effettivamente, non dipende direttamente la durata del mio contratto.
Comunque, credo che le persone della mia età, tra i 35 e i 40, siano la generazione tradita di questo nuovo millennio. Io ho cominciato a lavorare mentre andavo all'università: part time, contratto a tempo indeterminato, tredicesima e quattordicesima e tutto il corrimi dietro. A volte, quando ci ripenso, mi sembra incredibile. Purtroppo credo che per noi ci sia poco da fare: non vedo in politica e nella società la voglia di cambiare queste cose a breve termine e come te non mi stupisco più di offerte che fino a 10 anni fa ci sarebbero sembrate offensive. Però non ci possiamo fermare, perché ci sono i ragazzi, i bimbi, che devono avere qualcosa di meglio.

Penelope ha detto...

P.s. volevo sottolineare il fatto che il tuo blog e il tuo libro mi sono piaciuti. E se mi permetto di dirti che se ti rimbocchi le maniche qualcosa farai è perchè penso tu abbia talento e anche la giusta dose di paraculaggine per riuscire!

CosmicMummy ha detto...

@Elisa: hai avuto figli quando rispondevi al telefono 8 ore al giorno? tutti noi abbiamo fatto i nostri anni di 'gavetta' per arrivare a una posizione migliore e ce la siamo guadagnata a caro prezzo. io sono stata precaria per tanti anni, e non è di quello che mi lamento. non penso sia sbagliato iniziare con dei contratti a termine, anzi lo trovo corretto. quello che non trovo corretto è che per errori commessi dall'ufficio personale e dall'inps non mi abbiano ancora pagato la maternità, dopo 2 anni (cioè sono stata 5 mesi senza stipendio con un neonato da mantenere). che siccome per un certo periodo non mi hanno pagato i contributi, non ho potuto chiedere un congedo parentale per passare l'estate con mio figlio e così sono stata 2 mesi senza alcuno stipendio.
è questa l'aberrazione, il fatto che ci siano lavoratori di serie A e lavoraotri di serie B: in ultima analisi GENITORI di serie A e B.
questo una 'repubblica democratica fondata sul lavoro' e dalle 'profonde radici cristiane' (come ci ripetono fino alla nausea)non dovrebbe permetterlo. sono sicura però che tanto sia colpa di chi accetta tutte le condizioni sempre e comunque, che abbozza e che per questo crede di essere meglio di chi invece a un certo punto si stufa e dice NO.

Wonderland ha detto...

@Penelope, in parte hai ragione, ma questo post non voleva essere un lamento bensì un quadro realistico della situazione che ho conosciuto, che conosco e che riguarda moltissimi amici.
Io sono TRA LE FORTUNATE, che nonostante le difficoltà di "oggi dieci progetti/domani nessuno" è riuscita a ricostruirsi dal niente dopo essere stata vittima del co.co.pro di turno, ma questo post non era rivolto alla mia condizione ma all'andazzo generale.
Quando parlo di "NOI" intendo inquadrare il problema diffuso. Nonostante al momento il lavoro per fortuna non mi manchi, ho fatto anche io colloqui in questo periodo, e le offerte erano tutte perfettamente inquadrabili come "lavoro precario".

Penelope ha detto...

Ok. Il mio commento è stato completamente travisato. Non mi sogno di farti i conti in tasca. Intendevo dire che tu avendo "aiuti" (babysitter e donna delle pulizie) puoi dedicare un tot di tempo (non sempre e lo capisco anche se non sono mamma) a lavorare. Visto che hai le palle e talento penso che ce la farai. Ma devi darti tempo...tutto qui.

Murasaki ha detto...

Sono in ufficio e non riesco a leggere tutti i commenti, ma posso dire che non è sempre così nera...

In passato ho lasciato un contratto a tempo indeterminato per l'incognita del progetto, per scappare da una realtà molto brutta.
Nel frattempo è nato BUH e quando aveva circa 9 mesi mi hanno offerto un altro lavoro (sempre a progetto annuale), non considerando un handicap il figlio piccolo. Dopo due anni di progetto sono stata assunta a tempo indeterminato dalla stessa azienda e poi è arrivata anche Sorellina e tutto procede ancora bene.

PS: posso anche dire che quando ero a progetto non sono mai stata sottopagata. Sono stata solo fortunata? Spero di no... insomma per gli altri che sono precari adesso...

indignata ha detto...

ringrazio Penelope, effettivamente non avevo pensato che bastava rimboccarsi le maniche, in effetti in questi 10 anni di lavoro nell'azienda usl della mia città dove ho visto assumere incompetenti solo perchè andavano a letto col primario o amici di chissà quale politico non avevo pensato che "il tutto è subito è il mantra delle persone presuntuose e viziate che non sanno sudarsi le cose con i sacrifici!"
Scusami tanto, basta rimboccarsi le maniche! Chissà come mai non ci ho pensato in questi 10 anni di lavoro e fatica!!!
Ho 35 anni, sono una BRAVA nel mio lavoro, non ho però santi in paradiso, vengo da una famiglia di operai, ho studiato moltissimo e sempre lavorato con estrema dignità a contatto col dolore della gente. E' proprio per questo che soffro della condizione lavorativa attuale.
Ma come ti permetti. COME ti permetti.

sono indignata.
Venite a vedere, poi parlate.
Abbiamo perso la capacità di comprendere, il senso civico di comunione, gli altri sono sempre "altro" delle minacce, è per quello che pensiamo che se gli altri non ce l'hanno fatta è colpa loro, si esorcizza così la paura che possa capitare anche a te, che credi che se ce l'hai fatta è tutto merito tuo.
E' facile dire che uno non ce l'ha fatta perchè non si è rimboccato le maniche, molto molto molto facile.

Laura ha detto...

@penelope

ma siamo ancora qui a dividere il mondo in VINCENTI e PERDENTI?
ma è proprio questo che ci ha portato fin qui!!!

aspetta di prendere qualche bella batosta professional-personale e poi ne riparliamo...

Naty ha detto...

Ho avuto modo di assaggiare il lavoro in Italia durante l'Università offrendo i miei servigi per un ufficio turistico dove lavoravo al desk e facevo la guida turistica quadagnando ben 5 euro l'ora. Una volta laureata ho deciso come molte persone della mia zona di lavorare in Svizzera, e dopo aver fatto 2 stagioni come cameriera ora da quasi 2 anni ho un lavoro a contratto indeterminato e guadagno l'equivalente di 2100 euro al mese netti. In Italia uno questi soldi se li sogna, ma questo non vuole dire che siano soldi facili. I frontalieri non sono ben visti ma chissenefrega per uno stipendio così si fa questo ed altro. In Italia penso che non ci lavorerò mai anche perchè se penso alle mie ex compagne che fanno il mio stesso lavoro con uno stipendio misero, senza ferie pagate ecc mi viene la pelle d'oca.

MarinaM ha detto...

@ Silvia mi dispiace deluderti, ma il mondo della stampa non è più un sancta sanctorum, è un casino, con aziende che devono stare in piedi a tutti i costi, un tot di dipendenti con ottimi stipendi (che ovviamente vogliono mantenere a tutti i costi i loro ottimi stipendi) il più delle volte chiusi in redazioni a fare le passare le pagine, cioè impaginare e titolare pezzi di altri, e una carriolata di collaboratori che scrivo da fuori e sono sottopagati, che dico sottopagati, ridotti in stato di semi schiavitù;
@ Indignata hai perfettamente ragione. se ti può consolare anche nel mio settore l'opzione "in orizzontale" ha portato a molti successi...

m_annalisa ha detto...

io sono nella stessa, identica, situazione di Romy, qualche commento sopra.
solo due differenze: non sono avvocato ma architetto e ho una figlia.

senza il considerevole aiuto dei miei non potrei continuare a esercitare la mia professione, che mi sudo ogni giorno, senza tutele, versando fior di contributi alla cassa, senza ferie, malattia... niente. se lavori meno di 12 ore al giorno sei fuori. se sbagli, sei fuori.

io non avevo altrenative alla libera professione, se vuoi fare l'architetto è così.
scelta di vita che ho accettato e con cui convivo, alle volte meglio e alle volte peggio.

quindi la distinzione e le problematiche io non le vedo tra precari, freelance e liberi professionisti, perchè tutte e tre le categorie "potrebbero" non essersi scelti in totale libertà quella strada.

il problema a mio avviso sta in come oggi in italia è organizzato il mondo del lavoro. crisi a parte la meritocrazia non esiste, e quindi ancora meno quando le risorse economiche vengono meno.

piove sul bagnato, insomma.

e aggiungo che c'è un forte "precariato" anche tra i contratti a tempo determinato: oggi siamo tutti a rischio.

MarinaM ha detto...

@ Wonder devo ammettere che anche io sono molto perplessa, ho condiviso la protesta di Paola, l'ho sostenuta, ma il proseguo e la conclusione di mi hanno lasciata assai perplessa. Siccome io sono dieci anni che prego in turco/cinese/armeno per un articolo 2 (del contratto nazionale dei giornalisti) e lei in 5 giorni di digiuno a quanto pare qualcosa ha avuto, magari ci provo. Ma anche questo non va bene, non è possibile che per avere qualcosa che spetta di diritto si debba:
a - andare dal giudice del lavoro;
b - fare lo sciopero della fame.
Ma che mondo è? Anzi ma che paese è?

Federica ha detto...

Io forse non dovrei scrivere questo commento, perchè fortunatamente ho un lavoro a tempo indeterminato in una multinazionale farmaceutica, e so che quello che sto per dire suona come una frase fatta, però purtroppo al giorno d'oggi, a meno che non hai un posto statale, si è tutti un po' precari. Nella mia azienda negli ultimi 3 anni sono state aperte 4 procedure di mobilità e 2 di cassa integrazione, e se ne prospetta una prossima per gennaio 2011. Qui ti puoi fare il culo quanto ti pare, ma non sarai sorpassato da uno più bravo come ha detto qualcuno prima di me, sarai sorpassato da qualcuno che è più raccomandato di te, o dall'amante di, o dalla sorella di e quando escono le liste per la mobilità ci trovi sopra i nomi di gente che s'è fatta il mazzo per anni, ma che purtroppo non sta nelle grazie di chi decide. Nella mia azienda ormai in produzione si assumono solo interinali, che sono richiamati per contratti di 2/3 mesi a oltranza, spremuti come limoni fino alla fine. Io personalmente mi sono creata anche un'alternativa fuori da qui, grazie allo spirito "imprenditoriale" del mio compagno, ma penso a chi non è fortunato come me, a tanti miei colleghi che con 3 o 4 figli dopo 20 anni di lavoro si sono ritrovati con una mano davanti e una di dietro (come si dice a roma)e mi viene il vomito. Ha ragione Cecilia, in Italia siamo nella cacca fino al collo, e funziona così sia se un lavoro ce l'hai, sia se non ce l'hai.
Federica

Anonimo ha detto...

Sono una lavoratrice dell'audiovisivo, e in quanto tale precaria per definizione. Noi siamo quelli che i film li fanno dietro le quinte, senza guadagnare milioni nè migliaia, che quando c'è un set aperto lavoriamo 10 ore al giorno o anche di più e veniamo chiamati parassiti da Brunetta e gli altri muli come lui. Oggi andrò a protestare a montecitorio coi miei colleghi, così come qualche settimana fa ero con loro sul red carpet del festival di Roma, a manifestare e non a sfilare.
IN ITALIA DEVE CAMBIARE TUTTO. E dobbiamo farlo noi. Donne, italiane, lavoratrici e madri. tutte caratteristiche che in un paese come questo ci annientano, ma in un mondo giusto sarebbero forza e risorsa.
Francesca

Maddalena ha detto...

@ Cecilia: guarda che vivo in UK anche io...da due mesi e mezzo, ok, ma non mi sento affatto una fessa per aver accettato di fare degli internship che mi piacciono, in cui mi diverto e che mi permettono di migliorare la mia lingua e le mie capacita'. Io ho detto che sei fortunata (da quando in qua e' un insulto?) perche' ho parlato con diversi ragazzi inglesi e questo e' quello che mi hanno detto - tesuali parole - che ci devo fare?
Io avevo un curriculum con qualche esperienza di valore fatta in Italia, ma non avevo esperienze internazionali e il modo piu' rapido per trovarle era questo. Ovvio che non andro' avanti a internship a vita, due sono sufficienti, ma ripeto, fessa non mi ci sento comunque.

Grazie per aver velatamente detto che se un internship non porta a una assunzione allora e' perche' sei una mezza calzetta. Io non mi ci sento e mai mi ci sentiro', solo perche' al mio primo giorno non mi hanno presentato il contratto a tempo indeterminato sul tavolo come e' successo a te. La capacita' di giudicare la vita altrui con tanto livore e' una cosa che mi stupisce sempre, ma contenti voi, che devo dire.

Wonder, sai che oggi ho doppiato un personaggio di Peppa Pig? :)

heleonor ha detto...

Io non sono precaria ma disoccupata.
Licenziata all'ottavo mese di gravidanza sotto Natale (perchè cosi' non ti diamo neanche la tredicesima) e tanto che puoi fare? Sei pure a nero...
Quello che mi ha stupito sono stati i commenti di alcuni illustri colleghi di Paola (Matteo Bordone e Guia Soncini) che in pratica hanno detto: evidentemente non era brava abbastanza... Ecco si bravi, continuiamo così, facciamoci del male..

Silvia ha detto...

intendevo che logicamente il rischio di una rilevanza mediatica maggiore che quella che potrebbe esserci in un ufficio qualunque ha fatto in modo che la questione di Paola si risolvesse più velocemente.
(ps: e parlo da ex collaboratrice -"dipendente" sarebbe un parolone! eh eh- di RCS)

Maddalena ha detto...

aggiungo, dato che stiamo andando per esempi: conosco una ragazza italiana che vive qui da tre anni, per i primi sei mesi si e' sorbettata 3 internships con rimborso spese, poi e' stata assunta da Burberry nell'ambito del design del prodotto. Ecco, le hanno chiaramente detto che e' stata presa li' proprio grazie alle esperienze accumulate in precedenza, e che se si fosse presentata subito per quel posto non l'avrebbero nemmeno presa in considerazione (e aveva gia' lavorato in Italia...) Non credo che il suo sia stato quindi tempo buttato via, a perdere.

Detto questo, mi scuso perche' mi sono resa conto che l'ho presa un po' troppo sul personale nel commento precedente. Quello su cui hai ragione e' che qui se ti fai valere e cerchi di dimostrare le tue capacita' e il tuo valore, questo paga - a differenza che in Italia. E' quello che io cerco di fare sempre, dare il massimo, e' quello che sto cercando di fare al museo in cui lavoro adesso, perche' mi piacerebbe molto essere assunta definitivamente li'. Aggiungo anche che durante l'internship non mi sono limitata a fare il the', anzi, e che normalmente sono una persona grintosa e competitiva in senso buono anche se ogni tanto fingo di essere Memole nel paese delle fate, e a volte i commenti come il tuo servono a ricordarmelo ;)

noemi ha detto...

@Wonder: questo post è importantissimo e sono d'accordo sia sul fatto che la protesta di Paola inizialmente è stata sensata poi invece "discutibile" ma va bene in effetti come spunto per riflettere in generale sul tema. Questa tua frase secondo me è il punto: "ma se continuiamo ad accettare certe condizioni, continueranno a proporcele" io anche lo penso, dal lontano 2003 quando, fresca di laurea (chetelodicoafare: massimo dei voti, tempo giusto etc etc), ho risposto il primo "sì" alla domanda/affermazione: "naturalmente lo stage sarà gratuito" (hemm tra l'altro al Premio Grinzane Cavour... non so se avete seguito la triste storia). Poi ciascuno di noi ha le sue vicende di fortuna/sfortuna, bravura o non bravura ma capisco e apprezzo quando dici che pur ritenendoti fortunata sostieni una tesi e una causa sacrosante. Mentre, con tutto il rispetto, non capisco chi dice cose tipo: "vai a lavorare", bè: ma di cosa stiamo parlando?

Wonderland ha detto...

ALT ALT ALT!
@Maddalena, io conosco sia te che @Cecilia e siete persone carine e civili, quindi credo tu abbia semplicemente travisato.
Non voglio difendere nessuno, ma conoscendo Cecilia so che non intendeva dire che se non sei assunto al primo internship sei una cacca, solamente fare l'esempio pratico di come in Uk certe prospettive che in Italia mancano, ci sono. Che la meritocrazia funziona.
Io sono convinta che tu sia super-valida Maddalena, altrimenti non avresti trovato gli internship che hai trovato, tutti in ottime aziende, poi la questione non è se ti confermano subito o no, la questione è che sai che i tuoi sforzi saranno premiati e che non passerai i prossimi 5 anni di co.co.co. in co.co.pro.
Credo sia questa la questione.

PEACE! :D

patty ha detto...

ho letto quasi tutti i commenti.. "laureata col massimo dei voti... ho una laurea 4 master 3 dottorati..." intanto io sono 2 settimane che vado in giro con una ricrescita allucinante perché la mia parrucchiera non ha posto fino a fine mese.. e sapete perché? perché sono 6 mesi (6 mesi...) che cerca un'aiutante preparato (nel senso che abbia fatto almeno una scuola professionale, non necessariamente con esperienza) da mettere in regola con contratto part-time e non ha trovato ancora nessuno... nessuno...
uno dei problemi (non voglio dire il solo, anzi sono daccordo che poi ognuno dovrebbe essere libero di perseguire i propri sogni rimanendo possibilmente nel proprio paese) uno dei problemi, dicevo, qui in Italia è che ormai tutti sono iper preparati, pluri laureati, ultra masterizzati.. si studia si studia e poi ci si ritrova in 2 milioni di laureati disoccupati.. ma che fine hanno fatto le scuole professionali? gli istituti tecnici?
è solo un pensiero il mio, io oggi ho 40 anni, ho fatto un istituto professionale e ho iniziato a lavorare a 19 anni con un contratto di apprendistato nel settore per cui avevo studiato (ho fatto un istituto tecnico per il turismo, studiando, tra l'altro, 3 lingue straniere), poi un tempo indeterminato, sono cresciuta, ho fatto carriera, ho cambiato lavoro 4 volte e ora ho un posto prestigioso in un'azienda multinazionale dove i miei 20 anni di esperienza sono giustamente retribuiti. altri tempi, è vero, ma allora ho fatto la scelta di una scuola che mi procurasse subito un lavoro piuttosto che un liceo senza sbocco con università obbligatoria, i miei non potevano permettersi di mantenermi gli studi. sono stata fortunata, o forse brava o forse tutt'e due, ma penso che bisognerebbe anche fare i conti con la realtà lavorativa e sociale del proprio paese, prima di scegliere il proprio indirizzo di studi, francamente migliaia di laureati in scienza delle comunicazioni forse in questo paese non servono, ma magari un parrucchiere, un cuoco, un giardiniere trovano più facilmente.

Wonderland ha detto...

@patty non so risponderti, ma è una riflessione interessante. è certo che nemmeno si può andare dai neolaureati a dire: "se non trovi lavoro è perché sei stato coglione, non dovevi laurearti!". insomma, castrare le ambizioni non mi sembra una soluzione. certo è che molti l'università la usano come parcheggio, e quelle sono tante braccia rubate all'agricoltura.

Anonimo ha detto...

Ringraziamo i nostri egregi signori politici (votati da noi stessi peraltro) che invece di proporre soluzioni per la crisi economica e regolamentare il precariato selvaggio, se la spassano con le varie Ruby di turno...

Maddalena ha detto...

hai ragione, Wonder :) anche perche' sono nervosetta oggi e credo di avere un po' overreacted, come dicono qui. Forse perche' so di avere in parte "il carbone bagnato", come dice il Mago Omar - chi non lo conosce lo cerchi su youtube e non se ne pentira'.

Nel senso, forse dovrei smettere di essere attonitamente grata solo perche' mi viene data la possibilita' di fare esperienze in posti che in Italia potevo soltanto immaginare, e cominciare a vendermi un po' di piu', dandomi un valore e pretendendo un giusto ritorno. In questo Cecilia ha ragione.

Quello che volevo dire - e mi e' venuto male - e' che non mi sento una fessa a spendere tre mesi (tre mesi, mica due anni!) per fare esperienza in un nuovo ambiente lavorativo e per avere qualche - buona - referenza inglese, per poi potermi vendere molto meglio di prima, quando non ne avevo. Tutto qui. Se non avessi colto questa opportunita' perche' non prevedeva un contratto lo avrei rimpianto per sempre, dato che era uno dei miei sogni!

That's it ;)

laura+nuvole ha detto...

ho studiato per passione facendo anche qualche lavoretto (baby sitter, distribuzione materiale pubblicitario, campagna della frutta ecc...). Laurea con lode e un paio di master a Roma e Torino.
9 anni di precariatoe anche qualcosa meno del precariato.
Ora sto davvero pensando di lasciare la rispettabile professione per un corso da parrucchiera...
Peccato solo per i sogni.
Negli anni '90 sembrava che senza laurea non saresti potuto andare da nessuna parte, c'erano tanti artigiani senza lavoro e tanti "ingegnere cercasi".
Insomma abbiamo sbagliato noi. Un po' in molti direi.
Peccato, appunto, per i sogni. I sogni di chi credeva che l'impegno la passione e il sacrificio potessero bastare.

Stella ha detto...

Diciamo che c'è anche un altro aspetto della questione: assumere una persona in Italia è peggio che sposarla. In quel caso almeno c'è il divorzio. In Italia chi è assunto a tempo indeterminato ha una MAREA di privilegi e non può essere MAI licenziato. Che i lavoratori sfruttino i precari, ok, ma che i dipendenti sfruttino i propri privilegi è altrettanto vero. Ho 32 anni, aspetto il secondo bimbo e lavoro in una piccola azienda di comunicazione con un contratto a tempo indeterminato e vedo come l'andazzo, anche qui, sia quello del "fai il meno possibile e chiedi il più possibile". Anche questo all'estero non c'è!

Cecilia ha detto...

@Maddalena

Si scusa evidentemente ho espresso cose che non volevo esprimere affatto.

Parlavo di situazione UK-only. Quindi di gente inglese che si fa 3 o 4 internships. Secondo me col primo devi lottare per emergere, e poi smazzarti per ottenere di piu'.

Ma e' ovvio che non sia altrettanto facile se vieni da fuori, anche solo per la lingua se non la parli perfettamente.

Non ho assolutamente detto che fare internships e' da fessi, anzi :)

Dico solo che se gente inglese ne fa 3,4 di fila, forse e' anche un problema loro che permettono ai datori di lavoro di approfittarne.

Dopo un internship, se si sente di avere le competenze, e' cosa buona e giusta pretendere di piu' e dimostrare di meritarlo. Per dire, sia io che il mio ragazzo abbiamo approcciato diversi lavori con modalita' non convenzionali.

Io ho portato presentazioni (cosa che poca gente fa) e lui (aspirante web developer) faceva un sito per ogni posto dove aveva un colloquio per dimostrare talento e passione dove mancavano esperienza e perfezione della lingua.

Poi ogni caso e' unico. Se fai il web developer l'inglese perfetto non e' richiesto. In comunicazione si. Quindi questo potrebbe cambiare molte cose...

Comunque ecco, per dire, non volevo offenderti, fai bene a guadagnare esperienza :) Ovviamente agli occhi inglesi tu non hai esperienza di valore in quanto non UK, quindi e' anche giusto puntare su un internship che ti permette di lanciarti ed avere referenze.

Ma non lasciarti scoraggiare dai gufi che ci sono qui come dappertutto. Lavoro se ne trova, ma ovviamente casi sfortunati ci sono ovunque :)

Io sono qui da un anno e mezzo e queste son le mie conclusioni...

ps: oggettivamente, non sono arrivata qui e ho trovato un contratto.

ho studiato qui.. quindi sicuramente questo ha aiutato a farmi benvedere

good luck!

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con quanto scrive Patty. Io mi sto laureando in Lingue (specialistica). Al mio attivo ho due tirocini di 6 mesi ciascuno, ovviamente non pagati (il primo datore di stage alla mia domanda "perchè l'altro stagista ha un rimborso spese e io no?" rispose "la parità dei sessi in campo lavorativo non si raggiungerà mai!" e io ho comunque accettato perchè mi consentiva di fare un'esperienza nel settore per cui ho studiato; nel secondo tirocinio ho dovuto firmare un foglio in cui dichiaravo che i risultati del mio lavoro sarebbero stati esclusivamente di proprietà dell'azienda, io 0 diritti, manco il mio nome si sarebbe saputo e ovviamente non mi avrebbero assunta finito lo stage), ho anche lavorato 4 mesi co.co.pro al folle stipendio di 425€ netti (se non ti va bene, quella è la porta). ora mando il curriculum, faccio colloqui e la risposta è: "brava, hai fatto un anno all'estero...brava 110...ma la contabilità la sai tenere? Eh no..a noi serve un diploma in ragioneria E le lingue straniere"..Di me che ho fatto un liceo linguistico e poi mi sono laureata non sanno cosa farsene. Il mondo della traduzione, detto chiaramente, ti apre le porte solo se hai un papà/mamma/zio/zia/cugino/cugina che già ci lavorano. Poi vado dal macellaio e cerca un apprendista da inserire poi in macelleria (e non lo trova), la casa di riposo vicina a casa mia cerca una cuoca (e non la trova), alla mia amica commessa (25 anni, senza figli) offrono un contratto a tempo pieno indeterminato molto ben pagato e lei rifiuta indignata perchè 40 ore sono troppe.
Il brutto è che ci si ritrova a pensare che forse non ne valeva la pena di inseguire le nostre passioni e investire così tanto tempo e denaro.

Valentina

Fla ha detto...

c'era un giorno in cui ti dicevano:"studia che il diploma è importante, se no, non vai da nessuna parte"
poi c'è stato un giorno in cui ti hanno detto:"studia, che la laurea è importante, se no, non vai da nessuna parte"
c'è stato poi un altro giorno in cui ti hanno detto:"studia, che se non fai il master non ti prendono da nessuna parte..."

sono passati 10 anni! se tutto va bene ti ritrovi diplomata, laureata, masterizzata(come un cd perchè sei piegata dal peso dei libri) ...e pensi che magari un dottorato possa cambiare la vita... e via che fai anche quello!
Hai 30 anni! ripetto ai tuoi colleghi europei che hanno già dai tempi dell'università messo in pratica cio' che hanno studiato 8lavorativamente parlando) sei comunque indietro... e le aziende all'estero non è che ti prendono così solo perchè sei un "cervellone" italiano....

Vabbè detto questo...
Lavoro in un'azienda in cui la meritocrazia non esiste...proprio da codice etico!
Per la crisi l'anno scorso mi hanno giustificato una possibile ipotesi di non rinnovo contratto, dicendomi testuali parole:" non è per il merito che decidiamo, ma per ovvi motivi dobbiamo portare avanti chi è arrivato prima di te" ..
poi per fortuna lo hanno rinnovato.., (capito ho detto: PER FORTUNA!!!)
ora , ed aggiungo nuovamente per fortuna, non sono più tra le più giovani (la mia storia l'ho raccontata qualche post più sopra) e mi "coprano" 2 nuove neo assunte...
la cosa mi fa tristezza....perchè le considero amiche....
c'è una mia amica che è riuscita proprio qualche giorno fa a lasciare il lavoro 8lavoravamo insieme) e a trovare un posto a contratto inizialmente co.co.pro, poi la sera prima la chiamano e le dicono:"le dispiace se le facciamo una tipologia di contratto diverso? invece che co.co.pro, a tempo determinato??" *___*

VOI CAPITE??? PENSANO PURE CHE SIAMO AFFEZIONATE!!!

Anonimo ha detto...

So che saro' una voce fuori dal coro...
ma all'estero il mondo del lavoro funziona perche' se la gente cazzeggia in ufficio, in azienda o in banca viene sbattuta fuori a calci.
in italia spesso la mentalita' e'
"mi faccio assumere, poi faccio quel che mi pare" e qui gente a prendere malattie su malattie, a cazzeggiare per sempre ecc. e ovviamente una volta che sei assunto nessuno ti puo' licenziare...quindi le aziende hanno trovato il modo di fermare questo assistenzialismo, facendo si che mantengano loro il "potere"-
e' sbagliato si, ma x' vige sempre la legge del piu' furbo. finche' sei precario lo e' il datore di lavoro, dopo lo sei tu. che ora fai quello che ti pare.

Anna

Anonimo ha detto...

Wonder, il dibattito è interessante. Rispondo per me.

cito: @Katia
Intanto io penso che la frase "Perché a 28 anni non puoi mica pensare di avere il corner office col pc ultimo modello, la scrivania carina e la serata al pub tipo AllyMcBeal eh.." sia l'emblema della rassegnazione di cui parlavo. La FELICITA' e la GRATITUDINE per un posto di merda, sapendo che quanto sopra non può essere alla tua portata, e visto che non chiedi un posto da CEO in un attico vista NYcity, mi domando perché.

Wonder, è qui che sbagli. NON è rassegnazione. E' il mondo del lavoro. Qui e all'estero, perché se vai a Londra e chiedi il corner office a 28 anni, beh, sai le risate che ti si fanno dietro...
E stare in un open space ad elemosinare per qualche giorno un telefono che funzioni scusami ma non lo ritengo un "posto di merda". Un posto di merda sono i precari della Dalmine... ma vabè, altra questione.

NON chiedi un posto da CEO? OH CAVOLI, No no per carità, e ci mancherebbe pure!!! :)) miri alto eh!
Stai SOLO chiedendo di avere il MIO, di posto (ebbene sì, corner office, pc, blackberry, stipendio congruo etc).

Tu, a 28 anni, lo chiedi a me che ne ho almeno 10 più di te. Sarai brava, sarai super brava non lo metto in dubbio, si vede. Ma i miei 15 anni di esperienza in multinazionali rispetto ai tuoi 2 anni di "mi mantengo da sola", beh, perdonami ma... ne hai di strada da fare! Come ce l'avevo io alla tua età eh!
Ma non è mica una sfiga! Sei solo giovane! E come tutti i "giovani" hai l'irruenza propria dei cuccioli impazienti che vogliono tutto subito subito.

Il corner office va sudato, e non importa quanto tu sia brava (a meno che tu non sia proprio un genio, nel qual caso avresti decine di aziende ai tuoi piedi... ma non mi pare che sia così...). Ci sono delle tappe che devono essere fatte. La gavetta, la difficoltà. E non bisogna saltarne neanche una, pena la mancanza di professionalità (intesa come esperienza sul campo, che, fidati, alla lunga paga - ti assicuro che il mondo del lavoro è un po' stufo di giovani rampanti che si inchiodano davanti alla prima gabola seria perché tra le loro "procedure" da manuale di Marketing applicato non trovano la soluzione giusta).

Il corner office va sudato perché SOLO quando te lo sei sudato, allora saprai meritarlo davvero e saprai CAPIRLO E VIVERLO. E non sarai solo "una che è arrivata", SARAI ANCHE UNA BRAVA SUL TUO LAVORO, E STIMATA DAI TUOI COLLABORATORI.
Non solo: saprai anche quando sarà il caso di cederlo ad altri, il corner office, perché tu non ne avrai piu' bisogno.

Con tanto affetto
Katia

Alessia ha detto...

Ciao Wonder,
io ti leggo dall'Irlanda,quindi immaginerai gia' la situazione :)

Sono andata via dall'Italia 3 anni fa, ho fatto la gavetta come cameriera per due anni e poi l'anno scorso mi hanno assunto in una grossa societa' americana (negli anni 90 parecchie multinazionali si sono spostate qui per le condizioni vantaggiose -tasse ecc).

In Italia ho fatto vari lavori, l'ultimo per 3 anni, di cui 2 in nero e uno con contratto "di formazione", 40 ore settimanali per 925 euro nette.

Ora lavoro sempre 40 ore, ma su 4 giorni (quindi 3 giorni liberi) e guadagno 1.700 euro netti... (considera che gli operatori di call centre nel mio ufficio prendono 1.300).Ovviamente contratto a tempo Indeterminato.

Penso che tornero' in Italia solo se i miei genitori avranno bisogno di me, altrimenti vedro' l'Italia dal finestrino dell'aereo quando scendo per pasqua e natale!

Ylenia ha detto...

Ho 27 anni e sono precaria (cocopro) da quasi 6 anni e mi ritengo pure fortunata visto che mi hanno sempre pagato i contributi.
Ho comprato casa due anni fa, ci sono voluti 3 (tre!!) garanti per chiedere il mutuo visto che sia io che il mio ragazzo non abbiamo l'indeterminato. Una pazzia forse, ma era finito il tempo di stare con mamma e papà.
Rimboccarsi le maniche? Un'emerita idiozia.
Nella pubblica amministrazione come cazzo te le rimbocchi le maniche? Che faccio, punto una pistola alla tempia del ministro e la obbligo a fare un concorso che tanto vinceranno i suoi protetti?
E annamo no..
Qui continuano a tagliare soldi, già ora non abbiamo più il sapone nei bagni e ce lo dobbiamo portare da casa (mi sembra di essere tornata all'asilo!).
Il futuro è nero miei cari, io non riesco proprio a vederlo di altri colori.

Wonderland ha detto...

@Katia grazie della tua riflessione. Quello che intendevo non è che adesso, io, a 28 anni (29 anzi..) potrei essere CEO, ne' che meriterei il corner office etc.etc. ma nel modo più assoluto, anzi non vorrei essere passata per presuntuosa perché ahimè conosco bene i miei limiti. Ma non aspirare nemmeno ad averlo lo trovo una forma di rassegnazione lampante.
Perché sai, a 30 anni tanta gente all'estero lavora già dai 24-25, magari è riuscito davvero a proseguire di contratto (decente) in contratto (ancora migliore) e magari ha raggiunto ottime posizioni, scrivania e pc ultimo modello incluse, cosa non rara in molte realtà internazionali.
Quello che mi fa cadere le braccia è che in Italia solo una piccola percentuale dei ragazzi riesce davvero a ottenere ottimi risultati in tempi brevi, e arrivare a posizioni importati a mente ancora fresca. Colpa della gerontocrazia e del ricambio generazionale pari a zero? Colpa loro, che non sono bravi? Colpa dei contratti a progetto e delle aziende che non investono su di te, ma preferiscono apprendisti a rotazione che possono pagare sempre 800 euro lordi al mese?
Può essere una tra queste cose.
Però io sono di un'altra scuola. Io penso che se a 28 anni non ASPIRI (diverso da "vuoi" o "credi di meritare subito") all'ufficio piacevole e all'ambiente lavorativo stimolante, c'è qualcosa che non va.
E' un po' come darsi poco valore. E' vero, in Italia spesso si è molto fortunati anche ad avere una sedia all'angolo e un pc a manovella, ma questo non deve diventare il metro dei sogni dei giovani, capisci?
C'è una linea sottile tra il realismo e la rassegnazione, e io credo che non vada mai superata, altrimenti meritiamo il mondo in cui viviamo e le condizioni che ci propongono.
Io credo che nessuna delle persone col "corner office e blablabla" ci sia arrivata perché sapeva che avrebbe dovuto essere (ac)contento di un contratto di merda in un posto di merda. Tutto qua.
Detto ciò, visto che sei CEO: mi assumi?

:DDD

Finalmentemamma ha detto...

ciao katia, io sono una mamma di una bambina di 3 mesi che per 5 anni ha lavorato a progetto e quindi come dici tu ho fatto gavetta...solo che sai qual'è il bello?! tutti mi dicono...bene, hai esperienza e sei pure brtava nel tuo lavoro, ma sei mamma...e mia figlia io che non ho vicini i genitori e che un nido non me lo posso permettere (perchè nonostante io ci lavori dentro non me la fanno portare mia figlia) che dovrei fare? abbandonarla da qualche parte e tornare al lavoro o pagare 500 euro un nido e poi lavorare per...se mi va bene, 300 euro...e poi mia figlia quando la vedrei?dalle 8 di sera alle 5 di mattina?si perchè questi erano i miei orari per la gavetta...sveglia a lle 4 e 2 ore per arrivare al alvoro e poi tornavo a casa alle 7-8 la sera...se non c'era scipoero dei treni che qui a rm c'è spesso e volentieri..e quindi che ci ho guadagnato dalla gavetta? nulla...e passo il giorno pregando che mio marito non perda il alvoro sennò non potremmo pagare il mutuo...e non dovrei aspirare ad unminimo di sstegno dallo stato? e non dovrei arrabbiarmi se 5 anni di gavetta mi hanno lasciato con un pugno di mosche in mano solo perchè ho deciso di avere una figlia? che al giorno d'oggi è considerato una follia se vuoi continuare a lavorare...all'estero c'è un sostegno per le mamme lavoratrici che noi qui ce lo sogniamo...e quindi io mi lamento e quando vado ad iun colloquio di lavoro non mi accontento di un co co pro per 1000 ore al mese e 700 euro di stipendio perchè ho una figlia e no posso più giocare così|!!!

frantola ha detto...

urca, sto blog sta diventando più animato di quello di beppe grillo.
comincia a diventare difficile leggere 100 commenti prima di postarne uno...

ecco non li ho letti tutti quindi magari sono ripetitiva:
dico, sarebbe utile capire quali siano le differenze, immagino fiscali per le quali per una azienda è possibile dare part time nel regno unito ed è molto sconveniente darne in italia.
dico: le stesse multinazionali hanno probabilemnte sedi in italia.

la multinazionale per cui lavoro, all'estero pratica l'home-office in tutta tranquillità. qui no.
solo questione culturale?

temo anche ci siano problemi legistlativi.
anche sulle assunzioni vale la stessa cosa.
a me dicevano che se un dipendente polacco ha costo 1. A PARI STIPENDIO, un dipendente italiano ha costo 1.5.
per motivi fiscali.
ragion per cui le multinazionali preferiscono in italia non assumere dipendenti ma consulenti o collaboratori precari.
sarà il caso di cambiare qualcosa in questo paese?

beh, quel che può succedere in europa, deve poter succedere anche da noi.
DEVE.

G@ ha detto...

Ecco,io credo proprio che la mentalità che porta a considerare una persona a 28 anni ancora molto giovane per un posto di responsabilità,sia il male stesso del nostro Paese:è a causa di questa mentalità che il nostro è un Paese di e per vecchi.A 28 anni siamo adulti,spesso laureati,anche specializzati,e forse con qualche anno di lavoro alle spalle.Poi ogni caso è una caso a sè, e come tale va valutato.Ovviamente,dovrebbe vigere la famigerata meritocrazia,che purtroppo in Italia è spesso un miraggio.Io di anni ne ho 32,laurea e dottorato.Lavoro a titolo gratuito all'Università,in attesa di una sottospecie di contratto.E se noi precarissimi e fantasmi dell'Università facessimo sciopero,i Dipartimenti non avrebbero nemmeno il personale sufficente per interrogare i ragazzi.Ogni settore ha i suoi problemi,certo,ma in ogni settore l'entusiasmo dei giovani è una risorsa,un valore da riconoscere e premiare, così come l'esperienza o la cultura dei meno giovani.Ci fosse la meritocrazia...Tra uno stipendio da 2000€ e uno da 1000€ (magari!)c'è la sua differenza.A ognuno il suo,in base alle capacità e alla preparazione.Non all'età.Ma un giovane è pur sempre il futuro dell'azienda,dell'ente,dell'Università in cui lavora.Io non vado all'estero,che tanto mi attrae,perchè vivere all'estero deve essere una scelta,libera.Non voglio che sia una scelta dettata dalle decisioni degli altri.E quindi,con uno stipendio solo e il mutuo da pagare,faccio pure un bambino.Non mi piego,non ci rinuncio.Devo essere "grata" alla società del fatto che il mio compagno ha uno stipendio fisso?Così almeno posso permettermi di fare un bimbo?Stiamo scherzando?Qui non si parla di gavetta,passaggio della vita sempre positivo,qui si parla di dignità.Di non-futuro.Di tasse da pagare,di bollette,della spesa,di visite mediche,di maternità non riconosciute,di malattia non riconsociuta,di abilità non valorizzate.Di NON, e basta.A 28 anni ti meriti le prospettive che il tuo percorso di vita e studi ti ha creato.Cominciando dal basso.Ma il basso deve tendere all'alto,non all'infinito nulla orizzontale.Permettetemi di dire che,francamente,da certi ragionamenti sono un po' sbigottita.Ma la mia è una personalissima,anche se convinta,opinione.E io sono iper fortunata,perchè a 32 anni ancora sogno di poter fare il lavoro per cui mi sacrifico da anni,barcamenandomi tra lavoretti di ogni genere.Certo che ogni mattina metto la dignità sotto i piedi...G@

closethedoor ha detto...

ho trovato interessanti i commenti personali a Wonder, che a 28 anni si permette di sognare in grande. e concordo con lei: in Italia i giovani sono educati alla rassegnazione. c'è un fuggi-fuggi generale verso l'estero, chiunque vada via viene lodato perche' "ormai in Italia è un disastro" quindi... chi resta??? mangia pane e sale, oppure solo sale.

nessuno pretende un impiego da funzionario a tempo determinato alla prima assunzione. ma alcuni paracaduti mirati per sostenere chi entra nel mondo del lavoro e soprattutto perche' non debba posticipare all'infinito alcune scelte di vita, ritrovandosi, per esempio, a cercare di avere un figlio a 42 anni - senza riuscirci perche' è troppo tardi. la trasmissione recente di riccardo iacona è rivelatrice in proposito.

per stare bene in italia devi essere maschio, etero, sui 50-60 anni. gli altri, che si attacchino al tram.

Maddalena ha detto...

@ Cecilia: grazie, grazie per il tuo commento, così gentile e pertinente :) mi fa vergognare ancora di più della mia uscita di senno di ieri, davvero fuori luogo. Vorrei fare come Silvestrino, quando si mette il sacchetto di carta sulla testa e dice "Vergogna!" e lo farei, se solo avessi sacchetti con me ç_ç

Le tue parole mi sono di molto aiuto. Ricominciare in una città straniera non è mai facile, anche se è vero che Londra offre molte opportunità. Prometto a me stessa di non dare retta ai gufi - ci sono, ohimè se ci sono - e di darmi da fare di più per valutare me stessa e il mio lavoro, cercando di raggiungere quello che desidero e credo di meritare.

è vero, forse per chi ha studiato qui le cose sono un pochino meno macchinose. Ho un'amica - italiana - che ha frequentato qui l'università (Goldsmith College, oltretutto, ottima scuola) e davvero vedo che lei parte già da una base diversa, fosse anche solo per la perfettissima conoscenza della lingua in ogni sfumatura. Staremo a vedere, io farò del mio meglio :)

Ci sono rimasta piuttosto di sasso ieri, quando ho scoperto che una ragazza inglese che lavora nello studio (già laureata triennale, con un paio di esperienze corte ma notevoli nella produzione filmica - una con la Warner Bros! - e un discreto curriculum) ha 21 anni...VENTUN ANNI! E vi assicuro che per quanto brava non è di certo una bambina prodigio, situazioni così qui sono abbastanza normali. Quindi in Italia, oltre al sistema fiscale, dovremmo ripensare anche a quello universitario, lento come un bisonte, macchinoso e statico, che se ti va bene ti sputa fuori a 25/26 anni...

Anonimo ha detto...

Io invece lo trovo sempre pieno di lamentele e sto seriamente pensando di imboccare la porta.
Adios

Federica ha detto...

Penso che la mia situazione sia simile a quella di tante altre donne "discriminate" proprio perchè donne...
sono giornalista, il mio contratto a tempo determinato è scaduto a giugno, ho avuto il mio primo bambino a luglio.
Per mia scelta, anche perchè stavo bene, ho lavorato fino all'inizio del 9° mese con ritmi di 13 ore al giorno, sperando di essere riassunta dopo!
ebbene tra 15 giorni scadrà la mia maternità e in teoria dovrei riprendere a lavorare. La realtà, purtroppo, è un'altra. Nonostante abbia chiamato più volte il mio direttore chiedendogli certezze, tutto tace.
Nel frattempo al mio posto hanno preso un ragazzo, molto più comodo...gli uomini i figli non li fanno e non creano problemi!!
Oggi posso solo dire una cosa, aver avuto il mio bambino mi ripaga di tutto.
mi rendo conto però che con un solo stipendio non si può andare avanti e già so che dopo 10 anni di lavoro, ora dovrò rimboccarmi le maniche e ricominciare a cercare!
a tutte in bocca al lupo

CosmicMummy ha detto...

io sono d'accordo con frantola: la mentalità si cambia con le leggi. a me una volta hanno proposto di lavorare con contratti mensili, rinnovabili all'infinito, senza nessuna possibilità di assunzione. quando ho mostrato le mie perplessità mi hanno detto che tante persone accettano e restano anche a lungo. un contratto mensile, perpetrato, non ti dà diritto a maturazione di ferie - devi andare in vacanza? quel mese non ti facciamo firmare! - a maternità o malattia - se rimani incinta o ti rompi una gamba scade il contratto e arrivederci! - insomma a nessuno di quei diritti fondamentali dei lavoratori. un contratto del genere dovrebbe essere possibile solo in casi eccezionali e non rinnnovabile, neanche una volta. invece ci sono aziende che lo adottano come regola. una cosa del genere un paese CIVILE non dovrebbe permetterla. eppure succede, e anche di frequente!!!

Anonimo ha detto...

Ritorno a postare...
perche' vedo che spesso c'e' questa mistificazione che all'estero ti accolgono come un figliol prodigo e coccolano incessantemente.
Beh non e' cosi, io sono mamma (pupa di un anno e mezzo) e donna in super carriera all'estero (STati uniti).
Sputo sangue da mattina a sera, per la gravidanza ho avuto 6 e dico SEI SETTIMANE, e lavoro 11 ore al giorno.
Si prendo tanti soldi, ma non ho nessuno, non ho mia mamma che mi aiuta o la zia che mi guarda la nana se ho la febbre.
Andare all'estero significa anche rinunciare a tutto, tutta la sfera personale che uno si e' costruito in 25 anni di vita. E cmq qui ti prendono pure a calci se non lavori come dicono loro. non esiste il sogno americano, come non esiste quello europeo o inglese.
esistono sistemi che funzionano perche' la gente rinuncia a tutto per andare avanti.
E non sono convinta' che la mentalita' italiana abbia sposato quell'idea, yet.

Anna

margie-o ha detto...

@romy anche io sono avvocato, libera professionista e con due bambine, ma non metterei mai sullo stesso piano la nostra professione ed un precario. Noi la libera professione, con i suoi oneri e onori, la scegliamo, i precari spesso si trovano costretti ad accettare lavori umilianti e sottopagati per mettere a tavola il cibo e pagare le bollette.

Ciò detto e senza che ciò che sto per dire possa essere una soluzione, vorrei chiedere ai cococo e cocopro pluriennali perchè non abbiano mai pensato ad una bella causa per trasformare il loro rapporto di lavoro a tempo indeterminato? se questi datori assuefatti alla remissività prendessero qualche bella batosta magari due conti se li farebbero pure....

Cecilia ha detto...

@Maddalena

ma dai figurati :) quando girano girano :P

Anche io ho studiato al Goldsmiths College come la tua amica... buffo!

Comunque se ti va di rimanere in contatto o ti serve qualche dritta visto che sei qui da poco fammi sapere...

http://twitter.com/ceciliadom
http://www.facebook.com/ceciliadominici

Apprendista mamma ha detto...

Lavoro dal 2001. Sono stata un'interinale, una co.co.co, una co.co.pro, un'assunta a tempo determinato. Ho lavorato per 5 anni nella stessa azienda, in cui ho visto rinnovato il mio contratto "a progetto" ogni anno, senza mai essere assunta veramente, fino a quando, qualche giorno dopo il rientro dal mio viaggio di nozze, mi è stato comunicato che l'azienda era in crisi e che quindi ... insomma... fine della storia, fine dei progetti. Per fortuna, nel frattempo, avevo aperto la partita iva e avevo cominciato a darmi da fare perché l'avevo capito che tirava un'aria di riduzione del personale. Oggi sono dunque una freelancer. Sono una traduttrice e una redattrice, e posso dire di avere una certa esperienza nel mio settore, ma mi vengono continuamente fatte proposte indecenti. L'ultima da parte di un'azienda di Roma che mi proponeva uno stage per scrivere contenuti per la medicina (il mio settore di specializzazione). Uno stage? Dopo 9 anni di onorata attività? Qualcuno glielo ha spiegato che lo stage è un tirocinio e serve a dare la possibilità a un giovane di fare esperienza sul campo? non un modo per avere personale esperto a costo zero.
Nemmeno io, comunque, mi stupisco più e questo è un male. Forse dovremmo ricominciare a stupirci...

Anonimo ha detto...

due o tre osservazioni al volo:

- non è che a 28 anni sei giovane per avere posti di responsabilità, assolutamente. lo sei se hai finito l'università a 26 senza per altro aver fatto esperienze formative mentre studiavi ;)) e per esperienze formative non intendo l'erasmus, intendo, lavorare almeno un pochino per mantenersi almeno una parte degli studi ;))

- Wonder, è giusto, tu devi sempre desiderare quel che vuoi. però attenzione: se voglio vendere gelati a tutti i costi, e abito al polo nord, per quanto sia grande la mia determinazione, di gelati non ne venderò mai. morale, come qualcuno ha detto sopra: tutti si laureano in scienza delle comunicazione: e quando saranno in duecentomila a cercare lavoro, che succede?! si mangeranno tra di loro alla caccia di chi pretende meno.

- finalmente mamma: non ho mai detto che la gavetta paga sempre. lo schifo c'è, e rimane.

- Wonder, non sono un CEO... ;))) il CEO è la mia capa. Io sono una ....NuovaEmily ;)))) in ambiente mooolto meno fashion e moooolto più.... sottopagato.

tanti in bocca al lupo a tutti.
Katia

CloseTheDoor ha detto...

sono stranita da tutto questo lamentarsi mentre poi non succede mai nulla, nessuno fa nulla, siamo tutti rassegnati

segnalo questo bellissimo post di Silvia Ferreri

http://www.unovirgoladue.com/blog/?page_id=2

Anonimo ha detto...

Wonder ciao sono la Liz... non c'entra nulla ma non so me contattarti, non ho la tua email sottomano O__O Nell'ultima issue del... giornalino news dell'Esselunga :)) c'è un micro trafiletto sul tuo libro! fammi sapere se vuoi ti mando una scansione. tanti saluti Liz. ciaooo

F. ha detto...

@Katia che imbarazzo sentirsi chiamare cuccioli a 29 annni!è proprio questa mentalità tutta italiana per cui sei un bimbo fino ai 30 anni, adolescente fino a 50 che ci stiamo rovinando! e non è qualunquismo dire che all'estero (ovvio non in tutti i paesi) le cose sono diverse. Io ho 20 anni, (classe 1989) e nessuno che mi prenda sul serio (e sì che ho un curriculum che nonostante l'età è abbastanza ricco per il mio ambito di studi). Poi esco dall'italia e vedo i miei coetanei inglesi che vivono fuori di casa da quando avevano 18 anni, che a 25 hanno già una famiglia e sono professori universitari. Qui in Italia la mia generazione non ha futuro, non c'è proprio speranza, andarsene è veramente l'unica soluzione!però la cosa più triste è che non tutti hanno questa possibliità, ci vuole sempre una famiglia dietro che ti appoggi (perché per fare un internship o stage non pagata devi avere qualcuno che ti mantenga).

Anonimo ha detto...

Io sono in piena crisi, perchè dopo 10 anni di lavoro come grafica pubblicitaria (sempre contratti a progetto) mi sono ritrovata a cercare lavoro in una tipografia di quartiere dove la qualità dei lavori è a dir poco oscena, e se proponi qualcosa di più ti guardano come se fossi pazza (soprattutto i clienti). Questo è l'unico lavoro che ho trovato dopo 5 mesi di freelance e orari improponibili a casa a lavorare di notte per 2 spicci, e sentirsi anche dire che i prezzi sono alti, che il cugino del nipote del collega lo fa pagare molto meno... Ho mandato migliaia di curriculum con portfolio di tutto rispetto, spero che in dieci anni mi sia riconosciuta una certa professionalità, ma purtroppo per alcuni sono TROPPO VECCHIA (ho appena compiuto 30 anni)...Inizio effettivamente a pensarlo anche io, a 30 anni mi immaginavo in una bella agenzia pubblicitaria con un posto e uno stipendio di tutto rispetto e invece mi ritrovo in una sporca tipografia dove mi trattano come una macinalavori mediocri a 1000 sudatissimi euro al mese (però è la prima volta che raggiungo i 1000 euro, ed ero davvero felice all'inizio).
Mi avevano assicurato che mi avrebber preso alla fine del contratto di 6 mesi, erano contenti di me, un sacco di complimenti all'inizio...e io mi sono convinta:"caspita, è vicino a casa, 1000 euro, imparo un pò la vita nella tipografia, magari svolto un posto fisso, che bello". Ma dopo un anno sono ancora qui, a fare le stesse cose di sempre, non sono riuscita a migliorare la qualità dei lavori perchè il mio datore di lavoro è per la quantità e non per la qualità, dopo 6 mesi il mio contratto doveva trasformarsi in "indeterminato" e invece mi hanno fatto aspettare e sperare 2 mesi in cui mi hano praticamente fatto terrorismo perchè mi dicevano "eh, sai, non possiamo garantirti sempre il lavoro, c'è la crisi e quindi potresti non servirci più da un momento all'altro, dovresti farti una partita Iva"! Io così O_o cioè, dovrei farmi una partita iva PER TE che non mi dai neppure garanzie???
Poi la scoperta...meravigliosa ma agghiacciante al tempo stesso...sono incinta! Io, stupida deficente, dopo 2 mesi di "arrovellamento cervellare" decido di avvertire al lavoro...stavo ancora aspettando un contratto...
Bene, mi viene assicurato che mi faranno un contratto fino alla fine di dicembre, e poi mi avrebbero mandato "in maternità" (lo scrivo tra virgolette perchè secondo la legge in maternità dovrei andarci a febbraio per essere pagata) Aspetto il contratto tutto settembre, a metà ottobre mi salta la mosca al naso e chiedo spiegazioni o minaccio (terrorizzata) di andarmene. Il giorno dopo mi fanno avere un contratto datato primi di settembre, che mi scade i primi di dicembre... Io accetto, ho il terrore di rimanere senza un minimo di stipendio per 2 mesi, ma da dicembre sarò disoccupata, nessuno mi pagherà la maternità e dopo tre mesi dal parto* dovrò rimboccarmi di nuovo le maniche cercando di fare il lavoro che mi piace e che so fare, ma che sto pensando di trasformare in hobby perchè so che non riuscirò mai a trovare un posto per me.

*adesso so perchè ci sono bambini che a stento riconoscono i genitori e stanno più con le baby sitter e con le nonne (se sono fortunati ad averne) che con la loro madre, che i primi mesi di vita è l'unica cosa di cui avrebbero disperato bisogno e mi viene da piangere al pensiero che la mia bimba (appena scoperto che sarà femmina) dovrà stare senza di me nel periodo più importante della sua vita, l'inizio della vita, appunto...

Scusate lo sfogo, avevo bisogno di parlarne con qualcuno che potesse capirmi.

A proposito Wonder, tantissimi complimenti per questo tuo blog che mi ha sciolto molte paure e me ne ha fatte venire molte altre! :D

daniela ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
daniela ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Da Katia per F.

Cara F, non posso che darti ragione. A 28 anni dovremmo avere già famiglia e un lavoro stabile.

Io lavoro accanto a un'Università di prestigio. Posso garantirti però che le cose funzionano in maniera diversa. Per molti - ovvio, spero non per tutti.
A parte il nostro sistema universitario, ma non credo c'entri nemmeno tanto. 18 anni + 4 / 5 di "uni" fanno 22. toh, 23. quindi, TEORICAMENTE, a 23, 24 dovresti esserne fuori. ma quanti ce la fanno? e soprattutto, quanti vogliono farcela?

vedo, sinceramente, molti, troppi ragazzi che passano il pomeriggio nel prato, a scazzeggiare (eh sì...davvero, il libro è in un angolo...).
al bar dove prendo io il caffè, è tutto un parlottare (by the way: lì un pranzo costa 10euri... ma dove li prendono 10 euri al giorno per il pranzo??? quasi non ce la faccio io... ovvio che sono aiutati dai genitori) di feste, venerdì sera, shopping... giusto, sono ragazzi, davvero. anche io cazzeggiavo (il giusto).
ma mi pare che molti, forse troppi, prendano l'università un po' come un parcheggio gratuito, che tanto paga mammà.
alle 10, colazione. (alle 10???? sarò vecchia e bacchettona, ma che ci fai alle 10 del martedì al bar con la faccia di quello che si è appena svegliato?!) O__O
alle 14, già sulla via di casa (o della palestra).

io lavoravo nelle HR. non puoi capire quante posizioni non riuscivo a chiudere, tipo call center o segretarie di studio dentistico, perché mi trovavo di fronte a 20enni alla prima esperienza professionale che "no il sabato mattina no", "no il part time 14-20 no troppo tardi la sera" "no lo studio dentistico NO PERCHE' NON MI PIACE" "no un contratto di 1 settimana per sostituzione malattia in una reception non lo prendo, vorrei almeno 3 mesi come assistente segretaria di studio legale". O___O

Ora sono io che lodo l'estero, incredibile. i giovani USA sono abituati a lavorare per mantenersi gli studi, fin dalla High School. Fanno i camerieri, i baristi, le centraliniste, le impiegate, le shampiste negli istituti di bellezza, le commesse nei negozi.
per 3 giorni, per una settimana, per tre mesi, o a tempo indeterminato. anche in posti che con l'ambito di studio non c'entrano un beato niente.

capisci che però arrivano a 25 anni con un bagaglio di esperienza che gran parte dei nostri giovani si sogna, perché noi, questo tipo di cultura non ce l'abbiamo, inutile da dire.

Io non sono una fan della cultura anglosassone, perché a volte questo "allontanamento forzato" dalla famiglia e dal luogo di origine secondo me spezza i legami e sradica le giovani coppie con figli dall'esperienza delle famiglie di origine, creando micro entità che capita non abbiano la forza di superare le avversità della vita. c'è da dire però che qualche pregio c'è, e noi dovremmo essere così intelligenti da carpire il meglio.

a presto
Katia

Runningtostandstill ha detto...

Tantissima rabbia per quello che leggo...
tantissima paura per il mio futuro...

Chicca ha detto...

Io invece un lavoro a tempo indeterminato ce l'ho: 40 ore settimanali (perciò circa 160 ore mensili) che si traducevano sempre in 190/210 ore al mese. Non ho un lavoro interessante in un' azienda interessante. Io sono una commessa. Tutti i giorni, senza riposi e se c'è la domenica di lavoro? Attaccati al tram. Novembre/ Gennaio non stop, esclusi Natale, Santo Stefano e 1 Gennaio. Riuscite a mettervi vagamente nei nostri panni? Ferie, sempre che non succeda qualche cosa... Permessi? Prega Dio per un mese e soprattutto non ti sognare mai di sabato. Ora, qualche volta (Forse una volta al mese) danno un riposo (obbligatorio in realtà). Sembra ti regalino 6000 euro, invece ti "insuppostano" scalandolo dalle tue ferie.... Potrei continuare così per ore. Direte che sono pazza, ma io ho 2 bimbi e così non posso andare avanti. Per loro. Sono la loro mamma e non posso partire alle 9 e tornare alle 20.30 tutti i giorni... Ah, mi hanno anche negato l'allattamento, so che non possono farlo, ma lo fanno, lo fanno... Tra poco, perciò, sarò DI NUOVO precaria anch'io... Ditemi pure che sono pazza (come stanno già facendo), ma così non si può... Mio marito grazie a Dio mi sostiene... Scusate lo sfogo!

CosmicMummy ha detto...

@Katia: è chiaro che ci sono anche quelli che all'università perdevano tempo, che erano quelli che vedevi tu. gli altri non li vedevi perchè erano in biblioteca a studiare o in laboratorio e mangiavano un panino di corsa fra una lezione e l'altra per non perdere tempo e spendere soldi. e non si laureano tutti in scienza della comunicazione. io sono laureata in fisica e mio marito anche. conosco la situazione di tanti colleghi di università che ti assicuro non sono nè gli ultimi arrivati, nè se la sono presa comoda con gli studi, nè hanno paura a rimboccarsi le maniche. chi ha scelto di rimanere nell'ambito della ricerca è ancora precario, a parecchi anni dalla laurea, e ti assicuro che sono persone che non si sono mai tirate indietro di fronte a una o più notti in laboratorio. tutte persone indispensabili per il laboratorio in cui lavorano, eppure i loro capi non possono garantirgli nulla per il futuro. purtroppo in quel campo si fa leva anche sulla passione delle persone, che hanno fatto sacrifici per arrivare a fare quel lavoro, ma anche sul fatto che ormai sono talmente specializzate che avrebbero difficoltà a trovare un lavoro qualificato (ma anche non) nella stessa città in cui vivono e in cui hanno messo su famiglia. finchè si parla di persone giovani va bene un pò di incertezza, ma dopo i 30 anni non sei più giovane, dopo i 30 anni hai dei figli, un compagno/a che ha anche lui un lavoro e non puoi cambiare città o stato come se niente fossi. è su questo che fa leva chi continua a farti lavorare con contratti a termine, che tu alla fine per il bene della tua famiglia o anche solo per comodità (nella vita sono tante le cose che incidono nelle scelte) accetterai. mio marito per esempio pur avendo un curriculum di tutto rispetto è ancora precario ma gli sono richieste responsabilità molto al di sopra di quello che gli spetterebbero con il contratto che ha. io ora lavoro nel privato e me la passo meglio, ma le spese dei contratti che ho avuto in passato le ho pagate eccome. a partire dai 5 mesi di maternità che non mi ha ancora pagato nessuno a causa di negligenze di altre persone.

Anonimo ha detto...

Anna:
Il mondo dell'universita' e' un mondo a parte. io me ne sono scappata a gambe levate. l'universita' che conosco io (laurea quinquennale + dottorato ) e' molto simile a quella descritta da Katia. 80% della gente e' vestita da figa, vive di pause e sigarette e ci mette una vita a laurearsi.
Anche io lodo USA, ci vivo e lavoro (in universita btw) da quasi 6 anni, e mi sputo sangue tutti i giorni per fare quello che faccio.
Ho 32 anni sono "precaria" perche qui ti mandano via a calci nel di DIETro se cazzeggi, mentre in italia una volta ricercatore la maggior parte butta la penna... triste ma vero. colpa del sistema, che non da' incentivi. ma qui lavorare nei w-e e' la NORMA, cosi come la sera. Non ci credo che in ITalia e' cosi, conosco abbastanza gente per dirlo con sicurezza.
E BTW, a me 6 settimane hanno dato per la maternita'. E ho anche detto grazie, altro che.

Giuseppe D'Elia ha detto...

io stesso son in questa situazione, e so che tutta l'italia soffre, io sono a Napoli e vivo anche altri tipi di situazioni, ma è la situazione migliore che ho trovato, "a progetto" 6 mesi a 500€ non si può far altro che accontentarsi sperando sempre di trovare qualcosa di meglio nel durante...

ciò non toglie che la situazione da te descritta è la medesima che vivo io e tanti altri.... purtroppo è verò ... l'italia è così.

Una Qualunque ha detto...

Io purtroppo non ci sono nemmeno arrivata alla fase "precario"..io sono ancora nella fase disoccupata in cerca. La lunga ricerca di un lavoro, la delusione e le false speranze che ti crei ogni volta che vedi un annuncio che ti calza a pennello..poi l'attesa snervante di una risposta che molto probabilmente non arriverà mai.. Sono anche fermamente convinta che al giorno d'oggi, occorra sempre una spintarella, una buona parola da parte di qualcuno..da sola non puoi farcela... sola contro un'agenzia interinale che mette a selezionare il personale delle ragazze alla prima occupazione...mi domando come farò a riuscire un giorno a poter dire finalmente che un lavoro ce l'avrò anch'io .

Anonimo ha detto...

Da circa 4 mesi sono disoccupata e da circa 3 sono incinta (ed ecco come sono finita su questo bellissimo blog)
...e mi sento molto, molto, molto sola. Questo è un post vecchio ma vi prego fatemi comunque sfogare. Ho 34 anni appena compiuti e sono laureata con il massimo dei voti. Dal 2003, data della laurea, a oggi, sono sempre stata una precaria. Ora purtroppo non rientro più nemmeno nella categoria dei "giovani" che possono ancora sperare di essere ricordati dalla politica.
Ho cercato di diventare giornalista, ho lavorato per 4 anni vendendo i miei pezzi da precaria. Ho scritto per nomi grossi, ma forse è meglio non citare. Per farla breve senza annoiare, esattamente un mese fa credo di aver trovato lavoro: testata online locale (abruzzo). Evviva! Vado a un paio di incontri, mi si prospetta una collaborazione occasionale, nulla più.
Dico, ok... che offre oggi questo mercato italiano di meglio? Quindi ok.
Mi si prospetta un lavoro part-time in sede e sottopagato, con precisi orari d'ufficio: 300/400 euro (netti).
Dico, ok... meglio di niente e poi un lavoro part-time è già raro!
Accetto.
Ultima riunione prima di diventare operativi:
Parlando del più e del meno davanti a un caffè con i capi, uno dei due dice all'altro: "ma lei come farà il pomeriggio (sarei stata pendolare)?" E l'altro:
"Oh, non c'è problema, si vede che lavorerà da casa!"
Il mio viso si contorce in decine di smorfie da loro ignorate. Vorrei chiedere "ma non era part-time?" tuttavia un inspiegabile e maledetto senso di colpa mi fa tacere.
E poco più tardi, visto il clima di sorprese, mi azzardo a chiedere:
"Ma il sabato e la domenica il quotidiano esce?"
E loro:
"Certo!"
E io:
"Ah, e come fate con solo 4 persone? Chi scrive?"
E loro:
"Scrivete sempre voi, la domenica però da casa!" Con il tono di averci regalato un incentivo al lavoro degno di grandi e lungimiranti imprenditori.

Il giorno dopo telefono per dire che a quelle condizioni non ci sto più, mi tiro indietro e il signore capo ha anche il coraggio di chiedermi con aria di rimprovero "Ma come mai?"
Mi si offre un lavoro part time sottopagato che diventa magicamente a tempo pieno di 56 ore settimanali e si chiede come mai? Senza nemmeno uno straccio di giorno di riposo? Per avere 300 euro al mese che equivale a 10 euro al giorno?
E per una mole di lavoro che non vi sto a raccontare... ogni mio pezzo avrebbe avuto, a calcoli ultimati, il valore di 1 euro.
Non ha senso, e ancor meno ha senso che, mollato io l'osso, loro abbiano avuto solo l'imbarazzo della scelta fra decine di altri concorrenti. E questa è (anche) la rovina di noi precari. Dobbiamo avere il coraggio di rifiutare proposte di lavoro criminali e umilianti.
Scusate la lunghezza del post... tanti auguri all'autrice del blog che mi sta facendo sorridere in questi giorni così amari in cui non vedo un futuro.
Serena

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