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giovedì 9 dicembre 2010

Londra - un racconto breve

Mentre scaricavo le foto di Londra ho iniziato ad immaginare una storia, condita dal freddo, dalle luci di Natale e da un thè caldo. L'ho scritta di getto e volevo postarla insieme alle immagini, come in un libro illustrato. Poi ci ho ripensato - ma dai, a chi può interessare un racconto del genere? - e ripensato ancora - ma in fondo, perché no? Una short-story natalizia, un esperimento, chiamatela come volete. Eccola qui.

Londra - un racconto breve
nemmeno a dirlo, testo e foto: machedavvero

Rivederlo non ha senso.
Lo dice sottovoce, soffiando aria calda nella sciarpa, masticando le parole ad una ad una per poi inghiottirle piano.
Non-ha-sen-so.
Vuole assimilarne il significato ma ripeterle non fa che renderle versi, suoni dove si annidano pensieri voluttuosi e opposti.
Il freddo di Londra punge naso, dita, ciglia, e le luci si specchiano nel nevischio sciolto facendola camminare sul tappeto azzurrognolo delle decorazioni appese in Regent Street.
Il consiglio è di Marta, condito al solito di quel realismo pragmatico e ragionevole che lei assaggia appena, con la nausea capricciosa di un bambino davanti a un piatto di minestra. No, d’accordo, ha ragione. Cosa significa in fondo legare una frase fatta come “quando passi a Londra ci vediamo” all’azione di prendere il telefono, comporre un sms e mettersi d’accordo per un appuntamento? Sono parole nate per cadere nel vuoto senza rumore, conclusioni che sfilano un discorso con un taglio indolore e incolpevole. Non richieste, non per davvero. Nessuno dice “ci vediamo” pensando che ti vedrà davvero.
Aveva passato la mattina a Hyde Park percorrendo chilometri sul selciato umido, calciando mucchi di foglie gialle, osservando ragazzini in divisa scolastica giocare a pallone, i maschi sul prato e le ragazzine in gruppetti che lasciavano scoppiare in aria improvvise risate isteriche.
Poi aveva trovato una panchina, si era seduta sul legno umido, aveva inspirato l’aria pungente ed espirato dubbi tra le labbra, nel vapore. La nebbia intorno diluiva i contorni delle cose e delle persone. Un momento niente, il momento dopo ombre sempre più a fuoco, che tiravano fuori braccia e gambe dalla bruma lattiginosa.
Un cane che trotterellava solo. Una donna che spingeva un passeggino. Una coppia di anziani dai passi lenti e cadenzati, come se marciassero. O ballassero.
Il parco sembrava una bolla nella città, pronta a scoppiare appena varcati i confini.
C’era stato un pranzo veloce, poi un giro per negozi. Non aveva mai smesso di camminare. Il Natale era già ovunque, sbriciolava bagliori nelle vetrine e sui lampioni, lucidava pacchi regalo e carte di credito.

La presunta tranquillità le si era dissolta contro la bocca dello stomaco un’ora prima delle cinque. Aveva avuto voglia di vomitare mentre si specchiava nel bagno di Marks&Spencer e passava un nuovo strato di matita nera sotto gli occhi.
Chissà se sembro diversa. Chissà se dovrei sembrare diversa.
Il tragitto adesso è breve. Un passo dopo l’altro su per le scale tiepide di tosse e respiri della Metro, poi riflessa dentro alle vetrine illuminate, come sospesa da terra.
La caffetteria è in fondo alla strada e dentro profuma di cannella e di pane. Lei entra, osserva.
Una mamma che tiene per mano una bambina bionda con le scarpe rosse, ha le lentiggini, saltella su un piede, sarà già arrivato? Una coppia siede al primo tavolino all’angolo, si tengono le mani, hanno schiene curve sul tavolino per stare più vicini, devo sedermi, devo aspettare, cosa? Il cameriere è indiano, forse pakistano. Sorride e le chiede se è sola. Mentre legge il nome sulla targhetta – Joseph – e pensa che non gli calza affatto, mette a fuoco una mano oltre di lui. E una spalla, una sciarpa grigia, capelli scuri spettinati.
London - tea and scones
“I’m with that guy” sussurra, ed è come soffiare fuori la frase che rotolava nello stomaco fino a quel momento.
Rivederlo non. Ha. Sen. Rivederlo. Rimane solo il verbo, perché adesso ha alzato lo sguardo.
Quegli occhi l’hanno sempre attraversata da parte a parte, sperava fosse diverso questa volta. E’ come se sorridesse guardando sotto la pelle il tumulto che lei copre con la mano alzata, una smorfia di saluto e i passi con cui attraversa la sala.
“Hello, darling.”
E no, cazzo, non può iniziare con questo accento british che gli riempie la bocca.
“Cos’è questo cappottino da educanda?” continua.
“Ti sei fatto più stronzo, sei carino.”
“I know, I know.”
“In che lingua vogliamo parlare?”
“E’ bello rivederti.”
“Lo so.”
“Cosa fai adesso?”
Marta era stata perentoria, su questo, poteva quasi sentirla: ‘e anche se dovessi vederlo non raccontargli gli affari tuoi, tipo che ti sei lasciata con Davide, tipo le persone che frequenti, tipo il colloquio a Londra. Non dire niente. Saluti, ti informi sulla sua vita senza troppo interesse e abbandoni il campo senza avere tempo di offrire il fianco.” Questa cosa dell’offrire il fianco adesso la fa ridere, è una metafora così delicata rispetto alla violenza di quelle sensazioni. Non c’è spazio e ragionevolezza per offrire il fianco. Ce n’è per salutarsi cordialmente, ricacciando adrenalina nelle viscere, o per strapparsi la pelle di dosso, come se gli anni non fossero passati.
“Com’è vivere qui?” chiede - obbediente alle voci nella sua testa - e poi inclina lo sguardo e arrotola una ciocca di capelli al dito - obbediente a quelle nel suo stomaco.
Lui parla a lungo, sorride, ride, si tocca il labbro con le dita. Lei ricorda di aver sempre adorato il suo naso dritto e il modo in cui socchiude gli occhi quando dice qualcosa di serio, lui invece aveva un debole per il suo labbro superiore e per le ossa del bacino, che cosa stupida e sexy. Deve concentrarsi molto per non rimanere impigliata in quei pensieri, perché arriva il punto in cui vede bicchieri di vino, una parete di mattoni con un quadro astratto sui toni del rosso, e pelle, fiato, morsi. Si rende conto che la sedia della caffetteria è molto, molto scomoda, che avrebbe bisogno di restare e anche di scappare.
Parlano di niente, si rincorrono con le parole, come fossero spilli con cui pungersi a vicenda. Ridono. Molto. Troppo.
Lui ha dei problemi a toglierle gli occhi di dosso, sembra che le stia ricamando un ritratto con lo sguardo. Su e giù tra labbra e spalle e le ossa delle clavicole e i capelli e le mani, i polsi, e ancora.
“Andiamo” dice lei a un certo punto.
“Dove?”
“In giro. Non vorrai mica farmi passare mezza giornata davanti ad una tazza di thè?”
“Guido io.”
”Of course, darling.”
Ridono di nuovo, ed è una risata troppo contaminata per essere sincera, e la patina di noncuranza con cui vorrebbe coprire i gesti e le parole è del tutto inconsistente.
Se le prende la mano è perché davvero vuoi vedere se sono piccole e sottili come le ricorda. Se le sfiora il fianco aprendo la porta di un negozio è del tutto casuale. Se lo spinge per passare per prima ai tornelli della Metro, è un gioco sciocco. Se gli dice “darling” e lo guarda un istante di troppo, è un riflesso del passato, non un’anticipazione.
Invece niente è innocente, quel giorno. Non lo sono gli alberi di Natale, le decorazioni appese al soffitto di John Lewis, non lo sono le vetrine di Oxford Street o i locali di Soho.
Ma al tempo stesso, per lei niente è possibile. Ha già sperimentato l’alchimia imperfetta e distruttiva di distanza ed amore, e non è possibile rimettersi a giocare la stessa partita. L’hanno persa insieme. Anche ora, che si guardano come se volessero consumarsi le pupille addosso, sono perdenti.  Eppure chissà, forse proprio quel viaggio a Londra è capace di cambiare le carte in tavola.

Sono le otto passate quando si fermano a St.Cristopher’s Place a bere una birra in un pub, seduti all’aperto. Fa molto freddo, eppure accanto a loro una ragazza toglie la giacca restando in canottiera.
“Le inglesi hanno il sangue caldo, mica come le italiane” puntualizza lui. Fingono di arrabbiarsi, si picchiano con gesti deboli e goffi, si fermano mani nelle mani, a un respiro di distanza.
‘…e anche dovesse accadere l’irreparabile, anche se scoprissi che sei ancora innamorata di lui, non baciarlo. Piuttosto alzati e scappa, ma non baciarlo’ questa era la parte del consiglio che lei ricorda meglio. E in quel momento vorrebbe ricordare anche il suo sapore e il modo in cui schiude la bocca, inclina la testa.
Poi la ragazza seminuda e ubriaca scoppia a ridere, si agita, gesticola, quasi cade dalla sedia tra l’ilarità dei presenti.
E’ un istante. E’ una seconda bolla – densa di vapori, umidità e cattive intenzioni – che scoppia.
C’è un solo attimo dopo, in cui tutto può essere recuperato. Striscia tra le loro gambe, nel suo sguardo socchiuso, tra le dita che si trattengono un momento di troppo. Ma lei non è abbastanza svelta per trattenerlo o, forse, non vuole.
“Devo andare, ho un impegno per cena.”
“Ok” risponde lui. Ad una risposta così secca lei capisce di aver fatto la cosa giusta. Non si bacia un uomo che non tenta nemmeno di trattenerti.
Forse lui se ne rende conto, perché al momento di salutarla ci ripensa: “e se dicessi di no alla cena? Se…”
“No. Vado.”
“Ok.”

Il giorno dopo lei è di nuovo a Soho per discutere dell’offerta di lavoro. Dalle finestre dell’ufficio del responsabile HR si vede un sexy shop, il manichino in vetrina ha un completino da Mamma Natale sexy in latex rosso. Sul lato opposto della strada un taxi rosa confetto guida una fila di auto nere e lucide. E’ Londra, le contraddizioni alimentano l’atmosfera.
London - Cabs
Non ha dormito molto. Ha ripensato a lui, a come sarebbe stato (bello? folle? intenso? solo indiscutibilmente scemo?) passare la notte insieme. Il colloquio termina mentre un addetto del sexy shop allinea accanto a Mamma Natale una serie di vibratori di design. Lei sorride, saluta cordialmente, riprende sciarpa e cappotto appesi all’ingresso. La segretaria è molto affabile, “See you soon, have a nice day”.
“Allora?” la voce di Marta gracchia un po’ all’altro capo del cellulare.
“Mi hanno ufficialmente offerto il lavoro.”
“Oh, cavolo. Oddio. Davvero?”
“Già. Incredibile, vero?”
“E quindi da Febbraio ti trasferisci?”
”Così pare.”
”Non pensavo sarebbe successo davvero, loro sono così… stronzi. Sai gli inglesi, no?”
“Non ci speravo nemmeno io.”
“Come ti senti?”
Lei non riesce a rispondere subito.
”L’hai rivisto, vero?”
“Già. Ma non è successo niente, davvero.”
“Per adesso. Gli hai già detto che ti trasferisci?”
”No.”
“Brava. Non dirglielo. Magari non vi incontrate.”
“Magari no.”
“Com’è?”
”E’ sempre lui.”
”E’ questo il problema.”

Quando attacca il telefono è arrivata a Covent Garden. Siede al tavolino davanti all’angolo dei musicisti, quelli che suonano il tango di Astor Piazzolla da almeno dieci anni. Ordina un the verde che le scalda le mani e inizia a berlo ancora bollente.
E' tutta una questione di tempo.
E’ stupido, è insensato. Le farà male. Ma presto o tardi si rivedranno, e non ci sarà niente a fermarli. Ripensa al suo sguardo. Così, attaccata a quel pensiero, si sente viva, pericolosamente in bilico, palpitante in modo quasi osceno.
Il cellulare vibra in quel momento e, come se le avesse letto nel pensiero, appare il suo nome. Un respiro inghiottito piano. Il battito che rincorre lo stupore.
E. Legge.
“Questa volta è diverso: aspettami. Torno a Roma.”

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72 commenti:

Zia Atena ha detto...

Sei riuscita a rendere la frenesia del Natale, la frenesia dei pensieri della mente umana, la frenesia delle azioni conseguenti alla frenesia dei pensieri...
Mi son scese un po' le lacrime...forse perchè rivedo l'ineluttabilità del destino che perseguita anche me, come lei...forse perchè sei così brava a buttare giù quelle parole che scavano dentro e fanno riemergere le emozioni....
Non pensare mai più che non valga la pena "regalarci" i tuoi scritti...
Grazie!

Claudia ha detto...

E' bellissima e ti prego ogni volta che ti verrà di scrivere non ti porre il dubbio se vale la pena e se volgiamo leggerla. Sei bravissima e vale la pena di emozionarsi attraverso le tue parole!

Francesca ha detto...

ho apprezzato molto questo post! sia per il genere di storia...sia per come è scritta!! very nice!

Anonimo ha detto...

Wonder,
perchè non prendi spunto dai tuoi viaggi e scrivi un bel romanzo???
quello che ho letto è perfetto...solo che ti lascia con tanti puntini di sospensione... adesso non saprò mai come andrà a finire :(
Dai, continua il romanzo, sei brava e puoi pubblicare un bel pò di roba...
Mi piacerebbe trovare qualcosa di tuo in libreria, magari non a natale (tempi troppo stretti),ma per Pasqua sarebbe bellissimo...
Pensaci su...
intanto continuo a leggere il tuo blog in attesa del secondo capitolo!!! ^_^

Baci, Giusy

elavantin ha detto...

L'ho letto tutto d'un fiato, figurati se non ci interessano i tuoi esperimenti ehehehe!!!
Ecco però se non ci metti imperfezioni poi io cosa commento? Sempre solo positivamente? Poi sembra che lo faccio solo per cortesia... ahahah invece no! A parte scherzi che sai scrivere bene ormai è confermato, personalmente il tuo stile analitico e intimistico molto accurato, unito però alla mancanza di esagerazioni ed involuzioni stilistiche mi piace assai... Complimenti!

mioglobina ha detto...

il libro quando?!
ho voglia di leggere la loro storia, continua? finisce?

erika di prato ha detto...

Nooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!! la fine noooooooooo!!!! io li volevo a Londra!! e ora lei che fà? rinuncia al lavoro di sicuro! o gli dice che resterà a Londra? Facci sapere il seguito!....e comunque, ottima l'idea del racconto....che dimostra come una perfetta mamma/compagna/persona seria e responsabile/ecc.....in fondo in fondo sia una donna, e come tutte noi sogni ma a differenza di noi, sappia benissimo mettere tutto nero su bianco.
VOGLIO IL SEGUITOOOOO!!!!
con happyend ti prego!

Cristina ha detto...

Bello, davvero..L'ho letto in semi apnea. Poi come ti ho già detto Londra è nel mio cuore e tu ne parli come la ricordo io, mi fai riaffiorare sensazioni sopite. Concordo con le altre che mi hanno preceduta, hai la stoffa della scrittrice, perchè sai appassionare..E poi le foto, sono davvero belle, vorrei saperle fare io così!! Brava!!! Ps. adesso se riesco lo consiglio ai miei amici su FB..Sono ancora un po'imbranata in questo, ma merita un sforzo in più :)

Wonderland ha detto...

Grazie a tutte... in realtà non è una gran prova di scrittura e rileggendolo trovo mille imperfezioni, però mi piaceva condividere con voi questi pensieri e quest'atmosfera.

Wonderland ha detto...

@Cristina per condividerlo basta cliccare sul tasto con la F di Facebook che trovi alla fine del post!

erika di prato ha detto...

Chiara, scusa, ancora una cosa....sto facendo vedere a mio padre le tue foto, è un grande appassionato di fotografia, e mi chiedevo se c'è verso vederle qui sul tuo sito, tutte insieme invece di dover riaprire tutti i tuoi post....

Anna ha detto...

Bello, emozionante, lascia senza fiato e con la voglia di leggere il piu' veloce possibile per sapere il resto!!

Wonderland ha detto...

Erika se clicchi sul tag "foto" a destra nella colonna puoi vedere tutti i post con foto, altrimenti su Flickr ho una piccola galleria: http://www.flickr.com/photos/machedavvero

Elenilla ha detto...

Ciao ciao, ho letto il tuo racconto di Natale con estrema curiosità; in alcuni punti (pochi) mi è sembrato scritto in maniera poco fluida ma devo dire che il finale mi è sembrato... perfetto!! A me piacciono molto le chiusure... "tranchant" (...si scrive così???)!! E che danno un senso a tutto quello che si è letto fino a quel momento!! Complimenti davvero!! Posta altri racconti!!

Erika ha detto...

Bellooo, ci piace, e poi sa di Londra :)
Adoro gli scritti con ambientazioni reali di 'luoghi veri'!
Comunque lui e' uno stronzo, lo abbiamo capito subito, e questo pure ci piace :P ma secondo me va a finire che lei arriva a Londra e, talmente presa dalla nuova vita, non avra' tempo per vederlo e finira' per innamorarsi di qualcun'altro, magari del suo flat-mate...

elavantin ha detto...

Erica, ma che deve rinunciare al lavoro?? Ma che rinunci lui oh! ahahah

Maddalena ha detto...

che dire, bello e bello :) mi è proprio piaciuto! Non l'ho mai detto, ma morivo dalla voglia di leggere qualcosa di tuo che non avesse niente a che fare con maternità/bambini/vita vissuta...una storia, altre persone, altre vite. E te la sei cavata benissimo :)

Poi, un po' mi ci riconosco...anche se io mi sono trasferita qui a Londra con lui proprio per evitare questi "stream of consciousness" (!) tra cinque o dieci anni, che alle storie a distanza ci credo poco...però mi hai offerto uno scorcio di un altro possibile futuro, un "come sarebbe andata se..." ed è questa la magia della scrittura :)

Wonderland ha detto...

@elavantin: vero! quoto!

@Maddalena: grazie. anche io vorrei iniziare a scrivere non-solo-da-mamma, che mi annoio da sola altrimenti :) e comunque il periodo solopupa sta passando man mano che cresce e...chissà :)

erika ha detto...

semplicemente stupendo.
e adoro quelle foto.

Valentina Vaselli Konzal ha detto...

ben scritto...momento seredipity, direi.
come è diverso il nostro mondo dai confini dissolti grazie alle low costs, a skype, a interet..possiamo davvero scegliere con una libertà d movimento unica. io sto tirando fuori da miei ultimi 7 anni di mails di tutti i miei vari viaggi un sacco di materiale perchè vorrei scrivere almeno per la mia bambina un libro su come ho conosciuto il paese di suo padre in questi nostri anni insieme. Poi qualche giorno fa ho iniziato a pubblicare sul mio blog per prendere l'abitudine a scrivere tutti i giorni e divisa tra le due dimesioni che in questo momento mi assorbono di più, ovvero essere expat e essere madre da due mesi, ho deciso che scrivere dei viaggi passati e dell'essere expat bilancia la mia temporanea attuale mancanza di viaggi dovuta alla maternità, mantendo un territorio riservato almeo nella mente alla mia vita di prima, a cui prima o poi tornerò, ache se con pargola.

Valentina Vaselli Konzal ha detto...

ups, ho chiaramente un problema con il tasto n del mio pc :-D

CY ha detto...

Ciao Chiara, io questo brano l'ho trovato un pò Moccia style.
Certe parti mi sembrano un pò forzate. Come se volessi cercare a tutti i costi frasi, vocaboli forbiti.Non risulta naturale tutto quell'"intorcigliarsi" di stati d'animo scritti in quel modo e la trama è un pò deboluccia.
Spero non ti dispiaccia il mio commento. Spero che ci possa essere un confronto costruttivo.
Ciao,
CY.

Anonimo ha detto...

Mi sembra un ottimo inizio per il tuo secondo libro...perchè non continui il racconto? Mi ha appassionato moltissimo...il fatto che tu scriva molto bene e ogni tanto ti scappi un qual'è e un'esperimento, rimane un mistero ;-))) E le foto? Vogliamo parlarne? sei proprio un'artista!!!

Francesca mamma di Alice

regina87 ha detto...

E mò??? Adesso io voglio pure il prima e (soprattutto) il dopo della storia! Ok?! Non esiste che mi molli così, a bocca aperta stile pesce lesso! Sarei pronta a mollare il libro che stò leggendo ora così, su due piedi, per leggere questo!

Wonderland ha detto...

@CY certo, grazie del tuo parere, le vostre critiche mi danno sempre ottimi spunti di riflessione.

Per tutte: no, non ci sarà seguito e.. no, non è l'incipit di un nuovo libro... :) Solo un racconto.

Anonimo ha detto...

Brava Chiara...ben scritto, ottima la scelta del nome: Marta (è come il mio!)
baci

inachis_io ha detto...

Ti seguo su twitter. Non so se è più o meno offensivo (spero di no) ma mi piacciono molto i tuoi post/tweet/pensieri di genere non materno (forse perché ne ho abbastanza dei miei, di figli).

Ecco perché ti lascio un saluto proprio sotto questo bellissimo racconto.

Grazie

Marco

Cla ha detto...

porca vacca....e che è un estratto della mia vita? Il mio ex sta a Londra e già una volta siamo tornati insieme e lui è tornato in Italia e quest'estate sono andata io su e l'ho reincontrato....mamma mia che brividi a leggerlo....bravissima!

bebe ha detto...

molto carino! mi piace davvero come scrivi, brava :)

erounabravamamma ha detto...

bello! mi ha ricordato tante cose. ed ecco un esempio ben riuscito di "registri diversi", tra il serio e l'ironico eccetera. brava!

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara,
bel racconto, sopratutto il finale che ti arriva come uno schiaffo in faccia e ti strappa una risata beffarda. Son d'accordo con te che puo' essere solo breve, va bene cosi'.
Pure io pero' sono un po' d'accordo con CY. Secondo me frasi come "Un momento niente, il momento dopo ombre sempre più a fuoco, che tiravano fuori braccia e gambe dalla bruma lattiginosa." sono un po' forzate, come se cercassi di infilare la frase ad effetto per forza. Per me rallentano la scorrevolezza del racconto ed intoppano la storia. Pero' io parlo da lettrice e non da scrittice, per l'amor del Cielo, che non ne sono capace. Quindi accetta il mio commento od ignoralo se fuori luogo.
In bocca al lupo per il tuo lavoro.
Iaia.

Roberta ha detto...

Bel racconto, forse è vero che in alcuni punti è un po' poco fluido però l'ho letto tutto d'un fiato e mi hai fatto rivivere delle vecchie emozioni...
perchè escludi a priori che questi due personaggi possano avere un futuro? Dal racconto sembra che nella tua testa siano ben caratterizzati o comunque che possano diventarlo, nooo?!

Annaelle ha detto...

Ciao Chiara,
secondo me lo puoi migliorare, fa un po' troppo harmony o moccia... non so... forse semplicemente non e' il mio stile di "storia" ma questi sospiri sospesi e descrizioni dettagliati lo rendono un po' pesante e molto harmony.
spero non te la prenda, hai tantissimo talento e adoro il tuo blog.

cowdog ha detto...

io ci vedo un po' De Carlo, si vede che ti piace :) (o mi sbaglio?): molto descrittivo tanto che le cose le vedi. scrivi bene, ma anch'io personalmente preferisco uno stile piu' asciutto e meno "convoluto" (come dice anche cy, senza alcuni ghirigori la trama risulterebbe piu' fluida). ma naturalmente questo IMHO e da mera lettrice.
pero' secondo me e' un racconto assolutamente pubblicabile (oltreche' un bellissimo modo alternativo per raccontare un viaggio!).

Anonimo ha detto...

Ciao Wonder, anche io mi sento in accordo con CY e Iaia. Purtroppo trovo questo racconto di una banalità disarmante, sembra esserci poco di personale e molto dei clichè di genere. Mi ricorda una certa narrativa stile Armony. La prosa è un po' affettata, a mio parere e spinta verso la ricerca forzata di frasi ad effetto. Lo stile è debole e risente dell'utilizzo di questi espedienti linguistici che smorzano la freschezza e la fluidità del racconto rendendolo noioso. C'è molto di già visto e già sentito, per rendere meglio l'idea. Ma sono certa che con un po' di pratica tu possa tirar fuori frutti più appetibili. Spero di non esserti sembrata offensiva, ma ho lavorato come redattrice e ho pensato che un parere più professionale, diciamo così, ti potesse tornar utile. In bocca al lupo.
Francesca

Wonderland ha detto...

Moccia sì... ma Harmony no, ve prego :/ p.s. ma davvero tra voi c'è qualcuna che legge gli Harmony? io non saprei nemmeno che stile hanno... OMG.

Wonderland ha detto...

(cioè... "Moccia sì" NO: parliamone)

Wonderland ha detto...

@Francesca-redattrice, magari invece di critiche distruttive potresti provare a farne di costruttive... credo sia questo il lavoro di un bravo redattore, o no?

Annaelle ha detto...

Secondo me quello che traspare dal racconto (che mi piace tanto) e' il tuo amore per la citta' di Londra, quanto la conosci e ammiri ogni suo pezzettino. Quelle descrizioni le adoro, penso a mia sorella che a Londra ci e' stata per studiare e ne e' rimasta folgorata, tanto che ci e' tornata a vivere (e suo marito a Milano!)... questa passione e' bellissima, e si legge tra le righe :-)

Anonimo ha detto...

Secondo me invece la trama e' carina per un racconto breve. Con un finale che lo conclude benissimo.
Io commentavo sulle frasi descrittive talvolta troppo (quasi forzatamente) ricercate senza le quali la fluidita' del racconto ne guadagnerebbe. La seconda parte del racconto, da "La presunta tranquillita'..." in poi, scorre molto meglio.
Iaia.

mammagiovane ha detto...

Ciao Chiara!
Finalmente ho il tempo per commentare, anche se non mi leggi mai in realtà ti seguo sempre..
Bella sorpresa questo nuovo genere di post.
Mi è piaciuto molto leggere il racconto ed è indiscutibile la tua vena da scrittice.
Da profana posso dirti che ho trovato qualche intoppo nel leggerlo, probabilmente posso anche sbagliare, ma mi pare di aver trovato un paio di volte dei rallentamenti ..ma d'altronde lo hai detto anche tu di aver trovato delle imperfezioni..
Ovviamente questo andando a cercare il pelo nell'uovo perchè, ti ripeto, la scrittura ce l'hai nel sangue...

Brava, in gambissima!

Mammagiovane

sybin ha detto...

Thumbs up, "darling"!

Finale perfetto, ci sta tutto, io sono una di quelle che "Romeo e Giulietta forever".

Mi piacciono le tue metafore, sottili e pregnanti al tempo stesso. Non osanno, perche' in certi punti e' vero che il racconto si inceppa, ma al tempo stesso alzo il calice! Secondo me queste storie brevi sono sempre un'ottima palestra.

Ah, e non ho mai letto Moccia...ne' Harmony! Qualcuna si ricorda Cioe' ? XD

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con alcuni di voi..spesso mi sono ritrovata a dover rileggere la frase perche' mi ero persa tra paroloni ed aggettivi..e cosi si spezzava la magia....
Hai detto che l'hai scritto di getto...vuoi dirmi che tu pensi cosi cioe usi quotidianamente questi aggettivi per descrivere cose ed emizioni?!
Ti preferisco e ti sento piu naturale come mamma..
Lucia

Wonderland ha detto...

@Lucia sì, per esprimere queste sensazioni mi sono venuti naturali questi termini :)

Cris ha detto...

uh quante polemiche! :))
a me sinceramente il racconto è piaciuto, forse si, c'è qualche passaggio che non va, ma penso che sia comunque piacevole da leggere! forse avresti dovuto lasciarlo un pò più "naturale", ma è un parere!

PAMEN ha detto...

Ammazza, ecchessiete tutte redattrici e critiche letterarie??
E magari i vostri mariti sono tutti CT della nazionale!?
:-)

Io da giovine ho letto di tutto, da Eco a Harmony (ebbene sì! e non me ne vergogno) e adesso passo dalla saggistica alla Chick Lit più Chick (e non me ne vergogno). A me questo racconto ha regalato un pò di emozione. Forse perché ho provato l'esperienza di un grande amore "sbagliato" che ritorna, prepotente.

Attente che ora parto con la citazione dotta: "Certi amori non finisconooooooo fanno dei giri immensi e poi ritornanooooooo". Moccia? No, Venditti!!

un bacio a Chiara, in attesa di leggerla su Vanity!
Pamen

Anonimo ha detto...

Come non finisci il racconto??? E quindi lui torna a Roma per lei proprio mentre lei invece ha trovato lavoro a Londra? :'(((((((((((

amelie ha detto...

mi piace molto il linguaggio ke usi cosi' chiaro ..parole ke nn lasciano dubbi sull'emozione provata in qlnq situazione cn il lui dl racconto..brava

Anonimo ha detto...

Per piacere, non ti chiedere se vale o no la pena di scrivere. Tu SCRIVI, e basta. Che sei meravigliosa!!! ele

skenk ha detto...

cioè...a chi interessa???a me cazzo, a noi!!! dopo aver assaporato mille tuoi modi di scrivere ora ci delizi così...sei fantastica, ti seguo da quando hai aperto il blog e ti adoro, nonostante sia anagraficamente distante da te -ho 19 anni-
continua ad emozionarci =)

fefe ha detto...

...e perchè non scrivere un altro libro?! un romanzo magari!...pensaci...io te lo pubblico!!!
raffa

Francesca ha detto...

Quoto Sybin in toto, tranne che per Moccia & Harmony... ammetto di averli letti... apprezzati è un altro discorso... :/
Comunque, brava Wonder.
Trovo che lo stile "racconto breve" ti si addica - del resto, da un punto di vista puramente narrativo è lo stile più simile ad un blogpost, giusto? Continua, continua!!
P.S. Sappi che se ultimamente i miei incontri galanti stanno andando in modo drammaticamente pessimo, è solo colpa tua. Io continuo a prepararmi senza un'adeguata playlist, è chiaro che poi va tutto a carte quarantotto.... DAMN! :D

eteVaM ha detto...

Il racconto a me ha fatto venire in mente solo "NOOOOOO NON CI RICASCARE!!!" :) sono la Marta personificata!!! Le passioni non sono amori e boh .....mi ha fatto pensare che basta chi se ne è andato se ne deve andare....

Anonimo ha detto...

ammazza...mi piacerebbe leggere qualcosa di scritto da una delle tante commentatrici/capo-redattrici... ma chi ha chiesto un parere stilistico-letterario??!! meglio astenersi, no?!

Marta

Anonimo ha detto...

Anche io come tante ti seguo senza commentare! Devo dire che alcune critiche piovono gratuite! Odio le persone che mozzano le ali!
Cmq siamo i tante ad aspettare il seguito -_^

Claudia ha detto...

ahhh e alla capo-redattrice..Harmony si scrive con l'H!

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara!
A me è piaciuta la storia ma conoscendoti si vede che l'hai scritto di getto. Di solito i tuoi "racconti" (e con questo termine indico anche i racconti di vita quotidiana piuttosto che quelli del libro..) sono più fluidi.
Solo uan cosa però deo chiederti.. Siccome ti seguo dal 1 aprile del 2008 (^_^ con sommo gaudio) posso aver letto qualcosa del genere sul tuo blog in precedenza? O nel libro? Non so, qualche accenno a qualche tuo ex (stron@o) che stava a Londra o cose così? °_O
Lo so che non mi sono spiegata bene ^_^ quindi ci riprovo.
Ho avuto, durante tutta la lettura, la sensazione di conoscere già il finale. Di sapere già che la ragazza aveva avrebbe superato il colloquio. Di sapere già che aveva parlato con la sua amica prima di partire e che questa le aveva consigliato di non incontrarlo.
Ora, io ho un certo sesto senso, ma così spinto no :D
Per cui ho pensato che tu abbia già scritto qualcosa del genere da qualche parte.
Se così non è, ho come al solito, una sfrenata fantasia :DD
Sul serio!
Un bacione grande W!! :***
Sei sempre la mejo ;)

Fra

giuppy ha detto...

e poi? cosa succede??? dimmi che c'è un seguito....

giuppy ha detto...

e poi? cosa succede??? dimmi che c'è un seguito....

Anonimo ha detto...

Ciao Wonder,
ti leggo dalla scorsa estate (anche se non sono mamma, né ho intenzione di diventarlo) ma non ti ho mai lasciato un commento, però questa volta - da grande amante della letteratura quale - non posso davvero esimermi ;-)
Il racconto è molto bello soprattutto per quel finale inaspettato che ben rende gli imprevisti - talvolta paradossali - che il destino ha in serbo per noi ;-)
Forse limerei un po' alcune descrizioni che appaiono leggeramente stereotipate, per esempio, quando descrivi le persone che sono al parco ho avuto un po' l'impressione di leggere un cliché perché quelle sembrano essere proprio quel genere di persone che ti aspetteresti di trovare in una situazione di "genere" e non realmente vissuta. Non trovo assolutamente pertinente ed adeguato il commento dell'anonimo che ti ha paragonata a Moccia(soprattutto perché prima di scrivere un commento così inappropriato magari potrebbe sforzarsi di scrivere "un po'" correttamente (e non con l'accento come va tanto di moda ora). Per carità, errori ne commettiamo tutti, scrivere "un pò" con l'accento però è un errore proprio di concetto che personalmente trovo molto fastidioso. L'anonimo non se la prenda ;-)
Trovo che tu scriva molto bene, soprattutto mi piace il tuo usare aggettivi o verbi in maniera inconsueta (che non è voler essere troppo forbiti o leziosi come qualcun altro ti ha fatto notare) ma è il saper fare un uso inedito della lingua italiana. Ad esempio trovo originale quel "Il Natale era già ovunque, sbriciolava bagliori nelle vetrine e sui lampioni", ove il termine "sbriciolare" è usato al di fuori del suo contesto ordinario.
Avevo già notato questa tua qualità e mi piace molto. Soprattutto perché comunque sai farne buon uso.
Buona giornata e un bacio alla piccola.
Rita

Wonderland ha detto...

grazie a tutte! Come ormai saprete cerco di apprezzare e fare tesoro delle critiche, ma solo se costruttive. In questo caso tutti i vostri appunti su forma e stile
mi serviranno sicuramente in futuro per migliorare. Questo era un primo esperimento, se continuerete a leggermi troverete nuovi racconti, magari migliori :)

@Rita grazie di cuore, trovo che alcune parole "atipiche" riescano ad esprimere meglio certe sensazioni e a dipingere meglio le immagini che ho in testa... grazie per apprezzarlo :)

@Fra no, questo racconto non è legato a nessun episodio della mia vita. certo, per scriverlo ho richiamato sensazioni già vissute ma per il resto è pura fiction!

@giuppy no... nessun seguito... :)

@raffa ma grazie!!!! :D

@eteVaM sono d'accordissimooo!

LauraS ha detto...

L'espressione delle persone diluite nella nebbia mi ha molto colpita e mi sono dannata perché non è venuta in mente prima a me :D (vivo in pianura padana e la nebbia è un elemento su cui mi capita di riflettere spesso...!)
Per il resto non voglio dare giudizi di stile perché non ho l'autorità né il titolo, il racconto per me ha il pregio di ricordarmi una giornata di due anni fa, a Roma, con il mio Amore Sbagliato rivisto dopo secoli, a sfiorarci e a guardarci esattamente come hai descritto tu (solo che a differenza della tua protagonista io poi alla fine l'ho baciato eccome! :D)

CloseTheDoor ha detto...

arrivo tardi... intanto complimenti per l'idea del racconto breve!

(parentesi io mi sento ancora in pieno in fase 'solopupa' e faccio fatica a seguire discorsi diversi -- vicky iovine mi aveva avvisata ma credo che sto scocciando mio marito :-/ vabbè...)

ho seguito i commenti, i miei two cents: sono una lettrice-colibrì, nel senso che o una cosa mi acchiappa subito oppure cambio libro, e il tuo racconto per me ha iniziato ad 'ingranare' da "la presunta tranquillità", ma non saprei dire bene perché.
bellissimo il tema, comunque, dai il senso di qualcuno che si muove inconsapevolmente verso qualcosa, senza ammetterlo nemmeno con se stesso. fino al finale beffardo. bello, continua così :)

Anonimo ha detto...

Ok Wonder, la mia era solo un'impressione.. evidentemente ho colto qualche cosa già letta in precedenza (magari un racconto di qualche tuo viaggio a londra).
Un bacio e buon WE! :)
Fra

Anonimo ha detto...

CIao!
ho letto con piacere, soprattutto perchè penso sia importante e stimolante per chi scrive cimentarsi in 'formati' diversi (racconto, blog, ecc.)
Mi pare che tu ancora non sia a tuo agio nel racconto breve, come ti muovi invece sullo stile diario, dove riesci a essere veloce, limpida, divertente, coinvolgente.
Ma si legge sotto una forza delle idee, delle emozioni, una scintilla di unicità m. promettente che deve essere portata alla luce.
Ecco quando l'ho letto ho pensato 'carino ma lei può fare mille volte meglio'!
ti leggo sempre m. volentieri:)
silviaviola

Anonimo ha detto...

Ni, nel senso che scrivi molto bene (e paragonarti a Moccio mi sembra un filino eccessivo), ma ho mal digerito l'eccesso di descrizioni che secondo me appesantiscono il racconto e i personaggi stereotipati (dal Lui stronzo e sexy, all'amica saggia e un po' cinica) e soprattutto la scena del reincontro tra i due, troppo inverosimile, così come il fatto che lui, che l'ha lasciata per andare a Londra, cambi idea dopo un tè assieme.
Un'altra cosa che mi lascia spesso perplessa anche nei tuoi mommy-post è quel clichè della vita altoborghese tutta candele, bicchieri di vino, lingerie sexy, appartamenti e locali di lusso.
Per poi passare a parlare dei piatti da lavare o dei soldi che non ci sono, capisci che c'è un'incoerenza di fondo.
Comunque ho molto apprezzato il tuo libro così come in generale i racconti autoironici e ritengo tu sia molto più portata per quel tipo di cose.
Spero tu sia abbastanza sveglia da capire cosa intendo e a non prenderla come una critica distruttiva ;)

Baci
Inachis

Anonimo ha detto...

Sono a metà del racconto e non vedo l'ora che finisca perché non mi piace affatto, mi dispiace.

Anonimo ha detto...

Io lo trovo un bel racconto e credo che abbia il "ritmo" giusto, proprio perchè racconto-breve. Il tuo stile, in questo racconto, è molto simile al mio modo di scrivere: anche a me vengono naturali certi "virtuosismi" letterari, senza artifici... e credo che denotino una persona che ha letto moltissimo e di tutto. E scusa, non ti voglio paragonare a Moccia perchè Moccia non mi piace e invece tu sì!!! ( e guarda che sono una bibliofila...volevo fare la scrittrice, ma non ho molta fantasia!)

Anonimo ha detto...

ho sentito le farfalle nello stomaco e rivissuto i miei anni londinesi. grazie!!! e complimenti per la magia delle tue parole!! :)

fra ha detto...

Bellissimo, soprattutto il finale!

Anonimo ha detto...

Ho un appuntamento in data e ora imprecisata, sospesi nel futuro, con un amore mancato, o meglio, un amore perfettamente afferrato ma assolutamente irrisolto, e questo appuntamento è all'incrocio tra lancaster rd e portobello.
è sospeso nel tempo, in un futuro in cui a londra ci sarà il sole e io potrò dirgli che ero innamorata di lui anche se non glielo ho mai detto e che se siamo lì, se siamo lì entrambi, è perchè finalmente possiamo dircelo.
Chiara, il tuo racconto mi ha fatto tornare alla mente il mio appuntamento sospeso nel futuro. A cui non andrò, a cui spero di non andare mai. Ma che continuerò a custodire, ritrovando una sensazione di attesa, ogni tanto, inciampando agli angoli delle strade. Se passi da quell'incrocio, pensa al mio appuntamento.
Grazie per queste belle emozioni..ti leggo da tempo ma questo post me lo ero perso. :-D

Tully

In Divenire ha detto...

Complimenti!
secondo me è meglio lasciarsi il passato alle spalle, se si sono lasciati ci saranno stati dei buoni motivi...
personalmente credo del presente e futuro il passato che ritorna è un vaso rotto e incollato, le crepe si vedono!

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