il blog di una mamma per caso

sabato 27 febbraio 2010

Fregene, la perla del litorale romano

A Fregene je piacerebbe essere la Mondello di Roma.
Siamo onestamente fortunati ad avere il mare a una mezz'ora di distanza dal centro, ma da qui a farne una località glam ce ne vuole, invece a Fregene se la tirano.
Ok, non come all'Argentario o al Circeo, ma se la credono discretamente.
Per dire, molti stabilimenti hanno messo chioschi da aperitivo, letti al posto delle sdraio e tende bianche tipo Forte dei Marmi.
Sei Forte dei Marmi? No: sei Fregene. E annamo.
A Fregene se vuoi comprare "Hit Mania Dance" da un marocchino puoi pure morì: lì il mercato nero commercia solo Rolex tarocchi e Gucci contraffatte. Li manda il sindaco per far ambientare i turisti con la fauna locale ("sei di Cerveteri? tò, pìate sto bauletto sennò lo stabilimento ti rimbalza").
A Fregene, dal primo sputo di primavera in poi, c'è l'assalto. Per prenotare un tavolo devi avere un cognome importante, un fidanzato importante o un seno importante.
A Fregene ci trovi dalla Ferilli a Montezemolo, per dire, e ti verrebbe da chiedere: ma co tutti i soldi che c'hai, perché stai a Fregene, che c'è l'acqua zozza e la nube tossica di Fiumicino? Ma funziona così.
Oltre al vip medio, gli esemplari che amano scaldare le ossa al sole della ridente cittadina laziale solo:
La vecchia cotta: riconoscibile dal cappello in paglia, l'occhiale scuro, il barboncino d'ordinanza (solitamente di nome Charlie) e il caftano. Dicasi cotta per la consistenza della sua pelle, che forgiata da ere di esposizione agli ultravioletti alla concia toscana je fa na pippa.
Quantosòffiga: è quella che se sono scarpe o sono Gucci o sono Uggs, se è costume o mi entra fastidiosamente nel culo o niente. Se mi guardi o devi rosicà o devi morì.
Sò bello, bullo e ballo: è l'uomo della donna di cui sopra. Depilato, abbronzato, palestrato, nove volte su dieci è amico di "Chicco-che-stasera-ha-il-tavolo", o è Chicco stesso. Gira in branco e pippa come un formichiere.
E Ambrocio 'ndo l'ha lasciato: è la quarantenne media, e credo non serva spiegare il perché.
Carissimooo: è il marito della quarantenne. Solitamente sessantenne. Da dietro il suo Sole24Ore vuole bene a un sacco di gente. E' libero su cauzione per bancarotta fraudolenta.

Nonostante la fauna locale, ogni tanto Fregene è la meta perfetta per un pranzo fuori, soprattutto quando becchi il sole e quindici gradi dopo due mesi di diluvio universale.
Ieri ho incredibilmente trovato posto in uno dei ristoranti sulla spiaggia pur avendo un cognome anonimo e una taglia ridicola di reggiseno, e oggi ho portato la famigliola al mare.
Appena arrivati la Porpi si è avvicinata a un'area giochi già presidiata da qualche bambino. Due femmine per l'esattezza.
Una aveva due anni, il trench di Burberry e una piccola Vuitton a tracolla. Temendo fosse contagiosa, l'ho allontanata.
La seconda parlava inglese.
"Ah, siete inglesi?" ho chiesto alla mamma.
"No, ma ultimamente le due lingue vanno tanto."
Che è l'unica motivazione che non concepisco per spingere un nano all'apprendimento linguistico, e vabbè.
Mentre la Porpi mangiava spaghetti al pomodoro sotto il nostro tavolo è passato un chihuahua col cappotto in jeans (anche il jeans ultimamente va tanto, ndr), attratto dai chili di pasta che Viola faceva inevitabilmente cadere a terra. Tre o quattro pezzi sono caduti inevitabilmente anche sul cane, anzi, sul suo cappotto. La macchia era clamorosa. Il dilemma era: prendere il cane, spogliarlo e correre in bagno a spugnare il cappotto? Lavare il cappotto col cane ancora dentro? Fare la scarpetta sul cappotto del cane? Fischiettare?
Ha risolto la situazione un secondo cane, credo un labrador nero, che si è fiondato a sua volta sulla pasta facendo spaventare il chihuahua, che è fuggito.
"E' stato quel cane nero, ha spaventato il suo e poi gli ha anche lanciato del sugo" sarebbe stata la mia scusa ufficiale se la padrona avesse avuto da ridire.
Tra il primo e il secondo passano (orologio alla mano!) un'ora e venti minuti. Nel frattempo la Porpi si diletta a infilare le mani nella sabbia e poi lamentarsi perché se le è sporcate. Frega il camion a un bambino che gioca sulla sabbia e poi rosica perché costui se lo riprende. Insiste a molestare il chihuahua col cappotto. Rifiuta la spigola ma accoglie con un certo entusiasmo il carciofo alla romana.
"Facciamo un po' di foto" esclamo, tirando fuori dalla custodia la Canon.
"Vieni qui, che carini questi muretti. Porpi fai cucù settete."
(Porpi fa cucù settete)
Il rumore che si sente dopo è inequivocabile, ma è l'odore che ci stende definitivamente. Due muretti dopo esce fuori Mario Er Porchettaro - o sicuramente qualcuno del genere - e guarda allucinato la scena di una bambina piccola nascosta dietro a un muretto e la madre che scatta foto.
"Qua ce stanno i bagni comunque" annuncia ferale.
Dietro l'angolo sento Lui che ride come un pazzo.

mercoledì 24 febbraio 2010

Gli stickers si chiamano così per una ragione

Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Non basta pettinarsi con cura, stendere lo smalto e indossare tacchi in vernice nera per nascondere al mondo che la tua vera vita al momento si svolge tra pannolini e Peppa Pig.

Oggi sono stata a uno pseudo-colloquio, o meglio, a una di quelle chacchierate informali con personaggi virtualmente capaci di darti uno stipendio. Nascondono insidie a ogni domanda. Più ti mettono a tuo agio, più aspettano al varco la parte più autentica di te, quella rilassata, che potrebbe essere meravigliosamente brillante così come troppo disordinata per i loro gusti.
Oh, colloqui informali: vi amo e vi detesto.

Bene.
Era di questo che volevo parlare, ma anche dell'insana passione della Polpetta per gli stickers. Avete mai dato degli stickers a un bambino? E' la fine. Troverete stickers sulle pareti, stickers sul bidet, sopra i bottoni della lavatrice, su abiti e peluche, sui mobili, sulle finestre, sul pavimento.
Li troverete anche nei luoghi dove meno immaginereste di vederli, o dove mai nella vita vorreste vederli.
Nei capelli, ad esempio.
Nei capelli, guardandovi nello specchio di casa.
Nei capelli, guardandovi nello specchio di casa al ritorno dal colloquio.

Non so come ci sia potuto finire, forse era sul cuscino, forse è rimasto sui miei vestiti, forse sulla sciarpa. Ma questo non cambia la sostanza.

Ho fatto un colloquio con un orso polare nei capelli.
Sappiatelo.

domenica 21 febbraio 2010

Succede, se vai in palestra alle cinque

Alle cinque in palestra, perché si.
Trovi poca gente, macchine libere, nessuna ex compagne di liceo che trova adorabile venirti a chiedere della bambina mentre ti sta collassando il polmone sinistro sullo step, nessuna ex fiamma che occhieggia dal tapis roulant per controllare se nel frattempo t'è venuta la panza.
Si trova parcheggio e gli armadietti migliori sono liberi. Dulcis in fundo, è l'unico orario in cui la nonna può tenere la Porpi, quindi le cinque in palestra è perfetto per forza.
Il problema è quello che accade, in palestra alle cinque.
Interno giorno, armadietti.
Ho appena terminato l'allenamento ma non ho idea di quanto sia durato. Una donna in reggiseno armeggia con la sua felpa grigia. Ha le tette rifatte, le labbra turgide e un'abbronzatura caraibica.
"Scusi, che sa l'ora?" chiedo.
"Le sei."
"Scusi ancora, ma lei è mica Flavia? L'insegnante di educazione fisica del mio liceo?"
"Siii. Oh, siii! In che sezione eri?"
"La N."
"Enne? Ma quelle sezioni non ci sono più da anni..."
"Eh infatti."
"Ma scusa, da quanti anni ti sei diplomata?"
Attimo di silenzio. Il panico mi assale. Riesco a dirlo con un filo di voce...
"Dieci."
Accusa il colpo anche lei, evidentemente, perché la vedo sbiancare.
"Dieci. Oddio" risponde.
In un attimo, ci odiamo. Io le ho ricordato che non ha più trentacinque anni, ma va per i cinquanta e forse è anche arrivato il momento di fare il tagliando alle protesi. Lei mi ha fatto realizzare quanto tempo sia passato dal'età in cui girare in AllStar e usare Creamy come salvaschermo del cellulare era giustificabile, e che adesso che di anni ne ho quasi trenta (quasi trenta! com'è possibile?) dovrei anche fare la persona matura.
C'è stato un attimo in cui i nostri sguardi si sono incrociati, e dicevano tutti e due la stessa cosa: "niente di personale, ma sparisci."
Mi dileguo nelle docce giusto il tempo di sentire lo scalpiccio di due o tre paia di Hawaianas che mi seguono a breve distanza e aprono l'acqua accanto a me.
"Ma ddai, sul canale centododici di Sky lo fanno ancora!"
"A me mi piace troppo Carrie Bradsholl, quella che scrive."
Bradsholl?
"Ma è quella col tumore?"
"Si, quella. Si chiama Sarah Jessica Parker."
Anche se non vedo chi sta parlando, sento il dovere morale di intervenire: "ehm no, quella col cancro è Samantha."
"Chi ha parlato?"
"Io qui nella doccia a fianco" tiro fuori un piede per farmi vedere.
"Ah. Si vabbè, Samantha. Che poi sta con quello pelato orrendo."
"No, quella del pelato è Charlotte" puntualizzo.
"No, è Samantha" insiste la voce.
"No: Charlotte" ribadisco.
"Esticazzi, vabbè, comunque poi ci sono quegli altri due che non trombano più, la rossa e quello con gli occhiali."
"Ma a che ora lo fanno?" chiede un'altra.
"Boh, tipo la sera..."
"Eh ma io c'ho la tv in salotto, mia mamma rompe se metto Sex and the city."
"Vabbè dai, domani vieni a dormire da me e lo vediamo."
"Cazzo! Domani! Domani c'è la verifica di storia!"
"Ma su che è?"
"Sugli Dei greci."
Gli Dei greci? Ho un brivido perché so cosa vuol dire. Esco dalla doccia e guardo le tre interlocutrici. Trent'anni ce li hanno, ma in tre.
Una ha la bustina per lo shampoo di Victoria's Secret e l'accappatoio delle Wynx. E guarda Sex and the city.
Una specie di mostro.

L'esperienza mi ha insegnato che:
1- mia figlia a undici anni non avrà la tv in camera
2- mia figlia a undici anni non andrà a dormire da amichette con la tv in camera
3- mia figlia a undici anni saprà correttamente i nomi delle protagoniste di Sex and the City, ma solo per cultura generale
4- in fondo anche le undici sono un ottimo orario per la palestra, devo chiedere alla nonna

lunedì 15 febbraio 2010

Marie Antoinette



Venezia.
Ci eravamo stati qualche tempo fa, proprio per il Carnevale. Era stato un weekend memorabile, fatto di bacari in sequenza ininterrotta, di mascherine comprate per strada che ancora conserviamo, di risate senza senso, di corse fino all'orlo dei canali, di mia nonna che mi telefona mentre sono al quarto Spritz, di una conseguente ciucca storica con uno che mi entra nel bagno mentre faccio pipì e quando lo racconto nessuno mi crede, di fiori dipinti sul viso, di cioccolatini fatti in casa, di un nazifascista pazzo che ci ha indicato la strada della stazione. Era un po' la quintessenza di quello che eravamo, ecco perché abbiamo deciso di tornarci. Sapevamo che non sarebbe stato lo stesso, ma che sarebbe stato bello in modo diverso.
Potrei dire banalmente che la serenissima durante il Carnevale è un caleidoscopio - una parola che i poveri di Vocabolario trovano assai esotica - ma in realtà è qualcosa di più. E' una spremuta di gente stipata nelle calli che poi esplode nei campi assolati. E' una maschera veneziana di quelle che brillano al sole ma anche artigianale e creativa, cucita in casa. E' Spritz a due euro e mezzooo! E' scale, vicoli e scale e vicoli e l'odore del mare verso piazza San Marco. E' bambini, adulti e anziani, tutti con la faccia dipinta e gli stessi coriadoli tra i capelli.


Il weekend mi è stato regalato a novembre per il mio compleanno, e Lui ha fatto le cose per bene: maschere. Maschere serie, da noleggiare. Sono entrata nell'atelier con la meraviglia di una bambina a Disneyland. "Guarda quella parrucca! Oddio, quel vestito è meraviglioso. Guarda, dietro quella tenda si intravede uno che si mette il panciotto!"
Abbiamo scelto tra decine di abiti, in un attimo sono tornata la bambina di nove anni che vuole vestirsi da principessa. Avevo un'idea: Marie Antoinette, il film di Sofia Coppola.
"Ma lo sai che le somigli tanto?" mi dice la costumista.
Ridacchio mentre mi spogli e provo la gabbia che farà la forma del vestito. Ridacchio mentre vedo Lui che indossa le calze bianche da Re Louis, faccio giravolte in una nuvola di tulle rigido e scricchiolante. Chiedo otto volte come farò ad andare in bagno con tutto quell'affare, e mi rassicurano: basta sollevarlo. In effetti la gabbia è leggera. L'abito NO, pesa un quintale, ma è divino... Freddolosa come sono prendo anche il mantello. Provo la parruccona bianca ma è decisamente troppo. Scelgo un cappello, un tricorno rosa con piuma.


Iniziamo a girare per le strade e dopo cinque minuti smetto di contare tutti i turisti stranieri che ci fermano per una foto. E' chiaramente merito dell'abito ma gongolo un po'. A proposito di Gongolo, per strada incontro i sette nani con Biancaneve, animali di tutti i generi, panini e piadine che camminano, almeno dieci Teletubby, supereroi, personaggi storici e un mitico Noè che non sono riuscita a fotografare con tanto di arca e animali: un mito.
Pranziamo a tappe con Spritz e cicheti, ridendo di noi stessi mentre la gente ci addita, non è così frequente vedere Marie Antoinette che si alcolizza e mangia polpette.

Non abbiamo una festa per la sera, l'abbiamo cercata ma poi i prezzi erano inaccessibili e quindi pensiamo di starcene in strada. Poi, lui fa la faccia di uno che vede un'apparizione: "Una chiamata persa di Flavia!" esclama guardando il cellulare.
"Chi?"
"Flavia è la mia ex compagna di classe che ora lavora al marketing di una famosa catena alberghiera. Fanno una festa stanotte qui a Venezia, l'avevo chiamata ma non aveva risposto. Forse..."
Forse si. Sconto del 60% al festone dell'hotel di Flavia. E che ve lo dico a fa. Dalla trance-dance in piazza San Marco, con tanto di mega mantide alle spalle, a una festa stile Eyes Wide Shut con tanto di saltimbanchi, maschere d'ordinanza e zoccoloni.


Ci siamo svegliati tipo: "eh? dovecomecosa? ridatemi i giocolieri e la musicaaaa...." ed era tardissimo. Di corsa, coi costumi in un borsone e i cappelli in testa, siamo tornati all'atelieri per la restituzione. Il sogno finiva lì (per ora ;)
Siamo tornati a casa con un viaggio della speranza, facendo a botte secche per prendere il treno per Mestre dove avevamo parcheggiato. Al ritorno ci attendeva la Porpi con febbre e tosse, e ora siamo tutti qui a rantolare insieme.
In qualche modo la dovevamo scontare :)

Ooops, mi ero dimenticata di postare anche questo... ;)

venerdì 12 febbraio 2010

Neve a Roma



Abbiamo rimandato la partenza di qualche ora, per un'ottima ragione :)

giovedì 11 febbraio 2010

Alleanze

Con Sheryl va sorprendentemente bene. Dopo aver tanto penato, e dopo l'esperienza mistica di Mariela, sembra che io abbia finalmente trovato la tata giusta per la Polpetta che mi aiuti almeno fino a settembre, quando andrà - si! ci andrà! - al nido.
Sheryl mi è piaciuta subito: è giovane ma ha già due figli. Parla bene l'inglese. Interagisce alla grande con la Porpi.
Segno rivelatore: le sento ridere quando sono in camera. Contando che mia figlia è altresì detta "la mummia" per il suo entusiasmo socializzativo, lo trovo un ottimo segno.
Quello che non trovo un ottimo segno è il modo in cui Sheryl e mia madre abbiano subdolamente legato. Sono diventata una task force per il benessere e l'educazione di mia figlia, e fin qui ci sarebbe poco da dire, ma...
Loro confabulano!
Loro... si sono alleate!

"Sheryl ho preso il pollo per Viola..."
"No tua madre detto che io prepara sogliola."
"Ma Sheryl, io ho preso il pollo!"
"Ma tua madre chiamato stamattina e fatto già preparare sogliola."

"Sheryl, perché hai messo due paia di calzini a Viola?"
"Perché tua madre detto me di mettere."
"Ma io non detto."
"Ma tua madre dice che così tu fa raffreddare!"

"Pronto? Ciao mamma."
"Mi passi Sheryl."
"Perché?"
"Dobbiamo parlare di Viola..."
"Parlane con me!"
"No no, parlo con lei."
"Senti, se questo è un bieco tentativo per sottrarmi la poca autorità materna che mi ritrovo sappi che..."
"Autorità materna? Da quando ne hai una?"

Non so perché, ma mi è tornato in mente quel pezzo di Robin Hood della Disney che fa così:

(secondo 0:54)

lunedì 8 febbraio 2010

Stipendio e Venezia

Oggi è lunedì, e solo per questo un po' di irritazione è giustificata.
Stanotte mi è preso uno di quegli attacchi di insonnia cronici, alle tre ero ancora a rotolarmi nel letto rabbiosa e piena di pensieri orrendi - che i pensieri orrendi escono dalla tana col buio e ti si attaccano ai capelli come i pipistrelli.
Alle cinque e mezza è suonata la di Lui sveglia, doveva prendere un aereo. Ci ho messo più di un'ora a riaddormentarmi. Alle otto e mezza si è svegliata la Polpetta.
Ho fatto pace con la mattinata grazie a castagnole unte e cocacola, quindi nel pomeriggio dovrei andare in palestra e se devo dirvi quanto mi va, posso citare percentuali con zerovirgola davanti.
Poi: sono tre mesi che non uso il forno e il congelatore funziona male. Ho chiamato l'assistenza Whirpool circa due mesi e mezzo fa. Secondo voi in questo lasso di tempo sono riusciti ad aggiustarmi qualcosa? Of course not. Dovevano venire stamattina, dopo che un mese fa gli ho fatto un bonifico per un pezzo di ricambio che doveva arrivare "entro una settimana". Si sono presentati secondo voi? Ma soprattutto: hanno avvisato o risposto alle mie chiamate?
In tutto ciò sto scrivendo con lentezza esasperante, sembra che ogni parola sia sepolta sotto cumuli di distrazioni, questo post ad esempio lo è. E dire che sto facendo quello che amo... Non so, dicono che avere un blocco a un certo punto sia normale. Lo è anche voler riscrivere tutto da capo?
A proposito di lavoro: sono qui a scrivere anche lettere di presentazione per il mio cv.
Mi sento strana a cercare un lavoro serio dopo ben due anni da freelance, ma ho bisogno di facce. Di parole. Di aria. Di dovermi vestire bene. Di uscire tutti i giorni. E, cosa dimentico? Oh, certo.
Ho bisogno di uno stipendio.

Mi consolo pensando che venerdì mi godrò finalmente il mio regalo di compleanno: un weekend a Venezia. Ok, ora la giornata non sembra più tanto male :)

giovedì 4 febbraio 2010

Meglio tardi che mai



Oggi 17 mesi e, dopo aver imparato a camminare, a correre, a ballare saltellando, a colorare, a impilare i cubi senza farli cadere, ad accendere il microonde e il lettore cd, a navigare su youtube a richiesta e a dire "Kitty" e "Pooh", con circa un anno di differita rispetto al resto del mondo iniziamo anche a gattonare.
(ho iniziato a parlare anche io coi verbi al plurale, internatemi!)
Beh, non si poteva mica imparare tutto insieme :)

martedì 2 febbraio 2010

Voglio il Porpichannel

La Porpi non è ancora in età da tv ma, essendo figlia di una che a 29 anni ancora sa a memoria la sigla di Holly e Benji, il suo destino è segnato.
Scherzi a parte, per il momento cerco di metterla davanti allo schermo il meno possibile, di solito mi limito a lobotomizzarla con i canali prescolari in ore pasti.
Nonostante la guardi per meno di mezz'ora al giorno, il fenomeno inquietante dell'imitazione è già entrato in azione.
Come avevo scritto qualche tempo fa, è bastato uno scontro coi quattro sordi(di) mangiaconigli per traviarla. Adesso appena sente la parola il loro nome inizia a fare ciaociao con la manina in stato di trance. A casa nostra sono ormai un tabù: coloro-che-non-devono-essere-nominati.

So che arriverà il momento cartoni, e non sarà come alla mia età, che se alle 16.30 facevano "Tutti in campo con Lotti", il cartone più sfigato della storia, avevo come alternativa soltanto le repliche di Dinasty con mia nonna (oh, Dinasty! che m'è tornato in mente...vedete? nemmeno mia madre aveva la scelta tra Grey's Anatomy e Lost: si doveva guardare Dinasty! Che tristezza.) Adesso - per fortuna o putroppo - i canali tematici per bambini sono spuntati come funghi.

Giusto in proposito mi hanno segnalato questo blog, DimmiMamma, che trovo un'iniziativa interessante. In sintesi, c'è un canale per bambini che vuole sapere quello che "noi mamme", in qualità di (si spera) tramite e filtro tra nano e tv, abbiamo da dire. Trattasi di Boomerang, che per inciso trasmette roba che più o meno tutte conosciamo. Da Tom&Jerry a ScoobyDoo a RoadRunner ai Flintstones a..ok, avete capito.
Il tema trattato questo mese - Guardo quindi sono - mi ha fatto tornare in mente quello che è successo alla Polpetta con coloro-che-non...vabbè, coi Telecosi. E mi ha fatto anche ripensare a quello che succedeva a me quando ero una bimbetta coi capelli a caschetto e dopo aver visto Occhi di Gatto mi sentivo una sensuale ladra in tuta di latex anche se ero in scamiciato e calzini corti.
Il "giochiamo" alle elementari si traduceva in un "tu chi sei". Io sono Creamy! Io sono Sheila! Io sono Georgie! Io sono Pollyanna! Coro: "nooo, quella sfigata di Pollyanna nooo." Bimba Pollyanna uguale emarginata dal gioco.
Ricordo alla perfezione anche il caso-Hilary, che aveva fatto andare di moda la ginnastica ritmica per almeno un paio d'anni. Tutte, ma proprio tutte, pure le suore, si fabbricavano nastri artigianali da far roteare in aria. Il mio era splendido: rosa e lunghissimo, attaccato a un cucchiaio da cucina bucato. Meraviglia.

Se la domanda, comunque, è "come mi comporterò di fronte ai modelli proposti dai cartoni" la risposta è...complicata. Spero di riuscire a non lasciarle il telecomando e, vista la varietà dell'offerta, di dirottarla almeno nei suoi primi anni su roba educational o quantomeno tranquillizzante, e in questo caso ci sono almeno due o tre canali che per un po' tamponeranno la situazione. Tom&Jerry e altri evergreen potrebbero essere una buona soluzione. E poi... non so come sarà poi. Magari la tv sarà diventata talmente on-demand da farle un Porpichannel su misura.

Intanto l'iniziativa del filo diretto con Boomerang m'è piaciuta, ma oltre a temi di cruciale importanza per il corretto rapporto bambino-televisione, avrei alcune domande da fare:

1 - perché, visto e appurato che la ACME non funziona, Willie il Coyote non cambia fornitore e si ordina un B52 per seccare Be-beep?
2 - per quale sadico motivo il nome del figlio di Braccio di Ferro è stato tradotto in "pisellino"?
3 - e Braccio di Ferro, ha veramente 72 anni o li dimostra soltanto?
4 - ho letto da qualche parte che Titti è un maschio. Ditemi che non è vero.
5 - ma Bugs Bunny a voi, vi sta sinceramente simpatico?

piesse per voi, già che ci sono: ma i vostri nani guardano già la tv? se si, cosa?

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