il blog di una mamma per caso

mercoledì 31 marzo 2010

Baby Shopping

Ah, i consigli non richiesti.
Come farebbero le povere neomamme senza quella caterva di indicazioni a buon mercato che amiche, parenti e conoscenti snocciolano a raffica non appena il fatidico momento del parto si avvicina?
Ma soprattutto: come farebbero loro a non elargire presenti per il pupo, senza l'accorato e disinteressato parere delle commesse dei negozi per bambini?
Proprio ieri ho comprato un regalino per il pupo in arrivo di un'amica di Lui, e non ho potuto fare a meno di origliare la conversazione tra la solerte commessa e una generosa quasinonna.
Neononna: "Ah, bellina questa tutina. Questo lo prendo..."
Commessa: "E' taglia zero signora, la taglia zero non va quasi a nessuno. Ormai nascono tutti bimbi grandi, mica come una volta.."
"Eh si, il mio nipotino è stimato già tre chili. Taglia uno, dice?"
"Assolutamente, taglia uno da subito."
Anche a me avevano raccontato questa storia, tanto che quel paio di body taglia zero che mi avevano regalato non li avevo nemmeno portati in clinica. Ecco: mia figlia è nata di tre chili e mezzo e, nonostante questo, col body taglia uno sembrava Eminem.
"Quanti ne vuole signora?" ha continuato la commessa.
"Me ne dia due."
"DUE? Solo due? Guardi che i neonati si sporcano in con-ti-nua-zio-ne."
Oh certo, con questo criterio ho passato i primi due mesi di mia figlia a cambiarla tre volte al giorno. No: non perché effettivamente si sporcasse così spesso, ma per dire di aver usato almeno una volta tutti i completini regalati da nonne et similia.
"Ma che dice" ha continuato la nonna "li prendo tutti taglia uno?"
"Ma si signora, per i mesi successivi ci pensa la mamma."
Anche ai miei parenti avevano fatto questo ragionamento. Risultato: il primo mese avevo quindici repliche di tutto: body, tutine, pigiamini, cappellini, calzini. Dal terzo mese in poi, il vuoto cosmico.
Ricordo benissimo il giorno in cui ho dovuto pensionare la taglia uno: improvvisamente non sapevo più come vestire mia figlia. E' finita che le ho infilato un pigiamino a due pezzi che le lasciava una consistente striscia di pancia scoperta e sono corsa all'Oviesse vicino casa.
E' finita in questo modo.
Prima ho espresso timidamente la mia opinione alla quasinonna con un: "non ecceda con i regali, tanto ci saranno anche quelli di amici e parenti..."
Poi la commessa mi ha incenerita e ha commentato: "ma di tutine non se ne hanno mai abbastanza."
Nell'indecisione, tra una sconosciuta in stivaletti borchiati e una solerte commessa col caschetto, ha scelto la seconda.
Si è caricata due buste colme e ha salutato gentilmente.
"Devo fare un regalo a un neonato" ho esordito allora io "quella tutina blu a strisce. Taglia sei mesi."
"Come sei mesi? Guarda che è brutto regalare una tuti..."
"Non ci provare."
"Ma al neonato si deve rega..."
"Guarda che con me non attacca. SEI. MESI."
"E la mamma che dirà?"
"Un giorno mi ringrazierà, fidati."
So che non sarà bellissimo tirare fuori un tutone grande sei volte più del neonato, ma è bello risparmiare ad un'altra neomamma una corsa all'Oviesse sotto casa col pupo con la panza di fuori.
Credo di sapere cosa scriverò sul bigliettino: "un giorno capirai..."


E qui entrate in gioco voi!!! Questo racconto partecipa a Mamma che Ridere (clicca anche qui se non ricordi cos'è :) Lascia un commento con il tuo aneddoto sul tema ESSERE MAMMA, CHE ANSIA!, potresti vincere una fornitura di pannolini! Se invece vuoi partecipare con il tuo blog clicca qui. La vincitrice tra le commentatrici dell'ultimo post è Apple! Complimenti! Sarai contattata al più presto :)

lunedì 29 marzo 2010

Devo imparare almeno il cucchiaio

Le jeux son fait. Rien ne va plus.
Ho trovato spesso questa frase in uno dei libri che amo di più in assoluto (vi sfido ad indovinare quale).
Oggi torna a salutarmi per la consegna del mio, di libro. Ci siamo: è andato, i giochi sono chiusi. Da adesso ogni sua parola resterà così com'è, stampata e immutabile.
Paura.
Inutile procrastinare: non trovo parole migliori di queste, o forse potrei ma non adesso. Sono completamente assuefatta a ciò che ho scritto, credo di averlo riletto trenta volte e ognuna ero più cieca e dubbiosa della precedente.
In alcuni momenti ho persino dubitato di riuscirlo a finire.
Io e l'autodistruzione andiamo a braccetto, ho il grilletto facile per me stessa.
Quando ero piccola riuscivo a passare ore su un disegno per poi semplicemente farlo a pezzi se non ne ero soddisfatta. Rispondere a qualcun altro invece mi evita questi slanci di pazzia. C'era una data. C'era un contratto. C'erano soprattutto sonori calci in culo di tutti quelli a cui avevo detto:
"Vi prego, se vedete che faccio la pazza prendetemi a calci in culo."
Mai stata così felice di riceverne.
Oh, yessa.


Adesso aspetto solo di avere conferma della data di uscita, dopodiché ve la farò sapere.
La parte migliore della storia è che, scrivendo un libro al giorno d'oggi, il rischio di montarsi la testa e sentirsi scrittrice è praticamente inesistente.
Conoscente: "...e che fai di bello?"
Io: "Mah, sai, ho appena scritto un libro..."
"Ahahaha, ormai li scrivete proprio tutti eh? Le attrici, i politici, Totti, Cassano, Brignano...!"
"Paolo Giordano..." (questa è caduta nel vuoto con un tonfo sordo)
"...e mo' pure tu."
"Almeno giocassi a calcio! Manco quello!"
"Mica t'offendi eh?"
Offendermi? Ecchejedevidì?
C'ha ragione!!!
:)

p.s. quella sopra è la mia splendida manina che corregge le bozze. Non sono mancina, ma con la destra tenevo la digitale...

venerdì 26 marzo 2010

Polpetta la guardona

Mia figlia da grande farà la guardona.
O la stalker, come preferite.
Ultimamente la sua principale attività è fissare. Osserva attenta, immobile.
Osserva in particolare i pochi attimi in cui io e suo papà ci ricordiamo che siamo ggiovani e innamorati e allora è il caso di limonare anche un po'. Tempo due secondi netti e ce la ritroviamo a mezzo metro di distanza, con un intenso sguardo indagatore e la testa inclinata da un lato.
Se potesse parlare direbbe "lingua. molta lingua. vago suono di risucchio. occhi chiusi. che schifo."
Lo fa anche al parco. Invece di interagire con gli altri bambini, si avvicina a loro in modo imbarazzante e li fissa. Loro scappano, lievemente inquietati. Forse se la sognano anche la notte. I pochi che rimangono la fissano di rimando aspettando che faccia qualcosa: niente, lei è immobile come la sfinge.
Oggi l'ha fatto al supermercato.
C'era una signora con un enorme neo sul naso. Non che il naso fosse da meno, era enorme anche lui. Sembrava uno di quei nasi posticci, da Halloween, povera donna.
Mia figlia non ha avuto di meglio da fare, mentre io chiedevo il solito etto-di-cotto-senza-lattosio, che piantarsi a mezzo metro da lei e fissarla con aria torva.
Quando me ne sono accorta sono andata subito a riprenderla.
"Porpi, vieni..."
"Aaa-aaa!" ha esclamato lei indicando prima la signora e poi il suo nasino. "Aaa-aaaa!" di nuovo la signora, e ancora premendosi il dito sul naso. Roba che se je rideva in faccia era meglio.
La didascalia conclamata dell'"aaa-aa" era inequivocabile e universalmente comprensibile: "mamma, ma come? non vedi che ciospo de neo che c'ha questa? no, ti prego: lo devi vedere!"
Io volevo morì.
Non sapevo cosa inventarmi, ne' avevo il coraggio di balbettare la frase cult: "ah, i bambini...", perché è la gemella indiretta de "i bambini sono la bocca della verità" che qualche vecchia di passaggio davanti al banco salumeria, sentendomi, avrebbe potuto recitare in automatico.
La signora-naso è stata in silenzio per cinque secondi, mettendo il suo sguardo in modalità inceneritore, facendomi sentire proprio una brutta persona.
Ho balbettato uno scu-si un po' incerto poi mi sono dovuta lanciare all'inseguimento della Polpetta la quale, nella dirimpettaia corsia dei biscotti, aveva già puntato un tizio calvo e moderatamente ciccione.
Ringrazio di non avere parenti fortemente obesi, con nasi o nei evidenti o col parrucchino, altrimenti dovrei passare metà della mia esistenza a scrivere lettere di scuse e far recapitare grossi mazzi di fiori.

p.s. Stavo quasi dimenticando! Dite, vi piacciono i bigliettini da visita nuovi di zecca del mio blog? Ho deciso di fare un po' di outing :) Io li trovo così cariiiini...^^

giovedì 25 marzo 2010

Forse vorrei e forse posso

Ho sempre desiderato avventura, nella mia vita.
Oh beh, detto adesso, mentre il mio placido culo è stanziato sulla sedia del soggiorno mentre aspetto che la Porpi si svegli dal riposino pomeridiano, è decisamente argomentabile.
Un po' me la sono presa, nella vita: c'è stato un tempo in cui coglievo le occasioni con l'incoscienza dei vent'anni, ma non è durato molto. Sono tornata quasi subito nei ranghi, legata a ciò che credevo giusto. Normale. Sicuro.
Quanta gente vive davvero la sua vita?

A volte immagino il mondo come un enorme parco giochi, e mi vedo dondolare sempre sulla stessa altalena. Quell'altalena è tutto ciò che già conosco. Il resto del parco è tutto ciò che non conoscerò a meno che io non lo scelga.*
E' ridicolo, nonostante io abbia viaggiato tanto non ho mai vissuto altrove.
Nonostante io abbia avuto tante idee diverse, non ne ho realizzate che un paio.
Cambiare mi ha sempre fatto paura.
Oggi invece mi fa ancora più paura non cambiare.
E' una sorta di impronta che vorrei dare anche alla vita della Polpetta. Trasmetterle naturalmente il senso del "puoi fare tutto". La vita è tua e ne hai una sola. Rendila bella. Se non sei felice, cerca la felicità. Spostati, muoviti, agitati, corri, cancella o ritrova. Ma non stare ferma. Non c'è niente da aspettare, c'è solo da scegliere uno tra i milioni di percorsi che hai sotto ai piedi.

Perché questa riflessione?
Non sono ubriace ne' sotto l'effetto di droghe pesanti, anche se sa tanto di peace&lovefratello.
E' che io e la mia piccola famiglia pensando di fare una cosa un po' matta. E io penso sia spaventosa, ma anche assolutamente giusta. Bella.
Siamo qui a torturarci coi se e coi però, e chissà se riusciremo mai a dire "ok, facciamolo". Però intanto mi fa pensare a queste cose. E al fatto che, se domani fossimo convinti di essere più felici in un chiosco di banane alle Antille, dovrei onestamente alzare il culo da questa sedia e prendere il primo volo.
Voi non pensate? O meglio: voi cosa pensate?
Tra gente che lo fa, gente che sostiene che la felicità è una scelta, e la mia assurda natura in costante bilico bipolare, oggi sono al livello "forse vorrei e forse posso".
Che è sempre meglio di vorrei ma non posso, e anche di potrei ma non voglio.
Ora, cortesemente, qualcuno chiami la croce verde.

*no, notate che finezza di metafora materna. Una volta avrei probabilmente scritto "mi vedo in una discoteca a sei piani sempre a ballare la stessa cazzo di YMCA".

mercoledì 24 marzo 2010

Venceslao lo fa

Esterno giorno, ore undici e trenta.
Location: il famigerato parchetto delle mamme.
Paesaggio circostante: una mamma con tacco a spillo nella buca della sabbia. Un terzetto di donne sedute sulle panchine che fumano da bocca, naso e orecchie mentre i pargoli si strozzano qualche metro più in là. Giovani neomamme con passeggini 4x4, servosterzo e chiusura centralizzata. Un paio di nonne con nipoti. Varie ed eventuali.

Faccio tre passi di numero e la vedo in lontananza: Simpatia.
Non paga del monologo sull'asilo dei giorni scorsi, mi viene incontro apparentemente affabile.
"Ciaaao, come stai?"
"Bene grazie. Voi? Dov'è Venceslao?"
"Laggiù con la sua moto."
Il ventimesenne è effettivamente a cavallo del suo SUV formato baby. Solo che è fermo. Dondola come se fosse su un cavallino.
"Venceslao, vai che è verde!" esclamo incitandolo con la mano.
Simpatia mi imbruttisce pesantemente e specifica: "ancora non sa andarci proprio benissimo..."
Ah. Quindi tu ti carichi trentasei chili di SUV ogni giorno per guardare Venceslao che ci sale sopra. Tutto ciò è meraviglioso - vorrei dirle, ma mi trattengo.
"E la Polpetta? Ci va sulle moto elettriche?"
"No, se non sto attenta ci va sotto."
"Ma sul cavalluccio ci va?"
"No, ci abbiamo provato una volta e ha avuto un ficozzo in testa per due settimane."
"Ah. E sul triciclo?"
"No."
"E sul dondolo?"
"No."
"Ah" Simpatia è delusa "Vuole provare la moto di Venci?"
Lascio che qualche secondo di silenzio e la mia faccia rispondano.

"Però Polpetta balla. E fa le battute" affermo qualche attimo dopo. Lo dico. Si, lo dico davvero.
"Ah" risponde lei poco convinta "le battute, che carina..."
"Si. E' intelligente per la sua età.."
"Oooooh, Venci è intelligentissimo! Pensa, sa già disegnare le forme. Lei disegna le forme?"
"No, lei segue il filone neoastrattista."
"Venci sta anche imparando a colorare nei margini. Dicono che sia precocissimo per la sua età, sono proprio contenta, è davvero sveglio."
Io e la Polpetta stiamo lì, impalate tutte e due, a fissarla. Aspettiamo che la smetta, ma non ne ha intenzione.

E' a quel punto che arriva Venci, il qualesi è evidentemente lanciato giù dal SUV. Corre verso la mamma con qualcosa in mano.
"Mamma!" esclama.
"Amooore che mi hai portato?" esclama lei con la vocina scema "ieri mi ha portato una margherita" aggiunge in brodo di giuggiole.
Venceslao depostita tra le mani della mamma un tronchetto scuro, vagamente friabile. Non è decisamente una margherita.
"Pappa!" esclama il bimbo.
"Amore, ma cos'è?" chiede Simpatia.
Non posso non intervenire.
"Cacca" esclamo. Mi avvicino per guardare meglio: "Si si, è proprio cacca. Secca."
"Pappa!" continua a ripetere Venceslao mentre la madre sbianca, lancia lo stronzo per aria e poi in piena crisi isterica trascina l'intelligentissimo Venci verso la fontanella.

Mia figlia probabilmente non saprà andare in moto a venti mesi, non colora nei margini e schifa i cavallucci, ma troverà modi sicuramente più igienici per dirmi che cucino di merda.

E qui entrate in gioco voi!!! Questo post partecipa a Mamma Che Ridere! per il tema IL CONFRONTO CON LE ALTRE (trovi qui la spiegazione dettagliata dei temi, invece leggi qui se non ricordi come funziona il tutto). Ti va di raccontare anche la tua storia al riguardo? Dai, racconta com'è per te il confronto con le mamme, quelle ipercritiche che snocciolano consigli non richiesti, quelle in perenne competizione, ma anche quelle che insegnano qualcosa di divertente a te! I migliori commenti a questo post potrebbero essere selezionati per far parte dello spettacolo, e il migliore in assoluto potrebbe vincere un sacco di pannolini (se non vi servono potete sempre girarli a me... muahahahah). Pronte? Mi raccomando eh, ovviamente io tifo per voi, sarebbe fantastico scrivere lo spettacolo insieme alle mie lettrici :D

martedì 23 marzo 2010

Una simpatica umorista

Ad oggi, diciotto mesi, il vocabolario della Porpi comprende i seguenti ed unici termini:
gnò
mamma
papà
nonna/o
am! (ho fame)
pappa
pipì
cacca
cucco (sedere)
ba-bau
a-a (pecorella)
cra-cra
ccà-ccà (qua-qua)
(verso del pesce)
(rumore del cavallo che galoppa)
(versi vari ed eventuali)

Si, c'è quella bambina al parco che ha diciassette mesi e si esprime come io non facevo fino a dodici anni, tipo: "mamma dobbiamo andare a casa e voglio la fettina alla piastra"
E c'è anche quella di venti mesi che canta le canzoni dei Negroamaro dall'inizio alla fine.
Si, ce n'è anche una che gira la testa di 360gradi e parla al contrario.

Nonostante la sua poca dimestichezza con le parole, la Porpi si fa capire benissimo a gesti e versi. Non c'è modo di fare la gnorry davanti alle sue esternazioni. Tipo, non so, ieri un bambino ha preso la palla di un'altra bambina, la quale si è messa a piangere. Lei, sentendosi la paladina della giustizia (Sailor Moon, anyone?) è andata dal bambino, ha indicato la palla sbattendoci sopra le mani e poi ha indicato la bambina dicendo "oo! oo!"
Ora: penso che anche un cinese muto avrebbe capito che il gesto unito all'"oo! oo!" singificava più o meno:
"Senti cocco, non sta bene fregare le palle alle bambine. Ridagliela immediatamente, se no mia madre ti fa un culo così."
Il bambino, ovviamente, l'ha delicatamente spintonata e se n'è andato bellamente con la non-sua palla. Risultato: due bambine che piangevano, un bambino che se ne andava soddisfatto.
Mi ricorda tanto certe dinamiche del liceo..

Oltre a farsi egregiamente capire, la Porpi ha iniziato a fare le battute.
Mi direte: sei una povera esaltata, ma ti pare che a diciotto mesi conosce il senso dell'umorismo. Io vi racconto, poi ditemi voi.
Ore nove.
"Porpi, prendiamo il sacco nanna?"
(Porpi ridacchia. Ridacchiare significa sì.)
"Porpi allora come si chiama questo? Il sacco...?"
"MaMMMa!"
E ride.
"Noooo... come si chiama? Sacco...?"
"Nann...MAMMA!"
E ride.
"Sacco...?"
"Bau!"
"Saccobau?"
E si taglia dalle risate. C'ha proprio la risata grassa, da vecchio panzone.
"Come saccobau? Come si chiama? Saccona...?"
"NONNO!"
"Sacco nonno?"
Si schianta dalle risate. Mi riguarda, fa pat-pat al sacco e ripete:
"NONNO!" e giù a ridere di gusto.

Oggi, stessa scena dopo pranzo.
Lei va a prendere il sacconanna, me lo porta, lo appoggia sulle mie ginocchia serissima e mi fa:
"NONNO!"
al che si accascia a terra dalle risate, non si tiene proprio, sta a morì.
"Saccononno" ripeto io.
"BAU!" risponde lei, galvanizzata dalla sua stessa battuta tanto che rotola dalle risate fino al divano, a cui dà una craniata storica tra le convulsioni.

Mia figlia a 13 mesi non camminava ma ballava.
A 18 non parla ma fa le battute con le 4 parole che conosce.

Voglio vedere la prossima volta, al parco, quando alle mamme  che mi dicono: "Oh il mio Paolino già canta lo Zecchino d'Oro e sa contare fino a dieci" io risponderò "la Polpetta fa le battute".

E' stupendo, perché non mi crederanno mai.

lunedì 22 marzo 2010

Domenica

Quando ero bambina avevo un'antipatia particolare per la domenica.
Domenica uguale pranzi coi parenti, di quelli interminabili, rumorosi prima e sonnolenti poi, con gli adulti che si abbattono davanti alla partita o trovano opportuno passeggiare mollemente le pance appena riempite. Un caffè doppio, grazie.
Domenica uguale pasta al forno anche se non hai tanta fame. Uguale chiacchiere forzate. Uguale noia, incredibile noia fino alle sei e mezza di sera, quando i parenti si disperdono e tu credo finalmente di averla scampata e invece no. Su, è ora di andare a messa.
Uguale piatti sporchi e compiti ancora da finire. Uguale mi-sono-dimenticata-dell'-interrogazione! Uguale no, oddio, domani è lunedì, oh no. No!
Uguale prepara i vestiti e la cartella.
Uguale stasera non si cena, che abbiamo mangiato troppo (parla pe'tte!).

Poi sono cresciuta. E la domenica è improvvisamente diventata il regno del vuoto.
Vuoto, come la mattinata passare a dormire dopo essere rientrata alle quattro.
Vuoto, come la testa ancora piena di un qualche tipo di alcol e un qualche tipo di ricordo.
A volte era anche un vuoto creativo, spazio di manovra per idee mai realizzate, libri mai finiti, film da vedere, fogli bianchi da riempire.
Il tempo trascorreva fino alle sei e mezza, ora aperitivo, quando si usciva di nuovo e tra un bicchiere, un piatto di pasta fredda e un cinema si tornava comunque a casa verso l'una.

Quando ho incontrato Lui, invece, è tornata ad essere una giornata bella. Il weekend era il nostro campo d'azione, programmato o improvvisato ma sempre pieno di cose da fare, posti da visitare, amici da incontrare, esperienze da provare. Solitamente partivamo il venerdi sera e ci perdevamo ovunquesia per le seguenti 48 ore. Andare al lavoro il venerdì mattina col trolley era qualcosa di meraviglioso.

Oggi la domenica è lo spazio di manovra della Polpetta.
Il suo tempo delle scoperte, delle risate e della meraviglia.
Ieri abbiamo passato la giornata in strada, fra Trastevere e Campo de' Fiori, quelli che un tempo non troppo lontano erano i nostri luoghi.
Ogni mezz'ora si era fatto tardi e dovevamo tornare a casa, e invece siamo rimasti lì fino a sera. Sparando bolle in piazza S.Maria in Trastevere prima, lasciando che Porpi giocasse con i bimbi di passaggio, e poi prendendo un'aperitivo a Campo, con lei che ballava al centro della piazza alla musica di un gruppo che suonava una versione swing di "Summertime".
Forse, semplicemente, la domenica è lo spazio che posso costruirmi a misura. Cercando di non vedere troppi parenti, di cambiare orizzonti, di dedicarci al casino e al piacere - indistintamente.
Dimenticando che il giorno dopo è lunedì.

venerdì 19 marzo 2010

Una brutale sincerità

E' inutile trincerarsi dietro frasi di circostanza.
Fingere una stoica determinazione mentre dentro si vorrebbe soltanto indulgere.
Pretendere di essere "una che": che fa le cose, che insegue i suoi obiettivi, che non molla mai.
Dichiarare intenti lodevoli e realizzabili, mentre la propria mente già cerca scuse.
Lasciare che l'altrui esempio induca attimi di rosicatio, e mai di motivatio.
A volte basterebbe semplicemente guardarsi dentro, ma anche allo specchio, per dire a se stessi la dura verità.


Aò, a me la palestra mi fa cagare.

giovedì 18 marzo 2010

Un mondo perfetto


Sono tre notti che la Porpi non vuole dormire.
Dopo 18 mesi passati ad addormentarla dondolando il passeggino abbiamo deciso di iniziarla al sonno nel lettino. Risultato: non dorme.
La cosa mi ricorda tanto, troppo quel periodo nero che abbiamo passato per sette mesi.
In questo momento è di là con Lui, pratica inutile quanto dannosa: la ritroverò come al solito coi conati di vomito dalle lacrime che chiama "maaaaammaaaa" col tono più straziante che conosce.
Il fatto è che vuole me. Me. Me.
Vuole me per cambiarla, me per mangiare, me per giocare, me per addormentarsi.
ME.
Me, che vado nella sua stanzetta e li provo tutti: Estivill, la Hogg, il rimedio della nonna, il culla-e-canta, il balla-e-salta, il zitta-e-mosca, il porca-e-troia. Fino a un lento esaurimento mentre mano a mano mi si fotte la cena, poi il telefilm che volevo vedere, infine il mio unico momento di relax.
Non posso delegare: vuole. Solo. Me.
Io? Voglio lei, certo.
E un Negroni bello forte. E un mondo parallelo dove sguazzare ogni tanto coi piedi.
Un mondo dove i bambini sono momentaneamente assenti, e se ci sono si addormentano da soli. Un mondo dove in questo momento porto degli stiletto in vernice rossa e, come una volta, giro per locali con le mie amiche e tra l'uno e l'altro mettiamo la musica a palla, cantando.
Un mondo dove in questo esatto momento non sto sentendo, per la centoventesima volta questa sera: "maaaaammaaaaa".
Forse, semplicemente, un mondo dove la mia dose naturale di pazienza è almeno quintuplicata.

Mamma che ridere (scriviamo uno spettacolo teatrale insiemeeee!)


Ve l'avevo annunciato che ci sarebbero state novità!
:D
Eccone una fresca fresca, che sembra fatta apposta per questo blog ma che potrebbe coinvolgere direttamente anche voi.
Sapete tutti il motivo per cui ho aperto questo blog. Ero improvvisamente e inaspettatamente incinta, catapultata in un mondo che viaggiava sui binari di uno stereotipo rigidissimo. La mamma doveva essere serena, felice e con l'amore che le usciva pure dalle orecchie. Doveva amare istantaneamente il pupo e ritrovarsi come per magia capace di gestirlo con pazienza e devozione. Doveva sentirsi appagata nel frullare del tacchino sgrassato e nel cantare ninne nanne anche alle tre di notte.
Ebbeh, anche no.
Fare a pezzettini questo stereotipo è la ragione per cui ho aperto un blog e quella per cui ho scritto un libro (l'ho quasi finito eh! quasi fatto! arriva, arriva! :D).
Per lo stesso motivo, da oggi parte la mia collaborazione con Mamma che ridere! un'iniziativa di Huggies e The Talking Village per scrivere uno spettacolo teatrale sulla vita da mamma, ma su quella vera, non appunto sullo stereotipo tutto sbattimenti di ciglia e sospiri.

martedì 16 marzo 2010

Confusa!


Parchetto ore 11.
Non-troppo-timido sole, margherite sui prati e cicche nella buca della sabbia. Forse anche un preservativo che è lì dall'86.

Perché mi viene in mente di tirare fuori argomenti delicati come la questione nido/non nido? Ve lo spiego io: erano circa tre mesi che non mettevo piede al parchetto.
Entro e chi ti ritrovo?
Simpatia.

Simpatia è la mamma di un bambino con un nome improbabile (quei nomi tipo 'Manfredi', 'Neri' o 'Venceslao', quindi lo chiameremo simpaticamente Venceslao) e la salopette fissa. Venceslao ha 20 mesi ma guida una moto elettrica di tre metri per tre. Poi dici che a vent'anni si fanno il Suv.
Mentre Venceslao a momenti mi asfalta la Polpetta, io saluto cortesemente la madre in vertiginose zeppe color melanzana.
Si unisce a noi la mamma di un'altra bambina di cui non ho mai memorizzato il nome, però so che lei, genitrice, ha un contratto con la Marlboro che la impegna a fumare in tutte le situazioni meno adatte come teatro, toilette, prima notte di sesso con uno sconosciuto e parchetto dei bambini.
La chiameremo Jigen.

Io non so assolutamente cosa dire a Simpatia e Jigen, davvero.
Non che non ci siano argomenti, ma la loro espressione durante i miei precedenti tentativi era stata un'incrocio tra "non me ne pò fregà de meno" e "dobbiamo proprio parlare? proprio? e vabbè, parliamo".
Oggi invece erano in vena chiacchiericcia.
"Ma ieri eri in via Rossi? No perché mi sa che ti ho visto..." mi chiedono.
"Si, sono andata a vedere una ludoteca."
(parentesi: bella quella della palestra, ma ancora non m'ha convinto)

Ecco, alla parola ludoteca le due si sono messe in assetto da guerra.
Simpatia si è chiusa il giubbotto imbottito fino al collo, Jigen si è accesa un'altra sigaretta.
Ero nel mezzo di una battaglia.

Ha iniziato Simpatia: "oh, Venceslao ANDRA' AL NIDO a settembre. Il nido è meraviglioso, il nido è... come dire? Una scuola di vita! Al nido imparano a giocare e interagire, a condividere i giochi e a riprenderseli, a gestire i bulli e a darle secche quando serve, a farsi rosolia e morbillo contemporaneamente, a mangiare da soli, a giocare a dama, a fare origami, la fisica quantistica, il cha-cha-cha, le favole di Esopo, il limbo, a cucinare col Bimby, il css, la breakdance e il punto croce rovesciato."

Mentre Simpatia prendeva fiato, Jigen ha approfittato della pausa: "oh, la mia bambina invece NO che non andrà al nido! Molto meglio tenerla con me e la nonna, visto che per ora ho il part-time. Il nido è un covo di bacilli, è il casino totale, è un luogo di perdizione. Ma le sentite le storie che girano? Che bisogno c'è? La bambina preferisce stare all'aria aperta, esplorare il mondo, stare coi nonni che chissà per quanto ce li avrà ancora, mangiare la pappa della mamma, fare la nanna nel suo lettino... A tre anni andrà all'asilo, che bisogno c'è del nido? Eh?" mi fissa intensamente.

"Io veramente dicevo ludoteca."
"Aaaaah, ludoteca!"
"Aaaah. Allora boh."
"Fai come ti pare."
"Ma... voi che dite?" chiedo così, per concludere.
Mi fissano di nuovo.
Lo sguardo è quello alla non ce ne pò fregà de meno.
Ve lo dico: io con queste qua ci rinuncio.

p.s. specifico perché me lo avete chiesto: NO! Per fortuna non sono tutte così al parchetto, anzi ci ho trovato due o tre ragazze davvero in gamba e simpatiche... però che gusto ci sarebbe a parlare di loro? ;)

domenica 14 marzo 2010

Di casting e prestigiatori

Avete mai partecipato a un casting?
Beh, io si.

A un anno mi hanno fatto una foto. Una foto molto carina, avevo un abitino azzurro a fiori gialli, la mia faccia cicciona (da bambina ero il piccolo Buddha) e un ciuccio in mano. Me l'hanno fatta in uno studio fotografico, ma questo io non lo ricordo. Era una pubblicità, un poster per una casa farmaceutica; io ero la bimba felice di prendere gli integratori di vitamine, ecco. Non ho mezzo ricordo di quel giorno, ma ho ancora il consunto e stropicciato poster della campagna, cimelio da mostrare ad amici e parenti. Il commento uniforme è: "ammazza che palla, ma che t'eri magnata il fotografo?"

A dieci anni frequentavo una famosa scuola di danza classica. Non per merito: ero sciolta come il tronchetto della felicità e il collo del piede non sapevo manco cosa fosse, avevo seguito un paio di amichette. Le direttrici erano due, secche, vestite di nero, snob ed esaltatissime. Esaltate a tal punto che una delle due aveva fondato un'agenzia di casting e sceglieva le bimbe - col benestare dei genitori ovviamente - direttamente dalle classi di danza. Era una roba umiliantissima, entrava questa mentre tu eri piegata a novanta gradi alla sbarra e indicava: "allora Francesca, Giulia, Anna, Diletta e Beatrice... dopo mi mandate le mamme?"
E sapevano tutte cosa significava: cazzo! Quelle le hanno scelte per la tv! Un mese dopo eccole lì, nel piccolo schermo a dire "wow, che buona questa merendina!" oppure "Le mie scarpine non le tolgo più!" o a fare dimostrazioni di danza ai programmi per bambini.
A me non mi hanno mai scelta... buuuu. Posso dire che presa a male?

In prima liceo una carissima amica col sacro fuoco della recitazione ha partecipato a un casting per un corto. La sento prima del suo ultimo provino, eccitatissima.
Il giorno dopo a scuola è la faccia della disperazione.
"Ch'è successo?"
"Mi hanno preso."
"E allora? Che è sta faccia?"
"Mi hanno preso..." e inizia il labbro tremulo "...per fare la parte..." lacrimuccia "...dell'amica bruttaaaa."
"Ma quando reciti è così, mica puoi fare sempre la protagonista."
"Si ma c'erano anche l'amica simpatica e l'amica secchiona. Erano meglio quelle."
"In effetti..."
Alla fine il corto l'ha fatto, convinto da me e un'altro paio di amiche, e ne è stata piuttosto soddisfatta. Oggi lavora in banca ed è una figa spaziale, alla faccia di chi la voleva come amica brutta.

A diciannove anni mi sono presa la rivincita sulle secche della scuola di danza classica. Dopo aver cambiato scuola e aver studiato per un paio d'anni classica e jazz quotidianamente (si, m'era preso il matto!) ho iniziato a fare qualche casting per tentare di trasformare la mia passione in un lavoro. Ad uno di questi, incredibilmente, sono stata anche presa. Certo, era un lavoretto da poco, ma pagavano bene e la soddisfazione di essere pagata per ballare era incredibile. Eravamo circa dieci ragazze, e ho iniziato a chiacchierare con una morona procace.
"Che lavoro fai?"
"L'assistente del mago Silvan."
Ora, ti aspetteresti una risposta del genere giusto in un film alla Big Fish, e invece lei per davvero, a parte quei due giorni come ballerina, passava il tempo a far sparire colombe e levitare in aria.
Era grottesco e affascinante.
"Dai, dimmi qualche trucco..."
"Oh, non posso: ho il segreto professionale!"
"E che succede se ti becca Silvan, ti taglia in due?"
Non ha riso.

Insomma, le mie esperienze coi casting sono state divertenti, leggere e a volte anche istruttive.
In tutto ciò, ve ne segnalo uno che si sta svolgendo proprio in questi giorni e magari qualcuna tra voi può essere interessata.
Brums cerca i nuovi volti mamma-bimbo per la campagna pubblicitaria della collezione autunno/inverno, e li cerca online. Su questo sito potete trovare il modulo di partecipazione e il regolamento.
Mi sembra un'idea carina, soprattutto un bel ricordo nel caso si venga scelti.
Mi raccomando, nel caso fatemelo sapere eh! Voglio tirarmela mentre addito i cartelloni per strada dicendo "ah, si, io quella la conosco" ;)

sabato 13 marzo 2010

Ho letto: Twilight


Vi avevo annunciato che ci sarebbero state delle novità, giusto?
E allora ecco la prima.
Per la categoria: non se ne sentiva proprio il bisogno, dopo la sezione pessima critica cinematografica inauguriamo la sezione pessima critica dei libri.
Eccomi qui a parlare di un libro che sicuramente molte di voi avranno letto:

TWILIGHT

Io per prima l'ho adorato (i primi due volumi, almeno) ma a ripensarci a mente lucida ci sono una manciata di particolari che non mi tornano. Riassumendo:

C'è questa brunetta pallida e tristanzuola di nome Bella che cambia città e da che non se la cagava nemmeno il netturbino, diventa la strafiga della scuola. Ovvio, spiega l'autrice: prima abitava in Arizona dove sono tutti biondi e abbronzati, mentre adesso nella piovosa e triste Forks dove sono tutti abituati al pallore emerge la sua eterea bellezza. Certo. Ah-ha. Si.
Non dimentichiamo che Bella è anche: introversa, goffa, timida e leggermente sociopatica, non una di quelle brutte e tristanzuole che però la danno e quindi un discreto successo... Lei manco la dà. Da qui il sottotitolo di Twilight, c'è speranza per tutti, poi eliminato in prima edizione.
(parentesi su Forks: come ti viene di chiamare una città "Forchette"? lo so che è realmente esistente, ma non potevi sceglierne una limitrofa con un nome più dignitoso?)

Chi incontra la nostra eroina il primo giorno di scuola? Il maniaco di terza B? La bidella che parla in dialetto? Una ciccia con gli occhiali e l'ascella un po' pezzata che diventerà la sua migliore amica? Oh, no: lei incontra un vampiro.
CHI non ne incontra uno il primo giorno di scuola? Solo che di solito è il prof di matematica, quello con la fiatella e il 4 facile.
Che fa 'sto vampiro? Se la magna in bagno? La squarta nel sottoscala della palestra?
Oh, no: se ne innamora perdutamente come non succedeva da almeno 150 anni.
Perché lui è un vampiro buono, è vegetariano! (o meglio, si nutre di animali, ecco).

Bella, chiaramente, contraccambia perché affascinata dalla sua oscura e misteriosa vita, dai suoi silenzi, dai suoi occhi e anche e in particolar modo dal suo culo. Il vampiro, come lei stessa descrive, ha la caratteristica di avere un corpo "molto freddo e molto duro". Evviva la sincerità. Egli, oltre ad essere ben dotato è lo gnocco della scuola, e probabilmente anche di tutte le restanti scuole dello stato. Ovviamente non solo ha scelto la nostra ex-buzzicozza come oggetto del suo amore, ma tempo venti pagine e inizia a dire roba che farebbe di Moccia un uomo felice, tipo:
"Scusa ma ti chiamo amore" oppure "Scusa ma ti voglio sposare", ma con frasi ancora più melense del tipo:
"Ti ho aspettata per un'eternità, non ti lascerò un attimo sola, ti sveglierai sempre al mio fianco, ti porterò con me ovunque andrò."
Altri due giorni e quello di Edward è classificabile come stalking molesto. 'Sta poraccia se lo ritrova sotto casa prima di andare a scuola, in camera quando torna a casa, nell'armadio quando cerca una maglietta, nel bagno delle donne, nel cassetto, nel portafogli, sotto al sedile, nascosto dietro la nonna.
Poco male, si consola la nostra, lui mi ama, è uno gnocco da paura e mi darà modo di sfogare l'ormone represso.

Il problema di Twilight è proprio questo: credi più all'esistenza dei vampiri che all'esistenza di uomini come Edward Cullen.
Uomini che puntano una ex-cozza, se ne innamorano nel giro di un paio di giorni, e dopo un'altra settimana sono lì, pronti a giurare amore eterno e a seguirti ovunque, e non cercano una sveltina, oh no!

Tornando a Moccia, il problema qui è anche "Scusa, ma non ti voglio trombare."
"Come?" fa Bella.
"Hai capito bene: niente sesso fino al matrimonio."
"Ma com... tu, che sei il cugino dell'anticristo, vuoi portarmi vergine all'altare?"
"Eh."
"Tipo sacrificio umano?"
"No, no Bella: è un atto d'amore."
"Atto d'amore un par di palle. Tira giù quelle braghe."
"Ma no, Bella: sono troppo forte per te, ti ucciderei!"
"Okkei, allora: non sono vergine. Sono stata con quello peloso."
"Quale?"
"Quello peloso, dai. Coi dentoni."
"Jacob il licantropo?"
"Ebbravo, quello. Sono allenata ai pesi massimi: tira giù le braghe. ORA."

Niente. Non solo Bella non riuscirà ad estorcere una sveltina al suo Edward, ma finirà per sposarlo. Solamente dopo avrà quel che desidera. Forse più di quel che desidera.
"Edward ma non dovevamo prendere precauzioni?"
"Ma nooo, stai tranquilla!"
"Edward, ho le nausee."
"Ah dev' essere sto virus intestinale..."
"Edward, ho la pancia a melone."
"Hmmm. Curioso."
"Edward, mica mi hai messo incinta?"
"MANNNOOOOOOO', ti pare! E' impossibile!"

Cosa ci insegna Twilight?
1. se non trombi, prova a cambiare stato
2. se finalmente trombi, non fidarti mai di un'uomo che ti dice "stai tranquilla"
3. se il tuo uomo ha i canini appuntiti ed è molto pallido, e un tuo amico è peloso e dentuto, hai un problema

venerdì 12 marzo 2010

Ma che culo

Avremmo dovuto immaginarlo: il morbo polpetto ha attaccato anche noi.
Ho iniziato io, ieri, abbracciata al wc.
Ha continuato Lui, oggi, con un 38.5 che nella scala maschile della febbre è traducibile in "stato di premorte".
Vivo ad acqua e riso in bianco da due giorni, e pur con tutti i dolori budellici che mi attanagliano, sto iniziando ad avere fantasie pornografiche che includono enormi crostate alla Nutella.
Prometto che ne cucinerò una appena guarisco.
Nel frattempo, stasera un party a base di enterolactis e patate bollite.
Dio com'è triste la vita, certe volte.

mercoledì 10 marzo 2010

Aggiornamenti (come altro chiamare questo inutile post?)

Rieccomi.
Sapevo che questi giorni sarebbero stati di fuoco e si, anche che la Porpi ci avrebbe messo del suo. Perché tanto è sempre così: se la tua vita scorre nei binari lei sta alla grande. Quando invece diventa un'apocalisse di scadenze, telefonate, consegne, imprevisti, casini allora le viene la febbre, il cagotto, il mal di gola, l'inappetenza e l'insonnia.

Sono in dirittura d'arrivo col libro e questo implica dover mantenere una concentrazione in dosi che non possiedo, proprio geneticamente intendo.
Ora sono qui ed è un momento di tregua apparente. Ho spinto il tasto "send" e aspetto paziente una risposta, che può essere "wow, che bel capitolo" così come "sai, a me non ha detto niente" oppure, come dicono le milanesi, è un po' loffio.
Loffio.
Non è una parola che vi ammoscia solo a sentirla?
Io la prima volta che l'ho sentita mi sono depressa per un buon quarto d'ora.

Nel frattempo trascuro la Polpetta, e non è una bella cosa anche perché lei ne risente e pensa sia un'ottima idea recuperare il tempo perduto verso le quattro del mattino, quando inizia a chiamare: "MaMMMMMa!" con le sue diciotto emme, e quando vado mi dice "CuCCCCCùùù!" con le sue diciotto cì.
E io rido. Alle quattro del mattino.
Rispondo "Sèttete".
E' il segno, ormai ho perso la ragione.

Intanto, visto che le idee mi vengono sempre sotto pressione, ho un po' di idee.
Una non so se potrò realizzarla, ma la seconda si, quindi si prevede una piccola novità per il blog... chiamiamolo "un tocco in più" :)
E molti, moltissimi aggiornamenti, altro che questo periodo.
Non sapete che da quando consegnerò il libro sarò ufficialmente disoccupata?
A meno che nel frattempo una delle duemilacinquecento aziende a cui ho mandato il cv non si degni di rispondermi, ovvio.
E quindi avoglia di tempo per postare...
Argh.

Nel frattempo, una Porpina malata e intutata. Non mangia niente, e per il resto del tempo finge di fare la pappa col cucchiaino.. misteri della vita.

venerdì 5 marzo 2010

Nonne spericolate

"Porpi trovamiii!"
risata e corsa polpetta
"Cucù-setteteee!"
risata polpetta
"Porpi, prendimi eh, prendimi!"
risata e corsa polpetta
"Ahaha sono troppo veloce per te, eh? Eh?"
gridolino polpetto
"Porpi prendimi eh, prendim...SBAMM."
"Gnooooognnaaa!"

"Porpi dov'è la nonna? (...) Mamma? Maaammaaa? MAMMA?!"

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