Una precoce crisi di mezza età
Oggi sono uscita due volte: sono andata al supermercato, e poi ci sono tornata perché avevo dimenticato il detersivo per la lavapiatti. Ho scambiato in tutto una decina di parole con adulti. Parole come "etto di prosciutto" e "due buste".
E cazzo non ho nemmeno trent'anni. Ho tutta la vita davanti per ridurre la mia vita a questo, ora anche no grazie.
Tanto ho detto e tanto ho fatto per non arrivare a questo e ora, complice il lavoro da freelance, (leggi: a casa e in solitaria) mi trovo coi piedi infangati in un tipo di routine che, davvero, non è della mia misura. Nemmeno un po'. Devo condurre la stessa vita che potrei condurre a cinquanta, sessant'anni? Ah si? E perché, esattamente?
Cose da fare entro fine mese:
- trovare almeno un paio di feste a cui andare
- organizzarne almeno una
- istituire apertivi bisettimanali con le amiche
- riuscire a mettere la Porpi a letto prima delle dieci, per poterci godere almeno il momento della cena
- mare, mare, mare
- dimenticare a casa i cd per bambini e sostituirli con la playlist del mio iPod
- shopping terapeutico
- partire col terzo invio di cv, questa volta con minacce
- cambiare colore di smalto ogni due-tre giorni (migliora il mio umore). ho il violetto, il blu, il rosa e il giallino. per ora dovrebbero bastare.
- fare quella cosa che non faccio da tempo: telefonare alle amiche. quelle telefonate chilometriche in mutande, sul letto, piene di pettegolezzi, congetture e prospettive
Se non fosse abbastanza chiaro: ho un momento di crisi.
Poi passa, poi passa.
Non è che perché adesso ho una figlia non devo vivere al 100%, giusto?
Pubblicato da Wonderland alle 20:15 154 commenti
Tags: inadeguatezze, me myself and I, problemi
Fa una certa differenza
A livello automobilistico sei diversamente abile, hai una macchina che è un bidone, ma quando scendi hai lunghi capelli biondi, leggings neri e una maglietta rockkissima (a pensarci, mi vesto sempre uguale...)
Se pò ffà.
Apri lo sportello posteriore ed estrai qualcosa a fatica.
Una borsa?
Uh no, cazz! C'ha una bambina!
Senti proprio l'eco dell'esclamazione "nabbambina!" nitido sopra il brusìo di fondo.
No, nzepò ffà.
Stai prendendo l'aperitivo con la Polpetta e un'amica, il PdA è affollato, c'è un po' di musica e mentre aspettate due Spritz da affogare nella luce arancione del tramonto, tua figlia si attacca al palo dell'ombrellone bianco e sculetta.
"a lapdance!" senti esclamare, di nuovo dalla stessa voce.
Con discrezione, lo imbruttisci.
Qualche chiacchiera, un giro di stuzzichini e si fa l'ora di andare via "sai, il bagnetto, la pappa blabla... occazz! Mi hanno bloccato la macchina!"
C'è una Smart parcheggiata in doppia fila esattamente dietro la tua.
Ti attacchi al clacson. Mezza poplazione del PdA protesta, tu sfanculi.
Dopo un quarto d'ora di clacson nulla è cambiato, in compenso lo splendido in RayBan decide di intervenire con passo alla "ehi pupa, ci penso io!"
"No guarda, non è il caso..." lo anticipi.
"Ma si, dai, che con tre o quattro manovre sul marciapiede te la sblocco..."
"Ti dico che non c'è biso..."
"Dammi le chiavi, su" ha quel sopracciglio alzato che non ammette repliche.
Con enorme incoscienza gli dai le chiavi.
"Comunque a te sta macchina non ti dona.." fa lui, con slancio da rimorchio.
"L'Aston Martin è dal meccanico."
"Bella lei" fa alla Polpetta "é tua vè? Peccato..."
Oh, lusinga. Si si: lusinga tornare dopo tanto al PdA e scoprire che fa ancora effetto, che se non fosse per il koala che continua ad aggrapparsi impietosamente al tuo reggiseno e fa la lapdance all'ombrellone, saresti in perfetto incognito tra i fighetti che alcolizzano il dopolavoro. Oh, com'è dolce accarezzare la folla con lo sguardo liquido, il ghiaccio che tintinna nel bicchiere e fare commenti con le amiche del tipo "quella la conosco, quello pure, quello è l'ex di G., quello ha preso un palo storico da F."
Hai voglia di essere ancora giovane, e ti accorgi che - decontestualizzata da ninnenanne e biberon - in fondo lo sei. Dove sei stata per tutto quel tempo? Ma adesso eccoti, sei tornata!
Galvanize!
Il popolo del PdA osserva incuriosito questa tizia bionda che lascia le chiavi della sua macchina al bullo del villaggio, ma tant'è. I quattro o cinque tavolini accanto al marciapiede attendono fiduciosi che qualcosa accada.
E qualcosa, infatti, accade.
RayBan apre la macchina, sale, sistema il sedile, apre i finestrini, mette in moto.
E riparte anche l'autoradio.
I quattro o cinque tavolini accanto al marciapiede, ma anche la fila dietro, riescono distintamente a sentire la tua autoradio. E non fa qualcosa come alors on dance pappàrarààà o itcouldbewrong, couldbewrong o if we evere meet again.
La tua autoradio fa:
siam tre piccoli porcellin
siamo tre
fratellin
mai nessun ci dividerà
trallallallallà
Pubblicato da Wonderland alle 17:09 46 commenti
Tags: amici, io mamma, vita col nano
Rotolando sul letto
Pubblicato da Wonderland alle 21:09 49 commenti
Di lei ricordo
Di lei ricordo gli abiti estivi, che accompagnavano i passi accarezzandole il ginocchio. Ne aveva uno blu notte a pallini bianchi. La cintura uguale in vita, i bottoncini sempre chiusi.
I capelli neri, con quel taglio che negli anni ottanta potevi vedere solo addosso a Biancaneve.
I gesti misurati, la matita sempre un po' tremolante sul foglio. Disegnava bambini sgraziati, con occhi chiusi ed enormi bocche. Dovevo sempre cancellarli e rifarli da capo, non capiva eppure mi assecondava. "Costruiamo una bacchetta magica? Allora tu disegna un cuore e coloralo di rosa" - mi obbediva, come fosse lei la bambina.
La dolcezza rendeva quieto tutto ciò che faceva, mancava di polso ma non di poesia.
Le sue favole erano interminabili, le tre melarance di cui non ricordava mai la fine, i racconti del dopoguerra, quel cappottino sottilesottile e le scarpe aperte per camminare sulla neve. Una mela al giorno, colta dalla povertà e non dai proverbi.
La sua vita accanto a un uomo burbero, così diverso da lei, così amato prima e così sopportato poi. Il suo preoccuparsi sempre troppo, sempre per me.
Il modo in cui ci salutava quando tornava a casa: non con le mani, ma con tutte le braccia, come se non fossimo lei per strada e noi al balcone del primo piano. L'enfasi era quella delle grandi partenze, come avesse i piedi piantati sul pontile di una nave per il mare aperto.
E la foto che teneva appesa sia in corridoio che in camera. Quella dove è giovane, voltata di tre quarti, le guance scolpite da una luce opaca che rende la sua pelle levigata e perlacea. Il naso dritto, un pezzo di colletto nero, gli occhi pieni di altrove.
"L'ha scattata un fotografo del cinema" diceva sempre.
Deve per forza essere in uno splendido posto.
Pubblicato da Wonderland alle 14:02 76 commenti
Tags: me myself and I, nonna, riflessioni
La prima
La prima è così, ti fa svegliare la notte e pensare: è domani! Oddio, e se dirò soltanto un'interminabile grappolata di cretinate? E se inizio a balbettare come una capretta tirolese (già successo -.-)? E se me ne esco con una sfilza di ovvietà che te le dice pure il cane?
La prima ti fa venire la sindrome della festa delle medie. Quella "non verrà nessuno". Perché tu sei lì, psicologicamente pronta, e davvero, con tutto il cuore, speri che la sala sia piena. Almeno un po'. Dai: metà sala. Ok, almeno dieci persone please. Sai che non succederà, ma la sindrome ogni tanto ti fa convincere assolutamente che sarete tu, la tipa della casa editrice e due pensionati di passaggio.
La prima ti fa prendere appunti in treno, che dimenticherai non appena arrivata. Ti fa mettere due scelte d'abito in valigia che, decidi sempre in treno, non vanno proprio bene.
Se arrivi a Milano alle quattro e alle cinque e mezza hai appuntamento in Mondadori per la prima presentazione del tuo libro che fai? Ti riposi? Inizi a prepararti con calma? Oh no: lasci il trolley in hotel ed esci. Perché tu sei scema. E sei anche digiuna dalla colazione. Vedi una gelateria (scoprirai dopo, tra le più quotate di Milano: ecco perché fai un quarto d'ora di fila per un cono) prendi due gusti, piuttosto complessi a dire il vero, tipo yogurt con pistacchi, passito dop e pesca selvatica e biostracciatella carpiata.
Fai cinque passi: H&M. Azzo! Eichenem! Sicuro trovo un vestitino che fa al caso mio, sarò scicchissima spendendo 19 euro e 90!
Entri da H&M e un robusto buttafuori nero fa letteralmente il suo lavoro e ti riporta sul marciapiede: no col gelato! Intima, come alle bambine. Sei assalita da un dilemma che risolverai in pochi istanti frullando tristemente il biogelatodop nel cestino e fiondandoti nel negozio. Risultato: i vestitini da diciannovenovanta fanno cagare e tu sei ancora digiuna. Qualche altro giro a vuoto.
Torni in stanza che non si sa come si sono fatte le cinque. Devi fare una doccia, vestirti, truccarti, capire dove devi andare. Mezz'ora, sappiatelo, è un tempo minimo per tutto ciò.
La prima scelta è un abitino zebrato di Zara: lo metti e improvvisamente stai per compiere 42 anni. Anche no.
La seconda scelta è rock: leggings lucido, tshirt a righe con spalline in paillettes e peep toe. Il rischio è quello di sembrare una che vorrebbe tanto avere diciannove anni (e in effetti), ma speri che il blazer lungo che infili sopra smorzi l'effetto. In fondo è fine maggio, mica agosto. Lo terrai addosso.
Esci: 30 gradi. Afa.
Arrivi in ritardo, come solo i romani sanno fare.
Chiaramente, i milanesi sono quasi tutti lì. C'è un cartello all'ingresso col tuo nome a caratteri cubitali e la copertina del libro. Resisti alla tentazione di fartici una foto davanti col sorriso da ebete.
La sala non è ancora piena, ma per fortuna nemmeno vuota: già così l'effetto "festa delle medie" è scongiurato, ti senti sollevata.
Dentro, qualche amica blogger che rivedi con grandissimo piacere, ragazze a cui vorresti presentarti ma ti vergogni troppo e amici milanesi che ti promettono un aperitivo molto alcolico a fine presentazione. Ci stai. A dire il vero qualcosa di alcolico te lo faresti pure subito, perché la gente sta iniziando a riempire la sala e passano pochi minuti prima che ti dicano di cominciare.
E così ero lì. Io, supportata e presentata dalla bravissima Jolanda, che colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente.
Si è parlato del mio libro, di com'è nato, del blog, di voi lettrici del blog, dei lati divertenti della maternità e di quelli oscuri, del cheduepallecertevolte, di quello che c'era prima e che può esserci anche dopo. E' stata un'ora intensa, dove spero di non aver detto troppe idiozie - ero davvero davvero emozionata, e dove spero di aver trasmesso qualcosa per la prima volta parlando, e non solo scrivendo.

Mentre parlavo scrutavo la platea, vedevo visi sorridenti come a dire: ehi, sono io, mi riconosci? E alcune di loro le riconoscevo davvero. Poi è stato il momento delle domande, e sono stata davvero felice che tanti, tra il pubblico, abbiano avuto voglia di chiedermi qualcosa. E' stato un piacere rispondere :)
Saluti, applauso di rito, e la fila per firmare le copie.
No, un attimo... la fila??? Per me??? Non è che mi tornasse tanto questa cosa. Già era stato strano parlare dal palco, ma firmare anche sembrava davvero troppo... E invece alla fine eccomi lì, la penna in mano e nessuna idea su cosa scrivere. Cosa vi avrò scritto? Non ricordo bene, non sono molto abituata a tutto questo. E davanti a me volti familiari o meno, "io sono Desy! commento sempre!" oppure "io ho commentato una volta sola, ti ricordi di me? sono Sara" (ehmmm...noooo scusa -.-).
E' stato splendido conoscervi, comunque. Grazie ad ogni singola persona che ieri sera alle 18 era con me in quella sala. Per me è stato un momento davvero indimenticabile.
E dopo... eh, dopo.
Dopo un Negroni.
Un Negroni a digiuno, ottima scelta.
Qualche amico, il sole che scendeva sulle guglie del Duomo. Musica. E poi una cena. E una birretta. E tornare in albergo alle due, brilla, ticchettando su 12 centimetri di peep toe pensando che è una cosa che mancava da troppo tempo.
Prossimo appuntamento finalmente a Roma, nella mia città. Vi aspetto il 22 giugno alle 18 alla Feltrinelli di Galleria Colonna.
Pubblicato da Wonderland alle 20:30 51 commenti
Tags: blog, libro, presentazioni
Bullismo
"E' brutto, brutto!" esclama mia mamma entrando a casa con la Polpetta, dopo averla portata un'ora al parco.
"Chi è brutto?" chiedo.
"Jacopo" risponde mia madre.
"Pooopo" fa eco la Porpi.
"E chi è Jacopo?"
"Un bambino del parco. La Porpi era lì con le sue bolle, lui glie le ha prese e le ha rovesciate per terra."
"Apperò..."
"No ma aspetta: la Porpi si era appena ripresa e stava cucinando le foglie nelle sue pentoline. Arriva Jacopo e si porta via tutto."
"Ammazza che bestiaccia sto Jacopo."
"Ha pure rotto una delle pentoline."
"Becero."
"E alla fine l'ha spintonata. Vedi qui? Ha un livido sul ginocchio."
"Ma... ma questo Jacopo è un mostro! Glie ne devo dire quattro alla madre, che va bene tutto, ma questi bambini più grandi che fanno i prepotenti coi più piccoli a me mi fanno andare fuori di testa. Amoooorepolpettaaa... povera, vessata dai bimbi più grandi. Mamma, mo' che è quella faccia?"
"Jacopo ha undici mesi."
Mia figlia, venti mesi, subisce del bullismo da uno gnappo di undici mesi. Cosa devo insegnarle prima: un'elegante indifferenza o il lancio di oggetti contundenti?
Pubblicato da Wonderland alle 17:02 52 commenti
Tags: bimbi, parco, vita col nano
Quello che rimane di Tokyo
Di Tokyo ti rimane l'impressione di un formicaio. Di quelli veri, sopra e sotto la terra. Centinaia di persone che si muovono tutte insieme allo scattare di un semaforo e stazioni che non portano solo ai treni, ma ad enormi centri commerciali sotterranei, con altrettante persone che scorrono qualche metro sotto ai piedi delle altre, poi riemergono e si sotterrano di nuovo, scambiandosi, incessantemente.
Di Tokyo ti rimangono le insegne luminose a qualsiasi ora del giorno e della notte, i locali di Pachinko affollati e rumorosi (alienante!) e i disegni manga -ovunque - che pubblicizzano locali notturni come ristoranti, stanze per karaoke, negozi ma anche centri per gli anziani, ospedali, dentisti. Il manga in Giappone non è un pupazzo, è il modo in cui rappresentano se stessi. Non a torto. Non è il giapponese che assomiglia al manga, è il manga che assomiglia al giapponese.
Prendiamo le ragazze, quelle di Tokyo. Vanno a scuola con divise alla marinaretta riadattate: gonne cortissime, calzini lunghissimi quasi alla parigina e maglioni oversize. Oppure girano alle dieci di mattina di un martedì qualsiasi con minigonna leopardata, reggicalze e tacco 12. O magari ecco, vestite da principesse punk, o da piratesse. Perfettamente pettinate e truccate, con acconciature e cura del dettaglio che noi nemmeno a Capodanno. Non una persona che le guardi male: vestono quasi tutte così, fiere delle loro gambe sempre un po' storte ma mai grasse, sexy in un modo leggermente perverso, come siamo stati abituati a immaginarle dai fumetti. Piccole Lamu che se ne vanno in giro, identiche in tutto e per tutto alle ragazze di Masakazu Katsura. Visi splendidi o sgraziati, senza vie di mezzo.
Di Tokyo ti rimane lo stordimento da 12 ore di volo (senza sonno, almeno per me) e poi quello da "lost in translation", che le linee della metro si arrampicano una sulle altre e sono indicate in ideogrammi: quando ti dicono "prendi la linea verde" vallo a capì se è quella verde chiaro, verde smeraldo, verde pisello o verde prato. Che i nomi dei ristoranti non hanno mai la traslitterazione, e tu sai come si chiama il posto dove devi andare ma non sai identificarlo in una strada piena di tendine. Che hai scaricato otto applicazioni per l'iPhone che funzionano da paura, e dicono in giapponese tutte le parole che vuoi. Ecco: poi il giapponese ti risponde. In lingua locale, ovvio.
Di Tokyo ti rimane la voglia di shopping: non ce n'è. Trovi di tutto, cose che cercavi da una vita, cose alluncinanti e cose di cui ti innamori istantaneamente. Per lo più, un sacco di cazzate. Akihabara, la electric city, tempio di otaku e maniaci della tecnologia. Si trovano manga, anime, gashapon, gadget di ogni genere e graziose ragazze vestite da cameriera sexy che pubblicizzano i "maid cafè", posti dove per poche decine di euro ti servono un dolce e ti imboccano pure. *perversiooone!*
Restando in tema, i sexyshop di Akihabara sono la mecca degli appassionati. Oltre a costumes di vario genere - dalla più classica scolaretta, alla hostess, passando per i personaggi Disney rivisitati - si trovano accessori immancabili. Nella foto che vedete più in basso, la celebre "Federica mano amica".
Dopo un giretto in cui confesso: stavo per comprare una divisa da marinaretta rossa e blu, siamo andati più sul soft: per l'equivalente di dieci euro mi sono portata a casa un'action figure di Creamy alta una trentina di centimetri, che ora campeggia maliziosa in salotto accanto alle cornici. Io, che sono una maniaca dei cartoon anni 80, sono stata accolta dai giapponesi con grande stima. "Do you have some artobook about Creamy Mami or general Majokko, Lady Georgie or Video Girl Ai?" ecco. Li ho stesi ^^
Anche con Miyazaki non se la cavano male. In generale, Totoro, Stitch, Doraemon e Hello Kitty te li tirano dietro. Fomentano le tue più infantili fantasie con proposte ad ogni angolo. Confesso, oltre a prendere borraccia, posatine e bento box per la Polpetta (rispettivamente targati CareBears, MyMelody e LittleTwinStars), ho ceduto a qualche ....erhmm... gadgettino per me. Incluso cappellino da marinaretta, che a Tokyo va molto.
Di Tokyo rimangono le stranezze di Harajuku, l'eleganza di Ginza con le sue boutique di design, il quartiere a luci rosse di Shinjuku e la fatiscente ma affascinante Golden Gai - una stradina piena di microlocali dove entrano solo 3-4 persone al massimo. Le strade di Asakusa, così incasinate di giorno, così solitarie e suggestive di notte.
Di Tokyo rimane un sapore, che è un po' una nota di fondo per tutti i cibi. Ramen, okonomiyaki, udon, soba, yakitori. Niente sushi che non mi piace il pesce. Gusti diversi eppure amalgamati in quest'unica nota, se (non) ci penso bene. Non che non mi abbia soddisfatto la cucina giapponese, specie quando siamo andati a cucinarci gli okonomiyaki da tale Matsuryabashi (o roba simile), un posticino incastrato tra decine di ristoranti e segnalato solamente da piccole scale che salivano al primo piano. Dentro, quattro tavoli di numero, forse cinque. Splendido. Ecco come li abbiamo cotti :)
Oppure lo sputtanatissimo Gonpachi, da dove pare si sia ispirato Tarantino per Kill Bill. Il ramen scrauso per strada che devi prepagare ad una macchinetta che ad una prima occhiata sembra un distributore automatico O_o Le crepes arrotolate con dentro IL MONDO... non avete idea della bontà (l'ultima assaggiata era gelato alla vaniglia, fragole, pesche e panna). O il posto del tempura, definito da qualcuno su internet "il miglior tempura che potrete assaggiare", ed era assolutamente vero. Solo che era in periferia, e per raggiungerlo abbiamo camminato una mezz'ora tra palazzoni anonimi e antenne della corrente, sotto la pioggia. (ne è valsa la pena)
Di Tokyo rimane il caos, anche se visiti i templi. Perché i templi veri quelli li vedi a Kyoto, c'è poco da fare. Eppure recandoti in uno dei tre-quattro più famosi della città si resta comunque incantati dalla pace al confronto col caos. Dai lenti rituali al confronto con il formicaio.
Funziona più o meno così: entri, lavi le mani ad una piccola vasca, poi purifichi anche il corpo con il vapore di una grande incensiera. Davanti all'altare solitamente getti una monetina, batti le mani un paio di volte o suoni un piccolo/grande gong (per "chiamare" il Dio?) e preghi.
All'interno del tempio spesso e volentieri si trovano questi piccoli oracoli a pagamento. Per cento yen (80 centesimi circa) puoi agitare un barattolo finchè non esce un bastoncino con un numero. Il numero corrisponde alla predizione. Se ti dice bene, prendi e porti a casa con un sorriso :) Se invece la previsione non è positiva puoi semplicemente lasciare il foglietto appeso negli appositi spazi, e il Dio ti proteggerà da ciò che vi era scritto. Molto semplice, eppure sono riuscita a confondermi le idee rovesciando tipo due o tre bastoncini contemporaneamente... -.-
Ecco, forse più di ogni altra cosa, di Tokyo rimangono impresse le contraddizioni. Prendere un cocktail al 52esimo piano del Park Hyatt, con vetrate che ti spalancano il cuore sulle luci della città, e sapere che nei ristoranti più eleganti più spesso mangiano chiusi in una piccola stanza privata, spesso senza nemmeno finestre. Vedere ragazze che ostentano le gambe magre senza pudore e uomini che mangiano il loro ramen con le spalle alla porta e lo sguardo fisso sulla ciotola. Camminare prendendo spallate dalla folla di Shibuya e perdersi in una stradina sterrata che porta al tempio, dove alle sei non c'è già quasi più nessuno e senti distintamente i tuoi passi. Allontanarsi di qualche fermata di metro dal centro, e scoprire luoghi di incredibile pace.
Questo non pretende di essere un racconto esaustivo. Sono suggestioni, qualche foto tra le centinaia scattate in corsa, forse nemmeno le migliori. Ma sono le prime impressioni che ricordo di Tokyo quindi, forse, hanno un senso.
Presto la seconda puntata su Kyoto. Molto, molto diversa :)
Tosse, nonne e presentazioni
Questa persona è alta 86 centimetri, ha denti molto storti, ama intrattenersi davanti al bidet, odia mangiare, corre come uno che sta cercando di schiantarsi e ha imparato a cacciare la gente dalla sua stanza con sonori "BIA! BIA!".
Questa persona molto bassa, la notte prima dell'uscita del libro ha iniziato a lasciare scie viscide come lo Slimer, poi intorno alle tre del mattino è diventata incandescente, ha rantolato qualche minuto e ha espresso la parolina che avrebbe continuato a ripetere dalle centodieci alle cinquecentotrenta volte all'ora: "maaaaammmaaa."
Per farla breve, ci s'è ammalata la Polpetta. E' un mix letale di due giorni di febbre + due di imbarazzo di stomaco + tosse + raffreddore. Quei problemini risolvibili, banali e transitori che fanno trasformare il nano in una sorta di marsupio della madre.
Negli ultimi tre giorni non sono andata in bagno una volta senza la Polpetta in braccio, ho risposto alle telefonate di lavoro mentre slacciavo fetenti pannolini sul fasciatoio, pranzato guardando RaiSat YOYO, risposto a interviste con una mano mentre con l'altra dondolavo la malaticcia, dormito si e no 4 ore per notte.
Oggi per fortuna la Porpi sta meglio, ha solo questa tosse col rinculo che le/ci impedisce di dormire, ma tutto sommato siamo in via di guarigione.
Oggi partecipo al primo evento come scrittrice, questo qui, e sono un tantino nel mood "oddio, ma... ben bene, cos'è che devo dire? ma soprattutto: come evitare l'effetto riunione degli alcolisti anonimi quando mi presento? e che mi devo mettere?" - problemi esistenziali di un certo calibro, ecco - per questo ho chiesto alla nonna di venire qui a tenerla.
E' stato allora che ho capito che a tentare un sabotaggio non è la povera Porpi:
"Mamma oggi dovrei parlare a quest'evento... che mi tieni la Porpi che non sta tanto bene?"
"Mmmm... ma scusa la prossima settimana non sei anche a Milano?"
"Si."
"E mi lasci di nuovo la Polpetta..."
"Se puoi..."
"Ah. Capisco che il libro... sì sì, bello e tutto quanto. Ma ormai è uscito, no?"
"Sì è uscito."
"E allora, ci devi proprio andare a queste cose?"
Please, qualcuno spieghi a mia madre il concetto di promozione, ma soprattutto la soddisfazione, dopo aver scritto per mesi da sola al tavolo da pranzo, di parlare del mio libro davanti a delle persone vere. Che ti dicono "brava" o magari "guarda che a pagina 36 hai scritto quattro con una sola T!" o "ho letto il libro e sei proprio una brutta persona".
Non so se oggi ci sarete, ma il 21 sono a Milano e spero di avere prestissimo una data anche per Roma e altre città. Io vi aspetto, eh? :)
Pubblicato da Wonderland alle 14:03 48 commenti
Tags: libro, malattie, presentazioni, roma
Vincono una copia di "Quello che le mamme non dicono"...
....congratulazioni alle prime tre della lista, che riceveranno a casa una copia del libro :) mandatemi una mail con il vostro indirizzo.
Grazie a tutti di aver partecipato, ma anche solo di aver commentato. E' stato straordinario per me ricevere una risposta tale all'annuncio del libro, se potessi ne manderei una copia ad ognuno. Spero che, vinto o no, il libro vi piaccia. Aspetto trepidante i vostri commenti.
Qui trovate la lunghiiiiissima lista (in varie parti, ho dovuto fare mille screenshot per prenderla tutta ^^): 1 - 2 - 3
perché non sono nella lista?
Non sei stato conteggiato se non hai lasciato il link alla pagina dove hai postato la notizia, se non potevo vedere il tuo profilo su FB perché non mi hai aggiunto come amica - per alcune ho provato a farlo io, ma non mi avete accettata in tempo :( - se avevo accesso al profilo ma non ho trovato la notizia, se ho riscontrato problemi tecnici.
Mi scuso sin d'ora di eventuali errori, ho cercato di essere il più accurata possibile ma purtroppo dopo aver letto e controllato più di 380 commenti avevo gli occhi che si incrociavano
Grazie ancora a tutti, di cuore. Non mi aspettavo tanta partecipazione!
Grazie soprattutto a chi, pur partecipando, il libro se l'è comprato lo stesso, e stamattina! (e voi, che avete già il libraccio in mano, che ne pensate? prime impressioni? se vi va recensitelo su Anobii e/o "fotetevi" con il libro ^^).
Pubblicato da Wonderland alle 22:15 49 commenti
Nelle mie mani :)
Pubblicato da Wonderland alle 13:14 55 commenti
Pumma (ovvero: le incomprensioni)
"Pumma" gridava la Porpi ieri mattina.
"Pumma" ho ripetuto io, pensandoci.
"Pum-ma!" ha scandito lei, lentamente, come se stesse spiegando l'astrofisica a un gatto.
"Amore, ecchevvordì pumma? E' tipo PUM! Un calcio?"
"Gnò."
"E' tipo pummarola, stiamo virando verso il napoletano verace?"
"Gnò."
"Cos'è pumma? La pappa? L'acqua? La pipì?"
"Gnò! P-U-M-M-A: pumma!"
Sono rimasta inebetita a cercare di capire cosa fosse 'sta pumma, lei si è spazientita e se n'è andata a far giocare i pupazzi nel suo posto più preferito e stupendissimo di sempre, un posto magico: il bidet.
Qualche ora dopo è passata a trovarci mia madre.
"Pumma" ha ricominciato la Porpi.
"E' da stamattina che dice pumma, ma che è pumma? Io sta bambina non la capisco, è incomprensibile!"
"Macchè incomprensibile. Ecco amore, tieni Pumma."
Mia madre prende dal tavolino un pupazzo a forma di cane e lo dà a mia figlia, che se ne trotterella contenta in camera. Io resto con la mandibola a terra.
"Quello è un pumma?" chiedo.
"Non è UN pumma. E' Pumma."
"In che senso? Da oggi il cane non si chiama più babau ma pumma?"
"No, intendo che la Porpi ha chiamato quel pupazzo Pumma."
"Da quando la Porpi da' i nomi?"
"Mmmm, da un po'."
"Quindi tutta quella roba che io non capisco..."
"...sono nomi propri."
"Tipo: Bibao" ho detto intimidita.
"E' quell'altro cane, quello nero."
"E Pitta" dico con orrore.
"Pitta è quella pupazzetta piccolina con le trecce, sai quella col vestitino ros... Beh, che è quella faccia?"
"Pitta è la bambina" ripeto sempre più disgustata da me stessa.
"Eh, si, perché?"
"Sono una madre orribile: credo di averle infilato della pizza in bocca ogni volta che voleva la sua bambola."
"A te ti devono levare la licenza."
p.s. oddio, domani esce! domani esce! uhuhuhuhhu...
Pubblicato da Wonderland alle 18:17 37 commenti
Tags: io mamma, parole, viola, vita col nano
La geniale idea della pecora
Al tavolo, io e tre fomentatissimi amici dello sposo parliamo di cose serie.
"Ma...murargli la porta di casa?"
"Nooo, l'abbiamo già fatto a Giacomo."
"Buttarlo in piscina?"
"Ma te lo ricordi Dario, che s'è fatto ripagare il Blackberry?"
"Pulciaro. Come se non fosse preparato."
"E se gli svuotassimo il salotto? Ci carichiamo i mobili e glie li mettiamo tutti in terrazzo."
"Faticoso."
"Troppo, si."
"E poi credo rimangano qui a dormire..."
"Si, credo anche io."
"Che paesaggio bucolico. La campagna, la chiesetta, il borgo, le pecore..."
"Le pecore."
"LE PECORE!"
"No vabbè dai, le pecore no..."
"Le pecore SI!"
"Sei un genio."
"E come fai?"
"Beh, prendi una pecora e glie la fai trovare un camera. Sarebbe bellissimo."
"Ce li vedi che entrano e la trovano tipo... a letto?"
"Si, col sigaro che si legge il giornale."
"Ma come ce la porti la pecora in camera?"
"In braccio."
"Tipo...imbocchi nella reception con la pecora e fai: vorrei una stanza."
"Se prima ci vuoi fare un giro..."
"La pecorina mi tenta."
"Povera pecora."
"Ma questo è maltrattamento di animale!" intervengo io.
"Cosa? Prendere una pecora e darle una suite a cinque stelle?"
"Beh, dovete lasciarle l'acqua. E il cibo. E la finestra aperta."
"Vasca piena, cibo a terra e... mah, casomai le diciamo di fare il 20 per il servizio in camera."
"Se gli torcete un solo pelo..."
"Ci facciamo una giacchetta."
"Siete irrecuperabili. E col pastore come la mettiamo? Tipo: ehi, ci noleggi la pecora per tre ore?"
"Il noleggio è un'OTTIMA idea, sai che non ci avevo pensato?"
"Oddio."
"Quanto se la farà pagare, una pecora?"
"Siete delle persone orribili."
"Dipende che ci devi fare..."
"Dici che se glie lo spiego capisce?"
"Cioè, vai tu e gli dici: posso portarmi la pecora in camera un paio d'ore?"
"Eh."
"Mmmm. Si, secondo me capisce."
"Ma io spiego che è per lo scherzo allo sposo."
"Si, dicono tutti così."
Non sapremo mai se lo scherzo della pecora avrebbe funzionato, perché pochi minuti dopo abbiamo scoperto che lo sposo non sarebbe rimasto a dormire al borgo. Ci siamo limitati a prendere le chiavi della sua macchina e parcheggiargliela a dieci chilometri.
Come punizione delle nostre fantasie con la pecora, abbiamo trovato la Porpi con 39 di febbre. Oggi è la festa della mamma, ma da queste parti nessuno se n'è ricordato, anzi, sono sola a casa con la piccola e lamentosa Febbricina. Grazie dei vostri auguri su Twit e FB... menomale che ci siete!
*ri-comunicazione di servizio*
Il 14 maggio alle 16.30 c'è Mamme 2 punto e a capo, un evento di mamme e web dove partecipo come speaker. Se siete dalle parti di Roma perché non venite? Il programma è interessante, gli ospiti anche, la location bellissima (Vivibistrot di Villa Pamphili) e, cosa più importante, potete portare i vostri nani: c'è un servizio di animazione dedicato! Per partecipare occorre iscriversi qui. Se venite, a presto!
Pubblicato da Wonderland alle 13:33 30 commenti
Reazioni al mio coming out*
"Ah. Bello! Brava!"
"Ma lo sai cos'è un blog?"
"No."
"Pucci, ho un blog."
"Aaaah, anche tu! Adesso mi diventi una di quelle mezze alternative, col blog, la maglietta rock e gli occhiali da vista..."
"Pucci, io so' dieci anni che porto gli occhiali da vista."
"Ecco: vedi?"
"Si, ho un blog..."
"Ma aziendale? Nel senso: un blog nato dal libro?"
"No, è il libro che è nato dal blog."
"Quindi cosa ci scriveva sul blog?"
"Ehm...riflessioni sulla maternità, racconti, sviluppo della gravidanza prima e della bambina poi..."
"Ah: i cazzi suoi."
"Un blog? Hai un blog?"
"Mmmm... si."
"Ammazza come sei primianniduemila."
"E il blog l'ho visto?"
"Si si, ammazza, carino. C'ho solo una domanda..."
"Eh."
"Ma perché ce metti le foto delle orecchie de Viola?"
"C'ho un blog, si chiama..."
"Ma che davvero."
"Ma come, lo sapevi?"
"Eh certo, t'ho riconosciuta subito."
"E non m'hai detto niente?"
"Se no che gusto c'era?"
"Guardone."
"Esibizionista."
Queste ed altre le reazioni al mio outing.
Perché quando scrivi un libro tratto da un blog, tutta la fatica fatta per due anni a tenerlo un posto protetto, riservato dalle incursioni di amiche, parenti, fratelli e potenziali datori di lavoro per sentirsi libera di scrivere senza filtro, va a farsi istantaneamente fottere.
Non che me ne lamenti, tutt'altro, ma questa mattina è stato surreale scrivere una mail tipo "cari tutti, vi volevo dire una cosa..."
Per fortuna l'hanno presa con sportività, anche perché nessuno dei miei amici/parenti è stato maltrattato per la realizzazione di questo blog.
Il problema è che la voce si sta diffondendo anche al parchetto. Temo il momento in cui la mamma di Venceslao si riconoscerà nella descrizione e mi aspetterà all'ingresso per mettermi sotto col Suv elettrico del pupo.
*comunicazioni di servizio*
- domattina dalle 7 alle 9 sarò ospite di Platinette a Radio Deejay :) potete intervenire anche voi in trasmissione e vincere una copia del libro! Soprattutto, immaginatemi mentre, in pigiama, con l'occhietto cisposo e la voce impastata dal sonno, arranco verso il cordless di casa e rispondo. Chi è? Platinette. Non lo trovate assurdo? Io solo a pensarci rido.
- la prima delle mie presentazioni sarà a Milano, il 21 maggio alle 18 c/o Mondadori di Pzza Duomo. Se siete da quelle parti venite, mi raccomando! Mi farebbe davvero piacere...
*special thanks to Domitilla per la correzione!
Pubblicato da Wonderland alle 21:18 81 commenti
Tags: blog, me myself and I, notizie, reazioni
Vi presento il mio libro
[e fece harakiri con l'ombrello al trentesimo "fa cagare"]
Questo - ehn-ehm - è un professionalissimo riassunto.

E' possibile iscriversi al candy fino a sabato 8 maggio.
Mercoledì 12 maggio, in occasione dell'uscita del libro, saranno proclamati i vincitori, estratti con Random.org
Ce l'ho fatta? Si. Sono arrivata alla fine di questo post.
Adesso non mi resta che attendere una lunga settimana in attesa di vedere "la creatura" :)
Grazie ancora a tutti voi, l'ho detto tante volte e continuerò a dirlo. Siete anche tra i ringraziamenti nel libro, sapete?
Senza di voi tutto questo non sarebbe successo.
p.s. che ne pensate della copertina? :D
Pubblicato da Wonderland alle 22:27 395 commenti
Japan Contradictions
C'ho un jet lag che mi sta arrampicato addosso come la carogna ma ne è assolutamente valsa la pena :)
Mi è dispiaciuto tantissimo per l'assenza ma - strano a dirsi - il Giappone non è un paese particolarmente wi-fi, anzi, trovarne era difficilissimo! Mi sono ridotta a qualche sporadico aggiornamento twitter e adesso ho montagne di foto e tonnellate di immagini in testa che vorrei raccontarvi una per una. Lo farò, promesso. Intanto considerate questo post come un'anteprima.
Il sol levante mi ha travolta completamente. Prima disorientata a Tokyo, poi riconciliata col mondo a Kyoto, ho cercato di non perdermi nemmeno un attimo e nemmeno un dettaglio di questo irripetibile viaggio. Ho cambiato orari, cultura, cibo, punti di vista per un po'. Ho bevuto cocktail al 52esimo piano del Park Hyatt per poi mangiare tenpura in una deliziosa e nascosta bettola di periferia. Ho sgranato gli occhi davanti alle minigonne leopardate delle Shibuya girls e li ho sgranati di nuovo quando, girando l'angolo, ho incontrato la prima Geisha a Kyoto. Ho comprato artbook dei cartoni della mia infanzia e poi baby-kimono per la Polpetta. Ho preso metro a tre piani incastrate in enormi centri commerciali sotterranei e camminato per ore in stradine deserte per raggungere templi in mezzo al bosco. Sono stati nove giorni incredibilmente pieni, densi, contraddittori.
Intanto vi lascio con qualche immagine, nei prossimi post ce ne saranno molte di più.
P.S. in tante mi state chiedendo del libro: prestissimo lancerò il giveaway per vincerne alcune copie, e allora vi svelerò tutto: titolo, editore, copertina.... non vedo l'ora!!!! :DDD
Pubblicato da Wonderland alle 12:27 49 commenti
Chi sono
- Wonderland
- Sono rimasta incinta per caso a 27 anni, col desiderio di maternità ai minimi registrati. "Ma che davvero?" è stata la prima frase proferita dopo aver visto il test di gravidanza positivo. Passare dal Pampero ai Pampers è stato uno shock, ma ce la stiamo cavando... WRITE ME: machedavvero[at]gmail.com
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