Per il ponte del 29 giugno abbiamo deciso di passare qualche giorno nella ridente cittadina abruzzese che chiameremo OH-NO.
OH-NO infatti era la mia risposta automatica alla parola "Abruzzo" quando avevo circa 7 anni. Non che avessi qualcosa contro la regione, che anzi mi piace molto, quanto perché nella ridente cittadina la nonnaAlfa ci costringeva al tour primavera.
Il giorno due dal nostro arrivo, la vegliarda ci costringeva a un gran giro podistico per la ridente cittadina, con tappe intermedie presso le sue incartapecorite best friends.
Ognuna offriva un dolcetto e un buffetto.
Non c'era alternativa come ad Halloween, andavano in coppia.
Uscivamo dal tour con le mascelle doloranti (i dolci tipici abruzzesi sono tosti assai) e le guance martoriate dai pizzicotti.
"Belli, belli 'scti nipoti tuoi" e trac, te se portava via uno zigomo.
La spiaggia era popolatissima e regolarmente rifornita di quei volantini della Fanta che venivano lanciati giù dai bimotore e ti riportavi a casa appiccicati alla chiappa sinistra.
Oltre alle amiche della nonna, anche la fauna locale mi inquietava. Alla delicata età di nove anni fui invitata al gioco della bottiglia, che nella declinazione della mia scuola elementare contemplava al massimo un bacetto sulla guancia di circostanza.
La novenne girò la bottiglia e si limonò mio cugino di sette.
Questo il perché dell'OH-NO.
A suo favore la cittadina aveva una lunga pista ciclabile, stabilimenti pieni di Calippo e Piedone, piste da biglie a ogni ombrellone, una splendida libreria per bambini e un mercatino del martedì mattina che vendeva giocattoli lowcost e rotelle di liquerizia.
Oggi la città di OH-NO diventa il luogo polpetto per eccellenza. Un posto senza traffico, con aria di mare, spiaggia di sabbia, acqua bassa, bambini, pure una piscina. Mia nonna è ormai resident e mio fratello sta lavorando qui per la stagione con la sua ragazza (babysitter! è una babysitter!).
Sono venuta a trovarli per il ponte e me ne sono rimasta bellamente qui senza fare ritorno, che a Roma mi riferiscono di 35 gradi e allucinazioni da vapori dell'asfalto. Pazienza se io e la Porpi abbiamo 4 paia di mutande in due, pazienza che ho delle scadenze di lavoro e mi hanno prestato un pc anteguerra.
Stamattina ho fatto la spesa in bici: priceless.
E la Porpi non fa altro che ballare.
p.s. qui trovate la seconda puntata della mia rubrica su PianetaMamma. Tema: le prime parole!
Nella cittadina di OH-NO
Pubblicato da Wonderland alle 16:30 36 commenti
Con la nonna in terza fila
Cosa c'è di peggio che prendere un microfono e parlare ad una platea di sconosciuti?
Ovvio: parlare ad una platea che include i parenti stretti.
E' per questo motivo che poco prima della presentazione romana mi sentivo un tantino sotto pressione.
Non so, vi è mai successo di fare un saggio di qualsiasicosa? Danza, karate, pianoforte, o la famigerata recita scolastica? E voi non eravate lì tranquilli "ma dai, tanto la platea è semibuia non vedrò nessuno" e poi sbirciando dalle quinte la prima persona che beccavate, nel mucchio di trecentocinquanta, era vostra mamma con un sorriso trepidante e la macchinetta fotografica pronta allo scatto? (se ciò non accadeva, nel giro di tre secondi c'era comunque l'amica inopportuna che te la indicava: "oh là c'è tua madre!" malimortà.)
Ecco.
Io in seconda fila avevo mia suocera, in terza mia nonna, per dire.
Da una parte è stato tremendamente imbarazzante, dall'altra profondamente emozionate perché quando sei a casa tua e le parole che dici ti tornano incontro sui sorrisi degli amici, è diverso.
La saletta della Feltrinelli era gremita, c'era gente in piedi fino al fondo, dove sconfinava tra gli scaffali di libri. In platea oltre c'erano anche le mie amiche blogger, che ringrazio tantissimo (avete fatto una claque fantastica!) ma anche amici che non vedevo da anni e che - a sorpresa - si sono presentati con affetto inaspettato e quell'aria di chi ti ha lasciato appena il giorno prima, anche se in realtà sono passati otto anni! Ancora, tantissimi affettuosi lettori del blog che sono venuti a presentarsi o che magari hanno anche fatto un viaggio in treno per venire a sentirmi. Wow. A volte casco dalle nuvole quando vedo delle dimostrazioni di stima come queste, mi riempiono di orgoglio ma anche di imbarazzo :)
Assenti parecchie persone a cui tenevo ma pazienza, ognuno ti sta vicino - o lontano - a modo suo, nei momenti felici.
A presentarmi c'era Enrica Cammarano di RDS, anche lei neomamma, con tanto di pupa al seguito. C'erano un sacco di bambini, ecco un'altra cosa che mi ha piacevolmente colpita. Da vivaci seienni che sgusciavano sotto alle sedie a neonati in carrozzina che mamme sportivissime si sono trascinate dietro nonostante il tempo non proprio solare.
Come al solito la parte più interessante è stata probabilmente quella delle domande del pubblico. Sono felice che il mio libro non scateni soltanto quesiti come "a chi ti sei ispirata" o "quanto ci hai messo a scriverlo" ma interrogativi ben più profondi e racconti personali condivisi in modo intelligente e costruttivo, sia da parte delle donne che degli uomini. Grazie davvero a tutti.
Alla fine aperitivo d'ordinanza a piazza di Pietra (manco a dirlo!) e una piacevolissima cena a seguire coi pochi superstiti della "maratona-quellochelemamme", un gruppo che più misto non si poteva, che ha lasciato concludere la mia notte da scrittrice con vino bianco, risate e nuove espressioni da imparare.
Prima fra tutte: quick&dirty.
Non è meravigliosa???
Pubblicato da Wonderland alle 12:31 53 commenti
Tags: amici, libro, presentazioni, roma
Novità :)
Postarello veloce per comunicarvi due novità che spero vi piacciano :)
E' finalmente online (e funzionante, cosa non scontata) il minisito di "Quello che le mamme non dicono". Lo trovate all'url:
Oltre alle informazioni sul libro troverete recensioni, rassegna stampa e date di tutti gli eventi e le presentazioni. In più, una sezione a cui tengo particolarmente, specie dopo le tantissime email e commenti arrivati da lettrici che, finito il libro, avevano voglia di dire la loro.
Si chiama QUELLE CHE... LO DICONO!
Di cosa si tratta? Semplice: cerchiamo di rendere la maternità un luogo più comodo anche per le mamme! :) Cos'è quello che avete sempre voluto dire ma che il vostro ruolo di mamma, il giudizio degli altri e i tabù che aleggiano intorno alla maternità vi hanno sempre impedito di formulare a voce alta? Vi mancano i bei tempi in cui alle 3 di notte prendevate un cornetto caldo e non un biberon? Sognate una vacanza di sei mesi dalla vostra famiglia? Avete scelto consapevolmente e felicemente di non allattare? Appena avete visto il pupo non avete pensato "che amore" ma "oh, no: assomiglia a nonno Ernesto?".
Ecco, adesso avete uno spazio dove sfogare tutto ciò che fin ora avete taciuto, e leggere ciò che altre mamme hanno scritto!
La seconda novità è la mia collaborazione con Pianeta Mamma.
A partire da questo mese (anzi, da oggi!) su PM potrete leggere la mia rubrica WonderLife.
Qui la prima puntata.
Fatemi sapere cosa ne pensate!
p.s. Grazie ancora di cuore a tutti quelli che ieri hanno affollato la saletta della Feltrinelli di Galleria Sordi a Roma per sentire la mia presentazione. Per me è stato veramente un bellissimo momento! Appena ho qualche foto ci scrivo su un post.
Pubblicato da Wonderland alle 16:53 14 commenti
Tags: notizie, presentazioni
Oggi e domani
Non è che io non abbia voglia di scrivere, anzi. E' che ovviamente per la legge del tifotto di cui ho già abbondantemente parlato, la povera Porpi sono due giorni che ha 39 e oltre di febbre e anche io non mi sento tanto bene.
Ieri, tra pezze fredde da mettere sulla fronte, supposte di tachipirina, lamenti e acqua improvvisamente rovesciata su metà letto costingendoci in tre in una piazza, abbiamo dormito qualcosa che si avvicina al niente. Stamattina mi chiudo in bagno per fare una di quelle docce eterne sperando che lavi via anche un po' di stanchezza e mi ricordo di avere lo scaldabagno rotto solo quando apro il getto d'acqua a piena potenza. E io sotto che smadonno in sanscrito.
Inizio a lavorare con un occhio chiuso e uno aperto, la Porpi e mia madre che mi scorrazzano praticamente tra i piedi ("perché lei quando sta male ti vuole vicino"), un caffè americano che sorseggio a garganella come fosse acqua. Svegliamisvegliami,tiprego.
Chiamo un tizio per cui sto finendo un lavoro:
"ma forse per questa cosa è meglio che facciamo così?" chiedo.
"aaah che bella idea!" mi risponde "ma la persona che se ne occupa non è capace. perché, visto che ti è venuto in mente, non lo fai tu?"
"erhm.. okkei. quando vi serve?"
"domattina! se riesci stasera è anche meglio."
Perché mi faccio venire le idee?
Provo a buttare giù qualcosa mentre la Porpi dorme, poi si sveglia prima del previsto e per intrattenerla la lascio giocare con quello che trova, nel caso specifico pennarelli e un album. Il tempo di rispondere a una mail e sulla parete (di stoffa, ragazzi. di stoffa.) campeggia una macchia rossa e verde grande come un pugno. Passo mezz'ora a smacchiare, poi mi ricordo che devo fare una telefonata.
Riesco finalmente a sentire la pediatra dopo due giorni che la cerco e altri sei tentativi (la cambio, giuro).
"Ah ma ha la febbre così alta e non le fai il tampone dello streptococco?"
Eh no, cazzo, se non me lo dici!
Chiamo lo studio analisi: ricevono fino alle 17, sono le 16.15.
Carico la Polpetta in macchina, c'è traffico, arriviamo, penso di essere la sola con una nana e che quindi passerò per prima e invece davanti a me ci sono due carrozzine. Epporcazzozza. Tamponiamo la gola mentre lei strilla e protesta, la riporto a casa.
Rientro e noto che la macchia ha lasciato un alone unto. Blu (come blu? Perché blu?) Rismacchio.
Chiama la mia amica Pucci:
"ciaaaaao, ti ho chiamato per una cosa importantissima"
"dimmi Pucci"
"che ti metti domani?"
".."
"no perché non so se mettermi il vestitino coi tacchi o i leggings con le ballerine"
"Pucci, ho avuto una giornata pesante"
"guarda che per me è importante! mi sa che viene pure quel figo pazzesco, il fratello di G..."
"Pucci, riattacco."
"no dai ma secondo te se metto le ballerine sono troppo..."
Click.
Chiamo Lui.
"Secondo te cosa uso per smacchiare una chiazza blu sulla parete?"
"Perché hai una chiazza blu?"
"Perchè prima era rossa e verde ma poi ho chiamato la pediatra, e la febbre, e i rantoli, lo scaldabagno rotto e che bella idea il lavoro fallo tu, e il tampone, e i neonati in fila, e sono tornata e... blu! Era blu! Come la affronto?"
"Sai quella boccetta di acqua di Lourdes che t'ha portato tua zia..."
"La smacchio con l'acqua santa?"
"No, dicevo, magari stasera la spargiamo un po' per casa. Visto mai."
Ok, a dispetto di tutto domani alle 18 mi troverete alla Feltrinelli di Galleria Sordi.
No, non so ancora cosa mettermi.
Pubblicato da Wonderland alle 18:38 39 commenti
Tags: malattie, scazzo, vita col nano
Molto beyya
E' venuto il tecnico del frigorifero per la cinquantesima volta in un anno, che l'ellettrodomestico è talmente sfiatato che ci metti dentro il pollo e quello resuscita e se ne va.
Andandosene ha salutato me, poi la Polpetta, con un sonoro:
"Ciao bella!"
E' passata la nonna dopo pochi minuti, lei l'ha guardata e con fare piacione ha esclamato:
"Tao beyya!" (mia figlia è spagnola, la doppia elle la legge i)
Poi è corsa dal suo Winnie the Pooh che canta e balla e gli ha urlato in faccia felice:
"Taaaao beyya!!!"
L'ho sempre detto che quell'orso è gay.
Pubblicato da Wonderland alle 15:47 27 commenti
Tags: giochi, parole, vita col nano
Il Venceslao abbattuto
Al parco, luogo apparentemente ventilato, una decina di bambini e relative mamme/nonne/tate erano concetrati nei tre metri quadrati di ombra concessi dall'unico albero. I due seienni che giocavano a palla abbattevano un neonato ogni tre passaggi.
Le mamme, gomito a gomito con altrui tate peruviane, tacevano aspirando dalle loro sigarette con più foga del solito, torcicollando fuori dal cono d'ombra per non soffiare fumo in faccia alle creature, smanettando sugli smartphone.
I bambini si dividono in due: quelli sovraeccitati dalla temperatura e quelli completamente abbattuti.
Uno di questi era.
Sì.
Venceslao.
Venceslao, abbandonato il suo suv elettrico, sedeva sui calzoncini kaki giocando con una pallina. Poca, pochissima convinzione.
Venceslao, che in altre temperature avrebbe immediatamente sottratto alla Porpi i suoi pupazzi di Barbapapà, si è limitato ad alzare lo sguardo su di lei e a riabbassarlo.
La Porpi, che non è bulla ma nemmeno scema, ha intuito la situazione.
E' andata dall'abbattutissimo Venci, gli ha girato un po' intorno e ha infine testato il terreno buttando a terra i suoi pupazzi.
Venci si è ringalluzzito appena. Ha allungato la mano per afferrare il Barbapapà rosa e immediatamente la Porpi con un gesto felino se l'è ripreso.
Lui seduto, l'energia del bradipo. Lei in piedi, orgogliosissima.
Col pupazzo stretto tra le mani l'ha indicato esclamando:
"BBBOOOGNO! TA'BBOOOGNO!"
Che è l'equivalente polpetto del più celebre "bbbbooooni, state bbooooni" di Costanzo - ma anche, ora che ci penso, del più canino "Venceslao, a cuccia!".
Poi mi ha guardato e ha ridacchiato coi dentini ovunque.
Porpi - Venci = 1 - 0 (finalmente)
Pubblicato da Wonderland alle 11:33 49 commenti
Porta fortuna
"Che è successo?"
"Un piccione." fa Lui guardandosi un gomito "Per fortuna mi ha preso di striscio."
"Beh menomale, avevi pure la Porpi in braccio."
"Eh si porpina, pensa se il piccione bruttone te la faceva in testa, su questa bella mollettina bianca."
"QUALE MOLLETTINA?"
Pubblicato da Wonderland alle 23:07 32 commenti
Le non-serate
Si è sempre addormentata nel passeggino [Coro viperino: ecco! è colpa tua che l'hai messa nel passegginooo! (e che non lo so!)] e da quando ci sta scomoda, si rigira in continuazione e non ci si addormenta più abbiamo provato col fatidico passaggio lettino.
E' circa un mese e mezzo che ci proviamo, senza alcun risultato.
Le abbiamo fatto anche un rituale che comprende salti sul lettone, pupazzo preferito, favola e rassicurazioni. Niente. Il risultato è che nemmeno si sdraia. Resta così, in piedi nel lettino, e appena ti allontani inizia a strillare e piangere come un'aquila con le convulsioni, finchè non torni. E appena torni vuole giocare. E appena le spieghi che deve dormire e te ne vai di nuovo, aquila con le convulsioni.
Abbiamo provato a restare nella stanza con lei, ma non le basta: cerca il contatto fisico, vuole le mani, si alza, ti cerca, poi resta ferma per un po', credi che stia dormendo e invece appena metti piede fuori dalla stanza inizia a piangere.
Abbiamo provato a fare stile Estivill, col risultato che non si limita a piangere e strillare, ma diventa autolesionista: prova a buttarsi giù o inizia a scapocciare contro le sbarre del letto finchè tu, allarmata, non accorri.
Abbiamo provato a fare come la Hogg, col risultato che quando la rimetti giù ti si attacca alle braccia talmente forte da graffiarti, e appena molli la presa aquileggia convulsionata.
Pare che i metodi non funzionino.
Ha una capacità di tenuta al pianto incredibile, non smette, non smette mai. Anzi aumenta, peggiora, prova a farsi male, le vengono i conati di vomito.
Io sono completamente incapace a restarmene nell'altra stanza, impassibile mentre mia figlia si sgola chiamandomi.
Ma sono anche incapace a continuare così, a inghiottire una cena al volo, far giocare lei e poi passare almeno un'ora e mezza nella sua stanza, avanti e indietro, o fuori dalla porta, o cullandola con la mano, finchè non cade stremata.
Non esiste guardare la tv, o leggere un libro, o parlare.
Non esistono più serate.
Io e Lui siamo due automi che mangiano in silenzio, ascoltano urla e pianti per un paio d'ore e poi sono talmente esausti da andarsene a letto senza quasi dire una parola.
Sono svuotata da tutto questo.
p.s. dimenticavo: fra le 3 e le 4 si sveglia di nuovo. A quel punto non abbiamo voglia di ricominciare, la prendiamo e la passiamo direttamente nel lettone per riuscire a dormire almeno un altro paio d'ore.
[Aaaah, orrore! Il lettone, pazza! (e che non lo so!)] A volte, nonostante questo, non si riaddormenta che dopo ore.
Chi è il manzo?
"...no perché, sai, la vita da pierre dopo un po' stanca."
Mi sono seduta cogliendo di sfuggita la frase detta dal tipo seduto al tavolo a fianco.
Detta con quell'accento tipicamente romagnolo che in un uomo con un certo fisique du role fa subito canotta rossa e fischietto.
E infatti poco ci mancava: lui era il classico manzo di riviera, la pelle cotta dalle intemperie, un viso largo spalmato intorno a un naso importante, la camicia sottovuoto e qualche timidissimo ciuffo di pelo che prendeva aria tra un bottone e l'altro.
Dimenticavo: la coda.
No, capite? La coda nera, lunga e liscissima come Fiorello al Karaoke.
Che puoi fà con una capigliatura simile? O l'animatore o l'insegnante di salsa e merengue o il manzo di riviera, non ce n'è.
Lei era minuta, mora, coi capelli scalati e un vestitito tipo peplo, verdino.
"No certo, capisco, anche il mio ex ha lavorato un po' nei locali" accento del nord.
E no dai, ragazza, non citare un ex al primo appuntamento, è sleale!
"No ma io, io ho cominciato dal basso eh! Prima facevo il buttafuori, poi il pierre e poi mi sono rotto e ho detto basta, mi voglio divertire un po', e allora sono andato dietro al bancone..."
"Ahaha. Io invece sul cubo."
"La cubista?" lui sgrana gli occhi e rimangono sgranati per un po'. Non se l'aspettava, da miss peplo verde.
"Si ma così eh, per divertimento, a vent'anni. Però pagavano bene. Certo voi pierre, maniaci come pochi!"
1-0 per lei
"Ma infatti" inizia lui sudacchiando "dietro al bancone è meglio... Io poi sono appassionato di cocktail."
"No io preferisco la purezza. Sai, distillati, vodka. E poi il rum. Oddio quanto amo il rum. Ma quello della Martinica, se no niente."
"Ah, la Martinica. E che fai, te lo vai a prendere?" fa la battuta. Ci prova, almeno.
"Una o due volte l'anno ci vado, si."
Lui ride nervoso e si allenta il catenozzo al collo, con una bandierina verde e gialla.
"No sai" continua lei "prendi solo volo e poi l'alloggio lì costa due lire. Ma è un posto meraviglioso! Il mare, la natura..."
"Eh, bel posto per fare sub. Io ho un brevetto, ho fatto qualche volta..."
"No a chi lo dici, io sono istruttore. Ho pure portato in giro della gente, una volta abbiamo seguito un gruppo di squali che a un certo punto hanno iniziato a girarci intorno. Roba da film, sai Lo Squalo?"
"Ahaha. Dovresti scrivere le tue avventure."
"Lo faccio! Tengo un diario..."
"Io scrivo poesie" ribatte lui, timido ma pronto a giocarsi la carta del sensibile, che tanto quella del figo non sta affatto funzionando.
"Anche io! Ma preferisco i racconti."
"Sai, un mio amico ha una casa editrice..." fa lui improvvisamente ringalluzzito. Ho avuto il lampo di genio, meladà! meladà!
"No ma io non voglio pubblicare. Io vivo, vivo e scrivo solo per ricordarmi tutto quello che ho vissuto."
"Tutto al massimo, eh?"
"Io vivo a mille, si. La vita è troppo breve, no? E allora.... scusa un attimo."
La tipa risponde al cellulare, che ha squillato con una suoneria psichedelica.
"Si... nooo che figo! Sì sì certo che vengo."
Attacca col sorriso sulle labbra. Lui è una maschera di terrore nascosta dietro a un sorriso tirarissimo.
"Allora? Belle notizie?" chiede con una voce fintissima.
"Ah sì, mi ha chiamato il mio amico Paolo: dopo c'è una festa in spiaggia. Vuoi venire anche tu?"
Lui ci mette qualche secondo per elaborare che la ragazza che ha portato a cena ha appena accettato un invito per il dopocena, ma non da lui. Non sa che dire, non gli è mai successo in vita sua.
A me un po' viene da ridere e un po' mi fa tenerezza, povero, tutto in tiro e profumato, con la coda fatta bene e convintissimo di fare colpo con la storia del pierre, del barman e del sub.
E' un po' come se io andassi a parlare tutta fiera del mio blog davanti a uno che, scopro in corso d'opera, è Steve Jobs.
"Eh.. non lo so" dice lui "in realtà avevo in mente qualcosa di più tranquillo..."
(magari sempre sulla spiaggia, ma con meno musica e più lingua, per intenderci)
"Dai, vieni" insiste lei.
"Ora vediamo..." risponde lui, vago.
"Ma scusa, facevi il pierre o no?"
Ecco: questo è il colpo di grazia.
Lui gonfia il petto, si tortura uno dei pochi bottoni chiusi della camicia e poi esclama:
"ma si, certo certo! Era per dire."
Non so come sia finita tra loro, ma una cosa è certa e lampante: il manzo, tronfio e schiacciasassi, seduttivo per esagerazione e pronto a una botta e via non era il trentacinquenne della riviera.
Il manzo era lei.
Pubblicato da Wonderland alle 11:02 37 commenti
Tags: hovistocose, riflessioni
Primavera, quasi estate
La Polpetta cresce a vista d'occhio ed e' piu' interattiva del digitale terrestre.
Parla.
Ripete.
Conta circa 4 numeri e ha imparato una marea di parole come buio, scotta e pancia, anzi per la precisione panzia.
Pretende che almeno una volta al giorno ci alziamo la maglietta e le facciamo vedere che abbiamo ancora la panzia, che e' li' e non deve preoccuparsi.
E' divertente vederla che indica la tua, poi la sua, dice la parolina appena imparata e ride. Lei e' felice che abbiamo tre panzie a casa.
E' un po' meno divertente quando passi dalla spiaggia, ti fermi accanto a un signore "a uccello" (quelli col panzone e le gambe secche, per intenderci), tua figlia gli indica l'ombelico, esclama "PANZIA!" e scoppia a ridere cercando di coinvolgerti.
Resisti seria quattro secondi e tre decimi.
Prevedo un'estate molto ma molto divertente.
Pubblicato da Wonderland alle 19:31 56 commenti
Tags: estate, foto, parlare, viola, vita col nano
Chi sono
- Wonderland
- Sono rimasta incinta per caso a 27 anni, col desiderio di maternità ai minimi registrati. "Ma che davvero?" è stata la prima frase proferita dopo aver visto il test di gravidanza positivo. Passare dal Pampero ai Pampers è stato uno shock, ma ce la stiamo cavando... WRITE ME: machedavvero[at]gmail.com
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