il blog di una mamma per caso

venerdì 30 luglio 2010

Discovery channel

"Quello. GUARDA quello."
"Ma chi, il ciccio col cappellino?"
"Ma no! Quello dietro, moro con la sigaretta in mano. Quello che adesso sta ridend... no, gesticoland... ecco: si è seduto. QUELLO."
La mia amica S. indica un tizio belloccio sulla trentina, perfettamente infilato nella divisa d'ordinanza del locale dove stiamo prendendo 'na bira: jeans, camicia bianca, trainer Adidas e smartphone nella mano libera dalla sigaretta.
S., c'è da dirlo, si è lasciata da un po' con un tizio improbabile e - dopo svariati mesi di pianti, lamenti e rimpianti - adesso sente il richiamo della foresta. Tradotto in soldoni: S. deve sfogare i suoi istinti animali repressi, e anche piuttosto in fretta a giudicare da come dilata la pupilla appoggiandola contro il lato B del tizio.
"Cosa faccio? Eh? Vado, gli parlo?"
"A me sembra che ti stia guardando..."
Il tizio ha fiutato i feromoni di S. e ora le lancia le occhiate languide del piacione troppo convinto.
"No dai S, è troppo convinto."
"Dici???"
"Nota come ti lancia l'occhiata. Poi distoglie lo sguardo. Poi guarda di nuovo di sottecchi per vedere se lo stai fissando a tua volta. Poi..."
"Ok sì, ho capito. Però è un figo."
"Sì ma questa è la generazione pariolina dei fighi, quelli che si sono disabituati a fare i maschi, capito? Quelli che vanno dall'estetista, che si fanno stirare le camicie da mamma, che vanno tutti gli anni a mettere le chiappe a mollo in Sardegna. Sono noiosi, monotematici. E stronzi, per lo più."
Il tizio capisce che stiamo parlando di lui, e mette in moto il suo infallibile sistema seduttivo.
Primo: inizia a parlare coi suoi amici con enfasi. Ridendo forte (come sono simpatico e circondato da bella gente!) gesticolando vistosamente (le so tutte io! non hai capito...) poi facendosi accendere una seconda sigaretta da una biondina in mutande e stivali lì a fianco (se ti scelgo sei fortunata, pupa: guarda che parco donne che ho!).
Poi fa una cosa tragica.
Notando che S. continua a fissarlo sbavando, si stacca dal gruppo e si posiziona esattamente di fronte a noi. Quattro, cinque passi, non di più. Aspira dalla sigaretta con gli occhi semichiusi da bello e dannato, sposta il peso da un piede all'altro lanciando lo sguardo in direzione di S., ma oltre di lei. Si gira di spalle, si stiracchia allungando i dorsali. Guarda verso i suoi amici, fa un gesto cameratesco di saluto, ride a distanza, si accarezza la porzione di petto scoperta fingendosi assorto in pensieri serissimi.
"Che gnocco..." faceva S., ormai allo stremo.
A me sembrava di essere finita dentro una puntata di Quark. Nel senso: nella mia testa sentivo proprio la voce di Angela che mi inquadrava il comportamento del tizio in una scala di poco superiore a quello della bertuccia media.
Per attirare la femmina del branco, il tizio si distanzia dal gruppo e - come avviene col babbuino africano, che gonfia le guance e mostra il roseo deretano - mette in evidenza le sue doti fisiche: schiena possente, una solida rete di relazioni sociali col resto della specie, uno smartphone con navigatore per orientarsi nella caccia notturna e un possente apparato riproduttivo. Camicia bianca e jeans gli assicurano la completa mimetizzazione nel gruppo in caso di improvviso pericolo, mentre una casa a Porto Rotondo e una a Cortina consentiranno a lui e alla sua compagna cibo e riparo nei mesi di ferie. 

"No, dico: ma lo vedi? Guarda che pettorali!"
"S, io non te lo vorrei dire, ma questo sta facendo la donna."
"In che senso?"
"Puntare uno, sorridere di sottecchi, staccarsi dal gruppo per farsi ammirare meglio, lanciare bacetti e sorrisi di qua e di là perché uno ti sta guardando è una cosa DA-DONNA! Quello non verrà mai a presentarsi e parlare con te: sta aspettando che sia TU a farlo!"
"Aah. E vabbè, però è figo."

Non sono una per la rigida distinzione nel corteggiamento, anche perché sono stata spesso io a fare il primo passo, ma in quel caso era tutto troppo lampante, quasi caricaturale. Il messaggio, tra le righe, era: sono io il bello del villaggio baby, per cui devi essere tu a venire, io non muoverò un passo.

Non ho idea di come sia finita tra S. e il tizio, so solo che guardando la scena da fuori - forse grazie alla lucidità dei miei ormoni pienamente soddisfatti - mi sembrava tutto molto ridicolo. Soprattutto, avevo la netta impressione che quel tipo di uomini siano talmente pieni di sè da aver perso completamente il contatto con la realtà. Anche se ho avuto la fortuna di non frequentarli da vicino, mi ricordo bene quel genere lì: sono egocentrici, vanitosi, abitudinari, persi senza il gruppo, gelosi dei loro monolitici punti di riferimento.
E nonostante si trombino donne a mucchi di dieci, pur non essendo gay, sono tanto - ma tanto, ma proprio tanto - femmine.

mercoledì 28 luglio 2010

Ooohi Maria...

Io e Maria. Compagne di tre ore di viaggio, tratta OH-NO - Roma.
L'avreste mai detto?
Io sarei dovuta rientrare l'altroieri, lei sarebbe dovuta rientrare sabato, ma il destino ci ha riunite su quella panchina del litorale, ferme in attesa del celebre bus a due piani climatizzato (roba seria).
Mia nonna ha accompagnato la vegliarda e non si è nemmeno raccomandata con me tipo "controllale il polso di tanto in tanto", "prendi questo defibrillatore tascabile per sicurezza" o "non darle superalcolici". Niente. Ciao ciao con la manina e mo' veditela tu.

Che sarebbe stato un tragitto particolare l'ho capito un minuto dopo, quando
Maria ha tentato di salire sul camioncino della Galbani.
"E' il bus! Il bus!"
"No, Maria. E' la mozzarella..."
E riacchiappala.

Quando il vero bus è arrivato mi sono incollata le due valigie di Maria più la mia e dopo averle sistemate nel bagagliaio siamo salite. Manco a dirlo, posti vicini.
Maria sale sul sedile con incredibile agilità e mi confessa di avere 95 anni, non 94.
"Azz, Maria. Metterci la firma ad arrivare a 95 anni come te!"
Ero stupita. Ho visto di rado i 95 anni ma solitamente erano accompagnati da una certa disconnessione mentale e fisica, non come questa signora che è balzata sul sedile e ora si sta leggendo il quotidiano.
"Banda picchia e rrapina una coppia... aaah, che brutt'mondo."
"Eh, sì" rispondo.
"Sctipendi ridotti per i parlamendar'... ma le penzioni quando le aumendan'? Aah, che brutt'mondo. Bimbo muore sctrozzat'. Aaah..."
"...che brutto mondo."
"Vero eh?"

Chiacchieriamo del più e del meno. Maria gesticola facendo tintinnare i bracciali. E' vestita in modo impeccabile, un total black con sprazzi d'oro e beige. E' originaria del salernitano e solo in seguito si è trasferita a Roma.
"E mia nonna da quanto la conosci?"
"Eh un pochett'. Sarà na sessantina d'anni. Lei prima ci aveva la buticche."
Ah, la boutique. Sì, mia nonna tanti anni fa aveva aperto e poi chiuso una piccola boutique vicino casa. La ricordo vagamente, ogni tanto ci passavo quando ero molto piccola.
"E allor' mio marit' aveva parlato con tua nonna e le aveva detto 'quando ti arrivano i vesctiti nuovi mi chiami e li facciamo vedere a Maria per prima' e così abbiamo fatt' amicizia."
Che uomo - penso.
"E ora vi vedete spesso, vero?" questa cosa la so. Ogni giorno, sole, pioggia o tornado, mia nonna prende la sua seicento e va da Maria.
"Tutt'giorni. Ci troviamo bene. Ci facciamo ridere."
"Cosa fate?"
"Chiacchieriam'. Facciamo dei giri. Una volta ci siamo perse la macchina, ci eravamo dimenticate dove l'avevam'parcheggiat'. Quest'anno la voglio convincere a fare l'abbonamento a teatro che fanno belle cose. Mangiam' anche a volte, eh. Io so cucinare l'uovo fritt'. L'hai mai mangiata la pasta con l'uovo fritt'? La fa anche mio figlio."
"E' simpatico" la anticipo, e lei annuisce dando per scontanto che io possa riferirmi solo all'uovo e non al figlio - che per altro non conosco.
"Beh dai, non ve la passate male."
"...alle cinque ogni giorno io preparo la poltrona. E pochi minuti dopo lei suona."
Mi ricorda quel brano del Piccolo Principe sulla volpe che si prepara il cuore, com'era? Trovo bellissima questa cosa di portarsi dietro un'amica per sessant'anni, ma soprattutto ridere con un'amica a 95 anni.
Oggi poi ho casualmente letto questo, e allora tutto torna.

Quando stiamo per arrivare in stazione squilla il telefono di Maria.
"Pront'? No, non sento, scus' vedi tu che vuole."
Me lo passa, parlo con la figlia che verrà a prenderla alla stazione e attacco. Allora vedo lo schermo del Nokia rosso di Maria. C'è una foto. E non è una foto dei figli, o dei nipoti, o del cane.
E' una foto sua, in posa, con grandi occhialoni e un sorriso ammiccante. Lei adesso, ovviamente.

Se Maria ci vedesse abbastanza da usare internet sono sicura che la troverei su MySpace.

lunedì 26 luglio 2010

L'uovo è sempre simpatico

In situazioni di emergenza, col "no panic" non ci frequentiamo. Io sono più tipo: PANIC!! NOW!!!
Ecco perché la gestione di questi giorni con la Porpi ammalata sono stati a dir poco faticosi. Rimpallata da un pediatra all'altro (è gengivite! no, è solo febbre. no! è herpes! no, non le dia nulla. sì, le dia assolutamente questo! no aspetti: è sesta malattia!) ho semplicemente scoperto di odiare profondamente la categoria "dottori" e mi sono fatta questi 5 giorni di mare chiusa tra casa e bar, divisa equamente tra Josè Saramago e Orso Raimondo fa il girotondo.
A portare una ventata di allegria è accorsa in mio aiuto la benamata Maria.
Durante uno dei rari momenti in cui ho messo piede in spiaggia, l'ho salvata da morte certa: in virtù delle sue dita dei piedi rese a Scubidù dall'età ha pattinato sui sassolini per un paio di metri prima che l'acchiappassi per la collottola.
L'eterna gratitudine della vegliarda ha portato come conseguenza un senso di sdebitamento immediato.
"Ma tu sei di Roma?"
"Si..."
"Mio figlio ha uno snecche-barr' a Roma."
"Ah. Bello!"
"E fa anghe ristorante. Ci vieni co'mme a mangiare?"
"Ehm. Sì, grazie! Magari chiamiamo anche nonnaAlfa..."
"No no, solo io e te."
Oddio. E' impegnativo, Maria. Che se raccontamo?
"E che fa di buono tuo figlio?"
"Aaaah, fa la pasta con l'uovo fritto."
"Delicatissima."
"E sai come si fa? Metti l'uovo fritto sulla pasta e poi lo mischi. E'bbuonissima! Io la mangio sempre!"
"Ottima." E per il colesterolo te fai gli shottini de Viakal?
"E fa da primo e secondo piatt' capito? E poi c'è l'uovo... L'uovo è sempre simpatico da mangiare."
"...è simpatico, sì."

"Mamma, lo sai che Maria mi ha invitato a cena?" faccio a mia madre più tardi.
"Ah, pure a te?"
"Come 'pure a me'?"
"Anche a me. Perché l'altro giorno l'ho acchiappata al volo prima che si schiantasse sul pavimento del bar."
"Ah."
"E pure a tua sorella. Le ha portato dell'acqua perché si stava strozzando col pollo."
"Papà? L'ha invitato papà?"
"Mi pare di sì, una volta."
"L'ha rianimata dopo un colpo di sole?"
"No, l'ha aiutata ad attraversare la strada."
"Ah. Vabbè..."
"No, è che l'ultima volta l'avevano messa sotto."

Trovatemela, un'altra Maria. Che si fa l'agenda delle cene fuori in compagnia attentando con regolarità alla propria vita.
A 94 anni, lo trovo geniale.

venerdì 23 luglio 2010

Non ce la puoi fare

Nella ridente cittadina di OH-NO credevo di trascorrere tre giorni di commosso ricongiungimento polpetto, bagni al mare, babydance che inneggiano alla stesa dei panni e overdose di arrosticini.

Però mi sbagliavo.
Dopo circa tre ore dal mio arrivo la Porpi si è presa una febbre assassina che ci costringe a turni a tamponarla di pezze bagnate, leggerle gli unici tre libri di alta cultura in nostro attuale possesso ("La sirenetta", "Tutti in pigiama" e "W la pappa"), inventare fenomenali avventure tra un Barbapapà gonfiabile, un Hello Kitty e alcune pentoline, e intrattenerla a rotella coi video di MIO MAO su Youtube dell'iPhone.
Oggi mi chiamano le solite amiche sveglie e mi dicono "Ah sei al mare? BEAAAAATAAAA!"
"Eh ma la Porpi ha la febbre"
"Poverinaaa. Però te: BEAAAATA!"
Non comprendono la relazione di causa-effetto, insistono:
"Che palle, noi qui che ancora lavoriamooo."
"Dove siete ora?"
"A bere una cosetta a Campo de Fioriiii."
"Malimortààààà."

In compenso, figura essenziale per la collezione di figurine del genere umano, è arrivata in mio soccorso Maria.
Maria ha 94 anni ma è in ottimo stato. E' stata caricata di peso da nonnaAlfa su uno dei pullman condizionati di Tiburtina probabilmente in stato di semincoscienza.
"Dai Marì, chettefabbene" ha esclamato nonnaAlfa prima di stravolgere l'esistenza e le ordinate abitudini della vecchina, che ora naviga a vista in acque sconosciute. Cammina vicino alla spiaggia come se si trovasse su un pianeta alieno, spizzando sconvolta bambini nudi e i primi uomini in mutande dopo decenni. Si perde. La recuperano. Torna. Fa il bagno con mia mamma, improvvisatasi badante acquatica. Prende il sole, ma solo sui piedi. Indossa costumi neri acquistati nel 75 quindi di grandissima attualità. Mi frega Glamour e Vanity Fair. Disapprova i miei bikini. Mangia come una fogna. Non parla quasi mai, in compenso se stai conversando con qualcuno si avvicina e appizza le orecchie. Risponde alle tue domande, ma solo se ne ha voglia.
Non avevo intenzione di scrivere nulla riguardo a Maria, finchè non si è seduta accanto a me tentando di leggere quello che sto scrivendo. Ho messo un font più piccolo e lei ha inforcato gli occhiali.
E' uno scontro fra titani.


mercoledì 21 luglio 2010

Prati e monti (lontano da Roma)*

A una mezz'ora da Trento, in una valle alle pendici delle Dolomiti di Brenta, c'è un paesino dove i prati sono verdissimi, si vedono le cime delle montagne, i balconi hanno i gerani rosso fuoco e i tetti di legno spiovono dolcemente.
Non è esattamente montagna, infatti sabato - la giornata del bollino rosso per l'afa in tutta italia, dove Bolzano era fra le prime tre città in allerta - il paesaggio alpino faceva a cazzotti con i trentaequalcosa gradi. Risultato: in giro col sopra del costume e le infradito, che manco a Ponza. Invece ero alle Terme di Comano.


La stazione termale è immersa in un parco meraviglioso - bosco, ruscelli e prato all'inglese - e nonostante sia esclusivamente curativa le attività non mancano, soprattutto per i bambini (tantissimi!).
Sono stata "convocata" in occasione del Raduno delle Mamme e, in compagnia di Cristina De Grandis e la ormai mitica Jolanda - che voleva fregarmi le mutande di Kermit - ho parlato di "Quello che le mamme non dicono" in un palco in legno nel cuore del parco, con il ruscello alle spalle e il bosco intorno. Davvero delizioso.
Ma non ricorderò le Terme di Comano per questo.
Rimarranno impresse a fuoco nella mia mente per un principale motivo, questo.
Ma a pelle d'orso, davvero. Senza pudore. Tipo: "ci vediamo domattina alle nove!" e arrivare a mezzogiorno con il cornetto alla crema ancora in mano. Dio, che goduria.
No, perché dei tanti buoni propositi fatti giorni fa quello del sonno sembra proprio irrealizzabile. Anche oggi sveglia alle otto e billioni di cose da fare prima delle due, quando in orario fresco e tutt'altro che impegnativo, prenderò il pullman - anzi, la corriera! - per raggiungere la Porpi qualche giorno.
Porpi che, mi dicono, oltre a conversare ormai amabilmente, ha soggiogato un treenne di Avezzano a suon di "bimbo, bai! pendi acca" (amico, renditi utile con quel secchiello e vai a prendere l'acqua).
Si comincia da giovani.

* Prati e Monti, manco a farlo apposta, sono due quartieri di Roma ^^

lunedì 19 luglio 2010

Oooh freedoooom!

Il quadretto era questo: bene, la Porpi è al mare con la nonna e io userò questi giorni per dormire spudoratamente. Dormirò in modo profondo e intenso, continuativo e sfacciato, lascivo e godurioso. Mi addormenterò tardi, dopo aver sfruttato le serate al massimo per poi svenire beata tra le lenzuola senza neanche un "mamma!" alle tre di notte, senza sentire "acca! acca!" alle cinque e "lattuccio!" alle sei e mezza. Dormirò come facevo a diciotto anni, svegliandomi con le borsette della pigrizia sotto gli occhi e un senso di lieve appagamento fino alla punta delle dita, farò colazione a mezzogiorno e docce di ore col bagnoschiuma alla pesca.
Lavorerò con la musica a palla e un the ghiacciato a fianco, poi uscirò intorno alle sette e raggiungerò Lui o le mie amiche per un aperitivo fuori. Ceneremo da qualche parte mentre il sole tramonta.
Forse avrò del tempo per mettere il famoso smalto colorato, per fare una puntatina dal parrucchiere, per leggere quei giornali e aggiornare il mio inspiration book (roba da adolescenti, lo so, ma più trovo frasi/immagini/suoni/cose che mi colpiscono più non riesco proprio a lasciarle indietro, devo metterle insieme e sfogliarle quando è il momento di creare qualcosa), per scaricare e ascoltare quegli album che ho segnato in agenda, per disegnare e scrivere, per immergermi di nuovo dopo tanto tempo in quell'universo solo mio, che mi manca tanto.

Mi manca anche la Porpi, è ovvio (e da morire, accidenti!), però al momento con quaranta gradi a Roma sono ben felice che sia in Abruzzo al mare con nonna e zia. Farò avanti e indietro appena posso col prestigioso pullman condizionato che parte da Tiburtina, ma con calma.
Quando le ho salutate ho provato un improvviso senso di vuoto. E poi un improvviso senso di euforia. Non vorrei mettermi sugli stessi binari psicotici di Ally McBeal, ma ho come avuto l'impressione che in soggiorno si fosse materializzata Aretha Franklin con una mandria di gospeliste in abito rosso cantando:
Whoooooah Freeedoooooom!
Freeedoooooooom! Freeeeedooooooom!
YEEEEAH FREEDOOOOM!


Credo di aver anche ballato per qualche secondo.

Questi sono giorni di preziosa decompressione, ma devo darmi del tempo. E' che pensavo davvero di riuscire ad iniziare stamattina col sonno a pelle d'orso. Poi alle otto circa la mia stanza, che ha tre pareti su quattro nude, esposte al sole, ha raggiunto e superato la temperatura del deserto del Namib in otto secondi e tre decimi.
Mi sono ricordata di avere due consegne per mercoledì, due appuntamenti dal medico, una lastra da fare, alcune bollette da pagare e pure la digitale da portare a riparare (merde! proprio adesso!).

Qualcosa mi dice che lo smalto, la musica e il libero cazzeggio mentale nell'universo Wonderland dovranno momentaneamente aspettare.

venerdì 16 luglio 2010

Bellini, peschini e appuntamenti

Qualche giorno fa è arrivata una telefonata dal mio editore: "Quello che le mamme non dicono" è in terza edizione!
Potrei dirvi grazie un migliaio di volte e non sarebbe sufficiente :)
Per festeggiare abbiamo brindato in tre, due Bellini artigianali e un... Peschini (?).


Tra le ultime consegne di lavoro prima delle vacanze e il "tour" (ecco, dire "sono in tour" è eccessivo, direi piuttosto "mi chiamano per i paesi" LOL ) ho pochissimo tempo di aggiornare il blog ma prevedo un'estate piena di racconti e foto.
Intanto questa sera la Porpi sfuggirà alle temperature luciferine di Roma partendo con la nonna e la zia, sempre per la ridente cittadina di OH-NO. Io invece andrò in provincia di Trento: domani alle 17.30 mi trovate alle Terme di Comano per parlare del mio libro, se siete da quelle parti vi aspetto!
Aggiungo che il 29 sarò a Fiuggi all'interno del Family Festival e il 30 a Capalbio: introduco il bellissimo film "La prima cosa bella" all'interno della rassegna cinematografica CapalbioArt.
Spero di riuscire a incontrare qualcuna/o di voi!

sabato 10 luglio 2010

So' ragazzi (e presentano libri, anche)

La cosa più bella di questi due intensi giorni di festival: essere rimborsata per farmi due giorni in cittadine splendide come Viterbo e Arezzo. Onestamente, se questa è la vita dello scrittore, ci metto la firma (ha-ha).
Ho capito perché ci si senta così appagati nel fare un lavoro tutto sommato altamente solitario: arriva l'estate e il mondo ti apre le porte. Non so come la vivano i vari Baricco della situazione, ma per un'esordiente come me è davvero emozionate. Soprattutto, ha quel gusto dell'irripetibile: sta succedendo adesso, era il mio sogno, magari la mia carriera di pseudo-scrittrice finirà qui, però adesso c'è gente che aspetta di sentirmi raccontare, e una persona a presentarmi, e un'altra che leggerà i miei brani, e allora godiamocela.

Ok, considerazioni ego-edonistiche a parte mi sono stupita del livello artistico generale di questo tipo di rassegne, della capacità organizzativa e del clima di fermento e interesse che si respira.

Prendiamo Viterbo, la mia prima tappa. La stessa sera, al mio stesso orario, c'erano interventi di Beppino Englaro e Andrea DeCarlo. Il secondo, per dire, è stato il mio scrittore-mito dei 18-19 anni, non so quante volte ho riletto Due di Due. Sapere che eravamo invitati alla stessa rassegna, e parlavamo a due cortili di distanza, è stato davvero lusinghiero. Sapere poi che tutti noi "scrittori" (le virgolette ovviamente sono per me) alloggiavamo allo stesso b&b, un colpo. Confesso: ho cercato di fare le poste a De Carlo, ma senza successo. In compenso sul libro degli ospiti la mia firma è di seguito alla sua. So' soddisfazioni.
Aggiungo che tra qualche giorno allo stesso festival (Caffeina Cultura) c'è anche la Mazzantini. Credo andrò in pellegrinaggio.
A Viterbo l'atmosfera era splendida. Questo incontro perfettamente riuscito tra architettura medievale, cielo stellato, localini e ristoranti mi ha letteralmente estasiata. E' piena di angoli suggestivi come i cortili (solitamente privati) dove hanno organizzato le presentazioni/letture. Ecco, letture: parliamone. Non avevo mai sentito i miei brani letti da un'attrice e devo dire che ne sono rimasta colpita. Mi sentivo anche un po' scema, perché ho riso (e mi sono anche commossa) da sola delle mie parole.



Ad Arezzo era tutto molto diverso. Intanto la temperatura percepita credo abbia raggiunto i 45 gradi, poi il mio intervento era inizialmente previsto alle 17. Per capirci, alle 16.30 la strada aveva la sfocatura a pelo d'asfalto e qualcuno dopo prolungata esposizione ai raggi solari vedeva la gente morta, sicchè hanno deciso di posticipare di un'ora per evitarmi quello che noi romani chiamiamo er coccolone. Li ringrazio sentitamente.
Ho avuto modo di vedere il bellissimo anfiteatro romano, sede dei concerti serali (Suzanne Vega aveva aperto la rassegna qualche giorno fa) e la città in generale, che non conoscevo affatto.
Terminato il mio intervento intorno alle 19, andarci a fare un giro, prendere un bicchiere di vino a Piazza San Francesco e ammazzarci di chianina all'Agania è venuto piuttosto naturale, nonostante la temperatura percepita si sia abbassata soltanto intorno alle dieci.

Stamattina ci siamo fermati a pranzo a Pienza con alcuni amici, poi a casa dalla Porpi che la nonna si è gentilmente offerta di tenere per risparmiarle diverse centinaia di km in due giorni.
E' incredibile quanto cresca in fretta da qualche mese a questa parte.
E' entrata col suo vestitino blu e bianco e una codina piccola. Ha sorriso, ci ha baciato, poi ci ha guardato e ha esclamato:
"eyy, lagazzi!" (ehi, ragazzi!)

Ehi, ragazzi?
Un momento: dov'è che ho sbagliato e nella gerarchia polpetta mi sono posizionata al livello compagna di merende?

giovedì 8 luglio 2010

Pipì fail

La Porpi inizia ad avere una certa consapevolezza delle sue pipì ma non riesce ancora bene a far capire ai suoi stimoli chi è il capo.
"Allora, appena devi fare pipì cosa devi dire?"
"Mamma: pipì."
"Brava."
Si nasconde in un angolo. Fa una pisciatina a terra che continua a proseguire camminando. Poi torna tutta contenta indicando l'angolo:
"Mamma: pipì!"

La Porpi adora il suo vasino verde. Ha capito perfettamente che sarà il suo attimo di quiete da qui all'eternità, quindi appena seduta esige.
"Tello" indica un giornale.
Porto il giornale.
"Tello lì anche" indica un libro.
Porto il libro.
"No, tello." ne indica un altro.
Il tutto finchè non è comodamente seduta e con una pila di libri alta quanto lei. Al che inizia a sfogliare.
"Porpi hai fatto la pipì?"
"Gnò. Bia!" (no, te ne vai?)
Dopo cinque minuti.
"Porpi, hai fatto?"
"Ancoya no."
Dopo venti minuti.
"Porpi, ti viene il culo a ciambella se non ti stacci dal vasino. Hai fatto pipì o no?"
"Mmmmm.... gnò."
"E allora che vogliamo fare? La vogliamo far uscire sta pipì?"
Si guarda in basso con espressione autoritaria.
"Pipì: esci!"

La pipì non esce.
"Ok. ti metto le mutandine e quando ti scappa cosa devi dire?"
"Mamma: pipì!"

Ora, indovinate perché mi sono schiantata contro il tavolo del salotto.

Se qualcuno ha pietosamente, degli utili suggerimenti in merito è pregato di postarli prima che casa mia diventi una lettiera.


Informazioni non richieste :)
* stasera alle 22 presento "Quello che le mamme non dicono" a Viterbo, all'interno del festival Caffeina Cultura. Se siete in zona vi aspetto, l'appuntamento è al cortile de La Zaffera.

* qui trovate la terza puntata della mia rubrica WonderLife su Pianetamamma.

martedì 6 luglio 2010

Pussa, castelli e zoccolatini

"E' la prima volta che vien' da queste parti?"
"Sì. Sono stata una volta a Verona ma qui nel vicentino mai."
"Ah. Quindi Arzignano non la conosce?"
Sono in taxi. Il conducente mi sta accompagnando presso la cittadina dove andrò a presentare il libro. Ci tiene a fare conversazione.

"Se sente puzza, non si preocupi eh!" non dice proprio 'puzza', lo pronuncia 'pussa'.
"Mi chiarisce il concetto di 'puzza'?" chiedo preoccupata.
"Eh, di animale morto. La zittà fino a vent'anni fa era impregnata perchè qui, sa, è pieno di concerie. C'è ancora un po' de pussa, tranne che in zentro. Lei è in zentro?" qualche c la pronuncia z, non capisco se per dialetto o difetto suo di fabbricazione.
"Ehm. Non saprei..." rispondo frugando nella borsa alla ricerca dell'indirizzo e pensando agli animali morti.
"No perché fuori dal zentro ci son anche altri problemi. Z'è di tutto z'è. Indiani, arabi, slavi. E anche i zoccolatini."
"Cioè, avete molta immigrazione?"
"Son quasi più loro di noi! Essi di casa e vedi turbanti, veli, quei cappellini strani lo sa? E i figli, che parlano italiano solo loro."
"Beh, ma saranno brave persone..."
"Alcune sì. Altre no. Ma comunque de brave persone n'avemo poche anche noi eh."
"E che siete, 'na banda de criminali?"
"Guardi che qui z'è un evasione fiscale che... Arzignano zittà dello scandalo han scritto, sa? Frodi, conti in nero, funzionari arrestati. In mutande zi han lasciato!"
"Veh, che culo."
"Ma anche dalle sue parti fa caldo questi zorni?"
"Parecchio, siamo sui 40 gradi."
"Eh anche qui. E d'inverno neve."
"Bella pe' voi" ironizzo a voce bassa "Ma avete un bel castello, vero? L'ho visto su Internet" rilancio. Non è possibile che sia tutto così come dice lui, avrò beccato il vecchietto incarognito con l'universo.
"Si si, un bel casteleto" ammette.
"Magari lo visito..."
"NO! Eh non si può visitare sa? E' del prete. Non fa mica entrar nessuno!"
E te pareva, oh.
"Allora lo ammirerò da fuori" faccio. Non mi avrà.
"Faccia veder st'indiriso.... no, no. Neanche da fuori, che il castello c'è solo da una parte che si vede proprio bene."
"E dove?"
"Dall'ospedale."
Mi gratto.
"Alora, siam arrivati. Buona fortuna."
"Grazie. Che caldo... oddio, almeno è bel tempo!"
"Eh ma per serata è attesa pioggia."

Io non so nemmeno il nome del tassista vicentino che mi ha accompagnato da Verona ad Arzignano. Solo una cosa posso dire con discreta certezza: no, non era stipendiato dalla pro-loco.

p.s. la presentazione di ieri sera è stata bella, diversa dalle altre perché questa volta non conoscevo davvero nessuno dei presenti. La discussione riguardo al libro è stata sincera e stimolante, anche se a un certo punto sono stata mangiata viva dai moscerini e abbiamo dovuto desistere per non finire spolpate. Ho potuto conoscere tante persone interessanti, tante storie, e alcune lettrici del blog che hanno fatto apposta un viaggio per me (grazie!!). La cittadina non aveva niente dell'ambientazione grottesca descritta dal tassista, l'accoglienza è stata perfetta e le persone cordiali e interessate. Sia la coordinatrice dell'evento per il Comune che l'Assessore (giovanissima!) che mi ha presentato erano mamme. La seconda ha addirittura avuto l'incarico durante la gravidanza, lo trovo uno splendido esempio di pari opportunità. Ha piovuto pochissimo, soltanto quando il mio intervento era finito da un po' e io ero con un enorme gelato in mano, sotto i portici, a leggere i manifesti in rima delle lauree altrui. E' una tradizione che a Roma non abbiamo, e che di poster in poster mi ha fatto arrivare a questa locandina religiosa.
Erhm.
Forse è il caso che il prete esca dal casteleto e vada a controllare la grammatica (o forse il senso?) dei manifesti.

giovedì 1 luglio 2010

Ce n'è per tutti

Area giochi della spiaggia, esterno giorno.

Presenti una decina di bambini fra cui Francesco, napoletano, cinque anni, che la mamma chiama Frangè.
Frangè si è impossessato della piccola casetta con lo scivolo, ambitissima da tutti i nani, Porpi inclusa.
Frangè non vuole far entrare nessun altro, e ha anche i suoi buoni motivi.

"Frangè, ammamma, pecché non fai entrare anche la bimba?"
"Pecchè è piccola."
"Ma no ammamma, non si fa. Fai entrare almeno il tuo amico Lorenzo. Perché no?"
"Pecchè è andipatico."
"E Simone? Perchè Simone no?"
"Pecchè è chiatt'."

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