il blog di una mamma per caso

domenica 29 agosto 2010

Sunshine

Sunshine
Porpi.
Non sta ancora bene, ma ci sta lavorando.
Il mio Mac e'morto. Evviva il Mac.
Quindi anche: non ho un computer, ma ci stiamo lavorando (intanto scrivo da-dove-capita, notare questa tastiera inglese dove non trovo le lettere accentate).
Siamo tornati nella calda e rassicurante puzza di Roma, dove i dovrei-fare si annodano ai non-mi-va. Mentre tentiamo di sciogliere i nodi, procrastiniamo. E passeggiamo. E facciamo lavatrici, che dopo una settimana di sciroppi e antibiotici fanno sempre un gran bene e sembrano lavare via anche la fatica.
Mettiamo a posto i frammenti di un'estate che poteva essere e - tra sesta malattia, otite e un'allergia a puntura di ape per me- non e' stata, ma in fondo va bene anche cosi'.
E' questo.
E' che, davvero, va tutto bene.
Al di la' delle sfighe quotidiane e degli incidenti di percorso. Degli sgambetti. Delle discussioni. Delle delusioni.
La verita' e' che tutto e' a posto, e per accorgersene basta leggere un giornale.
Che sia finalmente arrivata l'era in cui divento saggia? Il giorno in cui smetto di fare la guerra?
Forse sono solo su un'isola galleggiante di pace effimera. Di consapevolezza gonfiabile, pronta a mandarmi a fondo alla prima puntura di spillo.
Ma intanto, va bene cosi'.
Perche' io e lei abbiamo canini appuntiti, e mordiamo anche, se serve.

venerdì 27 agosto 2010

Pensieri antibiotici

Antibiotico per la prima volta, servito di fronte al mare con una temperatura che promette di alzarsi ancora.
Su sette giorni, uno e mezzo di mare, gli altri di "oddio ma ha la febbre alta cosa sara'" e di numeri digitati in fretta sul cellulare. "L'utente da lei chiamato...". Pediatri, che razza di latitanti.
Lei ha la voce roca dal troppo tossire e le orecchiette al forno. Di notte bagna pigiami, lenzuola e noi, e chiama "mamma". Riccioli appiccicosi di sudore e sciroppo.
Io, che per anni ho saputo a malapena badare a me stessa e anche adesso ci riesco poco, sono li' che cambio canottiere, doso medicine, accarezzo manine, rinfresco polsi, racconto favole.
Stanotte, fino alle sei del mattino.
Mi stupisce davvero come in tutto questo non vi sia alcun eroismo, nessuno spirito di altruismo o abnegazione. E' semplicemente necessario, naturale, istintivo. Come mettersi un dito tagliato in bocca. Mi sorprende come essere madre sovverta le più banali regole dell'egoismo e le trasformi in attimi che, tra lenzuola e mani e riccioli e termometri, trasudano un amore totale, incontrollabile.
Eccola, la dedizione. L'equilibrio tra il saper stare lontani, a volte, e il tenersi strettissimo, altre. Come se entrambe in quella febbrile foga di abbracci e lamenti e sorrisi e tachipirina fossimo madri e figlie l'una dell'altra, un nodo insolubile, un intero chiuso nell'uovo di una notte logorante.
Sta migliorando, per fortuna. Ha capito che deve rimettersi in forma: tra otto giorni e' il suo compleanno.

sabato 21 agosto 2010

Accadde in libreria

Fin ora sono a quota cinque.
Cinque libri letti dall'inizio dell'estate. C'e'da dire che io sono una turbolettrice, macino pagine con una velocita' impressionante, specie se la storia mi prende. In quel caso riesco anche a fare le ore piccole, pur conscia che il sofisticato allarme polpetto non mi concedera' qualche ora di sonno in piu' per la gloria della letteratura.
"Ma cosi' non te li godi..." mi rimproverano.
Risposta sbagliata! E' COSI' che me li godo! Vuoi mettere sapere cosa succede all'assassino della moglie del protagonista dopo due ore invece che dopo cinque giorni? Oh, beh, punti di vista.
Volevo dedicare un post alle mie letture estive ma ho deciso di farlo al ritorno, quando potro' anche lasciarvi una piccola recensione di ognuno.
Questo per dire che entro in libreria sempre piu' spesso, e - ammetto con una certa vergogna - a volte sbircio anche timidamente dove/come e' posizionato il mio. Non sono ai livelli della mia geniale amica R. che quando lo vide cosi', tristemente scaffalato tra una guida al parto e il grande libro dei nomi lo prese e lo infilo' tra i bestseller all'entrata, ma noto un curioso "n.c." nei riguardi della mia opera prima, quindi lo posso tendenzialmente trovare ovunque. Tra le foto inviate sulla pagina Facebook del libro ce n'e' una in cui sono spiaggiata vicino a Moccia e una in cui campeggio tra i grandi nomi della saggistica, con Enzo Biagi compagno di scaffale. LoL.

Questa oltremodo tediosa introduzione (darsi un certo tono con termini obsoleti e' di gran moda) per raccontarvi un episodio accaduto in libreria qualche giorno fa.
Eravamo io, Lui e la Polpetta.
Ero entrata per cercare un libro consigliatomi da un'amica. La libreria, che all'ingresso sembrava piccola e angusta, in realta' si snodava in verticale verso l'altro lato della strada. Era un labirinto di scaffali in legno pesante uno affiancato all'altro, creavano un'infinita' di angoletti nascosti che potevi scoprire solo se andavi deliberatamente a cercare volumi poco commerciali come "Etica della nautica" o "Trattato sulle narici a tamburello del dugongo australiano".
Era probabilmente proprio quest'ultimo che la Polpetta stava disperatamente cercando quando, sfuggendo al nostro controllo, si e' avventurata verso scaffalature ignote ai piu'.
L'abbiamo ritrovata pochi istanti dopo, con la faccia impegnata e colpevole.
"No! Bia!" ci ha immediatamente apostrofato. E non perche' intendesse leggere qualche aneddoto sul dugongo in santa pace.
"Porpi, dai andiamo..."
"No. Io podushendo."
"Oh-ho..." ho fatto.
"Cosa, che ha detto?" ha chiesto Lui.
"Sta producendo."
"Nel senso che...?"
"Gia'."
"In libreria?"
"Che ti devo dire, ha trovato quest'angolino appartato..."
Nel mentre un delicato effluvio, che nel tanfometro rende la fogna di Calcutta al livello del fior di mughetto, aveva iniziando a spargersi nell'aria. Giustamente, e' stato allora e non un attimo prima che il diligente commesso e' venuto a informarmi che il libro da me richiesto non era al momento disponibile.
E si e' accorto della Porpi ponzatrice.
"Carina..." ha detto, mentre le sue narici gli inviavano un segnale diametralmente opposto. Non ha detto nulla, in fondo tutti sanno che i nani hanno questa seconda natura di bombette puzzolenti, per lo piu' innocue.
"Grazie, lei sta... stava... noi ce ne stiamo andando. Dai Porpi, andiamo." ho fatto io.
"Nommamma!"
"Non ci vai con la mamma?" ha chiesto il diligente commesso.
"NO! Io podushendo."
"Ha-ha. Che ha detto? Pollution?"
Eh, quasi - gli volevo dire - vedi che arietta tira qua dentro quando ce ne andiamo...
"Su Porpi, dai" ho incalzato.
A quel punto si e' risentita e ci ha tenuto a spiegare anche al tipo che no, lei non se ne poteva andare, e non per un capriccio ma per un'ottima ragione.
"IO FASHENDO CACCA. IO FINITO ANCOYA NO, BABENE? BIA! PEPIASELE."
Eccheccavolo.

mercoledì 18 agosto 2010

Quello che porta il mare


Succede, in una giornata di mareggiata, che le polpette escano allo scoperto sulla battigia per sondare i propri limiti coi piedini immersi nella schiuma pannosa delle onde.
Succede, in una giornata di mareggiata, che sia il papa' a correre insieme alla Polpetta "senza-mai-dare-le-spalle-al-mare".
Succede, in una giornata cosi', che io trovi il tempo per fare due cose che mi stanno molto a cuore. La prima e' fare foto, sperimentare, come il ragazzo che ho incontrato sulla spiaggia e aveva avvolto il suo 10-22 in un pacchetto impermeabile e oscurante composto da un vetro da saldatore, la guarnizione di una macchinetta da caffe' e una busta di plastica nera. La sua Canon era piantata pericolosamente a terra con un cavalletto basso, appena sopra il livello delle onde, e col telecomando prendeva tempi di esposizione sempre piu' lunghi. L'ho praticamente costretto a farmi vedere i suoi scatti, ed erano scene opache e surreali, grigie di sabbia bagnata e bianche di schiuma, dove si intravedevano appena i fantasmi della gente che correva. Le mie sono molto meno artistiche.


La seconda cosa e' stata sdraiarmi per qualche minuto con l'iPod nelle orecchie, "come prima", quando l'unico modo per restare immobile a prendere il sole era lanciare una bella playlist. Stavolta sono capitate in Shuffle delle canzoni che non ascoltavo da troppo tempo, e che mi hanno riportata ad un "indietro" lontano, fatto di sensazioni cosi' forti che mi sembrava di risentirle chiamare nello stomaco. E' stato come inciampare nella tana del Bianconiglio. I ricordi sanno essere voragini sotto ai piedi. Cadere e rivedere. Assaggiare frammenti, come in un sogno, evanescenti e reali come se non fossero passati anni ma giorni. Ricordare l'odore di un periodo, la forma di quei giorni e il modo in cui ridevi, pensavi, respiravi.
Quando la Polpetta e' tornata e - belladecasa - per farsi riconoscere mi ha rovesciato addosso un secchiello di sabbia, e' stato come uscire da un lungo film al cinema. La stessa sensazione di stordimento, di troppa luce, di "devo metterci un momento a capire chi-cosa-sono". E poi riprendere il passo. Che non viene sempre naturale.
Alcune di queste canzoni fanno parte di questa colonna sonora. Ascoltatevela, se avete del tempo. Merita davvero.
O forse merita solo per me, che ci ho cucito dentro un po' di cose per non perderle mai.

lunedì 16 agosto 2010

Ma la notte no

Quante cose, in dieci soli giorni di mare.
Mi sono portata da Roma una Porpi che ripeteva sporadicamente e senza senso apparente parole sparse e ora me ne ritrovo una con cui posso quasi parlare. Che mi risponde. Che dice frasi di senso compiuto, a volte anche vagamente offensive ("nonna, oji ha butti capey" e la poverina sbianca e balbetta di un appuntamento dal parrucchiere disdetto) o di candida autodenuncia ("fatto pusetta io" detto in ascensore o in autobus tra la gioia dei presenti) .
Insomma. E' interattiva!

Continua a fare le battute (ora che ha capito che Simone è un nome proprio, chiama Limone un bambino della spiaggia e poi ride da sola), è dolce in modo disarmante e piuttosto pericolosa per la sua salute. Ci abbiamo messo una settimana a farle fare il bagno. Alla fine ci siamo riusciti grazie a Ippo, ciambellone a forma di Ippopotamo, e a Nonna Titti.
Noi NON abbiamo una Nonna Titti, ma mia figlia si è invaghita della gentile signora Titti dell'ombrellone a fianco e l'ha promossa a rango di nonna. Appena la canuta donzella si è gettata tra i flutti, mia figlia ha pensato che fare il bagno non era più tanto una cattiva idea e, armata di anfibio gonfiabile, ha preteso di raggiungere la neoparente adottiva.
Da quel giorno tra lei e il mare è stato amore.
Titti ha invece gentilmente declinato l'offera di adozione della Porpi, spiegandole che ha solo 72 anni ed è un po' presto per fare la nonna (oddio! questa sono IO a 72 anni!).
A proposito di nonni, come al solito sono un valido aiuto per recuperare la parola "vacanza" nel suo vero senso. Nel dettaglio, andare nei paesini limitrofi a stordirci di focaccia e trofie al pesto, vino locale e paesaggi da cartolina. Sono state però più le volte in cui eravamo in tre.
Adesso è tutto molto dolce e divertente. I dentini che se la ridono, il solletico, le canzoni che canta (stonatissima!) e quelle che balla (molto a tempo!), le parole, le domande, le mani appiccicate di biscotto e acqua salata, gli altri bambini, i libri illustrati, i disegni.

C'è solo una piccola cosa.
Sì, sempre quella.
Il sonno.
Passato un periodo di tregua, da qualche mese ha ricominciato a svegliarsi la notte (senza per altro riuscire ad addormentarsi da sola). Tre, quattro, sei volte ogni notte. Certo, non sono le venti dell'anno scorso, ma si sentono.
Una volta è al grido di "acca! acca!" e le porti da bere.
Un' altra al richiamo di "mamma! veni! mamma!" e vai.
Altre ancora urla improvvise e pianto disperato.
Alla fine ce la mettiamo sempre nel letto, è sbagliatissimo ma è anche l'unico modo di sopravvivere con tutte quelle interruzioni del sonno. Le buone intenzioni, sappiatelo, si fottono alle quattro del mattino.
Il latte non glie l'abbiamo reintrodotto, di reflusso ha smesso di soffrirne a sei mesi, coliche non penso, incubi quattro volte a notte mi sembra improbabile. Qualcuno sa illuminarmi per favore? Perché io ieri ho incontrato una che mi ha detto "mia figlia di due anni va a nanna alle nove e si sveglia alle dieci" e io stavo per saltarle alla giuglare come ai bei vecchi tempi.

Certo ok, Porpi è sana, intelligente, splendida (vedi foto!) ed è tutto fantastico.
Ma la notte no.

venerdì 13 agosto 2010

Un pesce di nome Alberto e iPhone App per bambini

Un post double-face.
Da una parte qualche foto, e un racconto. Dall'altra una miniguida non esaustiva e dal basso della mia esperienza.
Da dove cominciamo? Dalle cinque terre. Splendide. C'ero già stata una prima volta qualche anno fa e subito ero rimasta affascinata da quei paesini arroccati contro pareti spioventi sul mare, dai colori sgargianti di case e insegne. dalle bandierine che ondeggiano al vento a pochi centimetri dalle teste dei turisti, dagli scorci di mare che ti lanciano gli occhi giù dalle fessure dei palazzi, dai gabbiani appesi a mezz'aria accanto alle terrazze dei ristoranti, dai dieci passi che ti portano dal corso alla piazza al porticciolo.


Devo ammetterlo, per me il mare è una cosa diversa. Più selvaggia, se vogliamo, meno costruita. Sono per le dune, per l'acqua trasparente e i fondali sabbiosi, per la vita in infradito, per le spiagge dove puoi correre.
Le cinque terre le trovo perfette per brevi soste di piacere. Un giro, una passeggiata fotografica, un aperitivo, una cena.
Ieri eravamo partiti molto speranzosi. Io ero armata di Canon e credevo davvero di fare un sacco di foto alla Porpi, Lui si è incollato il passeggino sul treno e credeva davvero che sarebbe servito.
Quando siamo in vacanza, per ovvie cause di forza maggiore, sospendo la mia regola "se-possiamo-lasciamola-a-casa", e portiamo spesso la Porpi a cena fuori con noi.
Le cose possono andare in due modi.

Modo A: la Porpi è simpatica e tranquilla, si intrattiene con noi e del pane prima dell'arrivo dei piatti, mangia di gusto, poi si scatena un po' per crollare dopo un'oretta nel suo passeggino. Al ritorno viene trasportata a letto dove continuerà a dormire per le successive 10 ore.
Il modo A non si è mai verificato.

Modo B: la Porpi è simpatica e tranquilla per 1 minuto e 29 secondi, poi inizia a desiderare oggettistica varia lasciata a casa.
"Dobè y'cabayyo mio?"
"Il tuo cavallo è a casa, Porpi."
"E y'caniolino?"
"A casa. C'è la mucca, eccola qui. Ti piace?"
"Gnò. E dobè l'elefante?"
"Porpi tu NON HAI un elefante."
"Io sì."
"No."
"Sì."
Desidera anche oggettistica non in suo possesso, ecco perché risulta piuttosto difficile premunirsi con giochi portati da casa.
Ordiniamo per lei piatti che in seguito chiamerà per nome.
"Amore, ecco l'orata."
"Oyata? No è 'Oyata'."
"E che è amore?"
"E' Abbelto."
E' Alberto. Ieri l'orata si è chiamata Alberto. A volte alcuni petti di pollo si chiamano Giuseppe, e non chiedetemi perché.
Mangia un terzo del piatto, noi finiamo gli avanzi. Mentre arrivano le nostre ordinazioni decide che è ora di fare un giretto.
"Io scende."
"No Porpi, tu non scendi."
"Io sì. Posho? Posho mamma? Posho?"
Posho. Che sarebbe "posso?". Te lo chiede così, con due occhioni languidi e la vocina. Posho mamma? E lì ti squaglia. Poi, la nonna le ha insegnato a dire anche "per piacere" e ti stende definitivamente:
"Posho mamma pepiasele?"
A quel punto potrebbe chiederti di saltare sul tavolo a fianco, lanciare il fritto misto dal terrazzo e togliere il parrucchino al cameriere, e tu gli risponderesti "certo, amore. Puoi."
Sono una madre senza spina dorsale.
Ditemi qualcosa, vi prego.
Fermatemi ora prima che sia troppo tardi.

E insomma, praticamente ieri siamo arrivati al momentaccio del "posho?" e la Porpi voleva scendere, saltellare tra i tavoli e costringermi a quelle scene pietose tipo "Viola torna indietro. Viola, non dare fastidio. Viola, assaggia la pasta di mamma. Viola... ecceteraeccetera" che è una roba che detesto con tutto il mio cuore.
A quel punto l'unico pensiero è stato: se solo potessi far apparire dieci giochi nuovi per distrarla.
E mi è venuto in mente quello spot: "hai bisogno di dire 'la scimmia di mio cugino ha una gamba di legno' in aramaico antico? C'è un'App per questo."
Azz! Le App!
Con un mix di applicazioni scaricate per me ma perfette per lei e altre due o tre scaricate all'istante sono riuscita a dotare l'inquieta Polpetta di un playground virtuale e interattivo.
E' per questo che ho pensato di segnalarvele.
Ok, siamo tutti contrari all'iPhone come tata a ore, ma siamo anche tutti contenti di placare i dieci minuti di isteria del nano prima che stacchi il parrucchino al cameriere.
Ecco le migliori applicazioni iPhone per bambini che ho trovato fin ora:

1. Talking Baby Hippo - 1,59euro
La metto per prima perché è l'unica a pagamento. In realtà io avevo scaricato Talking Tom, che era un gatto e pure gratuito, ma era un gatto veramente ORENDO. La dinamica è: tu parli, io ripeto, cosa che per una bambina che inizia a parlare sembrava piuttosto stimolante. Solo che il gatto Tom era talmente brutto che la Porpi si rifiutava di parlare. Grazie al cielo qualcuno si è sentito in dovere di informarmi che esisteva anche Hippo, decisamente più *cutie cutie*. Hippo non solo ripete quello che voi dite/il vostro nano dice, ma è interattivo in modo immediato e basic: solletico, fastidio, gridolini, ciuccio, farfalline, palloncini. La Porpi adora Hippo.

2. Baby Piano Lite - free
Carinissima. Una sorta di pianola virtuale piena di animaletti. Si può suonare liberamente (fa anche gli accordi, roba fortissima), si possono seguire canzoni guidate, si possono registrare le proprie creazioni, si possono solo far suonare gli animali coi loro versi.

3. Bubble Snap - free
Questa me l'ero scaricata per me, che sono maniaca della carta da imballo da scoppiare, ma alla Porpi è piaciuta molto per almeno due minuti e mezzo che, credetemi, sono TANTI.

4. Doodle Buddy - free
"Vojo coloyaye" è una richiesta che nove volte su dieci si traduce con pittogrammi indelebili su pareti di casa/sedili della macchina/tovaglie del ristorante. Doodle Buddy è una lavagnetta virtuale su iPhone. Piccola è piccola, ma non sporca e si può disegnare anche sulle foto. Like!

5. Vocal Zoo - free
E il coccodrillo come fa? Ma sticazzi, qua trovate tutti gli altri. Un giochino che graficamente fa pena e consiste semplicemente nello schiacciare le foto degli animali per sentirne il verso. Vi vergognerete profondamente di averlo sull'iPhone, eppure ho visto bambini litigarselo... O_O

Altre segnalazioni degne di nota:
Il Baby Monitor - è a pagamento e non l'ho provato, mi ci sono imbattuta mentre cercavo altro. Ma se funziona, onore e gloria eterna a chi permette ai geeknitori di mollare la carrozzina nella stanzina degli ospiti senza dover installare le paraboliche della Nasa.
Ho trovato anche qualcosa di Fisher Price ma non sono riuscita a capire se sia o meno language neutral, a prima occhiata sembravano in inglese.
Inutile le raccomandazioni della nonna: lo sapete pure voi che se non cedete il vostro iPhone al nano solo in casi di estrema necessità egli ve lo sequestrerà in eterno.
Intanto.
Qualche altro suggerimento?

martedì 10 agosto 2010

Simone

"Mamma, vojo Simone."
Panico.

No, perchè, quale altra reazione può scatenare un'affermazione del genere detta dalla boccuccia di una nemmeno-duenne, che a tavola improvvisamente se ne esce così?
"Io mi stavo preparando psicologicamente per i dodici anni, non per i due" fa Lui, improvvisamente bianco di candeggio.
"Ci dev'essere un errore. So che adesso iniziano prima, intorno ai dieci anni. Forse otto. Ma ventitrè mesi Polpetta, mi sembra un tantino fuori scala."
"E poi, chi è 'sto Simone?"

"Y' Simone" - il Simone, ovvio - continua lei.
"Porpi, ma chi è Simone?" insisto io.
"Simone." chi altri può essere? Simone è Simone.
"E ti piace Simone?"
"Sì, piase Simone."
Oddio.
"E dove l'hai conosciuto?"
"I."
"Qui?? Qui al mare?"
"Sì, ammaye."
"Oddio, dev'essere il bambino del vicino di ombrellone, quello col costume di Spiderman e la bandana."
"Ma no, quello si chiama Daniele."
"Forse è quello grande, quello davanti, di sette anni. Cavolo, gli mancano già i denti a quello lì."
"Porpi, ma Simone è in spiaggia? Gioca con te?"
"No, no goca."
"Ah non ci gioca con te, pure stronzo sto' Simone."
"MAMMA!"
"Eh?"
"SI-MO-NE!"
"Amore, non c'è Simone adesso."
"Adesso sì."
"No, non c'è. Dove lo vedi?"
"I."
"Lì dove? Oddio perchè indica il centro della tavola? Sarà mica un fantasma 'sto Simone... Porpi, vedi la gente morta?"

Attimi di silenzio. Poi l'illuminazione del papà.

"Aspetta, forse ho capito. Porpi, è questo Simone?"
"Sì, dammi Simone."
"Vorresti dire che Simone..."
"Eh."
"Porpi: LI-MO-NE. LIMONE! No "Simone"!"
Lei ci pensa un attimo, poi mi fa contenta.
"Babene, dammi Ymone."

giovedì 5 agosto 2010

Più tate, meno mutande

La chiusura della serata (a mezzanotte e venti circa) è stata al grido di battaglia "più tate, meno mutande".
Per dire, la chat è stato un casino. Ma un casino in senso bello, quel casino che tu ottieni quando prendi un sacco di donne di varie età, le annaffi con qualche birretta (ma anche spritz, mojito e zibibbo, oh sì), le unisci ad argomenti disparati e shakeri tutto per circa due ore e mezza.
Un casino di quelli belli, che ti sembra di averle lì davanti. Una col mollettone in testa e i calzini di Hello Kitty, una col pupo che gli dorme addosso, una col marito che è uscito, l'altra col compagno che lava i piatti, una che a malapena usa la mail, una con un blog famoso, e pure una mezza nuda.
Massì. Senza pudore.
Alla fine, tra vai e vieni, la chat ha contato circa 40 ingressi. Sembrava un saloon. Porte che sbattono con un "ciao, ci siete?" a volte brevi saluti e via. Altre qualche battuta "non vi sto dietro" (e certo, c'ho una chat del 1518 con il refresh manuale, porcaccia). Oppure "ma di che state parlando?" perché tutti rispondevano a tutti e a nessuno, ed era bellissimo leggere conversazioni come:
"Adesso mi faccio il chihuahua."
"Io ne ho comprato uno alto un metro e mezzo."
(la prima frase era ironica. la seconda si riferiva a un pupazzo di Totoro. sappiatelo.)

Eravamo un buon 50-50 tra mamme e non mamme, c'erano over40 e under20, e per fortuna ogni tanto qualcuna troncava sul nascere i discorsi-pannolino con sonori:
"aò, stiamo su Ma Che Davvero, non vogliamo mica parlare di nani?"
Clap, clap. Vi ho adorato.

E quindi di che si è parlato? Oh, di tutto e di niente.
Di bambini, sì, ogni tanto. Ma pure di uomini. Di sesso. Di cazzeggio. Di drink. Di libri.
E sono uscite le seguenti sacrosante verità:
- se incontri un cesso e poi si rivela un gran puttaniere, prima "soppesa" bene la situazione (come suggeriva un'insolitamente hard Jolanda) e poi tienitelo stretto (come insisteva Silvia)
- per staccare un uomo dalla Playstation: spogliati (coro unanime). Se non funziona: evidentemente hai ancora le mutande addosso (su questo, Pamen docet)
- se dopo l'allattamento le tette scompaiono, chiamale "alle Kate Moss"
- se cerchi rassicurazioni sul ruolo di mamma, non parlare con le mamme!
- posti strani: farlo sui pattini. non s'è ancora capito se sono pattìni o pàttini. va indagato.

Tutto così, mixato, ridanciano, politicamente scorretto, tanto che oggi i commenti erano del tipo:

...ah no, eh? :)

Grazie a tutte quelle che hanno partecipato. Come avevo già detto molto tempo fa "esperienza da rifare". Vediamo se riusciamo a rifarla presto, allora.
Tra i tag che userò per questo post ci sarà "amici". Voi capirete perché :) La verità è che vorrei citarvi tutte ma ho paura di farlo senza dimenticare qualcuna... Grazie ancora, tantissimo!

martedì 3 agosto 2010

Così tanto per


Finalmente il prossimo weekend partiremo tutti insieme per il mare, sperando si dribblare con garbo ficozzi in testa, malattie esantematiche, bivacchi al casello e centottanta gradi all'ombra.
Intanto vi lascio con un "collage" della Porpi nel mese di Luglio, è incredibile come stia crescendo e come, crescendo, impari a prenderci per il culo. Questa bambina è un fenomeno.
E bellissima (tutti insieme: *awwwwww*/ alle mie spalle: sì sì, diceva tanto delle mamme con gli occhi a cuoricino ma pure lei s'è rincojonita col botto -> vero.)
Intanto - sono in quegli ultimi giorni di panico che precedono le valigiadi - domani sera vorrei organizzare organizzerò una chat di saluti prima delle vacanze qui su MCD, come successe per il primo compleanno del blog. Chi c'era se lo ricorda ancora.
Il meccanismo è semplicissimo: trovate la chat qui su MCD senza nessun programma da scaricare, inserite un nickname e via.
Ci sareste?
Se sì, lasciate un commento.
Se no, lasciate un commento.
Se la trovate una pessima idea, lasciate un commento di insulti.
QUI l'evento su Facebook per dare la vostra adesione.
(tanto col caldo viene fuori che è una bellezza: oggi il vicino di casa mi ha citofonato un vaffanculo perché avevo parcheggiato al posto suo, solo che la macchina che occupava il suo posto era quella nuova della moglie "scusi, è uguale alla sua")

p.s. i saluti non significano che non posterò durante le vacanze, anzi: ho una chiavetta nuova fiammante :D

lunedì 2 agosto 2010

Basini di scambio

Ieri, ore 11, appena sveglia:
"Oddio, ma oggi andiamo a riprendere la Porpi! Che bello non vedo l'ora, sono 6 giorni che non la vedo!"

Ieri, ore 13, in spiaggia:
"Guarda quella bimba, assomiglia alla Porpi. Ooooh Porpi, come mi manca! Tra poco andiamo, vero? Andiamo? Andiamo?"

Ieri, ore 15, in macchina:
"Fammi sentire come sta la Porpi. Ah no, a quest'ora dorme. Hai presente come parla al telefono quando dice "ponto? tao mmamma"? Non è dolcissima? Oh la Porpi, la Porpi."

Ieri, ore 17, casa della nonna:
"Oooh Porpi, amore! Vieni qui a darmi un bacino!"
"Un basino gnò."

Ieri, ore 18, casa nostra:
"Porpi cosa fai a quattro zampe?"
"Mao!"
"Sei un micino?"
"Un misino, sì."
"Uuuuh, amore, come sei dolce... vieni qui a darmi un bacino..."
"Un basino gnò."

Ieri, ore 21, letto polpetto:
"Ok, ecco l'acqua, il ciuccio e Nanno. Fai caro a nanno."
"Caaalo."
"Saluta papà."
"Taoopapàbognagnotte."
"E a me lo dai un bacino?"
"Un basino gnò."

Stanotte, ore 02.00
"Maaaammma."
"Mmmmhrr..."
"MAAAAMMMA."
"Mmmmmhrrrrrrr...."
"MAMMAMMAMMA!"
"Mmmmmhrrr....checcèèèPorpi? E' notte, fai la nanna."
"Etto dande."
"Il letto grande è già occupato."
"MAMMA!"
"Io veni.
"No tu non vieni, tu fai la nanna."
"MAMM-MAAA!"
"Eeeeh...."
"Un basino sì."

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