"Chi è l'amore di mamma?"
"No lo sho."
"Come non lo sai? Sei tuuu!!!"
"No, io shono Yoia."
"Ah. E non sei l'amore di mamma?"
"No."
"No???"
"Ti sei shbayata."
Porpi. Un concentrato di fiera indipendenza in soli 90 centimetri.
Ti sei sbagliata
Pubblicato da Wonderland alle 14:01 26 commenti
Tags: parlare, polpetta, vita col nano
Mi piace leggere

A. Niffenegger - La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo
Me lo consigliavano in tanti, ma con un titolo così - un po' melenso e un po' Nicholas Sparks - lo avevo sempre dribblato pensando "a cinquant'anni avrò tutta la voglia del mondo di leggere storie così". Anche la trama mi dava da pensare, mi sembrava troppo prèt-à-porter per una sceneggiatura. Ma dai, l'uomo che viaggia nel tempo, sì ok. E la moglie che fa? Lo aspetta. Quindi un libro sull'attesa. Quindi una martellata sugli zebedèi, una roba melensa e romantica nel senso Harmony del termine. Invece no, è un libro bellissimo. Innanzitutto ha un intreccio che lévate, come si suol dire. Costruito benissimo, complicato eppure comprensibile, intricato ma mai macchinoso. I protagonisti sono delineati benissimo e ti sorprendi a fare il tifo per loro da pagina dieci. La storia è di quelle shakerate, te la bevi che è una meraviglia. Alla fine del libro diventa quasi plausibile che un uomo possa scomparire all'istante lasciando un mucchietto di vestiti, e che una seienne possa fornire copertura (in tutti i sensi) a un quarantenne nudo che le appare in giardino.
Quote: "E si gira questa ragazza alta e bellissima, con i capelli color ambra, che mi guarda come fossi Gesù Bambino sceso sulla terra solo per lei. Sento una morsa allo stomaco. E' ovvio che mi conosce, però io non conosco lei. Solo il cielo sa che cosa io possa aver detto o fatto o promesso a questa creatura luminosa, quindi sono costretto a dire nel mio miglior tono da bibliotecario: 'Posso aiutarla?'"
J.Saramago - Cecità
Crudo, incalzante, spiazzante. Un'epidemia di inspiegabile cecità colpisce una città intera, forse anche l'intero paese, il mondo. Possiamo sforzarci di indovinare come sarebbe, ma a un certo punto le immagini diventano un vago orrore, un non-possibile che riusciamo appena a sfiorare con la mente. Saramago invece ci immerge completamente in quella densa nebbia "bianco latte" che non priva l'uomo solo del senso più concreto e indispensabile, ma anche dell'umanità, della pietà, del vivere civile e - in modo clamoroso, urlato, quasi grottesco - della dignità. Non ci risparmia nessun particolare, ed è proprio questo a rendere il libro la cronaca magistrale di un'ipotesi incredibile ma plausibile in tutte le sue più tragiche conseguenze.
Quote: "Si sedette sul bordo del letto, tese il braccio sopra i due corpi, come per cingerli nello stesso amplesso, e chinandosi verso la ragazza con gli occhiali scuri le mormorò sottovoce all'orecchio, Io vedo."
P.Maraone - Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex&TheCity
Allora, premetto che questo era il mio genere di libri quando avevo circa 20 anni e che ho ormai tramandato a mia sorella con l'indicazione "stile di Carrie, modi di Charlotte, ego di Samantha, l'altra non mi piace". Ho avuto modo di conoscere l'autrice e so che sa scrivere - molto bene! - ma non sapevo se questo volumetto così fashion (e paraculo, diciamolo :) mi avrebbe convinta. Surprise! Proprio come la splendida serie, è un libro che ti fa ridere tantissimo e pensare tantissimo: affronta argomenti femminili con ironia tagliente, lucida e intelligente. Non c'è capitolo in cui l'autrice racconta qualcosa che non sia successo a te/alla tua migliore amica/a tua sorella/ti succederà e te lo andrai a rileggere. Immancabile nella biblioteca della SATC addicted ma anche come prontuario del genere femminile.
Quote: "Quelli come Big conquistano per sottrazione. Se un rapporto di coppia è fatto di un equilibrio tra il dare e l'avere, loro, prima di concedersi completamente, tolgono più che possono. A furia di togliere non resta quasi niente, ed è quel "quasi" che ti porta via l'anima."
C. Lackberg - La Principessa di Ghiaccio
Cercavo qualcosa di poco impegnativo ma avvincente, uno di quei libri che ti incollano alle pagine fino alle due del mattino anche se non memorabili. Qualcosa alla Stieg Larrson, ecco. Lei è svedese, la casa editrice è la stessa, la fascetta parlava di milioni di copie vendute eppure l'ho comprato con poche aspettative: l'ultimo scrittore-caso made in Ikealand mi aveva fortemente deluso ("L'Ipnotista"). Mi sono dovuta ricredere. Non è Larrson, certo, ma è un thriller scritto bene e con un discreto incastro, che ha egregiamente assolto la sua missione di scacciapensieri-intrattenimento.
Quote: "Allungò la mano e la sfiorò. Il sangue sui polsi si era seccato da tempo. L'amore che provava per lei non era mai stato così intenso. Le accarezzò il braccio, come se accarezzasse l'anima che aveva ormai lasciato quel corpo."
G.Carofiglio - Le Perfezioni Provvisorie - No. Carofiglio, io avevo tante aspettative su di te, davvero. Perché mi eri stato tanto citato, tanto consigliato. Eri tanto alto in classifica. E invece, Carofiglio. Ma che sei? Uno sceneggiatore di Don Matteo? Ma che è sto gialletto fiacco, che esaurisce la sua soluzione senza nemmeno un "eureka!"? Che è 'sto protagonista cinquantenne che tenti di far apparire figo - chiaramente un tuo clone - e che finisce per farsi l'atletica ventenne? Dimmi, Carofiglio: ho letto il tuo libro più brutto, o so' tutti così? Dimmelo te, perché io un altro non me lo compro.
Quote: "'Stai pensando di cercare di sedurmi, a Roma? Devo preoccuparmi?' Barcollai per qualche istante, come quando hai i guantoni abbassati e ti arriva un bel gancio in pieno volto. Sentii anche un lieve rossore alle guance e pensai che in fondo ero sempre lo stesso cazzone imbranato di trent'anni prima, in quel supermercato."
McCarthy - La Strada
Questo fa il paio con Cecità, non che io mi sia appassionata alle catastrofi umane e naturali ma mi sembravano entrambi meritevoli di una lettura. Inquietante. Bello. Commovente. Per chi ha un nano è impossibile non immedesimarsi nel papà che in un mondo post-catastrofe, dove la cosa più simpatica che una persona possa fare per te è staccarti una mano e farsela coi peperoni, tenta di andare avanti e dargli un futuro nel senso primitivo del termine. I dialoghi tra padre e figlio sono essenziali e perfetti. Sembra di sentirli parlare, così smarriti, nel mezzo di un niente che rende il loro legame ancora più disperato e toccante.
Quote: "Rimase ad ascoltare lo sgocciolio dell'acqua nei boschi. Era roccia fresca, quella. Freddo e silenzio. Le ceneri del mondo defunto trasportate qua e là nel nulla da lugubri venti terreni. Trascinate, sparpagliate e trascinate di nuovo. Ogni cosa sganciata dal proprio ancoraggio. Sospesa nell'aria cinerea. Sostenuta da un respiro, breve e tremante. Se solo il mio cuore fosse pietra."
E.Shafak - La Bastarda di Istanbul
Mi era stato consigliato il libro precedente dell'autrice ("Le quaranta porte") ma ho trovato questo e ci ho provato. Smesso al secondo capitolo alla frase: "Poco dopo uscì nel parcheggio e trovò la Cherokee azzurro oltremare del 1984 rovente sotto il sole dell'Arizona, con la sua piccolina addormentata dentro. 'Armanoush, svegliati tesoro, la mamma è tornata!'". Stavo per vomitare. Anche ricopiarlo adesso mi dà la nausea.
C. De Robertis - La Bambina Nata Due Volte
L'ho preso con questa impressione: c'è la sòla. Non lo pensate anche voi, quando un libro è troppo "fasciato" (ok, è in seconda edizione, c'è bisogno di una fascetta per questo? io sono in terza e non mi si caga nessuno..) o troppo rilegato (quanto inciderà sul prezzo questa stampa a rilievo translucida?) o troppo declamato ("caso editoriale in tutto il mondo" - "il libro che ha emozionato una generazione" e via dicendo)? Io sì. Poi ho letto la trama, e mi ha ricordato immediatamente Isabel Allende, che amo moltissimo. Bingo! Il libro è Allendiano da matti. E' una storia tutta al femminile, tre generazioni di donne che attraversano e plasmano vicende straordinarie condite di sentimenti splendidamente ordinari. Manca l'esotismo-erotismo e la scrittura evocativa e lussureggiante di Isabel, ma Carolina De Robertis non se la cava affatto male per essere un'opera prima e io mi sono goduta gran parte delle sue 400 pagine.
Quote: "Monte. Vide. Eu. "Io vedo una montagna", aveva detto l'europeo che per primo aveva avvistato quelle terre. Pajarita non aveva mai visto una montagna, eppure era certa che lì non ce ne fossero. Quella città non aveva pendenze."
B.Cibrario - Sotto Cieli Noncuranti
Lieve è l'aggettivo che permea questo libro. Lieve come la neve, che avvolge le ambientazioni. Lieve come la scrittura della Cibrario. Precisa e appropriata, educata, senza mai alzare la voce o tagliare troppo. E' una storia ben costruita con monologhi introspettivi davvero indovinati e un punto di vista insolitamente attutito - ma non per questo meno realistico - sul dolore. Lieve, ma anche bello.
Pubblicato da Wonderland alle 15:49 69 commenti
Tags: libri, me myself and I, recensione
Il cappellino
"Porpi ma lo sai che sei bravissima? Sono due giorni che rimani tutta la mattina all'asilo!"
"Io limanele, sì."
"E senza piangere!"
"Soyo u'pochino."
"Lo so, solo un pochino all'inizio. Mi racconti, che fate? Giocate? E che dice la maestra?"
"Dise 'bassshta, bassshta!'"
"Basta, basta?"
"Sì: BASSSHTA! BASSSHTA!"
"E perché?"
"Epecchè, i bambini fanno i pussholòni."
"Fanno i puzzoni?"
"Sì, shono cappivi."
"E che fanno di cattivo?"
"Tilano."
"Che tirano? I capelli?"
"No i capeyyi. Tilano... i'cappeyino."
"Il cappellino? Quale cappellino?"
"Della maeshtra."
"E qual è il cappellino della maestra, amore?"
"Tello banco. Tello... tello... y'cappeyino."
Non ho capito bene a che cappellino bianco si riferisse finché non ho conosciuto la terza maestra della Porpi, giunta solo ieri: Suor Sara.
Secondo fonti attendibili pare che dal suo arrivo lo sport principale della classe sia quello di attaccarsi al velo e tirare furiosamente. "Basta, basta!" sono le parole con cui la delicata Suor Sara tenta di fermare l'orda di nani impazziti. Inutilmente.
Mia figlia si è dissociata da tale attività vessatoria ma non può fare a meno, ogni tanto, di guardarmi shockata e ricordarmi: "bassshta, bassshta!" ogni volta che parliamo dell'asilo.
Pubblicato da Wonderland alle 17:13 35 commenti
Weekly Style: si riparte!
Vi ricordate la rubrica Weekly Style? L'avevo sospesa per mancanza di tempo e mi avete scritto in tante chiedendo di reniserirla. Riparte, ma sarà molto rivisita. Non sarà una rubrica incentrata sul "fashion", ma sullo "style" inteso anche come lifestyle: vestiti ma anche oggetti, accessori, arredamento, prodotti per bambini, luoghi, idee, suggerimenti, novità.
Trovo così tanti "tesori" tra il web e la mia città che mi sembra un peccato non condividerli.
L'idea mi è venuta quando ho fatto queste foto alla Porpi al Ghetto ebraico di Roma, un luogo per me magico (e dove adoooro mangiare!), quindi ecco una brevissima miniguida se mai vi trovaste da quelle parti durante una gita a Roma (o, ovviamente, se siete di Roma).
Sentitevi liberi di aggiungere nei commenti quello che ho dimenticato :)

I must della zona, un po' fuori dal coro (dai, il Portico d'Ottavia e Giggetto lo conoscono tutti....). Ideali per un pomeriggio-serata romana in un angolo bellissimo del centro di Roma ancora fortunatamente esente dalla calca turistica.
1. Piazza Mattei - adoro la fontana delle Tartarughe, un gioiellino incastonato tra Largo Argentina e le porte del Ghetto. Le stradine limitrofe sono fantastiche per trovare un parcheggio nelle ore in cui i varchi sono aperti, diventa quindi la base ideale per iniziare l'esplorazione del ghetto.
2. BarTaruga - il bar di Piazza Mattei, di fronte alla Fontana delle Tartarughe. Un luogo talmente vintage, vissuto e suggestivo che c'è un solo modo per descriverlo: andarci, sedersi su uno dei divani sfondati o sulle sedioline di paglia, mentre il proprietario suona il pianoforte in frac, (succede spesso!) e ordinare un drink molto alcolico :) Non è economico, ma l'esperienza è inclusa nel prezzo!
3. Pasticceria ebraica aka Boccione - se non avete mai assaggiato la "pizza ebraica" dovete farlo!
4. Sora Margherita - se siete a Roma e cercate un posto caratteristico e assolutamente non turistico per pranzo, questo è un must. Un ristorantino minuscolo che è una porta sgarrupata affacciata su Piazza delle Cinque Scole, dove servono carciofi alla giudìa come se piovesse. Qui la Porpi a 6 mesi si è rovesciata addosso un quartino di rosso tracannandosene parte.
5. via della Reginella - è una stradina che negli ultimi tempi si è riempita di gallerie di arte moderna e contemporanea. Degno di nota il minuscolo e bianchissimo spazio espositivo on the street, che ogni mese ospita un artista diverso. Da vedere anche il "Museo del Louvre", una vecchia libreria-esposizione fotografica strapiena di cimeli.
La Dolce Roma - ok, fa strano una pasticceria austriaco-americana nel cuore del ghetto, ma tant'è. E la miniSacher (volendo, da passeggio^^) che trovate qui, è tra le migliori che ho assaggiato a Roma. Ottimi anche i Muffin, la ApplePie e altre specialità americane.
AquaMadre - un hammam super. Una volta ho regalato un massaggio a mia mamma e ancora se lo ricorda...
Una volta c'erano anche un paio di negozietti per bambini carinissimi, ma purtroppo hanno chiuso entrambi.. Uno vendeva TucTuc, la marca spagnola bellissssima :)
Nota di merito assoluto per i nanomuniti: l'area e' interamente pedonale!!!
Ci sarebbero tantissimi altri posti che vorrei segnalarvi, ma Campo de' Fiori o Largo Argentina per me sono già un altra zona, che magari tratterò a parte.
Allora... che ne pensate di questo primo #weeklystyle? Cosa vi piacerebbe trovarci, e soprattutto: avete suggerimenti? Mi piacerebbe costruire questa rubrica insieme a voi, perché ho tanto da raccontare ma anche tanto da imparare, quindi se trovate qualche oggetto, luogo, brand che vi piace particolarmente e volete segnalarmelo, scrivetemi e pubblicherò il vostro contributo :)
Pubblicato da Wonderland alle 20:16 46 commenti
Tags: foto, roma, tips, weekly style
Mangia Prega Ama: una recensione
Ora immaginate di dover recitare una scena in cui vi lamentate di avere "la ciambella" di grasso e fingete di non riuscire a chiudervi un paio di skinny jeans gialli (i famosi skinny jeans gialli che ogni donna sovrappeso tiene nel suo guardaroba) palesemente della taglia giusta.
Questa è l'unica scena del film Mangia Prega Ama in cui sono stata tentata di alzarmi e andarmene, per protesta. Per fortuna non era recitata da Julia Roberts ma da una coprotagonista.
Il resto è gradevole, davvero. Come definirlo? "Allegro e colorato" sono i primi aggettivi che mi vengono in mente, e denotano una pellicola quantomeno innocua, ma gradevole.
Ad essere onesta mi aspettavo qualcosa in più. Non ho letto il libro ma ho il sentore che sia migliore del film, anche perché credo sia impossibile inanellare una sequenza di luoghi comuni così ininterrotta. Quello che esce fuori sono scenari da cartolina e sentimenti impressi in troppa fretta, con un inchiostro che non riesce a passare il foglio.
La Roma tutta case sgarrupate, vecchine alle fontanelle e monumenti. Una Roma dove, nella realtà, se una turista svedese ti consiglia un "bravo cicerone":
a. in realtà è il suo complice romeno Bogdan, che dopo averti preso a roncolate sulla nuca in un vicolo ti frega scarpe, portafogli e documenti
b. si chiama Mario Er Trivella e riesce a trombartisi dopo mezz'ora
c. si chiama Ciccio e non sa una mazza di Roma perché è dei castelli, ma in compenso ti fa pagare un caffè 8 euro e ti consiglia il b&b del suo amico: 150 euro a notte vista Verano
L'opzione d. ovvero è Luca Argentero, si comporta in modo impeccabile, ha amici della "Romabene" che ti offrono cene e scampagnate e infine ti porta a cucinare a casa di sua madre: non pervenuta.
Poi: la definizione di Roma. Parliamone.
C'è questa scenetta in cui tutti i commensali giocano a trovare una parola che definisca le varie città. Per dire, Londra è "impettita" e NY è "ambiziosa". Vogliamo provare a indovinare quale parola hanno scelto per Roma?
Dai, andiamo sull'ovvio: "eterna".
No.
Mmmm... "trafficata".
No.
"Antica"? "Magica"? "Appetitosa"? "Fancazzista"?
No. La parola che scelgono per definire Roma è:
SESSO.
Ahahahaha.
No. Un attimo: come "sesso"? Che la Roberts a Roma manco tromba.
Sesso. Scusate, adesso mi viene voglia di uscire e beccare i primi due che si accoppiano dentro a un portone. Come dite? Non ce ne sono? Ah, ok.
Se tra tutte le parole per definire Roma scegli "sesso" secondo me non c'hai capito molto della faccenda. Il sesso è consequenziale alla parola, you know? All'atmosfera...
Dopo le gioie della bulimia capitolina e aver goduto appieno della fase MAGNA (vedi episodio della "ciambella"), la Roberts se ne parte per l'India e incontra un tipo anzianotto e gagliardo, che le sta appresso con fare da moscone. Questa è la parte PREGA: quella in cui dopo aver invano aspettato una risposta da Dio nei primi dieci minuti del film, la Roberts decide di sostituirlo con una santona di dubbia provenienza, che lascia i fedeli a morì ammazzati de malaria nell'ashram di Calcutta mentre lei si sollazza in un loft nuiorkese.
Non volendo spoilerare troppo giungiamo alla parte AMA, ovvero a Javier Bardem con contorno di Bali. Allora, ne avevo una vaga idea prima ma, avendolo visto anche dal vivo, posso confermare: Bardem appartiene alla specie bovina. Gnocco, per carità. Ma mai come in questo caso ho avuto la tentazione di esclamare: "che manzo".
In sintesi: un film carino, che però ha perso più di un'occasione. Bella fotografia, regia discreta, ottimi attori e paesaggi mozzafiato penalizzati da una montagna di clichè e da frasi ad effetto per spiegare sentimenti ben più complessi. Come dire, mancavano forse dei passaggi. Tra il vecchio amore e il nuovo, tra il senso di colpa e il perdono, tra la crisi e la soluzione. Qualche deus ex machina che non convince.
La storia però è splendida e tanto di cappello alla vera Liz che ha realizzato il "mollo tutto e parto per meravigliarmi ancora" che la gente si limita per lo più a predicare. E' per questo che ho grande fiducia nel libro, che leggerò. Ed è anche per il mio immenso amore per i viaggi che non riesco a parlar male di Mangia Prega Ama, e che vi consiglio comunque di vederlo.
Niente grandi aspettative, ma sicuramente un paio d'ore di evasione assicurata e di piacere per gli occhi. Non sono uscita con la sensazione "mammamia, ch bel film!" ma con quella (forse migliore?) "cavolo, quante cose che voglio fare e quanti posti voglio vedere. subito! ora!".
E lo trovo comunque un ottimo risultato.
p.s. nota di merito allo splendido allestimento indiano-balinese che potete ammirare sul mio twitter
Pubblicato da Wonderland alle 18:02 36 commenti
Tags: film, javier bardem, julia roberts, mangia prega ama, recensione
Inserimento, sogliole e rotelle
"Matteooo! Guarda qui, Matteo! Calcia la palla, fammi vedere! Matte...."
Sbamm.
"Ussantapace. Signora, si sente bene?"
"La mia digitale. La mia. Digitale."
"Scusi, salve. Questi sono Luigi e Ludovica, lì ci sono gli zainetti. Adesso posso andarmene? Posso?"
"Ma, signora, l'inserimento..."
"Devo restare?"
"Eh, già."
"Devo proprio? Perché io. Luigi, basta spingere tua sorella! Perchè. Ludo, non rovesciare il succo.. no..no! Dicevo, io ho pensato che... Ludo no in piedi sullo scivolo. Non lanciarti! No! NO! Luigi, e tu smettila di mordere gli altri bambini. Porrrrcaloca, io domani corca che rimango!"
"Maaaaaaaammaaa."
"Ehm, nano, non sono io tua mamma."
"Lo scusi, è che sua mamma è bionda."
"E dov'è?"
"In bagno."
"Nano, mamma torna subito."
"E' in bagno da quaranta minuti."
"Martina, qual è il tuo zainetto?"
"E'llo chitti."
Appoggiati alla parete, sei zainetti di Hello Kitty.
"Sai, visto che anche tuo figlio va qui... presentiamoci!"
"Piacere, mio figlio è quello sul cavallino: Alessio."
"...e tu sei?"
"LamammadiAlessio."
"E' un nome d'arte?"
"Ehm, salve maestra. Io sono Wonderland, la mamma della Polpetta."
"Ah."
"E.. non vuole sapere chi è la Polpetta? E' quella laggiù coi riccioli biondi."
"Ah, sì."
"E' intollerante al latte."
"L'ha scritto sulla scheda?"
"Sì. Però volevo dirlo anche a lei."
"Eh, ci sarà tempo per conoscerci..."
(...)
"Porpi, questa è la maestra. Se vuoi l'acqua o non riesci a salire sullo scivolo o un bambino ti fa la bua... ecco, devi chiedere a lei."
"Eh, mo'... tutto a me!"
"O_O"
Primo giorno di "asilo"* polpetto. Tanti nani. Tre maestre di cui una che se non riguardagna punti asap compro una sogliola e ce la schiaffeggio. Due scivoli, sei tricicli, una casetta, una montagna di giocattoli, tutti e quattro i Teletubbies. Bambolotti nudi di etnie varie.
La Porpi, intimidita, che non piange mai ma gioca solo se "a vista". Domani si gioca a nascondino (probabilmente anche io 40 minuti in bagno) e lunedì si vedrà.
Non abbiamo ancora uno zainetto. Nauseate ieri dalla sola scelta HelloKitty-Wynx-WinniePooh, speriamo ancora di trovarne un altro - possibilmente con minitrolley - non brandizzato dai suddetti personaggi, riusciranno i nostri eroi?
*doverosa precisazione: non parlo dell'asilo vero, è una sorta di nido-ludoteca dalle 8.30 alle 12.30 per bambini della sua età (18mesi-2anni e mezzo più o meno)
p.s. una news e un invito!
Dopo avermi regalato la mitica e ambitissima "rotella della gravidanza" al quinto mese, Prénatal è un brand che mi è rimasto piuttosto simpatico.
Il 21 settembre a Milano, in occasione del loro restyling, del lancio del nuovo ePortal e della presentazione della nuova collezione, sono stata invitata ad una tavola rotonda insieme alle bravissime Miralda del Cucchiaino di Alice, Sara di Smamma e Valentina di Desing per Bambini. Sarà solo il primo di una serie di incontri dedicati al mondo della maternità durante la giornata.Ve lo segnalo perché parleremo di mamme e di web e, conoscendo le altre blogger, so per certo che sarà una discussione interessante e soprattutto divertente. Se volete partecipare anche voi, ho ben 5 inviti per le prime che li richiederanno (siamo al Boscolo Hotel Exedra alle 9.30).
Mi farebbe davvero piacere incontrarvi!
Qualcosa
Conoscere. Diverso dall'avere accanto. Diverso dal respirarsi in bocca. Diverso dal lasciarti uscire per la testa, dalle gambe. Diverso dal parlare. Dal raccoglierti una sera, con le braccia molli e un riso isterico. Diverso dall'essere stati compagni di banco dalle elementari. Diverso dal ti-leggo-sempre, dal non-ci-vediamo-mai.
Quella distanza incolmabile come un baratro senza ponti, neppure invisibili. Qualcosa si intravede. La parte liscia e superficiale. La patina lucida dei sorrisi, le schegge ruvide al tatto dell'ira, degli insulti tirati contro una porta. Le molli luci della serenità raccontata. La banalità della rabbia. E quello che c'è dietro. Dov''è. Chi lo vede. Quello che c'è dentro.
In un pensiero ossessivo che affoga nella vergogna e riempie pagine di diari e vuoti nei respiri. Nella prima volta piangendo nel bagno della scuola, le spalle contro il muro umido, gli occhi dentro una scritta d'amore su cui avresti voluto sputare. Vomitare. Dentro alle parole affilate che hanno lasciato segni visibili, graffi nella cornea da cui guardi il mondo. In quello che hai giurato a te stesso e hai sistematicamente infranto. Mai più. Non farò. Non devo. Non voglio. Voglio. Dov'eri. Dove sei.
Dov'eri tu quando ho imparato a farmi del male così bene che non si vedevano le tracce, e anche a farmi del bene così bene che mi dicevano "questo non è giusto per te". Dov'eri tu quando mia moglie è andata via e io le ho detto "vaffanculo" e poi ho spaccato il pugno contro lo stipite della porta, e faceva un freddo cane ma ero in maglietta e sono uscito in maglietta. Dov'eri tu quando ho saltato sui divani, dopo quella telefonata, e mi sembrava di essere piena, traboccante, di tutte le cose più belle del mondo come se mi stessero passando attraverso, e gridavo. E saltavo. E gridavo più forte e pensavo che avrei potuto vivere per sempre e diventare una dea, un genio, una regina. Dov'eri tu quando le sono corsa dietro e solo lì, senza fiato, sono riuscita a dire "mi dispiace" e non è servito, e sono rimasta ferma e ho deciso che non avrei più avuto una sorella appoggiata a un distributore di lattine. Dov'eri quando ho cambiato idea. Dov'eri quando sono tornato a casa, quella sera, e mi sono leccato le dita in silenzio ricordandole dentro di lei, inghiottite da un calore vischioso, da contrazioni leggere. Dov'eri quando sono andata a portare fiori sulla sua tomba ed ero sola, e ho cantato una canzone per lui ma non ricordavo tutte le parole. Dov'eri quel giorno che ho pianto tanto da ridere. E quello in cui ho riso tanto da piangere. Quello in cui ho creduto di morire. In cui ho vinto. In cui ho deciso di perdere.
Conosciamo.
Dei nostri genitori, figli, mariti, compagni, amici, fratelli.
Qualcosa.
Di noi.
Giusto qualcosa in più.
Un post atipico. Perché sono giorni atipici.
E brutti.
E spero passino presto.
E nei giorni così, le riflessioni diventano echi.
Fanno rumore.
Pubblicato da Wonderland alle 14:25 52 commenti
Tags: riflessioni
Chi è?
"E tetto chi eè?"
La Porpi non ha ancora grande distinzione lessicale degli oggetti animati/inanimati. Lei è un'animista. Un'animista spagnola.
"Tetto è il cabayyo?"
"No amore, è un'attaccapanni. Sì in effetti somiglia un po' a un cavallo."
"Ah: la tacca pagni. Bognagnotte."
"Sì, buonanotte anche a te."
"..."
"MAAAAMMMMAAAA!"
"Oddio, ch'è success... Porpi, che c'è?"
"E tello chi eè?"
"Ehm, uhm, una lampada."
"No, no tello."
"Ehm... l'armadio?"
"No: TELLO!"
"La.... maniglia?"
"Ah, lamamiglia."
"Buonanotte."
"Bognagnotte."
Tre passi felpati per uscire dalla stanza.
"E tello?"
Argh.
"COSA amore?"
"Tello y."
"Porpi: sono le dieci, non possiamo metterci qui a fare il grande vocabolario della tua stanza, ok? Magari domattina."
"Tello è y 'ssimone?"
"No, è una mela. Lo sai che è una mela, non mi prendere per il culo."
"Pelicculo."
"Mamma NON HA detto così. Ok? OK? Buonanotte."
Ore 6.45, presa e messa nel lettone dopo svariate sveglie.
"Mamma."
"Hmpf."
"MAMMA!" e mi sale letteralmente sopra "e tetto chi eè?"
"E' un orecchio, Porpi."
"E tetto?"
"Il daso. Lasgiami il daso ber biagere."
"E tetto chii eeèè?"
TRAC.
No, vi giuro. Ha preso una mira che se apro bene l'occhio sinistro ancora ci vedo doppio.
Pubblicato da Wonderland alle 12:21 37 commenti
Tags: parlare, parole, vita col nano
Facciamo le prove
"Oddiooo ti prego, è un amore! Posso provare...?"
"Certo."
"Come mi sta?"
"Non ti ci vedo molto..."
"Dici? Eppure io mi sento proprio a mio agio."
"Provo io!"
"No, TU proprio no."
"Perché no? Secondo me invece mi dona tantissimo."
"Uff. Tieni..."
"Eeecccoquì. Oddiooo, che splendore. Come sto? Può andare?"
"Sei rigida. Sciogliti un po'. Mettila più in alto sulla spalla..."
"Ok, ok. E adesso? Adesso mi ci vedete?"
"Fammici pensare un attimo...."
"Mmmm..."
"No."
"NO. Assolutamente."
"Ma perché? Io mi sento pronta."
"Questo rosa confetto è divino."
"E' anche in tinta col mio vestito."
"Certo però è impegnativo."
"Molto."
"Però va fatto. Intendo, almeno una volta nella vita."
"Ci mancherebbe."
"Quasi quasi... che dici amore? Amore? GIANLUCA???"
"Era qui con Paolo. Paolo hai mica visto Gian... Paolo? PAOLO????"
Prendete due ventottenni fidanzate, magari con qualche vago pensiero sul matrimonio non ancora agglomerato, ignoranza totale riguardo a bambini e maternità, e mettetele davanti a una neonata.
Togliete le immagini e tenete l'audio.
Poi mettetele in una boutique di via Condotti, davanti a un cappottino di marca.
Togliete le immagini e tenete l'audio.
Comparate l'audio.
Prendete due trentaduenni fidanzati con le sopracitate.
Piazzateli davanti a una neonata e/o a una boutique di via Condotti.
E uno. Due. Tre.
Quando li ritrovate, fate un fischio.
Pubblicato da Wonderland alle 11:57 34 commenti
Tags: amici, reazioni, vita col nano
Il Porpleanno

Dal momento che spesso Viola va a feste/merende ed è costretta a portarsi da mangiare da casa per via dell'intolleranza, la SUA festa è stata tutta all'insegna del milkfree.
Da pizzette e quiche, cupcakes (che ho dovuto rifare due volte prima di avere un risultato decente O_O) fino alla torta gelato :)
Ho scoperto che il modo migliore per intrattenere i duenni è... lasciarli giocare! Ho semplicemente messo a disposizione i giochi di Porpi e creato qualche "angolo": quello della lavagna, quello delle bolle, quello dei disegni da colorare, quello dei cavalcabili e quello della casetta (il regalo dei nonni!).
Il nostro regalo invece è stato Rody, uno dei cavalcabili. Io lo amo!!
Non sapendo dove trovarlo a Roma me lo sono fatto recapitare dalla ormai mitica Farmacia Serra di Genova, e in 24ore eccolo a casa :D Edoardo e Maddalena della Farmacia sono stati gentilissimi (così gentili che per i miei lettori che volessero acquistare un Rody c'è il 10% di sconto)!
E' stata una bella festa, e quanto mi sono divertita a organizzarla!
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato dal vivo ma anche virtualmente: la Porpi ha ricevuto tantissimi auguri, vi ringrazia uno per uno ;)
Pubblicato da Wonderland alle 11:23 61 commenti
Tags: amichetti, compleanno, festa, foto, viola
Porpleanno
Questo è un temporary post, nel senso che quello "vero" è in cantiere ma ancora non riesco a pubblicarlo, e verrà a completare questo.
Nel frattempo però non potevo, oggi, non iniziare la giornata con gli auguri alla mia Polpetta.
Oggi sono due.
Due.
Le cose che sono successe e i giorni e le notti e le sensazioni e le delusioni e le risate e le lacrime e il latte e la tachipirina e le copertine e i babyshampoo e i piedini e i sorrisi e le parole e i silenzi si rincorrono da due interi giri di calendario.
Non è incredibile?
E questa mattina mi sono svegliata alle 7 tutta emozionata, come fosse la mia festa, e mi sono messa a sfornare cupcakes. E ora i cupcakes o quello che ne resta sono nel secchio ma la Porpi è sveglia e diffonde per casa la sua risata da orsacchiotto. E ho festoni da attaccare e palloncini da gonfiare e regali da impacchettare e ospiti da accogliere e vestiti da indossare e. E. E. E.
Prevedo afterparty anche stavolta, ve lo dico. Nascosti con cura dietro ai succhi di frutta, due bottiglie di acqua tonica aspettano di essere mischiate ad Aperol e Prosecco. Panini ripieni desiderano ardentemente diventare cibo da aperitivo dopo le 19.30. Ballerine promettono di essere sostutuite con plateau.
Perché oggi è la festa della Porpi ma anche la mia.
La festa di quella parte di me nata il 4 settembre di due anni fa.
Tanti auguri Porpi.
Pubblicato da Wonderland alle 09:04 56 commenti
Tags: compleanno, io mamma, viola
Settembre
Settembre. Lo amo e lo temo intensamente. Ha il sapore dolce delle fantasie e del tutto-possibile - quest'anno faro', quest'anno sarò. Quello pungente dei costumi da lavare e riporre per un lungo anno, delle ultime pesche. Ha il colore rosso dei tramonti che appiccicano il cielo e le dita di arancio e brezza, che cola dentro ai bicchieri e da qualche parte in fondo allo stomaco. "Presto verra' il freddo".
Ha l'odore della città quando rientri, quella puzza calda e familiare dove riprendi subito forma, dove la routine ti assale e sfinisce un attimo dopo aver pensato "mi mancava".
Ha il tocco ruvido della prima maglietta a manica lunga, delle lenzuola del letto di casa, delle urgenze, delle telefonate.
E' bellezza, speranza e terrore.
E' il ricordo della cartoleria dove andavo a comprare astuccio e quaderni, la scelta decisiva e interminabile del diario, l'odore pastoso delle matite e quello acre dei pennarelli. Gli sbaffi che lasciavano sui polpastrelli.
E poi sfogliare le riviste di moda, in mutande, sul letto: quest'anno sarei. Quest'anno farei. Quest'anno vorrei.
Gli incontri. Come fosse un ritorno da un altrove dove qualsiasi cosa poteva succedere: gli amici potevano diventare nemici, i brutti potevano diventare belli, i cattivi potevano redimersi e chiunque poteva rubarti ciò che eri. Anche tu potevi rubare a te stessa.
Settembre e' un tiepido Gennaio. Un capodanno morale, il fischio dell'arbitro che apre l'ennesima sfida col mondo.
Tutto può accadere, a Settembre.
Niente può cambiare, a Settembre.
E' camminare a grandi passi nel caos e tentare di rimetterlo a posto, come se nulla fosse, ignorando l'odore del sale sui vestiti, il fondo di sabbia delle borse e quell'elastico rosa dimenticato su un comodino in affitto.
Settembre.
Chi essere, cosa fare, cosa volere.
Pubblicato da Wonderland alle 13:42 73 commenti
Chi sono
- Wonderland
- Sono rimasta incinta per caso a 27 anni, col desiderio di maternità ai minimi registrati. "Ma che davvero?" è stata la prima frase proferita dopo aver visto il test di gravidanza positivo. Passare dal Pampero ai Pampers è stato uno shock, ma ce la stiamo cavando... WRITE ME: machedavvero[at]gmail.com
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