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martedì 5 luglio 2011

Non lo farei, ma mi rode non avere (moralmente) scelta

Questo non è un post femminista.
E' un post che si pone delle domande a cui non ho risposta.

Prendiamo una coppia con un figlio.
Mettiamo che lui viaggi molto per lavoro.
Mettiamo che nessuno abbia da ridire su questo.E' vero, ha un figlio, ma gli dedica il cosiddetto 'quality time' quando torna - anche se il quantity è fortemente sottovalutato.

Mettiamo che durante gli unici cinque giorni in cui è a casa, in un intervallo di tipo tre settimane, abbia impegni sociali che lo portino ad uscire la sera con ex amici/ex colleghi. Questo significa divertirsi, e ci sta, non vedere la famiglia, e ci starebbe pure questo.
Quasi nessuno ha da ridire. Nemmeno la sua donna, che è indipendente e da sola ci sta bene.
Ovvero, ci sta qualche rimprovero da parte di una nonna o due, forse, ma è socialmente accettabile. E' eticamente, moralmente accettabile. Per lui in primis.

Mettiamo che la stessa cosa capiti a una donna.
Una mamma.

Mettiamo che lei scelga, o sia costretta, a recarsi spesso all'estero.
Questo dà per scontato che lei lavori e che lo faccia con successo, cosa del tutto fantascientifica al giorno d'oggi. Ma facciamo finta che un lavoro ce l'abbia, che se lo sia mantenuto dopo il pupo, che abbia fatto carriera, che sia riuscita a dire di sì alle nuove occasioni.
Quanto sarebbe socialmente disapprovata, scoraggiata, fatta sentire in colpa?
Se lo facesse, a quale costo sarebbe e che peso si porterebbe dietro? Quanto di merda si sentirebbe come madre? E farebbe bene?

Forse il lavoro sarebbe anche un motivo valido. Ma se aggiungesse quel dettaglio. Quella serata con le amiche o con i colleghi negli unici cinque giorni passati con il pupo... beh, qualsiasi comprensione evaporizzerebbe all'istante. Non trovate?
Mi sembra di sentirlo, il coretto: ma che madre di schifo, ma che li ha fatti a fare i figli una così!
E un padre. Un padre può essere un buon padre anche se si comporta in questo modo, o forse la mia coscienza è il prodotto di un modus vivendi che ci fa bastare questo. Per un padre, questo è ok. Per una madre no.

Mi viene solo da riflettere sul perché abbiamo interiorizzato questa figura di padre aleatoria, sostituibile, part time. E, di contro, sul perché l'essere madre ha un rovescio della medaglia così assoluto. Quando i figli si fanno in due.
In effetti, il fatto che lui ci metta del sesso e lei nove mesi di gravidanza e un parto è uno sbilanciamento già piuttosto simbolico. Ma giustificano questa totale diversità dei ruoli?

E quanto sono sociali, quanto determinati dalla capacità di 'portare a casa lo stipendio', e quanto innati? Derivano da secoli di patriarcato e maschilismo, dalla reale capacità di 'mantenere la famiglia' apparentemente appannaggio degli uomini più che delle donne, o sono qualcosa di istintivo, come l'odore del proprio figlio, svegliarsi quando piange, ringhiare contro chi vuole fargli del male?
Se a una donna fossero offerte le stesse chance, senza alcun giudizio, il suo verso sé stessa basterebbe a frenarla? O non è tanto un giudizio quanto un istinto, una necessità, quella di stare vicino ai propri figli?
E i padri non la sentono, o la sentono meno perché condizionati dalle dinamiche sociali in cui sono immersi, che fanno percepire la distanza come qualcosa di sano, normale, accettabile?

Questo non è un post per giudicare le differenze tra uomini e donne. E' un post che si chiede se la parità arriverà mai, quando forse c'è qualcosa di fisico, sanguigno, nel dna femminile, che ci rende semplicemente diverse dagli uomini. Quindi forse più che di uguali opportunità bisognerebbe parlare di parità nella diversità. Condizioni che permettano di raggiungere gli stessi risultati con strumenti, forse tempi, forse modi differenti.

Mi piacerebbe molto che il tempo per il lavoro e il tempo per sé stesse fosse percepito come lecito e sacrosanto dalle donne quanto dagli uomini. Però non è così, possiamo raccontarcela quanto ci pare. Sentiamo, o almeno IO sento, sempre il bisogno di giustificare quanto e come lavoro, dove vado, perché non ci sono, come mai ho bisogno di quel weekend con le amiche.

Io forse non sceglierei di stare così spesso all'estero - ma posso dire che, se non avessi scelta, dovrei seriamente pensarci.
Io forse non sceglierei di stare fuori quell'unica sera su cinque - ma posso dire che non ci trovo sinceramente niente di male.
Però mi rode, oh quanto mi rode, sapere quale mannaia di senso di colpa mi si abbatterebbe sul collo se accadesse, quando per un padre è quasi niente.
O è forse un po'.
O molto.
Ma sempre meno.

(no, ma lo potete dire che mi preferite quando parlo di scemenze. anche io mi preferisco.)

disclaimer: questo post non è ispirato in particolare alla mia condizione attuale, ma a quella di diverse persone amiche che - chi più chi meno - stanno sperimentando fasi simili.

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229 commenti:

Pippi ha detto...

Questo post mi ricorda tanto "malamore" di Concita De Gregorio, più precisamente il cap. "la mala educaciòn": leggilo se ti capita, è interessante e abbastanza leggero.
Comunque hai ragione da vendere!

p.s.: è la prima volta che commento, bellissimo blog!

Sirrusina ha detto...

è tanto tempo che ragiono su una cosa simile e per quanto mi scervelli non ne vengo a capo.Il ragionamento è lungo...
se riesco a riordinare le idee lo posto nel mio blog e te lo linko.

Maddalena ha detto...

La risposta standard, inappellabile, indiscutibile che ti daranno sarà: "perché un bambino/a ha più bisogno di avere vicino la mamma che il papà!". Quante, quante volte l'ho sentita...anche da donne che mai, mai avrei pensato potessero pronunciarla.

Siamo sul filone "i neri hanno il ritmo nel sangue" e "non ci sono più le mezze stagioni", ma inspiegabilmente questo luogo comune non lo mette in discussione - quasi - nessuno...

Anonimo ha detto...

io lavoro in un posto dove si viaggia molto.
io ho due figli e mi sono ritagliata una nicchia che mi permette di essere sempre in ufficio senza fare la globetrotter.
la mia collega ha una figlia e non ha rinunciato a nulla.
viaggia moltissimo, durante le feste, durante i compleanni della bambina, fa moltissima fatica ad esserci con lei ma è capitato che dovesse fare la festa di compleanno in un altro momento.
non condanno la scelta che ha fatto ed io probabilmente avrei anche fatto la stessa cosa, cioè continuato la mia carriera. c'è solo un piccolo particolare: non è una questione uomo o donna.
è che nel dna del tuo bambino è stampato il nome: MAMMA.
tutto il resto non conta, almeno per i primi anni.
quelli suffcienti a mandare in vacca la tua carriera.

Argaar ha detto...

discussione interessante innanzitutto.

credo che in parte ovviamente derivi dal condizionamento sociale, l'uomo porta i soldi a casa e la donna cresce i figli, sono millenni che si fa così quindi immagino che per cambiare ci voglia qualcosa in più che una 40ina d'anni, io stesso cerco di non essere maschilista ma ogni tanto mi ci ritrovo comunque nel ruolo.

in altra parte però non mi sento di dare tutta la colpa alla società, secondo me sono proprio quei 9 mesi che fanno la differenza...in fondo dicono sempre che siamo animali, quindi trovo anche giusto (parlando in termini di natura, non morali) che la donna accudisca i figli, è lei che in fin dei conti fin dalla nascita stringe un legame più forte col nascituro, vuoi con l'odore, vuoi con il fatto di averlo in sé, vuoi con l'allattamento, che per forza di cose sono condizioni che a noi maschi sono impedite.

Nai - Cucino da vicino ha detto...

"E' eticamente, moralmente accettabile. Per lui in primis." è qui il bello, i LUI non si pongono il problema, se ne sbattono, e la società fà sì che possano mettere le mani avanti e scaricare il barile a noi donne....

a me (donna che lavora tutto i lgiorno) è stato detto "impara adesso a pulir casa in fretta, che poi quando avrai un figlio sarai già allenata" -_- il mio commento a tale frase non è scrivibile su un blog "educato" ....

fenice7810 ha detto...

Chiara, concordo su molto di quanto hai detto.
Solo, onestamente non mi sentirei di considerare "normale" un padre troppo assente, anche se per motivi validissimi.
I figli, come hai detto, si fanno in coppia ed in due si dovrebbero crescere, quality time o meno.
Detto ciò, non so quando arriverà la "parità nella diversità" di cui parlavi, ma se c'è davvero "OPPORTUNITA'" questo vorrebbe dire poter scegliere. Indistintamente dal fatto che sia uomo o donna.

Lys ha detto...

Forse c'è una componente di codice genetico. Oggettivamente c'è una differenza qualitativa nell'essere uomo o donna, anche in rapporto alla prole.

Però secondo me la gran parte di questo problema risiede negli strascichi della storia e della tradizione: maschio corre caccia fa lavori pesanti mena i figli quando serve, femmina sta a casa raccoglie frutti tiene acceso il fuoco alleva i piccoli.

E' per questo che nessuno si meraviglia del fatto che un padre possa partire "per le americhe" e lasciare madre e figli piccoli "al paesello". Sono ruoli scritti nella storia e nella consuetudine, che però nel ventunesimo secolo dei paesi ricchi non ha più molta giustificazione sociologica.

Ah, già, quasi dimenticavo: il maschio si può divertire perché "è cacciatore", è scritto nel suo DNA, mentre la femmina se si diverte è necessariamente una poco-di-buono. Sono schemi culturali duri da estirpare, che alla fine ritroviamo anche in noi stessi, magari nascosti molto in profondità, ma che possono comunque riuscire a rovinarci una distrazione e procurarci frustranti sensi di colpa.

Vale ha detto...

Credo che siamo tutti condizionati da millenni di papà che escono e vanno a caccia per portare il cibo alla famiglia, ma credo anche che ci sia qualcosa di naturale, per cui io sento FISICAMENTE ancora addosso a me il profumo della mia bimba di quasi due anni, anche a distanza di ore, quando lei è dai nonni o al nido, mentre lui no, o meno.
E credo che tu abbia scritto una frase giustissima: "Condizioni che permettano di raggiungere gli stessi risultati con strumenti, forse tempi, forse modi differenti". Io non voglio rinunciare al mio lavoro e a questa azienda che amo profondamente, e, diciamolo, non voglio rinunciare alla carriera che ho costruito mattone dopo mattone negli ultimi 10 anni, ma non voglio e non posso rinunciare a tornare a casa entro le 19 per vederla ancora sveglia. Il fatto è che gli orari delle "carriere" sono sbagliati, e non sono a misura di mamma. Secondo me non sono a misura di essere umano, ma questa è un'altra storia. E un capitolo a parte bisognerebbe scriverlo per descrivere il TEAM (nonna, baby sitter, marito) che mi deve sostituire quando vado in trasferta, quando normalmente io mia figlia me la gestisco da sola...
Comunque anche io ho bisogno dei weekend con le amiche. Sono sacrosanti. E ti permettono di essere una mamma migliore!

Silvia ha detto...

è tutto molto vero, quello che dici.
parlo da non-mamma: credo che sia una cosa che ci siamo anche cucite addosso noi donne, questo sentirsi madri degeneri quando ci prendiamo alcune "libertà" che per i padri sono assolutamente normali. Fattori biologici, sociali, storici che si sono sedimentati, come giustamente dici tu. In quest'ottica anche il poter lavorare, raggiungere posizioni di medio-prestigio (non esageriamo, siamo in Italia!) sembra una conquista epocale, e recente. Però credo che a noi donne dopotutto faccia piacere l'abnegazione per amore. E' qualcosa che fa parte del nostro essere, pensare spesso prima al bene degli altri che al proprio. E la cosa paradossale è che secondo me spesso nel rinunciare a qualcosa per qualcuno (immagino soprattutto per un figlio) riusciamo anche a trarre un malsano appagamento affettivo. Non dico che siamo furbe, eh...dico solo che siamo donne!

Anonimo ha detto...

dal punto di vista razionale non è giusto che ad un uomo siano "concessi" certi comportameti e alla donna no
Dal punto di vista emotivo penso che una madre non riuscirebbe quasi mai a comportarsi così,é dentro la nostra natura più profonda
Mio marito torna praticamente tutte le sere alle 10 e io mi sento in colpa quando elavorominuti più tardi dal lavoro
Chiara

UnNickname ha detto...

Mttendo subito in chiaro che io un padre che fa cosi' non lo giustifico piu' di quanto non giustificherei un madre (la boiata del quality time e' appunto una boiata: senza la quantity non c'e' la quanlity, non c'e' niente da fare), a casa mia e' il padre che sta a casa e la madre che - svogliatamente - esce a lavorare, eppure la differenza uomo-donna e madre-padre si notano lo stesso e si vedono. Lui sta con la bambina, ma se sbatte la testa sono io che mi preoccpuro e allarmo. Ci sta lui tutto il giorno, ma le coccole sono della mamma, e il papa' e' quello a cui ubbidire dritti e senza provare a non farlo. La mamma si manipola meglio, il papa' e' quello dei giochi fisici.

La risposta e' SI, le donne sono come sono per natura, ed e' OVVIO che siamo differenti. Molto.

La donna non si metterebbe in condizione di stare a casa 5 giorni su 15, perche' non e' quello che la fa stare bene.
A me stupisce che faccia stare bene un uomo, e soprattutto la sua donna lasciata a fare la madre senza padre, ma che dire... ognuno per se e Dio per tutti.

Anonimo ha detto...

io penso che le donne e gli uomini siano diversi (evvivadio!)
penso che sia insopportabile l'idea di equiparare i ruoli, le esigenze e i modus vivendi delle une e degli altri.
il femminismo, secondo me, sbaglia tutto quando ha pensa che emancipazione significhi diventare come gli uomini. ma quando mai?
troppo spesso le donne fanno propri i difetti, le debolezze degli uomini facendole proprie, vantandosene pure, identificandole come prova della tanto agognata emancipazione.

non mi piacciono gli uomini che parlano delle cremine contorno occhi, ne le donne che fanno le gare di rutti.
nè il viceversa.
ma quando si cerca di parificare si tende verso il basso, non so perchè, ma è così

bisognerebbe tenere i ruoli ben distinti e permettere alle donne di esercitare il proprio con maggiori diritti, aiuti, sostegni e soprattutto rispetto e riconoscenza sociale.

sono le donne per prime a non amare le donne e troppo spesso hanno buoni motivi per farlo.

Se le donne imparassero a giocare le loro carte migliori, sempre e comunque, avremmo già pari diritti e pari doveri.

ma il mondo è un posto contorto

Mimi

lara ha detto...

Sto leggendo il tuo libro dopo che ho scoperto il tuo fantastico blog:)sono una mamma lavoratrice anche io di un bimbo di 19 mesi, io penso che il problema sia la ricerca della parità a tutti i costi, io ho rinunicato alla cariera e ho scelto un lavoro più consono alle esigenze del mio bimbo, con questo non perchè mi sento una mamma perfetta ma perchè mi andava di fare così l'importante è trovare un equilibiro e capire che se si ha un figlio la vita di una coppia ma sopratutto di una mamma cambia per forza per natura..

UnNickname ha detto...

Scusa Wonder, ma mi scopro un po' irritata.

Ma perche' ai maschi e' concesso di essere padri assenti e le femmine vogliono essere uguali??

Invece di spingere verso "padri a casa di piu'" vogliamo far assentare anche le madri?

La carriera, il lavoro e chi per loro NON possono venire prima ed avere un posto primario quando hai dei figli, per di piu' piccoli. le cose semplicemente non combaciano.

Sono scelte.
Scelgo la famiglia o scelgo la carriera.

Nel primo caso, lavorare serve a vivere. Il lavoro deve piacere e dare soddisfazione, certo... ma (potendoselo permettere) non divenire "what rules your life".
Eh no!

Pirillinca ha detto...

Ho iniziato a scrivere questo post tante, tante volte. Poi mi sentivo in colpa pure per aver pensato una cosa del genere.
Però hai proprio dato voce hai miei pensieri.
Penso anche io che noi abbiamo qualcosa nel dna che ci renda diverse, che ci faccia VOLER STARE con i figli ad ogni costo, anche se in fondo desideriamo (anche) altro. Per gli uomini non è così e non lo capirò mai. Io non lo so perchè Lui riesce a fare tutto quello che faceva prima di avere una figlia e io no. Eppure sto benissimo a fare la mamma (quasi) esclusiva, ma mi dà un senso di rabbia vedere che dall'altro lato è COSì diverso. Boh, mannaggia, è anche difficile da spiegare!!

Alessia ha detto...

è da poco nata la mia nipotina, poco prima che nascesse si parlava con i futuri nonni (genitori del padre nonchè del mio moroso) di come il padre potrebbe essere utile, ad esempio di notte se la mamma non allatta si potrebbero fare i turni per dare da mangiare al pupo almeno anche la mamma dorme!
Mi hanno guardata come un alieno chiedendomi:"ma tu ti fideresti a lasciarlo fare al padre?!"
E perchè non dovrei fidarmi del padre di mio figlio, colui che l'ha generato???????per caso un uomo è incapace per nascita?!non ha forse le mani come noi donne????

Anonimo ha detto...

Non esiste il concetto papà=uomo e mamma=donna. Anche un uomo può fare da mamma e SENTIRE il sangue ribollire all'idea di dover stare lontano giorni, settimane!
I bambini hanno bisogno di punti di riferimento, inutile menarcela con ragionamenti e riflessioni. I bambini non hanno scelto di nascere, abbiamo scelto NOI (due) per loro e per questo abbiamo degli obblighi morali. Stop.

Vengo da una situazione in cui un lui ha dovuto fare da mamma e una lei ha fatto il ruolo del papà assente. Lei non è stata criticata per la scelta ma per il riflesso di sofferenza sui bambini. Per i bambini sentire l'assenza di uno dei due genitori, soprattutto in un'età fatta di confronti, non è un bene. Parlo della "mia" esperienza vissuta con una persona che ha dovuto accollarsi, appunto, i problemi psicologici di bambini che hanno visto la madre "preferire" il lavoro/amici ai figli!
Non è un discorso di corsie preferenziali, né tantomeno di luoghi comuni, ma solo e semplicemente di responsabilità!
La vita coi figli cambia. Noi dobbiamo cambiare, NON annullarci ma cambiare con e per loro. E se questo a volte significa fare delle scelte che comportano dei sacrifici, amen!
Mi ripeto: non ci hanno mica chiesto loro di venire al mondo!

Cristina ha detto...

Questo è un bell'argomento.
Spinoso.
Dovrebbero farci una puntata da SantoroVespaMatrix.
Concordo con quanto dici tu, e comunque, condizionamenti sociali a parte, il fatto è che -per dirla terra terra- le tette ce le hanno le mamme. Quindi nel mondo del lavoro l'obiettivo è arrivare ad avere, come dici tu, "condizioni che permettano di raggiungere gli stessi risultati con strumenti, forse tempi, forse modi differenti"

Anonimo ha detto...

sto stringendo i denti x mantenere un posto di lavoro dignitoso, ma molto lontano da casa, con una bimba a casa che mi aspetta. Ogni mattina che mi sveglio ho i sensi di colpa. Sommo anche quelli che mi fanno venire parenti/amici. Lui invece parte x settimane e niente. Per lui è lavoro. tutto è accettabile. Mi concedo una sera al mese x me. è abbastanza da non farmi sentire in colpa. Negli altri giorni me la porto dietro ovunque. Se non è possibile sto a casa. Attribuisco la colpa al nostro modo di pensare vecchio e incartapecorito. Ma anche il dna un po' ci fa... Grazie x qst post, mi sento meno sola. Chià

Anonimo ha detto...

Il mio LUI ha avuto la possibilità di un avanzamento di carriera. Questo avrebbe significato un salto nella tipologia della nostra vita ma la sua assenza per 20 giorni al mese. Io, lui, NOI, abbiamo scelto di no, preferendo il tempo che passiamo insieme a quello passato al pc. Ora lui e io abbiamo intrapreso dei percorsi con grandi, enormi soddisfazioni personali, e quindi ci è andata largamente di culo, ma se tornassimo indietro rifaremmo la stessa scelta (lui me l'ha più volte confermato). Perdersi le tappe di crescita dei figli è una cosa che, comunque, nessuno potrà ridarti indietro. Altre cose si comprano coi soldi invece.

Antonella ha detto...

Sai che aspettavo questo tuo post? E si che ci stai bene da sola, e si che c'è il tempo di qualità, e si che la vita sociale ci deve stare, ma ti sentivo inquieta... alla fine sei sbottata e hai fatto anche bene! Però non so perchè non mi sembri sincera fino infondo, troppe precisazioni che non sono nel tuo stile. La domanda è leggittima, il dubbio ci sta tutto, ma concordo con qualcuna che dice che nessuno dei due modelli di oggi è da seguire, ne quello del papà nè quello della mamma, o magari alternare i periodi, come in Svezia, dove dopo la mamma, è il papà a ritirarsi dal lavoro per qualche mese e a fare il mammo! Ci arriveremo mai? Chissà, una cosa è certa, uno dei due, meglio se entrambi, deve pensare al benessere del cucciolo... o no?

Anonimo ha detto...

ciao
la parità.. non arriverà mai, come ha scritto un anonimo "nel dna del tuo bambino è stampato il nome: MAMMA."
per i bimbi questà parità non esiste.. almeno finchè non cresceranno un po'..
per gli adulti.. questa parità beh.. forse potrà arrivare, un giorno quando la pianteranno di parlare male di una mamma che magari per portare a casa lo stipendio sta 12 ore fuori casa.. lasciando in disparte il discorso dei viaggi veri e propri.
una mamma che tenta e riesce a far carriera beh perchè no?
l'unica cosa credo sia la consapevolezza.
non sensi di colpa, ma la consapevolezza di stare fuori settimane e tutto quello che ne consegue.
non sono contraria alla carriera anzi.. ma per me effettivamente sulla bilancia ci sono due bimbi e la voglia di stare con loro.

Anonimo ha detto...

è una delle poche volte che commento, perchè in genere non sono del tuo stesso parere.

Ma questa volta sì, le tue riflessioni fanno centro e sono dolenti, senz'altro più per noi italiane che siamo costrette in una società che ci assegna un ruolo insostituibile e innegabile.

Siamo nate per fare le mamme, siamo nate per fare figli (anche perchè se ti azzardi a non farne, tutti ti e si pongono sempre domande). Insomma è il nostro destino.

La presenza del padre, anche se evanescente, non è mai bollata con epiteti negativi. "Lui" lavora, è impegnato, ha poco tempo.

è così, è innegabile.

hai mai pensato alla "depressione post-partum", al fatto che non sia un'esclusiva delle madri?
e non parlo di una depressione dovuta all'atto del partorire il figlio, ma a tutto quello che ne consegue e lo accompagna.

Sai cos'è la depressione post-partum quando colpisce il padre?
è il padre che va via, che c'è sempre di meno, che resta solo simbolicamente a far parte della famiglia.
Non è che il tuo lui soffre ancora di depressione post-partum?

Paola

Wonderland ha detto...

@Pippi grazie. non l'ho letto, se riesco lo farò.

@Maddalena ma mi chiedo se ci sia qualcosa di vero, nelle frasi fatte.. oppure no.

@Argraar e Lys grazie, sono molto utili i punti di vista maschili.

@fenice esatto. che sia giusto o sbagliato, poter scegliere. ecco cosa.

@Silvia è una spiegazione interessante...

@Chiara vero, lo sento dire spesso e lo vedo succedere.

@Mimi e UnNickname anche a me questa cosa irrita, e non credo bisogni mutuare comportamenti maschili per ambire alla parità. così com'è vero che le donne sono le peggiori nemiche delle donne. (per dire: io non faccio nulla di speciale, ho un blog. avete idea di quante cattiverie e colpi bassi io abbia ricevuto da altre donne per rodimento di culo? per una BOIATA - scusate - come un blog? invece di incoraggiare, invece di cercare di farcela, ho addirittura chi mi è venuta a dire cose assurde tipo 'ti sei fatta mettere incinta apposta da qualcuno di Rizzoli'!!! oppure 'se ce l'hai fatta vuol dire che conosci qualcuno'!!!!! insomma, l'idea che la donna possa farcela da sola non è interiorizzata dalle donne stesse, a volte.) detto questo io ho offerto un punto di vista che deriva da situazioni che ho attorno in questo momento. questo non significa che incoraggerei entrambi i genitori ad allontaarsi dai figli, anzi. l'impossibilità di un padre a mollare tutto e fare il genitore a tutto tondo meriterebbe un discorso a parte, credo a volte sia ostacolato tanto quanto quello della madre a far carriera.

@Chià solidarietà.

@Antonella le precisazioni sono d'obbligo, perché vista la mia situazione sarebbe facile pensare che sto parlando di me e di Lui, invece ho preso spunto da noi ma poi mi sono riferita ad altri amici e altre storie sentite. e sono d'obbligo anche perché non ho mica le idee così chiare sull'argomento. per questo voglio discuterne.

mafalda1980 ha detto...

Questo non è un post per giudicare le differenze tra uomini e donne. "E' un post che si chiede se la parità arriverà mai, quando forse c'è qualcosa di fisico, sanguigno, nel dna femminile, che ci rende semplicemente diverse dagli uomini. Quindi forse più che di uguali opportunità bisognerebbe parlare di parità nella diversità. Condizioni che permettano di raggiungere gli stessi risultati con strumenti, forse tempi, forse modi differenti."

Parole sante, cara Wonder.
Secondo me: assolutamente sì, siamo diverse dagli uomini, soprattutto nella genitorialità.
E' genetica.
D'altronde diffido dei padri che scimmiottano le madri in certi atteggiamenti: loro possono aiutarci, non sostituirsi a noi.
Altrimenti mi viene in mente la tetta finta indossata da Robert De Niro in Ti presento i miei...

Un abbraccio.

P.S. Per approfondire il rodimento di culo da parte delle donne, cfr. Piccoli tiranni non crescono di Aldo Naouri, il capitolo sul superamento del complesso di Edipo è illuminante.

Un altro abbraccio.

Libraia Virtuale ha detto...

Cara Wonder, hai espresso bene quello che mi pesa nell'avere la responsabilità di un nanetto.
Mi rendo conto che non mi pesa il fatto di dover curare mio figlio. Mi pesa il fatto che sia un obbligo. Mi pesa il fatto che, per poter fare qualcosa, devo sempre chiedere a qualcun altro (marito, nonna, vicina, tizia che passa per strada): "Scusa, ti dispiace se il pupo..." Mi pesa dover dipendere. Io non sono mai stata così. Io sono sempre stata una che se la cavava per i fatti suoi.

E allora ogni tanto mi guardo e mi chiedo: ma la me stessa che non doveva chiedere mai, dov'è finita?

Damia ha detto...

Per come la vedo io...non è un problema che la mamma verrebbe sempre criticata e additata...il problema è che per me nemmeno un padre dovrebbe farlo.
Passi i viaggi di lavoro (soprattutto se uno non ha scelta) ma se sei a casa cinque giorni una tantum...IO, come sono fatta io (detta amorevolmente caterpillar) tu resti a casa e me ne frego altamente dei tuoi amici/excolleghi/il PAPA.

Tilia ha detto...

Sono molto felice di leggere argomentazioni così equilibrate, senza astio o "femminismo" di parte e anch'io mi chiedo spesso le stesse cose e spero in un'evoluzione progressiva, anche se mi sembra che si proceda tutti molto lentamente. E' chiaro che le differenze tra uomo e donna ci sono e anche su questo rifletto spesso, forse qualcuna andrebbe mantenuta, io non sempre sono felice di questa presunta parità... forse perché è presunta?

Cristina ha detto...

Interessante riflessione... Sul momento lo slancio mi aveva fatto condividere in toto i tuoi pensieri, poi ho riflettuto ancora un po'... Non c'è parità perchè la nostra cultura è così e perchè non c'è nemmeno lo straccio di una legge che venga in soccorso e contribuisca a smussare un po'certi concetti atavici.. ma non c'è parità anche perchè, come è stato già scritto, credo che un bimbo, specie se piccolo cerchi istintivamente la mamma.. I sensi di colpa poi nascono in noi.. Ancora adesso che è grandicella mi prende un morso allo stomaco quando la lascio..lo ricaccio via all'istante, ma c'è e anche se vorrei negarlo con tutta me stessa c'è eccome! Lui è un padre molto impegnato, ma cerca di fare il possibile per esserci (quando c'è!), tuttavia non credo che provi ciò che provo io. Tutto il "pacchetto scuola" ad esempio lo gestisco interamente io, fin dall'asilo. Quest'anno però gli ho segnato in agenda la data della consegna delle pagelle. "Non ci vai tu di solito?" mi ha chiesto "No, quest'anno ci andiamo assieme". Non era convinto, ma si è tenuto libero. All'uscita da scuola non ha fatto alcun commento aveva solo un sorriso di orgoglio stampato in viso. Arrivato a casa la nostra piccola gli è saltata al collo.."Grazie papà!" Sono momenti che non tornano..Non credo ci sarà mai parità, ma sarebbe bello ci fosse una maggiore consapevolezza che fare una famiglia significa impegnarsi in due, in modo diverso, perchè siamo diversi, ma condiviso e improntato al rispetto reciproco.

marALEn ha detto...

ciao Chiara,nonstante legga il tuo blog da qualche settimana non ho mai commentato. Con questo post hai sollevato una questione che in un futuro prossimo toccherà anche me, e la cosa mi ispira.
Sto studiando per diventare medico,e da "grande" vorrei fare il chirurgo.Se chiudo gli occhi ho due immagini del mio domani

1)Ale che gira il mondo per fare carriera,per aggiornarsi perché non si finisce mai di studiare, per aiutare la gente in posti sperduti e lontani dai nostri occhi consumisti e occidentali,e muore felice per aver dato modo alle sue qualità e competenze di evolversi e realizzarsi

2)Ale che trova finalmente la persona che ha in mente e da' modo al miracolo della vita di perpetrarsi anche tramite lei,e dopo una vita di compromessi per conciliare un lavoro alquanto ordinario, morirà felice e circondata dai suoi amati figli e nipoti...

il futuro n°1 non potrà mai coesistere col futuro n°2 a meno che non subentrino divorzi/separazioni/figli che crescono con il trauma della madre assente...e la cosa mi rende una ventunenne immensamente preoccupata e triste.
Ma è NORMALE dover scegliere se realizzarmi in quanto ESSENZA o in quanto FEMMINA DELLA SPECIE UMANA solo perché sono nata donna? Alla faccia della parità...

scusa lo sfogo,comunque ora che ci sono ,ti faccio i complimenti per il blog, o forse è meglio dire per quella parte di te che vedo tramite il blog? ^_^

Zia Atena ha detto...

No invece non ti preferisco quando parli di scemenza.
Ora sembrerà che lo dico tanto per, perchè fare dell'adulazione nei commenti ai post va' un po' di moda.
Invece io te lo scrivo siceramente, molto amaremente e incredibilmente seria: hai messo nero su bianco i MIEI pensieri.
Lavoro in un ambiente al 90% di uomini e al 10% di donne.
E me lo chiedo ogni giorno. perchè?
Perchè una donna (con figli) non potrebbe mai fare dalle 6 alle 8 di sera senza un minimo di scrupolo, perchè una donna non penserebbe mai "oddio se torno a casa i bimbi chi li sopporta"..
Perchè a noi è chiesto di scegliere e a loro no?

Ecco. Io me lo chiedo. E non ci dormo alcune notti. E la risposta non c'è.

Non una valida almeno.

Zia Atena ha detto...

No invece non ti preferisco quando parli di scemenza.
Ora sembrerà che lo dico tanto per, perchè fare dell'adulazione nei commenti ai post va' un po' di moda.
Invece io te lo scrivo siceramente, molto amaremente e incredibilmente seria: hai messo nero su bianco i MIEI pensieri.
Lavoro in un ambiente al 90% di uomini e al 10% di donne.
E me lo chiedo ogni giorno. perchè?
Perchè una donna (con figli) non potrebbe mai fare dalle 6 alle 8 di sera senza un minimo di scrupolo, perchè una donna non penserebbe mai "oddio se torno a casa i bimbi chi li sopporta"..
Perchè a noi è chiesto di scegliere e a loro no?

Ecco. Io me lo chiedo. E non ci dormo alcune notti. E la risposta non c'è.

Non una valida almeno.

Laura ha detto...

Io penso che la parità non possa esistere tra uomo e donna, proprio perchè siamo diversi, forse si può arrivare ad una parità nella diversità come dici tu ma siamo e saremo sempre diversi, e forse è anche giusto così, mantenere le nostre diversità, ognuno i propri sensi colpa, ognuno i propri meriti, sempre sperando che ci sia parità nel giudicare!

Ma per l'esempio che fai sui figli, sullo stare lontano da loro per diversi giorni, vorrei farti pensare al punto di vista dei figli. Io da piccola sono stata tanto con la nonna (che viveva in casa con noi) perchè i miei lavoravano (senza stare via a settimane!) io però mi sono ritrovata con una famiglia a metà, era la nonna che mi vestiva per la scuola, che mi preparava i pasti, era lei che trovavo quando tornavo da scuola. Però la mia mamma cercava di esserci nelgi altri momenti, le vacanze, qualche coccola nel lettone, mi portava e riportava da palestra piscina ecc. Io le voglio molto bene e apprezzo gli sforzi che ha fatto per me, ma so che i suoi sensi di colpa non sono generati dagli altri, lei si sente in colpa nei miei confronti, non riesco a essere così a mio agio con lei, è difficile da spiegare e non dico che una mamma debba scegliere per forza tra lavoro e figli me i figli hanno bisogno dei genitori e secondo me soprattutto della mamma. Penso che un genitore, mamma o papà che sia, si veda riflesso negli occhi di suo figlio e lì scoprirà se iln tempo che gli ha dedicato ora di qualità o no, lì scoprirà se ha davvero sensi di colpa o no!!!

zauberei ha detto...

Vengo dalla mia giornata di oggi - in un centro di psicoterapia per bambini. Nei primi anni di vita il bambino può soffrire davvero tanto - tradotto può avere dei sintomi importanti - quando un genitore è molto assente. Io oggi avevo davanti un padre che diceva di avere un'azienda con dei dipendenti ed è per questo che non può stare molto a casa. Il terapeuta - un gran terapeuta noto su tutto il territorio nazionale a cui quando dici femminismo come reazione vomita - ha detto. Lei ha anche un'altra azienda, che è la sua famiglia.
Personalmente, recentemente ho scelto di non prendere un lavoro relativamente prestigioso perchè che cazzo mi occupo a fare di adolescenti problematici se poi ce devo fa diventà er mio?
Io credo che questo discorso non debba valere per chi non ha scelta, ma constato anche come molte persone sappiano davvero ritagliare gli spazi e operare delle scelte per i propri figli. Non penso che sia una questione di genere, tutt'altro, e questo post mette saggiamente il dito nella piaga di una cultura interiorizzata, posso garantire però che quella cultura ha prodotto tantissimi tantissimi danni. (questi figli che per esempio devono rimanere figli a vita, per fare le veci del padre assente, e non schiodare mai di casa... un esempio dei meno gravi).

Anonimo ha detto...

Chapeau. Sul serio.
Personalmente questa cosa mi fa incazzare tantissimo. Ma vabè.
Sally

Cristina ha detto...

Ti leggo da un po', ma non ho mai commentato, però con questo argomento è il mio pallino fisso da diversi mesi. Ho 25 anni, un bimbo di quasi 8 e, spero, entro pochissimi mesi, una laurea specialistica in ingegneria. Lo dico tutto d'un fiato perché mi sento (già) in colpa... se troverò un lavoro che mi obblighi a numerose trasferte non credo rifiuterò. Perché l'ho sempre sognato, perché col Nano per ora siamo molto vicini, perché ho un compagno che mi permetterebbe di partire sapendo di poter essere serena, il mio bimbo è amato, coccolato, curato, esattamente come lo sarebbe con me. Però io non ci sarei. E già mi sento in colpa. Solo perché lo penso.

sulsecondobinario ha detto...

Hai ragione...ma penso che se i figli dovessero partorirli gli uomini ci saremmo estinti da un pezzo!!!! Ce tocca sopportà!!!

Anonimo ha detto...

Ti preferisco quando parli di scemenze? Forse si. Epperò argomenti così vanno affrontati, ed è sempre bello quando vengono trattati in maniera così intelligente. Con tante domande e poche risposte che qua -le risposte- non ce le ha nessuno. Almeno pare.
Quella sulla parità tra uomini e donne è una battaglia che va avanti per fortuna da un bel po' e che mi ha sempre così presa che avevo tredici anni quando decisi di portare l'emancipazione femminile come tesina di terza media. Ricordo che feci un lavoro di ricerca come poi non ne ho mai più fatti, devo ammettere. Ed ero tutta fiera e orgogliosa di questo mio lavoro finchè la mia prof -per altro odiatissima- di storia e latino mi fa "è sbagliato chiedere parità tra uomini e donne, non credi? uomini e donne non sono uguali".
Lì per lì ci rimasi, poi ho capito. Il punto è che chiediamo parità economiche, sociali e tutto il resto senza mettere i puntini sulle i. Quello che intendeva la mia prof, l'ho capito dopo, era che che sbagliamo quando chiediamo di essere paragonate agli uomini. E sarebbe sbagliato anche chiedere che loro fossero paragonati a noi. Bisognerebbe piuttosto trovare una via di mezzo, incontrarsi su un ponte a metà strada su quel fiume che ci separa. Un fiume che è dato da tutte le diversità biologicamente innate che ci differenziano: in pochissime specie è il padre che si prende cura dei piccoli, è un dato di fatto. E tuttavia siamo esseri a cui piace considerarci "superiori": moralmente e civilmente avanzati. E credo stia a quel progresso e a quella superiorità civile che tanto decantiamo fare in modo da appianare queste divergenze, credo stia alla nostra capacità di vivere in società il compito di costruire quel ponte che in natura non esiste. Siamo animali si, ma animali sociali (parafrasando, e neanche tanto, aristotele).
Insomma basta. Basta chiedere di essere come gli uomini. Basta dire che una donna "ha le palle". Hai mai sentito dire che un uomo ha le tette? E insomma. Troviamo un punto d'accordo: facciamo che una settimana con le amiche ci esco io, quella dopo tu. Anche se si, la notte se il bimbo piange probabilmente non lo senti e mi alzerò io.

Pensieri così, dettati un po' da quello che mi piace osservare in giro (e poi oh, studio o non studio sociologia?)
Un bacio (e al solito uno a viola. e si, per parità anche al papà vah :)
NoemiS =)

trilly ha detto...

io non ho un marito che viaggia per lavoro, ho un marito che non c'è, cioè esiste eh, ma talvolta appare e appare e si rende invisibile, non so spiegarlo meglio. per cui, alla seconda figlia ho lasciato il lavoro perchè qualcuno doveva pur esserci, insomma. e alle mie richieste di presenza quanto meno qualitativa mi è stato risposto "ci siamo divisi i compiti, io lavoro, tu hai casa e figlie".
Che dire? non fa una piega.
da un punto puramente maschilista, intendo.
per cui mi chiedo... che differenza fa se tutto ciò lo fa una donna? viene vista come un'irresponsabile che pensa solo alla carriera. Questo è. Almeno, fra alcuni parenti, meglio non specificare chi, quando mi attardavo fino alle venti in ufficio era visto come qualcosa di insano per una donna.
Ma quando mio marito, tutte le sere, non chiama e torna sempre più tardi, le bimbe fanno in tempo ad entrare in fase rem del sonno, per il lavoro e durante la settimana le figlie le vede di sfuggita ma neanche forse, è normale, è giusto.
Trovo che sia assurdo, maschilista e che penalizza sempre e soltanto noi.
Per ciò ti dico che un post così andrebbe fatto leggere a loro, agli uomini, ad alcuni forse e spero, perchè migliorare si può. E magari spiegarglielo anche a tutte le madri di maschi, non farebbe male educarli fin da bambini....

Maddalena ha detto...

Wonder, probabilmente un fondo di verità c'è, altrimenti per quanto frasi fatte non sarebbero ancora così attuali e radicate nel profondo. Fatto sta che il discorso è davvero complesso e difficile, lo riconosco. E scatena infiniti interrogativi. Io lavoro in un'agenzia di comunicazione, siamo tutte donne, la più giovane delle mie colleghe ha dieci anni più di me ma NESSUNA di loro ha figli. Sicuramente la motivazione di questa scelta sarà il risultato di mille varianti, ma è impossibile non pensare che il tipo di lavoro abbia giocato la sua buona parte (e facciamo anche orari umanissimi, per dire, tranne in alcuni periodi circoscritti dell'anno in quanto ci occupiamo di moda). Io mi faccio questa domanda ogni giorno, mi sento ancora abbastanza giovane da non dovermici preoccupare proprio adesso (oltretutto non sono mai stata una di quelle che avevano la fissa di "essere mamme" già da quando avevano cinque anni) ma so che tra pochi anni diventerà davvero un quesito scottante, per me. Che fare? Non lo so. Ci tenevo però anche io a far notare quanto apprezzo che la discussione per ora si sia tenuta su toni civili e senza estremi né da una parte né dall'altra, poiché spesso è rarità. Il tono generale è più o meno questo: hai ragione, ma che ce voi fa', ci tocca. Io ci sono giorni in cui darei un braccio per essere uomo, e non per la società (che non ha tutte le colpe) ma proprio per questa libertà biologica, tempi più dilatati, presenza meno assoluta, che Madre Natura ha concesso agli uomini piuttosto che alle donne. Volevo però dire anche che apprezzo ancora di più chi ha messo l'accento sulla questione della rinuncia: occuparsi a tempo pieno dei figli lasciando totalmente da parte una buona realizzazione professionale è una rinuncia, che ci piaccia ammetterlo o no. Quello che non sopporto sono quelle donne che lo fanno sembrare assolutamente ovvio e normale, del tipo: "avevo dei sogni e degli obiettivi, ma da quando è nato mio figlio non me ne frega più una cippa lippa!" Io non ci credo: probabilmente, quei sogni e quelle ambizioni non c'erano nemmeno prima, e va benissimo così, mica dobbiamo esser tutti fatti con lo stampino. Ma non veniamoci a raccontare la balla della rinuncia che non pesa e col sorriso sempre a trecentosessanta denti: serve solo a farci sentire inadeguate le une nei confronti delle altre. Io credo profondamente che la gioia e l'appagamento di un figlio siano la cosa più grande (dopotutto siamo progettati per questo, anche biologicamente, non per costruire microprocessori) ma so anche che la soddisfazione data dai primi risultati in un lavoro per cui hai studiato duramente per ANNI (nel senso letterale del termine), che hai raggiunto dopo una gavetta dura e difficile, che ti piace e ti gratifica ogni giorno, sia qualcosa a cui non si può rinunciare a cuor leggero. sono due tipi di soddisfazioni DIVERSE, e una non SOSTITUISCE mai l'altra secondo me, anche se è più totalizzante. Per cui, chapeau a chi ammette con umiltà e onesta che sì, è una rinuncia: fatta per amore e con amore, ma pur sempre lo è.

Waiting ha detto...

Wonder, ci ho riflettuto un po' prima di risponderti e sai che ti dico?
Che questo post dovresti riscriverlo quando la Tua Porpi, la mia Giada o gli altri figli delle mamme che ti leggono siano diventati adolescenti.
Il mio compagno lavora tanto e la mattina dorme fino a tardi.
A volte succede che la figlia non la vede per giorni interi (e viviamo sempre sotto lo stesso tetto. Ovviamente non ci vediamo neanche io e Lui: reggo fino a mezzanotte/mezzanotte e mezza poi vado in coma)
Risultato? Al momento la figlia lo chiama per nome e non Babbo o Papà.
Ok, ci ridiamo sopra ma è evidente che mia figlia non lo riconosce, a due anni e mezzo, come una figura genitoriale importante. E fa male prima di tutto a me perchè so che Lei mi preferirebbe a Lui quando non ci sono.
Credo che la profonda differenza tra uomini e donne stia nella gravidanza.
La trovo una condizione "animale" (nell'accezione positiva del termine). Di eguaglianza assoluta con il resto del mondo: se fossi stata africana, indiana, americana o se fossi stata un leone non sarebbe cambiato nulla.
E' un istinto primordiale fatto di odori e di ormoni uguali a qualsiasi latitudine del globo.

In ogni caso anch'io mi prendo i miei svaghi, esco con le amiche e al lavoro SO di essere importante al pari dei miei colleghi uomini: lo scrivo giusto per chiarire. Non si pensasse di me che sono una tutta LOVE&FIGLIA

Pablo! ha detto...

Questo post mi ha fatto pensare al film che ho visto ieri sera...amore bugie e calcetto...tra le varie storie c'è quella della coppia in cui lei con due figli piccoli, distrutta dalla quotidianità e dal non poter più lavorare, va in crisi...ne parla col compagno e lui ad un certo punto decide di mollare il suo lavoro e di mettersi a fare il casalingo e il mammo e manda la sua compagna a lavorare...è incredibile xkè fa una fatica pazzesca a mantenere i ritmi e combina un sacco di guai, ma in qualche modo alla sera quando lei torna a casa trova tutto perfetto..................che dire, è proprio un film!!!!!!!!!!!!!!!Betty

Annaelle ha detto...

Wonder, sai chi sono :-) il tuo contatto skype dagli USA...
beh, io sono quella mamma. togli che io non faccio altro che lavorare e viaggiare, e non altro... io sono la mamma in carriera, che parte alle 5.30 del mattina per riuscire a mettere la bimba a letto la sera prima. sono quella che fa USA AMSTerdam in 3gg (business incluso), e che lavora di domenica etc. etc.

dedico quality time alla piccola, e vivo di sensi di colpa. Ma ho decisio di non rinunciare, e non intendo farlo. Chiamatemi pessima madre, ma ho una battaglia con me stessa che mi ha portato a vivere in un altrlo continente, e un conto in sospeso. io sono io...

e btw, adoro mia figlia, e lei adora me. ho un sistema difficile in piedi...ma sembra funzionare (a parte sleep deprivation!)

Rebecca ha detto...

Premetto che non ho letto i commenti che precedono e mqgari risulterò ripetitiva ma Wonder hai, come spesso succede, ragione da vendere!!! è così come l'hai scritta tu...noi madri dobbiamo sempre e comunque giustificarci che sia per un'ora che ci prendiamo per noi oppure per un week end...i padri NO, e mi spiace dirlo, ma ne sono sempre più convinta, la parità madre-padre NON CI SARA' MAI...perchè quell'istinto materno, che noi madri possiamo averlo subito, o trovarlo dopo tempo, solo noi lo possediamo alla fine. E' gran brutta da dire ma è così...vedi il comportamento di un uomo se ha tre linee di febbre e una donna con le stesse tre linee di febbre, vedi un uomo dopo 8 ore di lavoro, e vedi una donna dopo le stesse 8 ore di lavoro e così via...ma purtroppo e lo dico a malincuore pure tra madre e padre le diffirenze sono a saranno sempre incommensurabilmente diverse :-(

Sarah ha detto...

I figli si sceglie di farli, oppure arrivano come è capitato a te. In entrambi i casi ad un certo punto CI SONO. Arrivati a questo punto si hanno volenti e nolenti delle responsabilità, e queste non possono e non devono fermarsi al "ti mantengo nel migliore dei modi, ti fai un mese e mezzo di mare tutte le estati, una vita serena e soddisfacente". Nessuno dei due genitori, a mio avviso, deve essere esente dal contributo educativo ed affettivo. Si tratta di cercare entrambi un equilibrio, e non è facile, ma almeno ci si deve provare. Non esiste genitorialità senza rinunce, esiste un modo di contenerle senz'altro. Se ribaltiamo la situazione di cui parli all'inizio (padre in carriera), vediamo una madre in carriera, e il padre autonomo che si occupa dei figli? Possibile, ma in entrambi i casi io vedo uno squilibrio, che, in piccolo, sto vivendo: ho ripreso a lavorare, mia figlia sta al nido fino alle 18.30 e mi sono persa la prima volta che ha gattonato. E' felice? Lei pare di sì, ma io mi sono sentita come un piccolo crampo allo stomaco.

the siren ha detto...

No, non credo che la parità arriverà mai. Non solo per le convenzioni sociali millenarie, ma soprattutto per quel dna di cui parli tu.
Spesso penso che noi italiane siamo eccessive, con i nostri strazianti sensi di colpa ed il nostro spirito di sacrificio.
Quando ti raccontavo delle donne libanesi, così leggere e certamente più distaccate di noi, non ti ho parlato, però, degli uomini. Forse non è difficile immaginare che, nella stragrande maggioranza dei casi, la famiglia non è affar loro.
E' sempre tanto difficile per noi donne. Sarebbe bello potersi sempre sostenere a vicenda. Che rabbia, invece, leggere e avere la conferma che un pò tutte dobbiamo soffrire sgarbi e cattiverie...
Un abbraccio a te e a tutte.

Anonimo ha detto...

Io non mi sento in colpa per niente.

zauberei ha detto...

Sapete qual'è la mia perplessità?
Che si permetta da uomini o da donne di estremizzare un solo lato della vita a scapito di un altro. Che si permetta al lavoro di erodere tutto. O alla maternità.
Ora i bambini secondo me hanno grandissimo bisogno della madre soprattutto i primi anni - età di polpetta inclusa - ma i bambini crescono. Tuttavia i bambini non sono tutto. E manco il lavoro è tutto... poi uno si gira, e vede che non si è cagato non solo i figli, ma gli ultimi anni dei genitori, i momenti importanti dei fratelli e degli amici....
Insomma al di la delle questioni di genere, mi pare che spesso si perda il senso della qualità della vita.

Chiaraluce Littledreamer ha detto...

Wonder, leggere il tuo post stasera è un po' come girare il coltello nella piaga... sono reduce da uno "scambio di opinioni" piuttosto vivace col socio che, nonostante il nano abbia appena superato la soglia dei 5 anni, ancora non si è reso conto che il suo contributo al sostegno familiare non si è esaurito 5 anni e 9 mesi fa... no, non sono femminista neanche io, non è questione di parità, è questione di responsabilità e maturità...

Mia ha detto...

Io sono messa come te.
Queste stesse domande me le faccio da molto e...non ho risposta!
L'unica cosa di cui sono sicura è che se io facessi quello che fa mio marito mi avrebbero già crocifissa! Il perchè?
Mistero....
Resta solo un'unica certezza: all'uomo è concesso, alla donna no!
Ai posteri le rispste, se mai le troveranno...

El_Gae ha detto...

è un argomento molto bello e troppo complesso da liquidare in un commento. Credo che il fatto stesso di poterne parlare sia un inizio. Se poi si trova un equilibrio tra le parti, ancora meglio. Sperare che capiscano anche gli altri, lo trovo onestamente troppo difficile, oggi come oggi.

Anonimo ha detto...

Mah... secondo me il padre in oggetto avrebbe ottimi motivi per sentirsi in colpa, sia per le lunghe trasferte che per la serata fuori. Insomma, io non lo trovo così ok e socialmente accettabile. Sia nei confronti della figlia che della compagna.

Anonimo ha detto...

Quanto vera e amara la tua considerazione che le donne sono le peggiori nemiche delle donne!

Abito da poco in una piccola classica provincia del centro italia e con enorme stupore mi sono resa conto come siano tante le donne a condannare irrimediabilmente le donne che non si sacrificano in maniera totale sull'altare della maternità e della famiglia.

Ho cercato delle spiegazioni e credo che un po' sia la volontà di giustificare un modello di cui si é state già vittime...
Dimostrare che si può essere delle madri meravigliose anche se non si fa ruotare la propria vita intorno a pulizie, lavatrici, spesa e pasti vuol dire dimostrare che il loro ruolo non é indispensabile, che la loro scelta di rinuncia di un ruolo nella società al di fuori del microcosmo famigliare é, appunto, una scelta e non un corollario della famiglia.
Significa mettere in crisi il loro modello di vita, di donna e di famiglia.
Invece della solidarietà, la competizione.

ciao!
Canaglia

Psyko ha detto...

Ciao, anch'io aspettavo questo post. La mia è una famiglia un po' atipica, quasi alla rovescia: ho ripreso a lavorare quando la mia cucciola aveva tre mesi (ora ne ha sei) e il papà si è preso la paternità, in sostanza io lavoro tre giorni alla settimana e lui due.
Ne sono contenta ovviamente, ma la morsa dei sensi di colpa che mi ha attanagliata all'inizio, non molla la presa e non mi dà pace. Sono una libera professionista, il mio lavoro mi piace e fin dall'inizio ho deciso che sarei stata sia lavoratrice che mamma, ma fatico ancora a trovare un equilibrio, che sia colpa del DNA?. Il papà invece è tranquillo quando è a casa e anche al lavoro.
Io non viaggio, esco al mattino, torno a pranzo e rientro alle 18.30, in più una volta al mese si aggiunge una riunione di lavoro che se va bene finisce a mezzanotte. Ho le mie pari opportunità e nessuno osa fare commenti sul fatto che sono più assente del papà, ma i conti non mi tornano ancora...

Anonimo ha detto...

Hai ragione quando dici che un comportamento simile non viene concesso ad una madre, e prima di tutto dalle donne. Grazie a dio ci sono popoli in cui sono i padri a stare a casa e un minimo di uguaglianza si intravede. La mia opinione è che non ha molto senso decidere di avere un figlio se poi non hai tempo da dedicargli, quindi ok se proprio non hai alternative, ma se ce le hai (e spesso le hanno!) mi dispiace per il bambino perché meriterebbe sicuramente più tempo e attenzioni.

b.

Anonimo ha detto...

Parto dal presupposto che non sono d'accordo.
Non credo alla stupidaggine del "quality time" se questo quality time è solo una volta la settimana.
Non mi piace che un padre che sta fuori casa 5 giorni su 7 passi fuori casa anche le sere libere (e la famiglia che te la sei fatta a fare?).
Non mi piacciono i genitori che delegano alla tata 12 ore su 24 i figli (o asilo nido, o nonni).
E no, non credo che sia "necessità". Perché io non credo che questi discorsi le persone che lavorano per assoluta necessità 12 ore fuori casa li farebbero.
Premesso ciò: io mi chiedo cosa vi/ti faccia così ribrezzo nel tuo ruolo BIOLOGICO: la madre. La madre assiste la prole finché questa non può essere autonoma. (quindi parlo di un BEN DETERMINATO SPAZIO DI TEMPO)
E con questo non dico che una madre si debba sacrificare e il padre possa fare ciò che vuole.
Io esco con le amiche. Faccio mini vacanze con mio marito. Lui esce coi suoi amici. E no, non una volta all'anno.
Ma io nella vita dei miei figli VOGLIO esserci. Perché HO SCELTO di essere madre. Così come l'hai scelto tu (anche se sei rimasta incinta per caso). Spesso su questo blog lego la smania di allontanarsi dal proprio ruolo.
Io ho scelto d'esser madre, più di una volta.
E le manager, che stanno fuori 13 ore al giorno, e i dirigenti, che tornano un giorno la settimana fingendo emancipazione... be'. mi fanno pena. Onestamente.
Perché i giorni da bambino dei propri figli sono un regalo. E poi, quando sarai stata una madre assente, vaglielo a spiegare, che però quel quarto d'ora la settimana era di qualità.

ps: ma voi davvero credete che la parità sia diventare come gli uomini? questa non è parità. Questo è voler diventare come il lato peggiore degli uomini. La parità è ben altro.

naieh83 ha detto...

credo di essere un'anomalia del genere umano. È da quando ho circa 14 anni che non vedevo l'ora di essere padre. L'ho sognato tanto. Sono sempre stato uno di quelli che piange per un bel film al cinema, o in tv, anche se lo rivedo per la quinta volta (tipo "Mi chiamo Sam", almeno quattro slacrimate a visione). Anche con i cartoni animati. Anche con un buon libro (btw, consiglio a tutti, anche a chi non ha un cane, "Io e Marley" ho perso il conto di quante volte ho dovuto interrompere la lettura per scarsa visibilità). Sì, mi commuovo facilmente, e non ho mai avuto troppi problemi ad esternare i miei sentimenti. Ora che di anni ne ho il doppio, una moglie, un cane, un bimbo di 18 mesi e una in arrivo come regalo del terzo anniversario di matrimonio, sento che sto realmente facendo qualcosa della mia vita. Mi piace stare con mio figlio, quando ride, quando piange, quando mangia, quando dorme. Ho pianto quando il mese scorso si è messo a piangere perchè il suo cuginetto di un anno piangeva disperato, come a dire "ma cosa gli hanno fatto? ma nessuno può fare niente? ma non vi accorgete che soffre?" 'na catena di lacrime! E sono anch'io convinto che le differenze tra maschi e femmine ci sono e sempre ci saranno, nel bene E nel male, basta accettarle. Ricordiamoci che nove mesi di legame esclusivo tra due creature non sono "nulla". Dopo il parto c'è l'allattamento, e il legame aumenta ancora di più, ancora una volta, esclusivamente tra i due. Io ho dovuto - perchè ho VOLUTO - ritagliarmi un posticino, non TRA i due, ma INTORNO ai due. I morsi di gelosia che ho sentito, sono difficili da esprimere. Nei confronti di entrambi! Geloso di mio figlio perchè ha monopolizzato tutta l'attenzione di mia moglie, geloso di mia moglie perchè ha monopolizzato tutta l'attenzione di mio figlio! È stata dura, è stata lunga, a volte ho vacillato, ma non ho mai mollato. E ora mi godo il mio porcello che mi vuole, che mi cerca, che mi riempie di baci, che a volte mi preferisce alla mamma - poche, per la verità. Quando sono al lavoro non vedo l'ora di tornare a casa. Anche mia moglie lavora, e il suo lavoro la appassiona molto di più di quanto il mio appassioni me. Ogni tanto la spingo ad andare fuori una sera, uscire con le sue amiche, convincerla che non c'è niente di male se un po' del tempo che non passa al lavoro, non lo passa con noi. Credo che in effetti la biologia giochi un ruolo molto importante nella questione da te sollevata, ma la società, il modo in cui cresciamo, la spinta psicologica che si riceve dagli altri sia - per lo meno - altrettanto importante.
Scusate per tanta prolissità, ma l'argomento mi tocca parecchio. Un bacio alla Polpetta, il suo piatto preferito mi fa ancora ridere da solo come uno scemo :D

Anita ha detto...

sono dell'idea che la "parità" che abbiamo raggiunto oggi non sia altro che un enorme fregatura che ci porta a dover assumerci per intero oltre a tutti gli oneri che avevano le nostre nonne, gli oneri che hanno sempre avuto gli uomini, mentre loro, gli uomini, sono sempre a posto e appunto essendo uomini non ci si aspetta che facciano un granchè.
Mentre noi, oltre a fare quello che hanno sempre fatto le donne, oggi siamo costrette a coprire alla perfezione anche il ruolo degli uomini. La VERA parità secondo me dovrebbe basarsi sul fatto che geneticamente e naturalmente per motivi che vanno oltre la volontà umana, di fatto, le donne sono diverse dagli uomini, coprono ruoli diversi e andrebbero quindi tutelate e considerate in maniera diversa dagli uomini. Quando una donna non dovrà più scegliere se sacrificare la carriera, i figli o la vita sociale allora avremo davvero raggiunto la parità.

Anna ha detto...

A me dispiace un po' che il termine femminista venga usato quasi con disprezzo sia nel post, ma soprattutto nei commenti. Significa parlare di qualcosa che non si conosce, perchè il femminismo oggi è proprio quella ricerca della parità nella diversità, la necessità di dare alle donne la possibilità di conciliare lavoro e famiglia senza dover scegliere una delle due cose. Che per me che vivo al sud è una scelta obbligata, qui in pratica ci sono molte meno mamme che lavorano, e quando vai a fare i colloqui ti chiedono se hai intenzione di sposarti e di avere figli (domanda questa che dovrebbe essere illegale tra l'altro). Le differenze biologiche esistono, ma non devono essere lo scudo dietro cui nascondersi per continuare a giustificare una cultura che è profondamente e vergognosamente maschilista. Io non penso che i ruoli di padre/madre siano interscambiabili, penso che entrambi forniscano elementi diversi necessari alla crescita del bambino ma in questo sta il riconoscimento delle differenze biologiche, non nel fatto che sia normale che la mamma si accolli il pupo per una quantità di tempo infinitamente maggiore a quella del padre "perchè storicamente l'uomo va a caccia e la donna cura i piccoli".

Giorgia ha detto...

Non ho tempo di leggermi tutti i commenti. Comunque, quando dici che forse una donna può pensare di raggiungere determinati obiettivi in modi e tempi diversi rispetto a quelli di un uomo, cogli un aspetto importante e reale della questione. Ciò implica però maggiore perseveranza, tenacia, disponibilità al sacrificio e a mettersi in gioco, flessibilità e bravura, qualità che in genere le donne dimostrano di avere. Credo che ci aiuti il nostro peculiare rapporto con il lavoro; l'uomo assegna al lavoro un valore essenzialmente economico, mentre per una donna giocano altri fattori motivazionali, legati alla realizzazione di sé. Purtroppo sono gli stessi motivi per cui, a parità di condizioni, le donne sono più facilmente sfruttabili.
Penso che ci sia un momento, nella vita di una madre che è riuscita faticosamente a lasciarsi degli spiragli aperti, in cui una grossa parte della dedizione nella cura dei figli possa cominciare a riversarsi in altri progetti: sarà necessariamente quando i figli rivendicheranno spazi di autonomia sempre maggiori. Mia nonna mi insegna che questo momento arriva sempre, e ci mette di fronte ad una scelta importante: finire di viversi nel solo ruolo di madre e/o compagna di vita, o ripensare a sé stesse in altri ruoli, con quella scorta di vissuto, quell'esperienza materna che ci ha arricchito e rese più perspicaci e capaci di accogliere in noi ciò che il mondo ha da offrire?

Altra questione, la paternità. Qualche tempo fa ho incontrato un mio professore dell'università: mi racconta che è da tre anni padre, e mi parla del suo bambino con uno stupore negli occhi, come se gli fosse rimasto impresso dal giorno della sua nascita, e scherza su quanto sono una seccatura i figli, e conclude dicendomi che la paternità è solo un fatto culturale, che non è come per una madre, che il figlio se lo porta in grembo per nove mesi. Immagino che dovrei credergli. Ma anche ammesso che sia proprio così, non viene meno l'importanza di un padre nella vita di un figlio, anzi, direi che vi trova una conferma. Tutta l'esistenza umana si fonda sull'intreccio fra natura e cultura e non può prescindere da nessuna delle due: un padre è cultura, è ponte sul mondo, è forza centrifuga, è fonte di modelli comportamentali, molto più della madre. Un padre che sbaglia lascia il segno, molto più della madre. Chi sostiene che nei primi anni conta solo la presenza della madre non sa cosa significa non avere un padre. Certo che si può crescere anche in assenza di un genitore, anche di una madre... l'essere umano è adattabile ad ogni situazione. Ma non si possono e non si devono trascurare i risvolti educativi della presenza di un padre sensibile, attento e disponibile, soprattutto se vogliamo che la nostra società migliori.
Un caro saluto.
Giorgia

Apprendista mamma ha detto...

A me invece piace anche (anzi soprattutto) quando scrivi di queste cose, senza maschere e senza mezzi termini. La parità tra uomo e donna? Personalmente sono giunta alla conclusione che è possibile solo fino a quando non si è genitori, per tutte le ragioni di cui parli e molto di più...

Mammachetesta ha detto...

"il fatto che lui ci metta del sesso e lei nove mesi di gravidanza e un parto è uno sbilanciamento già piuttosto simbolico"
Questo è tanto. Fa capire perchè una madre si smazzi quasi sempre i suoi sensi di colpa per il non esserci, o anche solo il desiderare ogni tanto di non esserci.
E così liquidiamo la parte "DNA".

Poi c'è la parte culturale: viviamo in un Paese a crescita zero, con un'adorazione per la figura materna...ma che alle donne non dà opportunità.
Un Paese in cui ancora conta di più quante ore lavori rispetto a come lo fai.
Un Paese in cui o sei libero professionista (e quindi le regole te le fai tu) o lavorare da casa per finire un lavoro senza rinunciare a certe cose (tipo addormentare tua figlia, passare del tempo con lei al mare, ecc...) è non lavorare.
Abbiamo un'arretratezza culturale incredibile da questo punto di vista.
Ne è un esempio quell'azienda in crisi in cui hanno licenziato solo le donne perchè "il loro è il secondo stipendio" (e perchè?!!? e chi te lo dice?!!? e se invece iniziaste a pagarci come gli uomini?) e "così stanno a casa a occuparsi dei figli" (e se magari sono grandi? se vanno a scuola a tempo pieno? se ho una schiera di nonni che mi aiuta?).

Poi c'è la mentalità paterna.
Io qui faccio fatica a capire gli uomini che accettano di "veder crescere i figli nel letto".
Mio padre è stato presentissimo nella nostra vita, DaddyBear con tutte le litigate e i problemi che abbiamo è un padre presente e partecipe.
Non so come si possa scegliere di stare fuori 3 settimane filate e poi uscire spesso la sera.
Mio cognato faceva il commerciale estero fino a qualche tempo fa e lo ha fatto per an ni. Capitava che stesse in America anche due settimane filate, ma appena metteva piede in casa era "ostaggio" delle mie nipoti (la più grande odia le camicie e non vuole vedere nessuno che le abbia anche ora che ha 9 anni perchè le associa alle sue assenze). E se usciva lo faceva con tutta la famiglia.
No, non capisco perchè un padre si comporti così.
Un conto è "ho bisogno di una serata ogni tanto" e un altro è "sono assente dalla vita di mia figlia".

psicomelina ha detto...

Non mi ritrovo molto nell'argomento, perché mio marito, ai tempi in cui decidemmo di sposarci, ha lasciato perdere le possibilità di carriera di un lavoro che lo avrebbe portato in giro per il mondo.
Perché voleva fare il marito e il padre.
E sono fortunata, perché so che di questi tempi trovare un lavoro buono è grasso che cola, e mantenerlo è ancora più difficile, soprattutto per chi è costretto a viaggiare.

Ma se non esiste la parità in questo (genetica non mente, le donne hanno molte più competenze nella cura del proprio figlio, basti pensare che siamo splendidamente multitasking, gli uomini no), è pur vero che esiste una parità nel tempo di qualità.
Tempo che prima non esisteva.

Bisognerebbe avere una scala di priorità di coppia e metterle in atto, altrimenti si potrebbe avere la sensazione di essere coinquilini part time più che una coppia.

Conosco una coppia - senza figli però - che si incontra ogni we a mezza strada in una capitale europea, visto che uno sta in Inghilterra e l'altra in Germania.

Ti ammiro tantissimo Wonder, e ammiro le donne che come te sanno stare da sole con i propri figli senza fare la Giulietta della situazione a sospirare sul davanzale aspettando l'amato. Non riuscirei a sopportare di passare il quantity time come lo chiami tu a crescere mia figlia da sola.

Per quanto nei momenti in cui siamo sole mi diverto come una matta, ma è diverso!!!!

Avete tutta la mia stima!!!!!

Arianna ha detto...

Quoto zauberei. Un bambino ci pone davanti a delle scelte, è inevibatible. Un padre assente è un padre assente, punto e basta.
Il bambino ha bisogno dei genitori, la carriera può aspettare e se non può farlo pazienza.
Le situazioni sono tante ed andrebbero analizzate caso per caso, non si può fare un calderone unico, è chiaro. Ma se sei fuori cinque giorni a settimana quando rientri a casa, stai con tuo figlio, l'uscita con gli amici la rimandi, a mio avviso. Non perchè crei un trauma irreparabile, ma perchè il tempo di qualità è una boiata, i bambini hanno bisogno di tempo e basta. Hanno bisogni che vanno soddisfatti nel momento in cui sorgono e se non ci sei lo farà qualcuno al posto tuo.
Comunque il discorso è vastissimo e ci sarebbe da scrivere un libro!!
Grazie wonder per aver sollecitato questa riflessione.
vistodalei.splinder.com

Teresa ha detto...

Io non credo che sia una questione di DNA, o di cosa ci sia scritto sopra, o del fatto che i bambini hanno più bisogno della mamma che del papà (mi riferisco a molti commenti che ho letto sopra).
È solo una questione di convenzioni. In Italia non c'è questo modo di pensare. Intendo quello che rende mamma e papà con gli stessi diritti e gli stessi doveri.
E sto parlando solo dell'Italia, perché in altri Paesi ci sono eccome! Soprattutto nel nord Europa. Nazioni così all'avanguardia che il congedo per maternità viene dato ad entrambi i genitori. Sì avete capito bene. Fino al punto che il padre che non ne beneficia viene guardato con sospetto.
Leggete questo blog, soprattutto nei post più vecchi, e vi farete un'idea approssimativa dell'abisso che ci separa. http://congedoparentale.blogspot.com/
Wonder, se addirittura le tue conoscenze (non oso dire amiche), ti hanno sommersa di cattiverie, cosa ci si può aspettare da tutti gli altri?
Le cose non potranno mai cambiare se noi per primi non cambiamo il nostro modo di ragionare. Tutti noi, a partire dalle piccole cose.

Wonderland ha detto...

Mi fa sorridere che questo post - che parla di TUTT'ALTRO - sia preso come ennesimo pretesto per questionare le mie capacità emotive di essere nel ruolo di madre. Veramente, ecco cosa intendo quando dico che le donne sono le peggiori amiche delle donne. E' evidente anche ai sassi, e se non lo era bastava leggere il titolo del posto che comincia con 'Non lo farei', che ho parlato di una situazione estrema per inquadrare un problema sociale. Poi, il fatto è che io non mi sento di giudicare. Io mi sento di dire la mia senza peli sulla lingua, ma da lì a condannare le madri che lavorano 12 ore al giorno ce ne passa. Non lo farei. Così come non mi sento di giudicare i padri che ne lavorano 14. Perché andiamo, quando generalizzi è facile sparare nel mucchio e sentirsi superiori, ma poi valle a vedere le singole storie. E' chiaro che c'è il genitore stronzo che si vuole fare solo i meglio cazzi suoi dimenticandosi di aver procreato, ma è solo UNA delle infinite casistiche. Poi, son d'accordo con voi, fermamente, che coi figli ci si debba stare. Ma non mi sentirei mai di dire a una persona - salvo casi di evidente negligenza e/o stronzaggine - perché hai fatto un figlio, ti potevi fare il cane. Ecco.
Ma stiamo partendo per la tangente. Io è del ruolo del papà che volevo parlare. Della sua pallidezza, via via sempre più legalizzata. A prescindere dalla mamma, ma in ovvio paragone con lei. Di contro, assolutizzata.

Stellina ha detto...

Premetto che adoro stare da sola con mia figlia, si crea tra noi una complicità che non ha prezzo, anche se è un terremotino e mi sfianca.
Non potrei vivere serena sapendo che il padre di mia figlia preferisce uscire con gli amici piuttosto che stare con noi, nel tempo risicato che resta a causa del lavoro: mi scadrebbe proprio e alla lunga mi disamorerei.
Nella vita si fanno delle scelte: con una laurea e un master, lavoro a 15 minuti di auto da casa e non faccio il lavoro per il quale ho studiato, ma trascorro parecchio quality & quantity time con la mia bimba. Per la carriera o già dato, ora è questo che voglio! Il nostro papotty per ora è più o meno in zona, grazie ai salti mortali che ha fatto, ma dopo le ferie riprenderà, suo malgrado, il volo per tornare solo nei week end. So che sarà dura per tutti, ma ce la faremo! La nostra forza siamo noi e la nostra bimbotty.
Un bacino alla Porpy

pollywantsacracker ha detto...

(e se anche fosse un post femminista, qual è il problema? :D)
Non ho letto i commenti, però basta con sta storia della qualità del tempo, è una scusa. Tu puoi essere il padre/madre migliore del mondo, però se manchi al primo giorno di scuola, manchi al saggio di danza, manchi quando tua figlia si sveglia di notte, mi fa una pippa se sei un bravo padre quando ci sei. Io alle mie figlie cerco di far notare, senza deluderle circa le qualità del padre, che è amore anche portarle a danza, fare sacrifici per pagare la retta, lavare il body, e sopportarle quando tornano stanche. La quantità è importante quanto la qualità. Solo che dare quantità è molto più faticoso che dare la qualità.
Detto questo, credo che la decisione di fare o non fare il padre/la madre, sia una questione di priorità. Se la mia priorità è la carriera, va benissimo. Se la mia priorità è il rispetto verso la mia donna, e il desiderio di dare un padre/una madre a mio figlio mi comporto di conseguenza. Però dobbiamo ricordarci che ogni scelta implica delle responsabilità: se la tua donna decide di mollarti perché tu non ci sei mai, son cazzi tuoi. Se tuo figlio non ti riconosce, son cazzi tuoi. Non credo sia più di tanto una questione sociale, ma morale: se tu andassi all'estero, lavorassi tanto, e avessi tanto successo, Wonder, sopporteresti il peso di essere una madre inesistente? Io no, ti dico la verità. E non perché il mondo mi direbbe che sono una madre da schifo.

Wonderland ha detto...

(parliamo ovviamente di casi in cui non c'è stretta necessità che i genitori -o uno di essi - lavorino 14 ore al giorno, perchè in quel caso non c'è davvero alcun giudizio da esprimere, solo la speranza che prima o poi lo Stato tiri fuori dal cilidro qualche politica di sostegno vagamente somigliante al modello degli altri Stati europei)

Wonderland ha detto...

No, non è un post femminista perché non mi piacciono gli ISMI. E poi questa roba femministe-maschilisti mi sa tanto di guerra. Siamo talmente diversi, ci completiamo talmente bene e siamo (aehm) capaci di darci talmente piacere reciproco che farci la guerra è veramente patetico. E almeno coi termini, voglio credere di evitarlo.

Elena C. ha detto...

hai tutta la mia comprensione con annessi e connessi...

però voglio buttare anche un po' di benzina sul fuoco, risportando questo articolo della settimana passata...

tremendo..
meditiamo..

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/c_la_crisi_licenziate_solo_le_donne_cos_stanno_a_casa_a_curare_i_figli-18421119/

Ladybug ha detto...

Invece io non sono d'accordo. Non è moralmente accettabile nemmeno che lo faccia un uomo. E non mi riferisco al lavoro all'estero, ma all'uscita aggiuntiva con gli amici. Io non sono madre, ma mi incazzerei come una iena se il mio uomo lavorasse lontano e i 4 giorni che passa di qua non li dedicasse a me. Vuoi uscire con gli amici? Ok, organizziamo. Usciamo insieme, invitali a casa. Come ti pare. Ma INSIEME.
A maggior ragione se avessimo anche dei figli.
E non mi reputo meno indipendente per questo.
Quindi no, per me non è moralmente accettabile nemmeno se lo fa un uomo, e dovreste smettere tutti di dire "sì è vero", perchè siete voi che lo mantenete tale con la scusa della "società". E chi è la società?

Enrica ha detto...

Ciao Wonder, ti leggo da un pò, sono arrivata sul tuo blog per vie traverse e devo dire che all'inizio non mi eri neppure troppo simpatica...poi mi sono immedesimata, ho concluso che con il mio carattere io non avrei mai fatto le tue scelte e ti ho rivalutata considerandoti qualcosa dall'altra parte della barricata rispetto a me.
Io non rinuncerei mai al mio lavoro e alla mia carriera, me la sono guadagnata, mantenuta e mi piace il mio lavoro, lo faccio con passione e dedizione, nè tantomeno accetterei mai qualcuno vicino che pensi che tutto gli sia dovuto dando per scontato che ci sia qualcun altro disponibile a gestire suo figlio/a.
Chi delega le proprie responsabilità secondo me è una persona che vale poco. A prescindere.
Anche mia figlia me la sono guadagnata e le dedico passione e dedizione. Questo è quello che entrambi i genitori dovrebbero sempre fare, dedicarsi ai figli con passione e dedizione, il mio lavoro non le toglie nulla e neppure quello del padre. Ci organizziamo, una cosa per volta, con rispetto e ripeto dedizione.
Non ci sono condizionamenti morali che tengano, questo è quello che mi sono imposta nella vita, questo è ciò che ho voluto e questo è ciò che ho costruito.
Pensare di poter delegare tutto al secondo genitore è solo egoismo, punto. Non è giusto nè per l'uno nè per l'altra e chi lo fa, secondo la mia modesta opinione, non vivrà mai un rapporto normale con i propri figli.
Si può fare tutto, ci si organizza, si fa a metà.
Metà giorni di malattia io, metà tu. Metà viaggi per lavoro io, metà tu, metà uscite io, metà tu.
Io non ho nè rimpianti nè rimorsi,perchè dovrei?
Nostra figlia ha un rapporto bellissimo con entrambi, noi la adoriamo e va bene così.
Al momento ho appena accettato un nuovo lavoro, non in Italia, sarà una bella sfida. Me lo merito.
Mia figlia ha 9 mesi, la allatto ancora, da tre sono rientrata al mio attuale lavoro dopo sei mesi di maternità. Da settembre il papà starà a casa qualche mese per permettere a me e alla bimba di affrontare il cambiamento nel modo migliore (2, 3 mesi?), dopodichè tornerà al lavoro anche lui in una nuova società in un mondo più stimolante e appagante.
Metà gioni di malattia lui, metà io.
Metà giorni fuori lui, metà io.
Si può fare tutto.
Avrò una mentalità troppo anglosassone, troppo razionale? Non so, però sono felice e sono sicura che lo sia anche il resto della mia famiglia. Si vede.
Continuerò sempre ad impegnarmi affinchè questo continui, con passione e dedizione senza tirarmi mai indietro. Speriamo bene!

Baci

Camomilla

Sally ha detto...

Vorrei sapere... i padri di cui parli cosa pensano? Si sentono in colpa? Gli mancano i figli? Fanno fatica afre la vita che fanno o la apprezzano proprio perchè li rende diciamo più "liberi" moralmente oltre che fisicamente? Ma poi...se dovessero rinunciare a questa vita, sarebbero felici di quella di padri full-time? Non saprei proprio, e forse sì, per questa e altre ragioni uomini e donne sono diversissimi.

Pentapata ha detto...

forse dovremmo partire dal presupposto, che i bambini sono belli e adorabili, ma che spesso sono anche frignoni, scassapalle e insopportabili, specialmente se sei stanco, specialmente se hai già la testa satura di altro. Farsi piacere serate con i frignoni e la compagna esausta è assai più difficile che stare con amici e birra a go go. Se la società da sempre ti offre il privilegio/via di uscita da una situazione che vorresti evitare come la peste la prendi. se quel privilegio lì lo avessi cercherei di non mollarlo, perchè dovrei sobbarcarmi problemi quando posso evitare?
per poter fare entrambi i carrieristi donna bisogna avere la lucidità di dire a tutti IO vengo prima di mio figlio, la mia soddisfazione viene prima che ci sta perchè tanto se sto a casa e sono isterica faccio lo stesso del male. e poi quelle che non sono in carriera ma parcheggiano i figli dai nonni costantemente sono meglio solo perchè ci sono la sera? cominciamo a dire che i bambini sono un impegno gravoso, perchè se l'idea è sempre dell'idillio mamma figlio e casa linda e pinta ovvio che poi ci si chieda come mai non piaccia a tutti stare lì.

scusate il delirio.

Adriana ha detto...

Bel post! Dico anche la mia. Penso che una soluzione, sicuramente parziale, potrebbe essere quella di puntare sulla solidarietà femminile: in genere siamo noi che ci diamo alla grande la zappa sui piedi su questi fronti. E' proprio da noi donne che devono partire questi cambiamenti di mentalità. Ad esempio, su un altro fronte, sono le donne che devono smettere di proporsi con una mega scollatura per farsi strada sul lavoro. Spero di essermi spiegata...

ziskucciola ha detto...

Francamente se mi offrissero il lavoro dei miei sogni e tale lavoro fosse lontano da casa per come sono fatta io di carattere sarebbe un'ardua decisione. Perchè la mia famiglia (e nella MIA famiglia includo anche i miei amici) mi mancherebbe veramente troppo. D'altro canto però penso che magari un'opportunità del genere non mi ricapiterebbe più e allora che fare? Non lo so.

So che, nel caso accettassi, mio marito non mi giudicherebbe ma mi spronerebbe, malgrado i figli e tutto il resto.

Troppo spesso sento dire che chi decide di diventare un genitore ha fatto una scelta e se ne deve assumere le conseguenze. Ma che è una minaccia? Hai voluto un figlio e mo pedala? Non so. Vedo tante, troppe donne annullate in nome della maternità: che si sentono in colpa se lasciano il figlio per andare un'ora in palestra, per andare a lavoro, per uscire con gli amici. Ma diventare genitore, e soprattutto madre, esaurisce e fagocita tutto il resto di noi stessi?

Sono cresciuta con dei genitori MOLTO presenti e, per carità, li ringrazio. Ma francamente li avrei voluti anche un po' meno presenti se questo avesse voluto dire, per loro, avere amici con cui uscire ad esempio. O un lavoro che non fosse un mero "portare a casa lo stipendio" ma qualcosa di più appagante per loro stessi.
Non credo nelle frasi fatte e nei modelli precostituiti. Penso che una famiglia, che ogni famiglia, costruisca al proprio interno il SUO equilibrio, perchè ogni famiglia è un universo a sè.

Spero di non ritrovarmi mai a dover essere costretta ad allontanarmi da casa per realizzarmi come persona, ma anche se fosse (o se così fosse per mio marito) spero (e francamente credo sia così) di avere accanto persone in grado di aiutarmi a far conciliare tutto.

Elisabetta ha detto...

non ho risposta alle tue domande (domande che anch'io mi pongo spesso), credo che i motivi siano gli stessi che nelle cause di separazione portano i giudici ad affidare i figli nel 99% dei casi alla madre.

Anonimo ha detto...

ogni volta che qualcuno mi chiede "e il pupo dov'è?" io rispondo "con il papà!" a testa alta. E penso che questa domanda viene fatta solo alle mamme.
Quindi quando mi fanno notare che una volta non sarebbe stato neanche pensabile lasciarlo col papà per uscire con le amiche, ricevo una conferma in più sul fatto che sto facendo bene. E' una conferma sul fatto che non mi sto avvicinando a quel modello di mamma stereotipato. Non mi sto perdendo per la strada pezzi di me stessa. E a testa alta rispondo con una di questa frasi (a seconda dell'umore del momento): "non sono più i tempi di una volta" oppure "i figli si fanno in due!" oppure "se era così è perchè glielo avete permesso".

Alice

Anonimo ha detto...

vero Adriana! Sono d'accordo con te.

Alice

Anonimo ha detto...

Ti leggo sempre...bla bla..non commento mai ecc. ecc. taglio corto!
Io trovo che la parità ci sia finchè si studia, ci si diverte, si è ggiovani...te lo fanno credere di avere davvero le stesse opportunità di vita, finchè hai esami, scrivi tesi, fai stage e viaggi all'estero...anzi, tu e le tue compagne di corso siete normalmente più brave, vi laureate pure prima. Qualche dubbio sale quando in certi colloqui ti chiedono di immaginarti fra 10 anni, come se di questi tempi fosse facile.
Ma intanto sul lavoro fai bella figura, perchè sei giovane, ci sei sempre, se è necessario fermarsi tu ti fermi e concludi la serata con un aperitivo tra colleghi.
Poi magari convivi, imposti alcune regole, ti riorganizzi, ma sei innamorata, continui a fare gli aperitivi coi colleghi, ma nel frattempo ti ammazzi di weekend fuori porta e magari di fughe a Parigi col tuo lui. Reddito e tempo libero non sono un problema.
Poi aspetti un figlio, e subito cambia, perchè sei tu - e non lui -che hai sintomi, preoccupazioni e spesso gravidanze difficili (perchè ridendo e scherzando hai superato i 35 anni).
In ufficio latiti, poi sparisci, poi torni in part time con l'allattamento, poi ci sei ma in contemporanea gestisci nonni, nido (retta da 700 euro), malattie esantematiche e aerosol.
I colleghi sono all'aperitivo quando tu sei col cucchiaio Chicco sospeso nel vuoto sulle note di PeppaPig.
In ufficio ti hanno sostituito, a casa sì ti sostituiscono, ma con fatica. Lui c'è, è stracoinvolto dalla paternità, ma nel frattempo non si è mai assentato dal lavoro, ha fatto carriera, anche perchè nei mesi in cui eri a casa lui sapeva di poter contare su di te. Continua a viaggiare, l'ha sempre fatto, e a vedere gli amici.
Tuo figlio patisce il tuo rientro al lavoro e continua a preferire te per addormentarsi. Certe libertà riesci a ritagliartele, ma sono eccezioni e sempre faticose. Lui cresce, è una meraviglia, è la cosa più bella che hai fatto, ti appaga ma tu vivi con la scimmia sulla spalla dei sensi di colpa...per lui che tu sia stata in ufficio per 10 ore o in crociera con un massaggiatore non cambia nulla. Non c'eri e basta.
Con un figlio uno dei due genitori deve X FORZA rallentare e viene automatico/naturale/nonhaiscelta che sia la donna (spesso anche perchè guadagna di meno). è lei a rallentare, anche se sul lavoro era più brava, anche se ancora adesso in meno ore si smazza più lavoro, concentrata, efficiente e efficace come solo le mamme multitasking riescono a fare.

Una mamma che con sprezzo del pericolo aspetta pure il secondo all'alba dei 40 (e ma allora dillo... :-) )

lucia ha detto...

Sono una pseudo casalinga, il marito torna sempre tardi e per un periodo ha lavorato fuori sede. Rientrava il venerdì notte, ripartiva la domenica dopo cena. Quando mio figlio, quattro anni, lo ha guardato mentre faceva la valigia e gli ha detto "Papà, c'è un letto anche qui",ci siamo resi conto che bisognava darsi da fare per migliorare una situazione che non dava più serenità alla famiglia. Tutto questo per dirti che già ci sta poco che un papà (o una mamma) siano via per tanto tempo, ma che soprattutto non ci sta che nei pochi momenti, quelli del famoso quality time, appiglio per tutti quelli che si sentono in colpa, uno vada con amici ed ex colleghi. Che sia uomo o donna. Perchè finché sono piccoli, sembra che tutto si possa sistemare: recupero con una coccola, un giochino, un pomeriggio al cinema. il problema è che questi piccoli angioletti dalle uscite che fanno tanto ridere in un attimo diventano grandi. E vorrei vedere io quei papà o quelle mamme che si sono presi tutto il tempo per loro, per la carriera e per la vita sociale, alle prese con un o una dodicenne adolescente...
Scusa la durezza, ma quando si ha un figlio, quando si è padre e/o madre, la priorità è la loro crescita, la loro educazione. Che passa in primo luogo da una presenza. Da una mamma e un papà che ti guardano in faccia, che ti abbracciano, che giocano con te e ti chiedono com'è andata la giornata. Anche per pochi istanti (ecco che torna il quality time!) Se non è così, avremo una serie di adulti che continueranno a divertirsi e a realizzarsi come persone e che però avranno bisogno di sos tata e di stuoli di psicologi per far fronte a quell'imprevisto che non sono riusciti ad incastrare tra lavoro, casa, palestra ed happy hour. Scusami, sono stata prolissa e un po' dura, ciao!

Anonimo ha detto...

Mi sono letta tutti i commenti con un nodo in gola, perchè in questi ultimi due anni non faccio che pormi le stesse domande. Ho 34 anni, sposata da 5, senza figli...e li vorrei (non sono nemmeno sicura che arrivino, ma questo è un altro discorso...)
Ho iniziato a lavorare già al primo anno di Università, dopo 12 anni mi sono messa in proprio: perchè amo il mio lavoro, perchè voglio poter decidere i tempi della mia vita, perchè se gli altri non ti danno le possibilità per realizzarti te le devi creare da sola, con orgoglio e soddisfazione! Ma lavorare in proprio non vuol dire che puoi prenderti i tuoi tempi, il mercato è difficile e sei non sei sempre in prima linea, ti fanno schizzare fuori (cosa che rischi anche se lavori 24/24). Dunque il quality time sarebbe quello che toccherebbe a me, ma non sono per niente convinta che mi possa bastare...
Mio marito fa l'operaio, ha sempre lavorato su turni, oltre a collezionare tutta una serie di altre attività, un po' per passione, un po' per arrotondare le entrate. Lui dal canto suo è veramente speciale, perchè ha preso in mano totalmente la cura della casa, per permettermi di seguire la mia realizzazione professionale. E lo amo anche per questo suo essere superiore ai ruoli imposti dalla società, (e ai suoceri che dicono "perchè non è LEI a stirare, a lavare i pavimenti? ecc...)
Ma un figlio, in tutto questo? Più che i sensi di colpa futuri, io mi sento una madre degenere già adesso, a ventilare la remota ipotesi di non allattare per conciliare tutto...E lui, che sarà un padre presente, che si prenderà i permessi al posto mio, mi confida che comunque è spaventato all'idea di non sapere come gestirlo al meglio un figlio... E non sappiamo darci risposte...
Nel nostro caso non ci facciamo condizionare dalla società, da ruoli stereotipati, né dalle difficoltà...e sono consapevole che non posso avere nemmeno una vaga idea di quale ulteriore, enorme, cambiamento porterebbe un pupo/pupa/pupi nelle nostre vite (e meglio, così, perchè altrimenti rinunceremmo già in partenza).
L'unica cosa che mi auguro è di riuscire ad essere una brava mamma! E grazie Wonder, che non solo con questo post, ma con tutto il tuo blog (che ho letto avidamente dall'inizio alla fine e che visito ogni giorno per vedere se ci sono novità) mi offri spunti di riflessione e condivisione ma anche sorrisi e leggerezza. In qualche modo si farà!
Lilì

Diana (Apple pie, love for details) ha detto...

Post interessante e ricco di spunti e sfumature.
Uomo e donna è differente da papà e mamma?
I figli sentono di più la mancanza di un padre o di una madre? Perché noi parliamo di noi, ma a loro chi la da una voce?
Le donne la smetteranno mai di giudicare le altre donne?
Mio marito se esco non fa un fiato, ma le amiche..azz quante ne hannno da dire... -.-

Rifletto.
Diana

Mi lasci con un sacco di domande

deborah ha detto...

Ciao, bellissimo post, davvero!
No è che, a prescindere che nn va neppure bene un papà part-time è che la questione è diversa.
Quando sento che ci sono persone che vedono così poco i propri figli, uomini o donne che siano , io penso sempre che così tanto tempo senza di lei io non ci potrei stare. Non perchè ho dei sensi di colpa, ma proprio perchè mi manca quando non c'è e mi piace passare il tempo con mia figlia.detto questo, ho un lavoro full time per la maggior parte dell'anno, quindi non direi che sono una madre morbosa, ma non mi interessa a così tanto la "carriera", quanto condividere il mio tempo con mia figlia, osservarne i progressi, parlare con lei.
Possibile che solo le donne sentano questa necessità?

unamammaperdue ha detto...

che bello questo post...
che belli anche i variegati commenti, io mi sono interrogata spesso su questo punto, ho cercato di essere una mammalavoratriceprecisapuntualeordinata con figli feliciubbidientiordinati moglie poco rompiscatole che lascia spazi al marito ma con il nuovo anno ho deciso che dovevo mollare il tiro...di botto mi sono accorta che i bambini crescono, piu' velocemente di quello che credevo e mi voglio perdere il meno possibile di loro...cosi ho chiesto il part time, mi sono ripromessa di arrabbiarmi meno per le piccole cose, ho cercato di coinvolgere ancora di piu' il papi nella quotidianita'.
lui e' sempre stato molto presente, intercambiabile al massimo con me ma molto concentrato sul lavoro...

WonderP ha detto...

Bello spunto di riflessione. Grazie.
Secondo me c'entrano sia l'influenza "sociale" che quella "istintiva". E' vero che io mi sveglio anche pochi secondi prima che il pupo chiami, è altrettanto vero però che spesso siamo noi donne ad assecondare, confermare e permettere ai nostri uomini di comportarsi da "machi" come la socità pretende/insegna e lasciamo che il clichè si ripeta all'infinito.
Se al ritorno da un lungo viaggio d'affari, in una delle 5 serate a casa, anche noi pretendessimo un'uscita free con le amiche, magari la prima volta borbotterebbe, ma a lungo andare educheremmo il nostro uomo alla parità! Il fatto che poi noi si esca con i sensi di colpa non deve autorizzarci a rinunciare all'uscita in toto...

ugainthesky ha detto...

sono incinta di 6 mesi quindi ancora non ho esperienze vere e proprie da mamma..
il tuo è un post realista.
il mondo intorno a noi giudica una donna che non accetta di essere solo moglie e madre.
a volte mi trovo a giustificarmi xche anzichè stare a casa a pulire e fare il pranzo mi concedo un giro al mercato o un incontro con un'amica!
con un bambino non so.. forse conta davvero molto l'istinto..
lavoro anch'io e nonostante non abbia nessuna intenzione di lasciare il mio posto già l'idea di dover lasciare mia figlia da sola a 3 mesi mi stringe il cuore..
forse a volte le prime a giudicare siamo noi stesse..ma magari semplicemente xche i retaggi sociali e l'educazione ricevuta x quanto vuoi si sono radicati bene senza che ce ne rendessimo davvero conto...oppure a volte ci manca coraggio e le scuse sociali fanno tanto comode..
l'importante è fare quello che più ci è congeniale..

Anonimo ha detto...

se posso aggiungere una cosa: una mamma è giudicata se fa la sua vita, ma anche se non la fa, e rinuncia a tutto per i figli. e credo che la via di mezzo, almeno per l'occhio esterno, non esista. disdetta.

MammaMia ha detto...

Ho lasciato il mio ruolo "importante" che mi ero sudata in 10 dico 10 anni di sacrifici, ho ceduto gran parte delle mie quote nella società che ho tirato avanti con fatica. E tutto questo per stare un tempo "ragionevole" (soggettivo anche questo) con mia figlia. Nn mi sarei sentita gratificata dal lavoro se poi qualcun'altro l'avrebbe dovuta crescere al posto mio. Nn voglio medaglie, nn voglio e nn mi sono mai sentita dire "hai fatto bene" da nessuno anzi, piuttosto il contrario. ma nn potevo farne a meno. L'istinto di mamma ha prevalso su TUTTO. Io sono così, nn è la cosa giusta da fare, dimezzare il tempo lavorativo, le responsabilità ed i guadagni in primis. E' semplicemente la cosa giusta x me. e neanche mi incazzo con i soci (uomini) che nn hanno capito, che mi additano come la pazza che ha mandato a farsi fottere la carriera x veder sua figlia che si sveglia dopo il riposino pomeridiano, darle la meranda e buttarsi x terra con lei a giocare, ma prima di tutto, a vederla crescere, sentirmi dire la sera prima della ninna...mamma tu sei l'amica del cuore. Punto. A ME, ripeto, A ME, è questo che fa sentire realizzata. Il padre? la adora, ma lavora tutto il giorno, e se può il fine settimana esce. Scelte sue. la vita è fatta di priorità, le mie nn sono le sue evidentemente. (9 mesi in cui si hanno dentro due cuori che battono, questo x me, fa la differenza, ma nn voglio chiedermi tanto il xchè, sono felice che sia così e questo è tutto).

Lanterna ha detto...

Che per lui sia accettabile, parliamone: io non accetterei che il padre dei miei figli abbia un rapporto così saltuario con loro. Piuttosto, finché siamo in questa situazione, non ne faccio: non è obbligatorio fare figli.
Detto questo, non sono poi così sicura che le cose non stiano cambiando: mio cognato sarebbe dispostissimo a fare il padre che resta a casa, mentre sua moglie va e viene dall'Africa per una società di import-export. Il problema è che il bambino non arriva, 'sto impunito :-(

Il cucchiarino d'argento ha detto...

cara Wonder hai descritto nei minimi dettagli la mia attuale situazione, compagno spesso assente e quando c'è spesso fa altro, coltiva i suoi hobby, anche lui dedica il codidetto "Quality time" a nostra figlia, io ho dovuto rinunciare alla mia carriera, ho dovuto accettare una posizione part-time visto che non ho nonne ad aiutarmi, pero' io sono contenta di passare del tempo tanto tempo di qualità con la mia bambina che è veramente speciale ed è un piacere senza prezzo stare con lei e vederla crescere.

Silvia ha detto...

Sinceramente sono d'accordo su alcune conclusioni, ma non sulle premesse.
Primo, sul rapporto con i figli: un lavoro può giustificare una presenza 5 gg su 21, le uscite serali abituali no. La vita è piena di scelte: stare all'estero così tanto è probabilmente legato non tanto alla necessità di "guadagnarsi la pagnotta" ma piuttosto alla voglia di fare carriera. Legittimo, anche nell'ottica di assicurare un miglior tenore di vita alla famiglia. Questa scelta appunto legittima porta con sé necessariamente alcune rinunce, dunque le uscite serali nei pochi giorni a disposizione andrebbero escluse, o almeno non dovrebbero essere la regola. C'è poi un altro aspetto che tralasci totalmente: la coppia! Personalmente, pur vivendo con mio marito e non avendo nessuno dei due particolari esigenze di trasferta, non vedo l'ora che arrivi la sera per avere 2 misere ore per stare insieme, dedicarci a noi, chiacchierare, bere un bicchiere, farci le "coccole", ecc. Credo che non potrei sopportare un uomo che dedica un tempo così basso alla nostra relazione.
Secondo, leggo tra le righe una condivisione dello stile di vita di questo uomo. Come puoi pretendere che l'ottica maschilista cambi se non sei te la prima a mettere le cose in chiaro con il tuo compagno/marito? Il contesto culturale e sociale è fatto da tutte le nostre individualità, sia come persone che come coppie. Siamo noi in quanto donne a dover prendere in mano la situazione, avere polso, non accettare accanto a noi uomini di quel genere perché non ci rispettano: né come donne, né come madri, né come lavoratrici. Non puoi pretendere un cambio di visione dall'uomo, è pura questione di genere. Le donne devono lavorare per spostare i vari equilibri, concentrandosi in primo luogo sulla propria situazione personale. Affinché ci sia poi una eco generale.
Mi auguro davvero che l'uomo di cui parli non sia il tuo compagno, perché a quel punto credo che il problema non sarebbe solo culturale, ma anche e soprattutto personale. Riprendi in mano la tua concezione dell'essere donna ed imponila a lui...se non ora quando?
Saluti da Silvia, una tua lettrice abituale.

Anonimo ha detto...

mah. la carriera, viaggiare, l'aperitivo con le amiche. sembriamo tornati agli anni sessanta e alla voglia di evasione a tutti i costi. mettere al mondo un figlio e pretendere che padre e madre abbiano gli stessi ruoli SOCIALI. allora ci chiameremmo madre e madre o padre e padre. se i due termini esistono separatamente ci sarà un perché. il perché sta nella natura umana che tanto abbiamo cercato di cambiare (vedi: stiamo cercando di cambiare) in nome della parità dei sessi. Io dico che se d'istinto, tu donna che decidi di scegliere la carriera per avere una bella macchina, un viaggio di lusso in un bel resort, una bella borsa e delle belle scarpe, tu donna che decidi di fare l'aperitivo e parlare di frivolezze che alla fine cosa ti lasciano dentro? un pò di bollicine nella testa in più e qualche sguardo ammiccante da parte di sconosciuti che ti ha dato maggiore sicurezza. forse. tu donna, perché ti senti in colpa ad aver lasciato tua figlia col padre? per la società? naaaa! perché l'istinto è predominante. ed è bello così.
Con questo non voglio dire che nel 2011 l uomo debba portare a casa i soldi e la donna pensare al resto, compreso all'educazione dei figli. qui si tratterebbe di schiavitù e SOPRATTUTTO i figli non crescerebbero abbastanza equilibrati per sopravvivere alla fragilità di una società in declino. per crescere figli forti nell'animo e nella mente, bisogna essere in DUE. Padre e madre presenti possibilmente allo stesso modo. Perché quindi invece di porsi queste domande riguardo la parità di occasioni, di carriera e soddisfazione personale, non ci si focalizza maggiormente sulla possibilità di rendere EQUILIBRATO il ruolo di entrambi i genitori??
Perché non sacrificare entrambe le carriere, forse per stipendi più esigui ma con la certezza di regalare maggiore serenità ai figli?
E' brutto da dirsi in questi termini, ma una volta che si hanno dei figli, LORO diventano la PRIORITA'. Non dovrebbe più esistere l'individualismo, ma il concetto di FAMIGLIA, una famiglia moderna ma con valori antichi, dove sia dia importanza all'educazione affettiva, all'insegnamento dei valori ormai persi. Questo purtroppo oggigiorno viene a mancare. Ecco i divorzi in crescita, le separazioni...gli adolescenti che vediamo in giro...più andiamo avanti e più insicure crescono le generazioni a venire...potrei dilungarmi troppo su questa questione e il dibattito, benché interessante, lascerebbe feriti sul campo. Chiudo lasciando una testimonianza vissuta in prima persona: mia cognata è una donna in carriera, stilista, viaggia, porta a casa cifre da capogiro. Mio fratello lavora le sue otto ore al giorno, porta a casa un terzo dello stipendio della moglie. Ovviamente lei torna ad orari improponibili la sera. Lui si occupa della bambina di 4 anni e mezzo. Tutto perfetto da fuori, lei è felice (sebbene vorrebbe un altro figlio ma non può - a detta sua - rischiare di compromettere la carriera), si trattano bene tutti e tre, abiti firmati, cene al ristorante piuttosto che cucina pallosa a casa, viaggetti, e attività varie, ben più utili a loro che alla bambina...e la conseguenza di questo bel quadretto di famiglia vanguardista? la bambina sembra quasi ODIARE la madre, non essendo riuscite a creare quel legame così importante per un figlio. Ha crisi isteriche, la picchia, la morde e le dice cose che una bambina di 4 anni e mezzo non DOVREBBE NEMMENO conoscere. Preferisce passare del tempo con me, povera impiegatuccia con poche ambizioni ma tanto amore da dare ad un bambino. Ora, può anche darsi che non dipenda dalle poche ore che la madre riesce a passare con lei, ma l'istinto mi dice che aimé, le due cose siano strettamente legate. D'altro canto, conosco una mamma che si occupa a tempo pieno dei suoi 4 figli, 3 bambine e un bambino...straordinari loro e straordinaria la famiglia. il padre lavora da operaio, dà una mano in casa perché il termine CARRIERA non esiste in quella famiglia e sono il ritratto della felicità. di quella VERA però.
Edith

Violet ha detto...

Secondo me gli uomini (non dico tutti, ma spesso) non hanno la percezione di cosa significa davvero "dedicarsi" al proprio figlio. Con il risultato che dopo aver trascorso il proprio prezioso tempo tra hobby, amici, lavoro, relazioni sociali e quant'altro poi va a finire che a sessant'anni si chiedono all'improvviso (e badate bene: con stupore!) come mai non hanno un dialogo con la propria prole e cercano di recuperare il tempo perduto lamentandosi addirittura con gli amici del fatto che "loro figlio non ha un rapporto con loro e al telefono parla solo con la madre!". (Parlo per esperienza, non mia ma di tanti miei amici e amiche che di sicuro avrebbero voluto un padre più presente.) Bel blog, lo seguo da un po'!

Anonimo ha detto...

ciao, spero che con questo commento non si apra un OT clamoroso, ma lo scrivo sapendo di restare in tema: wonder precisi giustamente nei commenti che è sul RUOLO del papà che vuoi mettere l'accento. Condivido appieno. Condivido che è una questione di ruolo sociale e interiorizzato, non di natura diversa. e nemmeno della gravidanza. non dimentichiamoci che esistono madri che non hanno partorito (adozione) e che esistono padri che allevano figli senza una madre (e non perché sono vedovi o separati ma perché sono omosessuali). e sono buoni genitori o cattivi genitori a prescindere dal fatto che abbiano partorito e che siano maschi o femmine. essere buoni genitori per me significa sapere di cosa ha bisogno tuo figlio, e saper esserci.e saper dosare il tempo. punto.

Benedetta Gargiulo ha detto...

E' una vita che lo dico. Nel 2011, in Italia, è - ancora - così. Ci sono tanti di quei luoghi comuni così interiorizzati che spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Per sdrammatizzare, ci ho costruito un blog intorno: http://donneinritardo.blogspot.com

Damia ha detto...

Uhm, io sarò a breve tra quelle mamme che non avranno scelta.
Ho un lavoro a turni (nemmeno per passione eh?), ben pagato e con i tempi che corrono ben pagato e indeterminato..beh non si lascia (anche perchè senza noi non sopravvivremmo).
Però arriverà il momento in cui lavorerò di nuovo le notti e io non ci sarò.
Ma non dipende da me. Potessi scegliere, lo farei.
Ma quello che uno DEVE fare è molto diverso da quello che uno SCEGLIE di fare.
Non faccio una differenza tra uomo e donna. Io certe cose non le capisco e non le capirò mai, che a farle sia la mamma o il papà.
terse

ERIKA DI PRATO ha detto...

E PERCHE' IO SONO 5 ANNI (2 E MEZZO CON LA PRIMA E QUASI 3 CON LA SECONDA) CHE MI ALZO DA 2 A 10 VOLTE X NOTTE E LUI MAI NEANCHE UNA?
facendo un rapido calcolo, vuol dire che in 5 anni mi sono alzata da 3650 a 18250 volte( !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) contro ZEROOOOOOOOOOOOOOOO.

Sì è vero, la colpa è mia che fin dall'inizio l'ho abituato/e così e una volta messe le (brutte)abitudini non si tolgono più.
Vale x il lavoro all'estero, come x le nottate, x le uscite con gli amici, x il calcetto, e x tanti tantissimi altri ca**i vari.

elisa ha detto...

Mi passa spesso per la testa questo ragionamento e ogni volta mi dò una risposta differente! a seconda degli stati d'animo...non lo so credo che sia proprio genetico non c'è niente da fare. Io muoio dalla voglia di ritagliarmi un pò di tempo per me stessa e nei rari casi in cui riesco a farlo c'è sempre quel lontanissimo e piccolissimo senso di "colpa" che però si fa sentire sempre. Quel pensiero "Cosa farà adesso, speriamo che non l'abbia piazzato davanti alla televisione, dormirà? etc etc". E' una forma innata di responsabilità non so come definirla che quando lui non c'è, e certe volte non riesco a capire come può non esserci e basta senza tante giustificazioni o paranoie, che mi fa pensare (e davvero mi fa brutto scriverlo perchè fino ad ora l'ho solo pensato) che un figlio quando nasce è indissolubilmente e quasi unicamente legato alla sua mamma, tutto il resto boh...se c'è bene se non AMEN! E forse è per questo che io voglio esserci sempre per mio figlio, che lui viene prima, e quando invece mi costringo a mettere me stessa al primo posto non sono mai pienamente a mio agio.

ERIKA DI PRATO ha detto...

La sig.ra Edith di sopra scrive molto bene, ma le darei una randellata in capo x le banalità che ha tirato fuori ( povera impiegatuccia con tanto amore da dare a un bambino, ma vai vai)

karin ha detto...

Forse centra poco con il discorso ma francamente c'è qualcuno che ha commentato che si trova in condizioni del tipo: padre 1000 euro al mese (operaio), madre 1000 euro al mese (commessa)? E il problema del viaggiare neanche se lo pongono visto che c'è il mutuo e quantaltro? scusate lo sfogo ma quanto sento parlare di 700 euro di asilo nido potrei dare di matto! Neanche per l'anticamera del cervello una famiglia così potrebbe permetterselo....Scusate ancora per lo sfogo ma quando ce vò ce vò!!! :-) Bellissimo blog, complimenti!

Anonimo ha detto...

Io sarò una voce fuori dal coro, ma secondo me i padri di oggi sono (parliamo sempre in generale) molto più presenti di quelli di prima.
Hanno iniziato a cambiare pannolini, misurare febbri, coltivare rapporti emotivi con i figli senza delegare alla donna tutto il pacchetto.
E le donne lavorano di più, e hanno iniziato a ricoprire ruoli importanti in un mercato del lavoro prima solo maschile.

Ma quando i modelli culturali sono in trasformazione, i riferimenti sono meno chiari: una mamma che non è solo mamma piace ed alcuni e meno ad altri, un padre presente sembra doveroso per qualcuno e indecente per qualcun altro, proprio perchè non esiste un modello unico.

Se questo destabilizza, apre però a mille aggiustamenti e innovazioni nell'organizzazione delle singole famiglie.

Che non potranno mai avere consenso unanime, proprio perchè è cambiato il modello di riferimento, quindi i puntini di sospensione sono d'obbligo, e la non risposta pure.

Tanto di cappello però a quelli che hanno scritto una cosa: che si parla di organizzazione FAMIGLIARE.

Non solo delle scelte di un uomo, non solo di quelle di una donna.

E voglio aggiungere una cosa: essere un genitore poco presente non è che sia poco costruttivo solo per i figli, lo è anche per l'altro genitore, il cui malessere può andarsi a sommare all'assenza percepita dai pupi.

Che poi uno possa essere meno presente nella stanza accanto 7 giorni su 7, piuttosto che in un'altra città dovunque nel mondo 20 giorni su 30 sono punti di vista, degni di rispetto entrambi.

Alle donne è culturalmente concesso di fare quello che fanno gli uomini? rispondetevi da soli, cosa avete pensato leggendo questi commenti? della mamma che ha scelto di fare la mamma e di quella che sacrifica il tempo famigliare per una realizzazione personale?

Visto che i riferimenti sono in movimento mi piace dirvi quello che penso io, che vale SOLO per me: io l'escalation di carriera la sto rimandando perchè ora voglio e posso pur con salti mortali essere molto presente per mia figlia e allora mi tengo la posizione lavorativa che ho, ci penserò poi (spero!)
io sbroccherei senza mio marito accanto quotidianamente, e se stesse fuori ogni due per tre sia per lavoro che per vita sociale individuale gli segherei le gambe.
E mi reputo una donna indipendente, sia ben chiaro non è per necessità è per piacere.
Silvia

ImperfectWife ha detto...

E' proprio una questione spinosa. Che dire, io ancora non ho figli, ma sono sposata, e questo è un difetto terribile per chi mi deve assumere. Ai colloqui la domanda sui figli non manca mai, e mi fa incazzare enormemente. Perché a un uomo certe domande non vengono fatte.
D'altra parte, però, non credo che la donna per mettersi in pari con l'uomo debba diventare una carrierista senza scrupoli. Né accetto che un uomo in quanto tale si faccia la sua vita trascurando la famiglia. Come altre hanno sottolineato, non è solo questione del rapporto padre-figlio: è la moglie o compagna dove la lasciamo? Una coppia solida è ciò che dà stabilità anche ai figli, e vedersi di sfuggita una volta al mese di sicuro non fa bene al rapporto.

pontitibetani ha detto...

una collega, durante una serata in cui si rifletteva della "parte delle madri", ha osservato che le madri vengono socialmente distinte in madri buone e madri cattive, mentre la qualità dei padri si classifica in padri presenti e padri assenti. questa seconda parte, credo, sia un retaggio di un tempo passato (almeno parrebbe) in cui la presenza del padre era molto aleatoria, discontinua e quando per un uomo - padre l'essere fisicamente presente era già un grande segnale di "qualità" all'interno della sua famiglia, e a maggior ragione quando riusciva ad interagire un pò anche con i figli.
la madre (che fortuna eh?) data scontata la presenza, passa al secondo grado di giudizio, e quindi va selezionata in buona o cattiva.

Aggiungerei un altro elemento, è come la genitorialità sia sempre vista come un fatto quasi individuale, quasi privato, intimo, eppure per crescere un figlio ci si avvale, come ci si è avvalsi in passato di una pluralità di figure, forse il passaggio che ci occorre è proprio questo.

Non guardare padre o madre ma guardare alla famiglia, come si intersecano le figure tra loro, come collaborano o si rendono complementari nella cura dei figli, che reti sanno attivare per crescere i figli e preparali al proprio futuro.

seven soul sins ha detto...

OMG che tema scottante!!! Io personalmente penso sia una questione di indole. Non sono mai stata una donna "da carriera". Eppure ho studiato, amo aggiornarmi, amo viaggiare ecc ecc ma sono più che consapevole che dal momento in cui decidi di avere un figlio, è quella la tua carriera (con carriera intendo lavorare 20 ore al giorno ed essere spesso in viaggio....). A Nel nome della carriera, della parità dei sessi, dell'emancipazione, sono venuti meno gli istinti primari, il significato di MATER e PATER. certo, non dico che si debba tornare all'età della pietra, ma se invece di soffermarci sul discorso CARRIERA imparassimo a curare di più il concetto di FAMIGLIA, forse il declino di questa società potrebbe anche avere un freno.
Per lo "scambio dei ruoli" avrei da storcere il naso. Perché questo NON è il ruolo primario ( e con primario intendo "voluto dalla natura") di una donna. Siamo inconfutabilmente superiori nella forza mentale e nel coraggio, abbiamo capacità che l'uomo non ha per natura. E' tutto scritto nel DNA maschile e femminile. Le donne sono la forza dell'uomo, ma se si sostituiscono all'uomo, il loro ruolo primario viene meno. Che lo si voglia o no, ci sono equilibri naturali che se spezzati, fanno solo danni. Così come per l'ambiente, anche nel rapporto uomo-donna-famiglia.
Mi sono espressa malissimo non me ne volere. Ad ogni modo peace&love. ;)
PS erika di prato, bisogna saper accettare le idee altrui. la tua reazione mi sembra un pò esagerata. :)

Semplicemente Mamma ha detto...

e direi che hai proprio ragione e che a quanto pare siamo tutte sulla stessa barca eccezion fatta per la signora edith versione perfect housewife che non ha problemi a rinunciare ad una vita sociale per via dei figli....io concordo che anche le mamme come i papà dovrebbero poter scegliere e poi, sono contenta che qualcuno la pensi come me, l'ultima volta che ho provatoi a dire una cosa simile mi sono sentita rispondere "E che pretendi sei una mamma adesso, hai voluto la bicicletta e mo pedala!" e io ho risposto...si si, è solo che pensavo fosse un tandem!!!!

Anonimo ha detto...

Carissima, io fossi in te farei un gran cazziatone al padre assente anche durante i 5 giorni piuttosto che discutere sulle differenze di genere. Va bene essere comprensive ma la figlia è sua se al 50% è troppo allora diciamo al 40% al 35%. Mollagli la pupa quando torna e esci tu con le amiche. Ciascuno si prenda le responsabilità delle proprie azioni fino in fondo.
con affetto
roberta

Anonimo ha detto...

La discussione mi interessa.
La mia non è nè una polemica, nè una provocazione, è solo una domanda.
Perchè dite che nei primi anni una bambino ha più bisogno della madre che del padre? Per fare cosa, a parte l'ovvio allattamento al seno, che dura in maniera impegnativa quanto, sei mesi, che cosa una madre può fare che invece il padre non può essere in grado di fare?
Io non riesco a capire, non mi viene proprio in mente nulla. Se qualcuno ha tempo e voglia mi farebbe degli esempi?

mammafelice ha detto...

Anche io, come molte altre commentatrici, penso che il 'tempo di qualità' sia un po' una fregatura, una scusa. Il tempo è tempo, e secondo me i bambini ne hanno bisogno in quantità, e non solo in qualità.
E pure noi, onestamente.
Non giudico assolutamente chi fa scelte diverse, ma il 'tempo di qualità' mi sembra solo una scusa moderna per non provare sensi di colpa per la propria assenza.

Marissa ha detto...

il fatto che lui ci metta del sesso e lei nove mesi di gravidanza e un parto è uno sbilanciamento già piuttosto simbolico. Ma giustificano questa totale diversità dei ruoli?

In questa frase c'è tutta la risposta alle tue domande.
L'uomo e la donna NON sono uguali. Ed è inutile continuare a pretendere la parità o le stesse cose. La donna è diversa dall'uomo. Punto e basta.

Maddalena ha detto...

Non c'entra niente con la discussione, ma leggendo i vari commenti (tutti punti di vista interessanti, sia quelli che condivido che quelli che condivido di meno) rivivo e rivedo gran parte della causa che mi ha portata ad ammalarmi di disturbi alimentari, per molti anni della mia vita.
E' che io fin da ragazzina non lo sopportavo proprio, l'essere femmina. Non nel senso che avrei voluto essere maschio, ma perché intuivo tutto quello che c'era dietro, questa propensione biologica (e sottolineo biologica) all'abnegazione, al sacrificio, al vedere che comunque a un certo punto la mia vita si sarebbe incanalata per forza in una direzione - quella di "mamma" - che avrebbe volente o nolente fagocitato gran parte di tutto il resto, al mio non essere mai completamente libera e padrona di me stessa poiché già biologicamente programmata per amare qualcun altro più di me stessa. E allora meglio sparire, meglio far sparire le mestruazioni, le forme, tutte le tracce femminili che mi portavano inevitabilmente giorno dopo giorno a quell'epilogo lì. Ora vivo la mia condizione di donna con serenità molto maggiore, grazie agli anni di psicoterapia, alle persone e agli uomini che ho avuto accanto e che mi hanno amata facendomi assaporare anche tutti i lati positivi dell'essere donna - e guardo al diventare madre con una certa apprensione curiosa, alle volte. Però davvero, leggo e invidio tutte quelle di voi che vivono questa condizione femminile, biologica o culturale che sia, con così tanta serenità. Una invidia sincera, senza nessuna vena polemica. Perché, nonostante l'acqua passata sotto i ponti, il mio essere adulta e più equilibrata, quando leggo certe cose sento ancora come un pugno lì, proprio nello stomaco.

Andrea ha detto...

Non ho tempo di leggere tutti i commenti ora quindi è probabile che qualcuno abbia già espresso questo punto di vista.

1) Che tu sia uomo o donna (da ora in avanti X) una situazione lavorativa outdoor non ti capita dall'oggi al domani.

2) Che tu sia X sai ancora prima di intraprendere l'avventura lavorativa immagini che se vuoi progredire nella carriera ti saranno richiesti sacrifici, che vanno dal fermarti 1 o 2 o 3 h in più all'andare all'estero per mesi.

3) Che tu sia X non decidi di dedicare anima e corpo alla carriera così all'improvviso per schizzo passeggero, diciamo che è un qualcosa che hai in mente almeno un po' prima. Diciamo che già da piccolo intravedi quali sono le tue aspirazioni

4) Che tu sia X non è detto che tu debba per forza accettare il concetto carriera ora e sempre

5) Last but not least, che tu sia X il compagno/a della vita lo cerchi anche sulla base del desiderio di avere figli o su una coincidenza di sacrifici che entrambi si è disposti a fare e non solo sulla base della futura cilindrata del SUV

6) Last, nel 2011 che tu sia X solo la dichiarazione dei redditi è obbligatoria. Non certo fare un figlio. E farlo per improbabili e quanto mai transitori desideri di maternità (vedi: tutte le mie amiche hanno un figlio, se non ora quando?Sto diventando vecchia etc etc etc) (altra parentesi: certo tutti amiamo coccolare i bambini, finchè poi tornano a casa con i loro genitori e non con noi) lo trovo crudele nei confronti dei futuri nascituri. Specie se a fare questo discorso, e qui mi si perdonerà la deviazione sessista, è una donna.

Se poi posso permettermi un'osservazione "metodologica": il discorso fila ma solo perchè è diretta conseguenza delle premesse iniziali, ovvero: cazzo abbiamo un figlio. Quindi prendendo origine da questo dato di fatto vengono sviluppate tutta una serie di osservazioni corrette sul piano formale e che ognuno è libero di condividere o meno.

Ma forse sarebbe stato maggiormente onesto un discorso del tipo: io e te stiamo bene insieme.Tutti e due siamo intelligenti e vogliamo realizzarci,giustamente!, nel lavoro. Lo facciamo un figlio? Se sì, come ci organizziamo?

Ecco questa sarebbe stata un'analisi molto più interessante e "statisticamente" fondata sulla realtà quotidiana: ovvero penso che la maggior parte delle coppie faccia un discorso di questo tipo piuttosto che dire facciamo un figlio e poi ci pensiamo.

My 2 cents

Freya ha detto...

Marissa, e con ciò? Giustifichi il fatto che una poveraccia debba rinunciare a vita e carriera per un figlio? E se sì, non è appena un filino-ino-ino deprimente, totalitario e SBAGLIATO?
Freya

Francesca ha detto...

Forse il problema sta che invece che far avvicinare i padri assenti al ruolo di genitore sono le mamme che vorrebbero emanciparsi al ruolo di "mamme assenti".Sinceramente sono d'accordo con Edith, è brutto da dire ma quando cose come la carriera si scontrano con i bisogni di un figlio bisogna fare una scelta..e in entrambi i casi si perde e si guadagna qualcosa.Il problema, come ha detto Karin, è che anche chi non vuole fare carriera ma deve lavorare per pura necessità si trova nella situazione di essere una madre/padre assente:io sono una semplice impiegata, ma se voglio campare devo lavorare 8 ore al giorno,il che equivale ad essere fuori casa almeno 9 ore..e il figlio?lo cresce quanlcun'altro..questo è il vero problema.Anche chi vorrebbe non ha la possibilità di crescere suo figlio.
PS.io un compagno che sta fuori tutto il mese e rientra 5 giorni non lo vorrei..non ce la farei..e non c'entra l'indipendenza..ma la condivisione,il progetto comune..che senso ha fare vite separate?

Anonimo ha detto...

"Quasi nessuno ha da ridire. Nemmeno la sua donna, che è indipendente e da sola ci sta bene."...e il figlio, senza il papà, come sta? Mio marito è via per lavoro due giorni a settimana e in questi due giorni mia figlia di 3 anni chiede spesso di suo padre. Io credo che come in tutte le cose non si debba esagerare. 5 giorni a casa su tre settimane mi sembra veramente eccessivo (e in quei 5 giorni gli capita pure di uscire? E sti cazzi? Scusa il francesismo...) e credo che un padre dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza e provare almeno a trovare una soluzione, oppure si porta con sè la famiglia se pensa che sarà così per sempre. Lo so che si fa presto a parlare però sono soluzioni che io valuterei molto seriamente.
Ho due amici con una figlia di 5 anni. Lui praticamente fa il mammo e lei la donna in carriera, lavora per una importante multinazionale ed è molto spesso via per lavoro. La bimba la vedi che non è serena, ha un ottimo rapporto col padre mentre con la mamma si vede subito che sono in conflitto, che vuole fargliela pagare per queste assenze. La madre si sente in colpa ma non credo più di tanto, altrimenti si darebbe una mossa a cercare un altro lavoro. Io sono per la carriera ma a tutto c'è un limite. O no? Va nene la qualità, ma ci vuole anche la quantità, eccome se ci vuole.

Francesca

Wonderland ha detto...

Ma.. seriamente, state facendo il processo alla situazione descritta? (che, fra l'altro, è un'iperbole). Davvero stiamo qui a questionare la mamma deve uscire/no la mamma deve rinunciare e deve fare la mamma/la mamma che lavora 12 ore è stronza/la mamma che non lavora non si realizza?
CI STIAMO VEDENDO? Che questa è una discussione sui RUOLI e in particolare il ruolo del PAPA' nella società - e non in una famiglia o un caso in particolare - e ci sono persone qui che lo prendono di petto come l'ennesimo pretesto per criticare e sentirsi migliori delle altre? Questo mi spaventa MOLTISSIMO.
C'è una smania di giudizio, in giro, che fa seriamente paura.

biancamora ha detto...

E' un argomento spinoso... A casa nostra io sto cercando (con riusltati piuttosto fallimentari) di crearmi una piccola realtà lavorativa. Ma quando poi la mia nana sta male tutto va a farsi benedire. Perché io sono la mamma e la nana deve stare con me, mia suocera di tanto in tanto mi aiuta, ma devo chiedere sempre il favore... ed è tosta.
Fra poco poi ci sarà il nano con noi e... Il da farsi si moltiplicherà.
Confido che nell'averli fatti da giovane riprenderò presto la mia vita nelle mie mani.
Comunque tornando in topic, io penso che un po' più necessarie siano le mamme, l'istinto ci guida lì. Accudire fa parte di noi, molto più di quanto faccia parte dei nostri compagni.
Comunque io penso che certi tipi di vita sono pressoché incompatibili con l'avere figli, mio padre è un imprenditore che ha fatto sempre la sua settimana lavorativa dalle 7 alle 8 e 30 di sera. Spesso faceva viaggi ed era libero solo il sabato pomeriggio e la domenica. A meno che non ci fossero fiere o simili.
Gli amici li frequentava a casa, l'uscita fra amici capitava una o due volte all'anno non di più. C'era giusto lo sport la domenica mattina... E io, vissuta con questo esempio con un padre che stra lavorava, lo trovo un esempio giusto. Il tempo con i figli è più importante del resto e non condivido l'idea che "tu" stai fuori tutta la settimana e poi torni e hai bisogno di tempo per te...
E per quanto riguarda le mamme "forti" lavoratrici di quelle che hanno ruoli dirigenziali o simili, io sono convinta che siano anche più capaci degli uomini, ma sono condannate a vivere male questa situazione, perché quando stanno lontane dai figli si sentono in colpa per la loro assenza, consapevoli che sono fondamentali.
Perché un papà è indispensabile, ma non può in alcun caso sostituire il ruolo della mamma.

leone2000 ha detto...

concordo con silvia-anonimo di qualche commento fa; paradossalmente credo che i padri siano più coinvolti oggi che non 20-30 anni fa (diventerò padre tra qualche mese, vi farò risapere... :-D)

Damia ha detto...

Mi chiedo quanto la cultura mammona influisca in tutto questo.
Nei paesi nordici è abbastanza normale che un padre si prenda il congedo parentale al posto della mamma, qui è un'utopia. Stiamo ancora discutendo se è possibile far avere qualche giorno a casa in occasione del parto.

Io non discuto la volontà di una donna di fare carriera.
Dico che per me carriera e famiglia sono incompatibili (che lo faccia una donna o un uomo per me è uguale), se questo ti porta tante ore fuori di casa e viaggi di lavoro e cene di lavoro e così via.
Da questo punto di vista io sono per la parità.

E un'ultima cosa.
I sensi di colpa ce li abbiamo mica perchè ce li abbiamo scritti nel DNA, ma perchè ci insegnano ad averli.
Altrimenti non mi spiego come in altri paesi i genitori siano così scambiabili (allattamento a parte) senza tutte queste paranoie.

Anonimo ha detto...

Ciao, argomento interessante..purtroppo al momento non riesco a leggere tutti i commenti e le tue risposte (domani lo farò)...ma così, di getto e velocemente, un uomo che sta fuori per lavoro settimane (e, hai ragione, ci sta) e che negli unici cinque giorni in cui è a casa sceglie di passare la sera con amici/colleghi ecc.. non è un uomo un po' egoista? Davvero quasi nessuno ha da ridire? Mah, non mi convince. Io, come compagna e madre, avrei da ridire. O forse non direi nulla ma penserei che c'è qualcosa che non mi torna. Se hai un figlio piccolo la cosa normale è che tu abbia voglia di stare con lui, padre o madre che tu sia. Il che non significa stare attaccato a lui 24 ore al giorno 7 giorni su sette annullando la tua esistenza...ma qui si parla di "ritagliare" momenti per tuo figlio che vanno in coda all'elenco dei tuoi "impegni", obbligatori o meno che siano. Ribadisco, a me viene in mente la parola egoismo...che lo faccia un padre o una madre non cambia niente. ciao Mari

Marissa ha detto...

FREYA: io ho solo detto che l'uomo e la donna hanno esigenze diverse e ruoli diversi, non che giustifico il fatto che una donna debba rinunciare ad avere una carriera e delle amicizie.

Per prima cosa: sei pregata di non mettermi in bocca parole che non ho detto, grazie. Sai com'è, questa si chiama EDUCAZIONE.

Secondo punto: quello che a mio modesto parere è sbagliato è pretendere che CARRIERA per una donna, voglia dire la stessa cosa che significa per un uomo, quando è evidente che NON è così. E non perchè lo dico io, ma per come ci ha fatti MADRE NATURA.

È giusto che una donna si realizzi anche sul lavoro, ma è errato pretendere che lo faccia come un uomo. Perchè per un uomo, la Carriera è la massima realizzazione personale, è da quella che poi crea la sua famiglia e la mantiene, mentre,al contrario, per una donna, la sua massima realizzazione è nella maternità. O almeno, è sempre stato così, nella storia. E poi, solo dopo, c'è anche una ricerca di qualcosa di lavorativo e personale per sè.

Wonderland ha detto...

Marissa, concordo con quello che dici tranne che con 'la massima realizzazione di una donna è la maternità'. E dove sta scritto? Voglio dire, una cosa meravigliosa, intensa, sconvolgente. Ma, se per alcune donne è la massima realizzazione, per altre è UNO degli elementi che consentono la massima realizzazione insieme ad altre cose. Ad esempio, stare con l'uomo che si ama. O realizzare un progetto personale. O seguire una passione.

Marissa ha detto...

WONDER: Diciamo che, quello che volevo dire io è che per la donna, quella che viene considerata da sempre, la sua massima realizzazione è la maternità. Da sempre, negli anni, nella storia.

Anch'io lo penso. Soprattutto perchè, qualsiasi donna madre, sia che fosse medico o cameriera di fast food, o avvocato o casalinga, mi ha sempre risposto:"La cosa più bella che ho fatto nella mia vita è mio figlio".

Cero, non è l'unica. Oggigiorno soprattutto. Quindi è vero, che ci sono un insieme di cose che completano la realizzazione di una donna, ma da quello che ho potuto vedere io negli altri, non si prescinde dalla maternità.

Secondo me.

Freya ha detto...

Marissa: io invece ti chiedo di non darmi della maleducata. Non era mia intenzione metterti in bocca parole che non hai detto, e mi dispiace se sono sembrata aggressiva, ma vengo giusto oggi da una discussione particolarmente sgradevole riguardo, tra le altre cose, non solo la tanto decantata parità dei sessi (con opinioni, soprattutto femminili, che non vi sto neanche a spiegare tanto sono sconfortanti) ma anche la mia scelta di non avere figli -né ora né mai- per svariati, ragionatissimi e personalissimi motivi che nessuno si dovrebbe permettere di sindacare. E invece così è: la gente non solo sindaca, ma addita, giudica, spara sentenze. Poi leggo il tuo commento, lapidario e, permettimi, abbastanza ambiguo, e in maniera forse un po' troppo rude ho voluto chiederti di spiegarti meglio.
Non l'avessi mai fatto, credimi, perché quando ho letto quell'orribile frase, "la massima realizzazione della donna è la maternità", con tutto il desolante concetto che ci sta intorno, ho capito che oggi non è proprio giornata.

Anonimo ha detto...

Ciao W., premetto che ti seguo da un po' e sono quasi Wonderland dipendente, ma che non ho mai partecipato attivamente al blog; questo argomento però mi colpisce in particolar modo. Se posso permettermi, state parlando tutti da genitori e non da figli. Da figlia vi dico che ben venga la mamma con i sensi di colpa perchè lavora troppo e passa poco tempo con i figli, va bene il micro tempo passato insieme ma di qualità, cavolo che va bene!!!Vi faccio l'escursus di quello che è stata la mia vita da figlia...Famiglia all'antica, mamma e madre casalinga giovanissima che si ritrova fra le braccia una bambina, padre gran lavoratore che è fuori di casa 15 ore al giorno. La mamma è infelice perchè non ne puo' piu' di cambiare pannolini, vorrebbe lavorare e per questo prende un simpaticissimo esaurimento nervoso, fa vivere un'infanzia di merda alla figlia riempiendola di sensi di colpa (a causa tua non posso..., se non ci fossi tu farei questo...), e non vi dico l'adolescenza!!! Figlia che scappa di casa a 21 anni e non sa neanche se la madre l'ha allattata al seno o no!!!
Scusate lo sfogo, ma, ragazze, mamme, cercate prima di tutto di essere felici voi, fate una scelta consapevole prima di tutto guardandovi dentro, da casalinghe o da lavoratrici, altrimenti sconvolgerete il mondo dei vostri figli comunque! Il mestiere di genitore è il piu' duro!

Ciao a tutt*
Laura

Anonimo ha detto...

Mi sono trasferita in America 6 anni fa per un master. Dopo 4 mesi ho conosciuto questo ragazzo colombiano che mi ha fatta innamorare come mai prima, tanto che dopo qualche mese vivevamo già insieme e io ero felicemente incinta.

Finito il master, io ho intrapreso una carriera che potrei definire di successo e lui ha continuato con la sua.

Adesso la nostra bimba ha 4 anni e passa più tempo con il papà che con la mamma. Perchè il papà è un ingegnere che può lavorare da casa mentre la mamma è una manager che va all'estero almeno una volta al mese. Ma è anche una mamma che fa l'impossibile per vederla (tipo fare new york-parigi e ritorno nel giro di 24 ore) ed è una mamma che non si sente in colpa, perchè sa che sua figlia è felice e quando lei non c'è passa del tempo meraviglioso con un padre meraviglioso.

Il bello è che in Italia io verrei vista come un mostro ma qui la mia situazione è la situazione di molte famiglie e non sento di aver dato via una parte di me. Ovviamente vorrei esserci più spesso, ma non perchè penso che mia figlia avrà dei problemi in futuro per colpa delle mie assenze, ma semplicemente perchè la amo e quando ami in quel modo vorresti sempre essere lì con lei.


Carlotta

Anonimo ha detto...

un bel punto di vista sulla questione io l'ho trovato in questo blog

http://congedoparentale.blogspot.com/

scritto da un papà (italiano) che vive in svezia.
lui e sua moglie (ingegneri entrambi) si dividono oneri ed onori al 50% senza che questo sembri strano a nessuno.
certo, essere genitori in svezia aiuta.
ma dai quei post paterni traspare un appagamento nel godersi la crescita dei figli che non ha nazionalità.
e dimostra che anche gli uomini in carriera possono essere genitori presenti e soprattutto felici di poter trascorrere quanto più tempo possibile coi propri figli.
quanto a noi donne, e al senso di colpa che attanaglia, io non so quanto sia reale e quanto indotto. piuttosto penso che ci hanno educato donne che a loro volta lo portavano in dote dalle generazioni precedenti, e noi abbiamo appreso per imitazione, come succede a tutti i bambini quando si confrontano con il genitore delo stesso sesso.
allora è difficile liberarsene, ma è un dovere emanciparsi.
per i nostri figli, uomini e donne che saranno.
e per i nostri compagni, uomini che sono.
barbara.

Anonimo ha detto...

e comunque, preoccupiamoci pure della pubblicità, che sta passando in questi giorni, di un ben noto detergente per la casa , dove si vede che l'unica in grado di tirare a lucido un pentolone è una DONNA (pure se cartone animato e pure se mascherata da uomo) e finito il lavoro la incoronano regina. le bambine, attirate dalla pubblicità in forma d'animazione, secondo voi che lezione ne trarranno? che futuro penseranno che le aspetti? lucidate gente, lucidate...
barbara

claudia ha detto...

(continuo da Wonderland) o anche non volerli proprio i figli è una cosa sacrosanta e giusta.
In quanto ogni singola scelta è personale e rispecchia i bisogni di ognuno di noi.
Il fatto però che si insinui il dubbio che non volere (o non poter avere per millemila motivi) figli per una donna significhi vivere a metà o, peggio, vivere una vita vuota fatta solo di cose futili, mi spaventa. Da morire.
E' una chiusura mentale che credevo superata dal 1980 ma evidentemente la donna qui è emancipata solo quando, e per cosa, le fa comodo.
Orrore. Davvero.
Comunque, per me la parità tra uomo e donna è solo teorica, l'uomo non potrà mai capire perchè una donna se esce con le amiche si sente in colpa e via discorrendo, semplicemente perchè è diverso, come diverso è il mondo che vede, percepisce e vive. Ed io, forse, penso che vada bene così.

Anonimo ha detto...

Ci tenevo anche a dire che è vero quello che ho letto nei commenti, che comunque molti padri ora hanno un rapporto più bello e ricco con i bambini rispetto a tanti anni fa. Io ho un vicino di casa finanziere che ha due bimbe, ed è sempre lui che le porta in bici, ci gioca tutte le sere in cortile, passa davvero tanto tempo con loro e si vede che è coinvolto quanto la madre nella crescita delle bambine ed è splendido.
Mi spiace un sacco invece leggere donne che credono ancora che per una donna la maternità sia necessariamente la realizzazione più grande mentre gli uomini vivono per la carriera. Non è vero, non esiste questa regola, non sta scritto nella nostra natura, guardate oltre il nostro paese e ne vedrete di uomini ben felici di restare a casa con i figli mentre la moglie lavora!

b.

Peppina ha detto...

Tutto vero, tutto giusto (parlo del post)...
Mah... Per esperienza personale credo che più che nel DNA delle mamme la risposta sia nel DNA dei figli: i padri possono assentarsi di più perchè ai figli glene frega di meno, sostanzialmente è così (non diteglielo però, che poi ci rimangono male!). Mio figlio ha 10 mesi, se potessi uscire ed al mio ritorno trovarlo felice sarebbe uno spasso. Mio marito è rimasto in città 3 settimane mentre noi eravamo al mare ed il pargolo non ha accusato minimamente il colpo; io sono stata via una mattina dal parrucchiere e l'ho pagata con una giornata di pianti isterici, ho detto tutto.
E quindi nulla: è la natura.
UFF.

Rebecca ha detto...

"C'è una smania di giudizio, in giro, che fa seriamente paura" SONO PAROLE SANTE... a questo punto mi chiedo sempre più dove viviamo e che cosa passiamo ai nostri figli! Che siano madri o padri a lanciare così gratuitamente giudizi.

Alessi'art ha detto...

Io oggi dovevo fare la ceretta e non ho avvisato in tempo! Lui doveva nello stesso momento andare dal meccanico e non ha avvisato nessuno...bhè io AVREI DOVUTO DIRLO!!!!!
Ho minacciato di portaglieli dal meccanico ed è tornato indietro! Ma basta...

Anonimo ha detto...

scusate due precisazioni:

è vero che in Svezia usano i congedi parentali anche gli uomini, ma anche perchè il congedo di maternità dura meno della metà del nostro, che in termini di tempo è il più generoso d'europa.

EPPOI tanto per non credere nel regno dorato delle renne, considerate che le divisioni di genere sono forti anche lì (certo noi siamo la patria de core di mamma eh intendiamoci): le donne lavorano quasi tutte, ma quasi esclusivamente nell'insegnamento e nel sociale, con contratti part time e le ferie in linea con quelle scolastiche.

tanto per dirla tutta eh

Melissa: che la carriera sia per l'uomo e per la donna una cosa diversa? ma lo sai che non ci metterei neanche un mignolo, anzi una unghia del mignolo sul fuoco?
Solo possibilità e passioni possono fare la differenza, che nel mio mondo non hanno sesso.

Wonder: per me giudicare è normale come respirare, e lo facciamo tutti e sempre.
la differenza per me è che c'è chi lo fa con rispetto delle idee altrui e la capacità di cambiare anche opinione, chi invece fa cadere il suo giudizio modello spadona di gamon, per intenderci.

I secondi sono quelli che rifuggo.

e ora mi placo che questo è il secondo post che lascio qui

silvia

Mario Mantovani ha detto...

Io sono QUEL tipo di padre. E tante volte mi sono chiesto se avrei accettato il cambio con mia moglie. Dopo 21 anni rispondo ancora sì: lo avrei accettato e lo accetterei. Però sarei un padre di casa un po' diverso da lei: vivremmo in un paese di montagna e non in una città. Se avessimo potuto fare cambio tanti anni fa saremmo una famiglia di sciatori forti e forse avrei scritto qualche libro. Magari sarei anche diventato un blogger famoso :-)

Anonimo ha detto...

per fortuna la natura è benigna: quando avrà 8 anni sarà lei a ciederti di uscire con le amiche in modo da poter stare libera con la babysitter che preferisce, o a dormire dalla sua amica. E improvvisamente scoprirai che non senti iù quella mancanza fisica e quel senso di colpa che ti accompagnavano sempre, anche se quest'anno sta settimane dalla nonna in campagna "ché in città fa caldo e c'è smog, tu hai i lavori a casa e così non respira i calcinacci, ecc.". Abbi fede....

MammaFullTime ha detto...

Io ho ricominciato a lavorare quando mio figlio aveva 15 mesi, ora ne ha 20. Sono una Cuoca e al mio ritorno al lavoro mi si è presentata l'opportunità di diventare Chef. L'ho colta, e dalle 16 alla notte, in mia assenza, mio marito ha sempre assolto egregiamente il compito di Padre, ed io mi sono sempre goduta mio figlio al mattino. Non mi sono nemmeno sognata di sentirmi in colpa. I soldi servivano, quello era il mio lavoro e la mia passione, mio marito era disoccupato. Stop. Eppure, quando un'amica mi ha detto che cercavano una Cassiera, una donna di fiducia, per un Part-Time H 15 - 19.00... io ho scelto di provare. Perché a settembre Leonardo inizierà l'asilo, al mattino non lo vedrò. Alle 13 lo andrò a riprendere che crollerà di sonno, grasso che cola se con il lavoro al ristorante sarei riuscita a salutarlo mentre andavo via... per poi non rivederlo che alle 13 del giorno dopo, a meno di non soccombere alle levatacce dopo una nottata sfiancante in cucina!! Non ce l'ho fatta. E così la prova è andata bene e sono ufficialmente la Cassiera di una stazione di benzina. E non perché è un fatto di ruoli, o perché sono Mamma... ma proprio mio figlio mi mancherebbe da morire! Mio marito, poi, la pensa allo stesso modo: lui è Ingegnere e gli si era paventata l'ipotesi di lavorare in Egitto, o giù di li... si parlava di grossi compensi e di MESI fuori casa, lontanissimo. Ma che ci facciamo coi soldi se non possiamo goderceli insieme? Io non voglio un figlio firmato da capo a piedi, io voglio un figlio che cresce coi suoi GENITORI, voglio vederlo, capire quello che esprime, guardarlo fare progressi di giorno in giorno. Io ho persino ringraziato Dio di essermi ritrovata disoccupata al terzo mese, senza la ghigliottina del ritorno al lavoro quando ancora allattavo a richiesta!
La cosa importante, secondo me, è che la COPPIA scelga un percorso, e che sia d'accordo nel seguirlo. Mio marito non s'è mai sognato di farmi sentire in colpa le sere che sono uscita "sola", anzi, mi ha sempre incoraggiata. Ci sono mille modi di essere COPPIA e di essere GENITORI, e bisogna DIFENDERSI da chi ci vorrebbe tutti in un modo o nell'altro.
Ognuno è quel che è e si merita la LIBERTA' di scegliere.
Ognuno deve avere il coraggio delle proprie scelte e deve saper sostenere la responsabilità delle sue decisioni, senza accusare l'altro, la società, la cultura, della sua condizione.

Noi siamo il frutto di quel che decidiamo, e pure di quel che lasciamo decidere agli altri, sta a noi fare la differenza.

caia coconi ha detto...

a dire il vero io ti preferisco in questa versione :D
comunque approfittando della mia insonnia, che gravidanza significa anche questo mentre il papa' russa, vorrei esprimere la mia.
purtroppo non ho letto tutti i commenti, magari riesco a farlo dopo, quindi mi dispiace se ripetero' qualcosa di gia' detto.
non credo nel quality time. e' solo una scusa, diciamocelo. i bambini non hanno il timer nelle loro necessita', non possono aspettare. ma, MA sono molto piu' flessibili di quello che immaginiamo e assorbono quello che c'e', si rassegnano facilmente alle contingenze. quindi ragazze come noi, trentenni, vissute in un contesto di padre latitante e mamma elasti, ci convinciamo, perche' l'abbiamo assorbito, che babbo=(quality) time e mamma=incasinata e piena di sensi di colpa. e involontariamente replichiamo o ci sentiamo invischiati in questo.
ti stupira' -- perche' spesso passo per la mamma chioccia, quella che si dedica abbastanza totalmente -- ma non penso che la mamma sia piu' necessaria del papa', almeno non dopo il primo anno. io credo che un buon papa' e una buona mamma possano fare un buon lavoro in tandem. ma sono anche convinta delle peculiarita' legate al sesso e al ruolo. questo infatti non significa che possano essere interscambiabili, o che ognuno possa fare le stesse cose con il figlio o dargli le stesse cose, ma sicuramente la presenza dell'uno o dell'altro (ma uno dei due DEVE esserci) possa comunque far crescere un figlio bene e senza carenze affettive.
e quindi?
e quindi il problema e' come al solito il sentirsi ingabbiato nelle convenzioni. io sinceramente non potrei essere una mamma che viaggia e sta fuori quell'unica sera a settimana, ma non perche' avrei sensi di colpa (e ti giuro che io sensi di colpa non ne ho - quasi, poi sono umana - mai, faccio quello che posso e bon in tutti i contesti, di figli e non) ma perche' io non starei bene, perche' per me i figli non sono solo una specie di dovere biologico, sono stati una scelta e un percorso di vita che ho voglia di affrontare e attraverso il quale trarre una mia crescita. quindi non sono disposta a perdermi le loro giornate. allo stesso tempo non mi viene di giudicare una donna che fa scelte diverse, avendo la fortuna di avere un marito compagno che senta invece questa vocazione di stare di piu' coi figli (e conosco situazioni di questo tipo in perfetto equilibrio).
il problema quindi credo sia come sempre interiore. i coretti, spesso, ce li sentiamo noi, ma non vengono realmente profferiti. se le nostre mamme non li avessero sfidati e fossero andate a lavorare fuori invece di stare a casa ad accudire marito e figli full time, probabilemnte adesso non avresti scritto questo post. le rivoluzioni si fanno da dentro.

Kitty ha detto...

@Anonimo-Mimi: "il femminismo, secondo me, sbaglia tutto quando ha pensa che emancipazione significhi diventare come gli uomini. ma quando mai?"

Questa è una delle più grandi falsificazioni che vengono dette da chi femminismo non ha mai saputo che fosse, né ha mai letto un libro di una qualsiasi delle sue correnti. Semmai diverse femministe hanno puntato il dito sul fatto che la maggior parte di ciò che crediamo le differenze uomo-donna siano imposizioni culturali, e prova a smentirlo!
Il papà non è quello a cui si ubbidisce per "natura", ma perché la cultura ha investito l'uomo del ruolo autoritario e la donna di quello amorevole; ma anche le madri possono e sanno essere severe - così come i padri amorevoli - quando tu scrivi che "la mamma si manipola" scrivi un'enorme idiozia e mostri di non essere in grado di far la differenza tra ruolo e persona. T'assicuro che non tutte le madri si fanno manipolare, ne so qualcosa.
Mi duole doverlo ribadire ma: tra due donne ci son più differenze di quante ne vengano ascritte superficialmente tra l'uomo e la donna.

"non mi piacciono gli uomini che parlano delle cremine contorno occhi, ne le donne che fanno le gare di rutti.
nè il viceversa."

Le preferenze personali su attività o temi di discussione di differenti individui cosa ha a che fare con padre/madre, uomo/donna?
E quegli esempi che ci dimostrano? Che le differenze sono anzitutto individuali, legati più agli individui che non ai loro genitali.

"bisognerebbe tenere i ruoli ben distinti"

E tornare al medioevo.

Anonimo ha detto...

interessante... qui negli Stati Uniti la parita' c'e' pero' i figli sono cresciuti dalle babysitters e dai daycare centers! I genitori li vedono solo la sera, prima di metterli a dormire. Non preparano loro neanche da mangiare perche' non lo sanno fare. I figli crescono mangiando hot dogs, pollo fritto con patatine e pizza unta al daycare center e a casa. Io preferisco la mancanza di parita' a questo. Due anni fa ho scelto di stare a casa con il mio bimbo invece di finire il mio dottorato in bioingegneria a Londra...

Lady Nutelliel ha detto...

Cara Wonder, seguo quotidianamente il tuo blog anche se commento eccezionalmente... in comune con te ho l'essere romana (anche se nel mio caso è un obbligo: se avessi potuto scegliere, sarei di Stoccolma)e avere la tastiera attaccata alle dita. Però dovrei definirmi childfree. In realtà non mi ritrovo più di tanto nella definizione, ma andrei fuori tema...

Ti darò il mio personale punto di vista dettatto, in primis, dalla mia esperienza di figlia femmina e poi dalle esperienze di questi ultimi nove anni.

A otto anni ho iniziato a soffrire di fobie. Parliamo, quindi, di metà anni 80. Con grande imbarazzo i miei mi portarono da una neuropsichiatra infantile. Ricordo ancora un disegno che feci sul tema "Cosa vuol dire crescere". C'era una bambina, felice, che giocava su un prato a pallone, con i capelli al vento. C'era la stessa bambina, adulta, chiusa in cucina che sgommarellava con un bambino nell'altro braccio e le lacrime agli occhi.
Era ciò che vedevo del mondo, e mi faceva star male da morire.
Anche io, come Maddalena, mi sono poi ammalata di disturbi alimentari.
L'esempio educativo che introiettiamo è più forte di quel che ci dicono le parole, si stampa e ti marchia a fuoco.

Quando mia madre è rimasta incinta di me, il padre ha avuto una diagnosi infausta e, tanto per, arrivò lo sfratto. I miei si caricarono di un mutuo al di sopra delle loro forze e mio padre prese a fare tre lavori. Quando avevo 15 anni, hanno fatto la loro gita da sposi: meta, Fontana di Trevi. 100 km da casa...
Mio fratello è maschio ed è nato sei anni dopo, in situazione più soddisfacente ed è cresciuto sereno ed equilibrato. Ma ricordo i parenti di mio padre in processione davanti a questo bimbo per una festa di benvenuto al...pisello. Sic! Io istituirei una festa di benvenuto alla patata con obbligatoria proiezione del video di Benigni.Come ricordo hche mio fratello diceva di avere tre mamme: mamma-mamma, mamma-nonna e mamma-S., la sorella, io. Una catena generazionale votata a mettersi un passo indietro, tra esempio e sensi di colpa.

Casualmente, ieri sera, a proposito di un amico gay che ha ospitato il mio compagno per un mese in UK, si parlava di cosa renda gay. Io pensavo la genetica, l'amico stesso sostiene di esserlo per un fattore caratterile e ambientale, perché nelle donne lui non trova ciò che cerca, nemmeno fisicamente. Sono rimasta stupita che lo sostenga un gay. Poi leggo questo post che parla sempre di inclinazioni...

Crescendo i miei terrori di bambina e i miei tormenti di adolescente sono stati confermati: anche ora... mi sono svegliata, mi sono alzata, svuoto la lavatrice, lui dorme... lui è un uomo moderno, paritario... ma lui è un freelance di successo, io la laurea l'ho infilata nel cassetto a furia di "lei è una donna...come si vede tra 10 anni? E' tropo qualificata/ Non ha esperienza/ Ha troppa esperienza/A 25-28-30 anni s el'assumiamo rimane incinta" E mi trovo a fare un part time insoddisfacente perché l'azienda non ha soldi e allora chi obbliga al part-time? A un uomo avrebbero mai proposto uno salario iniziale di 300€ al mese in nero?

E allora mi chiedo davvero quanto la natura la facciamo noi, con gli esempi e i condizionamenti più o meno consapevoli.


Forse non c'è la Mamma e il Papà ma la Persona.Se la Persona è serena, il bimbo sarà sereno. Ma l'insoddisfazione si passa più del morbillo... e non è bello...

deborah ha detto...

Dire che la massima realizzazione della donna è la maternità significa condannarla ad essere semplicemente un funzionario di specie. A me fa tanta tristezza!
Ho una figlia che adoro. Ora ha 6 anni. Io ho 40 anni. Ho un lavoro che odio. Mi piacerebbe cambiarlo e vivere una passione professionale che attualmente non ho. La verità è che essere madre non mi basta. Vivvaddio!

deborah ha detto...

E poi, vorrei aggiungere.
Madri!
Basta con questi sensi ddi colpa. Stiamo con i nostri figli , perchè così ci piace , perchè li amiamo. E godiamoci anche il tempo che passiamo senza di loro.

dafne ha detto...

ah... cara silvietta... avrei scritto io questo post... anzi sono giorni (o forse anni, cioé da quando è nato il mio primo figlio...?) che non faccio altro che imbattermi in questi pensieri e questi cori... Ho dato l'anima ed investito gli anni più spensierati che avevo per riuscire ad ottenere il lavoro che ho... ho lavorato e studiato sempre! Ma adesso... adesso che dire, non ho un pupo... ne ho due! Il lavoro richiede come sempre energie e forze e spostamenti vari, ed è una cosa faticosissima e complicatissima... anche perché io non ho familiari che possano aiutarmi, e pago profutamente una baby-sitter quando non ci sono. A tutto questo si aggiunge che in Italia, le donne che lavorano non sono per niente aiutate, la famiglia non è sostenuta ed ahime'... alla fine pure avendo a volte un lavoro migliore del proprio compagno bisogna sacrificarlo... perché...? perché abbiamo incollate addosso questo "sacrificio" alla famiglia... perché alternative non c'é ne sono e perché al diavolo tutto a volte mi verrebbe di mandare al diavolo tutto...

Anonimo ha detto...

ho un figlio maschio di quasi 3 anni. quando vado a fare la spesa lo porto con me, gli faccio spingere il carrello (piccolo), prendere le cose dagli scaffali, scegliere la marmellata e appoggiare tutto sul nastro della cassa. a casa si rifà il letto (come può) e lava i piatti (quelli di plastica).
Per ora il risultato delle sue faccende domestiche è quello che è, ma non importa.
Passa il tempo col papà mentre io lavoro e sta con me quando lavora il papà.
Spero diventi un uomo in grado di sbrigare faccende domestiche o occuparsi di un figlio con disinvoltura. Per un equilibrio con la sua eventuale compagna ma soprattutto per essere in gradi di badare a se stesso.
Questo è il modello che intendo trasmettergli.

Alice

Wonderland ha detto...

C'è davvero poco da aggiungere ai vostri commenti, vi ringrazio per alimentare questa discussione così delicata e interessante e raccontare le vostre esperienze. Sono preziose. Mi fornite sempre nuovi spunti di riflessione, grazie.

Marissa ha detto...

Lo dico e lo ripeto: io NON ho detto che una donna si realizza SOLO ED ESCLUSIVAMENTE nella maternità, ma che è il completamento ideale della sua realizzazione personale. Se da sempre, nella storia è stato considerato così, un motivo ci sarà. È ovvio...NON C'È SOLO QUESTO. È un insieme di cose, da cui però l'essere madre non prescinde.

Ripeto, SECONDO ME.
E secondo tutte le donne madri con cui mi è capitato di parlare.

Poi, rispetto benissimo le opinioni altrui e le scelte di alcune donne (Freya, mi rivolgo anche a te) di NON volere procreare, per mille motivi che sono tutti personale e indiscutibili.

DEBORAH: a me invece fanno tanta tristezza le persone come te che vedono nella maternità solo l'essere un funzionario di specie. Che peccato vedere che ci sono donne così che non si rendono conto che la maternità è un dono meraviglioso che solo noi donne abbiamo, che è la più straordinaria esperienza che una donna possa provare, che è la vita che genera vita...

Che peccato.
È davvero tristissimo ridurre e sminuire il ruolo di madre a quello di un funzionario di specie.
E addirittura farlo sembrare una condanna.

Una condanna...mamma mia, sono veramente senza parole.

Vorrei che tu ripetessi questa frase oscena a tutte quelle povere donne che desidererebbero tanto essere madri e non possono esserlo per motivi di salute.

Mimì ha detto...

E chi ha la verità in tasca? mi chiedo.... E chi può dire come stanno le cose PER TUTTI?... Credo che solo nella matematica e in poco altro si possa dire che "le cose stanno così", ogni PERSONA è a sè, ogni COPPIA, quindi ogni relazione tra due persone è a sè, e di conseguenza questa coppia crea una FAMIGLIA a sè. Credo ci siano donne e mamme predisposte a dedicare la propria vita ai figli, altre no, e nn le ritengo mamme meno brave, così come ci sono uomini predisposti alla paternità (tempo da dedicare, ma soprattutto affettuosità, presenza con la P maiuscola,desiderio di trasmettere valori) altri no. Ragazzi, io ho lavorato full full full time fino a 15 gg prima del parto (xchè stavo bene) e mi dicevo convinta che appena possibile avrei ricominciato come prima, potendo contare su una nonna presente e vogliosa di accudire mia figlia in mia assenza, poi lei è nata ed il mio mondo è cambiato, io sono cambiata, lei è nata come persona ed io come mamma (MAI credere di sapere cosa vuol dire essere madri anche fino all'attimo prima di partorire) sono passata ad un part time mal retribuito e mi sta bene così. Il padre. Lui esce x lavoro la mattina alle 6.30 e rientra alle 17, x il resto del tempo e il week end cerca di stare il più possibile con la piccola. Se vado a mangiare una pizza con le amiche mi sento in colpa (moderatamente eh...) e lui idem. Ma ogni tanto ce lo concediamo. NN siamo intercambiabili, lei preferisce stare con me, lo dice e si vede ma senza che il padre se ne faccia un problema, capisce. Che dire, noi siamo fatti così. tanti nostri amici no. Altri come noi.

Tempo fa ho sentito dire "LA FAMIGLIA E' UNA SQUADRA, O VINCONO TUTTI O PERDONO TUTTI" Amen.

Damia ha detto...

Se è per quello per oltre 2000 anni, la massima realizzazione (apparente) di una donna era la casa. Moglie, madre, casalinga.
Poi qualcuna si è svegliata e ha detto "ma a me solo questo sta stretto".

Ogni persona ha il diritto di decidere della propria vita in cosa sentirsi realizzata.
Ovviamente per questioni biologiche il fare un figlio (per lo meno i 9 mesi e il parto) restano appannaggio femminile.

Anonimo ha detto...

ciao Chiara, ho una bimba di 2 anni e insegno all'universitá. fin qui ok, no problem, giusto?

vivo all'estero e a volte, spesso, per congressi e attivitá di ricerca ho spesso impegni all'estero. Ovvero se vuoi...vivo doppiamente in paesi che non sono miei al 100%.e ho 29 anni. Mio marito condivide questa professione con me, e di anni ne ha 33.

Bene, qui il patatrak colletivo. Se oso esprimere che " 3 giorni a Londra, ritornare, pensare a incastrare un congresso in cile per entrambi, sapendo che al mio ritorno lui deve ripartire da solo per Oporto non é propriamente una goduria" ...ecco allora cominciano le piogge di critiche.

"Maaaa come...ma avete tutto, ma siete giovani, ma fate un lavoro che é una figata, ma ti rendi conto...etc.etc."
Verissimo.
e durissimo.
Contenti.
e in molti casi distrutti.

Ci va bene cosí, ci portiamo, in vari casi possibili e non conflittivi, la baby con noi...giocando papá se mamma presenta il paper o al contrario.

Lavorare all'estero, in modo doppio oltrettutto,non é figo e punto. E' in molti casi un esigenza.Oggi é qualcosa di normale, che ti succede, a cui ti adatti e che non ha questo alone da celebrity e rockstar che tanti si ostinano a vedere. E quindi arrivo al punto della questione.

Non c'e da rodersi, da pensare moralmente che un padre che viaggia per lavoro (o una madre, saró strana, ma per me fa lo stesso) se la spassa e sguazza nel volo di turno ( se lavora, perché...se fa finta sarebbe un altro post).

domandona: Perché quando mio nonno é andato in Sardegna a lavorare negli anni '50, per tre mesi, ha provocato pianto e sensazione di vedovanza a mia nonna, causa disgrazia cadutale dal cielo??...e se io vado a Oristano, ad aprile del 2011, sono considerata una specie di miracolata da conoscenti ed amici???

Non so, non credo sia questione di geni/dna, solo di mode,che sinceramnte mi scocciano un po'. Di fatto ormai stufi di dire quello che facciamo e ricevere gli stessi "tiraetera"...evitiamo di commentare piú dello stretto necessario e facciamo le stesse cose, senza essere gossippati piú di "WilliameKate", nei viaggi di stato.


Non so se noi diamo quality o quantity time alla piccola, le diamo quello che siamo e quello che crediamo umilmente giusto per lei. Non so'...una posizione sana di una coppia ( mio parere) é in un "ci va bene cosí e sono fatti nostri", non so se é un atteggiamento corretto, ma con noi, devo dire...funziona:)

ps: prima volta che scrivo...ma e un fantastico blog verace, lasciamelo dire, mi piace un sacco!

Anonimo ha detto...

concordo con Damia!
aggiungo che l'ideale sarebbe che ognuno potesse scegliere come realizzarsi senza subire pressioni di alcun tipo.
E se cominciassimo a trasmettere questi valori ai nostri figli?

Alice

Elle ha detto...

Anche secondo me c'è una componente genetica, e ancestrale, che porta le donne ad avere certe mansioni a partire dal loro inconscio. Se per secoli l'uomo non si è occupato dei figli, perché dovrebbe aver sviluppato il senso di colpa di quando non se ne occupa? Allo stesso modo oggi anche la donna più indipendente e moderna può riscoprirsi attanagliata dai dubbi esistenziali quando, anche senza volerlo, si ritrova ad occuparsi di un figlio. Ognuno di noi poi ha la sua personalità, che talvolta non si mostra per intero finché non abbiamo occasione di mettere in luce quella parte di noi che non conoscevamo. Un uomo che non si occupa dei suoi figli, che non li vede mai perché (da secoli) pensa solo a portare in casa il pane, avrà come risultato quello che si è avuto per secoli: un ruolo di autorità distante e un rapporto non basato sull'affetto o sulla complicità, ma su un rispetto che è il famosissimo timore reverenziale del padre come entità superiore della famiglia (timore anche della madre! per secoli). Togliete invece ad un uomo il suo lavoro, la sua auto, la sua casa, e lo vedrete frustrato, depresso, spalmato in strada sottoforma di larva per il senso di fallimento esistenziale!! Non sono cose che si spazzano via solo con le parole, o con un po' di buona volontà, ma ci servirebbe lo stesso numero di secoli per ribaltare le cose, ma non nella società, dato che sulla carta di diritti e di parità ce n'è già, né nella nostra cerchia familiare, perché se noi-singola persona- siamo fatte così (indipendenti, di mentalità aperta, non disposte alla sottomissione verso un uomo o al vittimismo verso gli "eventi" ma autrici degli stessi, consapevoli, determinate, e ciononostante serene come se fosse tutto dovuto, tradizione indiscussa, usanza consolidata e non una conquista da difendere ancora oggi, ogni giorno), se noi siamo così la nostra famiglia avrà avuto tempo di imparare a conoscerci, eventualmente accettarci, almeno non stupirsi se usciamo e lasciamo i figli alla babysitter (nemmeno alla nonna, che cissà cosa gli insegna). Il luogo spesso inaccessibile in cui dobbiamo lottare per far accettare questo nuovo modo di essere della donna, è dentro di noi. Perché se fuori da noi, nella società, almeno con una scusa valida è concesso non far ruotare tutta la nostra vita attorno ai figli (perché siamo donne in carriera, o semplicemente strane, vall'a capi' quella lì), dentro di noi vediamo ogni singola sfumatura al di là dell'etichetta di manager o di stravagante, vediamo tutti i minimi risvolti e sappiamo che questi determinano il "noi stesse" che vogliamo essere. Chi se ne frega cosa pensano gli altri di noi! Ma noi cosa pensiamo di noi stesse? Siamo pessime madri?
Credo che la vera e duratura svolta sarà quando noi donne riusciremo a vincere quella paura dentro di noi, perché il senso di colpa non è altro che la pausa di aver sbagliato qualcosa, qualcosa di cui l'unico giudice, cattivissimo, siamo noi stesse. Dr Jekill e Mr Hyde, due personalità opposte che dovrebbero una volta tanto andare a prendersi un cappuccino e una fetta di torta assieme, chiacchierare, conoscersi e accettarsi l'un l'altro, magari anche piacersi. Senza dimenticarsi dove hanno lasciato il bambino.

Tabata Potter ha detto...

C'è un fattore che hai dimenticato nella tua bellissima e veritiera analisi: il "livello di gradimento rispetto all'eventualità di stare con il figlio". In una scala da 0 a 100 è pari a 110 per le madri e a 7-12 per i padri. Questo abisso spiega, i sensi di colpa oceanici nelle madri assenti nei padri. Alle mamme piace stare con i loro bambini, ahimé per un preciso imperativo categorico naturale, quindi le mamme davanti al migliore dei mohiti (si scrive così? temo di no) e circondata dalla migiore delle compagnie non fa che rimpiangere (maledicendosi) di non essere accanto al suo bambino, alla sua bambina, anche solo per poterne ascolatre il respiro o sentirne l'odore (un poverissimo, struggente profumo di figlio piccolo). Poi, incapace di ammettere il suo magone, chiama rimorso quello che in realtà è rimpianto. (Io l'ho capito tardi, troppo tardi)

Sara ha detto...

Sono una tua ammiratrice da tempo e davvero non capisco perchè cominci scrivendo: "Questo non è un post femminista". Come se il femminismo fosse una malattia, una patata bollente di cui è politicamente scorretto parlare o lungi da identificarsi con esso, da cui prendere le distanze. Mettere in discussione i rapporti di potere tra sessi, riflettere su squilibri, differenze e identità di genere è femminista, che tu lo voglia o no! Cordialmente, Sara

Wonderland ha detto...

Sara, come ho scritto qualche commeto più su, ho dei problemi con gli -ISMI di qualsiasi tipo. Preferisco il dialogo e l'equilibrio.

Annaelle ha detto...

Anonimo che commenti degli Stati Uniti, sinceramente mi sembra proprio una gran fandomia quella che dici... io sono sposata con un americano, e alquanto integrata con la societa' qui. Qui c'e' un concetto di lavoro flessibile, remote working, che ti permette di crescere il figlio mentre lavori... quindi non mi pare proprio che quello che dici sia vero. ANzi, i nidi chiudono alle 6 e non alle 8 come in italia!!!!

martina ha detto...

questi non sono problemi sociali, secondo me. sono semplici problemi di coppia. dietro un uomo che fa così c'è sempre una mamma o, peggio, una compagna che glielo permette. non si tratta di vivere troppo rigidamente l'esperienza di un figlio. si tratta di fare un figlio in due e pretendere di crescerlo in due. l'indipendenza della donna che resta a casa è un raccontarsela. lavoro indispensabile a parte, per me non esiste che torni dopo settimane e pretenda di uscire con gli amici.

Anonimo ha detto...

io mi sento bene nel mio ruolo di mamma che lavora e sta fuori casa 10 ore al giorno.la mia piccola di 3 anni la porto alla ludoteca che frequenta da quando aveva 7 mesi.
la nostra è esigenza pura anche se a volte sono certa di farle mancare qualcosa. se potessi scegliere lavorerei 4 ore al giorno, ma non posso, proprio per lei/noi.
forse chi si fa tanti problemi in un senso o nell'altro la scelta ce l'avrebbe. ma non giudico nè condanno nessuno.
elilù

Emma ha detto...

Leggendo il tuo post mi sono ricordata subito (come un altra persona che ha commentato) dei libri di Concita De Gregorio, "Malamore" ma soprattutto "Una madre lo sa". Leggili, e leggeteli tutte/i: offrono spunti di riflessione e sono davvero belli, si leggono d'un fiato ma lasciano il segno, proprio come Concita, l'autrice, una donna dotata di grande sensibilità, ottima giornalista e scrittrice.
A risentirci, Emma

Vento ha detto...

per me un padre che sta via un mese e quando torna non ha voglia di stare col figlio ma con gli amici va biasimato. E tanto.
Di quello che hai scritto ti passo solo che ci puo' stare che un padre di famiglia accetti un lavoro lontano da moglie e figli. per il resto secondo me non ci sta per nulla ( se non saltuariamente) che quando è in patria esca con gli amici e non scelga di passare tutto il tempo possibile con il figlio.

scelte del genere si pagano a caro prezzo, penso che il prezzo piu' alto lo paghino i figli che non crescono con una figura maschile di riferimento. forse visto il modello di padre non è una gran perdita pero' sarebbe stato meglio di niente...
Che li si fanno a fare i figli se poi non si desidera passare del tempo con loro? li si ama davvero?
per me no.
vento

mara ha detto...

secondo me la differenza anzi no sbilanciamento iniziale e conseguente (lui solo sesso lei gravidanza, parto e allattamento) fanno partire la cosa già zoppa dall'inizio..... è sempre stato così e penso che nonostatte tutto lo sarà sempre.
saluti
mara

Anonimo ha detto...

Caia ha sollevato un punto su cui sono estremamente d'accordo e io aggiungo anche un'altra riflessione. il fatto di rimanere lì, vicino ai nostri figli coincide con una scelta ben precisa in cui i sensi di colpa, i giudizi, le convenzioni hanno un ruolo ma fino ad un certo punto se alla fine si riesce a raggiungere un certo equilibrio privato. La verità secondo me è che i figli ci inchiodano lì perché sono una straordinaria opportunità, una sfida, un percorso di apprendimento ad ostacoli veramente appassionante e potente. Anche se sono frignoni e pesanti (come ha detto qualcuna, ed è vero), anche se erodono gli spazi personali, anche se mettono in discussione la nostra identità tuttavia, anzi proprio per questo, costringono a definire meglio persino a noi stessi quello che veramente ha valore ed è prezioso per la nostra vita. Dunque io mi stupisco sempre che si parli di loro come qualcuno CHE SOTTRAE qualcosa, invece io credo che anche quando ci tolgono tempo, energie ecc. in realtà ci stanno aiutando a definire meglio quello che intendiamo difendere, perché ha valore per noi (le nostre passioni, il nostro lavoro, le nostre aspirazioni, l'amore per il nostro uomo come dici tu, wonder) INSIEME a loro stessi. hai detto poco.

CLaudia ha detto...

Io penso che davvero sia una questione di educazione. L'argomento è annoso (e molto sentito..un milione di commenti!) Che esista una disparità morale fortemente radicata è vero (io non conosco nemmeno un padre che abbia neanche lontanamente pensato di prendere il congedo parentale), ma ho un padre che ha allattato i figli e si è fatto le sue belle nottate mentre mamma se la dormiva perché "levatemi tutto ma non le mie ore di sonno notturno" Che lavorava 1000 ore al giorno ma io ho sempre sentito il suo sguardo addosso (il tempo di qualità esiste e funziona), quindi è una questione di come vengono educati questi figli maschi. Io ho una bimba di 2 anni e un bimbo di 1 anno e le vedo le differenze, eccome! e vabbè che il testosterone c'è, ma il problema è che tendenzialmente al maschio si fanno passare tante cose e pazienza se è un uragano e spacca tutto al suo passaggio e pazienza se ordina invece di chiedere e pazienza se non riordina le sue cose, ci pensa la mamma. La mamma (sempre molto più del papà) venera il figlio maschio e gli permette mooolte cose. Io posso dire che faccio molta fatica ad insegnare cose che con la femmina venivano molto naturali, la pazienza e non voler mordere il librino colorato mentre glielo leggo, le carezze e non voler agguantare il viso quando ci avviciniamo a lui, l'attesa e non gridare come se lo stessimo scannando quando vuole una cosa. Quindi la questione DNA è comprensibile, ma non giusticabile. Madri di tutti i figli maschi unitevi (uniamoci) e insegnamo loro a diventare, ad essere uomini. amen.
Claudia

Laura ha detto...

i miei colleghi uomini in ufficio seguono questo ritmo:cazzeggio per buona parte del pomeriggio e lavoro duro fino alle 20 per avere la scusa -ammesso candidamente da loro stessi-di non dover aiutare mogli e compagne con cena & figli. Ma perchè-dico io-le suddette mogli e compagne lo tollerano??? se fa tardi una donna al lavoro il marito generalmente tollera male, mentre le mogli accettano. e se la smettessimo di accettare sempre e cominciassimo a pretendere,nei limiti del possibile,una maggiore partecipazione da parte dei nostri mariti e compagni? meno male che ci sono mamme di maschi come Alice che cercano di educare i loro figli alla parità fin da piccoli!!

Annaelle ha detto...

Concordo com Martina!!!
Alla fine, e' un problema di come e' impostata la coppia-

Anonimo ha detto...

Davvero bel post. Anche bei successivi commenti.
Riflessioni sparse: non so potremmo guardare alla natura? Ci sono delle coppie di animali che si prendono entrambe incessantemente cura dei piccoli, penso ad alcuni pesci o uccelli, altri casi in cui è il branco che lo fa (gli elefanti), eccetera. Ma noi la stemperiamo la nostra natura, ormai anche lontana nei secoli, perché a differenza degli animali abbiamo la cultura la scienza la razionalità e via così. Quindi anche se è la madre ad avere il grembo, a partecipare con la sua carne, e che so "se lo sente" se un figlio sta male, con tutta la razionalità la cultura e la civiltà (dove c'è no? qualcuna citava i paesi dell'Europa del nord dove tranquillamente anche i padri si fanno i mesi di "paternità" a casa dal lavoro), mi vi e ci domando: ma perché un padre non dovrebbe voler passare quel poco tempo che gli rimane dopo tutto il resto con i figli? Che poi ognuno di loro quando e se diventa nonno, e si gode i nipoti, blatera che si pente che da papà non lo facesse coi propri figli? Guardiamo più ai piccoli che alle nostre battaglie uomo-donna, proviamo a immedesimarci! Chi di noi non ha mai provato almeno una volta, sapete quando si è piccini e si gioca e basta si scopre il mondo e si adorano mamma e papà (sempre per chi ha la fortuna di averli e sereni), quell'atroce delusione e senso di inadeguatezza quando, dopo aver aspettato il ritorno del babbo, gli si corre incontro per dell'attenzione, per un gioco, certi di trovarne, per accorgersi che per lui siamo una seccatura, che è stanco, che non ha voglia (che non ci vuole), che è interessato ad altro ad altri. Uh non è una tragedia eh...sennò saremmo tutti complessati. Ma se poi il tempo è poco poco poco, non basta. Da grandi ricorderemo che per noi nostro padre non aveva tempo (e l'autostima? e la sicurezza?), e magari non ne avremo noi per lui.
Buhahaaa!! Scusate non volevo cadere nel tragico in questo luogo di sana ironia, che aiuta a vedere lucidamente (sempre complimenti a Wonder), però come dire non risponderei con le ragioni delle mamme o quelle dei papà presenti/assenti eccetera, risponderei - potessi - con la voce dei bambini.
Anna

Bonzomamma ha detto...

Non potevo non postare, io che ho lasciato i miei figli gemelli di 3 e mezzo con una nonna femminista ante litteram per 4 giorni, pensavo di farcela, il distacco, imparano altro da noi... mi dicevo, vero eh. Pero' a me mancava un braccio, l'aria e la loro compagnia. Io che ho scelto il part time e ora investo qualche ora di quel tempo per altri hobby, io sono arrivata da loro alle 16 e finalmente sono andati a letto alla loro ora, finalmente mi hanno strapazzato per i 4 giorni di assenza. Hanno pianto per l'assenza del padre, con me urlando che non volevano vederlo che loro non viene mai. Perche'noi ci siamo quasi sempre tutti e due, noi siamo li' per loro... non so la mia carriera e' rimandata, oggi il Babbo ha forse una sua azienda da mettere su... pero' ci siamo, lo sanno.
E mai staremmo via 21 gg e 5 per cene con amici... eddaje sono scelte personali, pero' se lo fai ci stai.

PS mia madre non c'era mai, sempre prima altro da me... io non ce la fo.

kasia ha detto...

ho abituato male il mio compagno?! il mio compagno mugugna?! i suoceri si lamentano che non sia la donna a stirare e lavare i pavimenti?!

incubo e terrore.
il mio uomo non ho dovuto abituarlo,manco fosse un cane... c'ha pensato mia suocera a crescerlo con l'idea che a casa si dovesse tutti aiutare, in proporzione al tempo ed alle preferenze. ed io non avrei tollerato altro: non avrei tollerato di essere anche solo vagamente considerata meno ''degna'' di avere degli spazi, delle necessità e delle preferenze.
non è questione culturale o questione morale: non sono svedese, sono polacca, mia suocera è italianissima la vediamo allo stesso modo. non c'è cultura di mezzo (anche se agli occhi di alcuni probabilmente vengo direttamente da un paese del terzo mondo -quando a inciviltà ed arretratezza l'italia se la gioca, eh- mentre in realtà vengo da un paese in cui non sono mai serviti i movimenti femministi perchè la donna è stata sempre giudicata il giusto. non la padrona di casa, non la schiava: la metà di una coppia pari. ) ma educazione. mia e del mio compagno.. siamo una coppia con una vita da vivere, non due singoli con compiti diversi ed una vita da mandare avanti: stiamo con nostro figlio quanto più tempo abbiamo, il resto lo passa in ludoteca ad abituarsi alla socialità o un pò con i nonni quando ne abbiamo bisogno o quando ne abbiamo voglia e la voglia è reciproca, nostra, dei nonni o del nano. crescerà sapendo di poter contare su di noi, ma di avere intorno una famiglia e degli amichetti che diventeranno, crescendo, amici. crescerà sapendo che il papà e la mamma ogni tanto vanno al cinema e lui rimane a giocare con i lego col nonno e che è giusto così, perchè con i nonni è bello e mamma e papà tornano riposati. crescerà sapendo che ogni tanto la mamma va comprarsi un futilissimo smalto o a passare una futilissima ora dal parrucchiere e che è giusto così, perchè solo col papà sta benone e mamma torna bella (seee), rilassata e tutta per loro. crescerà sapendo che ogni tanto il papà non c'è perchè corre con gli amici a calcetto (con noi che ogni tanto lo andiamo a prendere in giro dalla tribunetta!) e che è giusto così, perchè solo con la mamma sta benone e che il papà per lui di tempo ne ha sempre. crescerà vedendo che alle volte lui ed il papà sono buttati a giocare mentre la mamma è impegnata a pulire ''perchè lo fa meglio'' come crescerà vedendo che a volte sta con la mamma a giocare mentre il papà passa l'aspirapolvere ''perchè giocate, lo faccio io, se lo passo male lo ripasso domani'', ed è giusto così, perchè casa non è della mamma, è di tutti. ed il nano i suoi giochi ha imparato a sistemarli, la sua parte la fa. crescerà vedendo che alle volte alla mamma ed al papà non va di cucinare, e che non è un fallimento genitorial-casalingo andare a prendere un pezzo di pizza a ciascuno. crescerà vedendo che se al papà piace cucinare mentre la mamma non lo tollera, non c'è nulla di male a che sia il papà a cucinare e che è giusto così. non mi sento migliore o peggiore di altri, so che così stiamo tutti bene e che questa è la nostra idea di vita insieme prima e di famiglia insieme poi, checché ne pensino gli amici o i colleghi. ho il sostegno del mio compagno, delle nostre famiglie ed ho la soddisfazione del nano, mai rimbalzato o diviso ma con varie possibilità. non ho sensi di colpa perchè sono felice io, lo è il mio compagno e lo è il mio bambino.

alice ha detto...

wonder, mo' devi fare un riassunto ragionato di tutti i post, non ce la si può fare a leggerli tutti! :-)

Anonimo ha detto...

applauso per kasia!!!!
aggiungerei che insegnare a un figlio maschio a sbrigare anche faccende domestiche gli fa imparare l'autonamia. Lo fa diventare una persona autonama e in grado di badare a se stesso. Non solo la parità (che allora bisognerebbe insegnare alle figlie femmine a cambiare una ruota dell'auto).

Alice

vatea ha detto...

Riesci sempre a sollevare splendidi temi di riflessione... Questo è stato l'oggetto della discussione di ieri con mio marito.. Io credo fermamente che non dobbiamo, cercando di dimostrare di essere donne indipendenti,diventare tonte! In un mondo ideale ognuno dovrebbe accudire un figlio, avere tempo per sè, per la coppia, la moglie non dovrebbe togliere libertà al marito... Nel mondo reale non si può fare tutto (infatti spesso loro lo fanno a scapito del nostro tempo), e credo che piano piano dobbiamo lavorare sugli uomini per farglielo capire... Altrimenti... Ariaaaaaaa. Non cercare di essere perfetta, hai ragione tu, non lui... Lavori fuori? Non hai scelta? Ok, quando sei a casa dovresti aver voglia solo di stare con la tua famiglia... Altro che aperitivi con gli amici. Sei padre ora, bambolooooo!!! Scusate il mio estremismo, ma è ora che ci svegliamo (e mi includo anche io, eh). Qui per fare le donne emancipate ce la prendiamo..... ;-)

Maurizio Bonetti ha detto...

Da uomo, non condivido il il tuo pensiero, Chiara. Se l'uomo in un mese è a casa per 5 giorni, non trovo sinceramente "accettabile", come dici tu, che 3 sere se le passi a fare vita "in società".
E' un discorso di responsabilità, soprattutto nei confronti della moglie. Condividere un matrimonio o una storia vuol dire anche fare vita insieme, con o senza figli.

Ecorandagia ha detto...

Ho letto con molto interesse questo post e credo che come in molti hanno scritto il ruolo della mamma è scritto nel DNA. Io sono mamma di una bimba di 7 mesi e da quando ho scoperto di essere incinta ho rinunciato a tutti i miei hobby. Un po' perché casa è piccola e la stanza sarebbe stata la sua cameretta, un po' perché un bambino ha bisogno di essere accudito sempre. O quasi. Soprattutto i primi tempi. Quando ho fatto il test, avevo comprato una batteria da un mese e l'ho dovuta vendere praticamente subito. Avevo da poco formato un gruppo che ho dovuto abbandonare. Chi vuole una batterista incinta con dei piedi da elefante? Così il mio ruolo di mamma è iniziato già quel 10 aprile dell'altro anno. Mio marito dal canto suo che suona il basso in due gruppi è rimasto a suonare senza perdere nemmeno un giorno. Quando gli chiesi "amore mio ma quando nascerà la bimba, mi aiuterai ecco magari se una sera ti chiedo di rimanere come me invece di andare a suonare?" Lui mi rispose senza battere ciglio che non se ne parlava. Che quella era la sua valvola di sfogo e che non ci avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Lui aveva il suo hobby e io una bimba in pancia. Voluta da entrambi.
Il punto è che purtroppo all'uomo è consentito quasi tutto. Perché può. Perché non ha gli stessi compiti di una mamma, a cominciare dal portare in grembo una creatura. Una mamma non va mai in ferie, non conosce sabato e domenica, è sempre disponibile 7 giorni su 7, 24h no-stop. A loro (papà) è concessa quella minima parte per stare con i figli. Quel tanto che basta per rovinare il duro lavoro di una mamma. Perché il papà è quello che concede, visto che non c'è mai a casa e che lavora.
Credo che alla fine il discorso sia che alla mamma non è concesso lo stesso tempo del papà, semplicemente perché non ne ha. Perché una mamma gestisce famiglia, casa, lavoro, amici, cene, rapporti sociali, pranzi con suoceri e via discorrendo.
Poi ci sono però anche quel tipo di mamme
che si lamentano dalla mattina alla sera già con un figlio però poi le vedi che ne sfornano un altro. Allora qui il punto è: ci si lamenta tanto ma poi alla fine ci va bene questo status?
Io comunque dopo 7 mesi sono riuscita a conquistare di nuovo i miei spazi. Del lavoro a me non frega nulla, io sto bene a casa ad accudire la mia bimba, a stare con i miei animali e nel contempo sto portando avanti i miei hobby, le mie uscite e i miei amici. La porto in saletta il venerdi sera dove ho di nuovo un gruppo in cui canto, la portiamo ai concerti, alle cene e siamo felici, perché la piccola sta bene ed è felice. Certo il mio tempo è ridotto alle sue pause pisolini, e per scelta ho protratto la mia facoltativa, ma so per certo che così siamo felici. Anche con un papà che sta con lei il minimo sindacale e passa i suoi pomeriggi suonando il basso.

Anonimo ha detto...

http://27esimaora.corriere.it/articolo/sono-entrata-nel-club-delle-mammedove-finite-le-amiche-single/

VOMITEVOLE!
Se hai tempo leggilo ti prego
Saluti Symo

Anonimo ha detto...

@ecorandagia - ti sei chiesta se agli altri sta bene che tu ti presenti sempre con nana al seguito? sessioni di prove, cene, concerti, tutto con pupa incollata?
nessuno si è mai chiesto perchè la nana a volte non segue il papà invece della mamma in sala prove?
chiariamo, non ti sto giudicando, ne voglio mettere in discussione il modo in cui cresci tua figlia o ti ritagli degli spazi. non ci sono sottintesti nelle mie parole.
vorrei solo sapere qualcosa di più. vorrei sapere se ti sei chiesta cosa ne pensano i tuoi amici del fatto che ti porti sempre tua figlia appresso. a loro va bene o semplicemente tollerano questo fatto? perchè immagino che questo abbia qualche conseguenza: mai interrotto una sessione di prove perchè tua figlia piangeva? mai interrotto una conversazione con
una amica perchè tua figlia ti chiamava? mai chiesto ai tuoi amici di spostare l'orario di qualche cosa perchè era meglio per tua figlia?
Perchè non è sempre vero che "se va bene a voi va bene a tutti". Se un genitore è latitante a volte le conseguenze non sono solo per figlio e l'altro genitore.

Allis

Sarah ha detto...

Mi pare si sia andati un tantino sul personale, in alcuni commenti. Il biasimo sociale alla mamma che "lavora & si diverte" vs. la tolleranza verso il padre che fa la medesima cosa...Questo è l'argomento. Ho già postato i miei pensieri, però vorrei aggiungere alcune considerazioni sulla base dei commenti letti:
1) Personalmente non credo alla maternità insita in ognuna di noi. Se così fosse domenica sera non avrei visto al pronto soccorso una famiglia reduce da una giornata in piscina con figlia di 7 anni ustionata dal sole...Non scottata: USTIONATA.
2) Personalmente stimo moltissimo chi sceglie di non avere figli come chi sceglie di averne, non vedo perché la cosa dovrebbe essere giudicata o commentata da chi non fa parte della coppia.

mimi ha detto...

Wonder,
ecco mi riferivo proprio a cose come queste quando dicevo che il problema delle donne è che non si amano, anzi tendono ad odiarsi...
chissà che messaggi ti arrivano in privato!
bon courage
e @Kitty io che una mamma si può manipolare non l'ho mai scritto (nè sperimentato)

Anonimo ha detto...

@Annaelle - in risposta al tuo commento su come si crescono i figli negli Stati Uniti, vorrei aggiungere quanto segue. Qui la maggior parte dei nidi chiude alle 6 perche' i bimbi americani vanno a letto alle 7/7 e mezza/8 massimo, non perche' possano avere del quality time con i genitori! Quelli li vedono solo quando si stropicciano gli occhi, al mattino e alla sera. Non per altro ai parchi giochi e alle attivita' organizzate per bambini qui negli Stati Uniti non incontro ne' genitori ne' nonni durante la settimana, ma solo babysitters!

Gli italiani che fanno parte di una mia organizzazione qui si lamentano che i loro piccini di 2-3 anni non solo si rifiutano di parlare italiano a casa (pur sapendolo) ma rifiutano anche il cibo italiano. Preferiscono il fast-food americano! Ho visto genitori ordinare hot dogs e pollo fritto per i propri bimbi di 2 anni con questa giustifizazione: se no, non mangiano niente!

Questo non e' successo ancora al mio bambino. Lui ha la grande fortuna di avere me a casa con lui.

Senza contare che ho sentito molti italiani qui di passaggio lamentarsi del rapporto distaccato che c'e' tra genitori e figli americani. E te credo, non si vedono mai!

Per questo sono contenta di aver deciso di stare a casa per i primi 5 anni della vita di mio figlio e di abbandonare il dottorato in bioingegneria che stavo per finire a Londra. Un dottorato di ricerca si puo' sempre ricominciare. Un figlio, no.

Annaelle ha detto...

Beh, anonima,
gli italiani hanno sempre problemi ad integrarsi nelle culture diverse da quella italiana, vedi le lamentele varie. i bimbi in america come in tutto il mondo vanno a dormire quando decidono i genitori, quindi non ha senso. Mia figlia va al nido e quasi NESSUNO resta fino alle 6. Inoltre, le scelte alimentari sono scelte, e come tali non vanno giudicate. Chi dice che dare da mangiare l'hot dog rende un genitore un cattivo genitore? meglio quello che se lo porta ad aperitivi? Il tuo bambino ha la "grande fortuna" di averti a casa. La mia ha la sfiga di avere una mamma dalla mentalita' aperta, che accetta il cambiamento per quello che e'e si adatta alle situazioni. Ed e' felice, come una bambina che e' curata, ma non cullata in una bolla di sapone. Tu il tuo dottorato rimandalo, io da mamma crudele vado avanti a far carriera (in accademia, btw).

p.s. scrivimi se vuoi annaelle12@gmail.com

Anonimo ha detto...

@Annaelle - Non e' una questione di crudelta', forse di egoismo? Penso che il problema qui non sia la mancanza di integrazione degli italiani nella cultura americana ma esattamente l'opposto. I genitori italiani che conosco qui negli Stati Uniti si sono integrati anche troppo nella cultura americana. La cosa paradossale e' che proprio a causa di questa integrazione (entrambi i genitori lavorano e i nonni sono a migliaia di Km di distanza), questi genitori si lamentano (o si rodono dentro, non lo so) delle conseguenze di questa integrazione: (1) si lamentano del fatto che si ritrovano dei bambini che si rifiutano di parlare la loro lingua e che alla mia domanda "sei italiano?" rispondono "My parent is Italian, I don't know much about Italy" (2) si lamentano del fatto che non hanno tempo, ne' l'energia fisica di offrire del "quality time" ai propri figli, ne' quando ritornano a casa stanchi dal lavoro ne' al weekend. Non e' per niente inusuale qui negli Stati Uniti propinare una o due bottiglie di latte ai figli di 2-3 anni (invece della cena) per metterli a dormire il piu' presto possibile. Io non l'ho mai fatto e di certo non capisco come un genitore possa fare una cosa del genere quasi tutti i giorni per motivi di carriera. Mi dispiace ma anche solo una volta non ce la farei. Neppure posso capire come un genitore possa avere il coraggio di dire con tono trionfale ai suoi colleghi di lavoro che ha scoperto il modo per non dover parlare a sua figlia il sabato mattina. "Come? Basta lasciare un DVD fuori dalla sua porta. Funziona per ore!" (3) si lamentano del fatto che i loro bambini sono viziati. Quelli del day care, giustamente, non sono pagati per fare i genitori. A loro interessa solo rendere la propria vita e quella dei bambini che devono accudire facile. E i genitori? Oh no, loro non hanno tempo, ne'la forza fisica ed emotiva di fare la voce grossa. Al contrario sorridono e dicono, proprio come te: "ma chi l'ha detto che e' sbagliato dare da mangiare l'hot dog?" Oppure: "scusa ma il mio bambino mangia solo l'hot dog. Non e' che glielo puoi fare uno?" "ehem, il mio bambino beve solo latte con il cioccolato! Scusa ma devo andare a casa!" "Piange perche' non gli ho fatto scegliere la forma del biscotto! Al daycare gli danno sempre scelta!" "Il mio bambino di 4 anni fa ancora la cacca nelle mutande! Al day care non glielo fanno il potty training" "il mio bambino di 5 anni fa le crisi isteriche se non lo metto nel passeggino. Ehem, e' abituato cosi'!", "e lo so che ha 5 anni ma se gli tolgo il ciuccio, lui mi toglie la pace!" e via di seguito. A me sembra che siano questi i "bambini cullati nelle bolle di sapone" da genitori che lavorano troppo, che si sentono in colpa e che non hanno ne' il tempo ne' l'energia per dire "no". Per una visione piu' accademica dei pensieri di una mamma che non lavora piu' in accademia, ecco un articolo interessante: http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2011/07/how-to-land-your-kid-in-therapy/8555/1/

Annaelle ha detto...

ueh, sara' che i genitori americani sono tutti sbagliati!
ma x' non te ne torni in ITalia se ti fanno tanto pena?
I bambini italiani cosa sono per te, perfetti? E cosa centra con il post cmq? Quello -tipico porblema italiano - non conta?

ziskucciola ha detto...

@Commentatrici americane: dove l'avete sentita la fiaba che in Italia i nidi chiudono alle otto?

No perchè si fa fatica a trovare quelli che chiudono alle 18:30 e quasi tutti chiudono alle 16:30 (dal che se ne deduce che o fai un lavoro che ti consente di uscire alle quattro - ahah - oppure vai di baby sitter/nonni/Dono dell'ubiquità)

@Tutti i commentatori/ici: ma farvi un po' i fatti vostri no? Cioè, no intendiamoci, quello che voglio dire è: ognuno faccia come gli pare. Il titolo del post non mi pare sia "vorrei fare così e non posso" ma "Non lo farei, ma mi rode non avere (moralmente) scelta" (e aggiungerei anche praticamente dati gli scarsi sostegni alla famiglia ma vabbè).

La tristezza è che dal 90% dei commenti a questo articolo si conferma che è vero. La donna non ha MORALMENTE scelta e spesso tale morale è esercitata dalle altre donne. Al che dico: ma a voi "altre donne" che vi importa? Che vi importa se un'altra famiglia vive e si organizza e PRETENDE di potersi organizzare DIVERSAMENTE da voi? Perchè impedire ad altri l'opportunità che VOI non volete? Io veramente...boh? Non capisco

Anonimo ha detto...

@Annaelle - I miei commenti sono nati dal fatto che in questo post si parla del problema che le donne hanno in Italia di non avere la parita' e di essere giudicate male in societa' se fanno scelte egoistiche. Leggendo i vostri commenti a me e' venuto subito da pensare al fatto che l'erba del vicino e' sempre piu' verde. Ci sono le donne italiane che si lamentano di non poter avere la parita'. E ci sono le donne americane che hanno cercato di acquisire la parita'per paura di essere giudicate male dalla societa' americana (perche'se non pensi al lavoro adesso, poi un lavoro chi te lo dara' fra 5 anni?) ma che allo stesso tempo si sentono in colpa perche' non vedono quasi mai i figli e dicono di vivere male sia il lavoro che la maternita'. Hanno dei figli che, fin da piccoli (2-3 mesi), non hanno mai avuto un genitore (ne' un nonno) a prendersi cura di loro a casa ma estranei che si sono fatti pagare quasi quanto queste mamme guadagnano con la parita' che loro pensano di aver conseguito!... Almeno in Italia in societa' ci si preoccupa ancora dei figli e meno del lavoro! Come dicono gli americani: "pick your poison and accept the consequences!" ("scegli il tuo veleno e accetta le conseguenze!").

Anonimo ha detto...

eh Wonder, come al solito tocchi un punto molto delicato......
io non so come si organizzano queste famiglie, ma nella mia devo dire che il papà è molto presente.. d'altro canto sono io che avrei/potrei avere la possibilità di un lavoro all'estero, per il quale dovrei assentarmi un bel po'....... e quando ci penso sorge spontanea e automaticamente la voce della mia coscenza che dice "ma che madre sei? sei proprio una stronza se lo fai eh??"... ecco perché credo che la coscenza sia in realtà il sostrato culturale che abbiamo..
non lo so, certo forse il legame è più forte tra mamma e figlio nel primo periodo, non fosse altro che per questioni di panza o allattamento, ma adesso che un uomo non deve più cacciare sinceramente questa differenza così forte di ruoli non ci dovrebbe essere.. e anche se razionalmente lo so, poi se penso a me, riuscirei a tollerare di più il fatto che fosse lui a partire piuttosto che io, lo vedrei più naturale e mi fa incazzare questa cosa tantissimo perché non è giusto invece.
Il fatto è che se al governo le ministre sono quello che sono (hai presente la ministra dei soliti idioti??? mittici!!) e non ci sono politiche vere per garantire la parità effettiva, e quei diritti che almeno le donne hanno di poter stare con i propri bambini vengono considerate dei privilegi (detto da una donna eh? una certa Gelmini.. giusto perché le peggiori nemiche delle donne sono le donne)... io credo che "dal basso" non si possa fare molto.. bisogna solo, quando si decide di fare un figlio, essere consapevoli di quella che è la situazione e del compagno/marito che si ha... e sperare che vada tutto bene perché di sicuro non ci deve rimettere il bambino....
e poi scusa, un'altra osservazione mi viene spontanea....
se fai il figlio giovane e poi pretendi di continuare a sognare... ma cosa ti perdi in queste idee??? SEI MAMMA ADESSO!!!
se fai la scelta di fare un figlio dopo i trentacinque.... MA CHE EGOISTA, HAI PENSATO PRIMA A TE VERO??
se figli non ne vuoi.... MA QUAND'E' CHE NE FAI UNO? DEVI MUOVERTI PERCHE' SE NON LI FAI SEI UNA SUPER EGOISTA!!!
ma che vadano tutti a f******
Elena
ps. bello il post sopra... trarrò spunto per qualche acquisto!!

zauberei ha detto...

Mi occupo di differenza di genere da un po' di anni e studia di qui studia di mi sono resa conto che parlare con disinvoltura di biologia e di genetica su questi argomento è davvero poco appropriato. La differenza esiste senz'altro, ma non giustifica il fenomeno di cui parla wonder - quello che voglio dire, non scientificamente. Suggerirei quindi un po' di cautela e cognizione di causa. i nostri comportamenti sono gestiti dal nostro cervello, e la cultura il nostro cervello lo cambia - voglio dire MATERIALMENTE. L'apprendimento è questo, sinapsi che prima non c'erano. Quindi sono vent'anni che la ricerca sulla differenza di genere fa i conti sulla permeabilità che hanno i nostri comportamenti biologici per l'effetto della cornice culturale.
Suggerisco comunque a wonder, poi lei certo è liberissima è solo un parere il mio, di cominciare a far pace con la parola femminismo. Ho la sensazione che tu associ la parola all'idea superficiale che se ne fa un certo ambiente e rispetto a un certo periodo storico, a cui in ogni caso bisogna essere comunque grate. Quel femminismo aveva un sacco di difetti che l'hanno reso famoso e di cui tutti si continuano a occupare per depotenziarlo, però in Italia e fuori dell'Italia ha portato a cose molto importanti. Nel mio campo ha portato a conquiste e consapevolezze teoriche che tutti oramai sono costretti a dare per acquisite. Oggi poi esiste un femminismo diverso, che con il femminismo delgi anni sessanta non ha niente a che vedere, con cui spesso c'è anzi attrito, e che è in sintonia con questo tuo post. Questo è un blog noto wonder, e dire mi piace il dialogo ma non gli smi, vuol dire mettersi in posizione di non dialogo con il femminismo stesso di oggi. Una specie di polemica inutile ecco.Poi certo che fai come credi,ognuno ha il suo parere e che il mio è questo non sarà certo una sorpresa.

zauberei ha detto...

Mi occupo di differenza di genere da un po' di anni e studia di qui studia di mi sono resa conto che parlare con disinvoltura di biologia e di genetica su questi argomento è davvero poco appropriato. La differenza esiste senz'altro, ma non giustifica il fenomeno di cui parla wonder - quello che voglio dire, non scientificamente. Suggerirei quindi un po' di cautela e cognizione di causa. i nostri comportamenti sono gestiti dal nostro cervello, e la cultura il nostro cervello lo cambia - voglio dire MATERIALMENTE. L'apprendimento è questo, sinapsi che prima non c'erano. Quindi sono vent'anni che la ricerca sulla differenza di genere fa i conti sulla permeabilità che hanno i nostri comportamenti biologici per l'effetto della cornice culturale.
Suggerisco comunque a wonder, poi lei certo è liberissima è solo un parere il mio, di cominciare a far pace con la parola femminismo. Ho la sensazione che tu associ la parola all'idea superficiale che se ne fa un certo ambiente e rispetto a un certo periodo storico, a cui in ogni caso bisogna essere comunque grate. Quel femminismo aveva un sacco di difetti che l'hanno reso famoso e di cui tutti si continuano a occupare per depotenziarlo, però in Italia e fuori dell'Italia ha portato a cose molto importanti. Nel mio campo ha portato a conquiste e consapevolezze teoriche che tutti oramai sono costretti a dare per acquisite. Oggi poi esiste un femminismo diverso, che con il femminismo delgi anni sessanta non ha niente a che vedere, con cui spesso c'è anzi attrito, e che è in sintonia con questo tuo post. Questo è un blog noto wonder, e dire mi piace il dialogo ma non gli smi, vuol dire mettersi in posizione di non dialogo con il femminismo stesso di oggi.Che mica ci devi stare dentro, ma dire di non averci a che fare lamentandoti delle stesse cose, è una specie di polemica inutile ecco, se non controproducente. Poi certo che fai come credi,ognuno ha il suo parere e che il mio è questo non sarà certo una sorpresa.

Maurizio Firmani ha detto...

Da papà che ha "osato" usufruire del congedo parentale e che pertanto in azienda passa dagli applausi dei colleghi di pari grado al disprezzo dei superiori, posso capire esattamente il fastidio (ad essere buoni) che le donne possano provare da questa forma spregevole di discriminazione. Perché se una donna prende l'astensione facoltativa oltre l'obbligatoria è "normale", se lo prende un padre può essere definito da "anomalo" a "gay" (giuro!) con tutte le sfumature in mezzo. Ti ho scritto una mail a riguardo, magari ti serve come spunto per un bel post di approfondimento.

Anonimo ha detto...

mah anonima, a me sembrano proprio steorotipi i tuoi.. La tua realta' americana non e' la realta degli USA, molto dipende molto da dove vivi e che lavoro fai. L'america e' in realta' un paese molto `country' quindi molte realta' sono ancora classicamente impostate su famiglia e famiglia allargate.

Non so quanto la tua realta' e conoscenza ti permetta il diritto di fare tali confronti e sparare giudizi.

good luck.

Chiara ha detto...

Ciao, interessante il post, e interessanti saranno di sicuro i commenti, che al momento purtroppo non posso leggere... ma appena ci riesco li leggo tutti!!!
Guarda, da mamma a tempo pieno per scelta, ti posso dire che i sensi di colpa vengono pure se stai sempre con loro e poi hai bisogno di quella mezz'ora di respiro al giorno... ed effettivamente NON E' GIUSTO! Specie se poi ti senti dire: l'hai scelto tu, di lasciare il lavoro per seguire i figli!!! ARGGG!!!!
E poi credo che non sia giusto nemmeno che il padre sia una figura assente. Sarà vero che i figli, specie se molto piccoli, sono attaccati alla madre (istinto), ma la figura paterna è altrettanto importante; anzi, fondamentale.

ciao ciao
chiara

Anonimo ha detto...

@anomino che ha parlato di stereotipi. L'America un paese country impostato sulla famiglia? A me (e a mio marito, che e' americano) risulta che sia nato dal lavoro di gente poverissima che non si e' mai potuta permettere il lusso di stare a casa. Penso che da un lato questo sia positivo in quanto, a differenza dell'Italia, ha creato persone piu' responsabili, che si dividono i compiti e che si rispettano a vicenda. Dall'altro lato, siccome ancora oggi il lavoro conta sopra ogni altra cosa qui negli Stati Uniti, purtroppo la salute e gli affetti personali delle persone ne soffrono. Proprio oggi ho letto questo: "Colorado, the thinnest state in the US with a rate of 19.8 percent, would have been ranked as the fattest state in 1995. That year the fattest state was Mississippi, which had an obesity rate of 19.4 percent". Traduzione: Colorado,lo stato con la percentuale piu' bassa di obesita' oggi, sarebbe stato classificato lo stato con la percentuale piu' alta di obesita' nel 1995. Questi dati sono allarmanti! Ed io oggi ho dovuto sorridere ad un'amica (tornata a lavorare full-time) quando mi ha detto che sua figlia di 2 anni adora mangiare la panna per cucinare (90% grassi saturi) direttamente dal cartoccio in frigo per cena! E voi continuate a preoccuparvi della vostra carriera, io, per ora, mi preoccupo di mio figlio.

Max Giordan ha detto...

la realtà è che il 'quality time' - l'hai già scritto tu fra virgolette - è una scusa patetica ma molto di moda per dire che la vede poco, e quando potrebbe vederla comunque non disdegna uscire con gli amici.
punto.

sorelluce ha detto...

Non hai ragione: di più. In2settimane in Italia ho sentito cose da rizzare i capelli, non solo la parità è utopica lavorativamente e socialmente, ma la mentalità è per molti ferma agli anni '50, il femminismo è passato senza lasciar tracce. Tuo marito è solo acasa: poveretto?? Ma poveretto che? Ok, lavora (e io vorrei spesso esser al suo posto, visto che al momento lavoro solo un po' da casa e non per scelta), ma mica è una sfiga il lavoro eh, e poi la sera può uscire o rilassarsi o dormire, cosa che io con pupo al seguito non posso fare..e di giorno che son le mie vacanze? Ah sì? Bah..con tutto l'amore che ho per mio figlio occupamrmene da sola full time è tut'altro che una vacanza. E lui riesce a mangiare da solo? E lo spero, ecchediamine...qui dovrebbero offendersi gli uomini però..Per non parlare di concilizione dei tempi di lavoro, parità pratica nella distribuzione dei ruoli, e la maedetta scure del senso di colpa che grava sulle mamme..ce ne libereremo mai?

Anonimo ha detto...

@tutti i commentatori/trici: non so se questo aiutera' voi ma sicuramente ha aiutato me e altri genitori con problemi simili ai vostri. Cercate di (1) programmare una sera a settimana per una date con lui senza i bimbi - nonne e babysitters in questi casi sono preziosissimi! (2) scegliete una sera a settimana per fare qualcosa senza di lui e senza i figli. La cosa importante e' concordare in anticipo i giorni. E' incredibile come questi due cambiamenti mi hanno aiutato a continuare a fare la mamma full-time senza risentimenti. Tutti noi abbiamo bisogno di uno spazio personale e volendo si puo' trovare!

Annaelle ha detto...

Ok, chiudiamola qui, visto che mi sembra che non e' rispettoso verso Chiara e le lettrici parlare di queste divergenze di opinioni.
Ognuno si occupi di quel che vuole e come crede.Buona camicia a tutte :-)

anna ha detto...

"Io forse non sceglierei di stare fuori quell'unica sera su cinque"
Io
Donna
Madre
Lavoratrice
Ti sei data la risposta da sola, credo, o almeno l'hai data a me: siccome sono io e io sono donna e madre, oltre al fatto che lavoro da lun a ven, non uscirei quella sera, non lo farei. Punto. Però sai che c'é?! C'é che a volte mi farebbe proprio bene e farebbe bene a tutti quanti!!

Ecorandagia ha detto...

Senza riaprire l'argomento volevo rispondere ad Anonimo che ha commentato il mio post.
@anonimo: mia figlia si adatta alla vita non è la vita che si adatta a lei. Non disturba e la sua presenza non è di intralcio. Durante le prove dorme, ai concerti dorme e quando è sveglia è di compagnia. Non interrompe perché non parla, gioca e certamente se devo uscire con gli amici non faccio ritardare la cena perché la mia nana deve mangiare, sono io che la faccio mangiare prima o mi organizzo affinché se l'appuntamento è alle 20 noi siamo alle otto sul posto. Se parla mentre io parlo quando sarà il momento le insegnerò l'educazione. Un figlio credo che vada vissuto e non deve essere solo il contorno della convivenza / matrimonio. Non ho fatto una figlia per lasciarla dai nonni. Ho fatto una figlia per poterle trasmettere qualcosa, per farle scoprire il mondo. E visto che noi viviamo con la musica non vedo perché non portarla in saletta. E ne sono felice. La mia nana non è un imposizione a nessuno. C'è e quindi fa parte della famiglia. Almeno io la penso così.

Anonimo ha detto...

@tutti i commentatori/trici: mi sembra che il problema che emerge nella maggior parte dei vostri posts e' l'assenza del padre nella divisione dei compiti dei genitori, problema che vedo anche qui negli Stati Uniti ma molto meno. La maggior parte degli uomini che ho incontrato qui, quando diventano padri, accettano che come padri non possono fare piu' la vita di prima e di conseguenza si responsabilizzano e si sforzano ad aiutare le donne a crescere i figli, con tutte le rinunce che questo comporta. A mio avviso lo fanno perche' se no neanche gli altri uomini li rispettano. Penso che sia questa la cosa mancante nella societa' italiana. Perche'? Perche' l'Italia e' un paese di mammoni, di cui 36.5% di eta' tra i 30 e i 34 sono uomini, mentre solo l'18.1% sono donne? Non lo so, ditemelo voi.

Comunque l'assenza degli uomini o no dalla vita famigliare non cambia il fatto che quando entrambi i genitori sono troppo assenti, i figli sono comunque quelli che ne risentono. Ed e' questo che mi rode.

Annaelle ha detto...

Su questo concordo, anonima (immagino tu sia sempre la stessa).
Qui i padri sono davvero hands-on, probabilmente per necessita' (di necessita' virtu'), ma cmq funziona. E permette alle donne, se lo vogliono, di fare carriera senza dover aspettare che i figli festeggino il 30esimo compleanno.

Io penso che i genitori assenti siano un danno, ma anche gli onni presenti/obsessed possono essere un vero danno. I bimbi sono nuovi esseri umani alla scoperta del mondo, e come tali devono essere lasciati liberi di esperimentare, di essere indipendenti (nei limiti del ragionevole) e anche di sbagliare.

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