il blog di una mamma per caso

lunedì 28 febbraio 2011

E se diventassimo tutti maiali??

So di dirlo spesso, ma: sono giorni strani.
Sono giorni in cui ti inventi un gioco con tua figlia e un palloncino da lanciare, soprannominandolo come da copione 'la patata bollente' (non siate maliziosi please) e quella in tutta risposta va a prendersi il guanto da cucina.
Sono giorni in cui la sopracitata Polpetta si sveglia e dichiara: "Shono y'pilannia de l'amole" - sono il piranha dell'amore, perché è così che mia sorella (quella dei Capibara) ha iniziato a chiamarla. Perché è amorosa. E perché ha i canini a punta. E perché è matta (mia sorella). Adesso vai al parco e chiamala "piranha dell'amore" mentre il resto del mondo si sdiliquisce in trottolinoamoroso, cucciolodimamma, cuoremio, tesorodellanonna, belloappapà.
[categorie di persone che non comprendo: papà che chiamano il figlio 'papà']

Sono giorni in cui riconosco a me stessa che sta cosa dell'intolleranza come una sfida è vera fino a un certo punto: l'intolleranza è una merda. Stanotte ho sognato della Nutella e ieri ho dovuto resistere impassibile davanti a una tavolata di sei persone che si strafogava di castagnole ripiene di crema e ricotta... le mie preferite ;__; Non paga, mia suocera ha tentato di uccidermi mettendo dello Zymil nel ragù. Devo ancora capire la dinamica di questa cosa, perché all'inizio io l'ho presa come una battuta. Tipo: "t'ho messo un'acciuga nel sorbetto!". E invece no, era vero.

venerdì 25 febbraio 2011

Merenda stellare per genitori pigri

Tanto per renderci la vita più semplice, anche i membri della famiglia alti più di un metro - leggi io e Lui - stanno facendo una dieta causa intolleranze.
Nel dettaglio, latte e lievito.
Del primo non ci preoccupiamo molto: ormai siamo allenati con Porpi, riusciamo a schivare latte e derivati e al tempo stesso usare sostituti più o meno salutari per dolci e condimenti.
Il lievito invece è una rogna. Niente pane, pizza, cornetti, birra, panini e dolci tranne ovviamente quelli fatti in casa.
Se da una parte sono pigra, cucino davvero poco e solo quando sono molto ispirata (o molto nervosa. ho scoperto che montare le chiare d'uovo a neve, alle benzodiazepine je fa 'na pippa), dall'altra tutte queste intolleranze sono una sfida, e mi obbligano a inventare ricette alternative per variare la dieta.

mercoledì 23 febbraio 2011

Capibara: come ti monetizzo la pantegana

Mia sorella ha dei gusti strani.
A tre anni le piacevano i dinosauri. A sette aveva un'insana mania per le orche assassine. A dodici, picco ormonale per Viggo Mortensen - che in famiglia chiamiamo amichevolmente 'il Viggone'.
Tra la roba strana per cui ha sviluppato affezioni di vario tipo, anche lamantini e capibara.
Questi ultimi soprattutto per il nome che, inizialmente, aveva capito male.
"Non hai capito, esiste un animale che si chiama Copribara. Lo amo."
Dopo lunga ed estenuante ricerca ci siamo fatte una cultura sul soggetto. Come ve lo spiego? E' un incrocio tra un castorone, una pantegana, un maiale e Ciuchino.
Sembra il risultato di ere di perversioni sessuali animali, forse per questo ha un certo non-so-che.
Noi gioiamo nel profondo nel dedicare attenzioni ad animali di cui la gente non conosce l'esistenza, perle da intenditori dell'etologia contemporanea. "Conosci il Capibara?" è un po' come chiedere, in gergo musicale "conosci la versione acustica di Tori Amos di Smells Like Teen Spirit?". E nemmeno ci droghiamo, ci viene naturale così.
Il Capibara è rimasto un mito nella coscienza familiare collettiva, sospeso tra le immagini dei documentari e qualche sporadica apparizione sui magazine.
Fino a quando non sono andata in Giappone.

martedì 22 febbraio 2011

La bellezza dell'asino. Ah no, scusate, è un altro animale.

Porpi prende la spazzola, mi fa sedere, inizia a pettinarmi con grande cura (bisbigliando, come faccio io 'dai, ke abiamo quasi finito.. si sono tutti y nodi').
Terminata la pratica, mi gira intorno osservando compiaciuta il risultato.
Poi mi guarda negli occhi, mi sistema i capelli intorno al viso e finalmente, al colmo della soddisfazione, esclama:
"Mamma, come sei bella. Sei bella come una foca."

Porpi, belladecasa, IN CHE SENSO?

martedì 15 febbraio 2011

Io amo...

Io amo svegliarmi tardi la mattina e fare colazione con gesti pigri e lenti come i gatti.
Io amo i libri da cui non riesci a staccarti e che maledici la mattina dopo. Amo la musica che ti apre un ricordo sotto ai piedi, e quella che te li fa agitare. Amo il tintinnìo dei cucchiaini al bar mentre aspetti il cappuccino.
Amo quel momento in cui guardi qualcuno e tenti di restare seria.
Amo quando la mia canzone preferita è la seconda della playlist.
Amo i regali, farne, riceverne, è uguale.
Amo quel momento in cui i muri dei palazzi di Roma diventano rosa e arancioni, solitamente le cinque del pomeriggio.
Amo i negozi di Londra, amo i tetti di Parigi.
Amo prendere il treno con un pacco di giornali, l'iPod nelle orecchie e un blocco per gli appunti.
Amo disegnare.
Amo fare foto.
Amo la sensazione di sollievo.
Amo sentirmi sotto pressione.

sabato 12 febbraio 2011

La ragazza col cappottino rosso - una settimana di Social Media Week

La quantità di gente interessante che ho incontrato.
Gli amici che ho rivisto.
Le persone che ho riconosciuto dalla foto del profilo Twitter e importunato senza ritegno.
Presentarmi prima col mio nome (...silenzio) e poi come "machedavvero" (Aaaah! Ma certoooo!). LOL.
Partecipare ad eventi incredibilmente interessanti...
..ma anche ad altri incredibilmente privi di contenuti, nonostante le premesse.
Accreditarmi come "...di VanityFair.it" con un certo brivido di emozione.
Non ricordarmi i nomi dei giornalisti e chiamarli con quelli delle testate "ciao Wired. ciao Blogosfere."
Intervistare l'inventore del formato mp3.
Fare errori.
Tentare di imparare dagli errori.
Fare foto.
Vederle pubblicate sul sito, insieme agli articoli (questo NON fa di me una fotografa, ma è comunque una soddisfazione).

mercoledì 9 febbraio 2011

Social Media Week - giorno 03

Giornata in un'aula piena di ragazzi che ascoltavano un panel sull'importanza del personal branding e degli strumenti online per la ricerca del lavoro. Dicevo "posso farti una domanda per VanityFair.it" e si illuminavano "fico Vanity!". Per non bulleggiarmela ulteriormente, visto che non sanno che la mia esperienza potrebbe finire a occhio e croce... humm.. dopodomani, non ho detto "guarda che è partito tutto da un blog! lanciati online! fatti conoscere!" ma ero molto tentata.

Ecco il mio pezzo: 

E il secondo pezzo di ieri, che non avevo linkato, relativo a un panel col Luca Dini (e vi ricordo l'hashtag ufficiale della mia esperienza a Vanity: #lucadinichiamami):

martedì 8 febbraio 2011

Social Media Week - day 02

Una ricerca sulle mamme 2.0 e una rappresentazione... da brivido. Io e altre blogger che prendiamo la parola e tentiamo di riportare la ricerca con i piedi per terra (in gergo: "farli neri").
Venite a leggere perché (e dite la vostra) su VanityFair.it:


lunedì 7 febbraio 2011

Social Media Week - day 01

Social Media Week, giorno 01.
Su VanityFair.it potete leggere i miei primi due articoli:
i commenti ai due post sono mooolto graditi (ecchevvelodicoaffà) ^^
Di seguito alcune delle foto scattate durante la giornata, pubblicate anche su Vanity (equandomiricapita?).

domenica 6 febbraio 2011

Social Vanity Media Week Fair :)

Sto lavorando tanto. Ma tanto, eh. Roba che ho passato il weekend quasi chiusa in casa a parte una piacevole pausa sabato a pranzo che vi illustro velocemente:

(Roma, sempre zona del Ghetto - e come ti sbagli)
Insomma, non posso davvero lamentarmi...
Sto conoscendo persone interessanti, sperimentando nuove strade e lanciandomi in nuovi progetti non senza una certa dose di preoccupazione:

mercoledì 2 febbraio 2011

Cose da neomamme

Me lo ricordo quel periodo postparto fatto di quattro piani a piedi senza ascensore, la città che improvvisamente svelava barriere architettoniche per carrozzine, una polpettina minuscola che chiedeva e chiedeva e piangeva e piangeva e.. hm. Sì: produceva e produceva.
Ricordo che avrei dato qualsiasi cosa per avere un'amica nella stessa situazione, qualcuna a cui dire: senti, abbiamo lo stesso caos intorno, facciamoci compagnia. Oppure: cosa devo fare se non fa il ruttino? O magari: facciamoci un giro che c'è il sole. O anche: AAAAAAAAARRRRGHHH!
Invece niente.
L'unica persona con figli "piccoli" che conoscevo aveva 42 anni, un bambino di 3 e non si ricordava nemmeno il mio nome.
Non c'era nemmeno un parco del quartiere dove abitavo prima, quindi fare una passeggiata era un divertente slalom tra vicoli e sampietrini, con la certezza di non riuscire a incontrare mai la mamma del giorno prima, quella che ti aveva sorriso con comprensione e che magari sarebbe potuta diventare la tua prima amica-con-pupo.
Invece niente.

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