il blog di una mamma per caso

lunedì 31 ottobre 2011

Halloween e zucche vuote

Ma ddàaai, noi come cattolici abbiamo esportato il Natale e i sensi di colpa, vuoi che non possiamo importare du'scheletrini?
E' storta, bitorzoluta e della qualità sbagliata, ma siamo estremamente soddisfatti del nostro Jack O'Lantern, piccola cara zucca vuota. Dunque...

venerdì 28 ottobre 2011

Cupcake dairyfree e vizi beauty

Oggi volevo scrivere un post di sesso e invece sono qui a scrivere un post di cucina.
Il bello di avere un blog è che hai un capo psicopatico che cambia piano editoriale a seconda di come gli gira: tu.
Di contro, pare che sesso e cucina leghino, quindi se trovate nuovi modi di utilizzo della cremina qui suggerita possiamo farci un post a parte.

giovedì 27 ottobre 2011

Reading Nook: l'angolo delle favole insieme a DesignPerDavvero?

Favole. Pomeriggi di pioggia e thé caldo. Un angolino dove rifugiarsi insieme ai propri sogni. Questa puntata di DesignPerDavvero? nata da una domanda di Anna, si è rivelata essere una delle mie preferite. Siete pronti a scoprire come creare un delizioso Reading Nook per i vostri bambini?
"Cara Wonder, quella che era la mia vecchia stanza a casa dei miei è diventata la stanza dedicata a mio figlio per quando passa i pomeriggi dai nonni. La stanza è luminosa e ariosa ma ahimè con un enorme armadio a doppio ponte che mia mamma fece mettere quando cominciai il liceo. Sotto uno dei ponti dove c'era il mio letto ed ora c'è il lettino ikea di Marco. Nel secondo ponte largo circa 80cm c'era la mia scrivania che ho naturalmente tolto. Vorrei sfruttare al meglio questo spazio per creare qualcosa di particolare. Ci arriva una bella luce e accovaciati nella nicchia che si è creata togliendo la scrivania si ha una bella vista su un balconcino rigoglioso, orgoglio della nonna. Cosa sai consigliarmi? - Anna"
Cara Anna, la soluzione al tuo quesito me l'hai suggerita tu stessa nella tua richiesta! Questo spazio "da rendere speciale", questa "nicchia" lo potresti allestire a "reading nook", la nicchia del lettore in altre parole, un luogo per riposarsi, sfogliare in pace un libricino o contemplare le meraviglie che riserva il balconcino della nonna.

mercoledì 26 ottobre 2011

Mamma in topless*

La maietta ha fatto la sua comparsa una sera che Porpi era particolarmente rognosa, una di quelle sere che per addormentarla avrei noleggiato pure l'ipnotista, The Mentalist o Piero Angela.
E insomma pur di uscirmene da quella stanzetta a un certo punto le propongo dei surrogati: "Amore vuoi questo bellissimo orso? Questo era di mamma..."
"No."
"Questa pecorella, te l'ho regalata io. E' un po' come avere mamma con te, no?"
"No."
"Facciamo un cartonato di mamma e lo mettiamo qui, resident vicino al lettino? Huh?"
"No. Hmm... Vojo... quella maietta."
"Quale maglietta?"
"La tua." ha fatto, indicando in modo perentorio la mia tshirt rossa cotone misto lattine (è una tshirt della CocaCola ottenuta dalle lattine riciclate).

lunedì 24 ottobre 2011

10 cose su Londra

Lunch at the pub
1. Le yummymummy esistono. Con fierezza, annunciano di organizzare delle night out settimanali mollando i pupi e andando a spassarsela nei locali. Visto che in Uk, semplicemente quando ti vedi con amici dopo il lavoro, il tasso alcolico in pinte di birra supera di gran lunga quello che l'italiana media la mattina dopo chiamerebbe uccidetemi, non oso pensare cosa sia spassarsela. Moms gone wild! Non so se da grande voglio fare la yummymummy. Forse anche no, dai.
2. A Londra non ti sentirai mai sufficientemente gnocca... Per dire, Lui mi ha portato a pranzo con un paio di amici suoi. La fidanzata del primo era una svedese che lèvate. Aveva proprio il set completo della nordica: magrissima, biondissima, bellissima, resistentissima al freddo, infatti io avevo il cappotto e lei una tshirt bianco latte che le scopriva una spalla. La seconda era, se ricordo bene, un mix di francese, portoricano e inglese. Praticamente avevano preso Audrey Tautou, Rosario Dawson e Keira Kneightley e le avevano shakerate.

mercoledì 19 ottobre 2011

"Cerca il ridicolo in qualsiasi cosa, e lo troverai"*

In coda alla cassa del supermercato, stamattina presto:
"Ciaao cara, come stai? E Camilla?"
"Bene, bene. E Leo?"
"Tutto a posto. Il solito caciarone. L'altro giorno l'ho lasciato a casa, sono tornata, sembrava fosse scoppiata una bomba in salotto. Eh ma che voi fare, coi maschi è così..."
"Senti ma li facciamo rivedere?"
"Eh, dài. Si sono presi l'altro giorno, eh. Non è che sono stati proprio insieme, però si vede che..."
E lì mi sono messa bella comoda ad ascoltare mentre quello davanti a me caricava cinquanta casse di Carlsberg sopra il rullo. Niente, a me le storie di inciuci piacciono.

martedì 18 ottobre 2011

Si comincia a tre anni: sarà una lunghissima preadolescenza.

"Mamma ti invio alla festa."
"Che festa?"
"Aurora e Ariel. Si sposano."
"Ah, che bella notizia! I principi saranno felicissimi. Ora che ci penso: tu non ce l'hai il principe. In effetti, è quasi fisiologico che una principessa Disney, col matrimonio felice nel DNA, in mancanza della materia prima s'attrezzi diversamente. Anzi che Aurora ha scelto Ariel e non Tinky Winky."
"Tinky Winky è un maschio."
"Questo è tutto da vedere. E comunque anche i principi sono maschi."
"Non mi piacciono i maschi."
"Perché?"
"Perché io sono una femmina. Sono una lagazza."

lunedì 17 ottobre 2011

Scrivere senza coperta (every demon wants his pound of flesh)

Secondo me il Lunedì è come gli ex: non si riesce a pensarci senza un rantolo.
Specie se la domenica sera l'hai passata con la testa infilata dentro una canzone.
Specie se quella canzone ha smosso i tuoi pensieri più del dovuto, li ha legati per bene ad una montagna russa, li ha lanciati a tutta velocità senza premurarsi di avvertirti sull'azionamento del freno.
Sempre se c'è, sto freno.

Dottore, ho un problema: mi capita di ascoltare certe canzoni, e non rispondo più di me. Cioè mi chiamo, ma è occupato. Quando avevo ancora un tappeto nella mia camera, ovvero quando avevo ancora una mia camera e quindi avevo un'età molto più ohyessa di quella di oggi, e quindi quando avevo anche un sacco di tempo da perdere, riuscivo ad entrarci con tutti i piedi dentro questi momenti di. Come la chiamiamo? Ispirazione? Follia? (C'è sempre Ernesto che è bel nome e sta bene su tutto).
Mary Poppins (no scusate, non riesco a non ridere mentre lo scrivo. ho quell'umorismo dei ragazzini di undici anni) che salta dentro al quadro disegnato per strada.
Io disegnavo il quadro.

venerdì 14 ottobre 2011

Quando il tempismo

Decise di scrivergli.
Si sedette guardando il suo viso riflesso nello schermo ancora nero, la ruga di espressione sulla fronte tirata dritta dalla luce di un'unica finestra.
Niente convenevoli e nemmeno un saluto, mosse i polpastrelli sulla tastiera con quel suono familiare che era la musica del suo lavoro.
tictiticticticticticticti-tictic-ti-titi-c
Scriveva e cancellava, e poi riscriveva la stessa cosa.
Digitava 'non vorrei' e leggeva 'dovresti', 'adesso' e leggeva 'ho paura'.
Firmò con il suo nome intero per dire ascoltami.
Era tutto nascosto in modo così chiaro che la mail avrebbe parlato anche letta al contrario, o solo guardata, con tutte quelle parole serrate, la punteggiatura assente, e tra due frasi un immenso spazio bianco che era come un lungo sospiro. Dava la stessa nausea che le sciabordava dentro insieme alle parole.

giovedì 13 ottobre 2011

A.a.a. giovane blogger con strano senso dell'umorismo cerca scrivania (sì, ancora)

A volte il buon proposito della settimana è semplicemente scambiare due parole con qualcuno. No chat. No Skype. Parole, di quelle che vedi masticare in bocca e torcere le dita, tamburellare sulla scrivania, arrotolare insieme ai capelli o grattare sul naso.

Avevo provato quella cosa dell'affittascrivanie, e finché riuscivo a ripagarmi una postazione a suon di lavori freelance andava tutto bene. Poi è arrivato un sacco di lavoro, quello di cui proprio non puoi lamentarti, e il tempo per il baratto freelance-postazione è venuto meno.
Quindi dovrei pagarmela, una scrivania, che più o meno mi costerebbe quanto un analista.
A sto punto preferisco l'analista, almeno chiacchieriamo e posso raccontare di quella volta che ho lanciato il gatto morto.

martedì 11 ottobre 2011

L'amore ai tempi del tag

A volte credo di essere il Grinch di una serie di manifestazioni affettive superficiali che trovo stupide come solo i bigliettini di terza media sanno essere.
Passo per cattiva.
Non sono cattiva: è che non mi piacciono i sentimenti di qualità scadente.
L'amicizia ai tempi del tag.

L'affetto virtuale, ad esempio.
Amoremimanchi, tesòquandocivediamotilovvo sparsi sulle bacheche con l'unico sforzo di quattro tasti premuti in un momento di noia al lavoro.
I sentimenti stipati dentro il cuore con le alucce di una gif che dichiara tag a dieci persone diverse. Un po' come le mutande comprate alla svendita del Mercatone, pescando nel cestone.
(no, giuro, non l'ho mai fatto)

lunedì 10 ottobre 2011

Fenomenologia della Celodorista

Riflessioni estemporanee sul fenomeno delle Celodoriste*, solo perché la scuola di mia figlia ne contiene in quantità superiori a quelle previste per legge.

1. La Celodorista è in perenne posa plastica. Non la vedrete mai in foto con la spalluccia che piange, la gamba storta e un verdone tra i denti. Ella ha a dinoccolatura base della Barbie, cosa che le permette limitati ma efficaci movimenti di bacino, anche, ginocchia, gomiti e polsi onde ottenere senza sforzo la costante e sprezzante posizione della fumatrice di sigaretta annoiata.

2. La Celodorista è stylist di se stessa. Apparentemente, giornate come quelle in cui tu - per sonno, ritardo, mancanza di voglia, lavatrice da stirare - entri nell'armadio, aspetti che ti si metta qualcosa addosso, e poi riesci con un jeans di due taglie più grande e la felpa con scritto Harvard della terza media, non esistono. Lei se la sente anche al supermercato, nelle sue sneakers in pelle nera sotto ai leggings lucidi. Anche alle otto di mattina davanti all'asilo, con gli shorts neri, gli stivaloni borchiati e una canottiera con scritto HOT.

venerdì 7 ottobre 2011

Tesori di polvere e pagine ingiallite

Da piccola osservavo l'antico con la ferma convizione che nascondesse dei tesori.
Vecchi medaglioni magici dimenticati in un cassetto. Libri di incantesimi con la pesante copertina impolverata, che al primo soffio avrebbe svelato i suoi segreti, a me soltanto. Gioielli maledetti custoditi in un galeone pirata trattati con sufficienza dal telo liso di una bancarella, che si sarebbero accesi di passioni e vendetta tra le mie mani. Spille trafugate a principesse decadute, pietre lasciate incustodite tra carillon guasti e brocche di ceramica, solo per dissimularne il valore.

giovedì 6 ottobre 2011

Non volevo scriverne

Avevo deciso di non scriverne niente, perché per me il rispetto passa anche dal silenzio di fronte al dolore altrui, senza negare il proprio. Odio i titoli in prima pagina, gli strilli in copertina, gli speciali tv, le telecamere che indugiano su lacrime e mani intrecciate in grembo. Odio i pietismi, le espressioni contrite dei giornalisti, le frasi di circostanza che andrebbero bene per chiunque. La tragedia che fa audience. Che diventa numero.
Contala. Conta le lacrime, conta i commenti, conta le visite. Guarda la fotogallery.

Avevo deciso di non scriverne niente perché lei aveva già scritto tutto, e nessuna delle mie parole avrebbe potuto restituire l'intensità di ciò che era, ciò che dimostrava, ciò che insegnava.
Poi mi sono resa conto che non riuscivo a scrivere nient'altro.

lunedì 3 ottobre 2011

Treni

Treni all'andata

Io all'alba barcollo, è un dato di fatto. Ubriaca di sonno, cerco di fare il più possibile ad occhi chiusi finché non rischio la concreta possibilità di finire i miei giorni come striscia pedonale. A quel punto ne apro uno. Poi lo richiudo.
Mi è capitato diverse volte di prendere un treno all'alba, e per alba intendo prima delle sette, mica le tre di notte. Succede che mi trascino fino al mio sedile in coma, mi sistemo avvolta nella giacca nel modo più comodo possibile tenendo conto dei sedili, delle pulci e di quello davanti, poi infilo le cuffiette dell'iPod e tento lo stato di morte apparente.
Quando sto per cadere beatamente in coma di solito mi sveglia il controllore con quella spintina sulla spalla tipo schifo - lo so che non è personale, figuriamoci - o peggio: quello/a davanti che mi inizia a parlare.
"Eh siamo solo noi qua stamattiN'"
AppunD. Te potevi sedè tre sedili dopo, eh? Buona idea?
"VaD' a trovare mia figlia che vive ggiù."
Cerco di calibrare: qual è l'intensità giusta per annuire e dissuadere dalla conversazione al tempo stesso?

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