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giovedì 19 aprile 2012

Parlare con gli sconosciuti, baciare a prima vista.

Siamo uscite che piovigginava e abbiamo deciso di fare merenda in un localino accogliente con le vetrate sulla strada, per guardare la gente passare.
Non puoi tenere una bambina di tre anni e mezzo a casa tutto il giorno, nemmeno se il cielo biancolatte ti promette diluvio da un angolo grigio.
Un cookie al cioccolato per lei, un cappuccino di soya per me, e la solitudine che ti si infila per un attimo addosso come una scheggia fastidiosa, perché siete sedute sole a un tavolo da sei con nessuno a fianco, e invece la pioggia è fatta per mettersi al caldo e chiacchierare.
Poi è arrivato il diluvio.
Ci siamo messe a giocare coi dinosauri, i sette salvifici dinosauri dai colori dell'arcobaleno comprati nello shop del Natural History Museum che hanno l'incommensurabile vantaggio di essere microscopici, lavabili, unisex e incastrabili.
Porpi praticamente ci fa il Dinosutra, inconsapevolmente. Dicevo a una mia amica che quasi quasi gli faccio le foto e ci faccio l'ebook. No(n) scherzavo.
A un certo punto è entrata questa ragazza sulla trentina, molto graziosa, con un cappotto color senape, cappello bianco, capelli neri corti e labbra rosso fuoco. Una specie di Biancaneve, o di Amélie in salsa anglosassone (anzi chissà, magari era parigina per davvero).

Si è seduta, ha ordinato una cioccolata calda e una fetta di torta di mele, e ha tirato fuori dalla busta di Waterstone's che portava con sé un enorme libro di cucina.
Allora, dovete sapere che i libri di cucina, qui, come tutto ciò che è catalogato sotto la parola 'libro', appartiene a una categoria che noi umani-italiani possiamo solamente sognare la notte in preda a deliri estetici.
Le copertine dei libri inglesi, ma cosa sono? Ma quanta cultura estetica e grafica è necessaria, ad un Paese, per produrre e rendere commercialmente efficaci opere così meravigliose? (in Uk è culturale, anche le scatole di biscotti, per dire, hanno il font superfigo e qualche dicitura accattivante tipo 'provami, sono delizioso!' che in Italia vabbé).
I libri di cucina poi, sono quanto di più bello possiate immaginare. Ne avete un'idea se avete acquistato qualche volume tradotto in italiano, ad esempio quelli di Jamie Oliver, perché la grafica credo sia la stessa. Carta ruvida, che ti fa pensare al pacchetto del pane casareccio e al quaderno di ricette ingiallito di tua nonna. Foto meravigliose, che occupano più della metà del libro, perché non c'è davvero niente di più triste - nella mia modesta opinione di 'donna-che-compra-libri-di-cucina-solo-per-guardarli-e-arredarci-la-cucina' - di un libro di cucina senza (belle) foto.
Foto che ti fanno semplicemente sbavare anche per un banale pollo alla piastra con erbette o puré di patate. Ma bava seria, che ti prende il matto di correre al supermercato e comprare gli ingredienti solo per cucinarlo immediatamente (poi vabbé, scopri che dentro c'è roba strana tipo la spirulina, il sale verde del Caucaso o il burro di capra, ma son dettagli).
E poi l'impaginazione: font perfetti, pagine chiare e aggraziate, note a margine che sembrano scritte a penna dall'autore.
Non ultima, la storia. C'è sempre qualche retroscena e storia personale del cuoco, legata alla ricetta o alla sezione del libro. Ed è bella, calda, empatica.
Devo dire che ultimamente sono cose che anche alcuni libri italiani stanno iniziando a considerare, e ne sono felice, anche se credo che sia proprio una tradizione culturale diversa.. che vogliamo fa?
Amo i libri di cucina come oggetti prima che come strumenti, e quando sono di cattivo umore poche cose mi calmano come aprire quelle pagine che profumano di stampa (e non di sugo: è un segno) e sfogliare quelle meravigliose ricette.
Chiudo parentesi.
Insomma, lei tira fuori questo libro bellissimo e comincia a sfogliarlo lentamente, assaporando sorsi di cioccolata e fette di torta, in perfetta pace col mondo.
Mentre fuori diluviava.
E io e Porpi eravamo sedute accanto coi dinosauri.
Niente, io ci volevo proprio attaccare bottone con questa Amélie. Perché così, a pelle, una che sa godersi un pomeriggio di pioggia in questo modo mi piace, la sento affine.
Per almeno cinque o sei volte sono stata lì lì per aprire bocca e dire qualcosa. Avrei potuto dirne una qualunque: com'è il tuo libro oppure ma che giornata del cavolo o possiamo offrirti un dinosauro.
Ma c'era quel muro invisibile di regole sociali non dette, no? Quelle per cui attacchi bottone con una persona solo se ne hai motivo o se l'ambiente favorisce la socializzazione (leggi: siete a una festa, siete entrambi in fila da ore, siete ubriachi, avete un obiettivo comune etc.). O se hai la faccia come il culo che io spesso possiedo sul lavoro, qualche volta l'ho avuta in ambito sentimentale, ma raramente in altri contesti.
Quindi ho pensato a quante occasioni, nella vita, sfumano per timidezza o eccesso di formalità.
Per la paura di cosa, poi? Che da uno che non conosci, pure se vieni rifiutato, te ne dimentichi nel giro di mezza giornata.
Sono il tipo di persona che vorrebbe e non può.
Vorrebbe parlare con gli sconosciuti, vorrebbe ballare sotto la pioggia, vorrebbe baciare a prima vista.
Vorrei riuscire a vivere con quello slancio che ti parte dallo stomaco, passa per il cervello ma non si incastra nei ragionamenti costruiti da qualcun altro.
Perché tutte le volte che l'ho fatto, poi mi sono sentita davvero bene.
Tipo quella volta che _______________________.
Oh, io lo lascio in bianco perché il buon proposito è quello di tornare a scriverlo.

Ora che ci penso: voi vi siete mai trovati nella stessa situazione? Intendo, morire dalla voglia di attaccare bottone con uno sconosciuto, e non riuscirci? E cosa gli avreste detto?

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67 commenti:

miss suisse ha detto...

bello bello questo post e condivido tutto, dalla bellezza in primis estetica dei libri anglosassoni, al coraggio di agire di pancia...

Satsuki ha detto...

Anch'io penso che le edizioni anglosassoni siano "troppo avanti"...ma anche quelle francesi non scherzano! Non a caso, dopo aver visto alcune edizioni, mi sono convertita alle riviste: e adesso sono Jamie Magazine e CVdF dipendente XD!
Comunque, anche a me piacerebbe riuscire ad osare in certe situazioni :)!

Midori ha detto...

si, era una ragazza dagli occhi così penetranti che leggeva in metro e rideva di gusto di quello che stava leggendo. E ti metteva su una gioia di vivere di quelle che non si immaginano

lovzilla ha detto...

Uomo di fronte a me in treno dall'aspetto sufficientemente esotico: gli chiedo più goffamente che sfacciatamente "scusa, da dove vieni?" beh, risulta essere un prete brasiliano passato per le Filippine e i Balcani occupato poi a Venezia. E ci stava.
Se non fosse che le mie altre vicine stessero giustappunto tornando da una visita al Papa e che quindi, da atea praticante, la situazione si fosse fatta un tantino pungente per me :D

L'economa domestica ha detto...

Io di solito attacco bottone... Anche con persone che parlano lingue a me sconosciute.

mafalda ha detto...

Oh che bello e intimo e divertente e saggio, questo post serale!
Io ero come te, lo sono stata fino a pochi anni fa. Poi mi sono resa conto che la vita è breve e bisogna un po' buttarsi.
Non sempre ci attende una musata.
Se incontri di nuovo Amelie sarebbe bello che la salutassi, almeno.
P.S. l'unica cosa bella rimastami dei miei disturbi alimentari sono i libri di ricette. Alcuni sono opere d'arte: capisco cosa intendi.
Il contenente è importante quasi quanto il contenuto!

Chiara ha detto...

Vai di pancia Wonder!!
Prometti che ci farai un post sulle librerie inglesi? Grazie.
Un bacio alla Porpi

Giovanni ha detto...

ehhhh, countless time! purtroppo ci perdiamo il meglio della vita per paure stupide.
comunque, mi hai appena fatto venire voglia di prendere un libro del genere. fra un paio di settimane sono a londra, hai una qualche libreria da consigliarmi?

Babar ha detto...

belli i libri che sanno di inchiostro e di carta spessa.

Si ci ho provato ad agire di pancia. Ho mandato una @>-/-- ad un amico ......ma ci ho ricavato un stai buona !! Mi sà che continuerò a fantasticare sugli sconosciuti dalle vetrine dei miei occhiali.

Valentina Gula de la majun ha detto...

Al contrario di te, nel lavoro sono sempre molto titubante, ma nella vita privata ho una vera faccia di chiulo. La cosa che a volte mi è capitata è che la persona con cui ho attaccato bottone si sia rivelata un vero idiota e non sia più riuscita a liberarmene... per cui occhio!

ero Lucy ha detto...

Quanto hai ragione sui libri... Qui in Usa i libri di Williams-Sonoma o Luxury Books sono uno spettacolo per gli occhi, ma in generale il livello e' proprio alto. Quando si dice mangiare con gli occhi!

carpina ha detto...

che strano, io da quando sono a Londra non faccio che parlare con le sconosciute!
Se non lo facessi-avessi fatto fin'ora, dubito avrei costituito la mia piccola rete di amiche-conoscenze che oggi ho.. :-)

La cosa strana è che sono tutte straniere, come me: non sono proprio attratta dalle inglesi purosangue.. sarò razzista? O forse son loro a incutere timore? mbà.. :-)

Peggy boop ha detto...

mi capita taaaaante volte

Anonimo ha detto...

anche qui oggi pioveva e anche noi-la grande e la piccola-siamo andate in un bar a festeggiare con succo alla pera il primo " 'Tszao!" detto allo zio mentre andava via...però di coraggio noi ne abbiamo avuto asssssai!! abbiamo conosciuto le vecchiette del tavolo a fianco ehehee!!!.. o forse sono state loro le prime ad attaccare bottone con noi^^....c'è da imparare dalle ultrasessantenni!
AbbA

Vale @ Madrid ha detto...

Buttati! Vedrai porta solo buone cose, a me a volte riesce a volte no, pero' ti posso dire che quando ce la faccio mi porto sempre belle sorprese!:) Vivevo a Madrid e conobbi quella che sarebbe diventata poi la mia migliore amica al bancone di un bar, per una domanda stupidissima su un timbro alla mano per avere una bevuta gratis....pensa magari quella Amelie poteva essere nel tuo futuro come una persona importante, conosciuta in un pub per un libro di cucina con bellissimo formato (vabe' adesso non ti intristire, ci sara'sicuramente un'altra Amelie;)

Anonimo ha detto...

Che bel post,mi ha rimandato con la mente ad uno spettacolo folkloristico nel mio paese.Il gruppo gemellato spagnolo danzava e danzava,poi uno sconosciuto mi ha presa tra la gente e mi ha trascinata nel ballo.
Era l'unico ad indossare una maschera sul viso.
Beh, a ballo finito avrei voluto rincorrerlo,parlargli, vedere il suo volto,conoscere chi aveva tutta quella galanteria, poesia, ecc.ecc.
Dirgli che per un attimo mi aveva fatto sentire speciale e un universo di cose.
Poi lui ha girato le spalle ed è scomparso tra la folla.
Le ho girate anche io e ho visto mio figlio,il mio compagno e la realtà.E ho sorriso!E' stato bello sognare :-)
Ciao Wonder, ti seguo sempre!

Peggy Lyu ha detto...

Aaah io sono timidissima....vado nel panico se qualcuno mi attacca bottone, per passare alla timida accettazione se la persona è simpatica e non invadente fino al pessimismo e fastidio (ed a volte qualche "ma vattene e ca*********!") se la persona è molesta o molestamente ubriaca.. Parlo con gli sconosciuti solo se il loro cane mi assale di coccole..

shatzy ha detto...

Oh, sì che mi capita, e sono momenti alquanto frustranti, quando ero adolescente mi leggevo questa poesia di W. Whitman http://italiano.agonia.net/index.php/poetry/130875/A_uno_sconosciuto per sfogarmi un po' e buttarla in poesia.

Poi nella vita mi è anche capitato che qualcuno che trovavo interessante abbia attaccato bottone. Rarissimi momenti di puro godimento, ma niente che poi abbia lasciato grandi tracce. Io però, visto il momento che stai vivendo (città nuova, vita nuova) proverei a buttarmi, fossi in te!

Dani/Hachi ha detto...

Io lo faccio spesso (di pentirmi di non aver agito di pancia) quando rinuncio ad aiutare qualcuno che non conosco e ha evidentemente bisogno di una mano per paura della diffidenza altrui :)

ps: non immagini quanto ho adorato a Londra questo gusto statale per la grafica.. Quattro giorni senza l'ombra di un Comic sans!!!

Starsdancer ha detto...

non mi capita quasi mai, riesco sempre e comunque ad attaccare bottone con gli sconosciuti et non, sono un pò scarsina sul lavoro invece :( mai avuto quella faccia di cul che invece ho con gli estranei.
Il classico approccio sarebbe stato proprio sul libro :)

Starsdancer ha detto...

non mi capita quasi mai, riesco sempre e comunque ad attaccare bottone con gli sconosciuti et non, sono un pò scarsina sul lavoro invece :( mai avuto quella faccia di cul che invece ho con gli estranei.
Il classico approccio sarebbe stato proprio sul libro :)

Starsdancer ha detto...

non mi capita quasi mai, riesco sempre e comunque ad attaccare bottone con gli sconosciuti et non, sono un pò scarsina sul lavoro invece :( mai avuto quella faccia di cul che invece ho con gli estranei.
Il classico approccio sarebbe stato proprio sul libro :)

AnnaR ha detto...

Che bello questo post...quasi posso sentire la freschezza della pioggia e gustare la torta dell' "Amèlie" anglosassone...non è facile agire d'istinto ma bisognerebbe farlo più spesso...bacio!

TheGirlwiththeSuitcase ha detto...

"Vorrei riuscire a vivere con quello slancio che ti parte dallo stomaco, passa per il cervello ma non si incastra nei ragionamenti costruiti da qualcun altro. Perché tutte le volte che l'ho fatto, poi mi sono sentita davvero bene".

Mi sono venuti i brividi perchè spesso mi escono frasi così. Se mi è capitato? un sacco di volte. e sempre per timidezza o "ma non si fa". regole sociali che io non capisco e da cui però mi faccio condizionare. ma prima o poi voglio riempirlo anche io quello spazio bianco. :)

El_Gae ha detto...

Mi capita praticamente sempre di desiderare di attaccare bottone e non riuscirci... non sono adatto a dare consigli in queste situazioni :(

Why ha detto...

Per fortuna non abbiamo potuto raggiungervi oggi..o non ci sarebbe stato questo bel post!
Le mie due più care amiche della vita londinese le ho conosciute una per strada l'altra allattando da starbucks..
A presto!

Anonimo ha detto...

Ma Wonder, il bello di essere in un paese straniero è che ti puoi permettere di fare cose bizzarre mai fatte prima....perchè non ti porti dietro nessun fardello, nessuno ti conosce, tu sei "diversa"!!!

Almeno a me succede così....è anche vero che ormai sono 10 anni che vivo in Italia e quindi tanto straniera non lo sono più....Ma sopratutto all'inizio ho fatto cose che voi umani....E dire che prima di andare all'estero non ero per niente così lanciata....Ma come dicevo, essere in un posto non tuo, senza nessuno che ti conosce e quindi ti può giudicare (che se ti giudicano gli sconosciuti che non rivedrai,che ti frega??) ti permette di essere chi vuoi!!

Vai, vai....lanciati la prossima volta!!!

Sonia

http://mammamiacosafaccio.blogspot.it/ ha detto...

Come sempre bello il post ma... Wonderland sbaglio o hai un po' di magone londinese,credo che inizi a sentire il distacco vero e proprio ...forza!

MammaInSE ha detto...

Per me vale il proverbio "di necessita' si fa virtu" e quando mi sono trovata da sola da mattino a sera con infante particolarmente irascibile, ho iniziato a praticare un vero e proprio stalking di ogni essere femminile con passeggino che abitasse entro il km da casa mia. E' stata una questione di sopravvivenza, o la faccia come il culo o la neuro......

La Francese ha detto...

no, ma che davvero non gli hai parlato? ^_^ Da quando con me a zonzo c'è la Magetta, mi è più facile lanciarmi in uno di quei momenti che descrivi. Ho iniziato a farlo da prima, da quando ce l'avevo nella panza... sembra che non si neghi mai una parola ad una donna incinta e le si perdoni anche la sfrontatezza di rompere "certe" regole non scritte... io le ho rotte allora, e non le ho riparate più, attacco bottone con molta più naturalezza! Tornerò più spesso, hai toccato un argomento che da tanto mi solletica!

Laura ha detto...

Il pomeriggio di ripartenza da Parigi è una delle occasioni in cui è vietato essere in ritardo: il tempo ha il sapore dei petits pains aux olives di un panettiere del Vème mangiati camminando (perchè la legge non scritta delle francesi è che qualsiasi cosa tu mangi camminando davanti alle vetrine, per quanto burro contenga, non ti farà mai ingrassare) e mi si adagia addosso piano, mi impasta i muscoli tanto che alla fermata della metro mi pare di aver masticato la città intera e non solo due(sei) panini. In questa specie di abbiocco sensoriale vedo un ragazzo. Uno di quelli che vedi perchè li vede prima il tuo cervello dei tuoi occhi. Uno che.
Che sale con me sulla metro.
Che cambia con me di linea.
Che scende con me.
Che prende con me il bus per l'aeroporto.
Che si mette in fila per i controlli dietro di me.
Che ritrovo, abbassando un giornale, davanti a me nello shop ai gate.
Che perdo prima di salire in aereo.
Che ritrovo di fronte a me in aereo, salito dall'altra scala, e che guardo -finalmente- dritto negli occhi mentre mi siedo in una fila di tre posti vuota, dove ovviamente si siede una tizia prima che lui possa poggiare il suo zaino sopra la mia testa.
Che continuo a guardare, e che mi guarda, dal sedile 6A al sedile 7D, per tutto il tempo del viaggio.
Ricordo la mia frequenza cardiaca, la sensazione di non essere abbastanza in ordine per lui mentre mi mettevo a posto i capelli dietro le orecchie, arrossendo come se tutti ci guardassero guardarci, sorridendo come se mi avesse parlato.
Come se...

MISSLORETTA..UN MONDO A COLORI! ha detto...

a parte che per un attimo ero lì a giocare a Dinosutra con voi...è vero quello che dici..a volte ci sono barriere mentali o solo contestuali che non ti regalano quello slancio di cui parli. sarebbe bello liberarsi ogni tanto e che so dire: "Hei, questo libro è fantastico..che giornata assurda eh? per fortuna ci sono i dinosauri a tenerci compagnia" No aspetta magari con quest'ultima mi internano! ;-P

Chiara ha detto...

Io sono una di quelle che si butta, sfacciatamente, sinceramente, con cuore.
Non farlo significa sprecare il dono di un incontro fortuito che avrebbe potuto regalarmi qualcosa di importante o che avrebbe potuto anche cambiarmi la vita.
Farlo significa invece essere me stessa, fino in fondo. Me stessa con la mia spontaneità, con la sincerità d'animo, con la voglia di seguire solo l'istinto.
E così io mi lancio, rischiando. Ma alla fine di tutto mi sento comunque sempre bene, perchè sono stata profondamente io, perchè non ho nulla da rimpiangere e perchè se qualcuno non ha apprezzato, io sono stata comunque felice di offrire alcuni attimi della mia vita. Se invece l'altro ha colto e compreso...beh...impagabile.

Sigrid ha detto...

E pensa che giusto oggi mi dicevo che da quando sono mamma non faccio che parlare con ogni tipo di sconosciuto che mi capiti a tiro (a difetto di avere una vita sociale, uno si rifà parlando con le sconosciute alla cassa del carrefour, o al parchetto, o con i signori anziani che fanno ciaociao alla pupa, o con chiunque stia davanti a me in fila alla posta. Suppongo che non devo aggiungere 'provare per credere' :-)
Lato libro, beh, perdonami, l'acqua tiepida, m'hai capita insomma. Comunque, il punto è: certo che sono avanti, anzi, il mondo intero è avanti, anzi il punto è che è l'editoria italiana è indietro, perché i libri non si vendono, e perché quando uno di cucina vende poi quello dopo fa persino più schifo del primo (non faccio nomi ;-), quello che manca è l'investimento, il pensiero sul lungo termine, i scioldi, tutto qui.

Wonderland ha detto...

No, ma fatemi capire... solo io mi vergogno ad attaccare bottone con le ragazze sedute al bar?
Però a mia discolpa posso dire che ho chiacchierato con un padre single 30enne aspirante scrittore di thriller l'altro giorno, al parco. Però ha cominciato lui. Vale lo stesso? :DDD

@Laura omg. E come va a finire la storia??? Dimmi che vi siete rivisti!

@Anonima del ballerino in maschera. Bellissimo momento! Meglio restare col dubbio che sotto ci fosse Johnny Depp che scoprire che avevi danzato col sosia di Chiambretti... no? :D

@sigrid ma infatti il tuo compito è portare il buon esempio eh! :))

Anna ha detto...

e come non mi e' venuta la voglia di parlare con estranei. Dalla ragazza seduta accanto a me nel bus, alla signora che da due anni incontro alla fermata del bus, al ragazzo che nel mio negozio di dischi preferito mette sempre i muse. Ma sarà che in queste grandi citta inglesi ci si sente sempre un pò sperdute, non ce l'ho mai fatta. Hai ragione quando dici che la solitudine fa male, odio la mia dal profondo del cuore, ma forse lavorandoci su diventa la molla che ci fa prendere coraggio no?
baci da Manchester

Silvia ha detto...

Io sono una timida anche alle festa ma ogni tanto mi lancio... Tipo "bello il tuo cappotto senape" e lei "ci conosciamo?" "ehm, no, scusi" cose cosi'.... La faccia da c...o e' un'arte sottile, io sono negata. Ma se riesci ad averla nel lavoro hai qualche speranza, prova!
Riguardo ai libri di cucina io sono come te, li bramo, li idolatro ma difficilmente riesco a sporcarli di sugo, manca sempre un ingrediente, il tempo, l'occasione e alla fine punto sui cavalli di battaglia. Sigrid e' una luce nella notte italiana, speriamo che continui!!!!

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara!
Ti dirò che da quando sono diventata mamma della mia ormai tre-enne, due passioni sono affiorate insapettate in me: quella per la letteratura per bambini e quella per i libri di cucina.
La prima, un mondo meraviglioso e a me sconosciuto! Adoro scovare edizioni dalla grafica accattivante, con illustrazioni curate, dai colori poetici...e mi accorgo che la figliola condivide con me questa passione! In secondo luogo, i libri di cucina. Io non sono una gran cuoca, ma una grande lettrice sì! Ho iniziato dai libri di Jamie Olivier e mi sono appassionata alle edizioni inglesi, emozionata da foto che rendono speciali anche due fette di pane tostato con frittata...un mondo! Mi diverte pensare che io&te abbiamo seguito le stesse orme! Un salutone a te&a Viola, Simona da Mantova

Anonimo ha detto...

Guarda, il mio problema, nel tuo caso, sarebbe stato la lingua, che mastico l'inglese poco e male, perchè senza barriera linguistica l'approccio sarebbe stato + o - così: "Deve essere un libro davvero delizioso quello che stai leggendo, posso darci un'occhiata?" Eddai, non ci credo che ti manca il coraggio. Tutto ciò che hai scritto nel post, potevi drlo a lei. Sei una ragazza brillante e gli argomenti di conversazione non ti mancano davvero. E sai prlare pure fluently l'inglese, beata te!
deb

Libraia Virtuale ha detto...

Oh, beh, io di solito sono chiusa come un'ostrica... il problema è che la maggior parte delle volte, quando decido di buttarmi divento irrimediabilmente cazzara. Del tipo che parlo a macchinetta, dico stupidaggini e la gente pensa che non abbia proprio tutte le rotelle a posto. Oppure dico proprio la cosa che butta giù la situazione, e pure consapevolmente.

Qualche mese dopo essermi sposata sono stata alla festa di laurea di un'amica che conosco dal giorno in cui è nata. Insomma, sono a questa festa e un amico di lei inizia a chiacchierare. Presumibilmente puntava a un'altra amica (tutti puntano a quest'altra amica, è troppo carina, ma dato che la mia ultima occasione di vita sociale era stata proprio il matrimonio, m'avrebbe fatto bene fare due chiacchiere con qualcuno diverso da marito-genitori-suoceri-cognati-testimoni. Invece, tempo tre frasi e gli ho sventolato la fede in faccia. Il tizio è svanito in due decimillesimi di secondo.

Evitate i commenti, ché tutto quello che vorreste dirmi me lo sono già detto da sola...

niumi ha detto...

Ok...agisco di pancia e finalmente non solo leggo e godo dei tuoi post vigliaccamente, ma commento! Quante volte avrei voluto attaccare bottone con te e non ce l'ho fatta? Non che io sia una tua stalker romana o londinese intendiamoci! Sono solo una lettrice incallita del tuo blog che genera dipendenza, nonostante io non abbia un'equivalente della Porpi esistente, né in cantiere... Ti leggo perché la tua ironia mi mette incredibilmente di buon umore qualsiasi cosa tu scriva a riguardo. Senza menzionare le foto e il modo stesso in cui scrivi eh! In compenso ci accomuna l'essere entrambe romane trapiantate in inghilterralandia e, da oggi, anche il fatto che entrambe concordiamo sul fatto che in campo editoriale (e non solo) i nostri host siano troooooppo avanti :D
Il tuo post mi ha fatto pensare a questa ragazza inglese, che ha aperto questo ristorante minuscolo a Parigi nel suo appartamento, e che fa' molto Amelie. Ovviamente il suo show e il suo blog di recente apertura sono tutti volutamente ammicanti al suddetto personaggio per vendere vendere vendere i suoi libri di cucina (che sto anelando di acquistare), ma io che ce posso fa'?abbocco come una bella pescia lessa, perché a me la combinazione Parigi - cibo delizioso ma semplice da cucinare - faccino e comportamento da Amelie ingenua proprio mi piacciono e non ci posso fare proprio niente no no!!!
Comunque, la tipa si chiama Rachel Khoo e da oggi, anche se lei ancora non lo sa, avrà qualche italian fan in più suppongo...
(che poi magari le mamme/food blogger la conoscono già e io sto facendo una figura tapina chilos, ma anche chisssssenefrega ;P ).
I miei complimenti per il tuo lavoro. Ti ammiro tanto e, credimi è vero, davvero i tuoi post per me sono una piccla coccola mattutina. Li leggo a fine colazione, mentre sorseggio il caffé...in pratica sorseggio anche un po' te! :D

niumi ha detto...

Ok...agisco di pancia e finalmente non solo leggo e godo dei tuoi post vigliaccamente, ma commento! Quante volte avrei voluto attaccare bottone con te e non ce l'ho fatta? Non che io sia una tua stalker romana o londinese intendiamoci! Sono solo una lettrice incallita del tuo blog che genera dipendenza, nonostante io non abbia un'equivalente della Porpi esistente, né in cantiere... Ti leggo perché la tua ironia mi mette incredibilmente di buon umore qualsiasi cosa tu scriva a riguardo. Senza menzionare le foto e il modo stesso in cui scrivi eh! In compenso ci accomuna l'essere entrambe romane trapiantate in inghilterralandia e, da oggi, anche il fatto che entrambe concordiamo sul fatto che in campo editoriale (e non solo) i nostri host siano troooooppo avanti :D
Il tuo post mi ha fatto pensare a questa ragazza inglese, che ha aperto questo ristorante minuscolo a Parigi nel suo appartamento, e che fa' molto Amelie. Ovviamente il suo show e il suo blog di recente apertura sono tutti volutamente ammicanti al suddetto personaggio per vendere vendere vendere i suoi libri di cucina (che sto anelando di acquistare), ma io che ce posso fa'?abbocco come una bella pescia lessa, perché a me la combinazione Parigi - cibo delizioso ma semplice da cucinare - faccino e comportamento da Amelie ingenua proprio mi piacciono e non ci posso fare proprio niente no no!!!
Comunque, la tipa si chiama Rachel Khoo e da oggi, anche se lei ancora non lo sa, avrà qualche italian fan in più suppongo...
(che poi magari le mamme/food blogger la conoscono già e io sto facendo una figura tapina chilos, ma anche chisssssenefrega ;P ).
I miei complimenti per il tuo lavoro. Ti ammiro tanto e, credimi è vero, davvero i tuoi post per me sono una piccla coccola mattutina. Li leggo a fine colazione, mentre sorseggio il caffé...in pratica sorseggio anche un po' te! :D

Anonimo ha detto...

ahahaha... anche io ho questa venerazione (feticistica?) per i libri di cucina :).. e li trovo coccolosi e tranquillizanti (sarò sociopatica?)...

...e totalmente timida se si tratta di attaccare bottone con sconosciuti/e...

Grazie della tua freschezza.. dopo il tuo libro.. trovarti qui è sempre un piacere...

ora che ci penso: scrivere un commento qui è paragonabile con l'attaccare bottone con uno sconosciuto? no perchè sarebbe un fortissimo passo in avanti :)

un saluto Valentina

Sara ha detto...

Sono assolutamente daccordo con te, anch'io adoro i libri di cucina più per le fotografie, le atmosfere e l'impaginazione che per l'intenzione di cucinare davvero le ricette proposte. Tant'è che ogni volta che ne compro uno nuovo rischio la lite con il marito che non capisce la mia necessità di comprare libri di ricette che non cucinerò mai....

Calzino ha detto...

Madonna quante volte... quante!
Sempre bello leggerti, porti inequivocabilmente il sole, anche se i post sono malinconici :)

Francescast.84 ha detto...

ma se lo vuoi perchè non lo fai? o forse a Londra le regole della socializzazione son diverse dalle altre? a me è capitato ...soprattutto quando sono all'università, ma forse questo rientra fra la gente che ha obbiettivi comuni: parlare con un professore, chiedere informazioni in segreteria ... forse non fa testo. Però è vero, farlo ha un che di liberatorio ... ;)

Paola ha detto...

Io stavo per attaccare bottone con te e Viola una volta ad una presentazione di un libro e poi un'altra volta ad una cena in un risto. Ma ho rinunciato per non farmi mandare a cagar...:)Besos.

Raffaella ha detto...

Agire di pancia? Io sono troppo timida, di una timidezza imbarazzante, che mi impedisce di atteccar bottone anche con le mamme al parco...
Ora ci pensa Emma a farmi attacare bottone con chiunque, lei è mooooolto estroversa, e questo mi piace (e poi a una bimba di 22 mesi che parla a raffica chi può dire di no?)!!
Capisco solo ora che davvero non c'è niente di male e chissà quante cose mi sono persa nella vita,
ma diciamocelo, io amo farmi a cavolacci miei,forse anche per pigrizia. Non è poi così male!
Ho agito di pancia con mio marito, appena l'ho conosciuto e mi sono detta: lo voglio!
E qualche altra rara volta..


Buona giornata Wonder, e consolati perchè anche a Milano (in pieno deliriio x il Salone del Mobile) il cielo è bianco latte da ormai non mi ricordo più quanto tempo). Questa mattina uscendo di casa per portare la Pulce all'asilo nido, Emma ha esclamato: " Oh no, piove ancora..."
Però vivi in una città pazzesca, dove la pioggia passa in secondo piano!

Anonimo ha detto...

io purtroppo mi sono accorta che un bel giorno ho smesso di trattenermi e ho incominciato ad attaccare bottone in autobus, in posta al supermercato...
probabilmente è l'età, sono diventata una vecchia matta, ma vabbè...

Anonimo ha detto...

@Laura: ti conosco, mascherina!!
@Wonder: no, allora, tu devi sapere che la signorina qua sopra è una delle mie migliori amiche e che il tuo blog gliel'ho fatto scoprire io, e ora come due stalker seguiamo i vostri spostamenti, tipo l'altro giorno
Io:"Oh Laura ma lo sai che Macchedavvero..."...
Laura "Si sono trasferite a Londra"
Stavolta non mi firmo....
PS: Io lo so com'è andata a finire...

margie-o ha detto...

Maddai!!! forse eri solo giù di morale; la prossima volta parlaci, lancia un dinosauro nella sua direzione, chiedi come si chiama quella torta, dove ha comprato il cappello/cappotto/libro...essuuu non ti si addice.

Personalmente ho cercato di afferrare ogni occasione soprattutto quando andavo all'estero :)

però anche a me qualche volta manca lo spunto: in bici andando al lavoro mi sono trovata vicino ad un uomo con un profumo indescrivibile e morivo dalla voglia di chiedergli cosa fosse questo profumo. gli sono stata dietro in bici (modello scia) e annusavo l'aria ma il coraggio di fermarlo per fargli la domanda mi è mancato.

shara ha detto...

anch'io sono così,a volte mi preparo mentalmente tutto un discorso per rompere il ghiaccio e poi rimango lì,senza dire niente,ed è un peccato..per fortuna mio figlio attacca bottone anche con i sassi così spesso e volentieri ci facciamo 4 chiacchiere con il primo tizio che passa e che a lui è sembrato interessante

pollywantsacracker ha detto...

Uh, questa sensazione me l'ero dimenticata! Fino a appena un paio di fa provavo continuamente questa frustrazione, di non poter essere proprio quella che volevo perché un po' mi vergognavo, di non attaccare bottone per timidezza. Poi a un certo punto ho cominciato a circondarmi SOLO di persone a cui andavo bene così com'ero, e adesso non mi vergogno più se canto per strada, se vesto come una pazza. Bè, a dire il vero ad attaccare bottone ancora non riesco quanto vorrei. Ma mi sono procurata un'amica che attacca bottone al posto mio, con chiunque. :)

E comunque, se vuoi avere la faccia come il sedere quando vai in giro per strada, suppongo che Londra sia una città abbastanza adatta alle stranezze :)

Anonimo ha detto...

Bel post!L'Amélie londinese sono io(o almeno mi convinco di esserlo,quelle volte in cui sono lì)..è proprio bella quella sensazione,potersene stare soli,al tavolino di un bar e leggere in santa pace..spesso è un modo per isolarsi e starsene tranquilli,ma credo che se mi avvicinasse qualcuno nel modo in cui avresti voluto fare tu non potrei che apprezzarlo..
Holly

Anonimo ha detto...

Ho provato spesso la stessa sensazione anche io... Eppoi ho pensato...che la vita è una sola, che carpe diem e chissene. Cosa ci avresti perso? Oppure cosa mai sarebbe potuto succedere? E credimi capisco, capisco tutto...

Marika ha detto...

Innanzitutto ti faccio i complimenti per il post davvero bello. La situazione che descrivi la conosco benissimo soprattutto per la frustrazione che viene dopo al non aver agito! Sei a Londra li le nostre convenzioni sociali non esistono vai e buttati!!! A presto.

Anonimo ha detto...

Ciao Wonder! Ho scoperto il tuo blog un paio di settimane fa, per puro caso. Ho letto qualche post qua e là, e dato una veloce scorsa alle tue foto, così giusto per curiosità - perché i temi trattati (soprattutto quella della maternità) mi sono ancora molto lontani. Eppure, qualcosa mi ha colpita: così partendo dall'inizio, ho letto tutti i tuoi post - come se fosse un libro, non perdendomene nemmeno una parola:) Mi piace moltissimo come scrivi, come ti metti in discussione, la tua ironia... devo ammettere che sei stata davvero una bellissima scoperta! In bocca al lupo per la tua nuova vita londinese, un saluto
§Mary§

yaya ha detto...

lo faccio ogni volta che posso, ho ascoltato storie favolose. Inizia dalle piccole cose: sorridi agli sconosciuti. Sembra una cosa banale ma è un atto potente ed è raro che la persona non ricambi. Io ho cominciato a farlo con ogni persona che incontro sul marciapiede o al bar o al supermercato. Fa sentire meglio me. E chissà, magari anche loro :)

silvia ha detto...

sei proprio una grande....condivido tutto e sai una cosa che dico sempre ai miei bambini...di non aver mai paura di niente di provare a fare tutto anche le cose più incredibili, insomma di non commettere il mio stesso errore, perchè io ho sempre avuto paura di tutto e la mia sensazione alla bocca dello stomaco spesso è affogata in se stessa!!!! cmq sei troppo forte sai descrivere delle situazioni apparentemente banali così bene che sembra di esserci!!! un abbraccio

Bunny ha detto...

Ciao Chiara, per la serie 'Mal comune mezzo gaudio' pure io sono negata ad attaccare bottone, per timidezza, credo.La cosa peggiore è che con gli anni sto peggiorando: dopo aver avuto le bambine sono diventata socialmente incapace di relazionarmi con adulti affascinanti (le cassiere e le vecchiette invece sono il mio pane come per gli altri qui sopra!) L'unica cosa che mi ricordo, anni fa prima di sposarmi etc è che per mesi una ragazza si è seduta accanto a me sul bus. Una ragazza carinissima, tutta perfetta e fine ed ordinata, il contrario di me. Per mesi abbiamo condiviso i due posti a sedere vicini, una legge non scritta. Poi un bel giorno, mi sono buttata e le ho parlato, e ho fatto bene perchè era al suo ultimo giorno di tirocinio da architetto e non l'avrei più rivista. Ero troppo affascinata dal suo essere ordinata e raffinata e parlarle mi è uscito prima che potessi collegare il cervello. Forse il segreto è tutto lì, agire quando l'emozione è nella pancia!

Per i libri da cucina l'unica in Italia è la Luxury Books. Che tanto italiana non è. Detto tutto. Per me è vera e propria pornografia mentale...

Francesca ha detto...

Guarda, giusto l'altro giorno!

Ero a pranzo in un posto dove vado spesso, e a un tavolino ho riconosciuto una ragazza che seguo su Twitter e su Pinterest. Lei lavora in una casa editrice di Torino, e io sto facendo uno stage in un'altra casa editrice di Torino. Mi è sempre sembrata molto affine a me. Vedendola, ne ho avuto la conferma: aveva lo smalto rosso, cosa che io a-do-ro, e una collana meravigliosa che avrei comprato tipo subito. Eravamo entrambe sole, ed entrambe leggevamo mangiando.

Dopo un po' mi sono decisa, mi sono avvicinata e le ho detto: "Senti, mi prenderai per pazza, ma sei ***? Perché io ehm, ti seguo su Twitter! E mi sono detta che, già che dovevo sembrarti pazza, almeno potevo fermarti e dirti qualcosa, anziché twittarti tra un'ora e dirti che ti avevo vista a pranzo in questo posto".

E niente, abbiamo preso il caffè insieme e ci siamo fatte una bella chiacchieratina! :-)

turineiscoffee ha detto...

...già! anch'io mi sento spesso che "vorrei, ma non posso"... guarda hai colto proprio in pieno! :)
ed è difficile togliersi questo vizio, smettere di stare a sentire la vocina interiore che ti dice di trattenerti, di non essere troppo impulsiva, di rispettare quei confini fasulli che l'educazione e le convenzioni sociali ci hanno tracciato tutt'attorno...
ma dovremmo trovare più spesso il coraggio di farlo! per regalarci e regalare a chi ci sta accanto momenti felici.

cucinaconrob.com ha detto...

Mi fa pensare molto all'elevator pitch questo post. Se si può considerare attaccare bottone con gli sconosciuti anche il semplice e banale creare un commento sul tuo blog, beh direi di sì, mi è successo tante volte di non riuscire a farlo ;) Ed è proprio per questo ci che stavolta non solo commento, ma chiedo anche sfacciatamente, Olivier a parte, quale altro bel libro di cucina anglosassone c'è sul mercato in questo momento, esteticamente irrinunciabile e internettianamente comperabile? Dovesse mai capitarti e ripassare in libreria attendo qualche dritta... Grazie.

natalia pi ha detto...

abito anche io all'estero, e la mia migliore amica qui l'ho conosciuta rischiando una figura di palta.

al corso di tedesco, lei ha fatto una prova per un'ora durante la lezione, e io di pancia ho deciso che poteva essere mia amica. quindi l'ho seguita fuori dalla classe in pausa, e le ho detto, pensa pure che sono una psicolabile se vuoi, ma mi stai simpatica. questo è il mio numero, e se non pensi che sono sciroccata a comportarmi in questo modo, chiamami. lei mi ha chiamato, e due e passa anni dopo siamo amiche del cuore, Mimì e Cocò, sempre insieme, e questa estate ci facciamo pure un weekend a Istanbul insieme :)

Anonimo ha detto...

ciao gente, io non ho problemi ad attaccare bottone anche con sconosciuti e vedo che le mie figlie, prendendo esempio da me, stanno sviluppando stessa attitudine. Tipo: incontro una persona che mi sembra di aver conosciuto in tempo remoto, la fermo e ci parlo...giorni fa saluto mia sorella e mio cognato al mare con un bacino sulle labbra a lei (tra sorelle ci salutiamo spesso così) e a lui? poverino perchè no? stesso trattamento: d'altronde sei il marito di mia sorella quindi mio sorello! Evvai. Questa per me è libertà di stare nel mondo a modo mio...mettendo l'affettività e la relazione con gli altri al primo posto.

cavoliamerenda ha detto...

ma come non ci hai parlato alla fine!? Nooo!!! Errore!!!

L'ultima volta che ho parlato con uno sconosciuto a Londra avevo calze e scarpe color senape. Capelli corti neri e meches rosso papavero.

Se ti trasferivi solo un po' prima, o io un po' dopo, mi avresti trovato prima o poi in uno starbucks a lavorare al computer davanti a un cappuccino di soya, solitaria e concentrata. Sarei stata felice di parlare con te, di conoscervi, di impilare un dinosauro. Anche la ragazza francese, ne sono sicura.

Non perdere più nessuna occasione di meraviglia Chiara, a Londra puoi essere tutto ciò che vuoi. A me è la cosa che manca di più. La prossima volta che credi di non avere abbastanza faccia tosta per una cosa "stupida" come questa falla un po' anche per me, che ti leggo con grande affetto e nella tua Roma mi sento una naufraga al sole.

Grazie della compagnia che mi fai in certe notti troppo italiane. Chiara

cavoliamerenda ha detto...

a proposito, se non lo conosci ancora fai un salto qui: http://www.tibits.co.uk/e/
lo adorerai.

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