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sabato 22 dicembre 2012

ActionAid: viaggio in Brasile

Se seguite questo blog da un po', saprete che qualche mese fa ho ospitato una campagna di Action Aid in favore delle adozioni a distanza.
Mi è sembrata un'organizzazione molto seria, meritevole di visibilità e supporto.
Specie sotto Natale, fa male pensare che - dall'altra parte del mondo - ci sono famiglie che non sentiranno affatto questo clima festivo, semplicemente perché hanno problemi ben più grandi da affrontare quotidianamente. Problemi come acqua potabile, malattie, condizioni igieniche, istruzione dei figli, diritto al lavoro anche per le donne.
E' la situazione brasiliana, di cui vi avevo accennato.
In questi luoghi, ActionAid opera a sostegno delle comunità locali, in modo che possano sviluppare progetti autonomi e raggiungere condizioni di vita migliori.
Alessandra, di ActionAid, si è recata in Brasile recentemente per vedere con i propri occhi le condizioni locali e cosa si sta facendo concretamente.
Il suo itinerario ha toccato Rio e la provincia di Pernambuco, uno stato a nord est del Brasile, fra i più poveri. Vorrei lasciare la parola al suo racconto di viaggio per farvi capire meglio quello di cui fin ora vi ho solo parlato da 'esterna'.

La sua prima tappa è Afogado.

"Durante il viaggio in auto ci addentriamo in scenari sempre più aridi e desolati: sembra quasi che ci sia stato un incendio lungo chilometri a rendere arsa, scura e polverosa la terra ai lati della strada, invece è “semplicemente” la siccità a rendere tutto così tremendamente secco…
Intorno alle 12 arriviamo finalmente alla Pousada Rio Grande e facciamo un veloce pranzo “al kilo” (in molti ristoranti del Brasile si usa riempire il piatto con le diverse pietanze e poi pagare in base al peso del piatto). Subito dopo andiamo a conoscere l’organizzazione partner con cui ActionAid lavora: è la Casa da Mulher do Nordeste (casa delle Donne del Nordest), che negli anni ha ricevuto un riconoscimento sempre maggiore da parte della comunità, tanto che i vari politici locali – ci saranno le elezioni comunali tra un paio di settimane – vorrebbero il loro appoggio, ma queste Mulher preferiscono restare indipendenti e hanno chiesto a tutti i candidati indistintamente di firmare una lista di impegni a favore dei diritti delle donne.

Alla casa ci aspetta Fatima, la coordinatrice, che dopo un breve giro del centro ci accompagna in visita al progetto Rebirth: si tratta di un gruppo di donne, per lo più anziane che ci accolgono, parlano con noi e ci mostrano con orgoglio l’orto che riescono a coltivare grazie alla costruzione di cisterne per raccogliere la pioggia.
Dasneves, la leader del gruppoci racconta che quest’ anno l’acqua non vuole proprio farsi vedere, e ci confessa che è stata costretta a vendere i pochi animali che aveva perché aveva bisogno di soldi e perché altrimenti sarebbero morti di sete e di fame.
Mentre rientro alla Pousada penso a quanto possa essere difficile vivere solo di ciò che coltivi, soprattutto se il raccolto dipende dall’acqua che troppo spesso non c’è…mi faccio una doccia, forse la più breve di sempre  "


Il giorno dopo è la volta della visita ai progetti di adozione a distanza.

"Insieme a Fatina della Casa da Mulher do Nordeste (casa delle Donne del Nordest) andiamo verso un’area rurale, addentrandoci per strade che diventano via via sempre più sterrate, piene di sassi e senza indicazioni (e infatti ci perdiamo!). Arriviamo finalmente presso una stanza che funge da centro polivalente: ex scuola, ora viene usata per le visite mediche, per gli incontri della comunità o per altri eventi, come il nostro arrivo oggi. Ci attendono una dozzina di bambini di diverse età, molti di loro sono timidi ma rispondono comunque alle nostre domande per conoscerli meglio. La timidezza sparisce di colpo quando chiediamo: ”chi vuole giocare a calcio?” e gli regaliamo il pallone e gli hula hop che abbiamo comprato poco prima. Si mettono tutti a giocare per strada ridendo. Fa molto caldo, ma la voglia di giocare è più forte ed è bellissimo vederli correre felici dietro il pallone tra il rosso della terra e il blu del cielo. Li salutiamo e torniamo indietro, incrociando il mezzo che usano i bambini per andare a scuola: un camion scoperto e traballante, che all’occorrenza porta anche pacchi e animali."

" Nel pomeriggio siamo di nuovo in viaggio per andare a visitare una zona periferica della città: Fatima ci mostra le fondamenta dove ActionAid sta per costruire un centro per i ritrovi della comunità e il dopo scuola dei bambini. Poco distante ci aspettano impazienti altri bambini e ragazzini. La maggior parte di loro ha un sostenitore italiano, come Gabriel, che mostra felice la foto che il suo sostenitore gli ha spedito.
Poi Wilma, mamma di 5 bambini e leader della comunità, ci accompagna a casa sua, dove ci mostra il piccolo orto che grazie ad ActionAid riesce a coltivare e col quale può sentirsi più indipendente e contribuire a sostenere la famiglia.
E’ stato davvero un bell’incontro e i bambini che abbiamo conosciuto sono fantastici e di una bellezza particolare: nei loro volti si può vedere la mescolanza di colori, storia e cultura del Brasile."


Terzo giorno, il Centro delle Donne di Cabo e l'importanza della comunità.

"Come al solito si parte di buon’ora, da Recife verso Cabo, dove andiamo a conoscere il Centro das Mulheres do Cabo (Casa delle donne di Cabo), l’organizzazione partner con cui lavoriamo in questa zona del Brasile. Ci attente Nivete, una donna dolce quanto energica e determinata, che ci racconta delle attività del centro: accoglienza di donne in difficoltà, progetti per rendere più sicura la città e un grande lavoro contro la violenza sulle donne e il turismo sessuale, problemi molto sentiti in questa zona del Paese. Dopo tanta terra arsa dal sole il terzo giorno in Pernambuco lo passiamo invece nel verde: insieme a Nivete partecipiamo ad un incontro che si tiene in un parco molto bello, dove si ritrovano bambini, giovani e donne di diverse comunità che si divideranno in gruppi per parlare di razzismo. Vedendo queste attività congiunte che interessano bambini, giovani e donne mi rendo conto una volta di più di come sia fondamentale lavorare insieme a tutta la comunità: con l’adozione a distanza il nostro aiuto e il contributo dei sostenitori va davvero a toccare le parti più deboli della società, ma che sono anche quelle fondamentali per riuscire davvero a fare la differenza e a costruire un futuro migliore..."
Pranziamo in una baracca sulla strada piena di lavoratori (sono circa 300 mila gli uomini che si sono trasferiti in questa zona per lavorare come operai e manovali) e prima dio tornare indietro decidiamo di fare una deviazione perché sta succedendo qualcosa di grave nella foresta limitrofa e nessuno ne parla. Ci addentriamo in un paesaggio verdissimo che ad un tratto diventa cemento, cantiere, distruzione: stanno costruendo due grandi strade di collegamento (oltre al mega porto) e per farlo non esitano a cacciare le persone dalle proprie case, ad abbattere scuole, chiese e tutto ciò che si trova sul “percorso dell’industrializzazione”. Ci accompagna in questo percorso un uomo la cui casa è stata demolita e come tanti altri vive in prima persona la distruzione del posto dove ha sempre vissuto: ci racconta che i pesci in mare sono morti a causa dell’inquinamento e che la frutta che coltivavano ora non cresce più…

Arriviamo, dopo non poche difficoltà, presso una casa che ora ospita alcune delle famiglia sfollate, tra cui una donna di 37 anni e mamma di 4 bambini, che ci racconta la sua storia: aveva partorito da pochi giorni la sua ultima bambina quando sono arrivati a cacciare lei e la sua famiglia, compresa la nonna ultranovantenne. In cambio non hanno avuto niente e ora vivono in una specie di capanna che vuole mostrarci: è fatta di fango, pezzi di plastica e avanzi trovati qual e là. Tutto intorno è pieno di rifiuti, qualche gallina, dei gatti e un cane. Anche se lo sto vedendo coi miei occhi. Faccio fatica a realizzare che questa donna, suo marito, i loro 4 figli (due piccoli) e l’anziana nonna possano vivere in queste condizioni così insalubri e precarie, ma i bambini, come tutti i bimbi, sorridono e la loro mamma ha lo sguardo fiero, vorrebbe solo giustizia da parte di chi ha cambiare la sua vita  e devastato  il loro ”mondo” nella foresta solo per arricchirsi…
Ce ne andiamo con incredulità e amarezza, ma anche con la volontà di far conoscere questa situazione e la consapevolezza (da parte mia) che spesso nelle nostre vite piene di oggetti e confort ci allarmiamo, soffriamo o ci preoccupiamo per cose davvero di poco conto…"


Quarto e ultimo giorno: Rio.

" Finalmente sono a Rio de Janeiro! Dopo aver visitato la stato del Pernambuco e molti progetti in zone rurali, oggi vedrò come il lavoro di ActionAid si declina anche in una realtà complessa come una città di 5 milioni di abitanti ricca di contrasti. Passo dall’ufficio di ActionAid Brasile e conosco i miei colleghi, che mi accolgono con molto calore e insieme a tre di loro mi dirigo a Marè, il complesso più grande tra le favelas di Rio: 140 mila abitanti divisi in 16 zone, dove incontriamo i colleghi di Redes, il partner locale che collabora con ActionAid e che lavora soprattutto con i giovani per migliorarne le condizioni di vita attraverso un’educazione migliore, l’arte e la cultura come forme espressive per abbattere le barriere e superare i conflitti.
Alberto, che fa l’educatore, ci racconta del suo lavoro coi ragazzi e dei problemi della favela, ci descrive con orgoglio lo spazio pubblico e “aperto” in cui ci troviamo, dove solo una strada ci divide dai trafficanti. Lui ha subito intimidazioni ma si è sempre rifiutato di pagare per essere “protetto” e continua a lavorare per fare in modo che le barriere, anche quelle tra un quartiere e l’altro, vengano abbattute: alcuni ragazzi non partecipano ai corsi che organizza perché i genitori non vogliono, ma vanno alle manifestazioni (tutte gratuite) ed è comunque un modo per iniziare ad entrare in contatto con loro. Ci mostra anche l’auditorium dove si organizzano concerti, eventi sportivi e rappresentazioni teatrali, ma anche cineforum per i bambini."
" Nel pomeriggio andiamo insieme ad una delle Direttrici di Redes a visitare il centro didattico, che si trova in un’altra zona della favela di Marè. Ci mostra entusiasta la sala di lettura per i bambini e quella per gli adulti (molti di loro hanno seguito corsi di alfabetizzazione), la stanza per la danza e la musica, quella per il corso di fotografia…In Brasile la qualità dell’istruzione è bassa rispetto alla media mondiale e nelle favelas lo è molto di più, tanto che per il fatto stesso di vivere nella favela, molte persone che cercano lavoro al di fuori vengono discriminate. La sfida principale è quindi quella di poter dare accesso all’istruzione e all’informazione anche a chi vive in questi quartieri poveri, perché possano essere liberi di scegliere per il proprio futuro. E’ davvero un bel centro quello che ci mostra, totalmente immerso nel cuore della favela, dove la gente in strada, la musica, le case costruite abusivamente una sull’altra, la sporcizia e la confusione danno sì l’idea di povertà, ma non di pericolosità come immaginavo..."

 Che dire.
Mi piacerebbe, un giorno, trovare il coraggio di partecipare ad un viaggio simile, vedere con i miei occhi queste realtà difficili e diverse, convincermi ancora di più che c'è molto da fare, e che si può fare.
Intanto ringrazio Alessandra per aver condiviso con noi il suo viaggio e le sue sensazioni.
Rinnovo a voi l'invito, se volete, ad informarvi sui progetti di ActionAid.
Chissà, magari anche noi il prossimo anno possiamo contribuire a mettere un mattoncino in quella sala comune, a rimettere in piedi un piccolo orto, a far sorridere un bambino.


 


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7 commenti:

mafalda ha detto...

Molto belli, sia il progetto che il racconto.

Sara ha detto...

Da sempre, ho il desiderio di fare questa esperienza..non so quando..ma sento davvero la voglia di farla..penso che è una di quelle esperienze che ti fanno crescere e cambiare prospettiva di vita :)!
Grazie per questo spazio dedicato ad una missione cosi importante!
Un bacio

Sara

Alice - Operazione fritto misto ha detto...

Proprio tre giorni fa ho dato la mia disponibilità per un servizio di volontariato per ActionAid, durante i concerti dell'Orchesta Filarmonica di Torino.
Non so se mi chiameranno ma intanto uno ci prova...sembrano gesti stupidi, ma sono piccole azioni che possono divulgare informazioni ancora sconosciute(spesso difficilmente recepibili negli spot televisivi).
Viaggi come questi sono certa ti cambino un po' la vita...

Alice

Anonimo ha detto...

Io non mi compro alcun vestito nuovo per capodanno (tanto festa tra tanti amici affittando un locale tutto per noi) per regalare il nuovo anno alla mia piccola Ariam...:-)
Lorentim(nel frattempo mi sono anche tolta da instagram non mi è proprio piaciuta l'ultima uscita anche se stata rettificata) Tanti auguri di cuore!

Il Frutto Della Passione ha detto...

Il sorriso di questi bambini parla da solo.
Sono italiana, ma abito da tre anni in questo meraviglioso paese. Mio figlio è brasiliano.
I suoi primi mesi di vita li ha passati in un istituto come quelli che vengono raccontati qui... questa è una delle tante realtà del Brasile.
Ogni gesto, piccolo o grande, può cambiare il destino di queste meravigliose creature.
E' bello trovare un post così, obrigada!!
Eva

MISSLORETTA..UN MONDO A COLORI! ha detto...

bellissimo progetto!!

Giovy ha detto...

Il Brasile ti resta dentro sempre.
Sono stata in Pernambuco tanto tempo fa e ancora lo sento dentro e vedo davanti a me i sorrisi di tutti i bimbi di strada con cui passavo i miei giorni.

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